Paolo De Chiara

Home » Lindro.it » Il ’giochino’ dei rimborsi elettorali

Il ’giochino’ dei rimborsi elettorali

Intervista al docente di diritto costituzionale Massimo Carli

Il ’giochino’ dei rimborsi elettorali

2,7 i miliardi di euro in 20 anni di contributi. Per il professore della Cattolica del Sacro Cuore: “ci vogliono controlli esterni ai partiti”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

’Finanziamento pubblico ai partiti’, ’rimborsi elettorali’, ’contributo per le spese elettorali’. Queste sono le parole magiche (soprattutto per i tesorieri) che in questi giorni gli italiani stanno riscoprendo. Dopo gli ultimi scandali dei soldi pubblici sottratti alle casse dei partiti (caso Lega-Tanzania, Lusi-Margherita e Alleanza Nazionale) è ritornata alla ribalta la questione dei milioni di euro (pubblici) che entrano nelle casse dei partiti italiani.

Secondo una ricostruzione della Corte dei Conti, in venti anni, sono circa 2,7 i miliardi di euro destinati ai partiti come spese riconosciute e contributi elettorali. “Il finanziamento pubblico ai partiti in Italia si legge nel libro ’I soldi dei partiti’ di Elio Veltri e Francesco Paolachiamato ’rimborso delle spese elettorali’ per aggirare il referendum abrogativo del 1993 e la tagliola della Corte Costituzionale, è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. I soldi dei rimborsi – che per legge devono andare ai partiti – possono così essere riscossi da associazioni costituite da poche persone in nome del partito o dirottati altrove senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire”. Con il referendum del 1993 il 90,3% degli italiani disse no al finanziamento pubblico ai partiti. Ma quello che era stato bocciato rientrò quasi subito dalla finestra sotto altra forma, come ’rimborso elettorale’.

E come funziona questo rimborso? In Italia i controllati sono i controllori e i controllori sono i controllati. Non esistono pezze di appoggio per giustificare i soldi che si ricevono dallo Stato. Per Elio Veltri: “il finanziamento pubblico era stato motivato perché era stato preceduto da grandi scandali. Dopo un dibattito lunghissimo si pensò di aver trovato la medicina con il finanziamento pubblico ai partiti. Ne ero convinto anche io. Nella legge del 1974 gli unici che si opposero furono i Liberali, che avevano previsto che i partiti si sarebbero trasformati in appendici parassitari dello Stato”.

Ma quanto valgono le decisioni prese dai cittadini in Italia? Da questa domanda siamo partiti con il docente di diritto costituzionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Massimo Carli. Il professore prima di rispondere ride: “era un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti. Adesso non è un finanziamento, ma un rimborso spese elettorale. Poi che li diano molti più soldi di quello che spendono questo è un altro paio di maniche”.

 

La legge sui rimborsi elettorali cosa dice?
Dice che i rimborsi elettorali spettano per ogni voto, in relazione ai voti che ciascuno ha avuto. Sono rimborsi forfettari, non è che si chiede di documentare le spese e, purtroppo, hanno esagerato.

In che senso?
Nel senso cioè che danno dei rimborsi che in realtà non sono rimborsi, ma sono molto di più. Queste norme sono state votate tutte all’unanimità.

Molti parlano di truffa. Lei condivide?
La truffa è il reato con il quale uno con raggiri si procura un’utilità che non dovrebbe avere. Qui è un giochino. Nella sostanza si elude il popolo italiano che aveva detto che i soldi pubblici ai partiti non devono essere dati. Viene stabilito di non dare soldi ai partiti, ma solo rimborsi spese. Tutti d’accordo hanno stabilito un ammontare che è un ammontare eccessivo. Adesso dovranno tornare indietro, ora che la cosa è esplosa in maniera così chiara. Il responso del referendum è un responso che vincola, però come si fa ad andare alla Corte Costituzionale? Non è facile.

Negli altri Paesi come funziona il finanziamento ai partiti?
Nel resto del mondo ci sono due sistemi. Quello del sistema americano, per cui i partiti sono finanziati dai privati, con obbligo di pubblicazione e con un divieto di finanziare con somme alte per evitare che chi ha finanziato con somme alte possa dire “ti ho dato quei soldi, adesso fai così“. Questo sistema ha il vantaggio che sono gli stessi cittadini che finanziano il partito e se gli danno 10,20,50 euro e sono dieci milioni che lo fanno, nessuno può condizionare il partito. Sono in tanti e non possono dare somme molto alte.

L’altro sistema?
Ha il vantaggio che consente ai partiti di svolgere una funzione opportuna, necessaria in una democrazia. Lei conosce democrazie senza partiti?

 

Risponda Lei.
Io no. Senza partiti si va alla dittatura. Nella nostra Costituzione l’articolo 49 dice che i partiti svolgono una funzione di tramite tra i cittadini e le istituzioni. Che i partiti debbano esistere e debbano avere delle risorse per svolgere la loro funzione non c’è dubbio. E allora non è scandaloso che lo Stato dia dei soldi ai partiti che svolgono la funzione giusta. Con il rischio però che poi ci sono gli sprechi, che poi si fanno degli eccessi. Ma sul dire che i partiti non devono mai essere finanziati dallo Stato non sarei d’accordo, perché i partiti svolgono una funzione utile e devono avere i soldi necessari per svolgerla. Facciamoglieli dare dai privati, ma attenzione, perché ci possono essere dei privati che poi ne condizionano la politica. Mentre se è lo Stato a darli questo ricatto non c’è.

 

Quindi?
Bisogna trovare un punto di equilibrio.

 

E come?
Il punto di equilibrio dovrebbero essere i privati che danno soldi entro un certo limite e poi questi soldi vengono dedotti. Come se lei desse i soldi in beneficenza, in questo modo li può detrarre. Perché sono soldi dati per una funzione utile. Ma ci vogliono dei controlli. Il vantaggio del finanziamento pubblico è che non è condizionante.

 

Ma oggi chi controlla in Italia i rimborsi elettorali?
Nessuno, cioè gli organi dei partiti. Tanto è vero che si parla di farli controllare dalla Corte dei Conti.

 

Attualmente la Corte dei Conti non controlla nulla.
No. I partiti in Italia sono delle associazioni di diritto privato. Le Camere danno alle associazioni le somme corrispondenti alle spese elettorali. L’associazione ha le sue regole, un consiglio di amministrazione, un’assemblea, un collegio dei revisori…

 

Regole che funzionano poco.
Certo.

Cosa si potrebbe fare per migliorare questa situazione?
Prevedere dei controlli esterni ai partiti. Se io do dei soldi e questi soldi devono servire per svolgere una funzione pubblica utile io voglio controllare che vengano spesi per questo e non per altre cose.

 

Con delle ’pezze di appoggio’ per giustificare le uscite.
Certo. La stessa cosa è sui consigli regionali, dove vengono dati soldi ai partiti, i quali fanno il loro resoconto di quello che hanno speso. Tutto va al consiglio di pPesidenza del consiglio regionale. Ma chi l’ha detto che quei soldi sono stati spesi per quei fini e non se li sono messi in tasca? E’ un settore dove bisogna rimettere le mani.

da L’Indro.it di giovedì 9 Febbraio 2012, ore 19:32

http://www.lindro.it/Il-giochino-dei-rimborsi,6345#.Tzu1U4Ga2p4


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: