Mese: gennaio 2012

“SONO DISPOSTO A DARMI FUOCO”

Sono disposto a darmi fuoco

Parla il testimone di giustizia Luigi Coppola. Abbandonato dallo Stato

 

di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com

“La camorra ha iniziato, ma le Istituzioni stanno continuando il lavoro”. Non usa mezzi termini il testimone di giustizia Luigi Coppola per spiegare la sua situazione. Difficile e drammatica per lui e per la sua famiglia. La famiglia Coppola, per una scelta coraggiosa e dignitosa, è costretta ad elemosinare un posto per dormire. Tutto è cominciato nel 2001. Luigi era un commerciante di auto a Boscoreale, in provincia di Napoli. Stanco delle vessazioni della camorra, denuncia le estorsioni e l’usura. Grazie alle sue denunce si aprono le porte del carcere per alcuni esponenti camorristici locali. Oggi la famiglia Coppola è stata abbandonata dallo Stato. Ritornati nella loro terra, dopo aver girato il Paese, hanno toccato con mano la diffidenza della gente comune. “Un giorno sono entrato insieme alla mia scorta in un noto ristorante di Pompei. A me e mia moglie è stato impedito di sederci a tavola”. Nel gennaio del 2010 il Viminale ha revocato la scorta e la vigilanza fissa. Per lo Stato l’imprenditore Coppola non rischia nulla. Solo per un ricorso al Tar viene risparmiata la scorta. Non è facile, nel BelPaese, la vita dei testimoni di giustizia. Per l’europarlamentare Sonia Alfano: “le loro storie, purtroppo, sono tutte uguali: eroi civili che hanno denunciato i fatti criminosi che hanno subito o di cui sono venuti a conoscenza e che, dopo i processi (le cui sentenze quasi sempre si soffermano sulla nobiltà del loro gesto) sono stati abbandonati dallo Stato, estromessi dai programmi di protezione, lasciati senza sicurezza e senza mezzi di sostentamento”. Luigi Coppola, membro della consulta anticamorra del comune di Boscoreale e coordinatore di uno sportello antiracket, continua la sua solitaria battaglia. “Sono anche disposto a darmi fuoco davanti al Viminale. E’ un mese che ho lasciato l’albergo per motivi economici e nessuno si è curato di noi”.
Coppola, a chi si riferisce?
“Allo Stato”.

Cosa chiede allo Stato?
“Di essere ricevuto e di cercare una soluzione al mio grosso problema. Nel momento in cui lo Stato mi abbandona definitivamente sotto il profilo della sicurezza la camorra metterà in atto il proprio atto criminale”.

Ha ricevuto altre minacce?
“Sto vivendo temporaneamente presso l’abitazione di mio fratello. Ultimamente si sono registrati degli sgradevoli episodi. Qualcuno, scambiando mio fratello per me, gli ha dato del cornuto. C’è stata una regolare denuncia fatta da mio fratello”.

Esiste una petizione promossa dal comitato per la tutela dei testimoni di giustizia, tra i firmatari Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, Angela Napoli, Giuseppe Lumia, Elio Veltri. A che punto siamo?
“Non ricordo bene se siamo a 1300 o 1400 adesioni. C’è l’intenzione, entro questo mese, di portarla all’attenzione del Capo dello Stato per vedere se almeno lui ci riceva”.

Nel luglio scorso Sonia Alfano ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica per illustrare la situazione dei testimoni di giustizia. Siete stati ricevuti dal Capo dello Stato?
“No, l’incontro non c’è mai stato. A parte la lettera dell’onorevole Alfano, mi ci sono recato personalmente al Quirinale. Insieme a mia moglie abbiamo fatto lo sciopero della fame, ma in tre giorni e tre notti nessuno si è visto. Ho avuto una sola risposta dal Quirinale. In quei giorni sono scesi dei funzionari che mi hanno comunicato che il Capo dello Stato non può interferire in decisioni che devono essere prese da altri organi dello Stato”.

Il neo ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, ha dichiarato che “si interesserà al caso”.
“Il ministro ancora non si è interessato. L’altro giorno sono stato ricevuto dal senatore Giuseppe Lumia e prima dell’incontro sono riuscito ad ascoltare le dichiarazioni della Cancellieri alla Camera dei Deputati, un’interrogazione a risposta immediata sull’altro caso del testimone di giustizia Cutrò. Il ministro ha risposto anche sugli altri testimoni, affermando che il Viminale si è sempre preso cura dei testimoni e nulla sarebbe stato lasciato al caso. Io sono la prova che tutto ciò è falso e sfido la Cancellieri a smentirmi”.

Lei era un rivenditore di automobili a Boscoreale. Nel 2001 denuncia l’estorsione e l’usura della camorra…
“E viene decapitato definitivamente il clan Pisacane di Boscoreale, vengono tratti in arresto un reggente del clan Cesarano, più due suoi cognati. In più vengono arrestati appartenenti al clan Gionta di Torre Annunziata e numerose persone che avevano fatto usura nei miei confronti. In totale 30 persone. Per pagare la camorra fui costretto ad acquisire denaro a tassi usurai. Grazie alle mie dichiarazioni è stato anche sciolto il Comune di Boscoreale per infiltrazioni camorristiche”.

Nel 2002 venite inseriti nel programma di protezione per i testimoni di giustizia…
“Grazie al sostituto procuratore Giuseppe Borrelli, che lavora attualmente presso la Procura di Catanzaro. Prima stava alla Dda di Napoli. Prima di lui, chi aveva preso la situazione in mano non aveva ritenuto opportuno attivare nessuna misura di sicurezza. In quel periodo ho subito due aggressioni e ci sono i referti ospedalieri che lo provano”.

Nel 2007 la famiglia Coppola rientra in Campania, precisamente a Pompei. 
“Avevamo scelto Pompei perché ritenuta tranquilla”.

E come siete stati accolti dalle Istituzioni, dalla gente?
“Peggio della camorra. Al sindaco sono state portate delle petizioni che sono state girate alla Direzione Distrettuale Antimafia e all’ex prefetto di Napoli. Il sindaco non ha mai dimostrato sensibilità nei nostri confronti, anche quando siamo stati costretti a vivere nelle auto blindate”.

Come spiega la frase “a voi non si loca e non si vende…”.
“Mi auguro che sia solo un fattore di paura, ma non credo che il Comune di Pompei possa avere paura. Questa è discriminazione”.

Dopo i vari gradi di giudizio, nel 2009, i processi aperti grazie alla sua testimonianza arrivano in Cassazione.
“Ventitre di loro vengono definitivamente condannati per associazione di stampo mafioso. Da un mesetto è uscito il reggente, il braccio destro del clan Pisacane. Stiamo parlando di un clan che fino ad oggi non ha prodotto pentiti e che ha tutta la voglia di rimettersi in piedi, di riprendersi il territorio per continuare con la droga, con le estorsioni e con l’usura”.
Per lo Stato la famiglia Coppola non rischia nulla. Viene revocata la vigilanza fissa e la scorta.
“Alla revoca mi oppongo con un ricorso al Tar. La scorta viene mantenuta, ma la vigilanza non viene rimessa. La camorra dà il proprio segno di apprezzamento con proiettili inesplosi e una bottiglia incendiaria. Attualmente ho ancora la scorta, ma so che stanno operando per eliminarla”.

Oggi come vive la famiglia Coppola?
“A carico di mio fratello e di mia madre, senza un centesimo. Il 24 gennaio le banche mi iscriveranno al recupero crediti e sarà per me la morte civile. E se tutto questo avverrà mi darò fuoco davanti al Viminale”.

Lei ha due figlie.
“Frequentano il liceo”

A scuola come vengono trattate?
“Non bene. Vengono viste come degli appestati dai loro amici, sicuramente condizionati dai genitori”.

L’ex sottosegretario Mantovano le disse: “cerchiamo di non prenderci il dito, la mano e il braccio”.
“Ho presentato regolare denuncia alla Procura di Roma”.

Esiste lo Stato nei suoi territori?
“Stato è una parola troppo grossa. La camorra ha preso il posto dello Stato”.

da MALITALIA.IT di sabato 21 gennaio 2012

http://www.malitalia.it/2012/01/sono-disposto-a-darmi-fuoco/

Il VIDEO – LIBERA STAMPA con il Procuratore DDA Armando D’ALTERIO

LIBERA STAMPA IN MOLISE

Il Procuratore della DDA di Campobasso, Armando D’ALTERIO (il pubblico ministero del caso Siani, il giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra) interviene a Isernia (17 novembre 2011) sulla Libera Stampa… che in Molise ancora non esiste!!!

dall’Iniziativa Pubblica:

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…
Come fare per riaffermare la cultura della Legalità. 

con Enrico TEDESCO (Fondazione POLIS);
Vincenzo SINISCALCHI (Avvocato Penalista, già componente CSM);
Lorenzo DIANA (Coordinatore Nazionale RETE PER LA LEGALITA’);
Rossana VENDITTI (Sostituto Procuratore Campobasso);
Armando D’ALTERIO (Procuratore DDA Campobasso);
Giovandomenico LEPORE (Procuratore della Repubblica di Napoli).

Isernia, 17 novembre 2011

DIRITTO DI CRONACA (9-12-2011) – LAVORO – II parte del Viaggio nel Nucleo Ind. Isernia-Venafro

La SECONDA e ultima PARTE del Viaggio nel Nucleo Industriale Isernia-Venafro in compagnia del sindacalista della Cgil Molise Marcello ANDREOZZI sulla disastrosa situazione occupazionale. 

Ad oggi nel Nucleo Industriale si sono persi 1.000 posti di lavoro: di chi sono le responsabilità? Degli Imprenditori? Della politica regionale? 
durata: 7 minuti, 22 secondi 

Seconda puntata dedicata al LAVORO
DIRITTO DI CRONACA – 9 dicembre 2011
TLT Molise
Ospiti in studio: Giuseppe TARANTINO, segretario regionale FIOM; Luigi BRASIELLO, presidente Camera di Commercio di Isernia e una SEDIA VUOTA (doveva essere occupata da un rappresentante del centro-destra).

DIRITTO DI CRONACA (9-12-2011). – LAVORO – Intervista esclusiva a Paolo PASSARELLI.

LA TESTIMONIANZA.
Intervista esclusiva a Paolo PASSARELLI (già sindaco di Pozzilli), oggi dirigente del Consorzio Nucleo Industriale Isernia-Venafro, con due FUORI ONDA. (“E’ la politica regionale che controlla il Nucleo…”.).

Dai Rifiuti Tossici della Sim alla presenza della Dia (Distretto Investigativo Antimafia), dalla famiglia Ragosta agli intrecci con la politica…

Ad oggi nel Nucleo Industriale si sono persi 1.000 posti di lavoro: di chi sono le responsabilità? Degli Imprenditori? Della politica regionale? 
durata: .. minuti, .. secondi 

Seconda puntata dedicata al LAVORO
DIRITTO DI CRONACA – 9 dicembre 2011
TLT Molise
Ospiti in studio: Giuseppe TARANTINO, segretario regionale FIOM; Luigi BRASIELLO, presidente Camera di Commercio di Isernia e una SEDIA VUOTA (doveva essere occupata da un rappresentante del centro-destra).

DIRITTO DI CRONACA (9-12-2011) – LAVORO – Viaggio nel Nucleo Industriale Isernia-Venafro

La PRIMA PARTE del Viaggio nel Nucleo Industriale Isernia-Venafro in compagnia del sindacalista della Cgil Molise Marcello ANDREOZZI sulla disastrosa situazione occupazionale. 


Intervista esclusiva a un lavoratore che denuncia il “comportamento” dei fratelli RAGOSTA, gli ex proprietari della Rer e della Fonderghisa (entrambe dichiarate fallite).

Ad oggi nel Nucleo Industriale si sono persi 1.000 posti di lavoro: di chi sono le responsabilità? Degli Imprenditori? Della politica regionale? 
durata: 11minuti, 15 secondi 

Seconda puntata dedicata al LAVORO
DIRITTO DI CRONACA – 9 dicembre 2011
TLT Molise
Ospiti in studio: Giuseppe TARANTINO, segretario regionale FIOM; Luigi BRASIELLO, presidente Camera di Commercio di Isernia e una SEDIA VUOTA (doveva essere occupata da un rappresentante del centro-destra).

Il VIDEO – LEPORE interviene sulla latitanza di Michele ZAGARIA: “ha il fiato sul collo”.


SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…

il Procuratore della Repubblica di Napoli LEPORE interviene sulla latitanza di Michele ZAGARIA: “ha il fiato sul collo”.


Isernia, 17 novembre 2011
PRESENTI ALL’INIZIATIVA PUBBLICA:
Lorenzo DIANA (Coord. Nazionale RETE PER LA LEGALITA’);
Enrico TEDESCO (Fondazione POLIS);
Vincenzo SINISCALCHI (già Componente CSM);
Rossana VENDITTI (Sost. Procuratore della Repubblica di Campobasso);
Armando D’ALTERIO (Procuratore DDA Campobasso).

LA LEGA BIFRONTE: “Avete salvato un camorrista”

Bufera nel partito del Carroccio

LA LEGA BIFRONTE

E’ polemica nella base elettorale dopo il voto per Cosentino: “avete salvato un camorrista”
Nicola Cosentino, foto ilgiornaledelsud.net

Nicola Cosentino, foto ilgiornaledelsud.net

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Avete salvato un camorrista. Questo l’amaro commento degli iscritti e dei simpatizzanti del Carroccio. La vicenda Cosentino, il voto espresso ieri alla Camera contro la richiesta di arresto dei giudici (“consapevole volontà – si legge nell’ordinanza – di contribuire alla realizzazione di un progetto facente capo alla famiglia camorrista Russo-Schiavone (e al clan dei Casalesi), un progetto nel quale sono stati impiegati capitali mafiosi e che avrebbe dovuto consentire il riciclaggio di ulteriori capitali mafiosi”) sta creando serie preoccupazioni alla Lega Nord.

Due sono i fronti (dirigenti ed elettori) che stanno mettendo a dura prova il cosiddetto ’cerchio magico’. Quel gruppo di persone vicine al padre-padrone Umberto Bossi. Le prime avvisaglie si sono registrate dopo l’articolo del ’Secolo XIX’ sui fondi (i rimborsi elettorali) investiti all’estero. Proteste riaccese dopo la decisione di salvare l’ex coordinatore del Pdl in Campania Nicola Cosentino, ritenuto dai magistrati come il referente nazionale di un’organizzazione criminale.

Un vero e proprio terremoto interno sta mettendo alla prova la tenuta del partito del Nord. Pronto a “ingoiare molti rospi” (definizione dell’ex Ministro degli Interni Maroni) durante il Governo Berlusconi. Per restare più a lungo possibile alla guida del Paese. Ora il partito di opposizione del Governo Monti (attualmente l’unico) è impegnato nella guerra per la leadership. Da una parte i ’bossiani’, che difendono le scelte del Senatur e dall’altra i ’maroniani’. Non è andata giù la storia dei soldi in Tanzania. “Il punto – si legge in uno dei commenti apparsi sulla pagina Facebook dell’ex segretario provinciale Stefano Candiani –non è valutare la bontà dell’investimento (attenzione: sono più o meno gli stessi che hanno fatto affondare la Banca della Padania); il punto è che la cassa di un partito (e sono parecchi soldi) è tenuta dalla famiglia Bossi come meglio crede! Altro che casa a Montecarlo!”.

Ma nemmeno il voto per salvare dal carcere Cosentino è stato condiviso. Basta ascoltare qualche minuto Radio Padania per accorgersi delle feroci critiche. Gli iscritti e i simpatizzanti non si riconoscono più nel partito che fino a qualche tempo fa criticava la casta, le rendite di posizione, che definiva la capitale “Roma ladrona. Che, ai tempi di Tangentopoli, faceva il tifo per i magistrati. Oggi la Lega Nord non è più quel partito. Utilizzando gli spazi lasciati vuoti da una politica poco attenta ai bisogni e alle richieste dei cittadini. Oggi la Lega è un partito in declino. Continua a perdere consensi nel Nord del Paese. Dove ha promesso mari e monti ed è riuscita a portare solo un paio di uffici ministeriali. Un’operazione inutile e controproducente.

E’ palpabile il conflitto interno. “Maroni – ha affermato Bossi – è scontento per il voto su Cosentino? Non piangeremo”. E il web sembra essere diventato il termometro della Lega. La gente trova il suo sfogo attraverso diversi social network. Su facebook Maroni, a caldo, esterna uno dei suoi primi commenti: “La Camera non deve giudicare se un deputato è colpevole o innocente, ma solo se l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è un atto persecutorio o no. In altre parole: l’ONOREVOLE Cosentino sarebbe stato arrestato anche se era solo il SIGNOR Cosentino? La mia risposta (letti gli atti) è stata SÌ e quindi ho votato a favore dell’autorizzazione all’arresto. Non possiamo salvare un parlamentare solo perchè è parlamentare (come è avvenuto oggi), perchè cosi non è giustizia, ma un’intollerabile favore ad una casta di privilegiati. E ha ragione la gente a incazzarsi”.

E la gente è parecchio ’incazzata’. Come Annalisa Bravi, che in questo modo commenta sulla pagina di Maroni: “Sono militante e avvocatessa. La penso come te Roberto, il signor Cosentino sarebbe stato arrestato. L’onorevole è stato protetto. È una violazione dell’art.3 della Costituzione. Non tutti i cittadini sono uguali. Il punto è che la custodia cautelare è per legge, anche se abusata, deve valere per tutti”. Flavio Goffi è ancora più esplicito: “E’ dal 1990 che sono tesserato alla Lega Nord, pensavo di avere trovato una famiglia con le stesse mie idee. Non lascerò che quei quattro “ruba galline” del cerchio magico distruggano quanto abbiamo lavorato per far capire alla gente che noi eravamo diversi dagli altri. Questi, hanno sete del potere, ecco perchè leccano il c… al Berlusca, questa non è la Lega che io ho amato.Bobo vai avanti, facciamo il congresso e in quella sede gli facciamo vedere cosa vuol dire essere Leghista”. Per Massimo Cozzi: “siamo veramente stanchi di andare sul territorio e dover difendere l’indifendibile come quello accaduto oggi (ieri pomeriggio, ndr) in Parlamento!!! La Lega ha sempre messo al primo posto l’onestà e simili episodi non riusciamo proprio a capirli… la Lega è una cosa e il Pdl l’opposto!!! Ma poi nei gazebo, nelle strade e nei bar ogni giorno ci andiamo noi a fare figuracce… ma la dirigenza ascolta o no la base leghista??? Va bene tutto ma essere presi in giro no!”.

E’ lampante che tra la base e il partito qualcosa si è rotto. La guerra è appena all’inizio. Per il presidente dell’Istituto di Ricerca Tecnè, Carlo Buttarini: “La Lega sta giocando una doppia partita. Con il voto di ieri ha voluto evitare un danno al Pd e, nello stesso tempo, ha rilanciato il Pdl. Creando un forte disorientamento tra i suoi elettori. Ma la stessa cosa è successa nel 1994, anche in quel periodo si registrò una spaccatura tra Bossi e Maroni. Ma non credo possano esserci degli effetti”. L’analisi del presidente Buttarini parte da lontano. “La crisi è vecchia. La Lega sta perdendo consensi al Nord, il malcontento è legato alla politica del partito”.

Alle aspettative dei suoi elettori e alle promesse mai mantenute quando era forza di Governo. Ma quali sono le intenzioni politiche della Lega? “Sta giocando su due fronti, ma potrà anche correre da sola”. Per Buttarini la Lega non tralascia nemmeno la strada di un possibile accordo con il centro-sinistra. “Ma l’elettorato potrebbe prendere molto male questa ipotetica alleanza. Molto dipenderà anche dalla legge elettorale”. E la futura leadership? “Bossi è un’icona della Lega, senza di lui la Lega non esiste. L’elettorato sta con Bossi, anche se Maroni riesce ad avvicinarsi molto alla pancia della gente. Bisogna anche aggiungere però che Bossi sta perdendo la partita della successione”.

E i dirigenti cosa ne pensano di questa situazione? Abbiamo voluto ascoltare il segretario provinciale della Lega a Milano. E siamo partiti proprio dal caso Cosentino. “I nostri elettori – ha affermato Igor Iezzi – non hanno capito. Ma devo anche aggiungere che ci sono state molte strumentalizzazioni, anche da parte dei giornalisti. E’ necessario che queste decisioni vengano spiegate. Si sono registrati anche problemi di comunicazione”. E sul rapporto conflittuale tra Bossi e Maroni, per Iezzi non esiste alcun conflitto. “E’ una divergenza di opinioni. Maroni è un amico di Bossi. Nell’immediato non vedo un partito senza Bossi e non credo ci saranno successioni dinastiche”.

Il riferimento è abbastanza chiaro. Ma il rapporto con Berlusconi? “Ha finito il suo percorso politico. E’ cotto. Per il futuro la Lega dovrà dialogare con tutti, molto dipenderà dalla legge elettorale”. Per l’assessore leghista della Provincia di Milano, Stefano Bolognini: “la Lega ha in mente solo l’indipendenza della Padania. C’è qualcuno che strumentalizza anche fuori dal partito. Non esiste nessuna distanza con la base. L’esperienza con Berlusconi è finita e magari si riprenderà. Oggi è molto improbabile. Devo anche aggiungere, però, che l’attività di Berlusconi volge al termine, lo dicono i fatti”. E quella di Bossi? “No, non credo. E’ ancora capace di guidare il partito”. I maroniani sono avvisati.

da lindro.it di venerdì 13 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/La-Lega-bifronte,5619#.TxWvSKXojpk

COSENTINO SALVO, VIA ALLE CONTROMOSSE

Per i magistrati il parlamentare del Pdl è il referente della camorra

COSENTINO SALVO, VIA ALLE CONTROMOSSE

309 voti contrari e 298 favorevoli. E il 78% degli italiani si dichiara contrario alla reintroduzione dell’immunità.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono assolutamente sereno e tranquillo. Confido molto sulla lettura degli incartamenti che sono a disposizione dei parlamentari”. L’ex sottosegretario del Governo Berlusconi, Nicola Cosentino (meglio conosciuto nelle sue zone come ’Nick O ‘Mericano’), ha così commentato in mattinata l’avvicinarsi del voto parlamentare. Il coordinatore regionale del PdL in Campania è ritenuto dalla magistratura il referente politico nazionale del sanguinario clan deiCasalesi, decimato dagli ultimi arresti.

Nel pomeriggio, intorno alle 14, la Camera (con 309 voti contrari e 298 favorevoli) ha bocciato la richiesta di arresto. La vicenda Cosentino ha creato seri problemi tra il PdL e la Lega Nord (molti sono gli esponenti che non vogliono più “ingoiare rospi”). Proprio l’ex Ministro degli Interni Roberto Maroni (che si è sempre vantato della linea dura nei confronti delle organizzazioni criminali) ha dichiarato: “non esiste alcun fumus persecutionis nei confronti del parlamentare”.

Ma cosa si contesta a Cosentino? Lo scrive chiaramente Rosaria Capacchione su ’Il Mattino’ di Napoli: “all’interno di un’inchiesta di pura camorra, che la Dda viene a sapere dell’esistenza delle società Sirio e Vian, controllate da Nicola Di Caterino e gli imprenditori La Rocca di Frosinone. E’ così che arriva alla filiale di via Po di Unicredit e che assiste all’incrontro tra DiCaterino, i funzionari di banca Protino e Zara, Mario SantocchioLuigi Cesaro (Presidente della Provincia di Napoli, ndr) e Nicola Cosentino; proprio l’incontro documentato dalla Dia con un’intera sequenza fotografica. Ed è solo allora, dopo la riunione romana del 7 febbraio 2007, che nasce il fascicolo-stralcio che ha dato vita all’inchiesta bis sul parlamentare di Casal di Principe, un anno dopo diventato sottosegretario all’Economia con delega al Cipe”.

Tutto ruota intorno alla vicenda legata al tentativo di realizzazione del Centro Commerciale ‘Il Principe’ “sotto il profilo delle promesse – si legge nell’ordinanza – di assunzione che hanno consentito il ‘voto di scambio elettorale’, delle irregolarità ed illeciti che hanno caratterizzato l’iter amministrativo delle autorizzazioni urbanistiche, degli illeciti che hanno puntellato la concessione dei finanziamenti bancari e, infine, del reimpiego nel progetto di profitto di natura camorrista”. Scrivono i giudici del Tribunale di Napoli, Nicola Quatrano, Mariarosaria Orditura e Francesca Pandolfi: “ciò che viene contestato all’on. Cosentino sono i suoi interventi in due momenti cruciali dell’iter di avvio del progetto menzionato, quello delle autorizzazioni amministrative e quello del finanziamento bancario, interventi che sono risultati decisivi per superare ostacoli altrimenti insuperabili, nella consapevole volontà di contribuire alla realizzazione di un progetto facente capo alla famiglia camorrista Russo-Schiavone (e al clan dei Casalesi), un progetto nel quale sono stati impiegati capitali mafiosi e che avrebbe dovuto consentire il riciclaggio di ulteriori capitali mafiosi”.

Per i magistrati ci si trova di fronte ad “un esempio da manuale di riciclaggio”. Se Cosentino si difende sostenendo che esiste “un violentissimo pregiudizio, anche di carattere politico”, la politica sembra prendere le contromosse. Il caso Papa (l’altro parlamentare del PdLcondotto nel carcere di Poggioreale, proprio oggi ritornato nel pieno delle sue funzioni) ha scosso molto i rappresentanti del Parlamento. Proprio Cosentino, prima del voto alla Camera, come ha scritto lettera43.it: “si è fermato a lungo a parlare con Amedeo Laboccetta, con Luigi Cesaro, Presidente della Provincia di Napoli, e con Marco Milanese, l’ex braccio destro di Giulio Tremonti per il quale la Camera ha rigettato a settembre una richiesta di arresto.

Con lui Cosentino avrebbe discusso dell’articolo 68 della Costituzione sull’immunitàparlamentare, trovandolo concorde nel ritenere che la formulazione introdotta nel ‘93 ai tempi di Tangentopoli – l’autorizzazione serve per l’arresto ma non per autorizzare le indagini e il processo -, vada adesso rivista. La ‘casta’ comincia a preoccuparsi ed ecco arrivare le proposte, in varie ipotesi. Per l’ex ministro Giovanni Rotondi (che in questi anni non si è messo d’accordo nemmeno con se stesso sulla reintroduzione dell’immunitàparlamentare) potrebbero esserci due soluzioni. O ritornare all’immunità parlamentare(quindi autorizzare anche le indagini e il processo) o decidere di trattare il parlamentare come un qualunque cittadino. 

Nel 2009 la Lega, oggi spaccata e protagonista del salvataggio di Cosentino, attraverso il Ministro per la Semplificazione Calderoli faceva sapere: “la Lega aveva votato nel ‘93(quando esponeva i cappi in Parlamento, ndr) contro l’immunità parlamentare e resta contraria alla sua reintroduzione perchè se un politico sbaglia deve essere processato, come qualsiasi cittadino”. Nei fatti, però, accade quasi sempre il contrario.

Una frase del Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, su cosa rincorrono i rappresentanti del popolo: “oggi la candidatura politica serve da copertura per averelimmunità parlamentare: è un processo che si è capovolto. Non tocca alla magistratura fare le liste o curare operazioni di cosiddetta ‘bonifica politica’, però i cittadini che votano candidati discutibili puntano a un vantaggio personale, fanno parte del meccanismo del voto di scambio”. Peccato che, con l’attuale legge elettorale, i cittadini non possano sceglieri più nemmeno i propri rappresentanti.

Proprio qualche mese fa (maggio 2011) un deputato dell’Udc, Pierluigi Mantini, ha depositato un disegno di legge per riformare l’articolo 68 della Costituzione (lo stesso argomento trattato ieri da Cosentino) sull’immunità parlamentare. Secondo il disegno di legge di Mantini (mai smentito dal suo partito) tutti i parlamentari che vengono rinviati a giudizio non sono sottoposti a processo fino alla fine del proprio mandato parlamentare.

Era il febbraio del 2011 quando la senatrice del Pd, Franca Chiaromonte, lanciò la proposta di ripristinare l’immunità. Firmando, insieme a Luigi Compagna (PdL)un disegno di legge per la reintroduzione dell’articolo 68 della Carta costituzionale. “La mia proposta – si difese la senatrice – non aiuterebbe Berlusconi perché è una revisione della Carta costituzionale e perciò prevede un iter lungo, quattro letture parlamentari e una maggioranza di due terzi”.

E gli italiani? Cosa pensano dell’immunità parlamentare? Secondo una indagine condotta dall’Istituto Nazionale di ricerche Demopolis (febbraio 2011) quasi l’80% degli italiani ritiene che la corruzione sia oggi ampiamente diffusa, che poco nel Paese sia cambiato rispetto agli anni di Tangentopoli. Oltre un terzo dei cittadini ritiene che il fenomeno si è addirittura aggravato, mentre per il 45% il livello di corruzione non è mai scomparso. Quasi nessuno vuole che venga oggi ripristinato l’istituto dell’autorizzazione a procedere abolito negli anni di Mani Pulite. Il 78% si dichiara infatti contrario alla reintroduzionedell’immunità parlamentare. “Assoluta e trasversale alla collocazione degli intervistati – secondo l’analisi dell’Istituto Demopolis – è l’opposizione all’immunità per i parlamentari;sulla proposta appaiono divisi i simpatizzanti del PDL; nettamente contrari non solo gli elettori del Centro Sinistra e del Terzo Polo, ma anche quelli della Lega”.

da lindro.it di giovedì 12 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/Cosentino-bocciata-richiesta-Via,5587#.TxWsuqXojpk

UN POSTO AL SOLE PER LA LEGA

Gli investimenti del partito in Africa, la base insorge

UN POSTO AL SOLE PER LA LEGA

La delusione dell’elettorato e i dubbi disseminati dalla stampa

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Altro che la casa di Montecarlo”, questo l’amaro commento de quella gente che, sino a poco tempo fa, si identificava nella Lega. La vicenda dei soldi, dei tanti soldi (i rimborsi elettorali del Carroccio) investiti all’estero fa allontanare ancor di più la base dai vertici del partito.

La vicenda legata al presidente della Camera, Gianfranco Fini era un argomento portato ad esempio soprattutto da Bossi (il padre-padrone della Lega) nei suoi comizi elettorali. Ma oggi quella storia è diventata un boomerang e l’elettorato della Lega vuol vederci chiaro. Per l’eurodeputato Matteo Salvini: “ci sono diverse sezioni che chiedono 100euro ai militanti per pagare l’affitto a fine mese. La Padania, il nostro quotidiano, versa in difficoltà economiche che tutti conoscono. E poi leggiamo della Tanzania. Spero, per rispetto dei militanti, che ci sarà una spiegazione per ogni quattrino speso”.

Nel partito c’è maretta. Ieri a Milano è stato convocato un consiglio federale sull’argomento. Per Bossi: “A maneggiare i soldi bisogna stare attenti, ma lui (il tesoriere Francesco Belsito, ndr) ha fatto bene, è un investimento che va bene”. L’ex Ministro dell’Interno Roberto Maroni, che si è detto anche favorevole all’arresto di Cosentino per concorso esterno in associazione camorristica (“non esiste alcun fumus persecutionis nei confronti del parlamentare”) sulla vicenda dei milioni di euro investiti all’estero ha dichiarato di essere rimasto all’oscuro.

Di tutt’altro avviso il tesoriere del partito lombardo Francesco Belsito, molto vicino a Umberto Bossi, che su ’Il Fatto Quotidiano’ ha dichiarato: “queste informazioni sono una grave violazione della privacy e delle regole bancarie”, aggiungendo “noi ci affidiamo a banche e promotori di cui ci fidiamo. Non sono operazioni in paradisi fiscali ma investimenti alla luce del sole. Noi investiamo con concretezza, ci fidiamo dei nostri consulenti e scegliamo le cose migliori”.

Ma quali sono le cose migliore contestate dalla base? E’ il ’Secolo XIX’ a far emergere la vicenda. Si legge nell’edizione di domenica 8 gennaio: “Nell’ultima settimana di dicembre, tra il 23 e il 30, da un solo conto bancario, sono partiti una decina di milioni, almeno sette verso l’estero. E’ proprio il tesoriere Belsito, che parla di privacy (con i soldi pubblici), ad essere indicato come il motore dell’intera operazione. “È un movimento vorticoso di denaro quello che gestisce il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, appena sceso dalla poltrona di sottosegretario alla Semplificazione. Il respiro delle operazioni è nazionale, ma la centrale operativa è Genova, dove Belsito vive”.

Ma ecco il dettaglio dei movimenti. Secondo il ’Secolo XIX’: “un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per sei mesi a un interesse del 3,5%. Il fatto curioso è che in quegli stessi giorni investire in Bot o Btp era più conveniente. Il primo, in ordine di tempo, porta a Cipro: 1,2 milioni di euro dalla Lega Nord per l’acquisto di quote del fondo Krispa Enterprise ltd. Il fondo è basato a Larnaca, città turistica della costa meridionale, vicina al confine con Cipro Nord. Più coraggioso, senza dubbi, il collocamento dei 4,5 milioni di euro per un’operazione in Tanzania”.

In Africa. E’ possibile che un partito politico, sempre molto critico nei confronti degli extra-comunitari, investa i propri soldi in quei Paesi? Un partito, secondo l’analisi del giornalista Philippe Ridet, ’Le Monde’, che negli ultimi anni ha moltiplicato le provocazioni razziste. “Verona, 260mila abitanti, nel ricco Veneto, mille chilometri a nord da Rosarno. Qui regna – ha scritto nel suo reportage Ridet – il partito anti-immigrati della Lega Nord. Flavio Tosi, il giovane sindaco leghista è stato da poco condannato in via definitiva per istigazione all’odio razziale. Sospensione per tre anni dai pubblici comizi”. Dello stesso avviso anche il sociologo dell’Università La Sapienza di Roma Enrico Pugliese: “Per la prima volta in Italia dopo il fascismo, forme di razzismo vengono assunte al vertice delle istituzioni. Questa legittimazione della xenofobia porta a condotte violente sempre più esplicite”.

Il giornalista francese rincara la dose, ricordando alcuni comportamenti della Lega Nord durante i suoi anni di Governo:”forte di quattro ministri tra cui quello dell’Interno, è proprio questo il partito che moltiplica le provocazioni razziste. La ’criminalizzazione’ dell’immigrazione clandestina, passibile oggi di sei mesi di galera? Opera della Lega. La legalizzazione delle ’ronde cittadine’ per far regnare l’ordine e la tranquillità? Ancora la Lega. L’operazione ’Bianco Natale’ in una piccola città della Lombardia per recensire ed espellere gli immigrati clandestini prima delle feste? La Lega, sempre lei”. E proprio la Lega, attraverso il suo tesoriere e il suo padrone (la famiglia Bossi: padre, madre e figlio), sfrutta gli investimenti finanziari in un Paese africano. I soldi non obbediscono ad alcuna forma di razzismo. Servono alla causa. Ma qual è il tesoro della Lega? E’ una firma de Il Giornale, Paolo Bracalini, attraverso il suo libro ’Partiti SPA’ a rendere l’idea.

Nel libro c’è proprio un capitolo dedicato alle finanze della Lega, “dagli esordi a oggi: milioni di euro in banca, terreni, case e tante Srl leghiste”. Partiamo dalla domanda del giornalistaBracalini: “Ma a quanto ammontano i soldi pubblici ricevuti dalla Lega Nord, in rimborsi elettorali? Abbiamo tentato, per la prima volta, di ricostruire lo storico del finanziamento pubblico al movimento di Umberto Bossi (presumendo il totale sulla base delle rate annuali disposte dai presidenti delle Camere). Solo negli ultimi dieci anni (2001-2011) la Lega ha ricevuto circa 140 milioni di euro di fondi pubblici (anche escludendo i soldi destinati alla Padania e tutti gli stipendi che lo Stato versa ai suoi parlamentari). (…). La Lega (dal 1989,l’nizio della sua storia) ha quindi incassato dallo Stato quasi 170 milioni di euro in rimborsi elettorali. Ce l’avessero anche certe piccole e medie imprese del Nord un aiuto del genere(…)”.

E gli iscritti? I simpatizzanti? Ora cosa pensano delle strategie leghiste? Ecco alcuni commenti sul profilo facebook di Stefano Candiani, ex segretario provinciale del partito e molto vicino a Maroni. “Incredibile! La cassa del partito usata come patrimonio della famiglia Bossi! Mentre i militanti (e gli italiani/padani) hanno dovuto risarcire le casse della Banca della Padania. Cosa dobbiamo ancora scoprire?”,

Il punto non è valutare la bontà dell’investimento (attenzione: sono più o meno gli stessi che hanno fatto affondare la Banca della Padania); il punto è che la cassa di un partito (e sono parecchi soldi) è tenuta dalla famiglia Bossi come meglio crede! Altro che casa a Montecarlo!”, “Se un giorno si dovesse sciogliere il partito Lega Nord, dove finirebbe quei soldi? Con che criterio sarebbero ripartiti? Penso che partendo da questa domanda si possano capire molte cose”, “La notizia fa venire a galla uno scandalo del sistema: come vengono gestiti i soldi dei partiti. E scopriamo che non c’è nessun controllo. Nel caso Lega c’è da capire perchè la famiglia Bossi avesse interesse a spostare il denaro all’estero”, “E’ il caso di continuare a far finta di nulla? La società in questione ha come soci Umberto Bossi,Manuela Marrone, Giuseppe Leoni e un altro paio di esponenti. Ergo, se un giorno la Lega Nord dovesse liquefarsi oppure passare sotto il controllo di un altro gruppo di potere, i beni contenuti nella Pontidafin a chi resterebbero?, “In venti anni di governo cosa ha portato a casa la lega… un pugno di mosche”, “Penso alla grande fatica che fanno i nostri militanti, privandosi della pensione o dei risparmi, per tenere aperte le sedi o per sostenere l’attività politica del movimento…”.

Lo Statuto della Lega Nord (art. 25) parla chiaro. Le operazioni finanziarie devono essere autorizzate dal comitato amministrativo del partito. Peccato che nessuno, tranne Bossi e Belsito (e magari altri intimi), ne sapesse nulla. O facevano finta di non sapere?

da lindro.it di martedì 10 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/Un-posto-al-sole-per-la-Lega,5526#.Tw3L6aXojpk

Alta moda crac – TONINO PERNA, L’IMPRENDITORE ARRESTATO A ISERNIA…

Alta moda crac

IL CRAC DI TONINO PERNA, L’IMPRENDITORE ARRESTATO A ISERNIA…

Questa mattina (9 gennaio 2012) si è svolta la conferenza stampa, nello stesso giorno del processo d’appello a Bologna dell’altro imprenditore italiano Callisto Tanzi, condannato in primo grado a 18 anni per bancarotta, per il crac (14 miliardi di euro) del gruppo Parmalat. Anche l’ex padrone della Cirio Sergio Cragnotti è stato condannato, in primo grado, a 9 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta (crac da 1.125 milioni di euro del gruppo alimentare). Per il procuratore Paolo Albano: “è una delle più importanti, delle più complesse indagini mai fatte dalla Procura della Repubblica di Isernia.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Alta Moda”. Questo il nome data all’operazione che ha portato in carcere l’imprenditore isernino Tonino Perna. Il cavaliere del lavoro ed ex numero uno dell’IT Holding, gruppo aziendale di alta moda. Bancarotta fraudolenta e reati fiscali, con l’emissione di fatture relative a operazioni inesistenti. Oltre 61 milioni di euro il valore del crac del gruppo societario It Holding, operante nel settore tessile e produttore di capi di abbigliamento con i marchi delle più famose firme (Ferrè, Malo, Romeo Gigli, Just Cavalli, Dolce e Gabbana). Perna è stato arrestato ieri pomeriggio, intorno alle 18, nella sua residenza molisana ed è stato tradotto nel carcere isernino. Il provvedimento di custodia cautelare, richiesto dal procuratore della Repubblica di Isernia Paolo Albano e dal pm Alfredo Mattei, è stato emesso dal gip Roberta D’Onofrio del Tribunale del capoluogo pentro. L’operazione è stata condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Isernia. “Il gruppo è balzato alla ribalta delle cronache – si legge nel comunicato stampa della Procura della Repubblica di Isernia – per la grave crisi aziendale che lo ha attraversato, che ha visto il coinvolgimento di gran parte dei dipendenti costretti alla cassa integrazione ed anche, in diversi casi, al licenziamento”. Nei mesi scorsi si è costituito anche un Comitato di lavoratori molto attivo per la difesa del proprio posto di lavoro. Al Cavaliere del lavoro Tonino Perna, con questa operazione, sono stati sequestrati tre immobili e diversi terreni a Capri, una casa a Roma, un immobile a Porto Cervo, uno a Isernia, uno yacht e somme di denaro (migliaia di euro) dai vari conti correnti. Insieme a Perna, sono state indagate altre tre persone, ex amministratori di alcune società del gruppo: Simone Feig (commercialista), Antonio Di Pasquale e Maurizio Negro (avvocati). Per i tre sono scattate le misure di interdizione dell’esercizio della professione. Altre 20 persone sono state iscritte nel registro degli indagati. “Alcuni di questi atti – ha affermato telefonicamente uno dei tre indagati, l’avvocato Antonio Di Pasquale – sono riferiti a 14 anni fa. Stiamo leggendo le loro carte. Siccome non hanno trovato i documenti non capiscono come sono state fatte queste operazioni, esaminate da banche di affari e da consulenti. Sono sicuro dell’esistenza di perizie di supporto. Sono indagato per un’operazione del 1996, prima della quotazione, e poi per un compenso deliberato a favore del cavalier Perna. Non solo rigetto le accuse, ma trovo che siano state molto imprudenti le iniziative perché non c’è stata data nessuna possibilità di sentire le contestazioni prima e quindi di offrire la possibilità di chiarire le posizioni. Non c’era nessuna esigenza di intervenire prima di sentire gli indagati. La PA Investments è una società trasparente che ha fatto sempre operazioni trasparenti, molte delle quali a supporto e di sostegno alla It Holding, senza nessuna attività distrattiva. Non ci sono scatole cinesi. Sono veramente basito, le scatole cinesi sono un sistema con cui si fanno sparire soldi. Non c’è stata nessuna operazione per far sparire soldi”. Questa mattina si è svolta la conferenza stampa, nello stesso giorno del processo d’appello a Bologna dell’altro imprenditore italiano Callisto Tanzi, condannato in primo grado a 18 anni per bancarotta, per il crac (14 miliardi di euro) del gruppo Parmalat. Anche l’ex padrone della Cirio Sergio Cragnotti è stato condannato, in primo grado, a 9 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta (crac da 1.125 milioni di euro del gruppo alimentare). Per il procuratore Paolo Albano: “è una delle più importanti, delle più complesse indagini mai fatte dalla Procura della Repubblica di Isernia. Complessa e difficile perché l’attività distrattiva del principale indagato (Tonino Perna, ndr) e degli altri indagati si è sviluppata nell’arco di molti anni con una notevole complessità di operazioni molto difficili da ricostruire quando interviene quel cosiddetto gioco delle scatole cinesi, che rendono volutamente difficoltoso risalire ai reali titolari o gestori di operazioni essenzialmente finalizzate ad occultare o distrarre beni e risorse per interessi estranei a quelli delle aziende facenti parte del gruppo”. Una struttura ricostruita dalla Guardia di Finanza (nella foto in basso il grafico).

Nel provvedimento cautelare all’imprenditore molisano Tonino Perna vengono contestati, in concorso con gli amministratori ed i componenti del collegio sindacale, condotte penalmente rilevanti, “poste in essere – secondo il procuratore di Isernia Paolo Albano – nella sua qualità di presidente del consiglio di amministrazione ed amministratore delegato della Ittierre Spa, della IT Holding Spa, della Plus Spa, nonché quale presidente della società lussemburghese PA Investments SA, configuranti i reati di bancarotta ed evasione fiscale”, con un danno patrimoniale di oltre 61 milioni di euro. Le indagini sono state avviate nel 2009, dopo lo stato di insolvenza accertato dal Tribunale di Isernia.Per gli inquirenti le condotte distrattive si sono manifestate dopo la quotazione in borsa della It Holding e in prossimità della dichiarazione di insolvenza. “Il Perna ha posto in essere reiterate operazioni commerciali e finanziarie connotate da evidenti caratteri di antieconomicità, in quanto non supportate da qualsivoglia interesse economicamente rilevante per la società, emergendo in taluni casi una dinamica degli affari e della gestione del tutto estranea alle buone norme di condotta aziendale posta a tutela degli interessi della società”. Per la Procura di Isernia “le condotte hanno evidenziato chiare e precise volontà distrattive degli interessi economico aziendali a solo vantaggio di quelli del Perna”. Al centro delle indagini compare la società controllante denominata PA Investments SA (Perna né era il presidente) con sede in Lussemburgo “al fine di godere dei vantaggi fiscali”. Il procuratore Albano è chiaro: “alla società del gruppo It Holding, che aveva al suo vertice Perna, facevano capo ben 14 società che operavano nel campo dell’abbigliamento e dell’alta moda. La società IT Holding aveva acquisito una liquidità, grazie a un numero rilevante di azioni messe sul mercato (più di 45 milioni, ndr) con un controvalore di circa 212 miliardi di lire. La PA Investment, che controllava l’intero gruppo societario, ha assunto di fatto il ruolo di cassaforte di famiglia del Perna, alla quale si attingeva di volta in volta quando era necessario disporre di una certa liquidità. Quando si è esaurita tutta la liquidità si è passate ad altre operazioni distrattive, con operazioni del tutto antieconomiche che comportavano solo ed unicamente vantaggi economici e patrimoniali per il Perna e svantaggi, quindi operazioni antieconomiche, sia per la PA Investment sia per la It Holding e per le società del gruppo. Le operazioni sono state talmente tante che è molto difficile sintetizzarle”. Un esempio può esser fatto con il cosiddetto “Progetto Capri”. Esistevano dei rapporti che intercorrevano tra la PA Investment e il Fortino Srl. Questa società del Fortino “è riconducibile all’indagato Perna o comunque alla sua famiglia”. Il capitale della società il Fortino era interamente detenuto dalla Soitpa Srl, a sua volta controllata nella misura del 100% dalla Asco Holding SA con sede a Lussemburgo. Il capitale della società Asco Holding era detenuto integralmente da un trust, denominato The River Trust, “costituito da Perna e i cui beneficiari erano la moglie e i figli”. Per Albano: “l’accordo che era intervenuto tra la PA Investment e la società Il Fortino è che quest’ultima dovesse fornire degli immobili per l’alta moda. Quindi l’enorme villa a Capri dove si dovevano svolgere sfilate di moda e le attività dell’alta moda. In realtà questa villa è servita solo ed unicamente per le vacanze di Perna e della sua famiglia”. Ulteriore esempio della “spregiudicatezza” del Perna è “evidenziato dalla decisione, adottata nel 2008, in piena crisi economia e finanziaria della It Holding Spa, di incrementare da 400mila euro a 1 milione e 400mila euro annui il proprio compenso quale presidente del consiglio di amministrazione”, con un incremento del 250%. Proprio nella fase in cui i lavoratori dell’azienda molisana non conoscevano il proprio futuro. Dopo il fallimento i tre commissari nominati dal governo nazionale (presieduto dall’allora premier Berlusconi) trasferirono l’attività produttiva ad una nuova compagine societaria (gruppo Bianchi) e la Nuova Itr Spa ha riavviato l’attività in provincia di Isernia. Si sono persi 2mila unità nell’indotto, sono sorte difficoltà con alcuni stilisti, si sono registrati problemi di mancato pagamento e si è registrato un calo dei volumi produttivi e degli occupati. Nei giorni scorsi la protesta degli operai di una cooperativa. In passato una forte polemica tra il personale rimasto in azienda e quello in attesa di essere riassorbito ha fatto parlare di “guerra tra poveri”. Una polemica che ha investito anche alcuni esponenti della politica regionale, accusati pubblicamente (insieme ad alcune sigle sindacali) di aver fornito liste di operai da riassumere. La storia dell’Itr Holding non sembra essere finita con l’arresto dell’ex padrone Tonino Perna.

da malitalia.it di lunedì 9 gennaio 2012

http://www.malitalia.it/2012/01/alta-moda-crac/

IL FUTURO VA A IDROGENO

Nasce H2ydroGEM, il primo sistema di riscaldamento domestico ad H2

IL FUTURO VA A IDROGENO

Da Beppe Grillo a Jeremy Rifkin, molti gli sponsor eccellenti. Ma manca l’azione di governo

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Abbiamo intrapreso la ricerca sulla produzione di calore mediante idrogeno ben dieci anni fa perchè siamo convinti che l’idrogeno avrà sempre più un ruolo fondamentale nella gestione energetica dei prossimi decenni”. Con queste parole l’ingegner Servilio Gioria, capo progetto di Giacomini Spa, ha annunciato la presentazione del nuovo sistema che utilizza l’idrogeno per il riscaldamento degli edifici residenziali. Il primo sistema al mondo, nato in Italia, di riscaldamento domestico a idrogeno.

L’azienda piemontese esporrà il sistema, che permette di produrre calore a zero emissioni, alla Fiera di Bolzano il prossimo 26 e 29 gennaio. “Il problema principale del nostro futuro energetico – ha affermato Gioria – sarà l’immagazzinamento dell’energia prodotta per vie rinnovabili per il suo utilizzo in un secondo tempo. H2ydroGEM® risolve questa problematica: grazie all’utilizzo di una fonte pulita, possiamo catturare l’energia elettrica inutilizzata, metterla in un serbatoio sottoforma di idrogeno e poi usarla per riprodurre energia sia termica che elettrica. Il tutto senza emettere anidride carbonica né ossidi di azoto, ma semplicemente innocuo vapore acqueo. Siamo orgogliosi di aver brevettato per primi questa tecnologia molto innovativa che, non appena il mercato si espanderà consentendo economie di scala, oltre che ecologica diventerà anche molto conveniente”.

Ma cos’è l’idrogeno? Quali progetti investono l’economia a idrogeno? L’idrogeno, primo elemento chimico, è ’l’energia del futuro’. Il nome deriva dall’unione delle parole greche ’acqua’ e ’generare’. L’acqua è formata dall’unione di due atomi di idrogeno (simbolo chimico H) ed un atomo di ossigeno (O). L’idrogeno è l’elemento più leggero e più abbondante di tutto l’universo. Ma non si trova allo stato puro sulla Terra. E’ presente allo stato combinato con altri elementi chimici. “Nei paesi industrializzati – si legge nel sito del Ministero dell’Ambiente – l’economia dell’idrogeno sta diventando l’obiettivo verso cui puntare in termini di sviluppo tecnologico nel settore energetico per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. L’idrogeno non è di fatto una fonte primaria di energia, ma un vettore di energia pulita; può costituire un valido mezzo di accumulo dell’energia da utilizzare poi in modo distribuito ed ecologico nel territorio”.

Il vantaggio è strettamente collegato alla tutela dell’ambiente, con una drastica diminuzione dell’inquinamento. Da diversi anni Beppe Grillo, nei suoi spettacoli, parla di idrogeno con dimostrazioni pratiche. Riguardanti soprattutto il settore automobilistico. Proprio nel libro del comico genovese, ’Tutto il grillo che conta’ (Feltrinelli 2006), si può leggere un passaggio di un suo spettacolo: “vado in Svizzera nella valle dell’Emmental, un odore pazzesco, vado lì e incontro un falegname, un uomo normale, un uomo intelligente che sa fare le cose con le mani, che a proprie spese si fa l’elettricità. Come? Con la luce del sole fa l’elettricità, con l’elettricità e l’acqua fa l’elettrolisi: scinde H2 da O, l’idrogeno dall’ossigeno. Con l’idrogeno fa andare la cucina, i fornelli, la macchina. Con i pannelli foto e termovoltaici si fa tutta l’energia che serve alla casa e al furgone. Il surplus elettrico lo vende alla rete pubblica. Quel furgone lì a quattro ruote motrici, va a benzina, a Gpl e a idrogeno. E quando va a idrogeno dal tubo di scappamento cosa esce? Vapore acqueo, acqua. Questa cosa esiste! Esiste da trenta anni! La tengono nei cassetti. Allora se il futuro è nei cassetti, io voglio aprirli questi cassetti…”. Era il 2006.

Nel saggio ’Economia all’idrogeno’ l’economista americano Jeremy Rifkin, presidente dellaFoundation Economic Trend di Washington anticipa la fine della civiltà del petrolio e l’arrivo di una nuova società dove l’energia sarà ricavata dall’idrogeno. Nell’intervista rilasciata a l’Unità nel 2002 Rifkin affermò: “oggi l’idrogeno bisogna estrarlo dai gas combustibili come il metano che tra dieci anni inizierà a scarseggiare. Ma l’idrogeno si trova ovunque. Ad esempio le stelle sono fatte d’idrogeno, e quando l’universo brucia, nelle sue trasformazioni si ha emissione di acqua distillata e calore, si dovrà catturare energia pulita – geotermica, eolica, solare – per generare elettricità che elettrolizzi l’acqua. Poi si separa l’idrogeno, lo si conserva e lo s’inserisce in cellule combustibili da usare. Il problema è la conservazione, perché l’energia si disperde facilmente, e va messa al riparo dalla penuria delle stesse energie rinnovabili, incluse quelle idroelettriche. L’idrogeno si presta a meraviglia ad essere conservato, e allora occorre muoversi in tempo in questa direzione”.

Per Rifkin il sistema energetico a idrogeno sarà “il primo vero regime energetico democratico della storia. Una volta funzionante, la rete mondiale di energia a idrogeno diventerà la prossima grande rivoluzione tecnologica, commerciale e sociale, sulla scia dello sviluppo che ha avuto Internet negli anni ’90”.

Ma è possibile in Italia sviluppare questa nuova economia? Secondo il presidente dell’Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, Lucio Gallo: “esistono delle competenze distintive che possono dare grandi contributi. Quello che manca è una consapevolezza più profonda dei vantaggi che può dare un’economia basata sull’idrogeno.Manca la capacità di sviluppare un sistema che permetta di incentivare le esperienze migliori e quindi di costruire un sistema per realizzare in maniera diffusa queste applicazioni”.

L’idrogeno trova applicazione nell’industria metallurgica, meccanica, chimica e petrolchimica ed alimentare, anche nel campo militare. E i finanziamenti? Esistono sia quelli nazionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per l’idrogeno e le celle a combustibile nell’ambito del Fondo integrativo speciale per la ricerca (PNR) e sia quelli europei per l’idrogeno e le tecnologie ad esso collegate. Ma il passato Governo poco ha fatto in questo settore. Solo pochi mesi fa venne disattesa la richiesta pressante dell’Anfia (in rappresentanza delle case automobilistiche italiane) e dell’Unrae (per quelle estere), di nuovi incentivi per le auto. Nel Regno Unito, nel 2011, sono stati stanziati incentivi auto (230 milioni di sterline) per l’acquisto di auto elettriche, ibride o ad idrogeno, stabilendo dei requisiti di base molto rigidi. Nemmeno il Governo Monti si sta prodigando in questa direzione. E’ il presidente di Legambiente a spiegare il suo punto di vista: “Da un governo di tecnici ci saremmo aspettati molto più spirito e capacità di innovazione e invece è come se la montagna avesse partorito un topolino. Alcune buone cose ci sono, ma niente di veramente innovativo”.

da lindro.it di martedì 3 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/Il-futuro-va-a-Idrogeno,5396#.TwmhEaXojpk

L’ANNO INTERNAZIONALE DELLE COOPERATIVE

L’evento dell’Onu accolto dall’Organizzazione Internazionale per il Lavoro

L’ANNO INTERNAZIONALE DELLE COOPERATIVE

Nel 2008 hanno registrato un giro d’affari superiore ai mille miliardi di dollari

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Le cooperative costruiscono un mondo migliore”. Ecco il tema scelto per il 2012, l’AnnoInternazionale delle Cooperative. Evento deciso dalle Nazioni Unite e accolto dall’Organizzazione Internazionale per il Lavoro (ILO), “come un riconoscimento – si legge nel sito dell’organizzazione internazionale – del ruolo fondamentale che queste realtà giocano nella promozione dello sviluppo socio-economico di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, sopratutto in periodi di crisi economica”.

Una decisione importante, da parte delle Nazioni Unite, presa in un momento cruciale per l’economia mondiale. Proprio in una raccomandazione del 2002 dell’ILO si legge: “le cooperative nelle loro varie riforme promuovono la piena partecipazione allo sviluppo economico e sociale di tutte le persone”. Il lancio dell’iniziativa si è tenuto a New York lo scorso 31 ottobre. Può il modello cooperativo rappresentare un modo alternativo, anche per lo sviluppo socio-economico? Le persone potranno essere inserite al primo posto? Nellecooperative ogni decisione viene presa senza dimenticare i bisogni dei membri e delle loro comunità. Secondo il sottosegretario generale delle Nazioni Unite, Sha Zukang: “lecooperative trovano la loro genesi in tempi di difficoltà economica e ciò dimostra la loro capacità di alleviare gli effetti di queste crisi. Fra il 2008 e il 2009 le cooperative hannodimostrato di essere più resistenti delle altre realtà produttive”.

Per Pauline Green, presidente dell’ICA Coop (Alleanza Cooperativa Internazionale, associazione che riunisce 258 organizzazioni rappresentative di 96 Paesi): “il modello cooperativo è la scelta migliore e offre le basi per un modo più sostenibile di fare attività imprenditoriale rispetto ai modelli capitalistici tradizionali attualmente sotto esame”. Quali sono i principi delle cooperative? Quante sono nel mondo? Quanti soci hanno? Quanti posti di lavoro offrono? Il modello cooperativo si fonda sulla mutualità, sull’uguaglianza, sull’equità e sulla democrazia. Riuniscono la logica di mercato, i profitti, con l’inclusione sociale. Ecco il loro punto di forza. E’ la persona che viene messa al centro delle questioni, non il business.

In tutto il mondo le cooperative possono vantare quasi 1 miliardo di membri, creano 100 milioni di posti di lavoro e sono attive in una vasta gamma di settori (agricoltura, pesca, edilizia, assicurazioni, servizi e turismo). Sono diffuse nei Paesi in via di sviluppo, dove sono impegnate nel campo della lotta alla povertà, dello sviluppo locale e dell’integrazione sociale. Per molti analisti le cooperative hanno ampiamente dimostrato di essere anche unesempio di imprenditorialità competitiva. Secondo uno studio condotto dall’ICA Coop nel 2008 le 300 maggiori cooperative hanno registrato un giro d’affari di oltre mille miliardi e mezzo di dollari. Tutte concentrate principalmente in Paesi industrializzati come Francia (28%), Stati Uniti (16%), Germania (14%), Paesi Bassi (7%) e Italia (2,5%). Per il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon: “è possibile perseguire sia la produttività economica che la responsabilità sociale nello stesso momento”. E le cooperative hannotutte le carte in regola per tentare questa nuova strada. Con una solidità già testata durante la crisi finanziaria. Il direttore generale dell’ILO, Juan Somavia, nel suo messaggio è stato chiaro: “l’ILO e il movimento cooperativo sono sempre stati alleati, vicini sul terreno comune della solidarietà e della giustizia sociale. Gli ideali cooperativi rispondono al principiofondante dell’ILO per cui il lavoro non è una merce”.

In Italia esiste l’articolo 45 della Costituzione che detta: “La Repubblica italiana riconosce la funzione della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”. Anche se la politica, quella che dovrebbe risolvere le questioni e rendere la vita facile ai suoi cittadini, ha tentato in passato di mettere i bastoni tra le ruote delle cooperative. Ma l’Anno Internazionale potrebbe dare quella linfa vitale alla cooperazione. Il sistema delle cooperative, tutelato a livello internazionale, potrà favorire quel processo di crescita indispensabile per poter riprogrammare un futuro messo seriamente in discussione, non solo per una crisi finanziaria creata da pochi. E che tuttistanno pagando a caro prezzo. In Italia, al 31 dicembre 2008, sono attive 71.578 cooperative,delle quali 13.938 (19,5%) sono cooperative sociali e 432 sono Banche di Credito Cooperativo (BCC). Le regioni meridionali (28,3%), seguite da quelle centrali (22,1%) e dalle nord-occidentali (19,2%), presentano la maggiore concentrazione di cooperative. Le cooperativesono presenti in tutti i settori di attività, in particolare nel campo dei servizi (51,3%), dellecostruzioni (20,9%) e dell’agricoltura (11,4%). Il settore della cooperazione occupa più di un milione e centomila persone (soci e non) con un contratto di lavoro dipendente. Sono lecooperative delle regioni settentrionali a occupare la maggior parte dei lavoratori dipendenti (56,7%). Il 60,8% delle cooperative ha meno di cinque dipendenti e solo il 5,9% ha più di cinquanta dipendenti. Il valore della produzione realizzato dalle cooperative nel 2008 è pari a 91,8 miliardi di euro.

da lindro.it di  lunedì 2 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/L-anno-internazionale-delle,5346#.TwmeFKXojpk

“BAZZANI UCCISO DAI PROIETTILI DELLA POLIZIA”

Le indagini sul volontario ucciso non sono ancora concluse

“BAZZANI UCCISO DAI PROIETTILI DELLA POLIZIA”

Parla Gratien Rukindikiza: “mi ha riferito un generale”. Ma il Presidente Ascom non è d’accordo

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I missionari sono testimoni scomodi”. Lo aveva affermato padre Claudio Marano, riferendosi alla vicenda dell’italiano Francesco Bazzani, ucciso in Africa il 27 novembre scorson insieme alla suora croata Lukrecija Manic. Nel processo lampo, di soli tre giorni, sono stati assicurati alla giustizia i due assassini. Dalla versione ufficiale emerge la motivazione legata ad una rapina. Ma è andata proprio così?

Le indagini proseguono – ci ha assicurato il presidente dell’Associazione Ascom Giovanni Gobbi – i due banditi sono stati condannati, ma si continua ad indagare”. Ma come si indaga in Burundi se durante il processo non è stata fornita la prova balistica? Come si può appurare la verità se non si riesce a capire da dove sono partiti i proiettili? Chi ha ucciso il dottor Bazzani? La polizia o i banditi? Lo abbiamo chiesto al giornalista di ’Bujumbura NewsGratien Rukindikiza, che per primo ha sollevato la questione. Le stesse domande sono state poste alla Farnesina, che ancora non risponde.

E’ curioso anche ascoltare le motivazioni dell’Unità di Crisi della Farnesina. Due le versioni che si contrappongono. Da una parte c’è chi dice che il nostro Paese non può intervenire per il rispetto della sovranità degli Stati. Che non si può interferire nelle decisioni della magistratura locale. Dall’altra parte ci si sente rispondere che “i tempi sono quelli che sono. Non abbiamo ricevuto risposte dagli uffici competenti (l’Ambasciata, ndr). Quello che può essere fatto è sollecitare l’autorità di polizia locale”.

La stessa, che secondo la versione del collega Rukindikiza, sarebbe parte in causa. Abbiamo già raccolto la dichiarazione di Alessandro Verga, dell’Ascom, la stessa Associazione di Bazzani: “devo aggiungere che dopo il fatto la polizia del posto si è dileguata, si è nascosta”, aveva detto. Perché la polizia scappa dopo un conflitto a fuoco? Ma vediamo cosa aggiunge il giornalista del ‘Bujumbura News’. Secondo Gratien “la polizia ha fatto una missione definita da una qualche autorità”. 

Dalla tesi non ufficiale emergerebbe il coinvolgimento del deputato africano della FNDD(partito di governo), Gihahe, che avrebbe promesso una somma di denaro (pari a 3 milioni di euro) per l’omicidio della suora croata, accusata di curare i componenti del Fronte Nazionale di Liberazione. E i proiettili che hanno colpito l’italiano? 

Il dottor Bazzani è stato ucciso dai proiettili della polizia. Un generale mi ha riferito questo particolare. La polizia del Burundi ha anche fucili FAL e AK47 o Kalash. La posizione ufficiale della politica è quella di negare, ma in via ufficiosa accettano che l’hanno ucciso. Ci sono immagini che mostrano i fori di proiettile sul veicolo. I colpi sono venuti da fuori. Nessun proiettile è stato sparato dai criminali quando hanno incontrato la polizia.

Ma come faceva la polizia a sapere il tragitto dei banditi, che avevano sequestrato Bazzanie la suora italiana, poi ferita? 

La polizia ha sorvegliato l’ospedale e ha lasciato fuori i criminali con gli ostaggi (i due italiani, ndr). La polizia già conosceva la strada, il tragitto utilizzato dai criminali. Il veicolo si stava dirigendo verso l’ambulanza che attendeva i due criminali. La polizia ha aperto il fuoco per prima. Ha sparato sull’ambulanza, sapendo che c’era il dottor Bazzani e la sorella.

Ma cosa c’entra il deputato della FNDD Gihahe? Perché i due killer durante l’interrogatorio avrebbero chiesto di contattare il deputato?

I due killer volevano i soldi come ricompensa per l’uccisione, come promesso. Gihahe è stato collegato a uno degli assassini. Ha comprato dei terreni vicino casa sua. Un giovane mi ha confessato che un amico aveva già eseguito altri compiti per conto di Gihahe. Altre persone sono state uccise misteriosamente. Nessuno ha il coraggio di parlare. Quando il giudice ha dato la parola ai due assassini, questi hanno detto tutto. Gli assassini sono stati processati senza la presenza dei loro avvocati.

Secondo la sua versione, scaturita da fughe di notizie da parte della magistratura e della polizia, il giudice avrebbe distrutto il file con le dichiarazioni dei due killer.

Alcuni dei suoi capi gli hanno chiesto di distruggere la cosiddetta dichiarazione degli assassini. Il giudice lo ha fatto.

Ma perché si è consumata questa tragedia? Per motivi legati ad una rapina o alla strategia del presidente Nkurunziza, tesa ad allontanare tutti i testimoni stranieri dei crimini contro l’umanità che si stanno commettendo in Burundi?

La sorella croata e il dottor Bazzani sono stati uccisi perché accusati di curare i membri del FNL (Fronte Nazionale di Liberazione, ndr). E’ stato anche un segnale ai bianchi per lasciare il paese.

Questa è la tesi del giornalista che per primo ha messo in dubbio la versione ufficiale. Abbiamo ascoltato anche la posizione del presidente dell’Associazione Ascom di Legnago, Giovanni Gobbi, tornato dall’Africa qualche giorno fa. Sono andato per vedere un pò la situazione. Avevano concluso con la condanna di due persone, ma le indagini stanno proseguendo perchè vogliono capire se ci sono stati dei fiancheggiatori e quali altre persone hanno potuto permettere una cosa di questo genere. Le indagini sono ancora in corso”. Sul coinvolgimento del deputato Gihahe, Gobbi ha dichiarato: “sono molte le voci che si accumulano ma che non trovano riscontri né obiettivi né particolari. Abbiamo preferito non fare nessun commento perché la cosa non è assolutamente certa”. Gobbi non si è sbilanciato nemmeno sulla perizia balistica. “Le condizioni nella zona africana non permettono certe finezze che da noi sono normale prassi. In quei posti diventa un fatto estremamente difficile”.

Per il Presidente dell’Ascom si tratta di “una grande rapina” organizzata da persone “che hanno studiato le cose diversamente da quello che può succedere normalmente e che poi si è tramutata in una tragedia. La colorazione politica è sempre difficile da valutare, se c’è stata una colorazione politica”.

Alessandro Verga, uno dei componenti dell’Associazione Ascom aveva sostenuto su queste pagine che “nessuno sta indagando”, nemmeno la Farnesina. Per Gobbi la situazione è totalmente diversa. “Hanno inviato immediatamente l’Ambasciatore di Kampala, lo stesso Console ha lavorato benissimo. C’è stato il massimo dell’assistenza e della collaborazione.Devo smentire Verga, ho verificato anche personalmente. In soli tre giorni hanno rimpatriato la salma”.

Ritorna il numero perfetto. Tre giorni per condannare gli assassini e tre giorni per rimpatriare la salma. Ma il collegamento con il Fronte Nazionale di Liberazione? “Il nostro Ospedale è presente dal 1966, sono 45anni che è sul posto. E’ passato indenne attraverso tre guerre civili. Nessun dirigente o nessun volontario si è mai sbilanciato in scelte di carattere politico. Abbiamo sempre avuto operatori, medici, para-medici di tutte le etnie. Non si è mai fatta nessuna scelta nell’accogliere pazienti che fossero di una etnia o dell’altra. Questo ha permesso all’Ospedale di essere rispettato e non abbiamo mai avuto nessuna incursione, mai nessuna intimidazione. Da 45 anni non abbiamo mai fatto nessuna scelta di campo. Non per codardia, ma perché la nostra scelta è sanitaria e basta”.

da L’Indro di giovedì 29 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/Bazzani-ucciso-dai-proiettili,5336#.TwH_yjXojpl

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