Giorno: 20 febbraio 2012

Dr Motor, lavoratori in lotta

Gli operai non ricevono gli stipendi da ormai tre mesi

Dr Motor, lavoratori in lotta

Da Termini Imerese: “sulla serietà di Di Risio abbiamo avuto sempre forti dubbi”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Non sono problemi nostri se non ce la fate a pagare le assicurazioni delle auto”, “Prima di lavorare qui alla Dr non lavoravi e non potevi permetterti nemmeno un’automobile”. Queste alcune risposte che gli operai della Dr Motor avrebbero ricevuto da alcuni dirigenti dell’azienda automobilistica di Macchia di Isernia. La confidenza è di un lavoratore impegnato nella lotta, insieme agli altri suoi colleghi, per i propri diritti.

Per gli stipendi. Con oggi, sono cinque i giorni di sciopero e di presidio davanti ai cancelli della Dr Motor, interessata all’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Avanzano tre mensilità (novembre, dicembre e la tredicesima), ma non si danno per vinti. Vogliamo i nostri soldi, vogliamo essere pagati per il nostro lavoro”. Sono rimasti da soli, dicono. L’unico appoggio proviene dal sindacato.

Sempre da cinque giorni il segretario regionale della Fiom, Giuseppe Tarantino, invia agli organi di informazione lo stesso comunicato: “vista la mancata risposta da parte della Direzione aziendale per la convocazione di un incontro, nonostante lo sciopero dei giorni 13, 14, 15 e 16 febbraio 2012, in ordine al mancato pagamento delle mensilità di novembre, dicembre e tredicesima del 2011, proclama ulteriori 8 ore di SCIOPERO, per ogni turno di lavoro, per il giorno 17 febbraio 2012, dalle ore 8, con presidio davanti ai cancelli principali della DR Motor Company. Restiamo in attesa di convocazione….”.

Ieri però anche il tavolo con il prefetto di Isernia non ha portato a nulla.Il prefetto – si legge nella nota dell’ufficio stampa – stante l’assenza dei rappresentanti del gruppo imprenditoriale per precedenti impegni, ha assicurato il suo intervento per individuare soluzioni idonee a superare la situazione rappresentata”. I ’precedenti impegni’ portati a giustificazione durano ormai da mesi. Gli operai in sciopero,anche in mezzo alla neve, non hanno visto nessun dirigente fermarsi e tantomeno il proprietario.

Solo martedì scorso (14 febbraio), quando erano impegnati nel primo incontro in Prefettura, è apparso Massimo Di Risio. Sceso dal suo ufficio e si è diretto davanti ai cancelli del suo stabilimento, ma non c’era nessuno. Non poteva esserci nessuno. Solo le bandiere rosse della Fiom. Il giorno dopo non è mancato il titolo sui giornali locali, con la foto in bella mostra dell’imprenditore accanto al presidio vuoto e con un titolo particolare “Di Risio vuole trattare, ma il sindacato non c’è”. Peccato che gli operai e il sindacato fossero, in quello stesso momento, impegnati in Prefettura. Ora si dice che siano diverse le testate giornalistiche che utilizzano le auto fornite dalla Dr Motor.

Resta un fatto che la Dr non corrisponde da mesi gli stipendi ai suoi lavoratori. E la politica? Dov’è la politica regionale che ha sempre sostenuto economicamente la Dr Motor?La Fiom e la Cgil – si legge in una nota del sindacato – denunciano la gravità del disinteresse della Regione Molise per la sorte delle lavoratrici e dei lavoratori della DR Motor”.

Nel 2006 la Regione Molise destinò 4,6 milioni di euro per la “realizzazione dell’iniziativa produttiva – si legge nel bollettino ufficiale – finanziata attraverso l’estensione con finanza regionale del contratto d’area Molise Interno”. Soldi presi anche dal fondo per l’emergenza alluvionale e sismica. “Dopo quel finanziamento pubblico – secondo il consigliere regionale Michele Petraroiaho sempre chiesto informazioni sul piano industriale dell’azienda, quali investimenti e livelli occupazionali garantissero per poter usufruire del contratto d’area, ma ho sempre ricevuto risposte parziali”.

Il disagio degli operai della Dr Motor, reparto produzione, comincia agli inizi del luglio scorso “quando – afferma un lavoratore – vengono a mancare gli accrediti degli stipendi di giugno. Questi ritardi vengono giustificati con degli avvisi in bacheca”. E si arriva ad oggi, al quinto giorno di presidio. “Arriviamo a febbraio 2012 – aggiunge il lavoratore – e all’ultimo accredito fatto il 2 dicembre. Non si sono più visti stipendi accreditati ma episodi lampanti, come la partecipazione della Dr al Motor Show di Bologna, il tentativo di acquisizione dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese, la bruttissima notizia ricevuta dagli operai Dr alla vigilia di Natale che non avrebbero ricevuto lo stipendio, il licenziamento in tronco dell’operaio iscritto alla Fiom, le lettere anonime ricevute dal segretario regionale della Fiom con richieste di aiuto per far pagare gli stipendi agli impiegati che non lo prendono addirittura da luglio. Ad oggi gli operai iscritti alla Fiom non sono più due ma 14, stanchi delle false promesse e non potendo più in alcun modo andare avanti per vivere e per mantenere la famiglia e pagare mutui, bollette e varie spese, si trovano ad affrontare il freddo gelido di questi giorni per rivendicare a testa alta gli stipendi che gli spettano di diritto”.

Ma la notizia questa volta non si è fermata in Molise. E’ uscita fuori ed è arrivata in Irpinia. Scrive il Ciriaco.it (14 febbraio 2012): “Già Di Risio, quello che secondo Marchionne & Co. avrebbe dovuto riportare il ’sole’ in Valle Ufita, rilevando la Iribus e salvando così con il suo capitale sociale, 140 mila euro, 700 posti di lavoro e magari anche i 1500 dell’indotto, e permettere la ripresa produttiva di pullman o altro in Irpinia. Forse le tute blu di Flumeri avevano ragione nel non voler aprire alcuna trattativa con il signor Di Risio e a considerarlo un “liquidatore” ingaggiato da Fiat. Forse la loro lungimiranza oggi si sta dimostrando realtà”.

La notizia del presidio dei lavoratori ha continuato a viaggiare ed è arrivata sino a Termini Imerese. Dove i lavoratori Fiat in cassa integrazione stanno cominciando ad interessarsi della vicenda. Abbiamo sentito il segretario provinciale Fiom, Roberto Mastrosimone: “ci sono dei problemi che riguardano la serietà di questo imprenditore. E’ chiaro che lui qui (a Termini Imerese, ndr) non fa impresa con i soldi suoi. Lui fa impresa con i soldi dello Stato e della Regione. Ma è in grado di fare impresa pur con i soldi dello Stato? Ha le caratteristiche per poter fare le cose che ha annunciato di fare? Noi abbiamo avuto sempre forti dubbi, fermo restando che i soldi che saranno investiti, se il progetto parte, non andranno mai nelle sue mani. Se dovesse partire il progetto, dovranno esserci controlli. Già in passato hanno preso soldi pubblici e poi se ne sono andati”.

da L’Indro.it di venerdì 17 Febbraio 2012, ore 19:29

http://lindro.it/RIVENDICHIAMO-A-TESTA-ALTA-I,6566#.T0I41oHwlB0

(VIDEO) DR Motor – I Lavoratori incontrano il Prefetto

DR Motor – I Lavoratori incontrano il Prefetto

Isernia, 16 febbraio 2012
I LAVORATORI della Dr Motor hanno incontrato in mattinata il Prefetto di Isernia, Filippo Piritori

Intervista al sindacalista Giovanni D’AGUANNO e ad un Lavoratore della Dr Motor di Macchia di Isernia.

A cura di Paolo De Chiara

IV GIORNO DI SCIOPERO ALLA DR. 
“…vista la mancata risposta da parte della Direzione aziendale per la convocazione di un incontro con la O.S., nonostante lo sciopero dei giorni 13,14 e 15 febbraio 2012, in ordine al mancato pagamento delle mensilità di novembre, dicembre e tredicesima del 2011, proclama ulteriori 8 (OTTO) ore di SCIOPERO, per ogni turno di lavoro, per il giorno 16 febbraio 2012, dalle ore 08, con presidio davanti ai cancelli principali della DR MOTOR COMPANY. Restiamo in attesa di convocazione…”. Giuseppe Tarantino, FIOM Molise

ECCO LA NOTA DELLA PREFETTURA DI ISERNIA

COMUNICATO STAMPA
Il Prefetto di Isernia, dott. Filippo Piritore, ha ricevuto stamane una delegazione di lavoratori del Gruppo DR di Macchia d’Isernia, a seguito della richiesta formulata dalla FIOM CGIL, anch’essa presente all’incontro.
I lavoratori hanno rappresentato la situazione di difficoltà in cui versano, a causa della mancata corresponsione di alcune mensilità delle retribuzioni spettanti, che li ha indotti a proclamare lo sciopero di otto ore negli scorsi giorni.
Il Prefetto, stante l’assenza dei rappresentanti del Gruppo imprenditoriale per precedenti impegni, ha assicurato il suo intervento per individuare soluzioni idonee a superare la situazione rappresentata.
Isernia, 16 febbraio 2012
L’ADDETTO STAMPA 
(dott. Stefano CONTI)

Patti Chiari con la Chiesa?

Nell’anniversario dai concordati lateranensi

Patti Chiari con la Chiesa?

Tornano la questione dell’ICI sulle attività Commerciali e della laicità dello stato

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Libera Chiesa in libero Stato” affermava Camillo Benso Conte di Cavour. La laicità dello Stato è fondamentale per il futuro di un Paese. Per il suo progresso e per i diritti dei suoi cittadini (come non pensare, ad esempio, alla questione delle ’coppie di fatto’). Ma in Italia la profezia di Cavour non si è mai avverata del tutto. Si è sempre registrata una certa ingerenza della Chiesa nelle questioni interne, nelle scelte politiche. Il consenso cattolico è importante per i partiti, che per molti anni si sono allineati alle decisioni delle gerarchie ecclesiastiche.

Per il segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo: “siamo costretti a trasformare il motto di cui si appropriò Cavour ‘libera Chiesa in libero Stato’ in ‘libero Stato da libera Chiesa’: la velleità del conte piemontese di privare la Chiesa del suo potere temporale è fallita in questi anni di subordinazione della debole politica italiana ai diktat clericali. Il progresso scientifico, la garanzia del rispetto dei diritti civili, l’affermazione dell’autodeterminazione sono imprigionati dalla trama che il Vaticano ha tessuto intorno a quello che dovrebbe essere uno Stato laico. La Chiesa fa politica e la fa meglio dei nostri politici, inermi e silenti dinanzi al deficit di libertà dei cittadini che si sta consumando in questi anni. Dinanzi alle sfide della modernità, quali la rivoluzione bioetica che ha riscritto il significato della biologia e del concetto di famiglia, la Chiesa fa un’opposizione rigida, nella paura di perdere autorità. Lo fa con una ingerenza pericolosa negli affari di Stato e disattendendo il suo mandato, o meglio la sua missione: ovvero curare le anime”.

Si è lasciato talmente spazio alla struttura cattolica che oggi, il Paese, si ritrova a fronteggiare l’ennesima questione. Perché le attività commerciali di Santa Romana Chiesa non pagano l’Ici? Oggi la crisi che ha investito, soprattutto, le classi meno agiate sta portando nuovamente alla luce questo tema. Nell’anniversario dei Patti Lateranensi (tra Stato e Chiesa) si comincia a parlare insistentemente dell’Ici (oggi Imu) per la Chiesa. E lo ha fatto il Presidente del consiglio Mario Monti, comunicando ufficialmente al vicepresidente della Commissione europea Almunia (“Esenzioni solo per attività non commerciali“) l’intenzione è quella di presentare in Parlamento “un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione”.

Nel 2010 la Commissione si era cominciata ad occupare della ’questione’, sollevata con un esposto dal Partito Radicale, aprendo una procedura di infrazione per violazione della concorrenza ed illegittimo aiuto di Stato. Sulla scelta del Governo tecnico ecco come ha risposto la Cei: “Attendiamo di conoscere l’esatta formulazione del testo così da poter esprimere un giudizio circostanziato”. Anche i cittadini italiani, almeno quelli che pagano le tasse, attendono di conoscere il testo.

Nel dicembre 2011 anche un appello a Monti da parte della rivista MicroMega. “Presidente Monti – si legge nell’appello per la raccolta firme – Lei ha appena presentato una manovra ’lacrime e sangue’ in cui si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, tra le misure previste anche la reintroduzione dell’Ici (in futuro Imu). Eppure i privilegi della Casta e della Chiesa non vengono intaccati: rimane in vigore quella legge simoniaca approvata dal governo Berlusconi per cui il Vaticano è esente dal pagamento dell’Ici. Per questo chiediamo al suo governo – affinché vengano mantenute quelle promesse di equità nella manovra – di abolire questo ignobile privilegio”.

Sono passati 83 anni (11 febbraio 1929) dai Patti Lateranensi, che sancirono la nascita dello Stato della Città del Vaticano, riconoscendo alla Chiesa Cattolica lo status di ’religione di Stato’. Il nuovo Stato Vaticano veniva totalmente esentato da tasse e dazi sulle proprie merci, ottenendo anche un risarcimento di quasi 3 miliardi delle vecchie lire (1 miliardo e 750milioni di lire in contanti ed un ulteriore miliardo di lire in titoli di stato consolidati al 5% annuo, al portatore) per i presunti ’danni’ finanziari subiti dallo Stato Pontificio.

Ma come si definisce la laicità? E’ interessante leggere il libro (’Laicità – Un percorso di riflessione’, ed. Giappichelli) del professore dell’Università di Napoli, Salvatore Prisco per farsi un’idea. “Indica – secondo il docente – un’attitudine critica del pensiero, deliberatamente “irrispettoso” del principio di autorità, in quanto tale”. E continua: “affermare che la laicità è un percorso significa sottolineare che essa non è una certezza, un ambito tematico che possa cioè mettere capo ad un punto di arrivo, ma un cammino lungo il quale si incontrano persone, problemi, scelte tecniche e prima ancora ideali e morali, da vagliare attentamente nelle loro implicazioni, ma infine da compiere”.

Mentre il docente di diritto Costituzionale Alfonso Di Giovine sul Concordato e sull’art. 7 della Costituzione Italiana si esprime con queste parole: “ancora di recente si è sottolineato quanto forti siano state le pressioni vaticane per la sua approvazione, fino a far balenare la possibilità di un referendum successivo all’approvazione della Costituzione in Assemblea costituente e che è risultato alla fine una vera mostruosità costituzionale”. E cosa ne pensa il costituzionalista del Concordato? “Esprime una logica di privilegio nei confronti di una tra le varie confessioni religiose operanti nella società. Lo Stato non deve fare nulla che favorisca o promuova qualche particolare dottrina comprensiva anziché un’altra. Anche dopo la revisione del 1984 non si saprebbe dar torto agli studiosi di area cattolica che vedono nell’ossessivo interventismo ecclesiastico negli affari pubblici italiani (quasi si volesse imporre una sorta di vincolo di mandato ecclesiale sulla politica italiana), non una violazione del Concordato, ma nient’altro che l’esercizio di un diritto contemplato nell’ordinamento italiano: effettivamente fanno parte dell’ordinamento italiano norme, che legittimano le interferenze prelatizie, quali l’art. 1, l’art. 2 e l’art. 9 del nuovo Concordato, a commento dei quali non si saprebbe trovare di meglio dell’osservazione di Dworkin secondo la quale ’poiché i cittadini di una società differiscono nelle loro concezioni, il governo non li tratta come eguali se preferisce una concezione a un’altra, o perché i funzionari la credono intrinsecamente superiore o perché sostenuta dal gruppo più numeroso e più potente”.

Per il professor Romeo Astorri dell’Università Sacro Cuore invece “la laicità non dipende da un accordo con la Santa Sede. La maggior parte degli Stati europei ha firmato dei concordati”. E cosa ne pensa dell’Ici per la Chiesa? “Non è materia pattizia. E’ una legge che non riguarda solo la Chiesa, ma tutte le Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale, ndr)”. 

da L’Indro.it di giovedì 16 Febbraio 2012, ore 16:46

http://lindro.it/Patti-Chiari-con-la-Chiesa,6527#.T0I1VIHwlB0

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