Giorno: 15 febbraio 2012

(VIDEO) – Isernia chiama Termini Imerese

DR Motor – Lavoratori in PREFETTURA

di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com
Non ricevono lo stipendio da novembre. Solo promesse da parte della Dr Motor di Macchia di Isernia. Gli operai dello stabilimento molisano hanno deciso di rivendicare i loro diritti. E da ieri hanno organizzato un presidio davanti i cancelli della loro fabbrica. Sono stanchi, ma pieni di dignità. Questa mattina (video) sono stati ricevuti dal Capo di Gabinetto della Prefettura di Isernia. “Passate giovedì, quando c’è il Prefetto”. Questo, in sintesi, il senso dell’incontro. Ma perchè dei lavoratori, che fanno il proprio dovere, devono attendere tre mensilità? Per la Di Risio: “l’iter per il rilevamento – si legge nella nota dell’ufficio stampa – dello stabilimento di Termini Imerese sta durando più di quello che avevamo ipotizzato inizialmente e quindi sta determinando una lunga fase di transizione, con conseguenti inefficienze produttive e commerciali”. E cosa se ne frega il lavoratore dei “rilevamenti”, delle “ipotesi” e delle scelte dell’Azienda? Se una persona lavora deve essere pagata. Perchè la Dr, invece di “investire” alla Fiera dell’Auto di Bologna (dove se non paghi non ti fanno nemmeno mettere piede negli stand), non ha pensato di utilizzare quei fondi per pagare i suoi operai? A che gioco sta giocando la Dr Motor? E cosa c’entra la questione Termini Imerese con gli stipendi (non pagati) di Macchia d’Isernia? Se il buongiorno si vede dal mattino in Sicilia dovrebbero cominciare a preoccuparsi. Dal Molise la lotta per i diritti continua. E si sta cominciando a creare anche quel necessario ponte di solidarietà tra gli operai molisani e siciliani.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2012/02/isernia-chiama-termini-imerese/

(VIDEO) – DR Motor – PRESIDIO Lavoratori

DR Motor – PRESIDIO Lavoratori

MACCHIA D’ISERNIA, lunedì 13 febbraio 2012.
I Lavoratori in PRESIDIO per i loro Diritti.

Hanno deciso di scioperare davanti i cancelli dello Stabilimento molisano per rivendicare il Pagamento degli Stipendi (novembre, dicembre e tredicesima).

INTERVISTE al Segretario regionale FIOM Giuseppe TARANTINO e ad un Lavoratore.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) – Cultura della LEGALITA’, con Pino MANIACI (TeleJato) e IMD (Catturandi)

Cultura della LEGALITA’

con Pino MANIACI (TeleJato) e IMD (Catturandi)

con gli interventi di:
Pino MANIACI (direttore TeleJato);
IMD (poliziotto CATTURANDI di Palermo);
Armando D’ALTERIO (DDA Campobasso)

Luigi MAZZUTO (Presidente Provincia di Isernia): “le mafie non ci sono in Molise”;

Paolo ALBANO (Procuratore della Repubblica di Isernia): “il Molise non è più un’isola felice”.

Isernia, 18 ottobre 2010

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) Mafie – ABBATTIAMO LA BESTIA. “Nessuno può far finta di niente”

Mafie – ABBATTIAMO LA BESTIA.

“Nessuno può far finta di niente”

ABBATTIAMO LA BESTIA
con gli interventi di:

Raffaele SARDO, giornalista e autore del libro LA BESTIA – Camorra, storia di delitti, vittime e complici (con prefazione di Roberto Saviano);

Lorenzo DIANA, già componente della Commissione ANTIMAFIA;

Michele PETRAROIA, consigliere Regione Molise;

Lucio PASTORE, Ass. Culturale “I CARE”.

PER NON DIMENTICARE:

Don Peppe Diana, il prete degli scout, ucciso nel marzo del 1994;

Salvatore Nuvoletta, carabiniere coraggioso, ucciso il 2 luglio 1982;

Federico Del Prete, sindacalista che stava intralciando gli affari della camorra, ucciso nel suo ufficio il 18 febbraio 2002;

Franco Imposimato, fratello di Ferdinando (giudice a Roma), ucciso l’11 ottobre 1983;

Attilio Romanò, scambiato per il suo socio, ucciso il 24 gennaio 2005;

Alberto Varone, piccolo imprenditore, ucciso il 24 luglio 1991.

LE MAFIE SONO UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

(VIDEO) – I COMPLICI. Lirio ABBATE: “La gente deve tornare ad indignarsi”

I COMPLICI.

Lirio ABBATE: “La gente deve tornare ad indignarsi”.

“INDIGNATEVI!!!”
Presentazione del libro I COMPLICI del giornalista ANSA (sotto scorta, perchè minacciato di morte da Cosa Nostra) Lirio ABBATE.
Campobasso, 22 maggio 2008

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) – ASSALTO AL PM. Luigi de Magistris: “SIAMO IN PIENA P2”

ASSALTO AL PM.

Luigi de Magistris: “SIAMO IN PIENA P2”

“SIAMO IN PIENA P2”
Luigi de Magistris, già magistrato e parlamentare europeo (oggi Sindaco di Napoli) presenta il suo libro ASSALTO AL PM – Storia di un cattivo magistrato.
Isernia, 8 giugno 2010

A cura di Paolo De Chiara

“E’ bene che queste cose gli italiani le sappiano. Espulso il disturbatore de Magistris, la classe dirigente può tornare alla serenità di sempre”. Marco TRAVAGLIO

Le sue indagini: legittime e fondate. La sua cacciata: illecita. Lo ha stabilito la Procura di Salerno: in questo libro dolente e appassionato, per la prima volta, de Magistris racconta tutto. Gli sgambetti dei superiori, come sono nate le inchieste, da quelle meno note ma importantissime (“Shock”, “Artemide”, “Splendor”) fino alle più conosciute “Why not”, “Poseidone” e “Toghe lucane”.

Ecco come opera la “nuova P2”, nella complicità tra insospettabili e criminali. ‘Ndrangheta, colletti bianchi e borghesia mafiosa. Oggi tanto si parla di riforma della giustizia, di durata dei processi, di stop alle intercettazioni. Questa storia esemplare dimostra cosa c’è dietro: la volontà politica di avere una magistratura programmata per servire.

Conclude il testo la postfazione di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo. In Appendice tutte le lettere e i documenti del caso de Magistris.

(VIDEO) PIU’ FORTE DELLA CAMORRA, don Aniello Manganiello a ISERNIA

PIU’ FORTE DELLA CAMORRA,

don Aniello Manganiello a ISERNIA

L’ANTICAMORRA DELLE OPERE.

Presentazione del Libro “Gesù è più forte della Camorra” a Isernia con Don Aniello Manganiello (prete anticamorra).
giovedì 22 settembre 2011

A cura di Paolo De Chiara

“…il prete anticamorra don Aniello MANGANIELLO è stato trasferito da Scampia al quartiere Trionfale di Roma, ufficialmente per “motivi di avvicendamento”. Ma tutti pensano che la causa del trasferimento si un’altra. Don Aniello non ha paura di alzare la voce contro la camorra”. da IL FATTO QUOTIDIANO del 7 maggio 2011.

(VIDEO) Neve e Disagi a ISERNIA. Ma il piano Antineve?

Neve e Disagi a ISERNIA. Ma il piano Antineve?

Isernia, 4 febbraio 2012 ore 11.30

ARRANGIATEVI!!!

Dopo il COMUNICATO (2 febbraio 2012) del “dirigente del competente settore” («Il piano antineve è scattato immediatamente e, malgrado i disagi inevitabilmente causati da tali emergenze climatiche, s’è dimostrato efficace. Ciò nonostante, qualcuno ha sostenuto che la città sia andata il tilt. In realtà l’unico tilt è quello del cervello di chi scrive o dice cose del genere. Tralasciando le polemiche, il servizio era in preallarme da tempo e, per nulla impreparato, s’è attivato già durante la notte e poi, senza sosta, ha continuato ad essere operativo per l’intera giornata di ieri e prosegue tuttora nella sua azione») ecco la nuova nota del 4 febbraio 2012: “Il sindaco Gabriele Melogli invita le imprese e le ditte locali che possiedono macchinari e automezzi utili alla rimozione della neve, a metterli a disposizione del servizio comunale di protezione civile (…)”.

Con l’invito ai cittadini di spalare la neve: “Melogli, inoltre, invita i cittadini volenterosi ad attivarsi autonomamente per la pulizia dei marciapiedi di servizio alle proprie case e per la rimozione della neve accumulatasi negli spazi circostanti i propri condomini. Le conseguenze delle eccezionali nevicate di questi ultimi giorni, infatti, non possono essere contrastate solo con i mezzi e il personale comunale, per cui — fin dove possibile — la cittadinanza dovrebbe adoperarsi in modo autosufficiente, dando un importante segnale di civiltà e di collaborazione collettiva”.

VIVA LA NEVE, VIVA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI ISERNIA… 
E’ importante ricordare che Isernia è capoluogo di Provincia… senza mezzi e personale comunale. 
Ma il Piano Anti-Neve???

 

(VIDEO) Isernia e il “Piano Anti-neve scattato immediatamente”

Isernia e il “Piano Anti-neve scattato immediatamente”

Notte nel capoluogo pentro 
3 febbraio 2012 ore 1.00

Questo il COMUNICATO STAMPA del Comune di Isernia del giorno 2 febbraio 2012.
In occasione della nevicata di ieri, il servizio comunale di protezione civile è intervenuto con ogni possibile disponibilità di mezzi e uomini.
Già con la prima precipitazione, sono stati utilizzati due spartineve e hanno iniziato ad operare due squadre attrezzate. Mirate azioni per liberare dalla neve la viabilità delle borgate sono state affidate a ditte esterne. Ben duecento i quintali di sale usati per evitare ghiaccio sulle strade.
Qualche inconveniente è stato causato da veicoli privi di catene o gomme termiche e da un Tir che ha provocato un ingorgo, ma la polizia municipale ha provveduto al rapido ripristino della normale circolazione.
«Il piano antineve — ha dichiarato il dirigente del competente settore — è scattato immediatamente e, malgrado i disagi inevitabilmente causati da tali emergenze climatiche, s’è dimostrato efficace. Ciò nonostante, qualcuno ha sostenuto che la città sia andata il tilt. In realtà l’unico tilt è quello del cervello di chi scrive o dice cose del genere. Tralasciando le polemiche, il servizio era in preallarme da tempo e, per nulla impreparato, s’è attivato già durante la notte e poi, senza sosta, ha continuato ad essere operativo per l’intera giornata di ieri e prosegue tuttora nella sua azione».
Città di Isernia – comunicato stampa, 2 febbraio 2012

Il ’giochino’ dei rimborsi elettorali

Intervista al docente di diritto costituzionale Massimo Carli

Il ’giochino’ dei rimborsi elettorali

2,7 i miliardi di euro in 20 anni di contributi. Per il professore della Cattolica del Sacro Cuore: “ci vogliono controlli esterni ai partiti”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

’Finanziamento pubblico ai partiti’, ’rimborsi elettorali’, ’contributo per le spese elettorali’. Queste sono le parole magiche (soprattutto per i tesorieri) che in questi giorni gli italiani stanno riscoprendo. Dopo gli ultimi scandali dei soldi pubblici sottratti alle casse dei partiti (caso Lega-Tanzania, Lusi-Margherita e Alleanza Nazionale) è ritornata alla ribalta la questione dei milioni di euro (pubblici) che entrano nelle casse dei partiti italiani.

Secondo una ricostruzione della Corte dei Conti, in venti anni, sono circa 2,7 i miliardi di euro destinati ai partiti come spese riconosciute e contributi elettorali. “Il finanziamento pubblico ai partiti in Italia si legge nel libro ’I soldi dei partiti’ di Elio Veltri e Francesco Paolachiamato ’rimborso delle spese elettorali’ per aggirare il referendum abrogativo del 1993 e la tagliola della Corte Costituzionale, è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. I soldi dei rimborsi – che per legge devono andare ai partiti – possono così essere riscossi da associazioni costituite da poche persone in nome del partito o dirottati altrove senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire”. Con il referendum del 1993 il 90,3% degli italiani disse no al finanziamento pubblico ai partiti. Ma quello che era stato bocciato rientrò quasi subito dalla finestra sotto altra forma, come ’rimborso elettorale’.

E come funziona questo rimborso? In Italia i controllati sono i controllori e i controllori sono i controllati. Non esistono pezze di appoggio per giustificare i soldi che si ricevono dallo Stato. Per Elio Veltri: “il finanziamento pubblico era stato motivato perché era stato preceduto da grandi scandali. Dopo un dibattito lunghissimo si pensò di aver trovato la medicina con il finanziamento pubblico ai partiti. Ne ero convinto anche io. Nella legge del 1974 gli unici che si opposero furono i Liberali, che avevano previsto che i partiti si sarebbero trasformati in appendici parassitari dello Stato”.

Ma quanto valgono le decisioni prese dai cittadini in Italia? Da questa domanda siamo partiti con il docente di diritto costituzionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Massimo Carli. Il professore prima di rispondere ride: “era un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti. Adesso non è un finanziamento, ma un rimborso spese elettorale. Poi che li diano molti più soldi di quello che spendono questo è un altro paio di maniche”.

 

La legge sui rimborsi elettorali cosa dice?
Dice che i rimborsi elettorali spettano per ogni voto, in relazione ai voti che ciascuno ha avuto. Sono rimborsi forfettari, non è che si chiede di documentare le spese e, purtroppo, hanno esagerato.

In che senso?
Nel senso cioè che danno dei rimborsi che in realtà non sono rimborsi, ma sono molto di più. Queste norme sono state votate tutte all’unanimità.

Molti parlano di truffa. Lei condivide?
La truffa è il reato con il quale uno con raggiri si procura un’utilità che non dovrebbe avere. Qui è un giochino. Nella sostanza si elude il popolo italiano che aveva detto che i soldi pubblici ai partiti non devono essere dati. Viene stabilito di non dare soldi ai partiti, ma solo rimborsi spese. Tutti d’accordo hanno stabilito un ammontare che è un ammontare eccessivo. Adesso dovranno tornare indietro, ora che la cosa è esplosa in maniera così chiara. Il responso del referendum è un responso che vincola, però come si fa ad andare alla Corte Costituzionale? Non è facile.

Negli altri Paesi come funziona il finanziamento ai partiti?
Nel resto del mondo ci sono due sistemi. Quello del sistema americano, per cui i partiti sono finanziati dai privati, con obbligo di pubblicazione e con un divieto di finanziare con somme alte per evitare che chi ha finanziato con somme alte possa dire “ti ho dato quei soldi, adesso fai così“. Questo sistema ha il vantaggio che sono gli stessi cittadini che finanziano il partito e se gli danno 10,20,50 euro e sono dieci milioni che lo fanno, nessuno può condizionare il partito. Sono in tanti e non possono dare somme molto alte.

L’altro sistema?
Ha il vantaggio che consente ai partiti di svolgere una funzione opportuna, necessaria in una democrazia. Lei conosce democrazie senza partiti?

 

Risponda Lei.
Io no. Senza partiti si va alla dittatura. Nella nostra Costituzione l’articolo 49 dice che i partiti svolgono una funzione di tramite tra i cittadini e le istituzioni. Che i partiti debbano esistere e debbano avere delle risorse per svolgere la loro funzione non c’è dubbio. E allora non è scandaloso che lo Stato dia dei soldi ai partiti che svolgono la funzione giusta. Con il rischio però che poi ci sono gli sprechi, che poi si fanno degli eccessi. Ma sul dire che i partiti non devono mai essere finanziati dallo Stato non sarei d’accordo, perché i partiti svolgono una funzione utile e devono avere i soldi necessari per svolgerla. Facciamoglieli dare dai privati, ma attenzione, perché ci possono essere dei privati che poi ne condizionano la politica. Mentre se è lo Stato a darli questo ricatto non c’è.

 

Quindi?
Bisogna trovare un punto di equilibrio.

 

E come?
Il punto di equilibrio dovrebbero essere i privati che danno soldi entro un certo limite e poi questi soldi vengono dedotti. Come se lei desse i soldi in beneficenza, in questo modo li può detrarre. Perché sono soldi dati per una funzione utile. Ma ci vogliono dei controlli. Il vantaggio del finanziamento pubblico è che non è condizionante.

 

Ma oggi chi controlla in Italia i rimborsi elettorali?
Nessuno, cioè gli organi dei partiti. Tanto è vero che si parla di farli controllare dalla Corte dei Conti.

 

Attualmente la Corte dei Conti non controlla nulla.
No. I partiti in Italia sono delle associazioni di diritto privato. Le Camere danno alle associazioni le somme corrispondenti alle spese elettorali. L’associazione ha le sue regole, un consiglio di amministrazione, un’assemblea, un collegio dei revisori…

 

Regole che funzionano poco.
Certo.

Cosa si potrebbe fare per migliorare questa situazione?
Prevedere dei controlli esterni ai partiti. Se io do dei soldi e questi soldi devono servire per svolgere una funzione pubblica utile io voglio controllare che vengano spesi per questo e non per altre cose.

 

Con delle ’pezze di appoggio’ per giustificare le uscite.
Certo. La stessa cosa è sui consigli regionali, dove vengono dati soldi ai partiti, i quali fanno il loro resoconto di quello che hanno speso. Tutto va al consiglio di pPesidenza del consiglio regionale. Ma chi l’ha detto che quei soldi sono stati spesi per quei fini e non se li sono messi in tasca? E’ un settore dove bisogna rimettere le mani.

da L’Indro.it di giovedì 9 Febbraio 2012, ore 19:32

http://www.lindro.it/Il-giochino-dei-rimborsi,6345#.Tzu1U4Ga2p4

Zamberletti, il sindaco sia responsabile

Intervista al Presidente dell’Ispro

Zamberletti, il sindaco sia responsabile

“La Protezione civile deve tornare a occuparsi delle sue mansioni, non dei Grandi Eventi. Farne una Spa è una follia”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Per evitare che in futuro il nostro Paese si possa trovare di nuovo impreparato chiediamo al Presidente del consiglio oltre a una maggiore tempestività nel coordinamento dei Ministri competenti, di riconsiderare l’indebolimento che la protezione civile ha conosciuto con le ultime decisioni del governo Berlusconi e di mettere questa fondamentale struttura dello Stato in condizione di poter essere ancora centrale nel momento in cui si devono affrontare situazioni difficili”. Questo l’invito della capogruppo del Pd in commissione Ambiente della Camera, Raffaella Mariani al premier Monti. In Italia, dopo ogni emergenza si torna a parlare di ’ristrutturazione’ della protezione civile.

La Mariani fa riferimento nella sua nota alla gestione precedente, quella di Guido Bertolaso. L’ex sottosegretario ed ex capo della protezione civile (che per poco ha mancato la carica di Ministro del Governo Berlusconi) che nei giorni scorsi, riferendosi alle inchieste giudiziarie sul terremoto abruzzese, ha dichiarato:datemi l’ergastolo. Non ho paura. Chi fa le case male uccide la gente”.

Ma ecco il pezzo forte raccolto dal quotidiano abruzzese ’Il Centro’: “lo sapevo che sarebbe finita così perché ero troppo popolare per essere accettato, sopportato e tollerato dalle realtà forti e potenti di questo paese. Nel 2009, secondo un sondaggio ero addirittura terzo per popolarità dopo Obama e il presidente del Consiglio. Poi Berlusconi ci ha messo anche del suo dicendo che mi avrebbe fatto Ministro. Io avevo chiesto di andare in pensione da marzo 2009 perché sapevo che prima o poi sarei finito male, poi c’è stato il terremoto e sono dovuto rimanere”.

Il Bertolaso popolare, che si paragona al comandante Schettino (“Se come nel caso della Concordia si vuol trovare il capro espiatorio per placare la propria coscienza per quei morti…”) voleva trasformare, insieme ai suoi difensori istituzionali, la protezione civile in società per azioni. Una super Protezione Civile Spa, con deroga alle norme di legge, si stava trasformando in una macchina da guerra per svariati scopi: dalle discariche alle regate, dalle gare ciclistiche ai viaggi del Papa, dagli scenari per i vertici internazionali agli alberghi di lusso. E la protezione del Paese in caso di emergenza? La Spa non è arrivata e Bertolaso non è più “il terzo uomo politico più popolare”.

Oggi, con l’emergenza neve, la protezione civile è tornata di attualità. Per il sindaco Alemanno, sotto accusa per la gestione dell’emergenza nella Capitale: “la protezione civile in Italia non esiste più, non ha mezzi. E’ solo un passar carte”.

Ma nel resto del mondo come funzionano i sistemi di protezione civile? Facciamo alcuni esempi, partendo dagli Stati Uniti. Nel codice ’The Public Health and Welfare’ si determinano i poteri del Presidente e dei governatori degli stati nei casi di emergenza e “gravi calamità. I responsabili sono: il Presidente degli Stati Uniti e i governatori dei singoli stati. La legislazione federale stabilisce che preliminare all’intervento federale è la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del presidente degli Stati Uniti. Tale dichiarazione deve essere richiesta dal governatore dello Stato interessato.

In Giappone la protezione civile si occupa della previsione e prevenzione, del soccorso e della ricostruzione. L’organo responsabile è il Ministro dello Stato. Gli enti svolgono un’intensa attività di formazione ed informazione nelle scuole, nelle fabbriche e nei quartieri.

In Portogallo la protezione civile è disciplinata da diverse leggi nazionali, che conferiscono al primo Ministro, che può delegare al Ministro degli Interni, la responsabilità nei soccorsi in casi di emergenza. L’unità fondamentale nelle attività di soccorso è rappresentata dai vigili del fuoco, dalle forze di polizia, dalla guardia nazionale, dall’esercito e dalle varie organizzazioni di volontariato.

In Germania il sistema è disciplinato dalla Costituzione federale, ed è di competenza esclusiva dei Lander. Una legge federale regola la protezione civile in situazioni di emergenza. In Francia invece le competenze sono ripartite tra lo Stato e i Comuni. Le operazioni di soccorso sono organizzate sotto il comando del Sindaco quando l’emergenza è limitata al territorio comunale.

E in Italia? Di che strumenti parla il capogruppo del Pd alla commissione Ambiente quando incoraggia a“mettere questa fondamentale struttura dello Stato in condizione di poter essere ancora centrale nel momento in cui si devono affrontare situazioni difficili”? Lo abbiamo chiesto al Presidente dell’ISPRO (Istituto di studi e ricerche sulla protezione civile e difesa civile) Giuseppe Zamberletti, ritenuto il padre e il fondatore della protezione civile in Italia. “Rafforzare la protezione civile con i poteri che gli sono stati tolti, eliminando i Grandi Eventi che sono stati la causa della riduzione dei poteri alla protezione civile, in modo che possa esclusivamente occuparsi della sua funzione principale: previsione, prevenzione e interventi di emergenza. Credo che sia una scelta fondamentale”.

Oggi la protezione civile di cosa si occupa?
La riduzione dei poteri che lamenta Gabrielli è dovuta alle polemiche nate giustamente dal fatto che la protezione civile era stata investita della responsabilità di curare i Grandi Eventi.

E cosa si intende per Grandi Eventi?
Il G8, i campionati del mondo, e tutte le iniziative che comportavano spese per le quali non è assolutamente giustificabile l’uso delle procedure eccezionali di cui la protezione civile ha bisogno per le emergenze dovute alle calamità, alle catastrofi. I Grandi Eventi non sono né catastrofi né calamità e, quindi, possono essere programmati. Bisogna toglierli completamente dalla responsabilità della protezione civile, che non le ha mai avute in gestione prima. Questa cosa dei Grandi Eventi è iniziata solo dopo il 2001.

Come giudica le affermazioni del Sindaco di Roma, Alemanno “La protezione civile in Italia non esiste più, non ha mezzi. E’ solo un passar carte”.
Lui fa riferimento non ai poteri ma alle famose previsioni meteorologiche che gli erano state comunicate ed era perfettamente a conoscenza del fatto che a Roma si aspettava la neve. Lo sapevano anche i passanti. E’ compito del capo della protezione civile della città, che è il sindaco, da cui dipendono tutte le forze, anche quelle dello Stato, che operano nella città, di assumersi la responsabilità di esercitare il comando e di prendere i provvedimenti. Non può farsi sostituire dal dipartimento Nazionale, perché il dipartimento non può e non deve interferire in una responsabilità dei sindaci. I quali possono chiedere i rinforzi al Governo nazionale, ma non possono farsi sostituire per incapacità. Un’amministrazione comunale non può dichiararsi incapace. Deve sapersi assumere le sue responsabilità.

Lei condivideva la trasformazione della Protezione Civile in società per azioni?
E’ una follia. La protezione civile non è un sostituto del Ministero dei Lavori Pubblici. C’è il Ministero delle Infrastrutture e dei Lavori Pubblici che pensa alle opere pubbliche. La protezione civile è un’altra cosa. Le opere pubbliche si fanno seguendo le procedure ordinarie.

L’Italia può imparare qualcosa dagli esempi in Europa e nel resto del mondo?
Sono sempre loro che hanno guardato a noi, e con molto interesse. Noi abbiamo un sistema che non è legato alla semplice amministrazione dei Lavori Pubblici o degli Interni o della Difesa come negli altri Paesi ma un coordinamento di tutte le amministrazioni dello Stato e una catena di comando che parte dal Sindaco e passa dalla Presidenza della Regione sino al Governo centrale. Tutti hanno guardato e guardano ancora al nostra sistema di protezione civile nazionale.

da L’Indro.it di martedì 7 Febbraio 2012, ore 19:00

http://www.lindro.it/Zamberletti-il-sindaco-sia,6279#.Tzu0U4Ga2p4

Dr Motor-Fiom, è ancora scontro

Parla un lavoratore, ’licenziato perchè iscritto al sindacato’

Dr Motor-Fiom, è ancora scontro

L’azienda automobilistica ha rilevato lo stabilimento di Termini Imerese, ma gli operai lamentano ritardi nei pagamenti degli stipendi e un clima troppo teso

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La Dr Motor Company SpA di Macchia di Isernia (Molise, ndr) ha intimato il licenziamento ad un componente del direttivo sindacale che nei mesi scorsi aveva condotto, insieme ad altro delegato, una dura battaglia per ottenere il pagamento delle retribuzioni dei lavoratori impiegati nello stabilimento di Macchia di Isernia”. Queste le parole contenute nel comunicato dello scorso 20 gennaio 2012, a firma del segretario regionale della Fiom Molise Giuseppe Tarantino. Torna di attualità, dopo la ribalta nazionale per la questione Termini Imerese, l’Azienda molisana DR Motor.

All’epoca dell’accordo per lo stabilimento siciliano si registrò un’unica voce fuori dal coro. Quella dell’ex Ministro Antonio Di Pietro che, attraverso un nota, attaccò con queste parole: “l’imprenditore Di Risio, che ha promesso mari e monti e che è stato presentato dal Ministero dello sviluppo economico, non paga da mesi i suoi dipendenti d’azienda in Molise”. Oggi siamo al punto di partenza. Per il lavoratore licenziato e iscritto alla Fiom: “avanziamo la retribuzione di novembre, dicembre e la tredicesima”.

Cosa è cambiato dopo l’accordo? Per l’organizzazione sindacale molisana “la decisione della Dr Motor Company non facilita un rasserenamento nei rapporti sindacali all’interno dell’azienda”. Non è facile, in quest’ultimo periodo, la vita dei delegati sindacali Fiom all’interno delle fabbriche.

Ma perché il lavoratore molisano, delegato sindacale della Fiom, è stato licenziato? Abbiamo raccolto, con un’intervista, la versione del lavoratore, senza fare il suo nome (per rispettare il suo volere).Gli iscritti Fiom – ha tenuto subito a precisare – da due sono passati a 14. Sono tutti scontenti, delusi”. Con Matteo (useremo questo nome di fantasia) siamo partiti dalla sua storia. Dall’inizio. “Tutto è iniziato a giugno del 2010 – ha cominciato a raccontare Matteo – quando ci sono stati i primi ritardi di pagamento. Cominciai a chiamare per sapere degli stipendi e da quando ho iniziato a chiamare hanno cominciato a portare su di me, e su quelli che volevano sapere di più sugli stipendi, una certa pressione”.

Chi avevi contattato per avere informazioni sugli stipendi?
Chiamavo Mike Matticoli, il responsabile delle risorse umane dell’Azienda. Ho sempre fatto il magazziniere come lavoro e da quando ho iniziato a chiamare mi hanno cominciato a spostare al lavaggio o mi chiamavano in ufficio per lanciare delle accuse, sempre indirettamente. Portavano comunque una certa pressione psicologica. Essere chiamati frequentemente in ufficio, sotto interrogatorio porta una certa pressione. Da quando mi sono iscritto al sindacato…

Al giugno 2010 non eri ancora iscritto al sindacato?
In quel periodo ancora no. Da allora abbiamo cominciato a pressare un pò l’azienda, anche con il sindacato. Si sono visti un pò di risultati, infatti hanno pagato gli stipendi che avanzavamo, anche se in ritardo e dilazionati con anticipi.

Quali erano le motivazioni di questi pagamenti in ritardo e dilazionati?
Che l’azienda aveva dei problemi, che stavano quasi per risolvere. Che dovevano ricevere dei finanziamenti.

Le motivazioni venivano associate all’ingresso di Termini Imerese?
A volte è stato detto anche qualcosa del tipo “stiamo facendo una trattativa“. Ci davano delle speranze, dicendoci che non dovevamo preoccuparci. Termini Imerese è stata messa in mezzo per dire “noi abbiamo dei progetti futuri e quindi non vi preoccupate“.

Tu e i tuoi colleghi che idea vi siete fatti sui ritardi?
Suppongo che l’azienda non abbia soldi. Questo è il pensiero che ci siamo fatti tutti. L’azienda spera nei finanziamenti per l’acquisto di Termini Imerese. Oggi avanziamo novembre, dicembre e la tredicesima.

Tutti i dipendenti?
Si, tutti.

Come si arriva al tuo licenziamento?
Da quando mi sono iscritto alla Fiom ho dato abbastanza fastidio all’azienda. Mi hanno spostato nel lavaggio e tengo a precisare che il lavaggio è una ditta esterna e legalmente non potevano spostarmi a un lavaggio di un’altra ditta. E su questo stiamo facendo ricorso. Al mio licenziamento si è arrivati perchè davo fastidio all’azienda e loro hanno voluto trovare un appiglio nel fatto che andai in ferie nel periodo di Natale e capodanno.

Come è stato motivato il licenziamento?
Perché sono stato in ferie senza giustificazione, senza autorizzazione.

Com’è andata la storia delle ferie?
Ne parlai un mese prima con il mio responsabile del magazzino perché mia sorella aveva avuto un incidente. Lui mi disse che doveva parlarne con il direttore e che mi avrebbe fatto sapere. Qualche giorno prima delle ferie mi disse che il direttore Cefaratti le aveva revocate a tutti per fare l’inventario. Gli spiegai di nuovo la mia situazione familiare e lui mi disse che avrebbe riparlato con il direttore e aggiunse che per lui andava bene, potevo andare in ferie. Siamo rimasti così, con questa autorizzazione verbale. Con me c’era anche un collega che ha sentito tutto.

E poi che succede?
Mentre ero in ferie mi arriva una lettera, dove mi chiedevano di giustificare immediatamente le assenze ingiustificate. Ho fatto rispondere all’avvocato che le ferie erano giustificate, in quanto autorizzato verbalmente in presenza di un testimone. Alla fine siamo andati con i rappresentanti Fiom, compreso il segretario Tarantino, all’Associazione Industriale per incontrarci con Cefaratti, Matticoli e un’altra persona. Dopo mi è arrivata la lettera di licenziamento dove ho appreso che le mie giustificazioni erano infondate.

Cosa sta accadendo nello stabilimento di Macchia di Isernia?
Non siamo più in due ad essere iscritti al sindacato Fiom, bensì 14. Ho parlato con i miei colleghi, sono tutti scontenti, arrabbiati, delusi e non possono più andare avanti. A giorni ci saranno anche delle manifestazioni.

da L’Indro.it di venerdì 3 Febbraio 2012, ore 19:58

http://www.lindro.it/Dr-Motor-Fiom-e-ancora-scontro,6191#.Tzuza4Ga2p4

La moderna lotta alle mafie

Il rating di legalità per le imprese

La moderna lotta alle mafie

Lumia: “Una proposta geniale, che coniuga legalità e sviluppo”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Un rating anti-mafia per premiare le imprese virtuose in tema di legalità può essere uno strumento in più per combattere il crimine organizzato, ma c’è ancora molto da fare sul piano della necessaria rottura delle connivenze con il potere e le istituzioni”. Con queste parole Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia, commenta la proposta del responsabile legalità di Confindustria Antonello Montante. Il rating di legalità sarà utilizzato per sostenere le imprese che operano nel rispetto delle regole, che si oppongono al controllo della criminalità organizzata. Montante su ’L’Unità’ spiega la sua idea: “lo spread negativo sui fattori di crescita non può comprendere soltanto l’andamento dei titoli di Stato, delle banche o delle assicurazioni. Bisogna cominciare a prendere sul serio l’idea di intervenire sullo spread delle aziende che investono e vivono nei mercati grazie a processi di legalità e a codici anti-corruzione, per non parlare di quelle imprese che si sono messe in prima linea contro la mafia e che oggi meriterebbero formali riconoscimenti imprenditoriali”.

Il rating di legalità potrebbe essere lo strumento ideale per misurare la credibilità di un’azienda. Per verificare che non scenda a compromessi con il sistema mafioso. Che combatta le illegalità. E lo Stato, sulla base dei risultati, dovrebbe rispondere con agevolazioni e incentivi. Per il componente della Commissione Antimafia, Giuseppe Lumia: “introdurre un rating di legalità per valorizzare e premiare le imprese oneste è un’idea valida. Uno strumento utile per sostenere tutte quelle realtà che rispettano le leggi, denunciano le estorsioni, le infiltrazioni mafiose, i condizionamenti esercitati dalla mafia. A queste imprese si potrebbero concedere agevolazioni fiscali per promuovere la crescita dell’economia sana e legale”. Favorevole alla proposta anche il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri (“Bisogna far crescere la cultura della fiducia. La proposta di Montante di attivare un rating per le aziende sane è molto interessante e dovremmo approfondirla”) e molti rappresentanti politici di tutti gli schieramenti. “Si tratterebbe – ha aggiunto Lumia – di un altro passo in avanti nella lotta alla criminalità organizzata e contro l’economia illegale, che toglie ricchezza e posti di lavoro a quella legale e nega ai lavoratori e ai cittadini i loro diritti”.

Sulla questione è intervenuto anche il magistrato della Dda di Palermo, Antonio Ingroia: “un’ottima idea che dà continuità alle proposte di Confindustria. Ora però tocca alla politica raccogliere il testimone e comportarsi allo stesso modo: iniziando ad espellere i collusi con Cosa Nostra. E proprio sulle colonne de ’L’Unità’ Ingroia aggiunge: “Il salto di qualità sul fronte antimafia è stato fatto attraverso proposte che cercano di rendere conveniente lo stare dentro le regole. Ecco, l’idea di costruire un rating antimafia per le aziende va proprio in questa direzione. Non soltanto punendo quelle colluse con la criminalità o affidando il tutto a richieste di facciata per il rispetto dell’eticità, ma premiando quelle che invece si impegnano per la legalità intesa come rispetto delle regole. L’economia illegale è la palla al piede, la zavorra della Sicilia; l’economia legale al contrario deve diventare conveniente anche dal punto di vista economico”.

Abbiamo avvicinato il Senatore Giuseppe Lumia, da anni sotto scorta perché minacciato di morte da Cosa Nostra, che non ha usato mezzi termini per giudicare l’idea lanciata da Antonello Montante. “E’ una proposta geniale, un altro passo in avanti nell’impostare una moderna lotta alla mafia, che sa coniugare legalità e sviluppo. In questo rapporto possiamo ottenere dei risultati senza precedenti. Il rating antimafia responsabilizza le imprese a sposare la legalità e in cambio fa ottenere dei benefici dal sistema del credito e, quindi, fa ottenere dei risultati in termini di sviluppo”.

Senatore, si stanno registrando commenti positivi trasversali intorno al ’rating antimafia’. Lei come giudica le aperture dei rappresentanti dei partiti?
Naturalmente è un ottimo risultato. Certo, bisogna stare molto attenti che non sia la classica condivisione che lascia poi lo stato delle cose inalterato. E’ necessario dare concretezza a questa proposta e realizzarla al più presto possibile.

Per il giudice siciliano Antonio Ingroia: “tocca alla politica raccogliere il testimone e comportarsi allo stesso modo”. Lei condivide?
Condivido pienamente e da tempo mi batto in Parlamento perché si approvi una legge sulla cosiddetta incandidabilità di chi ha ricevuto un rinvio a giudizio e si trova di fronte al processo per reati contro la mafia e contro la pubblica amministrazione. Da tempo mi batto perché il codice etico, sottoscritto in Commissione Antimafia da tutti i partiti, si trasformi in legge. Per evitare le inapplicazioni che abbiamo dovuto constatare, sempre in Commissione, nelle ultime elezioni locali e regionali, senza mai escludere lo stesso livello nazionale ed europeo.

Come mai la proposta di Montante trova tutti i rappresentanti di partito d’accordo e, poi, in Aula si grida allo scandalo contro le richieste di arresto dei magistrati nei confronti dei parlamentari ritenuti collusi con le organizzazioni criminali?
La lotta alla mafie non è nell’agenda del Paese una priorità intorno a cui raccogliere tutte le migliori energie. Ritengo che facendola diventare una grande priorità potremmo riorganizzare al meglio il Paese, farlo uscire dalle secche dell’immobilismo, della sfiducia, della crisi economica in cui si trova e potrebbe diventare anche un’occasione per selezionare la classe dirigente che sa coniugare, appunto, legalità e sviluppo piuttosto che ancora colludere con le mafie.

da L’Indro.it di martedì 31 Gennaio 2012, ore 18:51

http://www.lindro.it/La-moderna-lotta-alle-mafie,6082#.TzuyJoGa2p4

La politica delle mani pulite

Un libro sul pensiero di Sandro Pertini

La politica delle mani pulite

Mario Almerighi: “resta un esempio di speranza per il nostro Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

 “Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”. Aveva perfettamente ragione il maestro del giornalismo italiano Indro Montanelli. Sandro Pertini (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990) è stato un uomo delle Istituzioni diverso da tutti gli altri. Aveva un cuore. Sapeva parlare e avvicinarsi agli italiani. Partecipò alla resistenza e alla liberazione dal nazifascismo. Votò il decreto che condannò a morte Benito Mussolini e gli altri gerarchi fascisti. I nemici della Patria. Il fascismo è l’antitesi delle fedi politiche. Il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui”.

Pertini contribuì a ricostruire dalle fondamenta il Paese. Il Popolo italiano non è superiore agli altri Popoli, ma non è inferiore a nessuno”. Come Presidente della Repubblica (eletto l’8 luglio del 1978) fu il più amato dal popolo. Per le sue prese di posizione “mai mediate dal puro calcolo politico“. Per i suoi interventi. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo, se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi deve essere denunciato”. Una lezione che vale, soprattutto, oggi. In un Paese pieno di scandali e di politici con le mani sporche. E proprio da queste parole prende il titolo il libro ’La Politica delle mani pulite’ (Chiarelettere), a cura del magistrato Mario Almerighi. Già Presidente della Fondazione Sandro Pertini, oggi Presidente dell’Associazione ’Sandro Pertini Presidente’, che si propone di “promuovere e divulgare studi e ricerche sull’opera e sul pensiero” del Presidente della Repubblica più amato dagli italiani, “sui principi che hanno ispirato la sua vita improntata ai valori della giustizia sociale, della libertà, della solidarietà, dell’onestà e della pace”.

Il libro è diviso in cinque sezioni (il famoso discorso in occasione del terremoto in Irpinia, la Questione Morale, l’impegno politico, Pertini il Presidente della Repubblica e il grande disegno europeo) e raccoglie una selezione di lettere, discorsi, interviste, messaggi presidenziali. Copre un arco di tempo dagli anni della prima guerra mondiale sino al settennato presidenziale. E’ doveroso, secondo il curatore Mario Almerighi, “rilanciare l’attualità del pensiero di Sandro Pertini.

Perché resta attuale il pensiero di Pertini?
Credo che stiamo vivendo un periodo storico in cui quei valori sono trascurati notevolmente. Valori di cui, invece, c’è estremo bisogno che vengano rilanciati. Che poi sono i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica.

Valori importanti per i giovani.
Non c’è dubbio. Non a caso Sandro Pertini si rivolgeva tantissimo ai giovani, come si legge anche nel libro. I giovani sono la speranza. Se faranno propri i valori pertiniani abbiamo speranza di un miglioramento delle condizioni di vita del nostro Paese.

Perché i valori di Sandro Pertini non sono mai stati messi in pratica?
La politica è figlia della cultura maggiormente diffusa nel Paese. La politica cerca di aggregare consenso e, ovviamente, l’aggregazione del consenso si basa sulla cultura dominante della società civile nella quale bisogna aggregare questi consensi. Se la cultura dominante non corrisponde a quei valori è chiaro che anche la politica non se ne fa interprete.

Per Pertini “la politica deve essere fatta con le mani pulite”. E’ possibile in Italia?
Quella frase l’ho messa in evidenza nel libro e non a caso Chiarelettere l’ha posta come titolo. Pertini è stato un antesignano di Mani Pulite. La magistratura può fare mille ‘mani pulite’, ma non ha il compito di curare le patologie del Paese. Ha il compito, magari, di accertare l’illegalità in determinati casi.

Chi deve trarre le conseguenze?
Sul piano della cura di queste patologie è la politica. Viviamo in un momento in cui la giustizia è profondamente in crisi per una serie di controriforme che hanno eliminato tante risorse disponibili alla magistratura e tante controriforme che hanno ridotto lo spazio d’intervento della magistratura. Non credo che la magistratura possa risolvere il problema della legalità nel Paese. Può solo accertare singole responsabilità. Facciamo l’esempio di ‘mani pulite’, che aveva evidenziato un fenomeno attraverso le responsabilità singole di collusione tra imprenditoria e politica. Così come in passato era emerso, quando feci il processo al petrolio negli anni ’70, il fenomeno patologico dei rapporti inquinati tra petrolieri e politica. A parte il fatto di mettere in evidenza le singole responsabilità la magistratura non può fare altro. Se però questi singoli fatti sottoposti al giudizio penale evidenziano l’esistenza di un fenomeno patologico del Paese è la politica che deve intervenire per curarlo. E questo non è mai accaduto. L’attualità del pensiero di Pertini è, sicuramente, enorme.

Viviamo in un momento di forte distacco dalla politica da parte dei cittadini…
Pertini era riuscito a dare credibilità alle Istituzioni, attraverso il suo operato, la sua vicinanza a sentimenti diffusi tra la gente. Oggi, sicuramente, c’è questo distacco e dipende dal fatto che la politica non interpreta in modo sufficiente i bisogni della parte sana del Paese. Speriamo che avvenga in futuro.

Per Montanelli “qualunque cosa egli dica o faccia odora di pulizia”. Da questo bisognerebbe ripartire oggi?
Montanelli ha colto il carattere fondamentale di Pertini. Pur essendo stato partigiano, socialista convinto, aveva proprio una fede politica negli ideali del socialismo, però lui non è più stato uomo di parte nelle cariche istituzionali che ha avuto.

Nel libro c’è una bellissima intervista…
Si, dove lui dice “forse non mi rieleggerebbero perché si saranno resi conto che non faccio gli interessi del Partito Socialista, ma gli interessi del Paese“. Quando mi ricevette, nel periodo in cui mi occupavo del processo al petrolio dove erano coinvolti i socialisti, lui non prese certe posizioni che oggi sono piuttosto diffuse dai politici. Mi disse “devi andare avanti, se ci sono responsabilità tra i miei compagni mi dispiace, però le responsabilità devono essere accertate“. Questo era Pertini.

da L’Indro.it di venerdì 27 Gennaio 2012, ore 19:00

http://www.lindro.it/La-politica-delle-mani-pulite,5998#.TzumuIGa2p4

L’autostrada in Molise, sospetti di infiltrazioni

L’opera costerà 3.500 milioni di euro. Il Cda della Società 300mila euro

L’autostrada in Molise, sospetti di infiltrazioni

L’allarme della DNA: “interessi di persone vicine a consorterie mafiose”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“In questi giorni stiamo assistendo a nuovi annunci trionfalistici per il via libera al progetto preliminare per la costruzione della Termoli-San Vittore. L’autostrada non serve al Molise”. Queste le parole utilizzate dal segretario generale della Fillea-Cgil Molise Pasquale Sisto, dopo gli annunci dei giorni scorsi.

Era stato il presidente della Regione Molise, Angelo Michele Iorio (imputato e rieletto per la terza volta) a chiedere, nei giorni scorsi, al ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture, Corrado Passera diaccelerare tutti i passaggi per attivare, entro pochi mesi, le procedure di appalto dell’autostrada Termoli-S.Vittore”.Siamo contrari – ha affermato il segretario Pasquale Sisto alla eventuale costruzione di questa infrastruttura (se mai si arriverà alla realizzazione) in quanto, non serve allo sviluppo del Molise. I problemi del Molise sono ben altri come la chiusura della struttura Commissariale decisa dal Governo Nazionale per la ricostruzione post sisma del 31 ottobre 2002”.

Del tremendo terremoto che portò (per colpe umane) al crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, con la morte di 27 bambini e di una maestra. Per Sisto la “ricostruzione nelle zone terremotate già con la struttura Commissariale è andato a rilento con ricostruzioni parziali e in alcuni casi addirittura non ancora iniziati. In altri casi invece le opere ricostruite e costruite ex novo sono opere sproporzionate che non servono a nessuno come alcune strutture di San Giuliano di Puglia simbolo degli sprechi e del mal costume molisano. Adesso con la chiusura della struttura Commissariale ancora più di prima quelle zone saranno abbandonate a se stesse senza nessuna garanzia per il futuro con la possibilità concreta di nuova emigrazione”.

Nelle zone terremotate del Molise i cittadini abitano ancora nei moduli di legno.Quelle casette dopo quasi 10 anni dai tragici eventi sono tutte deteriorate, ci piove dentro, e all’interno le condizioni igienico-ambientali sono al limite. Si vuole costruire un ennesimo monumento allo spreco e al malcostume”.

I lavori sono fermi per mancanza di fondi, quelli che l’articolo 15 spartiva tra aiuti per l’alluvione e per i terremoti. Il concetto espresso dal pm di Campobasso, Fabio Papa, in una manifestazione pubblica resta illuminante. Per capire il modus operandi della politica in Molise. “In una Regione di 300mila persone è ovvio che alla fine si crei una compattezza sociale in senso negativo. Perché si aspetta il proprio turno e ‘prima o poi deve capitare quello che poi mi fa il favore a me, che mi sistema a quello e a quell’altro’. E’ evidente che un terreno di coltura del genere è un terreno pericoloso”. E tutto questo decadimento porta all’omertà, all’assuefazione di un intero popolo.

I soldi, sprecati dalla gestione locale, non ci sono più per la ricostruzione. Basta fare un giro nei centri abitati – continua il segretario della Fillea Cgil – del cosiddetto cratere sismico per rendersi conto della drammaticità della situazione. A Santa Croce di Magliano le case sono ancora puntellate, la stessa cosa vale per Bonefro. Gli alunni di questa comunità frequentano le scuole ancora nei moduli prefabbricati frutto della solidarietà italiana. Per non parlare di Montelongo, di Rotello, di Ururi e della stessa Larino che si trovano nelle medesime condizioni. La priorità deve essere la rinascita economica e sociale di quelle zone devastate dal sisma e per cui gli investimenti vanno indirizzati in quella direzione”.

Invece, in Molise, sono altre le priorità. Dopo l’annuncio dell’Aeroporto, ecco arrivare l’accelerata per l’Autostrada del Molise. Tutto ha inizio nel 2008, quando viene costituita l’Autostrada del Molise Spa, che ha sede a Campobasso, con un capitale sociale di 3 milioni di euro. Una società mista Anas-Regione Molise, per la realizzazione del nuovo collegamento Termoli (Molise) – San Vittore (Lazio). Un tracciato di 150 chilometri, con due corsie per senso di marcia, 121 viadotti, 15 gallerie e 35 svincoli di collegamento. “Il progetto preliminare – si legge nel sito dell’Anas – prevede 13 lotti, di cui il lotto due, lungo circa 9 km, denominato ’Variante di Venafro’. L’importo complessivo dell’investimento necessario ammonta ad oltre 3.500 milioni di euro. La nuova arteria discende essenzialmente dalla inadeguatezza del sistema delle comunicazioni e dei trasporti del Molise e dalla mancanza di un collegamento trasversale tra il Tirreno e l’Adriatico, con il duplice obiettivo quindi di migliorare il livello di servizio in termini di mobilità, accessibilità e sicurezza del collegamento stradale tra la dorsale adriatica e la dorsale centrale, e di valorizzare e sviluppare le potenzialità economiche delle aree commerciali ed industriali delle province di Isernia e Campobasso”.

Un investimento importante, da tenere sotto controllo. Proprio intorno alla ’Variante di Venafro’ esistono infatti dei rapporti che parlano di infiltrazioni malavitose. Si legge nella Relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia (Dna) del dicembre 2010: si registrano da tempo tentativi di infiltrazione da parte di appartenenti a qualificati sodalizi attivi nelle Regioni limitrofe ed interessati al settore dell’illecito smaltimento dei rifiuti, al reimpiego dei proventi in immobili ed attività commerciali nelle località della costa, nonché al controllo degli appalti pubblici”. E proprio su quest’ultimo settore si sofferma la relazione.

Nel mese di maggio 2008, la Procura della Repubblica di Isernia ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti delle 8 persone indagate nell’ambito della nota indagine ‘Piedi d’Argilla’, che aveva accertato il tentativo di infiltrazione di un imprenditore contiguo alla cosca ‘ndranghetista dei Garofalo di Petilia Policastro (Kr), affidatario di subcontratti nell’ambito dei lavori per la realizzazione del primo tratto della cosiddetta Autostrada del Molise”.

Si sono già registrate le prime infiltrazioni. I soldi sono tanti e attirano la criminalità organizzata. Quasi sempre presente negli appalti pubblici. Al di là della prova processuale non raggiunta – scrivono dalla DNA – sul piano dell’analisi e della prevenzione tale procedimento è sintomatico di interessi nella Regione di persone comunque vicine a consorterie mafiose”.

Per adesso restano gli annunci della politica. Ma i tempi per la realizzazione? Per l’ex Ministro Matteolil’Autostrada Termoli-San Vittore si farà. I ritardi nella costruzione saranno recuperati con il piano tecnico che è stato messo a punto”. Era il 12 maggio del 2011.

L’autostrada ancora non esiste, ma sono partite le nomine. Gli stipendi, circa 100mila euro all’anno, ai componenti del Consiglio di Amministrazione della società ’Autostrada del Molise’. Cinque sono le persone che compongono il cda: Vincenzo Di Grezia (presidente); Michele Minenna (amministratore delegato dal 14 luglio 2011) e i consiglieri Vincenzo Colalillo, Settimio Nucci e Alberto Montano (già sindaco di Termoli). “Per l’incarico – tiene a puntualizzare Montano – prendo circa 7.500 euro l’anno. Dal gennaio 2010 ho l’onore di lavorare direttamente a questo progetto nel consiglio di Amministrazione della Società, pubblica al cento per cento senza nessun socio privato così come falsamente di recente affermato da qualcuno, costituita dall’ANAS e dalla Regione Molise per tale scopo. Ho partecipato sinora a più di dieci sedute di consiglio in cui ho dovuto vagliare insieme agli altri componenti scelte, progetti, soluzioni. Ho dovuto approvare bilanci e assumermi responsabilità di firma, pur sapendo di questi tempi quanto sia difficile e pericoloso esporsi per una firma, che, anche se messa in buona fede, può avere conseguenze spaventose per chi ha sempre fatto dell’onestà un valore personale e pubblico imprescindibile”.

Oltre al Cda, ci sono anche i componenti del collegio sindacale della Società. Il presidente è Carmine Franco D’Abate, mentre i sindaci effettivi sono Francesco Mancini e Riccardo Tiscini. Giulia De Martino e Cristian Lombardozzi sono i sindaci supplenti.

Ma quanto costa la macchina amministrativa di questa società? Secondo il presidente dell’Anas Pietro Ciucci nel “triennio 2010-2012 il presidente della società e l’amministratore delegato hanno intascato e intascheranno ventimila euro l’anno ciascuno, mentre i consiglieri Colalillo, Montano e Nucci quindicimila euro l’anno. Poco meno di diecimila euro l’anno vengono destinati ai componenti del collegio dei revisori”. Trecento mila euro, per il triennio 2010-2012, solo per il Cda della Società. In attesa di poter percorrere l’opera di ’importanza strategica’.

da L’Indro.it di giovedì 26 Gennaio 2012, ore 16:52

http://www.lindro.it/L-autostrada-in-Molise-sospetti-di,5948#.TzulaoGa2p4

’I giovani terroni salveranno l’Italia’

Giornalisti e politilogi sulla rivolta dei Forconi

’I giovani terroni salveranno l’Italia’

Pino Aprile: “Nessuno ha più interesse (e bisogno) di loro a farlo. Se una rivoluzione ci sarà, partirà dal Sud”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“C’è questa rivolta istantanea che coinvolge decine di migliaia di persone in Sicilia che ha bloccato l’isola, che si sta estendendo alle regioni meridionali del continente e non sappiamo se si ferma lì. Immediatamente ci si è chiesti: ’Ma chi sono i politici o i movimenti che stanno muovendo questa gente? La mafia sicuramente sta facendo le sue mosse, sta infiltrando’ etc’, che è un modo consolatorio e fuorviante per analizzare quello che sta succedendo”.

La domanda posta dal giornalista Pino Aprile, nel Passaparola di BeppeGrillo.it, è lecita. Dall’inizio delle manifestazioni del movimento dei forconi (snobbate inizialmente anche da diversi organi di stampa nazionali) si è resa evidente l’incapacità dei partiti di dire qualcosa su questa rivolta. Dove sono finiti? Che fanno i politici?

Abbiamo sentito il professor Luca Verzichelli, politologo presso l’Università di Siena e direttore della rivista italiana di Scienza politica. “Le radici dell’incapacità dei partiti e degli attori politici parte da lontano. Questa crisi funge da acceleratore. La biforcazione tra la società civile, i partiti, i sindacati è data da una ventina d’anni. Nemmeno la stagione di tangentopoli ha risolto questi problemi”. Questa pensante assenza è dovuta soltanto a una mancanza di idee? “Le forze politiche nel Paese – ha aggiunto Verzichelli – hanno un vuoto di idee, che si relaziona anche al fatto che sono stati commissariati dal governo tecnico. In passato il Parlamento forniva sempre i difensori del popolo. Oggi gli attori politici fanno fatica e gli altri si organizzano da soli”.

E come si esce da questa situazione? Per il politologo: “questa è una domanda da cento milioni di dollari. Dobbiamo dare credito a chi governa il Paese, perché se vogliamo uscire da questo tunnel dobbiamo continuare sulla strada dei sacrifici. Deve anche finire la stagione dei decreti legge. Bisogna che in Parlamento si cominci a discutere, per risolvere i problemi del Paese. Dopo la ’fase 1’ e la ’fase 2’ ci dovrà essere una fase di sviluppo che riguardi tutti”. Il distacco tra i cittadini e la politica può essere spiegato anche per la legge elettorale che non dà la possibilità ai cittadini di scegliersi il proprio rappresentante politico? “La legge elettorale, che ha un doppio effetto (liste bloccate e nomina delle elite), è stata una scelta infausta. Non ha risolto la decisività del Governo. Ma ha fatto un altro clamoroso danno: aumentare la percezione della distanza. Il sistema elettorale è una medicina importante, ma è parte di una terapia. Non risolve tutti i problemi”.

Ma i partiti politici hanno la voglia di recuperare questa distanza? “L’ultima uscita di Prodi era molto pessimista, ma non chiudeva del tutto la questione. Nel suo partito esiste un dibattito importante. Anche nel centro-destra c’è una volontà. Però non c’è tempo e non possiamo aspettare che sia il Governo Monti a proporre tutte le soluzioni”.

E intanto la forbice si allarga sempre di più. Giorno dopo giorno. Protesta dopo protesta. “Ho conosciuto alcuni leader del movimento dei Forconi un anno e mezzo fa – ha spiegato il giornalista e scrittore Aprile – e mi aveva così colpito quello che mi dicevano e la loro condizione che decisi di farne un capitolo del mio ultimo libro ’Giù al Sud’. E cosa hanno raccontato? “Quello che sta succedendo in Sicilia coinvolge molte categorie, molte persone, ceti, c’è di tutto, quelli con cui parlai erano agricoltori e allevatori. E’ successo che questi allevatori e agricoltori hanno ammodernato le loro aziende facendo investimenti, garantendo livelli occupazionali, garantendo il processo di produzione secondo le norme stabilite, giustamente, sanitarie, fiscali dallo Stato, dalle Regioni etc., però poi cosa succede? Loro producono con queste garanzie, ma il loro prodotto quando arriva con quei costi sul mercato deve competere, e naturalmente non c’è competizione con l’analogo prodotto che proviene da terre dove queste garanzie non ci sono. E’ chiaro che in queste condizioni i produttori sono spacciati, perché i ricavi non coprono i costi, così hanno accumulato molti debiti, soprattutto con l’Inps e l’Inps. Lo Stato, invece di analizzare il problema e risolverlo insieme ai produttori, si presenta con il conto da pagare”.

Aprile spiega così il movimento dei forconi: “Una rivoluzione in Italia, se ci sarà mai, partirà dal Sud. Se nelle regioni settentrionali la crisi porterà una diminuzione del livello di vita e sacche di povertà, il Sud è condannato alla miseria e all’emigrazione. Il movimento dei Forconi non nasce dal nulla, ma dalla consapevolezza del fallimento dello Stato e dal rifiuto di fare la fine della Grecia dove i bambini vengono abbandonati a scuola dai genitori perché non riescono a sfamarli”.

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Menfi, Michele Botta: “L‘assenza dei parlamentari del territorio ad una importante assemblea di agricoltori e di pescatori locali dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, lo scollamento dell’attuale classe politica dai cittadini e dai problemi delle comunità locali. La protesta del movimento dei forconi, se discutibile nel metodo, trova fondamento nelle ragioni: eccessivi risultano i costi del carburante, specie per i mezzi agricoli e per i pescherecci, nonché per i mezzi di trasporto che devono portare i nostri prodotti agricoli nei mercati del centro-nord Italia. I siciliani sanno che se si trovano in questa situazione non è certamente per responsabilità del governo Monti, ma di coloro che non hanno fatto nulla, pur avendone la possibilità, negli ultimi anni. Oggi mi rendo conto, purtroppo, che quando nell’ottobre del 2010 scrissi all’allora Ministro dell’Economia Tremonti descrivendo la nostra isola come una “polveriera pronta ad esplodere” e chiedendo lo sblocco dei fondi FAS, avevo tristemente ragione”.

La protesta si sta allargando a macchia d’olio in molte realtà italiane. C’è voglia di commissariare la politica, che in questi anni ha fallito miseramente. La situazione è stata drammaticamente sottovalutata da un Parlamento impegnato in altre faccende: sarà capace questa politica a risolvere tutte le questioni? Saranno i giovani terroni – come scrive Aprile nel suo libro ’Giù al Sud’ – a salvare l’Italia: nessuno ha più interesse (e bisogno) di loro a farlo. Al Nord non conviene cambiare: al più la forma, non la sostanza; e tende a perpetuare (con sempre maggior fatica), una situazione ormai insostenibile, da cui però trae vantaggio, pur se a spese degli altri. Ma l’età coloniale è un retaggio ottocentesco: è finita; il ladro che ruba sempre nella stessa casa, trova sempre meno e prima o poi la trova vuota. Se il Sud fallirà nell’azione di recupero del Paese, tutta l’Italia continuerà a scivolare sempre più indietro nella graduatoria delle nazioni civili e progredite. E non è detto che resti una”.

da L’Indro.it di martedì 24 Gennaio 2012, ore 18:37

http://www.lindro.it/I-giovani-terroni-salveranno-l,5872#.TzukS4Ga2p4

Agenzie di rating? Tutto da rifare

Per i magistrati di Trani diffuse notizie “esagerate e tendenziose”

Agenzie di rating? Tutto da rifare

Parla il premio nobel Paul Krugman “poco seri i loro giudizi”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

C’è qualcosa di inquietante nell’ansia di S&P’s di conquistare le prime pagine dei giornali”. Con queste parole il ’Financial Times’ critica ferocemente il comportamento, in particolare, di Standard&Poor’s per la decisione di abbassare, venerdì scorso, il giudizio sull’intera area euro (tranne che per la Germania).

Nell’articolo il giornalista Philip Stephens, dal titolo ’Declassiamo le agenzie di rating’, sostiene che le agenzie danno giudizi incomprensibili su Paesi come l’Italia che oggi “ha un governo serio. Le agenzie di rating, per Stephens, sono ’spazzatura’. Per il presidente della Bce, Mario Draghi, bisogna imparare a vivere senza agenzie di rating “o quanto meno imparare a fare meno affidamento sui loro giudizi”.

Dopo l’ultimo declassamento cominciano a registrarsi le forti critiche. Le precise prese di posizione. Come quella del presidente della Consob. “L’Europa – secondo Giuseppe Vegasdeve cancellare in fretta le regole che citano il rating come parametro e punto di riferimento per le scelte degli investitori. Lo deve fare in fretta eliminandolo dalle normative comunitarie. Dando trasparenza e mettendo in luce i conflitti di interesse”. Quali sono questi conflitti di interesse? “Il caso più clamoroso – per il giornalista Maurizio Ricci di ’Repubblica’ – è la vicenda dei subprime, in cui le agenzie elargivano rating tripla A, su mandato – e pagamento – degli stessi beneficiari del rating”.

E proprio Vegas, su ’Il Sole 24Ore’, ha messo in evidenza che grossi operatori finanziari detengono quote importanti delle agenzie di rating. “Molte di queste società sono possedute da signori che hanno dei fondi, come Buffet o Vanguard. Del resto la perdita di credibilità delle agenzie di rating è sotto gli occhi di tutti. L’Europa indaghi”. Per adesso stanno indagando i magistrati italiani. Per il Pubblico Ministero di Trani, Michele Ruggiero, tre analisti (Moritz Kraemer, Frank Gil e Eileen Zhang) e il responsabile legale di S&P’s avrebbero “elaborato e diffuso”, tra maggio e luglio scorsi, “anche a mercati aperti” notizie “non corrette” e “comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico-finanziario e bancario italiano, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari”.

La vicenda risale allo scorso agosto, quando la Procura di Trani aveva chiesto alla Consob tutta la documentazione sulle due agenzie di rating (Standard & Poor’s e Moody’s) che, secondo gli inquirenti, avrebbero fuorviato il mercato con “giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti. L’inchiesta della Procura è partita grazie agli esposti di alcune associazioni di consumatori (Adusbef e Federconsumatori) per manipolazione del mercato. Per Standard e Poor’s si tratta di “accuse prive di fondamento e senza merito. Con forza difenderemo le nostre azioni, la nostra reputazione e quella dei nostri analisti”.

I reati ipotizzati sono ’market abuse’ (abuso di mercato), manipolazione del mercato finanziario e aggiotaggio informatico. E risultano essere sei i soggetti iscritti nel registro degli indagati (tre analisti di S&P, uno di Moody’s e i responsabili legali per l’Italia delle due agenzie di rating). I tre analisti di S&P sono accusati, oltre che di manipolazione del mercato, anche di abuso di informazioni privilegiate. Secondo l’ordinanza del 3 agosto scorso gli analisti Zhang e Gill, con la collaborazione e supervisione di Kraemer “divulgavano in un report l’avvenuto taglio dell’outlook del debito sovrano dell’Italia da stabilire a negativo, diffondendo non contestualmente ma solo il 23 maggio 2011 altro report esplicativo delle ragioni della rivisitazione dell’outlook: giudizi/previsioni da ritenere falsi, parzialmente infondati (anche nelle forme di comunicazione) secondo quanto asserito da altre Agenzie di rating, oltre che dalle supreme Autorità nazionali (Ministero Economia) che in pari data (21 maggio 2011) con un comunicato stampa smentiva – alla stregua di dati macroeconomici ufficiali – il summenzionato giudizio di S&P che (con)causava sensibili perdite di titoli azionari, obbligazionari e dei titoli di Stato nazionali”.

Sempre secondo i magistrati “il giorno venerdì 1 luglio 2011 poco dopo le 13 (prima della chiusura dei mercati) elaboravano e divulgavano in un’ulteriore nota giudizi negativi sulla manovra finanziaria presentata in Consiglio dei Ministri dal Ministro dell’Economia quando il testo della stessa non era ancora ufficiale e definitivo, così determinando ulteriori turbolenze sul mercato dei titoli e sulle aste dei titoli di Stato”. Quindi, “in conseguenza della diffusione dei sopra descritti giudizi si determinava il pericolo di una apprezzabile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari oggetto di contrattazione”.

All’inchiesta di Trani si potrebbe aggiungere quella della Procura di Milano. Lo scorso 30 settembre la polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha condotto un accertamento fiscale negli uffici della Standard & Poor’s. La relazione è stata consegnata al procuratore aggiunto per i reati finanziari Francesco Greco. “Le agenzie di rating – secondo l’economista Paul Krugman non ci hanno mai offerto motivo per prendere sul serio i loro giudizi sulla solvibilità di una nazione. È vero che in genere le nazioni inadempienti prima di fallire erano declassate, ma in questi casi le agenzie di rating si limitavano soltanto a seguire i mercati, che avevano già rivolto la loro attenzione verso questi problematici debitori. Nei rari casi in cui le agenzie di rating hanno declassato paesi che, al pari dell’America oggi, godevano ancora della fiducia degli investitori, hanno sistematicamente sbagliato”.

Nell’articolo apparso lo scorso agosto sul ’New York Times’, il premio nobel per l’economia spiegava: “Prima di declassare il debito pubblico statunitense, S&P ha inviato una bozza preliminare del proprio comunicato stampa al Tesoro degli Stati Uniti. I funzionari di quest’ultimo hanno immediatamente scoperto nei calcoli di S&P un errore di ben duemila miliardi di dollari. Un qualsiasi esperto di bilanci avrebbe dovuto azzeccare quel calcolo, senza commettere errori di questo tipo. Dopo qualche polemica, S&P ha ammesso di aver sbagliato, ma ha declassato ugualmente l’America, limitandosi soltanto a stralciare dal proprio rapporto parte delle analisi economiche errate. A queste previsioni di bilancio non si dovrebbe dare molto peso in ogni caso, ma senza dubbio questo episodio ispira scarsa fiducia nelle capacità di giudizio di S&P”.

Ma quante sono le agenzie di rating? Sono quattro le sorelle: S&P, Moody’s, Fitch e la canadese Dbrs. E’ possibile, come affermato da Draghi, vivere senza di loro? Secondo il giornalista Maurizio Ricci: “L’idea che circola a livello europeo non è, per ora, così drastica. Si punta, piuttosto, a togliere – come è già stato fatto, in parte, per le banche – alle agenzie come S&P il ruolo di unico titolare del giudizio su un titolo, allargando i margini di discrezionalità ed evitando l’applicazione meccanica dei soli rating delle agenzie. L’obiettivo è evitare che un declassamento, giustificato o meno, comporti automaticamente e obbligatoriamente un’onda di piena che svuoti dei titoli declassati le casse di banche e fondi”.

Ma ci sono anche altre ipotesi. Per il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle: “l’Europa deve creare un’agenzia di rating indipendente per rompere il monopolio americano”. Per il commissario europeo agli affari monetari, Olli Rehn: “le agenzie di rating non sono istituti imparziali”, mentre per il commissario europeo al mercato interno Michel Barnier: “non sarei sicuro che la valutazione di S&P abbia considerato l’impegno e gli sforzi che stanno compiendo i governi europei. E poi mi sarebbe piaciuto che tali giudizi fossero arrivati 5-6 anni fa invece di adesso”.

da L’Indro.it di venerdì 20 Gennaio 2012, ore 17:43

http://lindro.it/Agenzie-di-rating-Tutto-da-rifare,5786#.TzujAoGa2p4

Con Monti tutto tace?

Indagine tra le voci di protesta che avversavano Berlusconi

Con Monti tutto tace?

Il politologo Carlo Buttarini: “la politica è in attesa”. Marco Travaglio: “giornali sul carro del vincitore”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Quando le scadenze istituzionali porteranno nuovamente i cittadini alle urne, l’offerta elettorale dovrà essere composta da una nuova leva di idee e classi dirigenti che si contenderanno il consenso democratico lasciandosi alle spalle una stagione fallimentare”. “Apertura di una nuova stagione della politica italiana”. E ancora: “La seconda Repubblica ha fallito”.

Sembra di rileggere le frasi ad effetto pronunciate il 26 gennaio del 1994 da Silvio Berlusconi. (“Ho scelto – affermava il cavaliere di Arcore – di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare. (…). La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. (…) E’ possibile realizzare insieme un grande sogno”).

Questa volta è il turno del Presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. Che lo scorso dicembre, attraverso una lettera inviata agli associati di Italia Futura, ribadiva il suo impegno: “Per rimettere in moto il paese occorrerà ora agire in profondità sulle leve della crescita: liberalizzando, dismettendo il patrimonio pubblico, tagliando i costi della politica, riformando welfare e mercato del lavoro, insistendo nella direzione di uno spostamento del carico fiscale da lavoro e produzione ai grandi patrimoni e alle rendite, oltre che portando avanti una lotta senza quartiere agli evasori fiscali”. Una nuova discesa in campo? E’ il suo portavoce a smentirla: “non scenderà in campo in prima persona nelle elezioni del 2013”.

Da un pò di tempo Montezemolo non si fa più sentire sul futuro politico del Paese., se non per parlare di Ferrari o di treni ad alta velocità. Sul Governo Monti sembra essere scesa una calma piatta. Perché? Lo abbiamo chiesto al politologo Carlo Buttarini, presidente dell’Istituto di ricerche Tecnè. E siamo partiti proprio dall’impegno di Montezemolo. “E’ simile il metodo, richiama quel periodo (l’ingresso in politica di Berlusconi, ndr). Per adesso è un impegno indiretto, che sta facendo con la sua fondazione. Non dipende dalla volontà di Montezemolo, ma da come evolve lo scenario politico”.

E la calma piatta intorno al Governo dei tecnici? Per Buttarini si tratta di “una contingenza quasi necessaria”, strettamente legata alla crisi internazionale. “La Lega è la metafora di quello che sta accadendo. Alcune forze politiche cercano di disarticolare le forze che gravitano intorno al centro. La politica è in attesa degli scenari futuri”.

E la stessa cosa vale per gli organi di informazione: “Un governo molto sobrio – secondo il vice-direttore de ’Il Fatto Quotidiano’, Marco Travagliolo fanno anche e soprattutto i giornali che li leccano i piedi tutti i giorni. Una tradizione italiana, sempre tutti sul carro del vincitore. Appena lo vedono che zoppica gli sparano, come hanno fatto con Berlusconi. Siamo sempre coraggiosi con i moribondi e pavidi con i potenti”.

Per il presidente dell’Istituto Tecnè: “ci sono diversi giornali come Libero e il Giornale che stanno facendo una campagna molto dura. Poi ci sono i sindacati che sono in attesa e alcuni partiti critici come la Lega e l’Italia dei Valori. Un fermento esiste”. Ma è giusto parlare di calma piatta? Ha ragione Vittorio Feltri quando dice: “Con Monti non protesta più nessuno”?

Sono le donne italiane a dimostrare che la tesi di Feltri è sbagliata. “L’Italia – ha spiegato una delle organizzatrici della manifestazione ‘Se non ora quando?’ – può salvarsi solo se si mettono al centro le donne. Diciamo a questo nuovo Governo che non si può chiedere alle donne di lavorare di più senza dare indietro nulla. Noi non facciamo sconti a nessuno”.

Nemmeno il Forum dei movimenti per l’Acqua è disposto a fare sconti al nuovo Governo. “Diciamo chiaramente a Monti, Passera, Catricalà e Polillo che non esiste nessuna liberalizzazione del servizio idrico che rispetti il voto referendario: il 12 e 13 giugno scorsi gli italiani hanno scelto in massa per la gestione pubblica dell’acqua e per la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico. Non pensi il Governo Monti, con la scusa di risanare il debito, di poter aggirare il voto referendario con trucchi e trucchetti, 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico e questo ci aspettiamo dal Governo nei prossimi giorni. Saremo molto attenti alle prossime mosse del Governo Monti sul fronte delle liberalizzazioni, non permetteremo che la volontà popolare venga abbattuta a colpi di decreto, di Antitrust o di direttive europee in stile Bolkestein. Metteremo in campo ogni strumento utile alla difesa dei referendum, a partire dalla campagna di obbedienza civile lanciata da noi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua”.

Mentre sul terremoto che ha colpito l’Abruzzo è Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila, ad intervenire. “Dal febbraio 2010 ogni processo di ricostruzione è fermo. Il Governo ancora non ha centrato il problema su ciò che è successo e sta succedendo all’Aquila, dove c’è stata una tragedia senza precedenti”. Per il politologo Buttarini “sono i grandi partiti che restano in attesa, perché i pesi si sono spostati”. E con la legge porcata ancora in vigore, che non sarà cambiata dai referendum richiesti dai cittadini, l’attesa sarà ancora più lunga.

da L’Indro.it di martedì 17 Gennaio 2012, ore 19:22

http://lindro.it/Con-Monti-tutto-tace,5689#.TzuhzoGa2p4

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