Paolo De Chiara

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’SANTI’ PATRONATI

La riforma 152 che ne ampliava le funzioni compie dieci anni

’SANTI’ PATRONATI

Un corpo intermedio di servizio e un punto di riferimento per il welfare

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I Patronati hanno contribuito in questi anni ad avvicinare milioni di cittadini, lavoratori e pensionati, alle istituzioni preposte alla gestione dello stato sociale, e quindi alla democrazia. E il loro ruolo sarà sempre più determinante in futuro, soprattutto alla luce dei bisogni sociali emergenti dall’acutizzarsi della crisi economica, che aumenta disagi e domande di tutela”. In questo modo il vicepresidente del patronato Acli, FabrizioBenvignati, è intervenuto in occasione del decennale della legge di riforma 152 del 2001.

La norma che ha permesso di ampliare le funzioni, confermando i compiti e affidandone di nuovi. Una legge che ha ‘rivoluzionato’ l’attività dei patronati. L’anniversario è stato celebrato questa mattina dalle quattro sigle (Cepa, Cipas, Cipla, Copas) con una manifestazione organizzata al Cnel. Per una riflessione sulle sfide future. Per il presidente del raggruppamento Cipla, Leo Fiorito: “sono stati dieci anni che hanno modificato la nostra vita, hanno cambiato le persone, le famiglie, i lavoratori. Tutti, in questi anni, sono impegnati nella ricerca di nuovi equilibri. Questo decennale è di fondamentale importanza e i patronati, come corpo intermedio di servizio, devono offrirsi alla riflessione. Il sistema dei patronati sarà all’altezza del suo compito se guarderà per tempo e interverrà rispetto alle modificazioni in campo, se riuscirà a guardare alla rete di orientamento sociale e a definire e posizionare al centro beni e servizi di pubblica utilità, per dei bisogni che continuano ad investire salute, famiglia, immigrazione, nuove forme di società”.

All’incontro, che ha visto per la prima volta insieme i quattro raggruppamenti sindacali, ha preso parte anche il consigliere del Cnel Bosco: “il patronato costituisce dal 1947 un punto di riferimento e un partner sociale per tutti coloro che hanno diritto a prestazioni del nostro welfare e bisogno di una assistenza a misura di persona”. Per il presidente dell’Inca-Cgil,Morena Piccinini: “abbiamo bisogno di allargare il nostro ambito di azione verso grandi terreni, come quello della previdenza complementare e dei rapporti con la pubblica amministrazione a livello locale. La funzione nuova del patronato è proprio questa: rivolgersi alla persona per l’insieme dei diritti di cittadinanza, da quelli previdenziali alla tutela della salute sul luogo di lavoro, alla gestione del rapporto verso i lavoratori immigrati”.

I patronati nascono con l’esperienza del mutuo soccorso, sino ad arrivare al sostegno per i soggetti più in difficoltà. La legge del 2001, che “detta i principi e le norme per la costituzione, il riconoscimento e la valorizzazione degli istituti di patronato e di assistenza sociale quali persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità”, ha permesso ai patronati di attivare le convenzioni con i soggetti istituzionali.

Per collaborare con strutture pubbliche e private e per coprire le richieste e i bisogni sociali. Ma quali sono le funzioni dei patronati? Basta sfogliare la legge del 2001: “Gli istituti dipatronato e di assistenza sociale esercitano l’attività di informazione, di assistenza e di tutela, anche con poteri di rappresentanza, a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini italiani, stranieri e apolidi presenti nel territorio dello Stato, per il conseguimento in Italia e all’estero delle prestazioni di qualsiasi genere in materia di sicurezza sociale, di immigrazione e emigrazione”.

L’attività del patronato è sottoposta al controllo del Ministero del Lavoro che rileva, annualmente, la quantità e la qualità dell’operato di ciascuno. 11 milioni e 400mila pratiche lavorate nel 2010, 22mila uffici e recapiti aperti al pubblico sei giorni a settimana, 6 milioni e 900mila ore di servizio offerte ai cittadini in un anno. Questi i numeri dei patronati in Italia, resi noti questa mattina nel corso dell’appuntamento a Roma. Secondo l’Istituto Ispo di Milano tra la popolazione italiana il servizio più conosciuto tra i cittadini è quello riferito alle pensioni (78%), per gli assegni familiari (74%) e per l’indennità di disoccupazione (71%).

Per la ricerca, realizzata tramite interviste telefoniche, con il sistema CATI, (su un campione di 1007 individui) nove italiani su dieci (il 93%) affermano di averne sentito parlare. Il 47% afferma di saper indicare ed indica una sigla di patronato (mentre il 46% dice di non essere in grado di citare alcun nome specifico di patronato). Il 39% manifesta un’ottima o discreta conoscenza dei patronati. Il 44% degli intervistati sostiene di essersi rivolti ad un patronato, mentre il 28% dichiara che potrebbe farlo in futuro. Un’esperienza di oltre sessant’anni di attività di assistenza e di tutela per i cittadini e i migranti che “dalla pubblica amministrazione esigono i loro diritti previdenziali e assistenziali, secondo la legislazione vigente”.

Quali sfide attendono il patronato? Che peso ha in questo particolare momento? Lo abbiamo chiesto al professor Mario Napoli, docente di diritto del lavoro e direttore del Dipartimento di Diritto privato e pubblico dell’economia dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano. “E’ una norma molto positiva, innovativa e interessante. Lo Stato pensa alla protezione dei cittadini. Una grande occasione di presenza sociale per le persone. L’impianto è esatto. Ne parlo positivamente, anche se è costosa per le tasche dello Stato. Ma è necessaria”. Il vicedirettore della Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza Sociale non ha dubbi: “non si mettono in discussione i diritti acquisiti nel corso del tempo. In questa drammatica situazione, almeno, si lasciano le forme di tutela. Quando c’è incertezza e instabilità tra i cittadini meglio non mettere in discussione certi diritti fondamentali”. Ma qual è la situazione del mercato del lavoro in Italia? Secondo lo studio Cgil-Ires e i dati che verranno presentati domani dalla Cgil nel corso di una conferenza stampa, in tre anni di governo sono stati bruciati quasi un milione di posti di lavoro. Il mercato del lavoro italiano è stato caratterizzato da profondi mutamenti economici e sociali. Le debolezze dell’economia italiana si sono rivelate grazie alla crisi economica mondiale. La crisi ha peggiorato la situazione e ha inciso anche sull’andamento dei contratti interinali e atipici.

da lindro.it di martedì 15 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Santi-Patronati,4452#.TuY_grKXvq4


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