Paolo De Chiara

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L’Intervista a Luca Iorio

Luca Iorio

Dopo il ritorno del “figliuol prodigo” Luca Iorio nella sanità molisana (provv. direttore generale 194/2011) e la creazione dell’Equipe multidisciplinare Itinerante aziendale (provv. direttore generale n. 329/2011) ecco l’intervista al figlio del presidente della Regione Molise Michele Iorio, realizzata a Isernia dopo un’operazione di cardiochirurgia (che non poteva esser fatta nell’Ospedale “Veneziale” del capoluogo pentro).

Nell’intervista si toccano diversi punti: dall’operazione contestata anche dalla società di cardiochirurgia ai rapporti con Huscher, dai problemi del pronto soccorso alla gestione della sanità regionale.

Questa è l’intervista integrale, pubblicata (in quattro parti) su La Voce del Molise.

Buona lettura.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

L’intervento di cardiochirurgia al “F. Veneziale” di Isernia ha innescato polemiche su polemiche. Sin ad oggi si sono registrati gli interventi di molti operatori del settore. Tutti convinti che un intervento all’aorta ascendente nella struttura pubblica isernina non poteva essere fatto. Perché la struttura non è accreditata per la cardiochirurgia. Perché presso la struttura isernina non esistono né le competenze (l’equipe è venuta da Roma) né i macchinari. Nei giorni scorsi abbiamo ascoltato il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il professor Gerometta che ha illustrato il suo punto di vista. Dello stesso avviso anche il cardiologo Centritto del “Cardarelli” di Campobasso. Alla vicenda si è interessato il consigliere regionale Petraroia con un’interrogazione in consiglio regionale. Anche il Senatore della Repubblica Giuseppe Astore ha preannunciato un’interrogazione in Parlamento. E la Procura? Era stato proprio il professor Bianchi (che a Isernia ha effettuato l’operazione insieme a Mario Albertucci e Luca Iorio), durante la conferenza stampa, a parlare di “una telefonata da parte della Procura di Isernia”. Dal Palazzo di Giustizia è tutto confermato. Dopo una segnalazione è partita l’inchiesta della magistratura. Abbiamo avvicinato, per capire il suo punto di vista, il chirurgo vascolare Luca Iorio. Il figlio del presidente della Regione Molise Michele Iorio.

In conferenza stampa avete “giocato” con le parole. Non avete dato una risposta sul tipo di intervento: chirurgia vascolare o cardiochirurgia. Nel Piano di Rientro non sono stati previsti posti per la chirurgia vascolare a Isernia. A che titolo Bianchi viene a operare al Veneziale se non ci sono più posti di chirurgia vascolare?

“I due posti letto della chirurgia vascolare di Isernia sono due posti letto che vengono distaccati dall’UOC di Campobasso. Lo stabilimento di Isernia non ha i posti letto di vascolare, perché sono due posti distaccati di Campobasso. E’ normale che ci sia questa discrepanza sulle carte ufficiali”.

E’ ancora valida la convenzione stipulata con il San Giovanni di Roma?

“No, non è più valida”.

Da quanto tempo?

“Non mi ricordo. Non è più valida per il semplice motivo che il professor Bianchi è andato in pensione”.

Se non è più valida a che titolo viene ad operare il professor Bianchi?

“Il professor Bianchi viene perché ci sta dando una grandissima mano”.

Al di fuori della convenzione?

“Ma la convenzione è stata fatta nel 2005 o nel 2006 con un progetto per andare a ridurre quella che è la mobilità passiva. Anziché far viaggiare il paziente perché non viaggia l’equipe chirurgica?”

Ma perché queste operazioni, come quella fatta giovedì scorso, non vengono effettuate presso la Cattolica? Visto che la struttura è accreditata?

“La Cattolica è accreditata per la cardiochirurgia”.

L’operazione che avete fatto a Isernia rientra nella cardiochirurgia. Per il segretario Gerometta della Società Italiana di Cardiochirurgia (“questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”), per il cardiologo Centritto e per molti medici del “Veneziale” di Isernia l’intervento all’aorta ascendente rientra nella cardiochirurgia.

“Questo intervento rientra nella chirurgia vascolare”.

Lei è assunto a Campobasso?

“Certo”.

Che tipo di contratto ha?

“Sono molto privilegiato in quanto figlio del Presidente, quindi, ho un contratto di avviso pubblico. Un contratto a termine della durata di otto mesi”.

Lei fa anche le consulenze presso le strutture ospedaliere della Regione?

“Si”.

Succede anche ad altri medici?

“Sono l’unico medico dell’Asrem che in maniera del tutto gratuita, anzi rimettendo i soldi miei, vado all’Ospedale di Termoli tutti i martedì mattina dove svolgo l’ambulatorio di chirurgia vascolare e, quando vengo chiamato, vado anche presso strutture ospedaliere”.

Quanto percepisce con queste consulenze?

“Zero”.

Qual è il suo stipendio?

“Duemila e 600euro al mese”

Ha altri emolumenti?

“Assolutamente no”

E’, quindi, un fisso.

“Non è un fisso. E’ leggermente variabile se ti chiamano in reperibilità. Con queste 2.600euro eseguiamo circa 120 visite ambulatoriali al mese e abbiamo eseguito in un anno 300 interventi di chirurgia vascolare, di cui il 30% sono di fuori Regione”.

Lei è a conoscenza che sull’operazione di cardiochirurgia di giovedì scorso è intervenuta anche la Procura con un’indagine?

“No. So che il direttore sanitario ha avuto un colloquio con il Procuratore, che voleva avere notizie in merito. Perché era stata presentata il giorno prima, se ho capito bene, una segnalazione”.

Da chi?

“Lasciamo stare. Andiamo avanti”.

E’ stato mica Huscher?

“Lo ha detto lei”.

Quali sono i rapporti attuali con Huscher?

“Di Huscher non parlo”

Ma chi lo ha portato a Isernia?

“Non voglio parlare di Huscher. L’ho querelato per diffamazione”

Se Lei è assunto a Campobasso perché opera a Isernia?

“Abbiamo un’Asrem, che è un’Azienda unica ospedaliera. Abbiamo soltanto un’UOC di chirurgia vascolare che sta a Campobasso. Se un paziente di Termoli o di Isernia o di Agnone o di Venafro  vuole fare una visita vascolare deve prendere la macchina e farsi 50,70,80 chilometri per raggiungere l’ambulatorio di Campobasso, altrimenti si può rivolgere in privato. Ad esempio a me in privato”.

In conferenza stampa Lei parlò di rapporto fiduciario tra il medico e il paziente. E’ opportuno che il paziente si rivolga al medico di fiducia per decidere dove farsi operare?

“Non ho capito la domanda”.

Tutti i pazienti possono percorrere questa strada. La regola è generale o vale solo per il paziente operato in cardiochirurgia?

“Chi vuole farsi operare qua può essere visto presso l’ambulatorio. E’ l’unico ambulatorio dove non c’è lista di attesa perché non c’è un limite al numero delle visite. Chiunque vuole, in qualsiasi momento, viene in ambulatorio. Quello che noi offriamo come chirurgia vascolare in nessun altro posto al mondo si trova. Non esiste nessun altro reparto nell’Asrem dove esegui la visita in assenza di lista di attesa. Tutti i pazienti che hanno fiducia in noi vanno in ambulatorio dove si fanno visitare. Se c’è un’indicazione chirurgica vengono ricoverati e vengono operati. Tutti quanti”.

Quali sono i vantaggi economici per questo tipo di operazione?

“Qualcuno si è divertito a dire che l’operazione è costata 50mila euro. Il costo è stato di 6mila euro. A conti fatti, da un punto di vista economico, l’Azienda ha guadagnato 14mila euro. Se si tratta di operare una persona pure se l’intervento costava 1milione e mezzo di euro lo avrei fatto senza nessun tipo di problema”.

Era opportuno fare un intervento di cardiochirurgia, ricostruendo da zero una sala operatoria perché al Veneziale di Isernia non ci sono né mezzi ne personale?

“Se lei mi trova un ospedale in Italia …”.

La Cattolica a Campobasso, che dista 50 chilometri da Isernia.

“Ha di proprietà sua i macchinari?”.

Nella Cattolica si possono trovare i macchinari già nelle sale operatorie e sono già presenti le figure professionali.

“A noi cosa ci mancava”.

Avete ricostruito da zero tutta la struttura, facendo venire da fuori Regione l’intera equipe e i macchinari. Sono venuti sia Bianchi che Albertucci, i cardio-anestesisti…

“Bianchi viene qui quattro volte al mese…”

Quanto prende Bianchi per venire a operare a Isernia?

“Penso qualcosa in meno di mille euro ogni volta che viene”.

Albertucci invece?

“E’ venuto gratuitamente”.

L’equipe, o parte dell’equipe, percepisce parte del Drg come emolumento?

“Magari”.

Si può fare una verifica su questo?

“Lavoro dalla mattina alla sera. Ti direi di si, può darsi che non mantengo l’impegno. E’ tutto sul sito dell’Asrem. Se ci sono difficoltà… c’è tutto l’interesse mio per un’inchiesta sulla vascolare. Non riesco a capire perchè tutto questo polverone su questo intervento. Se altre strutture fanno l’intervento di vascolare è normale?”.

Se sono accreditate è normale. Se non lo sono non è normale.

“Perché questa cosa qui non la volete vedere”.

Ci stiamo occupando di questo intervento.

“Lei sta facendo un’inchiesta sulla cardio vascolare”.

L’operazione fatta a Isernia è di cardiochirurgia.

“Lo dice Lei”.

Lo dice il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il cardiologo Centritto e molti operatori del settore.

“In ogni caso si allarghi l’inchiesta sulla chirurgia vascolare”.

1parte/continua (La Voce, 14 dicembre 2010)

***

Nella prima parte dell’intervista fatta al chirurgo vascolare Luca Iorio (il figlio del Presidente della Regione Molise Michele Iorio), pubblicata ieri sulle nostre colonne, abbiamo iniziato a mettere dei punti fermi. Dopo l’operazione di cardiochirurgia che “non si poteva fare” al “F. Veneziale” di Isernia è stata aperta un’indagine da parte della magistratura isernina. Abbiamo appurato che non esiste più la famosa convenzione stipulata con il San Giovanni di Roma ed è rimasta in piedi quella con il chirurgo vascolare in pensione Giuseppe Bianchi. Riprendiamo l’intervista al dottor Luca Iorio con le dichiarazioni di un professionista del “Cardarelli” di Campobasso.

Il cardiologo Centritto afferma: “Dal punto di vista della salute del paziente non c’è nessuna logica. Anzi si mette a rischio. Ho letto che in conferenza stampa è stato dichiarato che il paziente ha firmato una dichiarazione per farsi operare. Ma il mio dovere è garantire al paziente, che non è un esperto, che posso fare l’intervento. Non basta il consenso informato. Il paziente, fino in fondo, ha capito che veniva operato in un contesto che non dava garanzie per la sicurezza?”.

“Se Centritto ha dichiarato questo lo quereliamo”.

A parte la querela, nell’operazione fatta giovedì scorso c’erano le garanzie per la sicurezza del paziente?

“Mario Albertucci è stato il direttore …”.

Secondo Lei c’erano tutte le garanzie per la sicurezza?

“Assolutamente si. Ed è diffamatorio chi afferma il contrario”.

Il paziente è stato informato che nel Veneziale non esistevano e non esistono le strutture interne e le professionalità interne?

“Questo lo dite voi”.

Sono venute dall’esterno le professionalità, insieme ai macchinari.

“Sono venuti dall’esterno perché è normale che in un processo di crescita per un centro vascolare abbiamo la necessità, a volte, di prendere personale esterno ma soprattutto per svolgere questi interventi in maggiore garanzia”.

Non ci sono i macchinari al “Veneziale” di Isernia.

“Se Lei mi trova un Istituto di Cardiochirurgia al mondo, di chirurgia vascolare al mondo che è proprietario della macchina cuore-polmone domani mattina non lavoro più a Isernia e chiudo il centro di chirurgia vascolare a Isernia”.

Ma la Cattolica, che dista solo 50 chilometri da Isernia, quando fa queste operazioni di cardiochirurgia deve far venire il macchinario da fuori o sono già presenti nella struttura sia il personale che il macchinario?

“Penso che i perfusionisti non debba farli venire…”.

I cardio-anestesisti?

“Sicuramente ci sono”

I chirurghi che fanno l’operazione?

“Spero di si”.

Il macchinario cuore-polmone?

“Affittato”.

Ma è già presente nella struttura, nella sala operatoria?

“Dipende dal numero degli interventi”.

Alla Cattolica devono farlo arrivare o è già presente il macchinario?

“Sulla Cattolica mi riesce difficile rispondere perché non è il mio ospedale. Lei mi fa la domanda sulla Cattolica, ma posso rispondere con la mia logica. Però non è detto che la mia logica sia quella loro”.

Sempre Centritto, in una dichiarazione, afferma: “Come si fa un intervento di cardiochirurgia in un contesto dove tutto il personale deve essere adatto per supportare un intervento del genere. Anche l’infermiere deve essere addestrato. Per non parlare della sala operatoria. Basta andare in Cattolica per rendersi conto della sala operatoria di cardiochirurgia”. A Isernia non esistono né i macchinari né il personale.

“Non è che abbiamo portato l’equipe. Ripeto il professor Bianchi…”

Con la convenzione scaduta.

“Quale convenzione scaduta”.

Quella stipulata con il San Giovanni nel 2005 e confermata in conferenza stampa dal direttore Fulvio Manfredi Selvaggi.

“E’ venuta meno perché il professor Bianchi è andato in pensione. E’ stata fatta con lui la convenzione”.

Attualmente non esiste una convenzione con il San Giovanni di Roma, ma esclusivamente con il dottor Bianchi?

“Esatto”.

Si può vedere questa convenzione?

“Non ce l’ho, altrimenti gliela davo”.

Quando è stata stipulata questa convenzione?

“Non mi ricordo”

Quando è andato in pensione?

“Grosso modo un anno e mezzo fa”.

E’ opportuno far venire a operare a Isernia il professor Mario Albertucci nonostante i provvedimenti “prescrittivi con azioni disciplinari anche di revoca e di sospensione della licenza” subiti negli Stati Uniti?

“A questa domanda deve rispondere Mario Albertucci. Un chirurgo che non ha una denuncia è un chirurgo che non opera. In genere chi opera ha denunce, chi non opera non ha denunce. Questa è la prassi”.

Come si apprende da AdnKronos Lei, insieme ad altri quattro medici, compreso Mario Albertucci e Cristiano Huscher, è stato rinviato a giudizio per concorso “nell’accusa di omicidio colposo”. Stiamo parlando della vicenda Verso, lo scenografo morto a Isernia nel 2007. Cosa vuole aggiungere?

“Stiamo alle prime udienze e speriamo che finisca subito questa storia. Perché è veramente una cosa assurda”.

E’ l’unico rinvio a giudizio?

“Per fortuna si”

Lo scenografo Alberto Verso fu portato a Isernia da Mario Albertucci?

“E’ una storia estremamente lunga. Non è stato portato a Isernia da Albertucci. Era un amico di Mario Albertucci, che non è stato mai al tavolo operatorio. Non si capisce proprio perché è stato indagato. Non c’entra veramente nulla. Mario Albertucci non ho capito bene perché è stato indagato. Lui era amico del paziente. La mia posizione è particolare. A me e a un altro collega ci danno contro per quanto riguarda il primo ricovero. Il paziente, per il secondo ricovero, si rivolse a un luminare della medicina interna romana che lo ricoverò alla MaterDei. Quando venimmo a sapere del secondo ricovero lo andammo a trovare da amici e non da medici, perché non aveva più scelto noi. Anche perché il suo problema, tendenzialmente, non era più chirurgico. Mi si addossa il problema del secondo ricovero, ma tra l’altro anche in quella cartella clinica il mio nome non risulta mai, proprio perché mi sono trovato casualmente quel giorno a trovarlo. Non sono andato lì a fare il chirurgo o altre cose. Spero che da questa situazione si esca il prima possibile perché veramente è un caso un po’ limite. Però, come si dice, confidiamo nella giustizia ”.

Centritto oltre a chiedere l’intervento della magistratura, anche se dalla Procura di Isernia sono intervenuti già la mattina dell’operazione, ha confermato che questo tipo di operazione (aorta ascendente) al “Veneziale” di Isernia non si poteva fare. Perchè non è stata fatta in una struttura idonea, accreditata?

“Lo dice Lei e Centritto che è un intervento di cardiochirurgia”

Lo afferma anche il segretario Gerometta della Società Italiana di Cardiochirurgia (“questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”) e lo affermano molti operatori sanitari. L’unica voce dissonante è la sua, di Bianchi, Albertucci e Manfredi Selvaggi. Voi giocate con le parole.

“Non riesco a capire perché il problema sta tra cardiochirurgia e chirurgia vascolare”

Perché se è cardiochirurgia non si poteva fare a Isernia presso il “Veneziale”.

“Perché?”

Lo ha confermato anche Lei che a Isernia non si può fare.

“Nel senso che non è stato ricoverato un paziente che doveva fare la sostituzione di una valvola cardiaca. In questo caso se avessimo  ricoverato un paziente del genere saremmo stati noi dei matti. Qui si tratta di un paziente che due anni fa, io ero al pronto soccorso, non ha ricevuto risposte da nessuno”.

Nemmeno dalla Cattolica?

“Esatto. L’unica risposta che ho avuto è stata di Mario Albertucci che non era neanche reperibile a Roma e ce lo siamo dovuti caricare in ambulanza per portarlo a Roma dove è stato operato”.

Lei contesta Gerometta quando dice che “questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”?

“Non lo so, non sono un cardiochirurgo. Come la faccio a contestare. Se nei manuali di cardiochirurgia è descritto non lo so. Non ho mai studiato ..”.

Lui afferma che l’intervento all’aorta ascendente rientra nella cardiochirurgia.

“Non ha senso l’affermazione di Gerometta”

Non ha senso?

“Attenzione, non voglio offendere il professore. Lui ha un carisma professionale cento volte il mio, non voglio contestare il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia. Da questo discorso non se ne uscirà mai fuori”.

Usciamo da questo “pantano”. Da questa disputa tra cardiochirurgia e chirurgia vascolare.

“Non ha senso”.

E’ un problema se è cardiochirurgia.

“E che problema è se è cardiochirurgia”

A Isernia, presso il “Veneziale”, non si può fare. E poi c’è la Cattolica a 50 chilometri.

“Mettere uno stand sulla coronaria dove bisogna farlo?”

A me questo non interessa. Voglio capire questo caso preciso.

“Sul caso preciso ho risposto ampiamente. Questa discussione non ci porterà mai a nulla e né un’aula di tribunale la potrà mai chiarire. Mai, perché il problema non esiste. Ben venga se si pone questa questione. Forse facciamo storia. E’ un intervento che abbiamo fatto con la totale garanzia che tutto doveva andare bene”.

E’ accreditata la struttura di Isernia per la cardiochirurgia?

“Per la cardiochirurgia no, per la chirurgia vascolare si. Ma quando si parla di accreditamento sull’ospedale pubblico non ha molto senso”.

Riprendo le affermazioni di Centritto sull’accreditamento. “E’ la Regione che lo concede (l’accreditamento, ndr) sia per le strutture private che per quelle pubbliche. L’accreditamento significa verificare tutte le condizioni per poter fare un certo tipo di lavoro. L’accreditamento varia per ogni disciplina”. Ma questo intervento è stato fatto a Isernia per il legame che lega il medico al paziente?

“Non capisco perché un cardiologo (Centritto, ndr) che lavora in un ospedale pubblico possa avere tutto questo interesse a evidenziare…”

Bisognerebbe chiederlo a Centritto.

“Poniamocelo come problema”.

2/continua (La Voce del Molise, mercoledì 15 dicembre 2010)

***

Nella terza parte dell’intervista al chirurgo vascolare Luca Iorio (figlio del presidente della Regione Molise) abbiamo affrontato, oltre il discorso dell’operazione di cardiochirurgia realizzata a Isernia (dove l’Ospedale non è accreditato per questo tipo di interventi), anche altri argomenti come i reparti doppione. Su questa questione abbiamo più volte chiesto alla dirigenza sanitaria regionale di fornirci una risposta. Abbiamo colto l’occasione per capire il punto di vista di Luca Iorio. Domani il figlio-medico del Governatore affronterà la questione, descritta come “parentopoli”, anche da molti organi di informazione nazionali.

L’operazione di cardiochirurgia è stata fatta a Isernia esclusivamente per il rapporto che esiste tra il medico e il paziente?

“E’ stata fatta a Isernia perché abbiamo tutte le condizioni non solo per farla su questo paziente, ma per fare tutti i tipi di interventi di chirurgia vascolare. Siamo in grado di affrontare qualsiasi tipo di patologia di chirurgia vascolare”.

In queste situazioni esiste un rischio per il paziente o è completamente da escludere?

“In che senso?”

Secondo il segretario Gerometta: “se non c’è un motivo di urgenza sarebbe opportuno fare queste operazioni in un centro di cardiochirurgia perché l’organizzazione è, ovviamente, più complessa. Le uniche statistiche dimostrano che al di sotto di un certo numero di interventi di cardiochirurgia c’è un incremento di mortalità e di rischio”.

“Verifichiamo se in Regione c’è un centro che fa 400 interventi di questo tipo. Se ci sta in Regione potevo anche immaginare una strategia diversa per il paziente”.

Il cardiologo Centritto ha confermato che alla Cattolica si effettuano 300 interventi l’anno di cardiochirurgia.

“In bocca al lupo”

Viene meno l’affermazione che ha fatto prima.

“Centritto come fa a sapere della Cattolica. Lavora al Cardarelli”

A Isernia quanti interventi di cardiochirurgia fate?

“Ma noi non la facciamo la cardiochirurgia”

L’avete fatta.

“Lo dice Lei”

Lo dicono gli specialisti.

“Lo dice Centritto che è un cardiologo di Campobasso e non vedo come fa a sapere …”.

Lo dice il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il professor Gerometta.

“E cosa dice? Che è descritto in un manuale”

Per lui è cardiochirurgia. Quindi contesta l’affermazione del segretario Gerometta?

“Non sono in difficoltà a dare una spiegazione. Il problema non è se quella è chirurgia vascolare o cardiochirurgia. Quello è un intervento su una patologia aortica complessa. E la deve fare chi la sa fare. Chi ha esperienza di saperla fare”.

Anche in una struttura dove non si può fare?

“Questo lo affermano loro. Ma, assolutamente, non è vero. Se non si poteva fare e non ci stavano garanzie probabilmente il paziente non sarebbe andato bene. Avrebbe avuto complicanze il paziente. E’ sotto gli occhi di tutti che il paziente, per fortuna, sta bene. Alla fine tutta questa polemica non so che cosa vuole portare. Da parte nostra ci sta la totale serenità. E se domani mattina si rivolge da noi un paziente con la stessa patologia, che vuole essere sottoposto a intervento chirurgico, rifacciamo le stesse cose fatte fino ad ora. Senza nessun tipo di problema”.

Il primario della Chirurgia Di Sandro viene informato delle attività che si svolgono nel suo reparto? L’altro giorno, in conferenza stampa, a chi si riferiva Di Sandro quando ha dichiarato: “esiste un primario e certe cose senza un primario non possono essere fatte. Voi siete entrati a casa mia senza chiedere il permesso”?

“Al direttore sanitario. A me assolutamente no. La direzione sanitaria ha organizzato la conferenza stampa di martedì pomeriggio, con le festività, forse è venuto meno il discorso di avvisarlo che si sarebbe tenuta la conferenza stampa nella sala operatoria”.

Come è finita quella storia?

“Non c’è stata alcuna storia”.

Chi ha autorizzato l’operazione?

“Nessuno. Per operare mica ho bisogno dell’autorizzazione”.

Il paziente è stato ricoverato presso il reparto il 29 novembre ed è stato operato il 2 dicembre. Quanti giorni sono rimasti, dopo l’operazione, i due medici (Bianchi e Albertucci)?

“Sono andati via di domenica”

Non è opportuno operare dove è già presente un’assistenza?

“Lei pensa che sono un muratore? Lei pensa che non sono in grado di poterla dare?”

Perché i due medici sono rimasti se c’è l’assistenza?

“Quando operiamo di casi maggiori è chiaro che l’equipe rimane sul posto. Quando operiamo di casi minori l’assistenza posso darla da solo”.

Qual è la situazione del Pronto Soccorso di Isernia?

“Non ne ho idea. Perché lo chiede a me”

Lei lavora a Isernia?

“Si, ma in che senso qual è la situazione”

Il personale ha presentato alla dirigenza due documenti firmati con delle richieste precise per uscire da una “situazione drammatica”. Hanno dichiarato anche uno stato di agitazione.

“Cioè?”

Lamentano la possibilità di poter dare la sistemazione a tutti gli utenti che arrivano nel loro servizio, specie dopo la chiusura progressiva degli Ospedali di Venafro e Agnone. Con il conseguente afflusso presso la struttura isernina. Lei non è a conoscenza di questa situazione? Se ne sono occupati anche gli organi di informazione locali.

“Non l’ho seguita la vicenda del pronto soccorso. Non so la protesta su cosa era concentrata”.

Su quello che le ho appena detto.

“La grande soluzione è quella, sicuramente, di rafforzare le strutture territoriali, nel senso di far diventare l’ospedale dove ci devono essere malati acuti”.

Perché non si fa questo?

“Parlo di me. Con due posti letto ho fatto 400interventi. L’ospedale deve diventare un posto per acuti e il paziente cronico deve essere trattato attraverso il potenziamento delle strutture”.

L’argomento Huscher Lei non lo vuole trattare. Nemmeno vuol dire perché è stato prima preso per “chiara fama”, con chiamata diretta, e poi è stato sbattuto fuori?

“Lui mi accusa di tutto. Con Huscher discuterò in altre sedi”.

E’ possibile esaudire le richieste degli utenti, per quel famoso legame che lega il medico al paziente, allestendo da zero camere operatorie con equipe e macchinari esterni. Lo stesso discorso vale, per assurdo, anche per la richiesta di una plastica facciale?

“Noi non abbiamo allestito nulla di particolare”.

Avete creato una sala operatoria con un’equipe e macchinari venuti da fuori.

“Questo sarà stato il quindicesimo intervento che si fa così”

Riepiloghiamo. Lei prima parlava di 400 interventi di chirurgia vascolare. Questi quindici interventi, allora, sono stati di cardiochirurgia?

“Quindici interventi in circolazione extra corporea. Voglio fare un esempio: a me è capitato anche, insieme a Mario Albertucci di dover viaggiare per andare al San Carlo a Milano come consulente per eseguire la circolazione extra corporea. Questo cosa vuol dire che a Milano, in un grosso ospedale, non hanno le professionalità per fare questo? Significa che a loro conveniva di più affittare il service che, in quel caso, era complessivo di cardio-chirurgo, chirurgo vascolare e macchina cuore-polmone. L’eccezionalità di questo intervento la state dando voi. Tutta questa cosa di eccezionale non la vedo. Ancora non riesco a capire perché si sta facendo tutto questo polverone”.

Perché accadono cose strane all’Ospedale di Isernia?

“Quali sono queste cose strane?”

Reparti doppione come quello di neurofisiopatologia. E’ un doppione?

“Di chi?”

Al Neuromed di Pozzilli, a soli 15 chilometri da Isernia, esiste già questo reparto. Qual è la logica di creare un reparto di Neurofisiopatologia all’ospedale del capoluogo pentro? Qual è la logica di creare un reparto di oculistica? Attualmente ce ne sono 6 tra strutture pubbliche e private.

“E quindi?”

Era opportuno creare questi doppioni?

“Bisogna chiudere il pubblico per favorire il privato?”

Non bisogna aprire reparti doppione.

“Ma doppioni di che?”

Di reparti che esistono già in altre strutture

“Quando si crea un doppione il problema…”

Ma perché non si risolvono prima i problemi veri e poi si pensa a costituire reparti già esistenti?

“Cioè?”

Ad esempio il Pronto Soccorso di Isernia dove tutto il personale ha denunciato una “situazione drammatica”. Perché la dirigenza regionale ancora non risponde ai dipendenti della struttura di primo soccorso, ma è pronta ad aprire reparti doppione? E’ normale che i problemi seri vengono messi da parte ed affrontati con calma? Era opportuno aprire il reparto di Oculistica ad Isernia?

“Non conosco in maniera specifica, cioè nel senso …sono stato per dodici anni fuori da questa struttura…”

Questa è la stessa cosa che ha detto il dirigente Fulvio Manfredi Selvaggi (“sono arrivato nel 2007 e ho trovato la convenzione già firmata”) in conferenza stampa sulla convenzione con il San Giovanni di Roma.

“Non è che sono deputato io a fare le scelte. Magari se fossi io qualche idea…”.

3/continua (La Voce del Molise, giovedì 16 dicembre 2010)

***

Chiudiamo oggi l’intervista al figlio del presidente della Regione Molise. Dopo aver affrontato la questione dell’operazione di cardiochirurgia, che all’Ospedale di Isernia, “non si può fare” e il problema dei reparti doppione presenti nella struttura isernina abbiamo voluto conoscere il punto di vista di Luca Iorio sulla questione “parentopoli”. Un argomento ampiamente ripreso anche dalla stampa nazionale.

Dottor Iorio, secondo Lei è normale che la direzione di un distretto sanitario sia affidata a personaggi che non hanno nulla professionalmente a che fare con queste strutture? Parlo di Vincenzo Bizzarro, oggi consigliere regionale e Rosetta Iorio, oggi assessore ai lavori pubblici del Comune di Isernia. Perché si sono scelti dei soggetti che non sono medici per la direzione di un distretto?

“Un mendico Le sa dire qual è il curriculum che ci vuole per fare il direttore di un distretto sanitario?”.

Ma Lei da operatore del settore cosa ne pensa?

“Ora sta andando sul politico-personale”.

Perché personale? E’ vero o non è vero che prima Vincenzo Bizzarro e poi Rosetta Iorio hanno ricoperto questi ruoli nella sanità molisana?

“Ha citato mio zio e mia zia”

Loro hanno ricoperto questi ruoli.

“Li sta citando lei. Non mi va di entrare in questa… ne hanno scritto tutti”.

Quale occasione migliore per affrontare di nuovo la questione?

“Non mi va di parlare di queste cose. Quello che dico è questo, la mia personale opinione. Si sta cercando di dipingere in tutti i casi un disastro, un discorso sanitario di bassa qualità e via dicendo. Questo, francamente, è un gioco al massacro. Capisco che ci sia necessità, da parte di tutti quanti, di strumentalizzare qualche discorso…”

Il deficit della sanità pubblica lo pagano i cittadini, non la politica. E’ doveroso rispondere a queste domande per il rispetto che si deve alla gente.

“Non lo pagano i cittadini perché le tasse non sono state aumentate”

Lo pagano i cittadini con tasse e servizi. E le tasse sono state già aumentate da diversi anni.

“Mi faccia finire di parlare. In ogni caso…”

Lo pagano i cittadini.

“Francamente quello che posso notare che oggi il cittadino molisano ha da parte di Ospedali pubblici e Ospedali convenzionati un’ottima risposta sanitaria. L’ultima indagine fatta sul rapporto qualità e difficoltà degli interventi e delle procedure svolte nei diversi Ospedali italiani mi pare che il Molise è arrivato al primo posto, se non sbaglio. Ma quando esce un qualcosa di positivo, quando questa positività è certificata anche da indagini nazionali e via dicendo perché, evitando quelle che possono essere le stupide polemiche, non si cerca di costruire un qualcosa di buono”.

A livello nazionale la stampa si è occupata del Molise diverse volte con articoli, inchieste e servizi. Che hanno riguardato anche Lei, insieme alla sua famiglia. Molti hanno parlato di una “parentopoli” nella sanità pubblica molisana. Lei cosa ci dice?

“Ho la colpa che mi sono laureato in medicina e ho la grande colpa di lavorare presso l’Ospedale di Isernia che è la mia città. Mi possono scrivere e dire quello che vogliono”.

Lei lavora a Isernia, a Campobasso e, grazie a una convenzione, in tutta la Regione.

“Sono stupido, glielo dico io”

Perché?

“Vabbè, lasciamo stare”

Perché poteva andare a lavorare fuori Regione ed evitare le polemiche?

“Avrei guadagnato molto di più, me ne voglio fregare di tutto e vado avanti. Non mi fermano le polemiche o le diffamazioni. Se ho operato 400 persone l’anno ho ricevuto 400 grazie da parte di pazienti e familiari, per cui…”.

Per diffamazione cosa intende? Si riferisce agli articoli in cronaca nazionale?

“A livello nazionale. A tutti i livelli. Non me ne interessa. Vado avanti per la mia strada”.

Ma cosa ne pensa di questo interesse della stampa nazionale? Parlano di “parentopoli”.

“Cosa ne posso pensare. Parlano di parentopoli? Ognuno …”.

Lo ricorda l’articolo di Repubblica? Dove disegnarono “l’albero genealogico” della famiglia.

“Possono parlare di quello che vogliono”.

Lei la rigetta questa accusa?

“Mica sono d’accordo di quello che scrivono su di me e sulla mia famiglia. Ci mancherebbe. Non li do proprio peso. Non li do peso perché tanto, voglio dire, la cosa più facile… Nella vita c’è chi fa e chi, invece di fare, perde tempo a chiacchierare. A me francamente di perdere tempo… io vengo criticato sul fare. Non vengo criticato sul non fare. La cosa che non accetterei proprio è che qualcuno potesse dire “Luca Iorio, siccome è il figlio del presidente, è un figlio di papà, si è fatto assumere dall’Ospedale e non fa un cavolo dalla mattina alla sera”. Visto che quello che faccio come vascolare a Isernia non ha eguali in Italia, come rapporto ore di lavoro con la produttività che ha questo reparto, a me poi possono dire che sono raccomandato, che sono… tanto, voglio dire, io sono il figlio del presidente e per definizione sono raccomandato. Poi ci sta chi mi conosce e che può darsi mi può giudicare e in genere mi giudica positivamente, chi mi vuole fare il discredito, chi vuole fare le interrogazioni regionali, al Senato facesse quello che vuole”.

Cosa ne pensa dell’interrogazione regionale, sull’operazione di cardiochirurgia effettuata ad Isernia presentata nei giorni scorsi dal consigliere del Pd Michele Petraroia?

“Ma tanto ormai non è la prima che fa, continuasse a farle…”

E’ la prima che riguarda Lei?

“Non penso. Forse quando è arrivato il professor Huscher a Isernia, credo, ce ne siamo beccate altre. Non mi ricordo bene”.

E sull’ultima che pensa?

“Non l’ho letta”

Scrive Petraroia: “chiedo di sapere perché per fare un intervento cardochirurgico ad elevata complessità non è stato utilizzato il Centro di alta specializzazione della Cattolica di Campobasso”. Su questo che dice?

“Andiamo avanti”.

Ma su questo punto cosa dice?

“Andiamo avanti”

Come facciamo ad andare avanti se non dice nulla su questo punto?

“Su questo dico che il paziente ha scelto diversamente. Esiste la libertà di scelta da parte del paziente”.

Continua Petraroia: “chiedo di essere informato su chi ha autorizzato tale intervento cardochirurgico e se tale autorizzazione è compatibile con il regime di commissariamento della Regione Molise”.

“Cosa c’entra il commissario con un intervento chirurgico di routine, che voi rendete eccezionale”.

Nessun tipo di connessione?

“No”

Si legge nell’interrogazione del consigliere regionale: “chiedo di essere messo a conoscenza se le notizie diffuse dalla stampa locale circa gli eventuali rischi a cui si può incorrere per interventi complessi in strutture ospedaliere non dotate di macchinari e attrezzature specialistiche idonee rispondano al vero oppure no”.

“Chi dice una frase del genere, ma non solo Petraroia, ma pure Centritto…”.

Pure il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia Gerometta.

“E’ di fuori, non conosce la realtà. Gli viene chiesta una cosa del genere, è chiaro che deve rispondere così. Però, quando pure Centritto dice una cosa del genere, quando Petraroia dice una cosa del genere credo che sia offensivo per la professionalità mia, del professor Bianchi e del professor Albertucci. Posso anche essere di idee differenti a queste due persone, ma non mi permetterei mai di offendere la loro professionalità. E’ chiaro che non sono d’accordo con l’interrogazione fatta. Ma questo non mi fa dire se lui è cattivo o buono come consigliere regionale. Questa è veramente una cosa offensiva. Su Centritto, in particolar modo, penso che una querela, in questo caso, ci sia proprio tutta. In modo tale che, forse, la prossima volta ci pensa prima. Questo è il motivo per cui gli Ospedali pubblici non cresceranno mai in Italia, perché non ci sta proprio la volontà di farli crescere in favore del privato. Lei pensa che un dipendete di una struttura privata possa parlar male di un dipendente della stessa struttura privata? Lei domani mattina può scrivere che il suo giornale, è un esempio paradossale, che la redazione di Campobasso non scrive la verità, scrive articoli che non sono buoni…”.

Il mio compito è raccontare i fatti. Paradosso per paradosso, se ho le prove lo scrivo.

“Non facciamo l’esempio su di lei. Ma lei pensa che in una struttura privata se mi alzo la mattina e dico “la struttura che lavora dall’altra parte, sempre nella stessa azienda privata è così, così e così” sa che cosa mi succede? Si chiama comportamento antiaziendale e succede che vengo licenziato. Questi sono i personaggi che fanno si che gli ospedali pubblici in Italia non cresceranno mai. Questa è la vera difficoltà. Non c’è stata una persona, se non noi che abbiamo fatto una conferenza stampa, … Avessimo ricevuto mai un elogio per tutto quello che stiamo facendo su Isernia”.

Ma se sono operazioni importanti, perchè non le pubblicizzate?

“Perché ci sto io”.

In che senso?

“Vede cose succede quando c’è Luca Iorio? Secondo lei non ho difficoltà a spiegare al professor Bianchi che viene da Roma o al professor Albertucci, addirittura, che è stato 25anni in America …”.

Dove ha subito dei provvedimenti disciplinari.

“In America succede diversamente. Non conosco la situazione personale. Il “caso Verso” se fosse successo in America avremmo già avuto una sentenza. Molto probabilmente ha avuto qualche lamentela da parte dell’assicurazione del paziente. Adesso non conosco il caso specifico”.

Torniamo al segretario Gerometta. Lui dice: “In un posto dove questo non è lo standard, mettersi a fare un intervento di cardiochirurgia è anti economico e più rischioso di quanto non sia farlo in una struttura dove ne eseguono 300/400 l’anno”. E aggiunge: “è un modo non logico di fare certe scelte” riferendosi all’operazione di cardiochirurgia fatta a Isernia. “In un altro Paese – per Gerometta – non pensano nemmeno di fare queste cose”.

“In un altro Paese tutto quello che sta succedendo qua non sarebbe neanche successo. In un Paese normale. Se si fa un intervento di questo tipo non succede assolutamente nulla. Solo qui, siccome si vuole fare polemica…”.

Ma in un Paese normale alla direzione di un distretto sanitario chi viene nominato?

“Ci risiamo”.

Se parliamo di Paesi normali.

“Lei è libero di dirlo, non è un problema”.

Mettiamo da parte, per un attimo, i due direttori nominati dalla politica (Vincenzo Bizzarro e Rosetta Iorio, rispettivamente cugino e sorella del presidente della Regione Molise). Non voglio legare i due nomi alla famiglia Iorio. Vorrei capire…

“Nel momento in cui decidessi di entrare in politica ti risponderei a tutte queste domande senza difficoltà. Quando entrerò in politica, lei sarà la prima persona a saperlo…”

Ma cosa c’entra la politica con la direzione di un distretto sanitario?

“Lei allora immagina che se uno si chiama Iorio non ha le capacità?”

Che professionalità aveva Bizzarro per fare il direttore sanitario?

“Non lo so di Bizzarro, ma di mia zia le posso rispondere tranquillamente”.

Prego.

“Vada a vedere il curriculum di mia zia. Tutti i curriculum stanno sul sito dell’Asrem e vedrà se ha le competenze o meno per fare la direttrice del distretto”.

Ma non è un medico. Mentre per Bizzarro cosa dice?

“Sono un po’ di anni che Bizzarro è andato via, non me lo ricordo quale sia il suo curriculum”

Oggi Bizzarro è diventato consigliere regionale.

“Tutto è politica”

4/fine (La Voce del Molise, venerdì 17 dicembre 2010)

Versione integrale (La Voce del Molise – 14/17 dicembre 2010)


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