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OMICIDIO BAZZANI, ANCORA MISTERO

Un volontario dell’Ascom: “nessuno sta indagando”

OMICIDIO BAZZANI, ANCORA MISTERO

Alle domande sull’indagine di Gratien Rukindikiza la Farnesina non dà risposte

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Attenzione, in questo caso vi sono molti aspetti poco chiari della vicenda”. Queste le parole dal missionario padre Claudio Marano (in Burundi dal 1991) e riportate dal settimanale ’Famiglia Cristiana’. Il riferimento è all’uccisione del volontario italiano Francesco Bazzani e della suora croata Lukrecija Manic. Uccisi il 27 novembre scorso durante un’incursione presso l’ospedale di Kiremba (Ngozi), a sud-ovest del Burundi.

Dà sempre fastidio – continua padre Claudio – avere tra i piedi persone che vedono quello che accade, che conoscono a fondo la realtà in cui sono inseriti e spesso denunciano i fatti. Siamo testimoni scomodi. Per questo finiamo nel mirino”. L’attentato è stato archiviato dalla magistratura locale e dalla gran parte della stampa mondiale, come aggressione a scopo di rapina. Ma dall’inchiesta del giornalista investigativo Gratien Rukindikiza, ripresa anche da noi nell’articolo di ieri a firma Fulvio Beltrami, emerge una realtà diversa, che mette fortemente in dubbio la versione ufficiale.

Prima la cronaca ufficiale. Cos’è successo il 27 novembre scorso? Una suora croata (Lukrecija Manic) e un medico volontario italiano (Francesco Bazzani) vengono uccisi con armi da fuoco. Due banditi, subito arrestati dalla polizia locale, vengono condannati, in un processo lampo. Un’ottima dimostrazione dell’efficienza della giustizia locale di fronte al Mondo intero. Così recita la versione ufficiale. “Gli autori del doppio omicidio sono stati arrestati verso le 13. Hanno rispettivamente 20 e 24 anni e siamo sicuri si tratti dei due assassini”. Il portavoce della polizia Pierre-Cahannel Ntarabaganyi aggiunge, “Abbiamo le prove”. Quali? Per il governatore Claude Nahayo: “Siamo sicuri che sono gli autori di questo odioso delitto perché li abbiamo trovati in possesso di 4mila euro rubati nel convento, e uno di loro è stato ferito alla gamba nello scontro a fuoco con la polizia. Siamo sicuri che si tratti di una semplice rapina”.

La suora sarebbe dunque stata uccisa durante l’incursione, mentre l’odontotecnico italiano veniva sequestrato dai banditi insieme ad un’altra suora italiana (Carla Brianza, ferita e rientrata in Italia). E qui cominciano a sorgere i primi interrogativi. Preso in ostaggio e messo dai banditi alla guida di un’autovettura dell’ospedale, Bazzani si è imbattuto in un posto di blocco della polizia. Che, secondo il giornalista locale Rukindikiza, già conosceva il tragitto. Non ci sarebbe dunque stato alcun tipo di inseguimento da parte delle forze dell’ordine. L’autovettura era attesa in un punto preciso tra l’ospedale di Kiremba e Marangara, la destinazione finale, dove un’ambulanza attendeva i malviventi.

Ma nel concreto chi ha ucciso il medico italiano? Secondo la versione ufficiale i banditi. Per il collega di ’Bujumbura News’ invece sarebbe stata la polizia a sparare nella direzione dei passeggeri, probabilmente per uccidere i due banditi e non procedere all’arresto.

Ma perché la polizia conosceva il tragitto preciso dopo l’uccisione della suora croata? Come facevano a sapere che i due assassini erano presenti sull’autovettura per fuggire e fatta guidare dal volontario italiano? Durante gli interrogatori i due avrebbero spiegato che non si trattava di un furto finito male, ma di un ordine di esecuzione impartito, secondo i killer, da un deputato del FNDD (partito di Governo) Jean Baptiste Nzigamasabo, meglio conosciuto come Gihahe. Sempre secondo i presunti autori dell’omicidio è stato il deputato africano a contattarli per uccidere la suora croata, sospettata dai servizi burundesi di fornire medicinali e assistenza sanitaria ai combattenti del Fronte Nazionale di Liberazione. Nell’interrogatorio è emerso che Gihahe avrebbe promesso anche una somma di denaro a lavoro concluso: 5 miliardi di franchi burundesi (3 milioni di euro).

Alessandro Verga, uno dei componenti dell’Associazione Ascom con sede a Legnano, a cui apparteneva Francesco Bazzani dichiara: “il problema è venuto fuori in sede di tribunale, nel momento della condanna. La perizia non è stata fatta. Su questa storia ho letto dei dati diversi. Il nostro Presidente (Giovanni Gobbi, ndr) è andato in Burundi per tirare le fila. Il prossimo fine settimana avremo diverse informazioni sull’accaduto. Esistono tesi contrastanti, da appurare. Tutto l’ambiente è in fermento. Per il momento le considero solo delle voci”.

Resta il dubbio sullo studio balistico. Perché non è stato fatto? Come è possibile appurare se l’italiano Bazzani è stato raggiunto da proiettili della polizia (AK-47) o dai fucili Fal dei banditi senza una perizia? E i misteri non finiscono qui. C’è in ballo il nome del deputato del FNND Gihahe e il fatto che, sempre secondo la versione del giornalista africano, il giudice avrebbe distrutto il dossier con la confessione degli imputati. “Ho letto e sentito anche questa tesi – ha affermato Verga – ma non ho elementi certi per fare delle supposizioni. Dobbiamo aspettare il ritorno del nostro Presidente. Come notizia generica mi risulta. Però devo aggiungere che dopo il fatto la polizia del posto si è dileguata, si è nascosta”.

Possibile supporre che Bazzani si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato? La tesi del missionario padre Claudio Marano, “i missionari sono testimoni scomodi”, avrebbe forti di elementi di connessione con quest’ultima domanda, portandoci a chiederci cosa avesse visto e cosa sapesse Bazzani 
Azioni della polizia contro testimoni scomodi e corruzioni nelle forze dell’ordine sono fenomeni che, ancora secondo Verga, “accadevano 20 anni fa. Ma non posso escludere nulla”. Così come non si sente di escludere l’ipotesi legata alla strategia del regime del Presidente Pierre Nkurunziza tesa ad allontanare o eliminare tutti i testimoni stranieri dei crimini contro l’umanità che si stanno commettendo in Burundi.

Ma qualcuno sta indagando a questo proposito? Per Verga: “No, nessuno sta indagando”.

Abbiamo contattato sia l’Ambasciata d’Italia in Uganda (in quanto competente per il Burundi) sia l’Ambasciata del Burundi in Italia. Alle nostre domande nessuno ha risposto

Ci siamo rivolti anche all’unità di Crisi della Farnesina chiedendo conto della versione non ufficiale del giornalista Rukindikiza: abbiamo domandato la loro posizione riguardo ai mancati studi balistici; al posizionamento ‘sospetto’ della polizia sul tragitto dell’auto, al presunto coinvolgimento di Gihahe e a quei 5 milioni di franchi burundesi che avrebbero ricevuto; infine abbiamo chiesto se risultasse alla Farnesina l’episodio la distruzione del dossier da parte del giudice.

Raggiunto telefonicamente, un funzionario del servizio stampa dell’Unità di Crisi della Farnesina ci ha detto: “Stiamo seguendo la vicenda, la procedura prevede approfondimenti. E’ difficile dare delle risposte. Ma il nostro compito è capire quello che è successo in Burundi”. Dopo due giorni di attesa, ancora nessuna risposta ci è pervenuta.

da lindro.it di venerdì 16 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/Omicidio-Bazzani-ancora-mistero,5095#.TvRv-TXojpk


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