Paolo De Chiara

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CARTA CANTA, giugno 2011 [2] – IL SENSO DI RESPONSABILITA’

Roberto Saviano

Roberto Saviano


 Il senso di responsabilità

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“… ritengo che il senso civico imponga a chiunque amministri di avere profondo senso di responsabilità”.

Raffaele Mauro, consigliere regionale, seduta consiglio regionale, 23 novembre 2010

 

“Saviano è l’unica persona che ha scritto un libro, in un italiano molto discutibile, su argomenti molto discutibili, perché ho lavorato in Campania e conosco benissimo quegli ambienti, ed è l’unico che praticamente è diventato un eroe, ha costruito la sua fortuna economica e oggi in Consiglio regionale devo sentire evocare l’autorità di Saviano. Sapete quante altre persone sono morte per mano della camorra e non hanno avuto mai una scorta? Sapete quanto prendono di pensione le mogli e i figli dei poliziotti che sono caduti sotto i colpi della camorra? Quanti di questi hanno avuto o hanno la possibilità di andare in televisione, di fare conferenze e guadagnare centinaia e centinaia di migliaia di euro”.

Raffaele Mauro, consigliere regionale, seduta consiglio regionale Molise, 23 novembre 2010

 

“…una domanda all’icona Roberto Saviano. La sua storia la sappiamo, anche se qualche velato dubbio ci sorge, ma al di là delle chiacchiere filosofiche vorremmo chiedere a questo signore che oggi andrà in piazza “come giudica l’azione di repressione che il governo ha messo in campo dall’aprile 2008 sino a oggi in Campania e che ha permesso di arrestare un numero importante di camorristi. E ancora visto che questi signori erano per lo più residenti nella terra natia, come spiega che oggi con un ministro deciso e concreto si sia giunto a questo risultato, mentre nei due anni trascorsi la stessa azione repressiva non aveva prodotto simili risultati”.

Claudio Pian, oggi coordinatore provinciale PdL Campobasso, molisenotizie.it, 3 ottobre 2009

molisenotizie.it/articolo.php?id=32146

 

“In ogni caso attra­verso le dichiarazioni dei pen­titi emerge che le famiglie della camorra casalese sono una vera piovra con propag­gini nella provin­cia di Napoli, in parte dell’Abruzzo, del Molise, della Luca­nia, del Lazio, in Emilia Romagna, ma anche in Roma­nia e nel sud della Ger­ma­nia, inves­ti­menti in Sco­zia, nella Repub­blica di Santo Domingo ed in Africa occi­den­tale”.

Roberto Saviano, Terra di Lavoro, Il clan dei casalesi in perfetta forma, www.robertosaviano.it/articoli/terra

 

“Saviano è il Siani moderno”.

Armando D’Alterio, procuratore Dda Campobasso, il pm che fece luce

sull’assassinio di Giancarlo Siani, Isernia, 18 ottobre 2010

 

“… non metto in discussione l’impegno di Saviano, ma il suo stile. Metto in discussione il fatto che ci sono tante altre persone che quotidianamente svolgono il loro dovere e non hanno avuto e non hanno questa carica mediatica che gli viene attribuita e data sicuramente non soltanto perché ha scritto un libro. […]. Non manco di rispetto a nessuno, ma voglio essere rispettato. Non manco di rispetto a Saviano, è lui che manca di rispetto a me e alla collettività. Manca di rispetto a chi ideologicamente non la pensa come lui e lo Stato paga i contributi e la scorta che lo difende. […]. Metto in discussione il suo modo, il suo stile politico, le affermazioni che fa, quello che dice, non il resto (forse come dorme, ndr.), su cui posso anche essere d’accordo”.

Raffaele Mauro, consigliere regionale, seduta consiglio regionale Molise, 23 novembre 2010

 

“…il territorio del riciclaggio dei rifiuti tossici sta aumentando i suoi perimetri. Altre inchieste hanno rilevato il coinvolgimento di regioni che sembravano immuni come l’Umbria e il Molise. Qui, grazie all’operazione Mosca coordinata dalla Procura di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di 120 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. I clan erano riusciti a triturare 320 tonnellate di manto stradale dismesso ad altissima densità catramosa e avevano individuato un sito di compostaggio disponibile a mischiarlo a terra e quindi a occultarlo nelle campagne umbre. Il riciclo arriva a metamorfosi capaci di guadagnare esponenzialmente a ogni singolo passaggio. Non bastava nascondere i rifiuti tossici ma si poteva trasformarli in fertilizzanti, ricevendo quindi danaro per vendere veleni. Quattro ettari a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficati avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”.

                                                                                                                                                               Roberto Saviano, Gomorra, pagina 323

 

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