cgil molise

GIOVANI IN FUGA DAL MOLISE

Per lo Svimez il tasso di disoccupazione si avvicina al 22%

Su 100 laureati, 26 sono inattivi. Cgil: “una buona parte scappa via da qui”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Ci occuperemo dei giovani molisani”. Questo l’annuncio del presidente della Regione Molise, Michele Iorio, poche ore dopo la sua terza rielezione (18 ottobre 2011). Davanti alle telecamere non ha avuto dubbi: “i giovani sono la priorità per il Molise“. Eppure sono in tanti ad interrogarlo (e adi interrogarsi) su cosa è stato fatto in questi dieci anni di governo di centro-destra? O meglio, su cosa non è stato fatto? Perché non si è pensato prima ai giovani molisani? “La situazione è drammatica – ha spiegato Antonello Miccoli, responsabile del mercato del lavoro della Cgil molisana – per i giovani precari. Tredicimila sono atipici in questa Regione”. E per quelli che da tempo hanno deciso di abbandonare il Molise? “Stanno continuando a impoverire la Regione. Una buona fetta di giovani scappa da questa Regione”.

Scappa perché in Molise la parola ’giovani’ è spesso soltanto uno spot elettorale. Per quel becero clientelismo che ha abituato molte persone ad accontentarsi di pochi mesi di lavoro. Per l’ex segretario regionale della Cgil, Rino Ziccardi: “siamo di fronte unicamente ad una politica del lavoro virtuale fatta di annunci, conferenze stampa, parole roboanti che non incidono sui termini del problema. Non si crea lavoro, quel poco esistente si sta perdendo con la crisi industriale in atto, i giovani escono fuori regione determinando così l’impoverimento della nostra terra”. Ecco un primo dato. Il Molise, dall’Unità d’Italia a oggi, ha mantenuto lo stesso numero di abitanti (320mila). Si organizzano stage, borse lavoro, corsi di formazione, si fanno contratti di pochi mesi.

Il Presidente Michele Picciano (Pdl), non rieletto, è stato rinviato a giudizio per voto di scambio. Secondo l’accusa, Picciano (all’epoca dei fatti assessore regionale) avrebbe concesso 75 borse di studio, cercando in cambio un appoggio per la campagna elettorale del 2006. Ma qual è la situazione in Molise? Sono preoccupanti i dati sull’occupazione giovanile dell’Italia meridionale diffusi dallo Svimez (anticipazione del Rapporto sull’economia del Mezzogiorno).

Due giovani del Sud su tre non hanno lavoro. In Molise, una terra identificata dalla classe dirigente come ’isola felice’ il tasso di disoccupazione si avvicina in realtà al 22%. I dati parlano di un tasso di occupazione giovanile (in età compresa fra i 15 e i 34 anni) pari al 36,4%. Per le ragazze si arriva al 27,6%. E i laureati? In Molise su 100 laureati, circa 26 sono inattivi (il 28,5% per le ragazze e il 21,4% per i ragazzi).

Questi sono i dati che fotografano la seconda Regione più piccola d’Italia. La cassa integrazione guadagni è aumentata del 538%, un vero e proprio ostacolo per chi cerca lavoro in questa piccola, ma problematica, Regione. Il Molise è agli ultimi posti per i brevetti ed è l’unica Regione che non ha un distretto industriale. “La situazione – secondo il consigliere regionale di minoranza Massimo Romano – è drammatica sotto il punto di vista culturale, economico e sociale. In Molise non ci sono prospettive credibili per un giovane. Sia per un professionista e sia per chi ha un titolo di studio più basso”. Per il consigliere di minoranza la politica molisana è responsabile di questa situazione. “La politica non ha posto in essere strumenti idonei e ha campato su queste situazioni”. In che modo? “Conviene mantenere le migliori energie della società in una condizione di vassallaggio per una questione clientelare. E’ la politica che crea i vincoli, i ricatti nei confronti dei giovani che sono costretti a rivolgersi all’assessore o al consigliere regionale di turno. E’ possibile che in questa Regione non si facciano concorsi pubblici? E’ possibile che al vertice di Enti sub regionali ci siano i trombati della politica e dei partiti e non giovani che avrebbero l’interesse, la voglia e l’energia di dimostrare le proprie capacità?”.

Ed ecco alcune testimonianze di alcuni giovani molisani. La prima è di un ragazzo di 30anni di Campobasso (che chiameremo Luca), costretto a lasciare il Molise per non sottomettersi al politico di turno. “A trent’anni, laurea in Giurisprudenza e abilitazione all’esercizio della professione forense, visto che nella mia Regione tutto era riservato al collocamento gestito dai politici, sono andato prima a Sondrio e poi a Milano a lavorare per un’assicurazione. Stipendio discreto se fossi stato in Molise, a Milano un terzo andava via per un bilocale modesto in una zona modesta. Sono tornato al paesello. Ho constatato quanto è amaro vivere di paghetta, non avere la minima possibilità di pensare a mettere su famiglia, comprare una casa e vivere da adulto. Non si contano le domande di lavoro fatte per tutte le zone d’Italia, sono pronto di nuovo a spostarmi dove ci sia un lavoro. Sono inferocito per la gestione clientelare degli impieghi in Regione, con qualunque tipo di contratto sono sistemati i protetti e i conoscenti dei politici, senza merito né qualità. A che è valso aver frequentato un’università costosissima romana, seria e con ottimi docenti, se poi per guadagnare la pagnotta serve il politico del posto?”.

Questa la testimonianza di Marco (nome di fantasia), un ragazzo di 28 anni di Campobasso, che ha deciso di restare in Molise, ma senza fortuna: “ho lavorato per circa 18 mesi come sviluppatore con uno stipendio (se così si può chiamare) da fame e rigorosamente in nero. Mi hanno chiesto di fare dei sacrifici illudendomi di avere un contratto che però non è mai arrivato. Mi trovo disoccupato e con gli stipendi arretrati”. Per Diego (altro nome fittizio),28anni di Isernia, l’esperienza all’estero non è servita a nulla. Dopo aver abbandonato il Molise e l’Italia ha fatto esperienza in Inghilterra: “mi sono laureato in Italia e dopo vari lavori a termine mi sono trasferito in Inghilterra per un impiego meglio retribuito. Ho preso anche una seconda laurea e ho lavorato in due multinazionali. Sono rientrato in Italia credendo che con due lauree, un ottimo inglese ed esperienze lavorative in società multinazionali avrei potuto trovar lavoro. Ma come bisogna fare per poter lavorare in Italia se non si conosce il politico che ti sponsorizza?”. L’ultima testimonianza è del giovane Alessandro (nome vero), 30 anni di Campobasso, per lavoro ha lasciato il Molise. “Ho solo voglia di fare una valigia più grande possibile e andarmene dall’Italia, dal suo sistema culturale e dalle sue politiche sociali. Ho lavorato per anni all’Università nella speranza di un eventuale futuro nel campo della formazione, ma a quanto pare in questo Paese la formazione è una categoria di serie B o C. Spero di trasferirmi negli Usa, dove vige un sistema meritocratico”..

“Pubblicato in esclusiva su L’Indro www.lindro.it 
e qui ripubblicato per gentile concessione”.
http://www.lindro.it/Giovani-in-fuga-dal-Molise#.TrfqWPRCqdB

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