Giorno: 8 gennaio 2012

IL FUTURO VA A IDROGENO

Nasce H2ydroGEM, il primo sistema di riscaldamento domestico ad H2

IL FUTURO VA A IDROGENO

Da Beppe Grillo a Jeremy Rifkin, molti gli sponsor eccellenti. Ma manca l’azione di governo

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Abbiamo intrapreso la ricerca sulla produzione di calore mediante idrogeno ben dieci anni fa perchè siamo convinti che l’idrogeno avrà sempre più un ruolo fondamentale nella gestione energetica dei prossimi decenni”. Con queste parole l’ingegner Servilio Gioria, capo progetto di Giacomini Spa, ha annunciato la presentazione del nuovo sistema che utilizza l’idrogeno per il riscaldamento degli edifici residenziali. Il primo sistema al mondo, nato in Italia, di riscaldamento domestico a idrogeno.

L’azienda piemontese esporrà il sistema, che permette di produrre calore a zero emissioni, alla Fiera di Bolzano il prossimo 26 e 29 gennaio. “Il problema principale del nostro futuro energetico – ha affermato Gioria – sarà l’immagazzinamento dell’energia prodotta per vie rinnovabili per il suo utilizzo in un secondo tempo. H2ydroGEM® risolve questa problematica: grazie all’utilizzo di una fonte pulita, possiamo catturare l’energia elettrica inutilizzata, metterla in un serbatoio sottoforma di idrogeno e poi usarla per riprodurre energia sia termica che elettrica. Il tutto senza emettere anidride carbonica né ossidi di azoto, ma semplicemente innocuo vapore acqueo. Siamo orgogliosi di aver brevettato per primi questa tecnologia molto innovativa che, non appena il mercato si espanderà consentendo economie di scala, oltre che ecologica diventerà anche molto conveniente”.

Ma cos’è l’idrogeno? Quali progetti investono l’economia a idrogeno? L’idrogeno, primo elemento chimico, è ’l’energia del futuro’. Il nome deriva dall’unione delle parole greche ’acqua’ e ’generare’. L’acqua è formata dall’unione di due atomi di idrogeno (simbolo chimico H) ed un atomo di ossigeno (O). L’idrogeno è l’elemento più leggero e più abbondante di tutto l’universo. Ma non si trova allo stato puro sulla Terra. E’ presente allo stato combinato con altri elementi chimici. “Nei paesi industrializzati – si legge nel sito del Ministero dell’Ambiente – l’economia dell’idrogeno sta diventando l’obiettivo verso cui puntare in termini di sviluppo tecnologico nel settore energetico per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. L’idrogeno non è di fatto una fonte primaria di energia, ma un vettore di energia pulita; può costituire un valido mezzo di accumulo dell’energia da utilizzare poi in modo distribuito ed ecologico nel territorio”.

Il vantaggio è strettamente collegato alla tutela dell’ambiente, con una drastica diminuzione dell’inquinamento. Da diversi anni Beppe Grillo, nei suoi spettacoli, parla di idrogeno con dimostrazioni pratiche. Riguardanti soprattutto il settore automobilistico. Proprio nel libro del comico genovese, ’Tutto il grillo che conta’ (Feltrinelli 2006), si può leggere un passaggio di un suo spettacolo: “vado in Svizzera nella valle dell’Emmental, un odore pazzesco, vado lì e incontro un falegname, un uomo normale, un uomo intelligente che sa fare le cose con le mani, che a proprie spese si fa l’elettricità. Come? Con la luce del sole fa l’elettricità, con l’elettricità e l’acqua fa l’elettrolisi: scinde H2 da O, l’idrogeno dall’ossigeno. Con l’idrogeno fa andare la cucina, i fornelli, la macchina. Con i pannelli foto e termovoltaici si fa tutta l’energia che serve alla casa e al furgone. Il surplus elettrico lo vende alla rete pubblica. Quel furgone lì a quattro ruote motrici, va a benzina, a Gpl e a idrogeno. E quando va a idrogeno dal tubo di scappamento cosa esce? Vapore acqueo, acqua. Questa cosa esiste! Esiste da trenta anni! La tengono nei cassetti. Allora se il futuro è nei cassetti, io voglio aprirli questi cassetti…”. Era il 2006.

Nel saggio ’Economia all’idrogeno’ l’economista americano Jeremy Rifkin, presidente dellaFoundation Economic Trend di Washington anticipa la fine della civiltà del petrolio e l’arrivo di una nuova società dove l’energia sarà ricavata dall’idrogeno. Nell’intervista rilasciata a l’Unità nel 2002 Rifkin affermò: “oggi l’idrogeno bisogna estrarlo dai gas combustibili come il metano che tra dieci anni inizierà a scarseggiare. Ma l’idrogeno si trova ovunque. Ad esempio le stelle sono fatte d’idrogeno, e quando l’universo brucia, nelle sue trasformazioni si ha emissione di acqua distillata e calore, si dovrà catturare energia pulita – geotermica, eolica, solare – per generare elettricità che elettrolizzi l’acqua. Poi si separa l’idrogeno, lo si conserva e lo s’inserisce in cellule combustibili da usare. Il problema è la conservazione, perché l’energia si disperde facilmente, e va messa al riparo dalla penuria delle stesse energie rinnovabili, incluse quelle idroelettriche. L’idrogeno si presta a meraviglia ad essere conservato, e allora occorre muoversi in tempo in questa direzione”.

Per Rifkin il sistema energetico a idrogeno sarà “il primo vero regime energetico democratico della storia. Una volta funzionante, la rete mondiale di energia a idrogeno diventerà la prossima grande rivoluzione tecnologica, commerciale e sociale, sulla scia dello sviluppo che ha avuto Internet negli anni ’90”.

Ma è possibile in Italia sviluppare questa nuova economia? Secondo il presidente dell’Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, Lucio Gallo: “esistono delle competenze distintive che possono dare grandi contributi. Quello che manca è una consapevolezza più profonda dei vantaggi che può dare un’economia basata sull’idrogeno.Manca la capacità di sviluppare un sistema che permetta di incentivare le esperienze migliori e quindi di costruire un sistema per realizzare in maniera diffusa queste applicazioni”.

L’idrogeno trova applicazione nell’industria metallurgica, meccanica, chimica e petrolchimica ed alimentare, anche nel campo militare. E i finanziamenti? Esistono sia quelli nazionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per l’idrogeno e le celle a combustibile nell’ambito del Fondo integrativo speciale per la ricerca (PNR) e sia quelli europei per l’idrogeno e le tecnologie ad esso collegate. Ma il passato Governo poco ha fatto in questo settore. Solo pochi mesi fa venne disattesa la richiesta pressante dell’Anfia (in rappresentanza delle case automobilistiche italiane) e dell’Unrae (per quelle estere), di nuovi incentivi per le auto. Nel Regno Unito, nel 2011, sono stati stanziati incentivi auto (230 milioni di sterline) per l’acquisto di auto elettriche, ibride o ad idrogeno, stabilendo dei requisiti di base molto rigidi. Nemmeno il Governo Monti si sta prodigando in questa direzione. E’ il presidente di Legambiente a spiegare il suo punto di vista: “Da un governo di tecnici ci saremmo aspettati molto più spirito e capacità di innovazione e invece è come se la montagna avesse partorito un topolino. Alcune buone cose ci sono, ma niente di veramente innovativo”.

da lindro.it di martedì 3 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/Il-futuro-va-a-Idrogeno,5396#.TwmhEaXojpk

L’ANNO INTERNAZIONALE DELLE COOPERATIVE

L’evento dell’Onu accolto dall’Organizzazione Internazionale per il Lavoro

L’ANNO INTERNAZIONALE DELLE COOPERATIVE

Nel 2008 hanno registrato un giro d’affari superiore ai mille miliardi di dollari

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Le cooperative costruiscono un mondo migliore”. Ecco il tema scelto per il 2012, l’AnnoInternazionale delle Cooperative. Evento deciso dalle Nazioni Unite e accolto dall’Organizzazione Internazionale per il Lavoro (ILO), “come un riconoscimento – si legge nel sito dell’organizzazione internazionale – del ruolo fondamentale che queste realtà giocano nella promozione dello sviluppo socio-economico di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, sopratutto in periodi di crisi economica”.

Una decisione importante, da parte delle Nazioni Unite, presa in un momento cruciale per l’economia mondiale. Proprio in una raccomandazione del 2002 dell’ILO si legge: “le cooperative nelle loro varie riforme promuovono la piena partecipazione allo sviluppo economico e sociale di tutte le persone”. Il lancio dell’iniziativa si è tenuto a New York lo scorso 31 ottobre. Può il modello cooperativo rappresentare un modo alternativo, anche per lo sviluppo socio-economico? Le persone potranno essere inserite al primo posto? Nellecooperative ogni decisione viene presa senza dimenticare i bisogni dei membri e delle loro comunità. Secondo il sottosegretario generale delle Nazioni Unite, Sha Zukang: “lecooperative trovano la loro genesi in tempi di difficoltà economica e ciò dimostra la loro capacità di alleviare gli effetti di queste crisi. Fra il 2008 e il 2009 le cooperative hannodimostrato di essere più resistenti delle altre realtà produttive”.

Per Pauline Green, presidente dell’ICA Coop (Alleanza Cooperativa Internazionale, associazione che riunisce 258 organizzazioni rappresentative di 96 Paesi): “il modello cooperativo è la scelta migliore e offre le basi per un modo più sostenibile di fare attività imprenditoriale rispetto ai modelli capitalistici tradizionali attualmente sotto esame”. Quali sono i principi delle cooperative? Quante sono nel mondo? Quanti soci hanno? Quanti posti di lavoro offrono? Il modello cooperativo si fonda sulla mutualità, sull’uguaglianza, sull’equità e sulla democrazia. Riuniscono la logica di mercato, i profitti, con l’inclusione sociale. Ecco il loro punto di forza. E’ la persona che viene messa al centro delle questioni, non il business.

In tutto il mondo le cooperative possono vantare quasi 1 miliardo di membri, creano 100 milioni di posti di lavoro e sono attive in una vasta gamma di settori (agricoltura, pesca, edilizia, assicurazioni, servizi e turismo). Sono diffuse nei Paesi in via di sviluppo, dove sono impegnate nel campo della lotta alla povertà, dello sviluppo locale e dell’integrazione sociale. Per molti analisti le cooperative hanno ampiamente dimostrato di essere anche unesempio di imprenditorialità competitiva. Secondo uno studio condotto dall’ICA Coop nel 2008 le 300 maggiori cooperative hanno registrato un giro d’affari di oltre mille miliardi e mezzo di dollari. Tutte concentrate principalmente in Paesi industrializzati come Francia (28%), Stati Uniti (16%), Germania (14%), Paesi Bassi (7%) e Italia (2,5%). Per il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon: “è possibile perseguire sia la produttività economica che la responsabilità sociale nello stesso momento”. E le cooperative hannotutte le carte in regola per tentare questa nuova strada. Con una solidità già testata durante la crisi finanziaria. Il direttore generale dell’ILO, Juan Somavia, nel suo messaggio è stato chiaro: “l’ILO e il movimento cooperativo sono sempre stati alleati, vicini sul terreno comune della solidarietà e della giustizia sociale. Gli ideali cooperativi rispondono al principiofondante dell’ILO per cui il lavoro non è una merce”.

In Italia esiste l’articolo 45 della Costituzione che detta: “La Repubblica italiana riconosce la funzione della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”. Anche se la politica, quella che dovrebbe risolvere le questioni e rendere la vita facile ai suoi cittadini, ha tentato in passato di mettere i bastoni tra le ruote delle cooperative. Ma l’Anno Internazionale potrebbe dare quella linfa vitale alla cooperazione. Il sistema delle cooperative, tutelato a livello internazionale, potrà favorire quel processo di crescita indispensabile per poter riprogrammare un futuro messo seriamente in discussione, non solo per una crisi finanziaria creata da pochi. E che tuttistanno pagando a caro prezzo. In Italia, al 31 dicembre 2008, sono attive 71.578 cooperative,delle quali 13.938 (19,5%) sono cooperative sociali e 432 sono Banche di Credito Cooperativo (BCC). Le regioni meridionali (28,3%), seguite da quelle centrali (22,1%) e dalle nord-occidentali (19,2%), presentano la maggiore concentrazione di cooperative. Le cooperativesono presenti in tutti i settori di attività, in particolare nel campo dei servizi (51,3%), dellecostruzioni (20,9%) e dell’agricoltura (11,4%). Il settore della cooperazione occupa più di un milione e centomila persone (soci e non) con un contratto di lavoro dipendente. Sono lecooperative delle regioni settentrionali a occupare la maggior parte dei lavoratori dipendenti (56,7%). Il 60,8% delle cooperative ha meno di cinque dipendenti e solo il 5,9% ha più di cinquanta dipendenti. Il valore della produzione realizzato dalle cooperative nel 2008 è pari a 91,8 miliardi di euro.

da lindro.it di  lunedì 2 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/L-anno-internazionale-delle,5346#.TwmeFKXojpk

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