Mese: febbraio 2012

(VIDEO) SANITA’ Molise – Parla il primario Lucio Pastore

SANITA’ Molise – Parla il primario Lucio Pastore

“I Soldi sono stati spesi male”.

INTERVISTA a Lucio Pastore, primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale “Veneziale” di Isernia.

Isernia, 27 febbraio 2012

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) DR Motor – Il CONFRONTO con il sindacalista della Uilm (I Parte e II Parte)

DR Motor – Il CONFRONTO con il sindacalista della Uilm (I Parte)

Isernia, 23 febbraio 2012

“IL DISCO INCEPPATO” – LA PRIMA PARTE DEL CONFRONTO…

I Lavoratori in Sciopero della DR Motor di Macchia di Isernia chiedono spiegazioni a Donato Giuliani della Uilm Molise.

A cura di Paolo De Chiara

 

DR Motor Il CONFRONTO con la Uilm (II parte)

Isernia, 23 febbraio 2012 – LE SECONDA PARTE…

I Lavoratori in Sciopero della DR Motor di Macchia di Isernia chiedono spiegazioni a Donato Giuliani della Uilm Molise.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) DR Motor, la Firma per la Cassa Integrazione

DR Motor, la Firma per la Cassa Integrazione

Isernia, 23 febbraio 2012


LA FIRMA PER LA CASSA INTEGRAZIONE.
Intervista al segretario regionale della FIOM Molise, Giuseppe Tarantino.


E per gli stipendi? “Al momento non ci sono novità”.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) DR Motor – Parlano i Lavoratori

DR Motor – Parlano i Lavoratori

Isernia, 23 febbraio 2012
CASSA INTEGRAZIONE per 60 Lavoratori della DR Motor di Macchia d’Isernia…. arrivata “lo stesso giorno in cui i lavoratori hanno incrociato le braccia”.


INTERVISTE al sindacalista della FIOM Molise, Nicandro IANNARELLI e ai Lavoratori Dr in Sciopero: “non sappiamo più cosa fare”.

Il PRESIDIO davanti ai cancelli della Dr Motor continua…

A cura di Paolo De Chiara

Le prigioni in mano ai privati?

Una norma contenuta nel decreto liberalizzazioni apre alla gestione del sistema carcerario

Le prigioni in mano ai privati?

A lanciare l’allarme il Presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il luogo di espiazione della pena diviene luogo di lucro sia per la sua costruzione che per il suo mantenimento e viste le infiltrazioni di natura criminale proprio nel settore dell’edilizia non ci si stupirà di poter trovare associazioni a delinquere interessate a partecipare all’affare”. Queste le parole utilizzate da Teresa Mariotti, responsabile problematiche sociali dell’Idv di Viterbo. Ma cosa c’entra il ’lucro’ con le carceri italiane? Perché parlare di interesse “a partecipare all’affare” da parte delle associazioni a delinquere? A cosa si riferisce l’esponente dell’Idv di Viterbo?

Nel decreto sulle liberalizzazioni (1/2012) il Governo dei tecnici ha inserito un articolo (n. 43) che parla di ’Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie’. Con questa norma si affidano le carceri ai privati. Ecco cosa si legge nel 2° comma: “al fine di assicurare il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’investimento, al concessionario è riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell’infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia”.

Ma cosa significa? Escluse le guardie, la gestione carceraria può essere affidata a privati imprenditori. Si corre, quindi, anche il rischio che la criminalità, che detiene molta liquidità, possa partecipare all’affare. Nel terzo comma è possibile leggere: “Il concessionario nella propria offerta deve prevedere che le fondazioni di origine bancaria contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1, con il finanziamento di almeno il 20 per cento del costo di investimento”.

L’altra novità di questa norma è la partecipazione delle banche. La cosa più grave – secondo Teresa Mariotti dell’Idvè che tale decisione sia stata presa senza una minima discussione nelle aule parlamentari con una vera cessazione del potere democratico. Ci domandiamo come sia possibile che l’attuale governo, ed in generale la politica che lo sostiene, consideri il delicato sistema di espiazione delle pene come una qualsiasi altra liberalizzazione di prodotti commerciali, il tutto passato sotto il più totale silenzio. Per fortuna alcune associazioni di volontariato si stanno muovendo per dare voce a questo scandaloso modo di governare il paese”.

Una di queste è Antigone, che si occupa di diritti e di garanzie nel sistema penale. Abbiamo sentito il suo presidente Patrizio Gonnella: “l’articolo 43 cerca di dare un’ulteriore spinta verso il progetto di privatizzazione”. Che parte da lontano. Era il 2001 e già si cominciava a parlare di leasing e di project financing.E’ la Finanziaria del 2001 – spiegano dall’associazione Antigone – che introduce la possibilità che l’amministrazione penitenziaria, per l’acquisizione di nuovi istituti di pena, faccia uso della locazione finanziaria (leasing), permuta e finanza di progetto (project financing)”.

Nel 2002, con Roberto Castelli (Ministro della Giustizia) e Silvio Berlusconi ritorna il tema della privatizzazione. Fu proprio l’ex Premier a sponsorizzare “l’ottimo modello penitenziario privato cileno”. Non se ne fece nulla. Ma ecco un episodio contenuto nel dossier preparato dall’associazione Antigone: “Fu costituita da Roberto Castelli e Giulio Tremonti (Ministro dell’economia) una società, la Dike Aedifica (controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze), il cui operato ha interessato non tanto i privati quanto la magistratura. Partecipata al 95% dalla Patrimonio S.p.A, era amministrata da Vico Valassi, lombardo e amico del Ministro. Uno dei suoi consulenti, Giuseppe Magni, già sindaco leghista di Calco in provincia di Lecco, fu indagato per concorso in corruzione e istigazione alla corruzione. Alcune immagini lo riprendevano mentre si vantava di decidere lui i vincitori delle gare d’appalto. L’Espresso definì l’inchiesta come la seconda tangentopoli carceraria”.

Per Gonnella “l’interesse privato porta a non garantire la popolazione detenuta, questo è accaduto negli Stati Uniti”. Il sistema penitenziario americano è composto da carceri federali, statali e locali. Il governo federale e statale possono cedere la gestione del carcere a industrie private, pagando una retta per ogni detenuto.

I detenuti ‘privatizzati’ sono cresciuti di 20 mila unità dal 2000 a oggi. La Corrections Corporation of America (CCA) è l’azienda che ha la leadership mondiale. Secondo Antigone nelle carceri private americane le violenze sulle guardie è del 49% superiore a quanto avviene nelle carceri pubbliche e le violenze ai detenuti sono nelle carceri private del 65% in più”. In Italia, nel silenzio totale, è stato inserito nel decreto l’articolo 43.Il sistema carcerario – ha aggiunto il Presidente dell’associazione Antigone – non può essere affidato totalmente ai privati. E’ rischioso, fortemente rischioso. Ci sono ampi studi che dimostrano che questo sistema non fa risparmiare soldi. Non crea vantaggi economici, perché con il tempo, aumentando i detenuti aumenta la spesa per il pubblico. Per spendere meno bisogna intervenire sulla penalità e non sull’affidare ai privati la punizione”.

Cosa c’entrano le infiltrazioni criminali?

Queste sono preoccupazioni. Quando abbiamo lanciato la nostra opposizione all’articolo 43 abbiamo ritenuto di dover ricordare i casi di corruzione negli Stati Uniti d’America, senza dimenticare che in Italia uno dei grandi costruttori di carceri è stato il costruttore Anemone (il costruttore della ’cricca’, ndr). In Italia chi ha la liquidità? L’organizzazione mafiosa. Può esserci il rischio che l’organizzazione mafiosa costruisca e gestisca un carcere.

Voi, come associazione, vi siete opposti da subito. Come spiega il silenzio intorno a questa norma?

Questa è una norma contenuta all’interno di un decreto. Ci sono state le proteste dei farmacisti, le proteste dei tassisti, ma i detenuti non sono una corporazione. E quindi non protestano. Esiste una scarsa disponibilità a dare spazio normativo al Parlamento, i partiti sono sotto schiaffo. Quello che ricevono dal Governo è una ricetta pronta e non hanno troppa voce in capitolo. Figuriamoci su un tema così.

E voi, su un tema così, come vi state muovendo?

Abbiamo fatto la nostra protesta, siamo andati al Senato e abbiamo incontrato dei senatori. Però sappiamo anche che non è una norma particolarmente amata dal Ministero della Giustizia e dal Ministro della Giustizia. Vedremo se avrà voce in capitolo.

Chi ha voluto questa norma?

E’ stata messa dentro il decreto sviluppo dai componenti Economico e Finanziario del Governo.

Cosa chiedete al Governo Monti?

Si inizi a mettere mano a quelle leggi che producono carcerazioni inutili. Risparmieremo soldi, eviteremo carcerazioni inutili, salveremo la vita delle persone e non faremo fare affari ai soliti noti italiani.

Volete il ritiro di questa norma?

Assolutamente si.

da L’Indro.it di venerdì 24 Febbraio 2012, ore 19:32

http://lindro.it/Le-prigioni-in-mano-ai-privati,6769#.T0yycnnwlB0

A rischio il diritto di critica?

Sentenza Fiat-Rai-Formigli

A rischio il diritto di critica?

Per Martinello: “esiste un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La sentenza del tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre“. In questo modo, sul ’Corriere della Sera’, la giornalista e conduttrice di ’Report’, Milena Gabanelli, ha commentato la sentenza che ha condannato Corrado Formigli (ex collaboratore di ’Annozero’, oggi conduttore di ’Piazza Pulita’ su La7) e la Rai a un risarcimento di sette milioni di euro per un servizio poco gradito. “Adesso sappiamo – ha aggiunto la Gabanelli – che se il prodotto Fiat non vende bene è anche colpa di Annozero, di Corrado Formigli e della Rai, condannati dal tribunale di Torino a pagare un risarcimento danni esemplare“.

Il servizio andato in onda il 2 dicembre 2010 su ’Annozero’ (il programma cancellato dalla dirigenza Rai) metteva a confronto tre autovetture (una Citroen DS3 THP, una Mini Cooper S e un’Alfa Romeo Mito Quadrifoglio) e dal confronto l’auto italiana ne usciva sconfitta. Secondo Alfa Romeo e il giudice di Torino, i “risultati del test erano stati solo parzialmente illustrati”. Per le affermazioni “fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della societàla Fiat aveva chiesto un risarcimento di 20 milioni di euro. Cifra spropositata e intimidatoria. Una vera e propria punizione per lesa maestà. Scrive il giornalista Formigli sul suo profilo facebook: “Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione”. Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore del TgLa7, Enrico Mentana: “Se un’azienda può ottenere 7 milioni di risarcimento per un’inchiesta che non le piace e che ritiene lesiva, chi farà mai più le inchieste?”.

Dove finirà la libertà dei giornalisti di fare il proprio mestiere? E come si comporteranno gli editori dopo questa sentenza? Qualche esempio? Le dichiarazioni del patron di Mediapason (la società che controlla Telelombardia, una delle emittenti che trasmettono ’Servizio Pubblico’) sull’intervento di questa sera di Adriano Celentano: “Se non vedo il testo di Celentano, non lo mando in onda”. E riferendosi alla vicenda Fiat-Rai-Formigli, aggiunge: “Non possiamo rischiare risarcimenti milionari. La Rai dovrà pagare cinque milioni per aver criticato la Fiat. Io da domani dico solo che la Fiat è una grande azienda, perché chi paga alla fine sono io. Non si sa nulla dell’intervento di Celentano. Ci mandino il testo, oppure ci diano una fideiussione, altrimenti manderemo in onda Servizio Pubblico e quando ci sarà Celentano lo oscuriamo”.

Ecco gli effetti della sentenza di Torino: il bavaglio all’informazione. Per la Federazione Nazionale della Stampa: “E’ meglio che l’informazione non parli in modo critico di un’auto, soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande inserzionista pubblicitario? E’ questo l’interrogativo che suscita la sentenza con la quale la Rai e Corrado Formigli sono stati condannati, per un servizio trasmesso da ’Annozero’ nel dicembre 2010, a risarcire la Fiat versandole ben 5 milioni di euro (più i 2 che la Rai dovrà spendere per la pubblicazione della sentenza sui giornali). Sconcertante, tra l’altro, è il carico finanziario spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista”.

Abbiamo sentito Paolo Martinello, il presidente di ’Altroconsumo, l’associazione dei consumatori: “è una sentenza molto severa. Ricordo il servizio da cui è nata questa vicenda, perché anche noi facciamo test comparativi e quando li fa qualcun altro e suscitano polemiche siamo molto attenti. Sappiamo cosa vuol dire fare test comparativi e conosciamo le reazioni che i produttori hanno. Abbiamo avuto anche noi diverse cause. La cosa che stupisce è l’entità del risarcimento, la cosa più sorprendente di questa sentenza”.

In Italia esiste la cultura dei test comparativi?

In molti produttori ancora non c’è. Le grandi aziende non sono abituate a uscirne male. Al di là della metodologia, a prescindere da come è stato fatto il test, molto spesso le grandi aziende, che hanno un’immagine più forte da tutelare, attaccano alla cieca. Comunque bisogna far causa per reagire a una figuraccia all’esito del test comparativo. Poi magari la causa viene persa o magari abbandonata, a noi è capitato spesso. Se viene fuori una notizia che critica il prodotto o un’azienda si fa causa e poi si vedrà. Questo denota un po’ un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese.

Dietro a un risarcimento così esagerato è possibile vedere una forma di intimidazione?

Si. La giurisprudenza che in questi anni si è formata sui test comparativi è molto coerente con i principi che esistono in materia di attività giornalistica, perché siamo nell’ambito del diritto di critica. Il test comparativo è comunque una notizia e i giornalisti esprimono un’opinione.

Ritorniamo al caso Fiat-Rai-Formigli.

Il caso non lo conosco dal punto di vista tecnico, però è chiaro che se la prova fosse stata tecnicamente e scientificamente valida e quello che è stato censurato è il giudizio dato la cosa è preoccupante. Vuol dire che c’è un problema di censura, di intimidazione. Ma per giustificare un’entità di questa natura ci vuole anche una negligenza estremamente grave. Anche un errore grave mi pare che non possa giustificare un danno di questa entità. Pagare un danno di quel tipo porterebbe a grossi rischi di sopravvivenza. Finora con Fiat le cause le abbiamo sempre vinte, non sui test comparativi ma quando abbiamo parlato della sicurezza dei prodotti o sulle clausole contrattuali. Cose che mettevano fortemente in discussione l’immagine di Fiat.

Dopo la sentenza di Torino continuerete a fare questi test comparativi?

Ci mancherebbe, non c’è dubbio. Noi siamo stati addestrati alla scuola nord europea e non ci siamo inventati né la metodologia né la tecnica che si usa per farli. Siamo inseriti in una rete di organizzazioni europee. Però nessuno può permettersi che ci sia una magistratura, ammesso che questo sia il caso, più attenta all’immagine dei produttori, piuttosto che al diritto dei consumatori di essere informati e tutelati. Se il primo diritto prevalesse sul secondo sarebbe una cosa preoccupante per tutti.

da L’Indro.it di giovedì 23 Febbraio 2012, ore 19:49

http://lindro.it/NEMMENO-UN-ERRORE-GRAVE-PUO,6731#.T0yxaXnwlB0

’Tesseramenti? Meglio l’equilibrio politico’

La testimonianza del Senatore del Pdl Zanettin

’Tesseramenti? Meglio l’equilibrio politico’

Il segretario della Lega di Milano “non usiamo metodi democristiani”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I dati sulla campagna di adesione del Popolo della Libertà sono entusiasmanti. Oltre un milione di tesserati è un grande successo di popolo…”, “Il risultato del tesseramento del Pdl, con oltre un milione di iscritti, è semplicemente straordinario”, “La grande partecipazione avuta con il tesseramento del Pdl testimonia l’ottimo lavoro svolto in questi pochi mesi dal segretario Alfano insieme a tutto il gruppo dirigente del partito”. Ecco, in ordine di intervento, alcuni commenti di Giorgia Meloni (ex Ministro della Gioventù), Maurizio Lupi (deputato) e Raffaele Fitto (ex Ministro per i rapporti con le Regioni) sul tesseramento del Pdl. Dopo il facile entusiasmo per le vagonate di tessere, sono arrivati gli scandali e le inchieste. La procura di Vicenza ha aperto un’indagine su un giro di tessere fasulle del Pdl. Ma lo scandalo delle tessere fasulle non è scoppiato solo nel Nord Italia.

E’ l’ex Ministro della Cultura, Giancarlo Galan (PdL) ad affermare su ’La Stampa’:Non prendiamoci in giro: a che cosa serve la tessera? Gestire le tessere serve per gestire il potere, a tutti i livelli. Arriva uno con cento tessere, tratta e porta a casa un posto nella municipalizzata”.

A Bari sono state trovate 139 tessere intestate a persone domiciliate tutte nello stesso indirizzo (in un sottoscala), a Vicenza risultano iscritti al Pdl tutti i soci di un’associazione venatoria, migliaia di tessere sono false o riportano i dati di persone che non hanno mai fatto parte del partito. In molti casi risultano militanti della Lega Nord. Il caso Campania è il più fantasioso. Per trasportare le 120mila tessere a Roma, i dirigenti del Pdl hanno dovuto utilizzare un pulmino, mentre parte degli iscritti di Modena (240 tessere) risultano residenti in provincia di Caserta. In provincia di Salerno (25mila tessere sottoscritte) sono stati tesserati anche i minorenni, a loro insaputa. I pm stanno anche passando sotto la lente i 4500 tesseramenti fatti nel territorio tra Scafati, Nocera Inferiore e Pagani, territorio sotto l’influenza del clan camorristico D’Auria-Frezza-Petrosino. Per adesso gli indagati sono una decina.

Questi sono alcuni esempi del ’successo’ e dell’’entusiasmo’ per la campagna tesseramenti, in vista dei congressi. Ma la questione non riguarda solo il Pdl. Ci sono altri esempi negativi. Scrive il giornale ’La Sicilia’: “Il tesseramento – secondo Ribilotta, vicesindaco di Piazza Armerina ed esponente del Pd in Sicilia – è stato commissariato perché l’ultimo giorno utile Ferrara (il segretario, ndr) si è presentato con un pacchetto di circa 200 tessere. Ferrara ha aspettato l’ultimo giorno, si è informato su quante tessere avevamo noi e ne ha portato un numero maggiore senza presentare neanche un elenco dettagliato dei tesserati”.

La questione dei tesseramenti investe molti partiti ed è una pratica vecchia. Nel 2008 si poteva leggere sulla ’Gazzetta del Mezzogiorno’: “Sono state recapitate nei giorni scorsi ad ignari sottoscrittori una serie di tessere di iscrizione al partito politico dell’Udc, con tanto di lettera di benvenuto nel partito a firma del dirigente organizzativo nazionale. Tessere che gli interessati, per lo più giovani, a quanto pare non hanno mai richiesto, non avendo mai firmato alcuna adesione al partito né tantomeno versato la relativa quota prevista”. È troppo importante, per alcuni iscritti, avere un ’pacchetto’ di voti per ’contare di più’ durante i congressi e per puntare a gestire una macchina di consensi come un partito politico.

Ma come funziona? Dove si fa il tesseramento? In teoria ogni cittadino (interessato) dovrebbe recarsi nella sede del partito (con un documento d’identità) per compilare un modulo, firmarlo e farsi consegnare la tessera. Si versa la quota che, a seconda dei partiti, parte da 10 euro per arrivare ad un contributo volontario. È possibile farlo anche su internet, compilando i vari campi richiesti per essere poi ricontattati dalla ’struttura territoriale competente’. Le tessere vengono utilizzate per individuare il segretario, il gruppo dirigente e per costituire le correnti interne. Chi ha il controllo delle tessere comanda e gestisce. Dal Nord al Sud del Paese continuano ad emergere forti anomalie.

Per il segretario provinciale della Lega a Milano, Igor Iezzi: queste cose succedono quando la gente pesa in base al numero delle tessere. Nella Lega non succede perché noi abbiamo due tipi di tessera: quella del sostenitore e quella del militante. Il sostenitore per diventare militante deve farsi un anno di movimento. Abbiamo una sorta di selezione interna. Per intenderci, l’infiltrato della camorra se vuole contare qualcosa in Lega deve diventare militante e per un anno, teoricamente, deve frequentare la sezione della lega, mettere fuori i volantini, i manifesti. Le cose son due: il camorrista si rompe i coglioni di dar via per un anno i volantini della Lega o gli altri militanti della Lega si accorgono che è un camorrista. Noi abbiamo questo sistema che impedisce di fare dei tesserati in stile democrazia cristiana, come fanno gli altri partiti”.

Abbiamo sentito anche il Senatore del PdL Pierantonio Zanettin, vice-coordinatore del PdL a Vicenza, dove è scoppiato uno degli scandali delle tessere fasulle: “come sempre ci sono due gruppi, io faccio parte e rappresento il gruppo che non ha fatto queste cose e che ritiene di essere stato danneggiato da chi ha fatto queste cose”.

Ma che ha fatto l’altro gruppo?

Abbiamo scoperto un aumento straordinario di tesserati. Da 2500 tesserati del 2010, ci siamo ritrovati con 16 mila tesserati nel 2011. Ma questo ci può stare nel momento in cui c’è una stagione congressuale. La cosa che ci ha imbarazzato fortemente è che è stato verificato che circa metà di queste tessere erano incomplete, non erano state accompagnate da fotocopia del documento d’identità. Abbiamo scoperto che migliaia delle persone che erano in queste condizioni non erano consapevoli di essere iscritte al partito, molte erano iscritte ad altri partiti e molte erano nostre amiche che avevano sempre rifiutato di iscriversi. Questo ci ha creato un grossissimo imbarazzo.

E il gruppo ’delle tessere fasulle’ che fine ha fatto?

Sono quelli che comandano. La responsabilità politica, l’ho detto al congresso, riteniamo tutti essere dell’onorevole Sergio Perlato. Abbiamo fatto un accordo in base al quale lui faceva il coordinatore provinciale e io facevo il vice. E con questo si ritiene la situazione chiusa.

Chi ha preso questa decisione?

Il partito nazionale ha suggerito ai contendenti di trovare un accordo politico che è stato trovato. Il coordinamento cittadino è spettato alla mia componente. C’è stato un equilibrio politico.

A parte gli equilibri, Lei come giudica questo modo di fare politica?

Lo critico, perché credo che ci sono altri modi per fare il tesseramento.

Lei, quindi, pensa che una situazione del genere si possa sanare con un compromesso politico?

Prima di questo accordo politico avevo suggerito un commissariamento (come avvenuto a Modena, ndr), un rinvio del congresso, una bonifica dei tesseramenti per ripartire tra qualche mese. Il sistema nazionale ha preferito raggiungere un equilibrio politico.

A chi si riferisce quando dice ’il sistema nazionale’?

Verdini, La Russa, Lupi e i collaboratori del segretario Alfano.

da L’Indro.it di martedì 21 Febbraio 2012, ore 19:36

http://lindro.it/TESSERAMENTI-MEGLIO-L-EQUILIBRIO,6668#.T0ytzHnwlB0

Dr Motor, lavoratori in lotta

Gli operai non ricevono gli stipendi da ormai tre mesi

Dr Motor, lavoratori in lotta

Da Termini Imerese: “sulla serietà di Di Risio abbiamo avuto sempre forti dubbi”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Non sono problemi nostri se non ce la fate a pagare le assicurazioni delle auto”, “Prima di lavorare qui alla Dr non lavoravi e non potevi permetterti nemmeno un’automobile”. Queste alcune risposte che gli operai della Dr Motor avrebbero ricevuto da alcuni dirigenti dell’azienda automobilistica di Macchia di Isernia. La confidenza è di un lavoratore impegnato nella lotta, insieme agli altri suoi colleghi, per i propri diritti.

Per gli stipendi. Con oggi, sono cinque i giorni di sciopero e di presidio davanti ai cancelli della Dr Motor, interessata all’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Avanzano tre mensilità (novembre, dicembre e la tredicesima), ma non si danno per vinti. Vogliamo i nostri soldi, vogliamo essere pagati per il nostro lavoro”. Sono rimasti da soli, dicono. L’unico appoggio proviene dal sindacato.

Sempre da cinque giorni il segretario regionale della Fiom, Giuseppe Tarantino, invia agli organi di informazione lo stesso comunicato: “vista la mancata risposta da parte della Direzione aziendale per la convocazione di un incontro, nonostante lo sciopero dei giorni 13, 14, 15 e 16 febbraio 2012, in ordine al mancato pagamento delle mensilità di novembre, dicembre e tredicesima del 2011, proclama ulteriori 8 ore di SCIOPERO, per ogni turno di lavoro, per il giorno 17 febbraio 2012, dalle ore 8, con presidio davanti ai cancelli principali della DR Motor Company. Restiamo in attesa di convocazione….”.

Ieri però anche il tavolo con il prefetto di Isernia non ha portato a nulla.Il prefetto – si legge nella nota dell’ufficio stampa – stante l’assenza dei rappresentanti del gruppo imprenditoriale per precedenti impegni, ha assicurato il suo intervento per individuare soluzioni idonee a superare la situazione rappresentata”. I ’precedenti impegni’ portati a giustificazione durano ormai da mesi. Gli operai in sciopero,anche in mezzo alla neve, non hanno visto nessun dirigente fermarsi e tantomeno il proprietario.

Solo martedì scorso (14 febbraio), quando erano impegnati nel primo incontro in Prefettura, è apparso Massimo Di Risio. Sceso dal suo ufficio e si è diretto davanti ai cancelli del suo stabilimento, ma non c’era nessuno. Non poteva esserci nessuno. Solo le bandiere rosse della Fiom. Il giorno dopo non è mancato il titolo sui giornali locali, con la foto in bella mostra dell’imprenditore accanto al presidio vuoto e con un titolo particolare “Di Risio vuole trattare, ma il sindacato non c’è”. Peccato che gli operai e il sindacato fossero, in quello stesso momento, impegnati in Prefettura. Ora si dice che siano diverse le testate giornalistiche che utilizzano le auto fornite dalla Dr Motor.

Resta un fatto che la Dr non corrisponde da mesi gli stipendi ai suoi lavoratori. E la politica? Dov’è la politica regionale che ha sempre sostenuto economicamente la Dr Motor?La Fiom e la Cgil – si legge in una nota del sindacato – denunciano la gravità del disinteresse della Regione Molise per la sorte delle lavoratrici e dei lavoratori della DR Motor”.

Nel 2006 la Regione Molise destinò 4,6 milioni di euro per la “realizzazione dell’iniziativa produttiva – si legge nel bollettino ufficiale – finanziata attraverso l’estensione con finanza regionale del contratto d’area Molise Interno”. Soldi presi anche dal fondo per l’emergenza alluvionale e sismica. “Dopo quel finanziamento pubblico – secondo il consigliere regionale Michele Petraroiaho sempre chiesto informazioni sul piano industriale dell’azienda, quali investimenti e livelli occupazionali garantissero per poter usufruire del contratto d’area, ma ho sempre ricevuto risposte parziali”.

Il disagio degli operai della Dr Motor, reparto produzione, comincia agli inizi del luglio scorso “quando – afferma un lavoratore – vengono a mancare gli accrediti degli stipendi di giugno. Questi ritardi vengono giustificati con degli avvisi in bacheca”. E si arriva ad oggi, al quinto giorno di presidio. “Arriviamo a febbraio 2012 – aggiunge il lavoratore – e all’ultimo accredito fatto il 2 dicembre. Non si sono più visti stipendi accreditati ma episodi lampanti, come la partecipazione della Dr al Motor Show di Bologna, il tentativo di acquisizione dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese, la bruttissima notizia ricevuta dagli operai Dr alla vigilia di Natale che non avrebbero ricevuto lo stipendio, il licenziamento in tronco dell’operaio iscritto alla Fiom, le lettere anonime ricevute dal segretario regionale della Fiom con richieste di aiuto per far pagare gli stipendi agli impiegati che non lo prendono addirittura da luglio. Ad oggi gli operai iscritti alla Fiom non sono più due ma 14, stanchi delle false promesse e non potendo più in alcun modo andare avanti per vivere e per mantenere la famiglia e pagare mutui, bollette e varie spese, si trovano ad affrontare il freddo gelido di questi giorni per rivendicare a testa alta gli stipendi che gli spettano di diritto”.

Ma la notizia questa volta non si è fermata in Molise. E’ uscita fuori ed è arrivata in Irpinia. Scrive il Ciriaco.it (14 febbraio 2012): “Già Di Risio, quello che secondo Marchionne & Co. avrebbe dovuto riportare il ’sole’ in Valle Ufita, rilevando la Iribus e salvando così con il suo capitale sociale, 140 mila euro, 700 posti di lavoro e magari anche i 1500 dell’indotto, e permettere la ripresa produttiva di pullman o altro in Irpinia. Forse le tute blu di Flumeri avevano ragione nel non voler aprire alcuna trattativa con il signor Di Risio e a considerarlo un “liquidatore” ingaggiato da Fiat. Forse la loro lungimiranza oggi si sta dimostrando realtà”.

La notizia del presidio dei lavoratori ha continuato a viaggiare ed è arrivata sino a Termini Imerese. Dove i lavoratori Fiat in cassa integrazione stanno cominciando ad interessarsi della vicenda. Abbiamo sentito il segretario provinciale Fiom, Roberto Mastrosimone: “ci sono dei problemi che riguardano la serietà di questo imprenditore. E’ chiaro che lui qui (a Termini Imerese, ndr) non fa impresa con i soldi suoi. Lui fa impresa con i soldi dello Stato e della Regione. Ma è in grado di fare impresa pur con i soldi dello Stato? Ha le caratteristiche per poter fare le cose che ha annunciato di fare? Noi abbiamo avuto sempre forti dubbi, fermo restando che i soldi che saranno investiti, se il progetto parte, non andranno mai nelle sue mani. Se dovesse partire il progetto, dovranno esserci controlli. Già in passato hanno preso soldi pubblici e poi se ne sono andati”.

da L’Indro.it di venerdì 17 Febbraio 2012, ore 19:29

http://lindro.it/RIVENDICHIAMO-A-TESTA-ALTA-I,6566#.T0I41oHwlB0

(VIDEO) DR Motor – I Lavoratori incontrano il Prefetto

DR Motor – I Lavoratori incontrano il Prefetto

Isernia, 16 febbraio 2012
I LAVORATORI della Dr Motor hanno incontrato in mattinata il Prefetto di Isernia, Filippo Piritori

Intervista al sindacalista Giovanni D’AGUANNO e ad un Lavoratore della Dr Motor di Macchia di Isernia.

A cura di Paolo De Chiara

IV GIORNO DI SCIOPERO ALLA DR. 
“…vista la mancata risposta da parte della Direzione aziendale per la convocazione di un incontro con la O.S., nonostante lo sciopero dei giorni 13,14 e 15 febbraio 2012, in ordine al mancato pagamento delle mensilità di novembre, dicembre e tredicesima del 2011, proclama ulteriori 8 (OTTO) ore di SCIOPERO, per ogni turno di lavoro, per il giorno 16 febbraio 2012, dalle ore 08, con presidio davanti ai cancelli principali della DR MOTOR COMPANY. Restiamo in attesa di convocazione…”. Giuseppe Tarantino, FIOM Molise

ECCO LA NOTA DELLA PREFETTURA DI ISERNIA

COMUNICATO STAMPA
Il Prefetto di Isernia, dott. Filippo Piritore, ha ricevuto stamane una delegazione di lavoratori del Gruppo DR di Macchia d’Isernia, a seguito della richiesta formulata dalla FIOM CGIL, anch’essa presente all’incontro.
I lavoratori hanno rappresentato la situazione di difficoltà in cui versano, a causa della mancata corresponsione di alcune mensilità delle retribuzioni spettanti, che li ha indotti a proclamare lo sciopero di otto ore negli scorsi giorni.
Il Prefetto, stante l’assenza dei rappresentanti del Gruppo imprenditoriale per precedenti impegni, ha assicurato il suo intervento per individuare soluzioni idonee a superare la situazione rappresentata.
Isernia, 16 febbraio 2012
L’ADDETTO STAMPA 
(dott. Stefano CONTI)

Patti Chiari con la Chiesa?

Nell’anniversario dai concordati lateranensi

Patti Chiari con la Chiesa?

Tornano la questione dell’ICI sulle attività Commerciali e della laicità dello stato

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Libera Chiesa in libero Stato” affermava Camillo Benso Conte di Cavour. La laicità dello Stato è fondamentale per il futuro di un Paese. Per il suo progresso e per i diritti dei suoi cittadini (come non pensare, ad esempio, alla questione delle ’coppie di fatto’). Ma in Italia la profezia di Cavour non si è mai avverata del tutto. Si è sempre registrata una certa ingerenza della Chiesa nelle questioni interne, nelle scelte politiche. Il consenso cattolico è importante per i partiti, che per molti anni si sono allineati alle decisioni delle gerarchie ecclesiastiche.

Per il segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo: “siamo costretti a trasformare il motto di cui si appropriò Cavour ‘libera Chiesa in libero Stato’ in ‘libero Stato da libera Chiesa’: la velleità del conte piemontese di privare la Chiesa del suo potere temporale è fallita in questi anni di subordinazione della debole politica italiana ai diktat clericali. Il progresso scientifico, la garanzia del rispetto dei diritti civili, l’affermazione dell’autodeterminazione sono imprigionati dalla trama che il Vaticano ha tessuto intorno a quello che dovrebbe essere uno Stato laico. La Chiesa fa politica e la fa meglio dei nostri politici, inermi e silenti dinanzi al deficit di libertà dei cittadini che si sta consumando in questi anni. Dinanzi alle sfide della modernità, quali la rivoluzione bioetica che ha riscritto il significato della biologia e del concetto di famiglia, la Chiesa fa un’opposizione rigida, nella paura di perdere autorità. Lo fa con una ingerenza pericolosa negli affari di Stato e disattendendo il suo mandato, o meglio la sua missione: ovvero curare le anime”.

Si è lasciato talmente spazio alla struttura cattolica che oggi, il Paese, si ritrova a fronteggiare l’ennesima questione. Perché le attività commerciali di Santa Romana Chiesa non pagano l’Ici? Oggi la crisi che ha investito, soprattutto, le classi meno agiate sta portando nuovamente alla luce questo tema. Nell’anniversario dei Patti Lateranensi (tra Stato e Chiesa) si comincia a parlare insistentemente dell’Ici (oggi Imu) per la Chiesa. E lo ha fatto il Presidente del consiglio Mario Monti, comunicando ufficialmente al vicepresidente della Commissione europea Almunia (“Esenzioni solo per attività non commerciali“) l’intenzione è quella di presentare in Parlamento “un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione”.

Nel 2010 la Commissione si era cominciata ad occupare della ’questione’, sollevata con un esposto dal Partito Radicale, aprendo una procedura di infrazione per violazione della concorrenza ed illegittimo aiuto di Stato. Sulla scelta del Governo tecnico ecco come ha risposto la Cei: “Attendiamo di conoscere l’esatta formulazione del testo così da poter esprimere un giudizio circostanziato”. Anche i cittadini italiani, almeno quelli che pagano le tasse, attendono di conoscere il testo.

Nel dicembre 2011 anche un appello a Monti da parte della rivista MicroMega. “Presidente Monti – si legge nell’appello per la raccolta firme – Lei ha appena presentato una manovra ’lacrime e sangue’ in cui si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, tra le misure previste anche la reintroduzione dell’Ici (in futuro Imu). Eppure i privilegi della Casta e della Chiesa non vengono intaccati: rimane in vigore quella legge simoniaca approvata dal governo Berlusconi per cui il Vaticano è esente dal pagamento dell’Ici. Per questo chiediamo al suo governo – affinché vengano mantenute quelle promesse di equità nella manovra – di abolire questo ignobile privilegio”.

Sono passati 83 anni (11 febbraio 1929) dai Patti Lateranensi, che sancirono la nascita dello Stato della Città del Vaticano, riconoscendo alla Chiesa Cattolica lo status di ’religione di Stato’. Il nuovo Stato Vaticano veniva totalmente esentato da tasse e dazi sulle proprie merci, ottenendo anche un risarcimento di quasi 3 miliardi delle vecchie lire (1 miliardo e 750milioni di lire in contanti ed un ulteriore miliardo di lire in titoli di stato consolidati al 5% annuo, al portatore) per i presunti ’danni’ finanziari subiti dallo Stato Pontificio.

Ma come si definisce la laicità? E’ interessante leggere il libro (’Laicità – Un percorso di riflessione’, ed. Giappichelli) del professore dell’Università di Napoli, Salvatore Prisco per farsi un’idea. “Indica – secondo il docente – un’attitudine critica del pensiero, deliberatamente “irrispettoso” del principio di autorità, in quanto tale”. E continua: “affermare che la laicità è un percorso significa sottolineare che essa non è una certezza, un ambito tematico che possa cioè mettere capo ad un punto di arrivo, ma un cammino lungo il quale si incontrano persone, problemi, scelte tecniche e prima ancora ideali e morali, da vagliare attentamente nelle loro implicazioni, ma infine da compiere”.

Mentre il docente di diritto Costituzionale Alfonso Di Giovine sul Concordato e sull’art. 7 della Costituzione Italiana si esprime con queste parole: “ancora di recente si è sottolineato quanto forti siano state le pressioni vaticane per la sua approvazione, fino a far balenare la possibilità di un referendum successivo all’approvazione della Costituzione in Assemblea costituente e che è risultato alla fine una vera mostruosità costituzionale”. E cosa ne pensa il costituzionalista del Concordato? “Esprime una logica di privilegio nei confronti di una tra le varie confessioni religiose operanti nella società. Lo Stato non deve fare nulla che favorisca o promuova qualche particolare dottrina comprensiva anziché un’altra. Anche dopo la revisione del 1984 non si saprebbe dar torto agli studiosi di area cattolica che vedono nell’ossessivo interventismo ecclesiastico negli affari pubblici italiani (quasi si volesse imporre una sorta di vincolo di mandato ecclesiale sulla politica italiana), non una violazione del Concordato, ma nient’altro che l’esercizio di un diritto contemplato nell’ordinamento italiano: effettivamente fanno parte dell’ordinamento italiano norme, che legittimano le interferenze prelatizie, quali l’art. 1, l’art. 2 e l’art. 9 del nuovo Concordato, a commento dei quali non si saprebbe trovare di meglio dell’osservazione di Dworkin secondo la quale ’poiché i cittadini di una società differiscono nelle loro concezioni, il governo non li tratta come eguali se preferisce una concezione a un’altra, o perché i funzionari la credono intrinsecamente superiore o perché sostenuta dal gruppo più numeroso e più potente”.

Per il professor Romeo Astorri dell’Università Sacro Cuore invece “la laicità non dipende da un accordo con la Santa Sede. La maggior parte degli Stati europei ha firmato dei concordati”. E cosa ne pensa dell’Ici per la Chiesa? “Non è materia pattizia. E’ una legge che non riguarda solo la Chiesa, ma tutte le Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale, ndr)”. 

da L’Indro.it di giovedì 16 Febbraio 2012, ore 16:46

http://lindro.it/Patti-Chiari-con-la-Chiesa,6527#.T0I1VIHwlB0

Colombo: “per la democrazia serve impegno”

Vent’anni dall’indagine di Mani Pulite

Colombo: “per la democrazia serve impegno”

L’ex pm impegnato nella divulgazione della cultura legalitaria “lo strumento è l’educazione”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono passati vent’anni dalle indagini di Mani Pulite. Era il 1992 quando venne scoperchiato da un pool di magistrati di Milano il sistema di corruzione, di concussione e di finanziamento illecito ai partiti. E’ stato detto di tutto di quel periodo. Si è arrivati a riabilitare vecchi personaggi politici fuggiti all’estero da latitanti condannati in via definitiva.

Molti insomma vorrebbero cancellare e riscrivere quella storia. Grazie all’impegno di giornalisti e magistrati quel periodo è ormai scolpito nella storia del Paese. L’ultima fondamentale opera è dell’ex magistrato Gherardo Colombo, che faceva parte di quel pool. Con il libro ’Farla Franca’ (Longanesi) Colombo svela i retroscena delle indagini di Mani Pulite, raccontando le inchieste sulla P2 e sui fondi neri dell’Iri.

Un libro – si legge nella prefazione di Umberto Galimberti – che va letto con grande attenzione perché è impensabile un risveglio della coscienza nazionale se non si è capaci o non si ha interesse o voglia di scoprire dove affondano le radici dell’assopimento della nostra coscienza civile, e le ragioni per cui in troppe circostanze questa coscienza non abbia mai visto la luce”. Ma com’è cambiata la capacità di reazione da parte delle giovani generazioni sul tema porttangentopoli? Lo abbiamo chiesto all’autore, impegnato da diversi anni nel progetto educativo alla legalità. “Le giovani generazioni sono molto ferme nel valutare negativamente la corruzione, però nello stesso tempo sono anche un po’ sfiduciate. Credo che sia necessario riuscire a fare in modo che i ragazzi riprendano la loro fiducia”.

In che modo? 
Bisogna parlare molto. Giro moltissimo per le scuole e vedo che se i ragazzi invece di essere trattati come degli spettatori, cosa che succede molto frequentemente, sono trattati da protagonisti, e si fa in modo che partecipino, sono disponibilissimi al coinvolgimento. Bisogna coinvolgerli, riportando una serie di situazioni, di fatti, di elementi storici dai quali emerge con chiarezza come le persone se ci mettono l’impegno possono anche contribuire a modificare situazioni negative.

Con l’indagine Mani Pulite si scoprì un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti che portò a una grande indignazione popolare. La gente faceva il tifo per voi magistrati. Oggi, dopo venti anni, dove si riscontra quella stessa indignazione?
La cosa diversa sta nel fatto che oggi le persone più che indignate sono sfiduciate.

E la sfiducia a cosa porta?
La sfiducia porta a ’togliersi’ dalla società. Noi viviamo in una democrazia che per essere tale ha necessariamente bisogno che le persone s’impegnino. Democrazia vuol dire governo del popolo e, quindi, il popolo deve governare attraverso gli strumenti e i mezzi che ha. A me sembra, invece, che le persone si ritraggano, evitino l’impegno, di manifestare il loro pensiero e così via.

Lei, nel libro Farla Franca, afferma: “mi pare evidente che l’imperativo di far funzionare la giustizia nel rispetto dell’articolo 3 della Costituzione (l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge), che in Mani Pulite, così come in qualsiasi altra indagine, abbiamo cercato di attuare, non si sia realizzato”. Ma è possibile che in questo Paese sia terribilmente facile ’farla franca’?
Intanto che non cambia il modo di pensare collettivo credo che non sia particolarmente difficile farla franca.

E come può cambiare questo modo di pensare?
Attraverso l’educazione. Secondo me è quello lo strumento.

La cultura.
Si, la cultura. L’approfondimento, il pensiero. Bisogna che le persone riescano a capire a cosa servono queste regole, che arrivano dalla Costituzione. Le regole della Costituzione aiutano le persone ad essere libere, ad avere diritti. E se poi non le applichiamo tutto questo rimane nel mondo della forma e non della sostanza.

Una Costituzione spesso maltrattata. Secondo lei va toccata la nostra Carta o va bene così com’è?
Credo che l’impianto generale della Costituzione sia la cosa più nuova che si potesse tentare…

Ancora attuale.
Sicuramente. E’ la cosa più nuova del mondo, è una cosa nuovissima. Nel senso che fino a quando non era stata emanata la società era organizzata in base alla discriminazione, le donne in Italia hanno votato un anno e mezzo prima che entrasse in vigore. La Costituzione, invece, è basata sul principio di pari opportunità. Tutti importanti allo stesso modo e tutti allo stesso modo liberi. Tutti allo stesso modo aventi le stesse opportunità di realizzarsi. E’ una cosa eccezionalmente nuova rispetto alla storia. Forse nel giro di 64 anni qualche cosa potrebbe essere un pochino regolata:, si tratta però di cose di contorno. Lo scheletro complessivo della Costituzione non può essere toccato. E quando non si tratta dello scheletro è assolutamente necessario stare attenti, perché delle volte potrebbe anche non sembrare ma basta spostare una virgolina e, se non si fa attenzione, si finisce per mettere in dubbio, per mettere a repentaglio, per toccare proprio il senso stesso della nostra Legge fondamentale.

Lei ha un buon rapporto con i giovani. Come vedono la giustizia?
Vedono che funziona male, malissimo. E in effetti funziona male, non c’è niente da dire. Per quanto ci siano tanti magistrati, purtroppo non tutti, che fanno dei grandi sforzi per farla funzionare bisogna ammettere che funziona male. Le cause sono varie: ci sono delle ragioni molto prossime che riguardano le regole, riguardano i mezzi, l’organizzazione, l’eccessivo numero di avvocati. Però, secondo me, la ragione di fondo sta nel fatto che a tanti cittadini non piacerebbe una giustizia che funziona.

Lei è ancora convinto che Mani Pulite, giudiziariamente, sia servita a poco o a nulla, e che anche culturalmente sia servita a ben poco?
Sotto il profilo giudiziario ci sono i risultati, lo si vede. Purtroppo i processi duravano talmente tanto che molte cose sono finite con la prescrizione e, nel frattempo, sono state cambiate leggi che riguardavano la fattispecie di reato, alcuni reati sono diventati un po’ meno reati. Alcune prove, alcuni fatti che costituivano prove e poi hanno smesso di essere prova per via di leggi intervenute. E, quindi, i risultati sono stati quelli. Sotto un profilo più generale, credo, che sarebbe stato necessario fare molto a livello educativo.

Il paese è peggio o meglio di venti anni fa?
Secondo me non è che sia cambiato tantissimo.

da L’Indro.it di martedì 14 Febbraio 2012, ore 18:47

http://lindro.it/LA-COSTITUZIONE-RENDE-LIBERI,6464#.Tz4-2YHwlB0

(VIDEO) – Isernia chiama Termini Imerese

DR Motor – Lavoratori in PREFETTURA

di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com
Non ricevono lo stipendio da novembre. Solo promesse da parte della Dr Motor di Macchia di Isernia. Gli operai dello stabilimento molisano hanno deciso di rivendicare i loro diritti. E da ieri hanno organizzato un presidio davanti i cancelli della loro fabbrica. Sono stanchi, ma pieni di dignità. Questa mattina (video) sono stati ricevuti dal Capo di Gabinetto della Prefettura di Isernia. “Passate giovedì, quando c’è il Prefetto”. Questo, in sintesi, il senso dell’incontro. Ma perchè dei lavoratori, che fanno il proprio dovere, devono attendere tre mensilità? Per la Di Risio: “l’iter per il rilevamento – si legge nella nota dell’ufficio stampa – dello stabilimento di Termini Imerese sta durando più di quello che avevamo ipotizzato inizialmente e quindi sta determinando una lunga fase di transizione, con conseguenti inefficienze produttive e commerciali”. E cosa se ne frega il lavoratore dei “rilevamenti”, delle “ipotesi” e delle scelte dell’Azienda? Se una persona lavora deve essere pagata. Perchè la Dr, invece di “investire” alla Fiera dell’Auto di Bologna (dove se non paghi non ti fanno nemmeno mettere piede negli stand), non ha pensato di utilizzare quei fondi per pagare i suoi operai? A che gioco sta giocando la Dr Motor? E cosa c’entra la questione Termini Imerese con gli stipendi (non pagati) di Macchia d’Isernia? Se il buongiorno si vede dal mattino in Sicilia dovrebbero cominciare a preoccuparsi. Dal Molise la lotta per i diritti continua. E si sta cominciando a creare anche quel necessario ponte di solidarietà tra gli operai molisani e siciliani.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2012/02/isernia-chiama-termini-imerese/

(VIDEO) – DR Motor – PRESIDIO Lavoratori

DR Motor – PRESIDIO Lavoratori

MACCHIA D’ISERNIA, lunedì 13 febbraio 2012.
I Lavoratori in PRESIDIO per i loro Diritti.

Hanno deciso di scioperare davanti i cancelli dello Stabilimento molisano per rivendicare il Pagamento degli Stipendi (novembre, dicembre e tredicesima).

INTERVISTE al Segretario regionale FIOM Giuseppe TARANTINO e ad un Lavoratore.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) – Cultura della LEGALITA’, con Pino MANIACI (TeleJato) e IMD (Catturandi)

Cultura della LEGALITA’

con Pino MANIACI (TeleJato) e IMD (Catturandi)

con gli interventi di:
Pino MANIACI (direttore TeleJato);
IMD (poliziotto CATTURANDI di Palermo);
Armando D’ALTERIO (DDA Campobasso)

Luigi MAZZUTO (Presidente Provincia di Isernia): “le mafie non ci sono in Molise”;

Paolo ALBANO (Procuratore della Repubblica di Isernia): “il Molise non è più un’isola felice”.

Isernia, 18 ottobre 2010

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) Mafie – ABBATTIAMO LA BESTIA. “Nessuno può far finta di niente”

Mafie – ABBATTIAMO LA BESTIA.

“Nessuno può far finta di niente”

ABBATTIAMO LA BESTIA
con gli interventi di:

Raffaele SARDO, giornalista e autore del libro LA BESTIA – Camorra, storia di delitti, vittime e complici (con prefazione di Roberto Saviano);

Lorenzo DIANA, già componente della Commissione ANTIMAFIA;

Michele PETRAROIA, consigliere Regione Molise;

Lucio PASTORE, Ass. Culturale “I CARE”.

PER NON DIMENTICARE:

Don Peppe Diana, il prete degli scout, ucciso nel marzo del 1994;

Salvatore Nuvoletta, carabiniere coraggioso, ucciso il 2 luglio 1982;

Federico Del Prete, sindacalista che stava intralciando gli affari della camorra, ucciso nel suo ufficio il 18 febbraio 2002;

Franco Imposimato, fratello di Ferdinando (giudice a Roma), ucciso l’11 ottobre 1983;

Attilio Romanò, scambiato per il suo socio, ucciso il 24 gennaio 2005;

Alberto Varone, piccolo imprenditore, ucciso il 24 luglio 1991.

LE MAFIE SONO UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

(VIDEO) – I COMPLICI. Lirio ABBATE: “La gente deve tornare ad indignarsi”

I COMPLICI.

Lirio ABBATE: “La gente deve tornare ad indignarsi”.

“INDIGNATEVI!!!”
Presentazione del libro I COMPLICI del giornalista ANSA (sotto scorta, perchè minacciato di morte da Cosa Nostra) Lirio ABBATE.
Campobasso, 22 maggio 2008

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) – ASSALTO AL PM. Luigi de Magistris: “SIAMO IN PIENA P2”

ASSALTO AL PM.

Luigi de Magistris: “SIAMO IN PIENA P2”

“SIAMO IN PIENA P2”
Luigi de Magistris, già magistrato e parlamentare europeo (oggi Sindaco di Napoli) presenta il suo libro ASSALTO AL PM – Storia di un cattivo magistrato.
Isernia, 8 giugno 2010

A cura di Paolo De Chiara

“E’ bene che queste cose gli italiani le sappiano. Espulso il disturbatore de Magistris, la classe dirigente può tornare alla serenità di sempre”. Marco TRAVAGLIO

Le sue indagini: legittime e fondate. La sua cacciata: illecita. Lo ha stabilito la Procura di Salerno: in questo libro dolente e appassionato, per la prima volta, de Magistris racconta tutto. Gli sgambetti dei superiori, come sono nate le inchieste, da quelle meno note ma importantissime (“Shock”, “Artemide”, “Splendor”) fino alle più conosciute “Why not”, “Poseidone” e “Toghe lucane”.

Ecco come opera la “nuova P2”, nella complicità tra insospettabili e criminali. ‘Ndrangheta, colletti bianchi e borghesia mafiosa. Oggi tanto si parla di riforma della giustizia, di durata dei processi, di stop alle intercettazioni. Questa storia esemplare dimostra cosa c’è dietro: la volontà politica di avere una magistratura programmata per servire.

Conclude il testo la postfazione di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo. In Appendice tutte le lettere e i documenti del caso de Magistris.

(VIDEO) PIU’ FORTE DELLA CAMORRA, don Aniello Manganiello a ISERNIA

PIU’ FORTE DELLA CAMORRA,

don Aniello Manganiello a ISERNIA

L’ANTICAMORRA DELLE OPERE.

Presentazione del Libro “Gesù è più forte della Camorra” a Isernia con Don Aniello Manganiello (prete anticamorra).
giovedì 22 settembre 2011

A cura di Paolo De Chiara

“…il prete anticamorra don Aniello MANGANIELLO è stato trasferito da Scampia al quartiere Trionfale di Roma, ufficialmente per “motivi di avvicendamento”. Ma tutti pensano che la causa del trasferimento si un’altra. Don Aniello non ha paura di alzare la voce contro la camorra”. da IL FATTO QUOTIDIANO del 7 maggio 2011.

(VIDEO) Neve e Disagi a ISERNIA. Ma il piano Antineve?

Neve e Disagi a ISERNIA. Ma il piano Antineve?

Isernia, 4 febbraio 2012 ore 11.30

ARRANGIATEVI!!!

Dopo il COMUNICATO (2 febbraio 2012) del “dirigente del competente settore” («Il piano antineve è scattato immediatamente e, malgrado i disagi inevitabilmente causati da tali emergenze climatiche, s’è dimostrato efficace. Ciò nonostante, qualcuno ha sostenuto che la città sia andata il tilt. In realtà l’unico tilt è quello del cervello di chi scrive o dice cose del genere. Tralasciando le polemiche, il servizio era in preallarme da tempo e, per nulla impreparato, s’è attivato già durante la notte e poi, senza sosta, ha continuato ad essere operativo per l’intera giornata di ieri e prosegue tuttora nella sua azione») ecco la nuova nota del 4 febbraio 2012: “Il sindaco Gabriele Melogli invita le imprese e le ditte locali che possiedono macchinari e automezzi utili alla rimozione della neve, a metterli a disposizione del servizio comunale di protezione civile (…)”.

Con l’invito ai cittadini di spalare la neve: “Melogli, inoltre, invita i cittadini volenterosi ad attivarsi autonomamente per la pulizia dei marciapiedi di servizio alle proprie case e per la rimozione della neve accumulatasi negli spazi circostanti i propri condomini. Le conseguenze delle eccezionali nevicate di questi ultimi giorni, infatti, non possono essere contrastate solo con i mezzi e il personale comunale, per cui — fin dove possibile — la cittadinanza dovrebbe adoperarsi in modo autosufficiente, dando un importante segnale di civiltà e di collaborazione collettiva”.

VIVA LA NEVE, VIVA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI ISERNIA… 
E’ importante ricordare che Isernia è capoluogo di Provincia… senza mezzi e personale comunale. 
Ma il Piano Anti-Neve???

 

(VIDEO) Isernia e il “Piano Anti-neve scattato immediatamente”

Isernia e il “Piano Anti-neve scattato immediatamente”

Notte nel capoluogo pentro 
3 febbraio 2012 ore 1.00

Questo il COMUNICATO STAMPA del Comune di Isernia del giorno 2 febbraio 2012.
In occasione della nevicata di ieri, il servizio comunale di protezione civile è intervenuto con ogni possibile disponibilità di mezzi e uomini.
Già con la prima precipitazione, sono stati utilizzati due spartineve e hanno iniziato ad operare due squadre attrezzate. Mirate azioni per liberare dalla neve la viabilità delle borgate sono state affidate a ditte esterne. Ben duecento i quintali di sale usati per evitare ghiaccio sulle strade.
Qualche inconveniente è stato causato da veicoli privi di catene o gomme termiche e da un Tir che ha provocato un ingorgo, ma la polizia municipale ha provveduto al rapido ripristino della normale circolazione.
«Il piano antineve — ha dichiarato il dirigente del competente settore — è scattato immediatamente e, malgrado i disagi inevitabilmente causati da tali emergenze climatiche, s’è dimostrato efficace. Ciò nonostante, qualcuno ha sostenuto che la città sia andata il tilt. In realtà l’unico tilt è quello del cervello di chi scrive o dice cose del genere. Tralasciando le polemiche, il servizio era in preallarme da tempo e, per nulla impreparato, s’è attivato già durante la notte e poi, senza sosta, ha continuato ad essere operativo per l’intera giornata di ieri e prosegue tuttora nella sua azione».
Città di Isernia – comunicato stampa, 2 febbraio 2012

Il ’giochino’ dei rimborsi elettorali

Intervista al docente di diritto costituzionale Massimo Carli

Il ’giochino’ dei rimborsi elettorali

2,7 i miliardi di euro in 20 anni di contributi. Per il professore della Cattolica del Sacro Cuore: “ci vogliono controlli esterni ai partiti”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

’Finanziamento pubblico ai partiti’, ’rimborsi elettorali’, ’contributo per le spese elettorali’. Queste sono le parole magiche (soprattutto per i tesorieri) che in questi giorni gli italiani stanno riscoprendo. Dopo gli ultimi scandali dei soldi pubblici sottratti alle casse dei partiti (caso Lega-Tanzania, Lusi-Margherita e Alleanza Nazionale) è ritornata alla ribalta la questione dei milioni di euro (pubblici) che entrano nelle casse dei partiti italiani.

Secondo una ricostruzione della Corte dei Conti, in venti anni, sono circa 2,7 i miliardi di euro destinati ai partiti come spese riconosciute e contributi elettorali. “Il finanziamento pubblico ai partiti in Italia si legge nel libro ’I soldi dei partiti’ di Elio Veltri e Francesco Paolachiamato ’rimborso delle spese elettorali’ per aggirare il referendum abrogativo del 1993 e la tagliola della Corte Costituzionale, è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. I soldi dei rimborsi – che per legge devono andare ai partiti – possono così essere riscossi da associazioni costituite da poche persone in nome del partito o dirottati altrove senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire”. Con il referendum del 1993 il 90,3% degli italiani disse no al finanziamento pubblico ai partiti. Ma quello che era stato bocciato rientrò quasi subito dalla finestra sotto altra forma, come ’rimborso elettorale’.

E come funziona questo rimborso? In Italia i controllati sono i controllori e i controllori sono i controllati. Non esistono pezze di appoggio per giustificare i soldi che si ricevono dallo Stato. Per Elio Veltri: “il finanziamento pubblico era stato motivato perché era stato preceduto da grandi scandali. Dopo un dibattito lunghissimo si pensò di aver trovato la medicina con il finanziamento pubblico ai partiti. Ne ero convinto anche io. Nella legge del 1974 gli unici che si opposero furono i Liberali, che avevano previsto che i partiti si sarebbero trasformati in appendici parassitari dello Stato”.

Ma quanto valgono le decisioni prese dai cittadini in Italia? Da questa domanda siamo partiti con il docente di diritto costituzionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Massimo Carli. Il professore prima di rispondere ride: “era un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti. Adesso non è un finanziamento, ma un rimborso spese elettorale. Poi che li diano molti più soldi di quello che spendono questo è un altro paio di maniche”.

 

La legge sui rimborsi elettorali cosa dice?
Dice che i rimborsi elettorali spettano per ogni voto, in relazione ai voti che ciascuno ha avuto. Sono rimborsi forfettari, non è che si chiede di documentare le spese e, purtroppo, hanno esagerato.

In che senso?
Nel senso cioè che danno dei rimborsi che in realtà non sono rimborsi, ma sono molto di più. Queste norme sono state votate tutte all’unanimità.

Molti parlano di truffa. Lei condivide?
La truffa è il reato con il quale uno con raggiri si procura un’utilità che non dovrebbe avere. Qui è un giochino. Nella sostanza si elude il popolo italiano che aveva detto che i soldi pubblici ai partiti non devono essere dati. Viene stabilito di non dare soldi ai partiti, ma solo rimborsi spese. Tutti d’accordo hanno stabilito un ammontare che è un ammontare eccessivo. Adesso dovranno tornare indietro, ora che la cosa è esplosa in maniera così chiara. Il responso del referendum è un responso che vincola, però come si fa ad andare alla Corte Costituzionale? Non è facile.

Negli altri Paesi come funziona il finanziamento ai partiti?
Nel resto del mondo ci sono due sistemi. Quello del sistema americano, per cui i partiti sono finanziati dai privati, con obbligo di pubblicazione e con un divieto di finanziare con somme alte per evitare che chi ha finanziato con somme alte possa dire “ti ho dato quei soldi, adesso fai così“. Questo sistema ha il vantaggio che sono gli stessi cittadini che finanziano il partito e se gli danno 10,20,50 euro e sono dieci milioni che lo fanno, nessuno può condizionare il partito. Sono in tanti e non possono dare somme molto alte.

L’altro sistema?
Ha il vantaggio che consente ai partiti di svolgere una funzione opportuna, necessaria in una democrazia. Lei conosce democrazie senza partiti?

 

Risponda Lei.
Io no. Senza partiti si va alla dittatura. Nella nostra Costituzione l’articolo 49 dice che i partiti svolgono una funzione di tramite tra i cittadini e le istituzioni. Che i partiti debbano esistere e debbano avere delle risorse per svolgere la loro funzione non c’è dubbio. E allora non è scandaloso che lo Stato dia dei soldi ai partiti che svolgono la funzione giusta. Con il rischio però che poi ci sono gli sprechi, che poi si fanno degli eccessi. Ma sul dire che i partiti non devono mai essere finanziati dallo Stato non sarei d’accordo, perché i partiti svolgono una funzione utile e devono avere i soldi necessari per svolgerla. Facciamoglieli dare dai privati, ma attenzione, perché ci possono essere dei privati che poi ne condizionano la politica. Mentre se è lo Stato a darli questo ricatto non c’è.

 

Quindi?
Bisogna trovare un punto di equilibrio.

 

E come?
Il punto di equilibrio dovrebbero essere i privati che danno soldi entro un certo limite e poi questi soldi vengono dedotti. Come se lei desse i soldi in beneficenza, in questo modo li può detrarre. Perché sono soldi dati per una funzione utile. Ma ci vogliono dei controlli. Il vantaggio del finanziamento pubblico è che non è condizionante.

 

Ma oggi chi controlla in Italia i rimborsi elettorali?
Nessuno, cioè gli organi dei partiti. Tanto è vero che si parla di farli controllare dalla Corte dei Conti.

 

Attualmente la Corte dei Conti non controlla nulla.
No. I partiti in Italia sono delle associazioni di diritto privato. Le Camere danno alle associazioni le somme corrispondenti alle spese elettorali. L’associazione ha le sue regole, un consiglio di amministrazione, un’assemblea, un collegio dei revisori…

 

Regole che funzionano poco.
Certo.

Cosa si potrebbe fare per migliorare questa situazione?
Prevedere dei controlli esterni ai partiti. Se io do dei soldi e questi soldi devono servire per svolgere una funzione pubblica utile io voglio controllare che vengano spesi per questo e non per altre cose.

 

Con delle ’pezze di appoggio’ per giustificare le uscite.
Certo. La stessa cosa è sui consigli regionali, dove vengono dati soldi ai partiti, i quali fanno il loro resoconto di quello che hanno speso. Tutto va al consiglio di pPesidenza del consiglio regionale. Ma chi l’ha detto che quei soldi sono stati spesi per quei fini e non se li sono messi in tasca? E’ un settore dove bisogna rimettere le mani.

da L’Indro.it di giovedì 9 Febbraio 2012, ore 19:32

http://www.lindro.it/Il-giochino-dei-rimborsi,6345#.Tzu1U4Ga2p4

Zamberletti, il sindaco sia responsabile

Intervista al Presidente dell’Ispro

Zamberletti, il sindaco sia responsabile

“La Protezione civile deve tornare a occuparsi delle sue mansioni, non dei Grandi Eventi. Farne una Spa è una follia”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Per evitare che in futuro il nostro Paese si possa trovare di nuovo impreparato chiediamo al Presidente del consiglio oltre a una maggiore tempestività nel coordinamento dei Ministri competenti, di riconsiderare l’indebolimento che la protezione civile ha conosciuto con le ultime decisioni del governo Berlusconi e di mettere questa fondamentale struttura dello Stato in condizione di poter essere ancora centrale nel momento in cui si devono affrontare situazioni difficili”. Questo l’invito della capogruppo del Pd in commissione Ambiente della Camera, Raffaella Mariani al premier Monti. In Italia, dopo ogni emergenza si torna a parlare di ’ristrutturazione’ della protezione civile.

La Mariani fa riferimento nella sua nota alla gestione precedente, quella di Guido Bertolaso. L’ex sottosegretario ed ex capo della protezione civile (che per poco ha mancato la carica di Ministro del Governo Berlusconi) che nei giorni scorsi, riferendosi alle inchieste giudiziarie sul terremoto abruzzese, ha dichiarato:datemi l’ergastolo. Non ho paura. Chi fa le case male uccide la gente”.

Ma ecco il pezzo forte raccolto dal quotidiano abruzzese ’Il Centro’: “lo sapevo che sarebbe finita così perché ero troppo popolare per essere accettato, sopportato e tollerato dalle realtà forti e potenti di questo paese. Nel 2009, secondo un sondaggio ero addirittura terzo per popolarità dopo Obama e il presidente del Consiglio. Poi Berlusconi ci ha messo anche del suo dicendo che mi avrebbe fatto Ministro. Io avevo chiesto di andare in pensione da marzo 2009 perché sapevo che prima o poi sarei finito male, poi c’è stato il terremoto e sono dovuto rimanere”.

Il Bertolaso popolare, che si paragona al comandante Schettino (“Se come nel caso della Concordia si vuol trovare il capro espiatorio per placare la propria coscienza per quei morti…”) voleva trasformare, insieme ai suoi difensori istituzionali, la protezione civile in società per azioni. Una super Protezione Civile Spa, con deroga alle norme di legge, si stava trasformando in una macchina da guerra per svariati scopi: dalle discariche alle regate, dalle gare ciclistiche ai viaggi del Papa, dagli scenari per i vertici internazionali agli alberghi di lusso. E la protezione del Paese in caso di emergenza? La Spa non è arrivata e Bertolaso non è più “il terzo uomo politico più popolare”.

Oggi, con l’emergenza neve, la protezione civile è tornata di attualità. Per il sindaco Alemanno, sotto accusa per la gestione dell’emergenza nella Capitale: “la protezione civile in Italia non esiste più, non ha mezzi. E’ solo un passar carte”.

Ma nel resto del mondo come funzionano i sistemi di protezione civile? Facciamo alcuni esempi, partendo dagli Stati Uniti. Nel codice ’The Public Health and Welfare’ si determinano i poteri del Presidente e dei governatori degli stati nei casi di emergenza e “gravi calamità. I responsabili sono: il Presidente degli Stati Uniti e i governatori dei singoli stati. La legislazione federale stabilisce che preliminare all’intervento federale è la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del presidente degli Stati Uniti. Tale dichiarazione deve essere richiesta dal governatore dello Stato interessato.

In Giappone la protezione civile si occupa della previsione e prevenzione, del soccorso e della ricostruzione. L’organo responsabile è il Ministro dello Stato. Gli enti svolgono un’intensa attività di formazione ed informazione nelle scuole, nelle fabbriche e nei quartieri.

In Portogallo la protezione civile è disciplinata da diverse leggi nazionali, che conferiscono al primo Ministro, che può delegare al Ministro degli Interni, la responsabilità nei soccorsi in casi di emergenza. L’unità fondamentale nelle attività di soccorso è rappresentata dai vigili del fuoco, dalle forze di polizia, dalla guardia nazionale, dall’esercito e dalle varie organizzazioni di volontariato.

In Germania il sistema è disciplinato dalla Costituzione federale, ed è di competenza esclusiva dei Lander. Una legge federale regola la protezione civile in situazioni di emergenza. In Francia invece le competenze sono ripartite tra lo Stato e i Comuni. Le operazioni di soccorso sono organizzate sotto il comando del Sindaco quando l’emergenza è limitata al territorio comunale.

E in Italia? Di che strumenti parla il capogruppo del Pd alla commissione Ambiente quando incoraggia a“mettere questa fondamentale struttura dello Stato in condizione di poter essere ancora centrale nel momento in cui si devono affrontare situazioni difficili”? Lo abbiamo chiesto al Presidente dell’ISPRO (Istituto di studi e ricerche sulla protezione civile e difesa civile) Giuseppe Zamberletti, ritenuto il padre e il fondatore della protezione civile in Italia. “Rafforzare la protezione civile con i poteri che gli sono stati tolti, eliminando i Grandi Eventi che sono stati la causa della riduzione dei poteri alla protezione civile, in modo che possa esclusivamente occuparsi della sua funzione principale: previsione, prevenzione e interventi di emergenza. Credo che sia una scelta fondamentale”.

Oggi la protezione civile di cosa si occupa?
La riduzione dei poteri che lamenta Gabrielli è dovuta alle polemiche nate giustamente dal fatto che la protezione civile era stata investita della responsabilità di curare i Grandi Eventi.

E cosa si intende per Grandi Eventi?
Il G8, i campionati del mondo, e tutte le iniziative che comportavano spese per le quali non è assolutamente giustificabile l’uso delle procedure eccezionali di cui la protezione civile ha bisogno per le emergenze dovute alle calamità, alle catastrofi. I Grandi Eventi non sono né catastrofi né calamità e, quindi, possono essere programmati. Bisogna toglierli completamente dalla responsabilità della protezione civile, che non le ha mai avute in gestione prima. Questa cosa dei Grandi Eventi è iniziata solo dopo il 2001.

Come giudica le affermazioni del Sindaco di Roma, Alemanno “La protezione civile in Italia non esiste più, non ha mezzi. E’ solo un passar carte”.
Lui fa riferimento non ai poteri ma alle famose previsioni meteorologiche che gli erano state comunicate ed era perfettamente a conoscenza del fatto che a Roma si aspettava la neve. Lo sapevano anche i passanti. E’ compito del capo della protezione civile della città, che è il sindaco, da cui dipendono tutte le forze, anche quelle dello Stato, che operano nella città, di assumersi la responsabilità di esercitare il comando e di prendere i provvedimenti. Non può farsi sostituire dal dipartimento Nazionale, perché il dipartimento non può e non deve interferire in una responsabilità dei sindaci. I quali possono chiedere i rinforzi al Governo nazionale, ma non possono farsi sostituire per incapacità. Un’amministrazione comunale non può dichiararsi incapace. Deve sapersi assumere le sue responsabilità.

Lei condivideva la trasformazione della Protezione Civile in società per azioni?
E’ una follia. La protezione civile non è un sostituto del Ministero dei Lavori Pubblici. C’è il Ministero delle Infrastrutture e dei Lavori Pubblici che pensa alle opere pubbliche. La protezione civile è un’altra cosa. Le opere pubbliche si fanno seguendo le procedure ordinarie.

L’Italia può imparare qualcosa dagli esempi in Europa e nel resto del mondo?
Sono sempre loro che hanno guardato a noi, e con molto interesse. Noi abbiamo un sistema che non è legato alla semplice amministrazione dei Lavori Pubblici o degli Interni o della Difesa come negli altri Paesi ma un coordinamento di tutte le amministrazioni dello Stato e una catena di comando che parte dal Sindaco e passa dalla Presidenza della Regione sino al Governo centrale. Tutti hanno guardato e guardano ancora al nostra sistema di protezione civile nazionale.

da L’Indro.it di martedì 7 Febbraio 2012, ore 19:00

http://www.lindro.it/Zamberletti-il-sindaco-sia,6279#.Tzu0U4Ga2p4

Dr Motor-Fiom, è ancora scontro

Parla un lavoratore, ’licenziato perchè iscritto al sindacato’

Dr Motor-Fiom, è ancora scontro

L’azienda automobilistica ha rilevato lo stabilimento di Termini Imerese, ma gli operai lamentano ritardi nei pagamenti degli stipendi e un clima troppo teso

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La Dr Motor Company SpA di Macchia di Isernia (Molise, ndr) ha intimato il licenziamento ad un componente del direttivo sindacale che nei mesi scorsi aveva condotto, insieme ad altro delegato, una dura battaglia per ottenere il pagamento delle retribuzioni dei lavoratori impiegati nello stabilimento di Macchia di Isernia”. Queste le parole contenute nel comunicato dello scorso 20 gennaio 2012, a firma del segretario regionale della Fiom Molise Giuseppe Tarantino. Torna di attualità, dopo la ribalta nazionale per la questione Termini Imerese, l’Azienda molisana DR Motor.

All’epoca dell’accordo per lo stabilimento siciliano si registrò un’unica voce fuori dal coro. Quella dell’ex Ministro Antonio Di Pietro che, attraverso un nota, attaccò con queste parole: “l’imprenditore Di Risio, che ha promesso mari e monti e che è stato presentato dal Ministero dello sviluppo economico, non paga da mesi i suoi dipendenti d’azienda in Molise”. Oggi siamo al punto di partenza. Per il lavoratore licenziato e iscritto alla Fiom: “avanziamo la retribuzione di novembre, dicembre e la tredicesima”.

Cosa è cambiato dopo l’accordo? Per l’organizzazione sindacale molisana “la decisione della Dr Motor Company non facilita un rasserenamento nei rapporti sindacali all’interno dell’azienda”. Non è facile, in quest’ultimo periodo, la vita dei delegati sindacali Fiom all’interno delle fabbriche.

Ma perché il lavoratore molisano, delegato sindacale della Fiom, è stato licenziato? Abbiamo raccolto, con un’intervista, la versione del lavoratore, senza fare il suo nome (per rispettare il suo volere).Gli iscritti Fiom – ha tenuto subito a precisare – da due sono passati a 14. Sono tutti scontenti, delusi”. Con Matteo (useremo questo nome di fantasia) siamo partiti dalla sua storia. Dall’inizio. “Tutto è iniziato a giugno del 2010 – ha cominciato a raccontare Matteo – quando ci sono stati i primi ritardi di pagamento. Cominciai a chiamare per sapere degli stipendi e da quando ho iniziato a chiamare hanno cominciato a portare su di me, e su quelli che volevano sapere di più sugli stipendi, una certa pressione”.

Chi avevi contattato per avere informazioni sugli stipendi?
Chiamavo Mike Matticoli, il responsabile delle risorse umane dell’Azienda. Ho sempre fatto il magazziniere come lavoro e da quando ho iniziato a chiamare mi hanno cominciato a spostare al lavaggio o mi chiamavano in ufficio per lanciare delle accuse, sempre indirettamente. Portavano comunque una certa pressione psicologica. Essere chiamati frequentemente in ufficio, sotto interrogatorio porta una certa pressione. Da quando mi sono iscritto al sindacato…

Al giugno 2010 non eri ancora iscritto al sindacato?
In quel periodo ancora no. Da allora abbiamo cominciato a pressare un pò l’azienda, anche con il sindacato. Si sono visti un pò di risultati, infatti hanno pagato gli stipendi che avanzavamo, anche se in ritardo e dilazionati con anticipi.

Quali erano le motivazioni di questi pagamenti in ritardo e dilazionati?
Che l’azienda aveva dei problemi, che stavano quasi per risolvere. Che dovevano ricevere dei finanziamenti.

Le motivazioni venivano associate all’ingresso di Termini Imerese?
A volte è stato detto anche qualcosa del tipo “stiamo facendo una trattativa“. Ci davano delle speranze, dicendoci che non dovevamo preoccuparci. Termini Imerese è stata messa in mezzo per dire “noi abbiamo dei progetti futuri e quindi non vi preoccupate“.

Tu e i tuoi colleghi che idea vi siete fatti sui ritardi?
Suppongo che l’azienda non abbia soldi. Questo è il pensiero che ci siamo fatti tutti. L’azienda spera nei finanziamenti per l’acquisto di Termini Imerese. Oggi avanziamo novembre, dicembre e la tredicesima.

Tutti i dipendenti?
Si, tutti.

Come si arriva al tuo licenziamento?
Da quando mi sono iscritto alla Fiom ho dato abbastanza fastidio all’azienda. Mi hanno spostato nel lavaggio e tengo a precisare che il lavaggio è una ditta esterna e legalmente non potevano spostarmi a un lavaggio di un’altra ditta. E su questo stiamo facendo ricorso. Al mio licenziamento si è arrivati perchè davo fastidio all’azienda e loro hanno voluto trovare un appiglio nel fatto che andai in ferie nel periodo di Natale e capodanno.

Come è stato motivato il licenziamento?
Perché sono stato in ferie senza giustificazione, senza autorizzazione.

Com’è andata la storia delle ferie?
Ne parlai un mese prima con il mio responsabile del magazzino perché mia sorella aveva avuto un incidente. Lui mi disse che doveva parlarne con il direttore e che mi avrebbe fatto sapere. Qualche giorno prima delle ferie mi disse che il direttore Cefaratti le aveva revocate a tutti per fare l’inventario. Gli spiegai di nuovo la mia situazione familiare e lui mi disse che avrebbe riparlato con il direttore e aggiunse che per lui andava bene, potevo andare in ferie. Siamo rimasti così, con questa autorizzazione verbale. Con me c’era anche un collega che ha sentito tutto.

E poi che succede?
Mentre ero in ferie mi arriva una lettera, dove mi chiedevano di giustificare immediatamente le assenze ingiustificate. Ho fatto rispondere all’avvocato che le ferie erano giustificate, in quanto autorizzato verbalmente in presenza di un testimone. Alla fine siamo andati con i rappresentanti Fiom, compreso il segretario Tarantino, all’Associazione Industriale per incontrarci con Cefaratti, Matticoli e un’altra persona. Dopo mi è arrivata la lettera di licenziamento dove ho appreso che le mie giustificazioni erano infondate.

Cosa sta accadendo nello stabilimento di Macchia di Isernia?
Non siamo più in due ad essere iscritti al sindacato Fiom, bensì 14. Ho parlato con i miei colleghi, sono tutti scontenti, arrabbiati, delusi e non possono più andare avanti. A giorni ci saranno anche delle manifestazioni.

da L’Indro.it di venerdì 3 Febbraio 2012, ore 19:58

http://www.lindro.it/Dr-Motor-Fiom-e-ancora-scontro,6191#.Tzuza4Ga2p4

La moderna lotta alle mafie

Il rating di legalità per le imprese

La moderna lotta alle mafie

Lumia: “Una proposta geniale, che coniuga legalità e sviluppo”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Un rating anti-mafia per premiare le imprese virtuose in tema di legalità può essere uno strumento in più per combattere il crimine organizzato, ma c’è ancora molto da fare sul piano della necessaria rottura delle connivenze con il potere e le istituzioni”. Con queste parole Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia, commenta la proposta del responsabile legalità di Confindustria Antonello Montante. Il rating di legalità sarà utilizzato per sostenere le imprese che operano nel rispetto delle regole, che si oppongono al controllo della criminalità organizzata. Montante su ’L’Unità’ spiega la sua idea: “lo spread negativo sui fattori di crescita non può comprendere soltanto l’andamento dei titoli di Stato, delle banche o delle assicurazioni. Bisogna cominciare a prendere sul serio l’idea di intervenire sullo spread delle aziende che investono e vivono nei mercati grazie a processi di legalità e a codici anti-corruzione, per non parlare di quelle imprese che si sono messe in prima linea contro la mafia e che oggi meriterebbero formali riconoscimenti imprenditoriali”.

Il rating di legalità potrebbe essere lo strumento ideale per misurare la credibilità di un’azienda. Per verificare che non scenda a compromessi con il sistema mafioso. Che combatta le illegalità. E lo Stato, sulla base dei risultati, dovrebbe rispondere con agevolazioni e incentivi. Per il componente della Commissione Antimafia, Giuseppe Lumia: “introdurre un rating di legalità per valorizzare e premiare le imprese oneste è un’idea valida. Uno strumento utile per sostenere tutte quelle realtà che rispettano le leggi, denunciano le estorsioni, le infiltrazioni mafiose, i condizionamenti esercitati dalla mafia. A queste imprese si potrebbero concedere agevolazioni fiscali per promuovere la crescita dell’economia sana e legale”. Favorevole alla proposta anche il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri (“Bisogna far crescere la cultura della fiducia. La proposta di Montante di attivare un rating per le aziende sane è molto interessante e dovremmo approfondirla”) e molti rappresentanti politici di tutti gli schieramenti. “Si tratterebbe – ha aggiunto Lumia – di un altro passo in avanti nella lotta alla criminalità organizzata e contro l’economia illegale, che toglie ricchezza e posti di lavoro a quella legale e nega ai lavoratori e ai cittadini i loro diritti”.

Sulla questione è intervenuto anche il magistrato della Dda di Palermo, Antonio Ingroia: “un’ottima idea che dà continuità alle proposte di Confindustria. Ora però tocca alla politica raccogliere il testimone e comportarsi allo stesso modo: iniziando ad espellere i collusi con Cosa Nostra. E proprio sulle colonne de ’L’Unità’ Ingroia aggiunge: “Il salto di qualità sul fronte antimafia è stato fatto attraverso proposte che cercano di rendere conveniente lo stare dentro le regole. Ecco, l’idea di costruire un rating antimafia per le aziende va proprio in questa direzione. Non soltanto punendo quelle colluse con la criminalità o affidando il tutto a richieste di facciata per il rispetto dell’eticità, ma premiando quelle che invece si impegnano per la legalità intesa come rispetto delle regole. L’economia illegale è la palla al piede, la zavorra della Sicilia; l’economia legale al contrario deve diventare conveniente anche dal punto di vista economico”.

Abbiamo avvicinato il Senatore Giuseppe Lumia, da anni sotto scorta perché minacciato di morte da Cosa Nostra, che non ha usato mezzi termini per giudicare l’idea lanciata da Antonello Montante. “E’ una proposta geniale, un altro passo in avanti nell’impostare una moderna lotta alla mafia, che sa coniugare legalità e sviluppo. In questo rapporto possiamo ottenere dei risultati senza precedenti. Il rating antimafia responsabilizza le imprese a sposare la legalità e in cambio fa ottenere dei benefici dal sistema del credito e, quindi, fa ottenere dei risultati in termini di sviluppo”.

Senatore, si stanno registrando commenti positivi trasversali intorno al ’rating antimafia’. Lei come giudica le aperture dei rappresentanti dei partiti?
Naturalmente è un ottimo risultato. Certo, bisogna stare molto attenti che non sia la classica condivisione che lascia poi lo stato delle cose inalterato. E’ necessario dare concretezza a questa proposta e realizzarla al più presto possibile.

Per il giudice siciliano Antonio Ingroia: “tocca alla politica raccogliere il testimone e comportarsi allo stesso modo”. Lei condivide?
Condivido pienamente e da tempo mi batto in Parlamento perché si approvi una legge sulla cosiddetta incandidabilità di chi ha ricevuto un rinvio a giudizio e si trova di fronte al processo per reati contro la mafia e contro la pubblica amministrazione. Da tempo mi batto perché il codice etico, sottoscritto in Commissione Antimafia da tutti i partiti, si trasformi in legge. Per evitare le inapplicazioni che abbiamo dovuto constatare, sempre in Commissione, nelle ultime elezioni locali e regionali, senza mai escludere lo stesso livello nazionale ed europeo.

Come mai la proposta di Montante trova tutti i rappresentanti di partito d’accordo e, poi, in Aula si grida allo scandalo contro le richieste di arresto dei magistrati nei confronti dei parlamentari ritenuti collusi con le organizzazioni criminali?
La lotta alla mafie non è nell’agenda del Paese una priorità intorno a cui raccogliere tutte le migliori energie. Ritengo che facendola diventare una grande priorità potremmo riorganizzare al meglio il Paese, farlo uscire dalle secche dell’immobilismo, della sfiducia, della crisi economica in cui si trova e potrebbe diventare anche un’occasione per selezionare la classe dirigente che sa coniugare, appunto, legalità e sviluppo piuttosto che ancora colludere con le mafie.

da L’Indro.it di martedì 31 Gennaio 2012, ore 18:51

http://www.lindro.it/La-moderna-lotta-alle-mafie,6082#.TzuyJoGa2p4

La politica delle mani pulite

Un libro sul pensiero di Sandro Pertini

La politica delle mani pulite

Mario Almerighi: “resta un esempio di speranza per il nostro Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

 “Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”. Aveva perfettamente ragione il maestro del giornalismo italiano Indro Montanelli. Sandro Pertini (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990) è stato un uomo delle Istituzioni diverso da tutti gli altri. Aveva un cuore. Sapeva parlare e avvicinarsi agli italiani. Partecipò alla resistenza e alla liberazione dal nazifascismo. Votò il decreto che condannò a morte Benito Mussolini e gli altri gerarchi fascisti. I nemici della Patria. Il fascismo è l’antitesi delle fedi politiche. Il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui”.

Pertini contribuì a ricostruire dalle fondamenta il Paese. Il Popolo italiano non è superiore agli altri Popoli, ma non è inferiore a nessuno”. Come Presidente della Repubblica (eletto l’8 luglio del 1978) fu il più amato dal popolo. Per le sue prese di posizione “mai mediate dal puro calcolo politico“. Per i suoi interventi. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo, se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi deve essere denunciato”. Una lezione che vale, soprattutto, oggi. In un Paese pieno di scandali e di politici con le mani sporche. E proprio da queste parole prende il titolo il libro ’La Politica delle mani pulite’ (Chiarelettere), a cura del magistrato Mario Almerighi. Già Presidente della Fondazione Sandro Pertini, oggi Presidente dell’Associazione ’Sandro Pertini Presidente’, che si propone di “promuovere e divulgare studi e ricerche sull’opera e sul pensiero” del Presidente della Repubblica più amato dagli italiani, “sui principi che hanno ispirato la sua vita improntata ai valori della giustizia sociale, della libertà, della solidarietà, dell’onestà e della pace”.

Il libro è diviso in cinque sezioni (il famoso discorso in occasione del terremoto in Irpinia, la Questione Morale, l’impegno politico, Pertini il Presidente della Repubblica e il grande disegno europeo) e raccoglie una selezione di lettere, discorsi, interviste, messaggi presidenziali. Copre un arco di tempo dagli anni della prima guerra mondiale sino al settennato presidenziale. E’ doveroso, secondo il curatore Mario Almerighi, “rilanciare l’attualità del pensiero di Sandro Pertini.

Perché resta attuale il pensiero di Pertini?
Credo che stiamo vivendo un periodo storico in cui quei valori sono trascurati notevolmente. Valori di cui, invece, c’è estremo bisogno che vengano rilanciati. Che poi sono i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica.

Valori importanti per i giovani.
Non c’è dubbio. Non a caso Sandro Pertini si rivolgeva tantissimo ai giovani, come si legge anche nel libro. I giovani sono la speranza. Se faranno propri i valori pertiniani abbiamo speranza di un miglioramento delle condizioni di vita del nostro Paese.

Perché i valori di Sandro Pertini non sono mai stati messi in pratica?
La politica è figlia della cultura maggiormente diffusa nel Paese. La politica cerca di aggregare consenso e, ovviamente, l’aggregazione del consenso si basa sulla cultura dominante della società civile nella quale bisogna aggregare questi consensi. Se la cultura dominante non corrisponde a quei valori è chiaro che anche la politica non se ne fa interprete.

Per Pertini “la politica deve essere fatta con le mani pulite”. E’ possibile in Italia?
Quella frase l’ho messa in evidenza nel libro e non a caso Chiarelettere l’ha posta come titolo. Pertini è stato un antesignano di Mani Pulite. La magistratura può fare mille ‘mani pulite’, ma non ha il compito di curare le patologie del Paese. Ha il compito, magari, di accertare l’illegalità in determinati casi.

Chi deve trarre le conseguenze?
Sul piano della cura di queste patologie è la politica. Viviamo in un momento in cui la giustizia è profondamente in crisi per una serie di controriforme che hanno eliminato tante risorse disponibili alla magistratura e tante controriforme che hanno ridotto lo spazio d’intervento della magistratura. Non credo che la magistratura possa risolvere il problema della legalità nel Paese. Può solo accertare singole responsabilità. Facciamo l’esempio di ‘mani pulite’, che aveva evidenziato un fenomeno attraverso le responsabilità singole di collusione tra imprenditoria e politica. Così come in passato era emerso, quando feci il processo al petrolio negli anni ’70, il fenomeno patologico dei rapporti inquinati tra petrolieri e politica. A parte il fatto di mettere in evidenza le singole responsabilità la magistratura non può fare altro. Se però questi singoli fatti sottoposti al giudizio penale evidenziano l’esistenza di un fenomeno patologico del Paese è la politica che deve intervenire per curarlo. E questo non è mai accaduto. L’attualità del pensiero di Pertini è, sicuramente, enorme.

Viviamo in un momento di forte distacco dalla politica da parte dei cittadini…
Pertini era riuscito a dare credibilità alle Istituzioni, attraverso il suo operato, la sua vicinanza a sentimenti diffusi tra la gente. Oggi, sicuramente, c’è questo distacco e dipende dal fatto che la politica non interpreta in modo sufficiente i bisogni della parte sana del Paese. Speriamo che avvenga in futuro.

Per Montanelli “qualunque cosa egli dica o faccia odora di pulizia”. Da questo bisognerebbe ripartire oggi?
Montanelli ha colto il carattere fondamentale di Pertini. Pur essendo stato partigiano, socialista convinto, aveva proprio una fede politica negli ideali del socialismo, però lui non è più stato uomo di parte nelle cariche istituzionali che ha avuto.

Nel libro c’è una bellissima intervista…
Si, dove lui dice “forse non mi rieleggerebbero perché si saranno resi conto che non faccio gli interessi del Partito Socialista, ma gli interessi del Paese“. Quando mi ricevette, nel periodo in cui mi occupavo del processo al petrolio dove erano coinvolti i socialisti, lui non prese certe posizioni che oggi sono piuttosto diffuse dai politici. Mi disse “devi andare avanti, se ci sono responsabilità tra i miei compagni mi dispiace, però le responsabilità devono essere accertate“. Questo era Pertini.

da L’Indro.it di venerdì 27 Gennaio 2012, ore 19:00

http://www.lindro.it/La-politica-delle-mani-pulite,5998#.TzumuIGa2p4

L’autostrada in Molise, sospetti di infiltrazioni

L’opera costerà 3.500 milioni di euro. Il Cda della Società 300mila euro

L’autostrada in Molise, sospetti di infiltrazioni

L’allarme della DNA: “interessi di persone vicine a consorterie mafiose”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“In questi giorni stiamo assistendo a nuovi annunci trionfalistici per il via libera al progetto preliminare per la costruzione della Termoli-San Vittore. L’autostrada non serve al Molise”. Queste le parole utilizzate dal segretario generale della Fillea-Cgil Molise Pasquale Sisto, dopo gli annunci dei giorni scorsi.

Era stato il presidente della Regione Molise, Angelo Michele Iorio (imputato e rieletto per la terza volta) a chiedere, nei giorni scorsi, al ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture, Corrado Passera diaccelerare tutti i passaggi per attivare, entro pochi mesi, le procedure di appalto dell’autostrada Termoli-S.Vittore”.Siamo contrari – ha affermato il segretario Pasquale Sisto alla eventuale costruzione di questa infrastruttura (se mai si arriverà alla realizzazione) in quanto, non serve allo sviluppo del Molise. I problemi del Molise sono ben altri come la chiusura della struttura Commissariale decisa dal Governo Nazionale per la ricostruzione post sisma del 31 ottobre 2002”.

Del tremendo terremoto che portò (per colpe umane) al crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, con la morte di 27 bambini e di una maestra. Per Sisto la “ricostruzione nelle zone terremotate già con la struttura Commissariale è andato a rilento con ricostruzioni parziali e in alcuni casi addirittura non ancora iniziati. In altri casi invece le opere ricostruite e costruite ex novo sono opere sproporzionate che non servono a nessuno come alcune strutture di San Giuliano di Puglia simbolo degli sprechi e del mal costume molisano. Adesso con la chiusura della struttura Commissariale ancora più di prima quelle zone saranno abbandonate a se stesse senza nessuna garanzia per il futuro con la possibilità concreta di nuova emigrazione”.

Nelle zone terremotate del Molise i cittadini abitano ancora nei moduli di legno.Quelle casette dopo quasi 10 anni dai tragici eventi sono tutte deteriorate, ci piove dentro, e all’interno le condizioni igienico-ambientali sono al limite. Si vuole costruire un ennesimo monumento allo spreco e al malcostume”.

I lavori sono fermi per mancanza di fondi, quelli che l’articolo 15 spartiva tra aiuti per l’alluvione e per i terremoti. Il concetto espresso dal pm di Campobasso, Fabio Papa, in una manifestazione pubblica resta illuminante. Per capire il modus operandi della politica in Molise. “In una Regione di 300mila persone è ovvio che alla fine si crei una compattezza sociale in senso negativo. Perché si aspetta il proprio turno e ‘prima o poi deve capitare quello che poi mi fa il favore a me, che mi sistema a quello e a quell’altro’. E’ evidente che un terreno di coltura del genere è un terreno pericoloso”. E tutto questo decadimento porta all’omertà, all’assuefazione di un intero popolo.

I soldi, sprecati dalla gestione locale, non ci sono più per la ricostruzione. Basta fare un giro nei centri abitati – continua il segretario della Fillea Cgil – del cosiddetto cratere sismico per rendersi conto della drammaticità della situazione. A Santa Croce di Magliano le case sono ancora puntellate, la stessa cosa vale per Bonefro. Gli alunni di questa comunità frequentano le scuole ancora nei moduli prefabbricati frutto della solidarietà italiana. Per non parlare di Montelongo, di Rotello, di Ururi e della stessa Larino che si trovano nelle medesime condizioni. La priorità deve essere la rinascita economica e sociale di quelle zone devastate dal sisma e per cui gli investimenti vanno indirizzati in quella direzione”.

Invece, in Molise, sono altre le priorità. Dopo l’annuncio dell’Aeroporto, ecco arrivare l’accelerata per l’Autostrada del Molise. Tutto ha inizio nel 2008, quando viene costituita l’Autostrada del Molise Spa, che ha sede a Campobasso, con un capitale sociale di 3 milioni di euro. Una società mista Anas-Regione Molise, per la realizzazione del nuovo collegamento Termoli (Molise) – San Vittore (Lazio). Un tracciato di 150 chilometri, con due corsie per senso di marcia, 121 viadotti, 15 gallerie e 35 svincoli di collegamento. “Il progetto preliminare – si legge nel sito dell’Anas – prevede 13 lotti, di cui il lotto due, lungo circa 9 km, denominato ’Variante di Venafro’. L’importo complessivo dell’investimento necessario ammonta ad oltre 3.500 milioni di euro. La nuova arteria discende essenzialmente dalla inadeguatezza del sistema delle comunicazioni e dei trasporti del Molise e dalla mancanza di un collegamento trasversale tra il Tirreno e l’Adriatico, con il duplice obiettivo quindi di migliorare il livello di servizio in termini di mobilità, accessibilità e sicurezza del collegamento stradale tra la dorsale adriatica e la dorsale centrale, e di valorizzare e sviluppare le potenzialità economiche delle aree commerciali ed industriali delle province di Isernia e Campobasso”.

Un investimento importante, da tenere sotto controllo. Proprio intorno alla ’Variante di Venafro’ esistono infatti dei rapporti che parlano di infiltrazioni malavitose. Si legge nella Relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia (Dna) del dicembre 2010: si registrano da tempo tentativi di infiltrazione da parte di appartenenti a qualificati sodalizi attivi nelle Regioni limitrofe ed interessati al settore dell’illecito smaltimento dei rifiuti, al reimpiego dei proventi in immobili ed attività commerciali nelle località della costa, nonché al controllo degli appalti pubblici”. E proprio su quest’ultimo settore si sofferma la relazione.

Nel mese di maggio 2008, la Procura della Repubblica di Isernia ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti delle 8 persone indagate nell’ambito della nota indagine ‘Piedi d’Argilla’, che aveva accertato il tentativo di infiltrazione di un imprenditore contiguo alla cosca ‘ndranghetista dei Garofalo di Petilia Policastro (Kr), affidatario di subcontratti nell’ambito dei lavori per la realizzazione del primo tratto della cosiddetta Autostrada del Molise”.

Si sono già registrate le prime infiltrazioni. I soldi sono tanti e attirano la criminalità organizzata. Quasi sempre presente negli appalti pubblici. Al di là della prova processuale non raggiunta – scrivono dalla DNA – sul piano dell’analisi e della prevenzione tale procedimento è sintomatico di interessi nella Regione di persone comunque vicine a consorterie mafiose”.

Per adesso restano gli annunci della politica. Ma i tempi per la realizzazione? Per l’ex Ministro Matteolil’Autostrada Termoli-San Vittore si farà. I ritardi nella costruzione saranno recuperati con il piano tecnico che è stato messo a punto”. Era il 12 maggio del 2011.

L’autostrada ancora non esiste, ma sono partite le nomine. Gli stipendi, circa 100mila euro all’anno, ai componenti del Consiglio di Amministrazione della società ’Autostrada del Molise’. Cinque sono le persone che compongono il cda: Vincenzo Di Grezia (presidente); Michele Minenna (amministratore delegato dal 14 luglio 2011) e i consiglieri Vincenzo Colalillo, Settimio Nucci e Alberto Montano (già sindaco di Termoli). “Per l’incarico – tiene a puntualizzare Montano – prendo circa 7.500 euro l’anno. Dal gennaio 2010 ho l’onore di lavorare direttamente a questo progetto nel consiglio di Amministrazione della Società, pubblica al cento per cento senza nessun socio privato così come falsamente di recente affermato da qualcuno, costituita dall’ANAS e dalla Regione Molise per tale scopo. Ho partecipato sinora a più di dieci sedute di consiglio in cui ho dovuto vagliare insieme agli altri componenti scelte, progetti, soluzioni. Ho dovuto approvare bilanci e assumermi responsabilità di firma, pur sapendo di questi tempi quanto sia difficile e pericoloso esporsi per una firma, che, anche se messa in buona fede, può avere conseguenze spaventose per chi ha sempre fatto dell’onestà un valore personale e pubblico imprescindibile”.

Oltre al Cda, ci sono anche i componenti del collegio sindacale della Società. Il presidente è Carmine Franco D’Abate, mentre i sindaci effettivi sono Francesco Mancini e Riccardo Tiscini. Giulia De Martino e Cristian Lombardozzi sono i sindaci supplenti.

Ma quanto costa la macchina amministrativa di questa società? Secondo il presidente dell’Anas Pietro Ciucci nel “triennio 2010-2012 il presidente della società e l’amministratore delegato hanno intascato e intascheranno ventimila euro l’anno ciascuno, mentre i consiglieri Colalillo, Montano e Nucci quindicimila euro l’anno. Poco meno di diecimila euro l’anno vengono destinati ai componenti del collegio dei revisori”. Trecento mila euro, per il triennio 2010-2012, solo per il Cda della Società. In attesa di poter percorrere l’opera di ’importanza strategica’.

da L’Indro.it di giovedì 26 Gennaio 2012, ore 16:52

http://www.lindro.it/L-autostrada-in-Molise-sospetti-di,5948#.TzulaoGa2p4

’I giovani terroni salveranno l’Italia’

Giornalisti e politilogi sulla rivolta dei Forconi

’I giovani terroni salveranno l’Italia’

Pino Aprile: “Nessuno ha più interesse (e bisogno) di loro a farlo. Se una rivoluzione ci sarà, partirà dal Sud”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“C’è questa rivolta istantanea che coinvolge decine di migliaia di persone in Sicilia che ha bloccato l’isola, che si sta estendendo alle regioni meridionali del continente e non sappiamo se si ferma lì. Immediatamente ci si è chiesti: ’Ma chi sono i politici o i movimenti che stanno muovendo questa gente? La mafia sicuramente sta facendo le sue mosse, sta infiltrando’ etc’, che è un modo consolatorio e fuorviante per analizzare quello che sta succedendo”.

La domanda posta dal giornalista Pino Aprile, nel Passaparola di BeppeGrillo.it, è lecita. Dall’inizio delle manifestazioni del movimento dei forconi (snobbate inizialmente anche da diversi organi di stampa nazionali) si è resa evidente l’incapacità dei partiti di dire qualcosa su questa rivolta. Dove sono finiti? Che fanno i politici?

Abbiamo sentito il professor Luca Verzichelli, politologo presso l’Università di Siena e direttore della rivista italiana di Scienza politica. “Le radici dell’incapacità dei partiti e degli attori politici parte da lontano. Questa crisi funge da acceleratore. La biforcazione tra la società civile, i partiti, i sindacati è data da una ventina d’anni. Nemmeno la stagione di tangentopoli ha risolto questi problemi”. Questa pensante assenza è dovuta soltanto a una mancanza di idee? “Le forze politiche nel Paese – ha aggiunto Verzichelli – hanno un vuoto di idee, che si relaziona anche al fatto che sono stati commissariati dal governo tecnico. In passato il Parlamento forniva sempre i difensori del popolo. Oggi gli attori politici fanno fatica e gli altri si organizzano da soli”.

E come si esce da questa situazione? Per il politologo: “questa è una domanda da cento milioni di dollari. Dobbiamo dare credito a chi governa il Paese, perché se vogliamo uscire da questo tunnel dobbiamo continuare sulla strada dei sacrifici. Deve anche finire la stagione dei decreti legge. Bisogna che in Parlamento si cominci a discutere, per risolvere i problemi del Paese. Dopo la ’fase 1’ e la ’fase 2’ ci dovrà essere una fase di sviluppo che riguardi tutti”. Il distacco tra i cittadini e la politica può essere spiegato anche per la legge elettorale che non dà la possibilità ai cittadini di scegliersi il proprio rappresentante politico? “La legge elettorale, che ha un doppio effetto (liste bloccate e nomina delle elite), è stata una scelta infausta. Non ha risolto la decisività del Governo. Ma ha fatto un altro clamoroso danno: aumentare la percezione della distanza. Il sistema elettorale è una medicina importante, ma è parte di una terapia. Non risolve tutti i problemi”.

Ma i partiti politici hanno la voglia di recuperare questa distanza? “L’ultima uscita di Prodi era molto pessimista, ma non chiudeva del tutto la questione. Nel suo partito esiste un dibattito importante. Anche nel centro-destra c’è una volontà. Però non c’è tempo e non possiamo aspettare che sia il Governo Monti a proporre tutte le soluzioni”.

E intanto la forbice si allarga sempre di più. Giorno dopo giorno. Protesta dopo protesta. “Ho conosciuto alcuni leader del movimento dei Forconi un anno e mezzo fa – ha spiegato il giornalista e scrittore Aprile – e mi aveva così colpito quello che mi dicevano e la loro condizione che decisi di farne un capitolo del mio ultimo libro ’Giù al Sud’. E cosa hanno raccontato? “Quello che sta succedendo in Sicilia coinvolge molte categorie, molte persone, ceti, c’è di tutto, quelli con cui parlai erano agricoltori e allevatori. E’ successo che questi allevatori e agricoltori hanno ammodernato le loro aziende facendo investimenti, garantendo livelli occupazionali, garantendo il processo di produzione secondo le norme stabilite, giustamente, sanitarie, fiscali dallo Stato, dalle Regioni etc., però poi cosa succede? Loro producono con queste garanzie, ma il loro prodotto quando arriva con quei costi sul mercato deve competere, e naturalmente non c’è competizione con l’analogo prodotto che proviene da terre dove queste garanzie non ci sono. E’ chiaro che in queste condizioni i produttori sono spacciati, perché i ricavi non coprono i costi, così hanno accumulato molti debiti, soprattutto con l’Inps e l’Inps. Lo Stato, invece di analizzare il problema e risolverlo insieme ai produttori, si presenta con il conto da pagare”.

Aprile spiega così il movimento dei forconi: “Una rivoluzione in Italia, se ci sarà mai, partirà dal Sud. Se nelle regioni settentrionali la crisi porterà una diminuzione del livello di vita e sacche di povertà, il Sud è condannato alla miseria e all’emigrazione. Il movimento dei Forconi non nasce dal nulla, ma dalla consapevolezza del fallimento dello Stato e dal rifiuto di fare la fine della Grecia dove i bambini vengono abbandonati a scuola dai genitori perché non riescono a sfamarli”.

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Menfi, Michele Botta: “L‘assenza dei parlamentari del territorio ad una importante assemblea di agricoltori e di pescatori locali dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, lo scollamento dell’attuale classe politica dai cittadini e dai problemi delle comunità locali. La protesta del movimento dei forconi, se discutibile nel metodo, trova fondamento nelle ragioni: eccessivi risultano i costi del carburante, specie per i mezzi agricoli e per i pescherecci, nonché per i mezzi di trasporto che devono portare i nostri prodotti agricoli nei mercati del centro-nord Italia. I siciliani sanno che se si trovano in questa situazione non è certamente per responsabilità del governo Monti, ma di coloro che non hanno fatto nulla, pur avendone la possibilità, negli ultimi anni. Oggi mi rendo conto, purtroppo, che quando nell’ottobre del 2010 scrissi all’allora Ministro dell’Economia Tremonti descrivendo la nostra isola come una “polveriera pronta ad esplodere” e chiedendo lo sblocco dei fondi FAS, avevo tristemente ragione”.

La protesta si sta allargando a macchia d’olio in molte realtà italiane. C’è voglia di commissariare la politica, che in questi anni ha fallito miseramente. La situazione è stata drammaticamente sottovalutata da un Parlamento impegnato in altre faccende: sarà capace questa politica a risolvere tutte le questioni? Saranno i giovani terroni – come scrive Aprile nel suo libro ’Giù al Sud’ – a salvare l’Italia: nessuno ha più interesse (e bisogno) di loro a farlo. Al Nord non conviene cambiare: al più la forma, non la sostanza; e tende a perpetuare (con sempre maggior fatica), una situazione ormai insostenibile, da cui però trae vantaggio, pur se a spese degli altri. Ma l’età coloniale è un retaggio ottocentesco: è finita; il ladro che ruba sempre nella stessa casa, trova sempre meno e prima o poi la trova vuota. Se il Sud fallirà nell’azione di recupero del Paese, tutta l’Italia continuerà a scivolare sempre più indietro nella graduatoria delle nazioni civili e progredite. E non è detto che resti una”.

da L’Indro.it di martedì 24 Gennaio 2012, ore 18:37

http://www.lindro.it/I-giovani-terroni-salveranno-l,5872#.TzukS4Ga2p4

Agenzie di rating? Tutto da rifare

Per i magistrati di Trani diffuse notizie “esagerate e tendenziose”

Agenzie di rating? Tutto da rifare

Parla il premio nobel Paul Krugman “poco seri i loro giudizi”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

C’è qualcosa di inquietante nell’ansia di S&P’s di conquistare le prime pagine dei giornali”. Con queste parole il ’Financial Times’ critica ferocemente il comportamento, in particolare, di Standard&Poor’s per la decisione di abbassare, venerdì scorso, il giudizio sull’intera area euro (tranne che per la Germania).

Nell’articolo il giornalista Philip Stephens, dal titolo ’Declassiamo le agenzie di rating’, sostiene che le agenzie danno giudizi incomprensibili su Paesi come l’Italia che oggi “ha un governo serio. Le agenzie di rating, per Stephens, sono ’spazzatura’. Per il presidente della Bce, Mario Draghi, bisogna imparare a vivere senza agenzie di rating “o quanto meno imparare a fare meno affidamento sui loro giudizi”.

Dopo l’ultimo declassamento cominciano a registrarsi le forti critiche. Le precise prese di posizione. Come quella del presidente della Consob. “L’Europa – secondo Giuseppe Vegasdeve cancellare in fretta le regole che citano il rating come parametro e punto di riferimento per le scelte degli investitori. Lo deve fare in fretta eliminandolo dalle normative comunitarie. Dando trasparenza e mettendo in luce i conflitti di interesse”. Quali sono questi conflitti di interesse? “Il caso più clamoroso – per il giornalista Maurizio Ricci di ’Repubblica’ – è la vicenda dei subprime, in cui le agenzie elargivano rating tripla A, su mandato – e pagamento – degli stessi beneficiari del rating”.

E proprio Vegas, su ’Il Sole 24Ore’, ha messo in evidenza che grossi operatori finanziari detengono quote importanti delle agenzie di rating. “Molte di queste società sono possedute da signori che hanno dei fondi, come Buffet o Vanguard. Del resto la perdita di credibilità delle agenzie di rating è sotto gli occhi di tutti. L’Europa indaghi”. Per adesso stanno indagando i magistrati italiani. Per il Pubblico Ministero di Trani, Michele Ruggiero, tre analisti (Moritz Kraemer, Frank Gil e Eileen Zhang) e il responsabile legale di S&P’s avrebbero “elaborato e diffuso”, tra maggio e luglio scorsi, “anche a mercati aperti” notizie “non corrette” e “comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico-finanziario e bancario italiano, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari”.

La vicenda risale allo scorso agosto, quando la Procura di Trani aveva chiesto alla Consob tutta la documentazione sulle due agenzie di rating (Standard & Poor’s e Moody’s) che, secondo gli inquirenti, avrebbero fuorviato il mercato con “giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti. L’inchiesta della Procura è partita grazie agli esposti di alcune associazioni di consumatori (Adusbef e Federconsumatori) per manipolazione del mercato. Per Standard e Poor’s si tratta di “accuse prive di fondamento e senza merito. Con forza difenderemo le nostre azioni, la nostra reputazione e quella dei nostri analisti”.

I reati ipotizzati sono ’market abuse’ (abuso di mercato), manipolazione del mercato finanziario e aggiotaggio informatico. E risultano essere sei i soggetti iscritti nel registro degli indagati (tre analisti di S&P, uno di Moody’s e i responsabili legali per l’Italia delle due agenzie di rating). I tre analisti di S&P sono accusati, oltre che di manipolazione del mercato, anche di abuso di informazioni privilegiate. Secondo l’ordinanza del 3 agosto scorso gli analisti Zhang e Gill, con la collaborazione e supervisione di Kraemer “divulgavano in un report l’avvenuto taglio dell’outlook del debito sovrano dell’Italia da stabilire a negativo, diffondendo non contestualmente ma solo il 23 maggio 2011 altro report esplicativo delle ragioni della rivisitazione dell’outlook: giudizi/previsioni da ritenere falsi, parzialmente infondati (anche nelle forme di comunicazione) secondo quanto asserito da altre Agenzie di rating, oltre che dalle supreme Autorità nazionali (Ministero Economia) che in pari data (21 maggio 2011) con un comunicato stampa smentiva – alla stregua di dati macroeconomici ufficiali – il summenzionato giudizio di S&P che (con)causava sensibili perdite di titoli azionari, obbligazionari e dei titoli di Stato nazionali”.

Sempre secondo i magistrati “il giorno venerdì 1 luglio 2011 poco dopo le 13 (prima della chiusura dei mercati) elaboravano e divulgavano in un’ulteriore nota giudizi negativi sulla manovra finanziaria presentata in Consiglio dei Ministri dal Ministro dell’Economia quando il testo della stessa non era ancora ufficiale e definitivo, così determinando ulteriori turbolenze sul mercato dei titoli e sulle aste dei titoli di Stato”. Quindi, “in conseguenza della diffusione dei sopra descritti giudizi si determinava il pericolo di una apprezzabile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari oggetto di contrattazione”.

All’inchiesta di Trani si potrebbe aggiungere quella della Procura di Milano. Lo scorso 30 settembre la polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha condotto un accertamento fiscale negli uffici della Standard & Poor’s. La relazione è stata consegnata al procuratore aggiunto per i reati finanziari Francesco Greco. “Le agenzie di rating – secondo l’economista Paul Krugman non ci hanno mai offerto motivo per prendere sul serio i loro giudizi sulla solvibilità di una nazione. È vero che in genere le nazioni inadempienti prima di fallire erano declassate, ma in questi casi le agenzie di rating si limitavano soltanto a seguire i mercati, che avevano già rivolto la loro attenzione verso questi problematici debitori. Nei rari casi in cui le agenzie di rating hanno declassato paesi che, al pari dell’America oggi, godevano ancora della fiducia degli investitori, hanno sistematicamente sbagliato”.

Nell’articolo apparso lo scorso agosto sul ’New York Times’, il premio nobel per l’economia spiegava: “Prima di declassare il debito pubblico statunitense, S&P ha inviato una bozza preliminare del proprio comunicato stampa al Tesoro degli Stati Uniti. I funzionari di quest’ultimo hanno immediatamente scoperto nei calcoli di S&P un errore di ben duemila miliardi di dollari. Un qualsiasi esperto di bilanci avrebbe dovuto azzeccare quel calcolo, senza commettere errori di questo tipo. Dopo qualche polemica, S&P ha ammesso di aver sbagliato, ma ha declassato ugualmente l’America, limitandosi soltanto a stralciare dal proprio rapporto parte delle analisi economiche errate. A queste previsioni di bilancio non si dovrebbe dare molto peso in ogni caso, ma senza dubbio questo episodio ispira scarsa fiducia nelle capacità di giudizio di S&P”.

Ma quante sono le agenzie di rating? Sono quattro le sorelle: S&P, Moody’s, Fitch e la canadese Dbrs. E’ possibile, come affermato da Draghi, vivere senza di loro? Secondo il giornalista Maurizio Ricci: “L’idea che circola a livello europeo non è, per ora, così drastica. Si punta, piuttosto, a togliere – come è già stato fatto, in parte, per le banche – alle agenzie come S&P il ruolo di unico titolare del giudizio su un titolo, allargando i margini di discrezionalità ed evitando l’applicazione meccanica dei soli rating delle agenzie. L’obiettivo è evitare che un declassamento, giustificato o meno, comporti automaticamente e obbligatoriamente un’onda di piena che svuoti dei titoli declassati le casse di banche e fondi”.

Ma ci sono anche altre ipotesi. Per il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle: “l’Europa deve creare un’agenzia di rating indipendente per rompere il monopolio americano”. Per il commissario europeo agli affari monetari, Olli Rehn: “le agenzie di rating non sono istituti imparziali”, mentre per il commissario europeo al mercato interno Michel Barnier: “non sarei sicuro che la valutazione di S&P abbia considerato l’impegno e gli sforzi che stanno compiendo i governi europei. E poi mi sarebbe piaciuto che tali giudizi fossero arrivati 5-6 anni fa invece di adesso”.

da L’Indro.it di venerdì 20 Gennaio 2012, ore 17:43

http://lindro.it/Agenzie-di-rating-Tutto-da-rifare,5786#.TzujAoGa2p4

Con Monti tutto tace?

Indagine tra le voci di protesta che avversavano Berlusconi

Con Monti tutto tace?

Il politologo Carlo Buttarini: “la politica è in attesa”. Marco Travaglio: “giornali sul carro del vincitore”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Quando le scadenze istituzionali porteranno nuovamente i cittadini alle urne, l’offerta elettorale dovrà essere composta da una nuova leva di idee e classi dirigenti che si contenderanno il consenso democratico lasciandosi alle spalle una stagione fallimentare”. “Apertura di una nuova stagione della politica italiana”. E ancora: “La seconda Repubblica ha fallito”.

Sembra di rileggere le frasi ad effetto pronunciate il 26 gennaio del 1994 da Silvio Berlusconi. (“Ho scelto – affermava il cavaliere di Arcore – di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare. (…). La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. (…) E’ possibile realizzare insieme un grande sogno”).

Questa volta è il turno del Presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. Che lo scorso dicembre, attraverso una lettera inviata agli associati di Italia Futura, ribadiva il suo impegno: “Per rimettere in moto il paese occorrerà ora agire in profondità sulle leve della crescita: liberalizzando, dismettendo il patrimonio pubblico, tagliando i costi della politica, riformando welfare e mercato del lavoro, insistendo nella direzione di uno spostamento del carico fiscale da lavoro e produzione ai grandi patrimoni e alle rendite, oltre che portando avanti una lotta senza quartiere agli evasori fiscali”. Una nuova discesa in campo? E’ il suo portavoce a smentirla: “non scenderà in campo in prima persona nelle elezioni del 2013”.

Da un pò di tempo Montezemolo non si fa più sentire sul futuro politico del Paese., se non per parlare di Ferrari o di treni ad alta velocità. Sul Governo Monti sembra essere scesa una calma piatta. Perché? Lo abbiamo chiesto al politologo Carlo Buttarini, presidente dell’Istituto di ricerche Tecnè. E siamo partiti proprio dall’impegno di Montezemolo. “E’ simile il metodo, richiama quel periodo (l’ingresso in politica di Berlusconi, ndr). Per adesso è un impegno indiretto, che sta facendo con la sua fondazione. Non dipende dalla volontà di Montezemolo, ma da come evolve lo scenario politico”.

E la calma piatta intorno al Governo dei tecnici? Per Buttarini si tratta di “una contingenza quasi necessaria”, strettamente legata alla crisi internazionale. “La Lega è la metafora di quello che sta accadendo. Alcune forze politiche cercano di disarticolare le forze che gravitano intorno al centro. La politica è in attesa degli scenari futuri”.

E la stessa cosa vale per gli organi di informazione: “Un governo molto sobrio – secondo il vice-direttore de ’Il Fatto Quotidiano’, Marco Travagliolo fanno anche e soprattutto i giornali che li leccano i piedi tutti i giorni. Una tradizione italiana, sempre tutti sul carro del vincitore. Appena lo vedono che zoppica gli sparano, come hanno fatto con Berlusconi. Siamo sempre coraggiosi con i moribondi e pavidi con i potenti”.

Per il presidente dell’Istituto Tecnè: “ci sono diversi giornali come Libero e il Giornale che stanno facendo una campagna molto dura. Poi ci sono i sindacati che sono in attesa e alcuni partiti critici come la Lega e l’Italia dei Valori. Un fermento esiste”. Ma è giusto parlare di calma piatta? Ha ragione Vittorio Feltri quando dice: “Con Monti non protesta più nessuno”?

Sono le donne italiane a dimostrare che la tesi di Feltri è sbagliata. “L’Italia – ha spiegato una delle organizzatrici della manifestazione ‘Se non ora quando?’ – può salvarsi solo se si mettono al centro le donne. Diciamo a questo nuovo Governo che non si può chiedere alle donne di lavorare di più senza dare indietro nulla. Noi non facciamo sconti a nessuno”.

Nemmeno il Forum dei movimenti per l’Acqua è disposto a fare sconti al nuovo Governo. “Diciamo chiaramente a Monti, Passera, Catricalà e Polillo che non esiste nessuna liberalizzazione del servizio idrico che rispetti il voto referendario: il 12 e 13 giugno scorsi gli italiani hanno scelto in massa per la gestione pubblica dell’acqua e per la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico. Non pensi il Governo Monti, con la scusa di risanare il debito, di poter aggirare il voto referendario con trucchi e trucchetti, 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico e questo ci aspettiamo dal Governo nei prossimi giorni. Saremo molto attenti alle prossime mosse del Governo Monti sul fronte delle liberalizzazioni, non permetteremo che la volontà popolare venga abbattuta a colpi di decreto, di Antitrust o di direttive europee in stile Bolkestein. Metteremo in campo ogni strumento utile alla difesa dei referendum, a partire dalla campagna di obbedienza civile lanciata da noi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua”.

Mentre sul terremoto che ha colpito l’Abruzzo è Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila, ad intervenire. “Dal febbraio 2010 ogni processo di ricostruzione è fermo. Il Governo ancora non ha centrato il problema su ciò che è successo e sta succedendo all’Aquila, dove c’è stata una tragedia senza precedenti”. Per il politologo Buttarini “sono i grandi partiti che restano in attesa, perché i pesi si sono spostati”. E con la legge porcata ancora in vigore, che non sarà cambiata dai referendum richiesti dai cittadini, l’attesa sarà ancora più lunga.

da L’Indro.it di martedì 17 Gennaio 2012, ore 19:22

http://lindro.it/Con-Monti-tutto-tace,5689#.TzuhzoGa2p4

VIDEO – La LEGALITA’. Interviste a Giovandomenico LEPORE e Lorenzo DIANA.

La LEGALITA’. 


Interviste all’ex Procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico LEPORE

e al Coordinatore Nazionale RETE per la LEGALITA’ Lorenzo DIANA.

Isernia, 17 novembre 2011


dall’Iniziativa Pubblica: SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO… Cosa fare per riaffermare la Legalità.

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