Paolo De Chiara

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’I giovani terroni salveranno l’Italia’

Giornalisti e politilogi sulla rivolta dei Forconi

’I giovani terroni salveranno l’Italia’

Pino Aprile: “Nessuno ha più interesse (e bisogno) di loro a farlo. Se una rivoluzione ci sarà, partirà dal Sud”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“C’è questa rivolta istantanea che coinvolge decine di migliaia di persone in Sicilia che ha bloccato l’isola, che si sta estendendo alle regioni meridionali del continente e non sappiamo se si ferma lì. Immediatamente ci si è chiesti: ’Ma chi sono i politici o i movimenti che stanno muovendo questa gente? La mafia sicuramente sta facendo le sue mosse, sta infiltrando’ etc’, che è un modo consolatorio e fuorviante per analizzare quello che sta succedendo”.

La domanda posta dal giornalista Pino Aprile, nel Passaparola di BeppeGrillo.it, è lecita. Dall’inizio delle manifestazioni del movimento dei forconi (snobbate inizialmente anche da diversi organi di stampa nazionali) si è resa evidente l’incapacità dei partiti di dire qualcosa su questa rivolta. Dove sono finiti? Che fanno i politici?

Abbiamo sentito il professor Luca Verzichelli, politologo presso l’Università di Siena e direttore della rivista italiana di Scienza politica. “Le radici dell’incapacità dei partiti e degli attori politici parte da lontano. Questa crisi funge da acceleratore. La biforcazione tra la società civile, i partiti, i sindacati è data da una ventina d’anni. Nemmeno la stagione di tangentopoli ha risolto questi problemi”. Questa pensante assenza è dovuta soltanto a una mancanza di idee? “Le forze politiche nel Paese – ha aggiunto Verzichelli – hanno un vuoto di idee, che si relaziona anche al fatto che sono stati commissariati dal governo tecnico. In passato il Parlamento forniva sempre i difensori del popolo. Oggi gli attori politici fanno fatica e gli altri si organizzano da soli”.

E come si esce da questa situazione? Per il politologo: “questa è una domanda da cento milioni di dollari. Dobbiamo dare credito a chi governa il Paese, perché se vogliamo uscire da questo tunnel dobbiamo continuare sulla strada dei sacrifici. Deve anche finire la stagione dei decreti legge. Bisogna che in Parlamento si cominci a discutere, per risolvere i problemi del Paese. Dopo la ’fase 1’ e la ’fase 2’ ci dovrà essere una fase di sviluppo che riguardi tutti”. Il distacco tra i cittadini e la politica può essere spiegato anche per la legge elettorale che non dà la possibilità ai cittadini di scegliersi il proprio rappresentante politico? “La legge elettorale, che ha un doppio effetto (liste bloccate e nomina delle elite), è stata una scelta infausta. Non ha risolto la decisività del Governo. Ma ha fatto un altro clamoroso danno: aumentare la percezione della distanza. Il sistema elettorale è una medicina importante, ma è parte di una terapia. Non risolve tutti i problemi”.

Ma i partiti politici hanno la voglia di recuperare questa distanza? “L’ultima uscita di Prodi era molto pessimista, ma non chiudeva del tutto la questione. Nel suo partito esiste un dibattito importante. Anche nel centro-destra c’è una volontà. Però non c’è tempo e non possiamo aspettare che sia il Governo Monti a proporre tutte le soluzioni”.

E intanto la forbice si allarga sempre di più. Giorno dopo giorno. Protesta dopo protesta. “Ho conosciuto alcuni leader del movimento dei Forconi un anno e mezzo fa – ha spiegato il giornalista e scrittore Aprile – e mi aveva così colpito quello che mi dicevano e la loro condizione che decisi di farne un capitolo del mio ultimo libro ’Giù al Sud’. E cosa hanno raccontato? “Quello che sta succedendo in Sicilia coinvolge molte categorie, molte persone, ceti, c’è di tutto, quelli con cui parlai erano agricoltori e allevatori. E’ successo che questi allevatori e agricoltori hanno ammodernato le loro aziende facendo investimenti, garantendo livelli occupazionali, garantendo il processo di produzione secondo le norme stabilite, giustamente, sanitarie, fiscali dallo Stato, dalle Regioni etc., però poi cosa succede? Loro producono con queste garanzie, ma il loro prodotto quando arriva con quei costi sul mercato deve competere, e naturalmente non c’è competizione con l’analogo prodotto che proviene da terre dove queste garanzie non ci sono. E’ chiaro che in queste condizioni i produttori sono spacciati, perché i ricavi non coprono i costi, così hanno accumulato molti debiti, soprattutto con l’Inps e l’Inps. Lo Stato, invece di analizzare il problema e risolverlo insieme ai produttori, si presenta con il conto da pagare”.

Aprile spiega così il movimento dei forconi: “Una rivoluzione in Italia, se ci sarà mai, partirà dal Sud. Se nelle regioni settentrionali la crisi porterà una diminuzione del livello di vita e sacche di povertà, il Sud è condannato alla miseria e all’emigrazione. Il movimento dei Forconi non nasce dal nulla, ma dalla consapevolezza del fallimento dello Stato e dal rifiuto di fare la fine della Grecia dove i bambini vengono abbandonati a scuola dai genitori perché non riescono a sfamarli”.

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Menfi, Michele Botta: “L‘assenza dei parlamentari del territorio ad una importante assemblea di agricoltori e di pescatori locali dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, lo scollamento dell’attuale classe politica dai cittadini e dai problemi delle comunità locali. La protesta del movimento dei forconi, se discutibile nel metodo, trova fondamento nelle ragioni: eccessivi risultano i costi del carburante, specie per i mezzi agricoli e per i pescherecci, nonché per i mezzi di trasporto che devono portare i nostri prodotti agricoli nei mercati del centro-nord Italia. I siciliani sanno che se si trovano in questa situazione non è certamente per responsabilità del governo Monti, ma di coloro che non hanno fatto nulla, pur avendone la possibilità, negli ultimi anni. Oggi mi rendo conto, purtroppo, che quando nell’ottobre del 2010 scrissi all’allora Ministro dell’Economia Tremonti descrivendo la nostra isola come una “polveriera pronta ad esplodere” e chiedendo lo sblocco dei fondi FAS, avevo tristemente ragione”.

La protesta si sta allargando a macchia d’olio in molte realtà italiane. C’è voglia di commissariare la politica, che in questi anni ha fallito miseramente. La situazione è stata drammaticamente sottovalutata da un Parlamento impegnato in altre faccende: sarà capace questa politica a risolvere tutte le questioni? Saranno i giovani terroni – come scrive Aprile nel suo libro ’Giù al Sud’ – a salvare l’Italia: nessuno ha più interesse (e bisogno) di loro a farlo. Al Nord non conviene cambiare: al più la forma, non la sostanza; e tende a perpetuare (con sempre maggior fatica), una situazione ormai insostenibile, da cui però trae vantaggio, pur se a spese degli altri. Ma l’età coloniale è un retaggio ottocentesco: è finita; il ladro che ruba sempre nella stessa casa, trova sempre meno e prima o poi la trova vuota. Se il Sud fallirà nell’azione di recupero del Paese, tutta l’Italia continuerà a scivolare sempre più indietro nella graduatoria delle nazioni civili e progredite. E non è detto che resti una”.

da L’Indro.it di martedì 24 Gennaio 2012, ore 18:37

http://www.lindro.it/I-giovani-terroni-salveranno-l,5872#.TzukS4Ga2p4


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