Paolo De Chiara

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Gheorghe RADU, un morto dimenticato!

USA E GETTA - Copertina Il Ponte, febbraio 2010

Gheorghe aveva 35anni. Ha lasciato una moglie (Maria) e una figlia. Oggi Valentina ha 13 anni. E ancora non è riuscita a capire perchè il padre non è più tornato a casa. Perchè nessuno ha salvato il suo papà. E, soprattutto, cosa è successo il 29 luglio del 2008 nelle campagne di Campomarino.

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ calato un assordante silenzio sulla triste vicenda di Gheorghe Radu. Il giovane lavoratore rumeno lasciato morire nei campi di Campomarino durante la raccolta dei pomodori. Gheorghe aveva 35anni. Ha lasciato una moglie (Maria) e una figlia. Oggi Valentina ha 13 anni. E ancora non è riuscita a capire perchè il padre non è più tornato a casa. Perchè nessuno ha salvato il suo papà. E, soprattutto, cosa è successo il 29 luglio del 2008 nelle campagne di Campomarino. “Se fosse stato soccorso – scrisse l’ex segretario della Cgil Molise Michele Petraroia – forse poteva salvarsi ma nessuno ha avuto pietà ed è prevalsa la paura”. C’è stata omissione di soccorso? Chi era presente sul posto? Chi poteva intervenrire e non lo ha fatto? La Procura di Larino aprì un’indagine. Tre gli indagati: Teodoro Zullo, Edilio Cardinale e Domenico Scarano. Per capire cosa accadde quel maledetto 29 luglio di due anni fa. “Quel giorno – ci spiegò la signora Maria (una donna dignitosissima) – mio marito è partito da casa alle 5.50. Intorno alle 12.50 ho provato a telefonare, ma non mi ha risposto. Nel pomeriggio, intorno alle 16, ho messo a lavare i miei panni neri. Un segno che Dio mi ha dato. Gheorghe a quell’ora era già morto”. Il bracciante rumeno raccoglieva, per un’azienda di Torremaggiore, i pomodori insieme ad altri lavoratori. Per tanto tempo si è registrato un assordante silenzio anche da parte delle Istituzioni regionali. Gheorghe è morto di lavoro in Molise. Di lavoro nero. Proprio nel 2010 l’Istat in un rapporto ha spiegato: “Tra le regioni meridionali spicca il valore particolarmente alto della Calabria, seguita a distanza da Molise e Basilicata”. Ma nessuno s’indigna.

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

LA VOCE NUOVA DEL MOLISE, 28 ottobre 2010


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