Paolo De Chiara

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Agenzie di rating? Tutto da rifare

Per i magistrati di Trani diffuse notizie “esagerate e tendenziose”

Agenzie di rating? Tutto da rifare

Parla il premio nobel Paul Krugman “poco seri i loro giudizi”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

C’è qualcosa di inquietante nell’ansia di S&P’s di conquistare le prime pagine dei giornali”. Con queste parole il ’Financial Times’ critica ferocemente il comportamento, in particolare, di Standard&Poor’s per la decisione di abbassare, venerdì scorso, il giudizio sull’intera area euro (tranne che per la Germania).

Nell’articolo il giornalista Philip Stephens, dal titolo ’Declassiamo le agenzie di rating’, sostiene che le agenzie danno giudizi incomprensibili su Paesi come l’Italia che oggi “ha un governo serio. Le agenzie di rating, per Stephens, sono ’spazzatura’. Per il presidente della Bce, Mario Draghi, bisogna imparare a vivere senza agenzie di rating “o quanto meno imparare a fare meno affidamento sui loro giudizi”.

Dopo l’ultimo declassamento cominciano a registrarsi le forti critiche. Le precise prese di posizione. Come quella del presidente della Consob. “L’Europa – secondo Giuseppe Vegasdeve cancellare in fretta le regole che citano il rating come parametro e punto di riferimento per le scelte degli investitori. Lo deve fare in fretta eliminandolo dalle normative comunitarie. Dando trasparenza e mettendo in luce i conflitti di interesse”. Quali sono questi conflitti di interesse? “Il caso più clamoroso – per il giornalista Maurizio Ricci di ’Repubblica’ – è la vicenda dei subprime, in cui le agenzie elargivano rating tripla A, su mandato – e pagamento – degli stessi beneficiari del rating”.

E proprio Vegas, su ’Il Sole 24Ore’, ha messo in evidenza che grossi operatori finanziari detengono quote importanti delle agenzie di rating. “Molte di queste società sono possedute da signori che hanno dei fondi, come Buffet o Vanguard. Del resto la perdita di credibilità delle agenzie di rating è sotto gli occhi di tutti. L’Europa indaghi”. Per adesso stanno indagando i magistrati italiani. Per il Pubblico Ministero di Trani, Michele Ruggiero, tre analisti (Moritz Kraemer, Frank Gil e Eileen Zhang) e il responsabile legale di S&P’s avrebbero “elaborato e diffuso”, tra maggio e luglio scorsi, “anche a mercati aperti” notizie “non corrette” e “comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico-finanziario e bancario italiano, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari”.

La vicenda risale allo scorso agosto, quando la Procura di Trani aveva chiesto alla Consob tutta la documentazione sulle due agenzie di rating (Standard & Poor’s e Moody’s) che, secondo gli inquirenti, avrebbero fuorviato il mercato con “giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti. L’inchiesta della Procura è partita grazie agli esposti di alcune associazioni di consumatori (Adusbef e Federconsumatori) per manipolazione del mercato. Per Standard e Poor’s si tratta di “accuse prive di fondamento e senza merito. Con forza difenderemo le nostre azioni, la nostra reputazione e quella dei nostri analisti”.

I reati ipotizzati sono ’market abuse’ (abuso di mercato), manipolazione del mercato finanziario e aggiotaggio informatico. E risultano essere sei i soggetti iscritti nel registro degli indagati (tre analisti di S&P, uno di Moody’s e i responsabili legali per l’Italia delle due agenzie di rating). I tre analisti di S&P sono accusati, oltre che di manipolazione del mercato, anche di abuso di informazioni privilegiate. Secondo l’ordinanza del 3 agosto scorso gli analisti Zhang e Gill, con la collaborazione e supervisione di Kraemer “divulgavano in un report l’avvenuto taglio dell’outlook del debito sovrano dell’Italia da stabilire a negativo, diffondendo non contestualmente ma solo il 23 maggio 2011 altro report esplicativo delle ragioni della rivisitazione dell’outlook: giudizi/previsioni da ritenere falsi, parzialmente infondati (anche nelle forme di comunicazione) secondo quanto asserito da altre Agenzie di rating, oltre che dalle supreme Autorità nazionali (Ministero Economia) che in pari data (21 maggio 2011) con un comunicato stampa smentiva – alla stregua di dati macroeconomici ufficiali – il summenzionato giudizio di S&P che (con)causava sensibili perdite di titoli azionari, obbligazionari e dei titoli di Stato nazionali”.

Sempre secondo i magistrati “il giorno venerdì 1 luglio 2011 poco dopo le 13 (prima della chiusura dei mercati) elaboravano e divulgavano in un’ulteriore nota giudizi negativi sulla manovra finanziaria presentata in Consiglio dei Ministri dal Ministro dell’Economia quando il testo della stessa non era ancora ufficiale e definitivo, così determinando ulteriori turbolenze sul mercato dei titoli e sulle aste dei titoli di Stato”. Quindi, “in conseguenza della diffusione dei sopra descritti giudizi si determinava il pericolo di una apprezzabile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari oggetto di contrattazione”.

All’inchiesta di Trani si potrebbe aggiungere quella della Procura di Milano. Lo scorso 30 settembre la polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha condotto un accertamento fiscale negli uffici della Standard & Poor’s. La relazione è stata consegnata al procuratore aggiunto per i reati finanziari Francesco Greco. “Le agenzie di rating – secondo l’economista Paul Krugman non ci hanno mai offerto motivo per prendere sul serio i loro giudizi sulla solvibilità di una nazione. È vero che in genere le nazioni inadempienti prima di fallire erano declassate, ma in questi casi le agenzie di rating si limitavano soltanto a seguire i mercati, che avevano già rivolto la loro attenzione verso questi problematici debitori. Nei rari casi in cui le agenzie di rating hanno declassato paesi che, al pari dell’America oggi, godevano ancora della fiducia degli investitori, hanno sistematicamente sbagliato”.

Nell’articolo apparso lo scorso agosto sul ’New York Times’, il premio nobel per l’economia spiegava: “Prima di declassare il debito pubblico statunitense, S&P ha inviato una bozza preliminare del proprio comunicato stampa al Tesoro degli Stati Uniti. I funzionari di quest’ultimo hanno immediatamente scoperto nei calcoli di S&P un errore di ben duemila miliardi di dollari. Un qualsiasi esperto di bilanci avrebbe dovuto azzeccare quel calcolo, senza commettere errori di questo tipo. Dopo qualche polemica, S&P ha ammesso di aver sbagliato, ma ha declassato ugualmente l’America, limitandosi soltanto a stralciare dal proprio rapporto parte delle analisi economiche errate. A queste previsioni di bilancio non si dovrebbe dare molto peso in ogni caso, ma senza dubbio questo episodio ispira scarsa fiducia nelle capacità di giudizio di S&P”.

Ma quante sono le agenzie di rating? Sono quattro le sorelle: S&P, Moody’s, Fitch e la canadese Dbrs. E’ possibile, come affermato da Draghi, vivere senza di loro? Secondo il giornalista Maurizio Ricci: “L’idea che circola a livello europeo non è, per ora, così drastica. Si punta, piuttosto, a togliere – come è già stato fatto, in parte, per le banche – alle agenzie come S&P il ruolo di unico titolare del giudizio su un titolo, allargando i margini di discrezionalità ed evitando l’applicazione meccanica dei soli rating delle agenzie. L’obiettivo è evitare che un declassamento, giustificato o meno, comporti automaticamente e obbligatoriamente un’onda di piena che svuoti dei titoli declassati le casse di banche e fondi”.

Ma ci sono anche altre ipotesi. Per il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle: “l’Europa deve creare un’agenzia di rating indipendente per rompere il monopolio americano”. Per il commissario europeo agli affari monetari, Olli Rehn: “le agenzie di rating non sono istituti imparziali”, mentre per il commissario europeo al mercato interno Michel Barnier: “non sarei sicuro che la valutazione di S&P abbia considerato l’impegno e gli sforzi che stanno compiendo i governi europei. E poi mi sarebbe piaciuto che tali giudizi fossero arrivati 5-6 anni fa invece di adesso”.

da L’Indro.it di venerdì 20 Gennaio 2012, ore 17:43

http://lindro.it/Agenzie-di-rating-Tutto-da-rifare,5786#.TzujAoGa2p4


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