Mese: maggio 2011

Terra di conquista e di omertà

CARTA CANTA, maggio 2011 (2) – MOLISE, L’ELDORADO DELLE MAFIE


 

Terra di conquista e di omertà

Molise, Terra di conquista e di omertà

MOLISE, L’ELDORADO DELLE MAFIE

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Questa regione non è l’«Eldorado» delle mafie, non è il luogo in cui possono essere realizzate impunemente impianti impattanti, discariche incontrollate o altri tipi di iniziative che sono in grado di danneggiare i cittadini o il territorio in cui vivono”.

Michele Iorio, presidente Regione Molise, 24 novembre 2010

“Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. … Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.

Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009

 

“…Moccia (Francesco, ndr) doverosamente segnalato dalla Guardia di Finanza di Termoli come legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”.

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Larino, Avviso di conclusione delle indagini preliminari.

 

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.

Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009

 

“In realtà il Molise è tutta una frontiera, soprattutto, per quello che riguarda l’infiltrazione economica, l’infiltrazione dei capitali illeciti. E dobbiamo conservare un’attenzione sempre vigile su questo aspetto”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, malitalia.it, 30 luglio 2010

“Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, incontro con Francesco Forgione, Campobasso, agosto 2010

“Quando arrivano i soldi dei mafiosi in Lombardia, in Molise, a Duisburg, a Madrid e in qualunque parte del mondo arrivano anche i mafiosi. E questo non è solo un tema delle forze di polizia, degli apparati investigativi o della magistratura. Riguarda la trasparenza dell’economia, il sistema delle imprese, il mercato, la politica, le Istituzioni”.

Francesco Forgione, già presidente Commissione Antimafia, Campobasso, agosto 2010

“In Molise il fenomeno malavitoso non ha manifestazioni eclatanti, facilmente percepibili e facilmente decifrabili. Non abbiamo, per nostra fortuna, i morti per strada e non abbiamo le saracinesche che saltano. Cominciamo ad avere situazioni più sottili che vanno decifrate, comprese, ricollegate tra di loro e indagate con professionalità. Tutto ciò implica un livello di preparazione ancora maggiore di quello che viene richiesto in realtà dove il fenomeno oramai è conosciuto, indagato. Dove ci sono sentenze passate in giudicato che dicono che esiste una certa realtà criminale così denominata, che ha quella struttura, che ha quella storia. In Molise lavoriamo ancora in una fase sperimentale, di decifrazione. Fatichiamo molto a farlo. Non esistono le capacità di capire fino in fondo cosa sta succedendo e la disponibilità ad esporsi e ad assumere un ruolo, che per definizione è un ruolo scomodo: quello di chi denuncia, quello di chi testimonia, quello di chi inizia un percorso pieno di incognite. Come magistratura molisana ci proponiamo e cerchiamo di essere disponibili, autorevoli, rassicuranti. E’ una fatica quotidiana con i nostri numeri, con i nostri mezzi e con i nostri organici. Che sono, purtroppo, del tutto inadeguati. Non è ancora sufficiente perché non abbiamo quel ritorno che auspicheremmo. Se l’infiltrazione di tipo criminale è un’infiltrazione di tipo economico, noi siamo terra di investimento”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, incontro con Francesco Forgione, Campobasso, agosto 2010

“Fortunatamente omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”.

Paolo Albano, Procuratore Capo della Repubblica di Isernia, manifestazione “Al di là della Notte”, Isernia, 26 gennaio 2011

Carta Canta, maggio 2011 (2)

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Gabriele Melogli, sindaco di Isernia

Elemosina fuorilegge

Gabriele Melogli, sindaco di Isernia

Gabriele Melogli, sindaco di Isernia

 

A Isernia il sindaco Melogli, che dice “no agli immigrati”, annuncia: “Non siamo in India”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“La faccio per un fatto d’immagine”. Ecco la parola chiave. L’immagine. Il sindaco di Isernia, Gabriele Melogli (che si ama definire indipendente, ma molto vicino al PdL), ha annunciato un’ordinanza che vieterà l’elemosina: “la faremo dopo le tante richieste dei cittadini”. E della stampa locale. Che il 24 aprile scorso scrive: “servirà anche per evitare comportamenti molesti nei confronti dei cittadini oppure per scongiurare che la richiesta di elemosina sia propedeutica ad altro tipo di reato”. Dello stesso avviso il comandante dei Vigili Urbani, Giulio Castiello (nominato da Melogli): “abbiamo suggerito al sindaco di firmare l’ordinanza che ci dia gli strumenti per intervenire”. Abbiamo avvicinato il sindaco. Per capire il “pericolo” che corre il piccolo capoluogo pentro. E per registrare il suo ragionamento. Lo abbiamo intervistato lo scorso 28 aprile. Ad oggi l’ordinanza non è stata ancora firmata. Resta il solo annuncio: “sto preparando un’ordinanza, perché mi hanno detto che è necessaria”.

Chi l’ha detto che è necessaria?

“Normalmente si dice che sia necessaria. E’ opportuno fare un’ordinanza del genere. Abbiamo notato una cosa, anche io personalmente, che soprattutto in questi giorni di Pasqua davanti a tutti i centri commerciali stazionavano delle persone che chiedevano l’elemosina. Sono sensibile di fronte alle persone che hanno difficoltà economica, però non tollero che vengano con il pullman la mattina per accompagnare qualcuno che li scarica in questi posti strategici, con la finalità di raccogliere quello che si può raccogliere e poi vanno a cambiare questi soldi. Mi hanno detto che c’è stato qualcuno di questi che ha cambiato 500 euro. Sto preparando un’ordinanza per evitare l’accattonaggio nella città”

A chi danno fastidio queste persone? Ai cittadini di Isernia?

“Certo che danno fastidio ai cittadini. Non danno fastidio?”

Secondo me no.

“Un conto è che ci sono delle persone di Isernia che hanno bisogno di aiuto, ma se diventa un fatto speculativo di gente che viene da fuori e scarica in posti strategici. Mi hanno detto che al centro commerciale ci stava un bambino lasciato e messo per terra. Queste cose le ho viste in India, dove lo facevano a livello scientifico dove stavano i turisti. Sinceramente questa è una cosa che non giova all’immagine della città”.

In un articolo della stampa locale si legge: “Nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, servirà anche per evitare comportamenti molesti nei confronti dei cittadini oppure per scongiurare che la richiesta di elemosina sia propedeutica ad altro tipo di reati”. Lei concorda con queste parole?

“Assolutamente, non ho letto una cosa del genere. Lo faccio per un fatto di immagine”

Anche altri Sindaci hanno tentato questa strada e sono stati aspramente criticati e bocciati.

“L’accattonaggio è un reato”

Allora a cosa serve l’ordinanza?

“E’ un rafforzativo del fatto che non gradiamo che vengano fatte delle operazioni speculative. Non mi riferisco a chi sta in difficoltà economica, che ha bisogno di aiuto. Ora sono scomparsi tutti quanti”.

Ci sono.

“E’ finito il pienone e allora si regolano diversamente. Ritengo che sia un fatto di organizzazione”

Così colpite anche le persone in difficoltà, non solo quelli organizzati. Sempre se è vera la sua tesi.

“Lo scopo non è colpire chi sta in difficoltà, ma chi organizza e che approfitta del buon cuore delle persone per farci attività speculativa”.

Le persone in difficoltà non andrebbero aiutate in modo diverso?

“Abbiamo fatto, soprattutto, l’anno scorso una politica sociale che ci riconoscono tutti, tranne chi non vuol vedere. Abbiamo fatto lavorare gente che non avrebbe mai lavorato”.

Cosa ci sarà nell’ordinanza?

“Ancora non l’ho fatta l’ordinanza. Certo non sarà come l’ordinanza che fece il sindaco Dominici a Firenze. Quella era una cosa ridicola. Non si possono stabilire delle sanzioni penali, questo spetta al legislatore”.

A cosa servirà l’ordinanza?

“Le persone che vengono da fuori devono sapere che questi atteggiamenti non sono tollerati dai cittadini”.

Dai cittadini?

“Dalla Polizia Municipale”

E in che modo potrà intervenire la Polizia Municipale?

“Farà quello che deve fare”

In che modo?

“Allontanandoli”.

Non si possono posizionare in altri luoghi, in altre zone della città?

“Non mi posso mettere a fare discussioni di questo genere. Questa è un’ordinanza e ha una finalità. Evitare, entro i limiti in cui è possibile, che si facciano operazioni speculative”.

Non rischia di…

“Diventare impopolare? Più impopolare di così”

Di diventare un sindaco sceriffo.

“Ma quale sceriffo. Quando mi hanno chiamato per gli immigrati ho detto di no”.

Perché?

“Non perché sono un uomo di destra, ma perché dobbiamo finire con questa forma di demagogia e populismo. Ho spiegato questo alle persone che mi chiedevano se la città di Isernia fosse disponibile ad accogliere gli immigrati che stavano sbarcando a Lampedusa. Ho detto che non avevamo questa possibilità. Perché ogni settimana mi vengono a  chiedere o il lavoro o le case. Non riesco a soddisfare neanche le esigenze dei cittadini che stanno qua da anni e che chiedono, giustamente o lavoro o case, figuriamoci se posso venire incontro alle esigenze, pur legittime, di chi ha bisogno di tutto”.

Immigrati no, ma nucleare si.

“La politica del nucleare è stato un travisamento fatto dai giornali. Quando ho detto che ci avrei pensato bene prima di dire no al nucleare mi riferivo soprattutto ai politici, che mentre dicono una cosa in realtà ne fanno un’altra. Isernia non potrebbe mai essere sede di un impianto nucleare”.

Lei a quale categoria appartiene?

“Io appartengo alla categoria di politici che dicono quello che pensano e non faccio come tanti altri. Che dicono una cosa e ne pensano e ne fanno un’altra. Perché fanno ragionamenti utilitaristici e hanno a che fare con le votazioni, con il consenso, cosiddetto, popolare. Parlai del nucleare come esempio. Ho detto: secondo me dalle parti di Termoli, mentre dicono che sono contrari al nucleare, stanno sottobanco trattando per far approdare il nucleare in quella zona”.

Chi sta “trattando sottobanco”? La classe politica?

“Ho detto che secondo me c’è chi dice di essere contrario al nucleare, ma sottobanco sta trattando di avere il nucleare Perché sinceramente…”.

A chi si riferisce? Chi tratta “sottobanco”?

“Non sto facendo nessuna accusa a nessuno. Quando parlo di questo, parlo soprattutto della classe imprenditoriale. Una centrale nucleare è un grande business per il territorio. Prima di dire no a una cosa del genere avrei chiesto di poter avere tanti di quei benefici per il nostro territorio che, probabilmente, avremmo potuto vivere tutti quanti senza fare più niente”.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/05/elemosina-fuorilegge/

Massimiliano Scarabeo

“Carta Canta”, il Ponte, novembre 2009 – LA COERENZA PRIMA DI TUTTO

Massimiliano Scarabeo

Massimiliano Scarabeo

“…io sono anche fazioso, ci sono persone che non mi piacciono e la mia più grande preoccupazione è farglielo sapere”. Il maestro Enzo Biagi “Che tempo che fa”, puntata del 23 aprile 2006.

La coerenza prima di tutto

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Non viviamo nel paese dei balocchi ma in un contesto in cui, purtroppo, si devono avere gli occhi puntati sulla realtà delle cose, per questo vorrei significare che laddove si volessero usare cariche e poltrone per soddisfare interessi personali prevaricando quelli di tutti, la mia posizione sarà sempre quella di netta contrarietà e se possibile di forte intransigenza”. (Massimiliano Scarabeo, cons. comunale di Venafro, consiglio comunale, 24 ottobre 2005, Altromolise.it)

“Da troppo tempo ormai assistiamo impotenti agli indecorosi “balletti” posti in essere in Consiglio regionale dalle forze politiche della maggioranza le quali sembrano agire solo in nome dei loro interessi, nel totale spregio della dignità dei molisani”. (Massimiliano Scarabeo, cons. comunale de la Margherita al Comune di Venafro, 17 settembre 2005)

“La politica peronista di Iorio & Co. ha messo a segno un altro scempio, un’altra offesa alla dignità dei molisani”. (Massimiliano Scarabeo, 1 ottobre 2006, AltroMolise.it)

“Ringrazio i consiglieri di opposizione che, con il loro voto compatto, hanno fatto si che il sottoscritto fosse nominato nella segreteria dell’Ufficio di Presidenza della Regione”… “Una nomina che mi inorgoglisce soprattutto perché ricade su un esponente politico che muove i suoi primi passi in Consiglio Regionale”. (Massimiliano Scarabeo, consigliere regionale della Margherita, 19 dicembre 2006, ufficio stampa)

“I molisani stanno pagando la politica dissennata attuata nello scorso quinquennio della maggioranza di centrodestra che ha fatto esplodere la spesa sanitaria, con il risultato che ora si sta tentando di turare la paurosa falla ricorrendo ai soliti aumenti delle tasse locali”. (Massimiliano Scarabeo, consigliere regionale Margherita, 3 gennaio 2007)

“Il Partito Democratico è ormai realtà. Ora siamo attesi da un periodo di grande fervore politico, nel quale chi ha deciso di misurarsi con questa avvincente sfida dovrà avere estrema attenzione alle istanze provenienti dai diversi strati della società, sempre più alle prese con un malessere generalizzato che tende ad accomunare negativamente un po’ tutte le forze politiche”. (Massimiliano Scarabeo, consigliere regionale Pd, 22 ottobre 2007, Altromolise.it)

“La Giunta Regionale mistifica la verità: l’aumento dell’IRAP è una delle conseguenze della mancata adozione dei provvedimenti necessari a ripianare il disavanzo di gestione della sanità molisana”. (Massimiliano Scarabeo, consigliere regionale de La Margherita, 6 gennaio 2007, ufficio stampa)

“Prendo le distanze dal Partito Democratico. Tale scelta è diventata obbligatoria alla luce delle situazioni che si sono verificate in quest’ultimo periodo durante il quale sono stato sovente oggetto di attacchi sia di natura personale che politica, provenienti soprattutto da esponenti che militano nel Partito Democratico. (Massimiliano Scarabeo, consigliere regionale Pd, 30 aprile 2008)

“A chi si chiede quale sia la mia collocazione politica rispondo con estrema chiarezza: sono distante da quel modo di fare politica fine a se stessa, populista, basata solo sulla demagogia. La mia forma mentis, che poi è quella di chi lavora nel privato e che perciò deve costantemente rischiare in proprio, mi ha portato a fare una scelta di campo che sostanzialmente coincide con la politica del centrodestra e con i programmi che il Presidente della Giunta Regionale sta portando avanti in maniera seria, concreta, equilibrata. Con il Presidente Iorio, quindi, c’è piena sintonia che troverà ulteriore concretezza nel prosieguo dell’azione politico-amministrativa che si svilupperà d’ora in avanti in Consiglio regionale”. (Massimiliano Scarabeo, consigliere regionale, 16 settembre 2008)

Il Coordinatore Regionale di Progetto Molise ha inteso stipulare un accordo programmatico con i Circoli Cittadini che fanno riferimento al consigliere regionale Massimiliano Scarabeo. (Il Coordinatore Regionale di Progetto Molise, 28 ottobre 2008)

RUBRICA “Carta Canta”, il Ponte, novembre 2009

CARTA CANTA, maggio 2011 -Perdere con soddisfazione

Partito Disastrato del Molise

Partito Disastrato del Molise

 

Perdere con soddisfazione

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“C’è qualcuno in Italia che sa cosa sta succedendo da molti anni nel Molise? E’ la più piccola regione italiana (o almeno quella che ha meno abitanti, 320mila, secondo le ultime stime) governata dal presidente Michele Jorio del Popolo della Libertà, vicino a Berlusconi. Andrà alle urne soltanto tra un anno. Ma l’opposizione composta dal partito democratico, dall’Italia dei Valori e da Sinistra e libertà, è debole, per non dire in buona parte inefficace e inefficiente”.

Nicola Tranfaglia, scrittore, storico e giornalista, L’Italia si è fermata in Molise, l’Unità, 16 marzo 2010

“Sono particolarmente soddisfatta del risultato del mio comune e di una parte dell’area del Fortore. Ho vinto nel mio comune e sono estremamente soddisfatta”.

Micaela Fanelli, candidata (e sconfitta) alla presidenza della Provincia di Campobasso, 17 maggio 2001, Altromolise.it

“Il 31 per cento è un risultato buono di coalizione e sarebbe stato sufficiente per il ballottaggio se avesse tenuto complessivamente il centrosinistra”.

Micaela Fanelli, candidata (e sconfitta) alla presidenza della Provincia di Campobasso, 17 maggio 2001, Altromolise.it

“I dati li commenteremo, ora però è ancora troppo presto per parlare di risultati. Bisogna confrontarli e analizzarli per bene”.

Roberto Ruta, fondatore di Alternativa, Primo Piano Molise, 17 maggio 2011

“Nel PD (partito disastrato, ndr) necessita riflettere per non sbagliare ancora. Dopo aver perso tutte le nostre amministrazioni è arrivato il momento di invertire la rotta e cambiare linea”

Michele Petraroia, consigliere regionale Pd, 17 marzo 2011

“Una debacle per il centrosinistra, nessuno canti vittoria all’interno della coalizione. Il popolo ci ha punito per la rissosità e la divisione che abbiamo dimostrato”.

Giovanni Muccio, presidente regionale Guerriero Sannita, 17 marzo 2011

“Con le loro contorsioni mentali hanno distrutto il centrosinistra del Molise per fini esclusivamente personali… Non so quale agenzia di sondaggi ha fatto dire al suo irresponsabile comandante: “Sono molto fiducioso nel risultato elettorale delle prossime elezioni provinciali del 15 e 16 maggio che consentirà a Micaela Fanelli di diventare la prima donna, nella storia istituzionale del Molise, presidente di un importante ente come la Provincia di Campobasso”.

Franco Valente, Pd Molise, 17 maggio 2011

“Bastava chiedere a Saverio il saponaro per sapere come sarebbero andate a finire queste elezioni e dove la gloriosa ciurma di “Alternativa” si sarebbe schiantata. I responsabili di questo sciagurato disastro chiederanno scusa?”.

Franco Valente, Pd Molise, 17 maggio 2011

“Campobasso non è più di centrodestra”.

Antonio Battista, capogruppo Pd al Comune di Campobasso, Primo Piano Molise, 18 maggio 2011

“In Molise la vittoria di Danilo Leva rappresenta un risultato molto positivo… I cittadini hanno consegnato alla politica del centrosinistra un messaggio forte. Chiedono una politica alternativa, un progetto per lo sviluppo democratico e civile”.

Il portavoce del partito disastrato Francesco Totaro dopo l’elezione di Leva alla segreteria regionale del Pd, 27 ottobre 2009

“Lascio un partito radicato sul territorio con centinaia di amministratori locali, dirigenti e migliaia di iscritti e militanti. Ho realizzato il sogno della mia vita, quello di fare politica ai massimi livelli. Oggi prendo atto della sconfitta e mi faccio da parte”.

Roberto Ruta, conferenza stampa di “addio” alla politica, 16 aprile 2008

“Prendete, ad esempio, Roberto Ruta. Qualcuno è in grado di segnalare documenti che disvelino un Ruta pensiero? Per l’ex deputato si potrebbe benissimo fare a meno dei media: non parla, non scrive, non rilascia interviste. E’ un mistero mediatico, vive di politica ma ne è l’ectoplasma. Del Pd molisano è la sfinge e l’oracolo, il tessitore oscuro e il timoniere ombra”.

Giuseppe Tabasso, Altromolise.it, 2 ottobre 2009

Guido Chionni, presidente Tribunale Isernia

Informatizzare la giustizia

Guido Chionni, presidente Tribunale Isernia

Guido Chionni, presidente Tribunale Isernia

 

In attesa della visita del Ministro Brunetta il presidente del Tribunale di Isernia non si sbilancia. 

(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)

“In un clima così acceso, certamente stupido e inopportuno, sarebbe gettare benzina sul fuoco. Questo in un contesto nel quale io sono di quei magistrati che ritiene che il magistrato deve fare il magistrato. Non può fare l’opinionista”. Con questa avvertenza è iniziata l’intervista al Presidente del Tribunale di Isernia Guido Chionni. Con il magistrato non c’è stato verso di affrontare la “riforma” della Giustizia (“Del processo breve non voglio parlare”). Su questo argomento Chionni si è dimostrato intransigente. E, allora, abbiamo analizzato i problemi della giustizia, gli attacchi quotidiani che la magistratura subisce dalla classe politica e l’informatizzazione annunciata dal ministro Brunetta. Che nei prossimi giorni farà visita al Tribunale del capoluogo pentro.

Ma questa “riforma” risolve i problemi della giustizia? Cosa deve sapere l’opinione pubblica?

“Detto che non è mio compito parlare di questa riforma, quello che da magistrato con 42 anni di servizio, con la responsabilità di dirigere un ufficio, penso di poter dire innanzitutto una cosa. Il problema della giustizia per la lunghezza dei processi riguarda soprattutto la giustizia civile e un po’ meno la giustizia penale”.

Problemi che toccano da vicino i cittadini.

“Che toccano da vicino i cittadini come il penale. Il problema principale della situazione della giustizia, dei difetti, dei guai, dei problemi della giustizia oggi sta in due termini fondamentali. Uno: la mentalità, l’approccio, le norme. Due: la quantità del contenzioso”.

Si spieghi meglio.

“Il nostro è un Paese troppo litigioso. Si litiga anche per le cose più stupide e più piccole. E questo è un difetto enorme che ci portiamo addosso. Non so perché, si sveglia uno la mattina e dice: “adesso sai che faccio? Faccio l’esposto alla Procura della Repubblica che risolve tutto”. E quanti magistrati? Ci vorrebbero milioni di magistrati. Il che è ridicolo, è ridicolo anche solo ipotizzarlo. Il contenzioso è eccessivo”.

Il processo breve risolve i problemi della giustizia?

“Del processo breve non voglio parlare. Quando il magistrato esprime dei pareri, in qualche modo, è come se prendesse posizione e produce l’effetto di farlo incasellare in un orientamento. Il giudice deve impegnarsi con tutte le sue forze ad essere e ad apparire terzo in ogni sua manifestazione. In ogni sua opinione. E’ chiaro che il giudice ha le sue opinioni, ma se le deve tenere per sé”.

Lei crede di far parte di una casta?

“I magistrati sono uomini come gli altri. Ci sarà il magistrato più bravo, il magistrato meno bravo. Ci sarà pure il magistrato che ha qualche problema. Da qui a fare di tutta un’erba un fascio, etichettare… Io credo nella magistratura. Quello che mi dispiace è vedere il clima che si va deteriorando. Sento di fare ogni sforzo per oppormi al clima che va degenerando. E uno dei modi è quello di rimanere ciascuno nel suo ambito”.

Un suo illustre collega, Giovanni Falcone, rivolgendosi al suo amico Paolo Borsellino disse: “la gente fa il tifo per noi”. C’è oggi quell’entusiasmo intorno alla magistratura?

“Il momento è difficile, il problema è grosso. Coinvolge i mezzi di informazione. Il sistema dell’informazione è in grado di orientare molto le persone. E’ cambiata anche la gente. C’è una crisi delle Istituzioni che coinvolge un po’ tutti. Mentre prima vi era un rispetto generalizzato, le crisi che hanno caratterizzato il nostro tempo, certi problemi, certi scandali hanno minato questo sistema. Oggi chiunque si sente in diritto di esprimere giudizi che prima nessuno si sarebbe mai sognato di esprimere. Arriva uno, si sveglia e dice: “ma il presidente del consiglio dovrebbe fare così o colì. Ma la Corte Costituzionale sarebbe meglio se facesse così..”. Ma questo riguarda un po’ tutti. Oggi sono cambiati i tempi. La gente è cresciuta, forse, anche disordinatamente per effetto della televisione, dei giornali, ect. Sente, sente tante cose e ad un certo punto si sente all’altezza, se vogliamo usare questo termine, di dare dei giudizi. Di sostituirsi. La democrazia è tanto bella e apprezziamola, difendiamola e ha anche dei risvolti negativi. Certe volte mettere sempre in discussione tutto e tutti non è un bene”.

Dopo 40 anni di attività, cosa ha pensato quando ha visto il manifesto contro i magistrati: “Via le Br dalle Procure”.

“Cosa dire. E’ mortificante ed è spiacevole. Questo contrasto può portare addirittura a eccessi di questo tipo. Credo sia giusto che ognuno si faccia un esame di coscienza e si limiti. Perché, ripeto, esasperare, fino ad arrivare a questo tipo di iniziative, è un danno grave. Che resta. Probabilmente nasce o da rancori personali oppure da posizioni politiche”.

Il Tribunale di Isernia è stato scelto dal Ministero. Siete stati accolti a Roma dal ministro Brunetta che, nei prossimi giorni, sarà presente nel capoluogo pentro. A che punto siamo con l’informatizzazione?

“L’informatizzazione è una delle pochissime armi che abbiamo. Senza intervenire con modifiche normative, che sono importanti, ma in mancanza di quelle è l’unica arma che abbiamo per fare un passo avanti”.

A che punto siamo nel Tribunale di Isernia?

“Stiamo andando avanti”.

Può indicare un termine?

“Noi procederemo per gradi perché siamo in una fase in cui si sta valutando quali sono le esigenze del Tribunale a livello di macchinari. E poi procederemo per gradi perché questa trasformazione non è che si può fare presto, tutto e subito. E’ collegata a tante altre cose. Si potrà cominciare con qualcosina, poi se ne potrà fare un’altra e poi piano piano”.

L’azione di Brunetta per l’informatizzazione della giustizia sembra una riproposizione di un vecchio spot.

“Non mi sentirà dire “è uno spot”. Devo tenerla per me la mia opinione. Posso dire che l’informatizzazione è un’arma utilissima ed efficacissima”.

Forse, al contrario del processo breve, se l’informatizzazione venisse attuata in maniera ottimale un aiuto potrebbe anche darlo alla giustizia.

“Del processo breve non voglio parlarne. Per quanto riguarda l’informatizzazione è uno strumento di grande utilità. Perchè certamente ci può far recuperare dei tempi”.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/05/informatizzare-la-giustizia/

Paolo Albano, procuratore Isernia

Paolo ALBANO: “Dobbiamo porci a baluardo della Costituzione”

Paolo Albano, procuratore Isernia

Paolo Albano, Procuratore Isernia

 

Il Procuratore di Isernia Paolo Albano ricorda la strage di Caiazzo. Senza dimenticare la nuova resistenza

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Siamo in un momento di degrado. Più andiamo avanti e più diventa guerra questo scontro tra le varie Istituzioni”. In questo modo il Procuratore della Repubblica di Isernia ha commentato il violento attacco che sta subendo, quotidianamente, la magistratura. Con Paolo Albano siamo partiti dalla strage nazista di Caiazzo. La sua indagine più importante. “Una strage terrificante” per Albano. I tedeschi uccisero donne e bambini. Tutti trucidati con inaudita violenza per ordine di un giovane sottotenente della Wermacht. Nel 1994 a Santa Maria Capua Vetere venne condannato all’ergastolo il boia di Caiazzo (Wolfgang Lehing-Emden). “Un ufficiale tedesco – spiega il magistrato – voleva gloriarsi di atti eroici e decise di sterminare persone inermi, inventandosi che dal casolare in cui erano rifugiate avevano inviato segnali alle truppe anglo-americane. Durante il processo cambiarono versione sostenendo che dietro quelle famiglie c’erano i partigiani e quei colpi di mitra erano diretti ai partigiani. Purtroppo non hanno scontato un giorno di ergastolo, ma hanno finito i loro giorni in libertà in Germania, perchè la Costituzione Tedesca non prevedeva estradizione e perchè in Germania il reato da loro compiuto si era prescritto”. Con la scoperta dell’armadio della vergogna, nascosto per troppi anni, i crimini commessi dai nazisti in Italia vennero alla luce. La “strage terrificante” è ricordata da un’epigrafe dettata (due anni dopo) da Benedetto Croce: “Presso Caiazzo […] alcune famiglie campagnuole rifugiate in una stessa casa furono il 13 ottobre MCMXLIII fucilate e mitragliate per ordine di un giovane ufficiale prussiano”. […]. Albano non ha dubbi: “E’ l’indagine che ha segnato la mia vita, di uomo e di magistrato”.

Come nacque questa indagine?

“Le stragi naziste, soprattutto nel sud Italia fino al Molise, erano sparite. Somparse sia dal punto di vista storico che dal punto di vista giudiziario. Delle stragi del sud non se ne parlava mai. Abbiamo sempre conosciuto le Fosse Ardeatine, la strage di Marzabotto. Non si parlava mai di una strage che era accaduta nel sud Italia. Quando iniziai quest’indagine non c’era nulla dal punto di vista storico e giudiziario. Un strage di 22 italiani. Donne e bambini, tranne i quattro uomini adulti. Una strage terrificante. Una bambina di tre anni che veniva messa davanti al plotone di esecuzione”.

Non era ancora stato scoperto il famoso armadio.

“L’armadio della vergogna, dove erano stati nascosti 697 fascicoli relativi alle stragi naziste in Italia, non era stato ancora scoperto. Iniziai nell’88 e ho finito nel 1992, quando ci fu l’arresto del tenente Wolfgang Lehing-Emden e poi fu individuato anche il suo complice. I due che riuscii a rinviare a giudizio. Ebbero l’ergastolo, ma non fu possibile all’epoca avere l’estradizione. Cosa superata con il mandato di arresto europeo. La sentenza di condanna all’ergastolo della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere non potè essere eseguita come arresto degli imputati, però ebbe un significato simbolico importantissimo. Dopo questa sentenza nacque il caso Priebke, nei tribunali militari cominciarono ad aprire tutte le inchieste. Si scoprì che dopo Caiazzo c’era stata la strage di Conca della Campania, le stragi in Molise. Come se si fosse aperto uno squarcio”.

Esiste, oggi, una nuova resistenza?

“Per la difesa della democrazia, per la difesa dei valori della Costituzione. Come magistratura dobbiamo essere ancora il baluardo della difesa della legge e della Costituzione, la madre di tutte le nostre leggi”.

Soprattutto in questo momento.

“Ogni giorno si parla di riforma della Costituzione. E’ vero che tutte le Costituzioni devono essere aggiornate, devono essere modificate. Ma più di un aggiornamento sembra più un attacco alla Costituzione. Indubbiamente dobbiamo, tutti insieme, porci a baluardo della Costituzione”.

Cosa ha pensato quando ha visto il manifesto apparso a Milano: “Via le Br dalle Procure”.

“Siamo in un momento di degrado. Più andiamo avanti e più diventa guerra questo scontro tra le varie Istituzioni. E’ assolutamente assurdo che si arrivi a questo”.

Questo scontro quotidiano…

“Sta sempre più degradando”.

A cosa può portare?

“Siccome non sappiamo a cosa può portare dobbiamo, innanzitutto, non accettare le provocazioni. La magistratura non deve scendere sul piano più basso della polemica ma, senza retorica, deve volare alto. Dobbiamo difendere la nostra funzione e i valori della Costituzione. La magistratura deve difendersi soltanto in un modo: applicando la legge, facendola applicare”.

Il premier vi ha paragonati ad un’associazione a delinquere, a un cancro. Cosa possiamo dire ai cittadini?

“I cittadini sono molto meno sciocchi di quello che si pensa. A quelle frasi non ci crede neppure chi le dice. E’ tutta una sorta di tattica, servono per acuire l’attenzione e per arrivare allo scontro. Una sorta di referendum: pro e contro. Serve soltanto per questo”.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/05/dobbiamo-porci-a-baluardo-della-costituzione/

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Mio marito Gheorghe è morto come un cane

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Nel 2008 il bracciante rumeno aveva 35 anni. Dopo tre anni sua moglie chiede giustizia.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Chiedo giustizia per la morte di mio marito. Sono passati tre anni e ancora è tutto fermo. Voglio conoscere la verità processuale, i responsabili devono essere individuati. Gheorghe è stato lasciato morire come un cane”. Con queste parole Maria, la moglie del giovane rumeno morto di lavoro in Molise, è intervenuta alla manifestazione organizzata per commemorare il bracciante agricolo. Che il 29 luglio del 2008, a soli 35 anni, trovò la morte nei campi di lavoro di Nuova Cliternia. Una piccola frazione di Campomarino. In Molise. Dove il lavoro nero è pratica quotidiana. Soprattutto in quei territori, dove esiste un’alta percentuale di caporalato. Nel rapporto Istat del 2010 (Noi Italiani. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo) si legge: “la quota di lavoro irregolare del Mezzogiorno è più che doppia rispetto a quella delle due ripartizioni settentrionali… Tra le regioni meridionali spicca il valore particolarmente alto della Calabria seguita a distanza da Molise e Basilicata”. Ma in Molise il dibattito sul lavoro nero non è mai stato aperto. Nessuno ne parla. Nessuno s’indigna. I lavoratori sfruttati hanno paura di perdere il “lavoro”. E dormono anche nei campi. Si attrezzano e restano attaccati all’unica speranza lavorativa. In condizioni disumane. L’esempio di Gheorghe sembra non essere servito a niente. Proprio nel giorno della sua commemorazione, nel posto in cui è stata posizionata la croce in ricordo di quel vergognoso episodio, erano presenti dei braccianti che raccoglievano i finocchi. Nel giorno della festa dei lavoratori. “Viviamo in un mondo cattivo – ha aggiunto Maria Radu nella chiesa di Nuova Cliternia – non esiste solidarietà tra le persone. Ho subito un incidente stradale, sono finita in una cunetta. Ho avuto difficoltà a ricevere dei soccorsi. Le persone fanno finta di niente. Ma questa è la cosa più sbagliata”. Dopo le celebrazioni sul campo di lavoro, dove Gheorghe Radu è stato abbandonato e lasciato morire “come un cane”, la manifestazione si è spostata nella piazza di Nuova Cliternia. Dove il parroco ha messo a disposizione la sua chiesa per i vari interventi. Per non dimenticare un lavoratore. Che si pagava i contributi da solo. Che sperava in un futuro migliore per la sua famiglia. Per sua figlia Valentina. Che ha commosso tutti con la sua lettera indirizzata al caro papà. “Mi manchi tanto, ogni giorno che passa sento la tua mancanza, sempre di più. Vorrei che tu fossi qui con me e con la mamma. Sto crescendo in fretta, peccato che non sei qui vicino a me. Ti voglio abbracciare forte e non lasciarti mai più andar via. Tutti mi chiedono perché sono triste. Ma loro non sanno che io sto soffrendo, perché mi manchi tu”. Quanto tempo ancora, Maria e Valentina, devono attendere per conoscere la verità? Troppe sono le domande senza risposte. Quel giorno Gheorghe si sentì male. Non venne soccorso. Chi era presente? Chi non ha offerto i soccorsi? Probabilmente, Gheorghe, poteva essere salvato. Perché è calato un assordante silenzio su questa vicenda? Perché le Istituzioni regionali non si sono comportate da Istituzioni? L’Assessore regionale Angela Fusco Perrella ha così risposto, dopo diversi mesi dal fatto, a un’interrogazione regionale: “Non ci sono elementi di conoscenza per rispondere a questa interrogazione, ricordo che la delega alla sicurezza è dell’Assessorato alla Sanità. Per quanto mi riguarda ho solo competenza per il problema dell’emersione del lavoro nero e il controllo di alcune fasi lavorative in determinate aziende. Comunque sono a conoscenza dell’argomento, ma in maniera indiretta”. Ecco come argomenta la classe dirigente molisana. Che continua a non fare il proprio dovere. Per il secondo anno consecutivo a Campomarino si è voluto ricordare Gheorghe. Grazie anche all’impegno di una dignitosissima donna, come Maria Radu. Per il secondo anno consecutivo si è registrata la totale assenza delle Istituzioni regionali, della classe politica. E anche di un’opposizione spenta, dormiente, distruttiva e incapace di contrastare un centro-destra fallimentare. Impegnata con le campagne elettorali e con le continue sconfitte. In una Regione in cui le mafie fanno i loro sporchi affari. Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia in Molise operano tre mafie: la camorra, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta. Per il ciclo del cemento, per il riciclaggio, per il traffico di sostanze stupefacenti, per i rifiuti tossici, per l’affare dell’eolico. E per il lavoro nero. L’isola felice, termine molto caro alla classe dirigente (impegnata a mettere sotto il tappeto i problemi invece di risolverli), è contraddistinta soltanto dalla capacità di sostituire magistralmente il diritto con il favore. Del signorotto di turno che, con le pacche sulle spalle, attua il clientelismo più becero. Per fini elettorali. L’unico obiettivo della politica molisana. Sono trascorsi tre anni da quel maledetto giorno. L’indagine della Procura della Repubblica di Larino ancora non è stata chiusa. Risultano indagati tre soggetti: Teodoro Zullo, Edilio Cardinale e Domenico Scarano (con il quale Gheorghe aveva già lavorato in altre due occasioni). “Chiediamo con forza – ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia – che la Procura della Repubblica di Larino dia delle risposte. Gheorghe Radu è la fotografia del nostro tempo di chi cerca una vita migliore e si ritrova clandestino e preda del caporalato. Di chi viene messo su un furgone quando è ancora notte e rientra a casa quando è nuovamente notte. Di chi nelle campagne è spremuto, sfruttato e privato di qualsiasi diritto nell’indifferenza e nell’ignavia di una società distratta, assente, collusa e silente”. Per Tiziano di Clemente del PCL Molise è necessario che il Comune di Campomarino individui un luogo da intitolare al giovane lavoratore rumeno. “Chiediamo che questa storia, proprio perché emblematica, sia rappresentata con una tabella esplicativa, nel luogo  che sarà individuato, perché tutti ricordino e tutti sappiano in quale società viviamo e quali sono le spietate leggi del modo di produzione dominante. Perché si rompa il silenzio e l’oblio su una vicenda che invece deve rimanere viva nell’opinione pubblica e nei lavoratori molisani”. Dallo sdegno e dall’indignazione deve nascere il riscatto.
(
02/05/2011)
da Malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/05/mio-marito-gheorghe-e-morto-come-un-cane/

da Articolo 21.info
http://www.articolo21.org/3107/notizia/morti-sul-lavoro–mio-marito-gheorghe.html


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