Giorno: 12 dicembre 2011

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il Procuratore della Repubblica di Napoli a Isernia, per parlare della cultura della legalità

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il magistrato vicino alla pensione dopo diverse indagini su nomi importanti. “La vecchiaia ti dà libertà”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ un Paese dove molto è illegale, quindi meglio parlare di legalità. Una legalità che deve nascere dal basso, da quando si è bambini perché altrimenti non si riesce a capire di cosa stiamo parlando. Non è soltanto l’osservanza delle norme penali. Ma l’osservanza delle norme del vivere civile. Se si riesce a vivere civilmente diventa molto naturale rispettare anche le norme legali”.

Con queste parole il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, è intervenuto a Isernia (Molise), insieme a Vincenzo Siniscalchi, Armando D’Alterio, Enrico Tedesco, Rossana Venditti e Lorenzo Diana, alla manifestazione pubblica ’Se non fossimo il Paese che siamo… come fare per riaffermare la cultura della legalità’.

Il magistrato napoletano, da otto anni alla guida della Procura più grande e difficile d’Italia, ha seguito le inchieste più bollenti degli ultimi anni: dalla camorra a Calciopoli, dai rifiuti alle indagini sull’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella fino a quella su Nicola Cosentino (sottosegretario del governo Berlusconi) e le collusioni con il crimine organizzato. Senza dimenticare le inchieste su Giampaolo Tarantini e Walter Lavitola e lo scambio di battute con l’ex premier.

A dicembre andrà in pensione. “Ho avuto la fortuna o la sfortuna di imbattermi con alcune personalità e, naturalmente, sono stato subito attaccato. Così come sono stati attaccati i colleghi milanesi. La mia toga è passata da grigia, rossa, gialla. Ma non mi interessava proprio, anche perché sto per finire. Tra un po’ me ne vado in pensione, avevo la libertà di dire tutto. Perché la vecchiaia dà la possibilità di dire tutto quello che si pensa. Sono totalmente libero nel parlare. Ho sempre reagito”.

Il giudice Giovanni Falcone confidandosi con il suo amico fraterno e collega Paolo Borsellino disse: “la gente fa il tifo per noi”. E’ cambiato qualcosa da allora?
Nell’attività che ho svolto come titolare della Procura più grande d’Italia ho ricevuto dalla gente per strada tantissima solidarietà, soprattutto per il processo al noto personaggio. In questa lotta che c’è stata è una questione soltanto di principio perchè ci si voleva sottrarre all’esame da parte dei magistrati. Su questo non abbiamo ceduto, però ci hanno fatto cedere successivamente perché le competenze le abbiamo dovute trasmettere all’autorità competente.

Cosa bisogna fare per riaffermare la cultura della legalità?
Dobbiamo partire dalle cose più ovvie. Le cose che dovrebbero essere naturali per noi italiani, ma soprattutto per noi napoletani. Abbiamo nel dna il fatto di violare le norme. Quando è necessario fare fronte comune per far ammettere una determinata cosa lo facciamo. Se ci sta il passaggio pedonale siamo portati a passare fuori dal passaggio pedonale, il rosso diventa verde e il verde diventa rosso. Sono cose un po’ strane che si vedono soprattutto a Napoli.

Che importanza hanno la famiglia e la scuola?
Si deve partire soprattutto dalla famiglia e poi dalla scuola. Oggi c’è un filo di speranza concreto: la possibilità per i ragazzi di andare negli Stati esteri dove la cultura della legalità è maggiore rispetto a quella italiana. Ne ho l’esempio classico con mio figlio che è stato molto all’estero e quindi, naturalmente, quando viene a Napoli soffre vedendo queste violazioni. Riprende molte volte anche me, lo confesso, per qualche violazione lieve che riesco a fare.

Secondo l’ex presidente della commissione antimafia Giuseppe Lumia: “nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Cosa rischia il Molise?
Il Molise è ancora un’isola felice. Per evitare di dovere combattere la criminalità organizzata bisogna stare attenti. I cittadini devono stare attenti, perché la criminalità organizzata è insidiosa. Quando cerca di penetrare nella società sana, acquisendo imprese che hanno bisogno di denaro fresco, come sta avvenendo in Emilia Romagna e nel Veneto abbiamo l’infiltrazione della camorra. In Molise non c’è paragone con i guai che abbiamo a Napoli, però questo vi deve servire da lezione.

La legalità è un grande parolone a cui spesso non segue niente nel concreto. L’esempio che dovrebbe venire da noi, da questa generazione, è già traballante rispetto ai ragazzi piccoli. Bisogna partire dall’osservanza delle regole più banali per poi avere la cultura della legalità. Un occhio di riguardo per le giovani generazioni? 
Bisogna educare i ragazzi a osservare le regole del vivere civile. Poi, un domani, dovranno osservare anche quelle penali e le disposizioni vigenti. Altrimenti non arriveremo a niente. Avremo soltanto gli stereotipi del mafioso che va girando con la macchina potente e compra vestiti firmati. E’ una cosa effimera questa ricchezza, perché loro devono mettere in conto due cose: morte violenta oppure il carcere a vita. La giustizia è lenta, ma arriva sempre.

A che punto siamo con la ’caccia’ a Michele Zagaria, il boss latitante della camorra?
Fino ad oggi purtroppo, nonostante che tutte le forze dell’ordine gli siano addosso, non siamo riusciti. Ci siamo andati molto vicini, abbiamo anche utilizzato aerei, elicotteri e altre tecniche speciali. Ma secondo me la tecnica vecchia, quella delle investigazioni, un confidente e la notizia buona al momento buono risolverà il problema. Spero che la latitanza termini prima che me ne vada in pensione. E’ una promessa che le forze dell’ordine mi avevano fatto. Se non ci riescono non è per cattiva volontà, ma perché veramente non ci sono riusciti.

Lui sente il fiato sul collo?
Sicuramente si, basta qualche telefonata che scappa.

da lindro.it di venerdì 18 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Lepore-qui-molto-e-illegale,4532#.TuZFPLKXvq4

MORIRE DI LAVORO IN MOLISE

Il caso di Gheorghe Radu, morto nel 2008 nelle campagne di Campomarino

MORIRE DI LAVORO IN MOLISE

Il prossimo 17 gennaio l’udienza per proprietari del terreno e datori di lavoro del bracciante.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Chiedo giustizia per la morte di mio marito. Sono passati tre anni e ancora è tutto fermo. Voglio conoscere la verità processuale, i responsabili devono essere individuati. Gheorghe è stato lasciato morire come un cane”. Dopo una lunga attesa la giustizia ha dato una prima risposta alla giovane moglie, Maria Radu. Donna di grande dignità, che non si dà pace per la morte assurda del marito.

Venuto in Italia nel 2004 per trovare fortuna, il bracciante rumeno raccoglieva i pomodori per un’Azienda di Torremaggiore (Fg), pagava i contributi ma lavorava in nero. In Italia doveva pensare a sua moglie e a sua figlia Valentina, che oggi ha 14 anni, ma ancora non è ancora riuscita a capire perchè il padre non è più tornato a casa. Perchè nessuno lo ha salvato e lo hanno lasciato morire “come un cane”. E, soprattutto, cosa è successo il 29 luglio del 2008 nelle campagne di Campomarino, in Molise.

Le due donne sono rimaste sole, con il proprio dolore e il silenzio che ha circondato questa morte. Gheorghe è morto di lavoro in Molise, di lavoro nero.

Nel rapporto dell’Istat ’Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’, del 12 gennaio 2010 si legge: “la quota di lavoro irregolare del Mezzogiorno è più che doppia rispetto a quella delle due ripartizioni settentrionali… Tra le regioni meridionali spicca il valore particolarmente alto della Calabria (27.3%), seguita a distanza da Molise e Basilicata”. In Molise la Uil ha indicato un calo delle ispezioni. Proprio in uno studio del sindacato del febbraio 2009 (’Lavoro irregolare: il sommerso è ancora una metastasi’) si legge: “ci preoccupa la significativa diminuzione dell’attività ispettiva, che pur se prospettata nel segno di una maggiore qualità (…) rischia di aumentare la sacca di lavoratori in nero e irregolari”.

Nei territori del basso Molise c’è un uso quotidiano del lavoro nero. A quanto pare tutti sanno, tutti sono a conoscenza di questa metastasi, ma poi pochi denunciano. E quando ci scappa il morto nessuno osa chiedere spiegazioni Il coordinatore regionale dell’epoca dellaFillea-Cgil del Molise, Domenico Di Martino, denunciava con queste parole la situazione regionale: “si vorrebbe far passare il Molise come un’isola felice, in cui le regole fissate dalla legge e dai contratti sono sostanzialmente rispettate e i fenomeni di ’criminalità padronale’ sono lontani e limitati a pochi episodi, collegati a realtà imprenditoriali che vengono dall’estero”. Doveroso aggiungere che è spesso la criminalità organizzata, soprattutto la Sacra Corona Unita, a fare uso di questo sistema di lavoro. Lo aveva denunciato l’ex Presidente della Commissione Antimafia, Giuseppe Lumia a Campobasso: “In Molise le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la camorra e la Sacra corona unita (la cosiddetta ‘societàfoggiana’ che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza)”. E Campomarino, il luogo dove Gheorge ha trovato la morte, confina proprio con la provincia di Foggia.

Il Gup ha fissato per il prossimo 17 gennaio 2012, alle ore 11.30, l’udienza preliminare. Gli imputati sono Teodoro Zullo (proprietario del terreno, teatro dell’evento letale), DomenicoScarano e Edilio Cardinale (che assumevano e organizzavano) che “per negligenza, imprudenza e violazione della normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro, destinavanoGheorghe Radu a lavoro agricolo in spregio a qualsiasi accortezza”.

Gheorghe aveva problemi di cuore e non ha retto alla fatica. Quel giorno, durante la pausa pranzo, si era accorto che qualcosa non andava. Aveva avvertito i compagni. Non era rientrato sui campi per raccogliere e riempire le cassette di pomodoro. Aveva trovato riparo nei pressi di un tir. Nessuno si è accorto del giovane lavoratore. “E’ stato lasciato morire come un cane” ripete la moglie. “Non è possibile morire a 35anni per lavoro. Durante la mattinata avevo provato a chiamare mio marito. Il telefono squillava, ma nessuno mi ha risposto. Solo la sera ho saputo che mio marito era morto. L’ho saputo da un carabiniere”.

Per l’ex segretario della Cgil, oggi consigliere regionale Petraroia “se fosse stato soccorso forse poteva salvarsi, ma nessuno ha avuto pietà ed è prevalsa la paura”. Aveva iniziato a lavorare, secondo le varie testimonianze, intorno alle 10. Già intorno alle 13 aveva manifestato i primi malori. Morirà qualche ora dopo.

C’è stata omissione di soccorso? Chi si è accorto del malore? I lavoratori, secondo le testimonianze, a un certo punto della giornata vennero allontanati dai campi. Attesero qualche ora per sapere cosa fare.

Con l’imputato Domenico Scarano, il datore di lavoro, il giovane rumeno aveva già lavorato nel 2007 per la durata due contratti: il primo di 20 giorni e il secondo di 51 giorni. “Diverse volte – ha spiegato la moglie Maria – usciva di casa la mattina presto e rientrava a casa intorno alle 23. Gli dicevo sempre che era pesante quel lavoro. Faceva fatica a lavorare. Quel giorno raccoglieva i pomodori. Prendeva i cassoni. Arrivavano anche undici tir al giorno. Ogni autocarro ha 88 cassoni. Un cassone pesa 40 chili”.

Con queste parole la giovane vedova ricorda il marito: “era una persona che non ammetteva le bugie. A lui piaceva la giustizia e la verità. Ho giurato di andare avanti per lui. E per mia figlia che mi dà la forza di continuare questa battaglia”. Ogni anno, da sola, organizza la commemorazione davanti la chiesa e sul campo di lavoro, dove ha posizionato una croce e una foto del marito, per ricordare la tragedia che ha colpito la sua famiglia. Ma in pochi rispondono all’appello di Maria. Ciononostante lei va avanti. “Mi costituirò parte civile. Sono anni che aspetto l’inizio di questo processo”. Il giorno della verità è quasi arrivato. I tre imputati sono chiamati a rispondere di vari reati “concorrendo tra loro a provocare al lavoratore Gheorghe Radu, un evento cardiaco improvviso e con effetti letali, lasciando il medesimo sul terreno agricolo, solo con se stesso nella gestione dei primi sintomi del medesimo evento sino al decesso, fatto di cui gli altri lavoratori e gli stessi Zullo, Scarano e Cardinale si accorgevano solo dopo alcune ore”. Maria è decisa: “i colpevoli devono pagare”.

da lindro.it di giovedì 17 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Morire-di-lavoro-in-Molise,4498#.TuZDq7KXvq4

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE

Mario Monti ufficializza la squadra del governo tecnico

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE

Personalità di alto profilo con qualche trascorso. Per il ’Financial Times’ “è l’ultima chance”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ l’ultima chance” per il ’Financial Times’, che spiega: “se un fallimento in Grecia sarebbe un semplice fastidio, in Italia sarebbe devastante. Quello che dovrà fare Monti sarà estremamente difficile”, gli servirà “una grossa dose di fortuna”. Ma non solo. Servirà impegno, serietà e coerenza per risollevare le sorti del Paese, gestito in questi ultimi anni in modo molto approssimativo.

La squadra di tecnici, composta dal nuovo Presidente del consiglio, è stata resa pubblica. Dopo diverse ore di colloquio con il Capo dello Stato, Monti ha ufficializzato i nomi dei nuovi ministri. Ecco la lista: Mario Monti, Presidente del consiglio con delega alle Economia e alle Finanze; Corrado Passera, allo Sviluppo e Infrastrutture; Giampaolo Di Paola, alla Difesa;Anna Maria Cancellieri, all’Interno; Paola Severino, alla Giustizia; Giulio Terzi di Santagata,agli Esteri; Elsa Fornero, al Lavoro e alle Politiche Sociali; Francesco Profumo, all’Istruzione, Università e Ricerca; Lorenzo Ornaghi, ai Beni culturali; Renato Balduzzi, alla Salute; Mario Catania, alle Politiche Agricole e forestali; Corrado Clini, all’Ambiente. Cinque ministri senzaportafoglio: Enzo Moavero Milanesi, Affari Europei; Piero Gnudi, Turismo e Sport; Fabrizio Barca, Coesione territoriale; Piero Giarda, Rapporti con il Parlamento; Andrea Riccardi, Cooperazione internazionale. Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, sottosegretariodella Presidenza del Consiglio.

Il programma di Governo sarà presentato domani. Ma chi sono gli uomini del presidenteMonti?

Partiamo dal banchiere Corrado Passera, ministro allo Sviluppo Economico e alle Infrastrutture. Uno dei protagonisti della privatizzazione dell’Alitalia, dove gli italiani si sono preoccupati delle perdite e la nuova cordata ha investito nella società sana. Durante la conferenza stampa lo stesso Monti ha tenuto a precisare: “ho considerato la sua storia come una importante premessa e promessa di una sua attività proficua senza che ci siano nelle sue nuove funzioni possibili intralci legati alla sua attività passata”. Ma chi è Passera e perché, anche dopo Berlusconi, si torna a parlare di conflitto di interessi? E’ l’amministratoredelegato di Intesa Sanpaolo. Membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università Bocconi e della Fondazione Teatro alla Scala, è consigliere e membro del comitato esecutivodell’Associazione Bancaria Italiana. E’ stato anche direttore generale di Cir, direttore generale di Arnoldo Mondadori Editore e del gruppo L’Espresso. Da ’Il Fatto Quotidiano’ del2 settembre 2010 si apprende: “la banca guidata da Passera, finanzia la compravendita di una società di cui lo stesso Passera è azionista. E i Fontana (industriali brianzoli, ndr),secondo quanto dichiarano all’epoca, sono pronti ad acquistare, oltre alla quota di controllo parcheggiata in una finanziaria lussemburghese, anche le azioni dei piccoli soci dell’Hotel. Quindi, in teoria, anche quelle dei Passera. Per togliersi dall’imbarazzo il banchiere avrebbe potuto rendere nota la sua posizione agli altri consiglieri di amministrazione di Intesa chiamati ad approvare il prestito. Ma Passera tace”. La stessa famiglia Fontana entrò nella cordata organizzata dal banchiere per rilevare Alitalia.

Giampaolo Di Paola, Ministro della Difesa, ammiraglio. Presidente del comitato militaredella Nato. E’ stato Capo di stato maggiore della Difesa e capo di gabinetto con il ministrodella Difesa Carlo Scognamiglio (centro-destra) e con Sergio Mattarella (centrosinistra).

Anna Maria Cancellieri, Ministro dell’Interno. Già commissario prefettizio a Bologna, dopo le dimissioni di Del Bono per il ’Cinziagate’. Nominata da poco commissario a Parma. Ha ricoperto anche il ruolo di commissario del teatro Bellini di Catania.

Paola Severino, Ministro della Giustizia. Vicina all’ex presidente del consiglio Romano Prodi. Avvocato penalista, ha difeso Cesare Geronzi, i Caltagirone, Roberto Formigoni, Romano Prodi, Gaetano Gifuni (ex segretario della presidenza della Repubblica) e Salvatore Buscemi, il capomandamento della famiglia mafiosa di Passo di Rigano. Ha assistito uno dei dirigenti di polizia imputati per l’irruzione nella scuola Diaz.

Giulio Terzi di Santagata, Ministro degli Esteri. Attuale ambasciatore italiano a Washington. Ha ricoperto la carica di consigliere politico della rappresentanza d’Italia presso la Nato. E’ di casa alla Farnesina, dove ha già ricoperto l’incarico di vice segretario generale, direttore generale per la cooperazione politica multilaterale e diritti umani e direttore politico. E’ stato ambasciatore d’Italia in Israele e rappresentante permanente d’Italia alle Nazioni Unite a New York. Giurerà domani.

Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Vicepresidente del Consiglio disorveglianza d’Intesa San Paolo, docente di Economia Politica (facoltà di Economia) all’Università di Torino e componente del Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale presso il ministero del Lavoro. Ha fondato il Cerp, Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, a Moncalieri.

Il dopo Gelmini si chiama Francesco Profumo, Ministro all’Istruzione, Università e Ricerca.Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. E’ stato Visiting Professor in USA, in Giappone, in Repubblica Ceca e in Argentina. Membro del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia.

Lorenzo Ornaghi, Ministro ai Beni Culturali. Rettore dell’Università Cattolica di Milano, al terzo mandato. Direttore dell’Aseri (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali), dellarivista Vita e Pensiero. E’ vicepresidente di Avvenire e della Fondazione Vittorino Colombo di Milano. Membro del Cda della Fondazione Policlinico Irccs di Milano. Pochi anni fa ha ricevuto dal Comune di Milano “l’Ambrogino d’Oro”.

Renato Balduzzi, Ministro alla Salute. Professore di diritto costituzionale nell’Università delPiemonte Orientale. Ha presieduto la commissione ministeriale per la riforma sanitaria.Consigliere giuridico del Ministro delle politiche per la famiglia.

Mario Catania, Ministro alle Politiche Agricole e Forestali. Capo dipartimento delle politiche europee e internazionali del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Corrado Clini, all’Ambiente. Direttore generale del ministero dell’Ambiente. Indagato per l’inquinamento prodotto da un impianto di incenerimento di rifiuti della società svizzera Thermoselect, difeso dall’avvocato Carlo Taormina. Posizione archiviata. Clini rientra anche in una vicenda sollevata dai cambogiani e dal ’Corriere della Sera’, dopo una denuncia presentata da padre Alex Zanotelli. Che, nel corso di una conferenza stampa, aveva posto interrogativi legati al risanamento e trasferimento della più grande discarica di Dandora (Nairobi). Il neo ministro utilizzò queste parole per rispondere: “forse disturbiamo the lords of pauperty, i cosiddetti benefattori di professione, che vivono sulla miseria dei disperati”. La storia la racconta Gianni Ballarini sulla rivista ’Nigrizia’: “A gestire, direttamente da Roma, l’operazione è Corrado Clini. Sarà lui che il 14 e il 15 agosto del 2007 scenderà a Nairobi per incontrare le autorità locali e gli stessi comboniani, per convincerli della bontàdell’iniziativa e per garantire su Eurafrica (una società italiana con uffici in Kenya e 10mila euro di capitale sociale, ndr.). Perché, nel frattempo, compare questa società, con sedi a Napoli e Roma, alla quale è stato affidato lo studio di fattibilità. E qui i misteri iniziano a infittirsi. Innanzitutto, non è chiaro chi le abbia assegnato l’incarico. Clini, nei suoi documenti, scarica la responsabilità sui colleghi kenyani. I quali cascano dalle nuvole”. “Al dottor Clini – hanno commentato Greenpeace, Legambiente e Wwf – vanno le nostre congratulazioni per il prestigioso incarico che gli è stato conferito. Ci aspettiamo che il suo impegno nel gabinetto Monti possa segnare una svolta positiva e un cambio di direzione nelle politiche italiane sull’ambiente a partire da quelle sui cambiamenti climatici”.

Enzo Moavero Milanesi, Ministro per le Politiche Europee. Giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia della Ue. Collaboratore storico di Mario Monti.

Piero Gnudi, Ministro dello Sport e del Turismo. Consigliere di amministrazione di Unicredit, Astaldi e de ’Il Sole 24Ore’. Membro direttivo di Confindustria, della giunta direttiva di Assonime (associazione tra le società per azioni), del comitato esecutivo dell’Aspen Institute. E’ stato presidente di Iri e di Enel. Amico di bicicletta di Romano Prodi.

Fabrizio Barca, Ministro alla Coesione Territoriale. Direttore generale presso il ministerodell’Economia e delle Finanze. Un curriculum di studi internazionale. Figlio di Luciano Barca, partigiano, deputato nelle fila del Pci, direttore dell’Unità ed economista. Collaboratore diEnrico Berlinguer. E’ stato accolto da Calderoli (Lega) con queste parole: “se il buongiorno si vede dal mattino, allora è notte”. Il neo ministro è stato nominato presidente del comitato per le Politiche territoriali dell’Ocse.

Piero Giarda, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Responsabile del Laboratorio di Analisi Monetaria dell’Università Cattolica di Milano e componente del Comitato direttivodella scuola per il dottorato in Economia e finanza delle amministrazioni pubbliche. Ha insegnato all’Università Cattolica, all’Università degli Studi della Calabria all’Università di Harvard. Vice presidente della Fondazione Milano per la Scala, presidente della Fondazione Internazionale Monte Rosa, componente del Consiglio di amministrazione del Teatrodell’Opera di Roma. Così rispondeva ad una domanda, dello scorso 4 novembre, sulla famosa lettera inviata dal Governo italia all’Europa: “L’Italia ha bisogno di provvedimenti concreti e non di lettere. Nello specifico la lettera contiene pochissime indicazioni concrete ed è firmata da un personaggio che ha perso molta della sua credibilità”.

Andrea Riccardi, Ministro della Cooperazione Internazionale. Professore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre. Ha fondato la Comunità di Sant’Egidio. Per molti è uno dei rappresentanti del Vaticano.

Antonio Catricalà, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Presidente dell’Antitrust.Consigliere e presidente di sezione del Consiglio di Stato. Professore di Diritto Privato all’Università di Tor Vergata, insegna Diritto dei Consumatori alla Luiss. Capo di gabinettodel Ministro delle Poste Maccanico. Ha collaborato con Berlusconi come segretario generale di Palazzo Chigi.

Per il giornalista economico Claudio Kaufmann, vice direttore di Borsa e Finanza: “E’ l’ultima chance. E’ il migliore dei governi possibili. Viviamo una situazione peggiore di come veniva raccontata. L’unico rischio per questo governo è la politica”.

da lindro.it di mercoledì 16 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Tutti-gli-uomini-del-Presidente,4481#.TuZAy7KXvq4

’SANTI’ PATRONATI

La riforma 152 che ne ampliava le funzioni compie dieci anni

’SANTI’ PATRONATI

Un corpo intermedio di servizio e un punto di riferimento per il welfare

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I Patronati hanno contribuito in questi anni ad avvicinare milioni di cittadini, lavoratori e pensionati, alle istituzioni preposte alla gestione dello stato sociale, e quindi alla democrazia. E il loro ruolo sarà sempre più determinante in futuro, soprattutto alla luce dei bisogni sociali emergenti dall’acutizzarsi della crisi economica, che aumenta disagi e domande di tutela”. In questo modo il vicepresidente del patronato Acli, FabrizioBenvignati, è intervenuto in occasione del decennale della legge di riforma 152 del 2001.

La norma che ha permesso di ampliare le funzioni, confermando i compiti e affidandone di nuovi. Una legge che ha ‘rivoluzionato’ l’attività dei patronati. L’anniversario è stato celebrato questa mattina dalle quattro sigle (Cepa, Cipas, Cipla, Copas) con una manifestazione organizzata al Cnel. Per una riflessione sulle sfide future. Per il presidente del raggruppamento Cipla, Leo Fiorito: “sono stati dieci anni che hanno modificato la nostra vita, hanno cambiato le persone, le famiglie, i lavoratori. Tutti, in questi anni, sono impegnati nella ricerca di nuovi equilibri. Questo decennale è di fondamentale importanza e i patronati, come corpo intermedio di servizio, devono offrirsi alla riflessione. Il sistema dei patronati sarà all’altezza del suo compito se guarderà per tempo e interverrà rispetto alle modificazioni in campo, se riuscirà a guardare alla rete di orientamento sociale e a definire e posizionare al centro beni e servizi di pubblica utilità, per dei bisogni che continuano ad investire salute, famiglia, immigrazione, nuove forme di società”.

All’incontro, che ha visto per la prima volta insieme i quattro raggruppamenti sindacali, ha preso parte anche il consigliere del Cnel Bosco: “il patronato costituisce dal 1947 un punto di riferimento e un partner sociale per tutti coloro che hanno diritto a prestazioni del nostro welfare e bisogno di una assistenza a misura di persona”. Per il presidente dell’Inca-Cgil,Morena Piccinini: “abbiamo bisogno di allargare il nostro ambito di azione verso grandi terreni, come quello della previdenza complementare e dei rapporti con la pubblica amministrazione a livello locale. La funzione nuova del patronato è proprio questa: rivolgersi alla persona per l’insieme dei diritti di cittadinanza, da quelli previdenziali alla tutela della salute sul luogo di lavoro, alla gestione del rapporto verso i lavoratori immigrati”.

I patronati nascono con l’esperienza del mutuo soccorso, sino ad arrivare al sostegno per i soggetti più in difficoltà. La legge del 2001, che “detta i principi e le norme per la costituzione, il riconoscimento e la valorizzazione degli istituti di patronato e di assistenza sociale quali persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità”, ha permesso ai patronati di attivare le convenzioni con i soggetti istituzionali.

Per collaborare con strutture pubbliche e private e per coprire le richieste e i bisogni sociali. Ma quali sono le funzioni dei patronati? Basta sfogliare la legge del 2001: “Gli istituti dipatronato e di assistenza sociale esercitano l’attività di informazione, di assistenza e di tutela, anche con poteri di rappresentanza, a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini italiani, stranieri e apolidi presenti nel territorio dello Stato, per il conseguimento in Italia e all’estero delle prestazioni di qualsiasi genere in materia di sicurezza sociale, di immigrazione e emigrazione”.

L’attività del patronato è sottoposta al controllo del Ministero del Lavoro che rileva, annualmente, la quantità e la qualità dell’operato di ciascuno. 11 milioni e 400mila pratiche lavorate nel 2010, 22mila uffici e recapiti aperti al pubblico sei giorni a settimana, 6 milioni e 900mila ore di servizio offerte ai cittadini in un anno. Questi i numeri dei patronati in Italia, resi noti questa mattina nel corso dell’appuntamento a Roma. Secondo l’Istituto Ispo di Milano tra la popolazione italiana il servizio più conosciuto tra i cittadini è quello riferito alle pensioni (78%), per gli assegni familiari (74%) e per l’indennità di disoccupazione (71%).

Per la ricerca, realizzata tramite interviste telefoniche, con il sistema CATI, (su un campione di 1007 individui) nove italiani su dieci (il 93%) affermano di averne sentito parlare. Il 47% afferma di saper indicare ed indica una sigla di patronato (mentre il 46% dice di non essere in grado di citare alcun nome specifico di patronato). Il 39% manifesta un’ottima o discreta conoscenza dei patronati. Il 44% degli intervistati sostiene di essersi rivolti ad un patronato, mentre il 28% dichiara che potrebbe farlo in futuro. Un’esperienza di oltre sessant’anni di attività di assistenza e di tutela per i cittadini e i migranti che “dalla pubblica amministrazione esigono i loro diritti previdenziali e assistenziali, secondo la legislazione vigente”.

Quali sfide attendono il patronato? Che peso ha in questo particolare momento? Lo abbiamo chiesto al professor Mario Napoli, docente di diritto del lavoro e direttore del Dipartimento di Diritto privato e pubblico dell’economia dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano. “E’ una norma molto positiva, innovativa e interessante. Lo Stato pensa alla protezione dei cittadini. Una grande occasione di presenza sociale per le persone. L’impianto è esatto. Ne parlo positivamente, anche se è costosa per le tasche dello Stato. Ma è necessaria”. Il vicedirettore della Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza Sociale non ha dubbi: “non si mettono in discussione i diritti acquisiti nel corso del tempo. In questa drammatica situazione, almeno, si lasciano le forme di tutela. Quando c’è incertezza e instabilità tra i cittadini meglio non mettere in discussione certi diritti fondamentali”. Ma qual è la situazione del mercato del lavoro in Italia? Secondo lo studio Cgil-Ires e i dati che verranno presentati domani dalla Cgil nel corso di una conferenza stampa, in tre anni di governo sono stati bruciati quasi un milione di posti di lavoro. Il mercato del lavoro italiano è stato caratterizzato da profondi mutamenti economici e sociali. Le debolezze dell’economia italiana si sono rivelate grazie alla crisi economica mondiale. La crisi ha peggiorato la situazione e ha inciso anche sull’andamento dei contratti interinali e atipici.

da lindro.it di martedì 15 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Santi-Patronati,4452#.TuY_grKXvq4

SANOFI AVENTIS, LA LOTTA PER IL LAVORO

Sciopero di 8 ore in tutti gli stabilimenti italiani

SANOFI AVENTIS, LA LOTTA PER IL LAVORO

Deciso lo spostamento della sede di Origgio. I sindacati: “solo per favorire gli azionisti”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Un piano inaccettabile”. Non usa mezze misure Marco Falcinelli della segreteria nazionaleFilctem-Cgil sulla vicenda Sanofi Aventisl’azienda farmaceutica che produce il Maalox(commercializzato in 55 Paesi).

La multinazionale ha deciso di ridimensionare e di spostare la produzione del farmaco a L’Aquila, in Abruzzo. Il sindacalista fa riferimento alle gravi conseguenze occupazionali e alle scelte strategiche improntate ad interessi finanziari. Sono 140 i lavoratori che rischiano il posto di lavoro, perché l’azienda ha deciso la riduzione dell’organico e lo spostamento dalla sede di Origgio (Varese). Il sito, fondato nel 1971, si trova a circa venti chilometri da Milano e si estende su una superficie di 160mila mq. Nel 2006 il sito di Origgio è stato coinvolto nello sviluppo di un importante progetto relativo alla costruzione di un nuovo reparto per la produzione di Enterogermina. La decisione del gruppo francese, che in Italia è una delle prime realtà industriali, comporterà il trasferimento di 140 lavoratori nel capoluogo abruzzese. Una scelta molto difficile per i lavoratori interessati. In Italia la Sanofi Aventis ha sei stabilimenti produttivi: Varese, Cuneo, Padova, L’Aquila, Frosinone e Brindisi.

Per queste ragioni, questa mattina, è stato indetto uno sciopero di 8 ore in tutti gli stabilimenti. Circa 250 dipendenti hanno incrociato le braccia e bloccato l’ingresso dell’azienda. Per molti è impossibile accettare le richieste avanzate. Non tutti possono trasferirsi con le proprie famiglie in un’altra Regione del centro Italia. Chi non può abbandonare il proprio territorio rischia di ritrovarsi senza lavoro, nel periodo meno opportuno per la crisi che sta colpendo l’intero tessuto industriale. Sindacati e lavoratori non capiscono la scelta strategica della proprietà, che conta in tutti gli stabilimenti italiani circa 3.500 dipendenti. Per il sindacalista Maurizio Ferrari della Femca-Cisl “l’azienda non è in crisi. La scelta è solo per questioni di utili. Abbiamo anche chiesto alla Provincia di intervenire perchè la situazione varesina è a rischio e questa situazione alla Sanofi può essere evitata, le ricadute sul territorio sarebbero drammatiche, anche per l’indotto”. Anche la nota congiunta dei tre sindacati ribadisce lo stesso concetto: “tale piano è inaccettabile per le scelte strategiche in esso contenute e per le gravi conseguenze occupazionali che produce. E’ del tutto evidente che la scelta strategica del Gruppo è quella di far prevalere gli interessi di origine finanziaria a beneficio degli azionisti e di far venire meno l’impegno industriale e scientifico in Italia. Il modello di azienda che si vuole perseguire è quello che prevede una forte presenza commerciale, ancorché ridotta, con la Ricerca fatta e sviluppata altrove e temiamo, nel tempo, la potenziale dislocazione delle attività produttive in altri Paesi”.

L’iniziativa è stata appoggiata dai sindacati del settore Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil, che hanno chiesto un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico (“per affrontare la discussione specifica e per sollecitare rapidamente la convocazione del tavolo nazionale sulla Farmaceutica”). Informando anche Farmindustria “per far sentire la sua voce nella difesa degli interessi industriali e occupazionali del settore”.

Nel 2010 sono stati 23,2 i milioni di fatturato del sito di Varese. 50 milioni sono i pezzi dellespecialità farmaceutiche prodotte e confezionate presso lo stabilimento e 4 i continenti che ricevono i prodotti del sito di Origgio. Oltre alla produzione destinata all’Europa, lo stabilimento produce farmaci per 21 Paesi: in Africa, SudAmerica, Asia, India e Indonesia. La riorganizzazione “lacrime e sangue” (definita in questo modo dalle sigle sindacali) ha colpito i lavoratori come un fulmine a ciel sereno. Nel 2010 i sindacati con queste parole giudicavano i dati relativi all’andamento economico della società: “il quadro di insieme restituiscel’immagine di una azienda solida ed economicamente in utile, che occupa la seconda posizione di mercato in Italia e la terza in Europa e che, nonostante la profonda fase di riorganizzazione che sta caratterizzando il settore a livello globale, riesce ad essere competitiva sui mercati anche grazie alla numerosità dei prodotti in portafoglio. La pipeline dei nuovi prodotti frutto delle attività di Ricerca e Sviluppo del Gruppo ma anche di numerose operazioni di acquisizione effettuate sul mercato garantiranno l’immissione in commercio di nuove specialità nei prossimi cinque anni tali da non far prevedere problemi per l’azienda nel mantenere o migliorare le posizioni di mercato”.

Ora i lavoratori pretendono risposte certe. Non vogliono aspettare la chiusura dei reparti. PerErmanno Donghi della Cgil: “la proprietà ha fatto questa scelta solo per motivi economici, non ha senso questo spostamento. Nella presentazione del piano industriale hanno deciso di investire a Origgio nove milioni di euro per la produzione di Enterogermina. Tutti i milioni investiti negli anni scorsi per far diventare questa azienda il polo centrale della produzione di Maalox, sono quindi stati buttati?”.

Ma qual è la situazione del settore farmaceutico italiano? Secondo l’indagine del 2011 diR&S Mediobanca su ’Le principali società italiane’ risulta prima per fatturato la Menariniche supera la soglia dei 3 miliardi Gli altri grandi nomi dell’industria farmaceutica italiana, tutti in progresso di fatturato sul 2009, sono la Sanofi-Aventis (+1,5%), la Novartis Pharma(+12%) e la Merck Serono (+9,4%). Secondo l’analisi di Meridiano Sanità (l’organismo sul tema della sanità in Italia) “il settore farmaceutico costituisce, insieme alla moda e alla meccanica strumentale, un ambito nel quale è ancora possibile ambire a posizioni di leadership a livello globale. Per far crescere l’intero sistema occorre far leva sulle imprese che investono, concentrando le risorse con meccanismi di incentivo”. Qualche esempio? “Il lancio del Fondo nazionale per l’innovazione, che finanzia progetti innovativi legati ai brevetti, le misure per il rientro dei talenti, il rinnovamento nel settore della Pubblica Amministrazione. Tuttavia il nostro Paese può e deve fare di più”. Resta da capire, come in questo “di più”, vengano contemplati i rapporti con i lavoratori.

da lindro.it di venerdì 11 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Sanofi-Aventis-la-lotta-per-il,4398#.TuY907KXvq4

SCUOLE ALLO SCOPERTO

A Venafro, Molise, cede la controsoffittatura di un edificio scolastico

SCUOLE ALLO SCOPERTO

L’istituto ’più sicuro d’Italia’ messo in crisi da una vite di plastica. “Quasi diecimila istituti in Italia non sono sicuri”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

’Una scuola sicura’. Questo lo spot utilizzato dalla politica regionale per l’inaugurazione dell’Istituto comprensivo statale L. Pilla di Venafro, in provincia di Isernia. Un taglio del nastro fatto qualche giorno prima delle elezioni regionali. Esattamente il 12 settembre scorso. Per non parlare dell’inchiostro utilizzato dagli organi di informazione locali per celebrare l’evento. Pagine e pagine dedicate all’inaugurazione.

La scorsa notte l’amara sorpresa. Al rientro nelle aule, dopo il fine settimana, l’incubo si è materializzato davanti agli occhi dei presenti. L’intera controsoffittatura era crollata.Secondo alcuni per colpa di un ’fischer’, una vite di plastica di 8cm che fissava le lastre dicartongesso. Due i locali riammodernati con la stessa tecnica. Solo in uno si è registrato il cedimento. “Manca – per il segretario Flc-Cgil Molise – un piano concreto per mettere in sicurezza le scuole molisane, perchè quello fatto, spesso è stato estemporaneo e non frutto di una seria programmazione dell’offerta formativa regionale. Siamo ancora alla politica degli annunci, la realtà è diversa”.

A livello nazionale si registrano interventi bloccati o solo parzialmente realizzati in attesa dei fondi. Secondo i dati raccolti da Anci e Upi soltanto 770 accordi sono giunti a compimento con la liquidazione dei fondi, mentre per gli altri non c’è copertura. La cifra complessiva che il Ministero deve trasferire è pari a 358 milioni di euro. Di questi fondi è arrivata a destinazione una quota inferiore al 50%. Non ci sono fondi in bilancio.

Nell’ottobre del 2009 in una scuola di Napoli il crollo di una controsoffittatura in polistirolo che ferì lievemente una giovane studentessa. Il Ministro Gelmini aveva promesso un piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica, mai arrivato. Nel 2008 a Rivoli (Torino) il crollo del controsoffitto di un’aula causò la morte di uno studente e venti feriti.

Per l’assessore comunale di Venafro Iannacone, che ha seguito da vicino l’opera, “è la classica buccia di banana. Un fischer mette in discussione un’opera strutturalmente valida”. Costata un milione e centomila euro. Fondo erogato nell’ambito di un piano nazionale per la sicurezza degli edifici scolastici. Per l’assessore “l’errore umano esiste in tutte le cose che si fanno”. Lo stesso ‘errore umano’ che causò il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, dove morirono 27 bambini e una maestra. “La fortuna nostra – ha aggiunto l’assessore – è che la scuola era chiusa. E’ inutile tornare indietro per vedere cosa poteva succedere. Sono cose gravissime che non dovrebbero succedere. Vogliamo capire di chi è la colpa”. Lo stesso concetto espresso dal primo cittadino di Venafro Cotugno, che attacca senza mezzi termini la ditta che ha compiuto i lavori: “è un lavoro fatto male, è un lavoro fatto male, è un lavoro fatto male. Chi ha sbagliato deve pagare”.

Abbiamo avvicinato il Presidente dell’impresa che ha effettuato i lavori (La Fortuna di Caserta), Gennaro Nocera, che riduce tutto a un problema di tassello, il famoso fischer di8cm. Ecco le sue parole: “quello che ho visto a Venafro non l’ho mai visto nella mia vita”. Cioè? “L’invidia. Nessuno voleva politicamente che questa scuola si apriva. Devo avere 400 mila euro dal Comune”. Per il costruttore il crollo della controsoffittatura non poteva causare danni alle persone (“morire no, perché il cartongesso è leggero”).

Ma ecco la tesi sul complotto: “togliendo quei pannelli, questa è la scuola più sicura d’Italia. Non avrei chiamato nessuno, in due giorni facevo i lavori e si chiudeva il discorso. Qualcuno ha fatto qualche dispetto. Qualcuno è entrato nella scuola e ha sfilato un fischer. Sinceramente penso questo. Per invidia politica. Nessuno credeva a questa scuola che si apriva. La politica è una cosa vergognosa, si vendono anche le famiglie. Come i camorristi”. Ma è importante anche un altro passaggio, relativo all’appalto: “sono arrivato secondo. La prima impresa di Napoli è stata cacciata con 90mila euro. Mi hanno chiamato e sono venuto al Comune. Dove tre persone importanti (il costruttore non ha voluto fare i nomi dei personaggi, ndr) che mi conoscevano mi hanno detto ‘questa scuola la vogliamo da te’. Ho dovuto fare questa cosa a titolo di amicizia. Tutto il ribasso lo abbiamo sfruttato per le varianti”.

Per il neo consigliere regionale Cosmo Tedeschi dell’Idv: “le inaugurazioni fatte con urgenza, prima di fare le votazioni, portano a questi risultati. Un’opera del genere che cade e che mette in pericolo i bambini non è stata fatta a regola d’arte”. Al centro di forti polemiche il sindaco: “ho la coscienza pulita. Perché gli sciacalli politici non dicono che il direttore dei lavori (l’ing. Petrone, ndr) ha delle colpe, la ditta ha delle colpe”. E sul complotto politico? “Devo essere sincero, qualcuno me lo ha detto. Non ci voglio credere, sarebbe la fine. Non ci voglio pensare. Poteva accadere qualcosa di grave. E’ una cosa gravissima. I responsabili dovranno pagare. Gli avversari politici aspettano questi momenti. Quel tipo dicontrosoffittatura ce l’hanno solo i due androni”. Uno ha ceduto. “L’altro cederà”. Ma è ancora la scuola più sicura d’Italia? “Si, ci sono le carte. Non faccio il tecnico. Ci sono tutti i certificati. Questa scuola rispetta i parametri sismici e rientra nella circolare di Bertolaso. Mai come in questo caso ci sono i responsabili che la legge individua. Gli appalti pubblici necessitano di figure professionali nominati dagli enti preposti”.

E i tre ignoti personaggi, che al Comune di Venafro, hanno pregato il costruttore di effettuare i lavori? “Se non si fanno i nomi parliamo di altro. Passiamo all’altra domanda. Le cose che non hanno nome e cognome non ne parlo proprio. Se ero presente ci mettevo il nome mio. Posso dire solo che ancora una volta si registra lo sciacallaggio politico, il sindaco è estraniato dalla legge”. La Procura di Isernia, guidata da Paolo Albano, ha aperto un’inchiesta per accertare le responsabilità: “la Procura ha provveduto alla convalida del sequestro. Abbiamo seguito le indicazioni dei tecnici, per cui il sequestro è stato limitato alla parte della scuola che è stata interessata al crollo. Ai fini processuali ci serviva solo quella parte. Stiamo valutando la possibilità di una consulenza tecnica per stabilire le eventuali responsabilità. Al momento il procedimento è contro persone da identificare, in un fase successiva valuteremo anche chi, eventualmente, iscrivere”.

Secondo Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia eMassimiliano Stucchi, dirigente di ricerca: “quasi diecimila istituti in Italia non sono sicuri.La maggior parte di questi edifici scolastici si trova dove il pericolo sismico è basso”. Un vero e proprio paradosso. Come dire che per avere scuole sicure bisognerebbe abitare in zone a rischio sismico. San Giuliano di Puglia non ha insegnato nulla. I proclami fatti in quei giorni non sono serviti a nulla. La situazione è drammatica, mancano strutture idonee e soldi per rendere sicure le scuole pubbliche.

da lindro.it di giovedì 10 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Scuole-allo-scoperto,4357#.TuY8SLKXvq5

ALENIA, il gioco politico

Tre mozioni in parlamento per evitare il trasferimento al Nord. Ieri l’accordo

ALENIA RESTA AL SUD

Nel 2009 un prestito di 500 milioni di euro dalla Banca Mondiale. Per molti l’azienda al centro di un ’gioco politico’

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

L’azienda ha annunciato un piano industriale che penalizza decisamente i propri siti nelle regioni meridionali a vantaggio degli insediamenti nelle regioni del nord”, “ingiustificato depauperamento dell’economia meridionale”, “è stato previsto lo spostamento della storica sede legale di Alenia da Pomigliano d’Arco (Napoli) a Venegono (Varese)”, “adottare ogni iniziativa di competenza tesa a garantire che nella riorganizzazione del gruppo Alenia non vi sia alcuno spazio per il trasferimento del centro decisionale, della sede legale del gruppo e delle attività produttive dalla Campania verso il Nord del Paese”.

Questi alcuni passaggi delle tre mozioni presentate a Montecitorio. La politica del Palazzo non sta a guardare e interviene sulla vicenda Alenia, per scongiurare e dire ’no’ al piano industriale di Alenia Aeronautica. Un testo (primo firmatario Francesco Nunzio Testa, Udc) èbipartisan, firmato da tutti i gruppi parlamentari (tranne la Lega, per i suoi obiettivi politici al Nord), il secondo dell’Italia dei Valori (firmato da Antonio Di Pietro) e l’altro del Pd (primo firmatario Andrea Lulli). Alenia Aeronautica è una società controllata dal colosso pubblicoFinmeccanica. La maggiore realtà industriale italiana in campo aeronautico, il complesso mondiale più avanzato nel suo settore.

Finmeccanica è il quinto colosso mondiale degli armamenti, controllata dal Governo tramite il Ministero del Tesoro, utilizzata, in questi ultimi anni dalla politica, come una vera e propria mucca da mungere. E’ Aldo Di Biagio, eletto nel Pdl alla Camera dei Deputati e iscritto dal 30 luglio 2010 al gruppo Fli, a raccontare ai microfoni del programma ’Servizio Pubblico’ diMichele Santoro il modus operandi della partecipata statale: “mi ha contattato una persona con cui avevo un rapporto di amicizia, una mia collega del Pdl. Mi ha detto: ‘ci aspettiamo da te che tu ci sostenga, devi guardare al tuo futuro, noi siamo in grado di garantirtelo. Costruisci una fondazione e ti faremo avere i fondi necessari per le tue attività, un milione e mezzo di euro ti vanno bene?’” Da dove sarebbero arrivati? “In questo caso – risponde Di Biagio – da Finmeccanica, che sembra diventato il marchettatoio di questo Governo”.

Il ’marchettatoio’, come lo definisce l’onorevole, controlla l’Alenia Aeronautica, l’azienda che opera nel campo dei veivoli civili e militari. Uno dei suoi poli di eccellenza è a Napoli e nei quattro stabilimenti di Pomigliano d’Arco, Casoria, Capodichino e Nola impiega 5milapersone. Un esercito di lavoratori che si vedono penalizzati per la decisione del piano industriale di trasferire gli insediamenti industriali nel Nord del Paese. Solo due anni fa la BEI (Banca Europa per gli investimenti) ha accordato un prestito di 500milioni di euro al gruppo Finmeccanica, in particolare all’Alenia Aeronautica, per supportare il ruolo industriale nelle regioni meridionali. “Il finanziamento – si legge in una delle tre mozioni –come spiegato dalla BEI, è stato concesso sulla base di due criteri di attività della Banca stessa: il finanziamento di attività di ricerca e sviluppo e la destinazione di risorse all’ampliamento dei siti produttivi localizzati in Campania (Pomigliano d’Arco) e Puglia (Foggia e Grottaglie), regioni italiane entrambe localizzate in zona di convergenza secondo i parametri comunitari”.

C’è chi parla di ricatto politico. “I vertici di Finmeccanica – secondo un lavoratore di Alenia –sono vicini alla Lega Nord. Questo è un ricatto della Lega a Berlusconi. E’ un dato di fatto”. Si sono registrate diverse proteste degli operai Alenia a Napoli e a Roma nei mesi scorsi. Proprio da Roma una testimonianza sul gruppo dirigente di Finmeccanica: “puntano su un ridimensionamento di circa mille unità. Così diminuisce la capacità competitiva, diminuisce la capacità produttiva”.

Ecco altre testimonianze di alcuni operai e impiegati di Casoria per la difesa del sito ad alta produttività: “non sappiamo da dove sia derivata questa scelta, se non per un fatto politico, nonostante che l’anno scorso abbiamo avuto assicurazioni. Siamo preoccupati perché lo scontro non è dal punto di vista industriale, ma è uno scontro politico”. Per un altro operaio: “la questione non riguarda soltanto Casoria, dove siamo in lotta per non far chiudere lo stabilimento, ma riguarda anche l’indotto. La vergogna maggiore è quella di voler portare la direzione al Nord. Questa è una manovra prettamente politica che noi non siamo disposti a far passare. Non possiamo farci calpestare e perdere il pane quotidiano per noi anziani e per i ragazzi che oltre al lavoro non avrebbero nessun tipo di futuro. I lavoratori non ce la fanno più a essere presi in giro da coloro che avevano promesso di non mettere le mani nelle tasche degli italiani. Le hanno sfondate le tasche, non ce la facciamo più”.

Cosa chiedono i lavoratori? “Dobbiamo fare in modo – afferma un impiegato dell’Alenia – che le quattro sedi in Campania restino nei nostri territori, insieme alla sede legale. Quando è stato presentato il piano industriale a Roma, con i vertici di Finmeccanica, in cui è emersa la volontà di chiudere lo stabilimento di Casoria e trasferire la sede legale al Nord per noi è stato un fulmine a ciel sereno, non capendo le ragioni che ci stanno dietro la richiesta di chiusura. Casoria è lo stabilimento più efficace, più produttivo dell’intero gruppo industriale di Alenia Aeronautica”.

Ma cos’è Alenia Aeronautica? Alenia Aeronautica è l’erede di un secolo di aviazione in Italia. Creata nel 1990 dalla fusione di Aeritalia e Selenia, le aziende aerospaziali e della difesa diFinmeccanica. Alenia è la discendente di una ricca tradizione di oltre 12mila aerei progettati, costruiti e mantenuti dalle aziende che l’hanno preceduta. Legò il proprio nome aEurofighter e ad altri programmi avanzati. L’odierna Alenia Aeronautica è nata nel 2002 dallasocietarizzazione delle divisioni di Finmeccanica. Da allora intorno ad Alenia sono stati commessi diversi errori. Economici e politici. Come la decisione di partecipare al programma di collaborazione con i russi di Sukhoi, imposto da Palazzo Chigi. Ma cosa dice il piano industriale? Secondo il responsabile comunicazione del Partito del Sud Emiddio deFranciscis: “mira alla riduzione del personale al sud e allo spostamento della sede legale dal sud al nord. L’Aermacchi e Alenia Aeronautica saranno fusi in un’unica società che prenderà il nome di Alenia Aermacchi e la sede legale sarà trasferita da Pomigliano d’Arco a Venegono, Varese. Il piano di ristrutturazione prevede fra l’altro la totale chiusura del sito di Casoriacon almeno 1.200 esuberi. I sindacati hanno già espresso le loro perplessità sul piano perché mentre la riduzione del personale è lampante, non si conosce qual è il piano di rilancio del gruppo”. Ed insieme all’assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito è convinto che la Lega punti al “controllo di un gruppo industriale pubblico, Finmeccanica, e opera per trasferire le eccellenze industriali dall’area di Napoli a quella di Varese, con la fusione di Alenia (la controllante, ndr) e Aermacchi”.

Ieri (8 ottobre) è stato raggiunto l’accordo tra Alenia e i sindacati sul piano della riorganizzazione. Per Giovanni Sgambati, della Uilm Campania “è un risultato molto importante che garantisce i lavoratori e crea le condizioni di un futuro industriale per AleniaAeronautica in Italia e nel Mezzogiorno”. Previste anche assunzioni, come dichiarato quest’oggi da Ludovico Vico, deputato Pd in commissione Attività produttive della Camera: “Il protocollo d’intesa prevede anche 500 nuove assunzioni, 300 delle quali nel corso del 2012. Alenia Aeronautica si impegna ad effettuare investimenti per 2 miliardi e mezzo di euro entro il 2020, con nuovi programmi e nuovi prodotti. Si tratta di un importante risultato dei sindacati metalmeccanici e delle lotte dei lavoratori. Da parte nostra continueremo a sostenere i lavoratori di Alenia come abbiamo fatto in occasione della presentazione di una mozione parlamentare. Adesso vigileremo perché questi accordi vengano effettivamente rispettati a tutela dei lavoratori”.

L’accordo – ha spiegato Giuseppe Terracciano, segretario Fim Cisl di Napoli – definisce i siti di produzione, assegna a ciascuno una missione produttiva, delinea il nuovo assetto del settore Aeronautica nell’area partenopea, come il centro operativo dei velivoli commerciali aPomigliano. Il tutto accompagnato da certezze di investimenti previsti per circa 950milionidi euro“. Per Antonio Marciano, segretario della commissione regionale attività produttive:“l’intesa raggiunta accoglie molte delle richieste dei sindacati e dei lavoratori, sventando il rischio di un drastico ridimensionamento di una eccellenza industriale della nostra regione e di tutto il Sud. Ci sono tutte le condizioni perchè un fiore all’occhiello dell’industria aerospaziale possa continuare a dare una spinta all’economia meridionale e nazionale, investendo ancora di più in innovazione, ricerca, futuro. Alle lavoratrici e ai lavoratori diAlenia il merito di aver raggiunto un traguardo importante, conducendo in queste settimane una lotta con grande determinazione i cui benefici ricadranno sull’intera regione”.

da lindro.it di mercoledì 9 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Alenia-resta-al-Sud,4329#.TuY5xrKXvq4

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