Giorno: 28 febbraio 2012

(VIDEO) SANITA’ Molise – Parla il primario Lucio Pastore

SANITA’ Molise – Parla il primario Lucio Pastore

“I Soldi sono stati spesi male”.

INTERVISTA a Lucio Pastore, primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale “Veneziale” di Isernia.

Isernia, 27 febbraio 2012

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) DR Motor – Il CONFRONTO con il sindacalista della Uilm (I Parte e II Parte)

DR Motor – Il CONFRONTO con il sindacalista della Uilm (I Parte)

Isernia, 23 febbraio 2012

“IL DISCO INCEPPATO” – LA PRIMA PARTE DEL CONFRONTO…

I Lavoratori in Sciopero della DR Motor di Macchia di Isernia chiedono spiegazioni a Donato Giuliani della Uilm Molise.

A cura di Paolo De Chiara

 

DR Motor Il CONFRONTO con la Uilm (II parte)

Isernia, 23 febbraio 2012 – LE SECONDA PARTE…

I Lavoratori in Sciopero della DR Motor di Macchia di Isernia chiedono spiegazioni a Donato Giuliani della Uilm Molise.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) DR Motor, la Firma per la Cassa Integrazione

DR Motor, la Firma per la Cassa Integrazione

Isernia, 23 febbraio 2012


LA FIRMA PER LA CASSA INTEGRAZIONE.
Intervista al segretario regionale della FIOM Molise, Giuseppe Tarantino.


E per gli stipendi? “Al momento non ci sono novità”.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) DR Motor – Parlano i Lavoratori

DR Motor – Parlano i Lavoratori

Isernia, 23 febbraio 2012
CASSA INTEGRAZIONE per 60 Lavoratori della DR Motor di Macchia d’Isernia…. arrivata “lo stesso giorno in cui i lavoratori hanno incrociato le braccia”.


INTERVISTE al sindacalista della FIOM Molise, Nicandro IANNARELLI e ai Lavoratori Dr in Sciopero: “non sappiamo più cosa fare”.

Il PRESIDIO davanti ai cancelli della Dr Motor continua…

A cura di Paolo De Chiara

Le prigioni in mano ai privati?

Una norma contenuta nel decreto liberalizzazioni apre alla gestione del sistema carcerario

Le prigioni in mano ai privati?

A lanciare l’allarme il Presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il luogo di espiazione della pena diviene luogo di lucro sia per la sua costruzione che per il suo mantenimento e viste le infiltrazioni di natura criminale proprio nel settore dell’edilizia non ci si stupirà di poter trovare associazioni a delinquere interessate a partecipare all’affare”. Queste le parole utilizzate da Teresa Mariotti, responsabile problematiche sociali dell’Idv di Viterbo. Ma cosa c’entra il ’lucro’ con le carceri italiane? Perché parlare di interesse “a partecipare all’affare” da parte delle associazioni a delinquere? A cosa si riferisce l’esponente dell’Idv di Viterbo?

Nel decreto sulle liberalizzazioni (1/2012) il Governo dei tecnici ha inserito un articolo (n. 43) che parla di ’Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie’. Con questa norma si affidano le carceri ai privati. Ecco cosa si legge nel 2° comma: “al fine di assicurare il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’investimento, al concessionario è riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell’infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia”.

Ma cosa significa? Escluse le guardie, la gestione carceraria può essere affidata a privati imprenditori. Si corre, quindi, anche il rischio che la criminalità, che detiene molta liquidità, possa partecipare all’affare. Nel terzo comma è possibile leggere: “Il concessionario nella propria offerta deve prevedere che le fondazioni di origine bancaria contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1, con il finanziamento di almeno il 20 per cento del costo di investimento”.

L’altra novità di questa norma è la partecipazione delle banche. La cosa più grave – secondo Teresa Mariotti dell’Idvè che tale decisione sia stata presa senza una minima discussione nelle aule parlamentari con una vera cessazione del potere democratico. Ci domandiamo come sia possibile che l’attuale governo, ed in generale la politica che lo sostiene, consideri il delicato sistema di espiazione delle pene come una qualsiasi altra liberalizzazione di prodotti commerciali, il tutto passato sotto il più totale silenzio. Per fortuna alcune associazioni di volontariato si stanno muovendo per dare voce a questo scandaloso modo di governare il paese”.

Una di queste è Antigone, che si occupa di diritti e di garanzie nel sistema penale. Abbiamo sentito il suo presidente Patrizio Gonnella: “l’articolo 43 cerca di dare un’ulteriore spinta verso il progetto di privatizzazione”. Che parte da lontano. Era il 2001 e già si cominciava a parlare di leasing e di project financing.E’ la Finanziaria del 2001 – spiegano dall’associazione Antigone – che introduce la possibilità che l’amministrazione penitenziaria, per l’acquisizione di nuovi istituti di pena, faccia uso della locazione finanziaria (leasing), permuta e finanza di progetto (project financing)”.

Nel 2002, con Roberto Castelli (Ministro della Giustizia) e Silvio Berlusconi ritorna il tema della privatizzazione. Fu proprio l’ex Premier a sponsorizzare “l’ottimo modello penitenziario privato cileno”. Non se ne fece nulla. Ma ecco un episodio contenuto nel dossier preparato dall’associazione Antigone: “Fu costituita da Roberto Castelli e Giulio Tremonti (Ministro dell’economia) una società, la Dike Aedifica (controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze), il cui operato ha interessato non tanto i privati quanto la magistratura. Partecipata al 95% dalla Patrimonio S.p.A, era amministrata da Vico Valassi, lombardo e amico del Ministro. Uno dei suoi consulenti, Giuseppe Magni, già sindaco leghista di Calco in provincia di Lecco, fu indagato per concorso in corruzione e istigazione alla corruzione. Alcune immagini lo riprendevano mentre si vantava di decidere lui i vincitori delle gare d’appalto. L’Espresso definì l’inchiesta come la seconda tangentopoli carceraria”.

Per Gonnella “l’interesse privato porta a non garantire la popolazione detenuta, questo è accaduto negli Stati Uniti”. Il sistema penitenziario americano è composto da carceri federali, statali e locali. Il governo federale e statale possono cedere la gestione del carcere a industrie private, pagando una retta per ogni detenuto.

I detenuti ‘privatizzati’ sono cresciuti di 20 mila unità dal 2000 a oggi. La Corrections Corporation of America (CCA) è l’azienda che ha la leadership mondiale. Secondo Antigone nelle carceri private americane le violenze sulle guardie è del 49% superiore a quanto avviene nelle carceri pubbliche e le violenze ai detenuti sono nelle carceri private del 65% in più”. In Italia, nel silenzio totale, è stato inserito nel decreto l’articolo 43.Il sistema carcerario – ha aggiunto il Presidente dell’associazione Antigone – non può essere affidato totalmente ai privati. E’ rischioso, fortemente rischioso. Ci sono ampi studi che dimostrano che questo sistema non fa risparmiare soldi. Non crea vantaggi economici, perché con il tempo, aumentando i detenuti aumenta la spesa per il pubblico. Per spendere meno bisogna intervenire sulla penalità e non sull’affidare ai privati la punizione”.

Cosa c’entrano le infiltrazioni criminali?

Queste sono preoccupazioni. Quando abbiamo lanciato la nostra opposizione all’articolo 43 abbiamo ritenuto di dover ricordare i casi di corruzione negli Stati Uniti d’America, senza dimenticare che in Italia uno dei grandi costruttori di carceri è stato il costruttore Anemone (il costruttore della ’cricca’, ndr). In Italia chi ha la liquidità? L’organizzazione mafiosa. Può esserci il rischio che l’organizzazione mafiosa costruisca e gestisca un carcere.

Voi, come associazione, vi siete opposti da subito. Come spiega il silenzio intorno a questa norma?

Questa è una norma contenuta all’interno di un decreto. Ci sono state le proteste dei farmacisti, le proteste dei tassisti, ma i detenuti non sono una corporazione. E quindi non protestano. Esiste una scarsa disponibilità a dare spazio normativo al Parlamento, i partiti sono sotto schiaffo. Quello che ricevono dal Governo è una ricetta pronta e non hanno troppa voce in capitolo. Figuriamoci su un tema così.

E voi, su un tema così, come vi state muovendo?

Abbiamo fatto la nostra protesta, siamo andati al Senato e abbiamo incontrato dei senatori. Però sappiamo anche che non è una norma particolarmente amata dal Ministero della Giustizia e dal Ministro della Giustizia. Vedremo se avrà voce in capitolo.

Chi ha voluto questa norma?

E’ stata messa dentro il decreto sviluppo dai componenti Economico e Finanziario del Governo.

Cosa chiedete al Governo Monti?

Si inizi a mettere mano a quelle leggi che producono carcerazioni inutili. Risparmieremo soldi, eviteremo carcerazioni inutili, salveremo la vita delle persone e non faremo fare affari ai soliti noti italiani.

Volete il ritiro di questa norma?

Assolutamente si.

da L’Indro.it di venerdì 24 Febbraio 2012, ore 19:32

http://lindro.it/Le-prigioni-in-mano-ai-privati,6769#.T0yycnnwlB0

A rischio il diritto di critica?

Sentenza Fiat-Rai-Formigli

A rischio il diritto di critica?

Per Martinello: “esiste un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La sentenza del tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre“. In questo modo, sul ’Corriere della Sera’, la giornalista e conduttrice di ’Report’, Milena Gabanelli, ha commentato la sentenza che ha condannato Corrado Formigli (ex collaboratore di ’Annozero’, oggi conduttore di ’Piazza Pulita’ su La7) e la Rai a un risarcimento di sette milioni di euro per un servizio poco gradito. “Adesso sappiamo – ha aggiunto la Gabanelli – che se il prodotto Fiat non vende bene è anche colpa di Annozero, di Corrado Formigli e della Rai, condannati dal tribunale di Torino a pagare un risarcimento danni esemplare“.

Il servizio andato in onda il 2 dicembre 2010 su ’Annozero’ (il programma cancellato dalla dirigenza Rai) metteva a confronto tre autovetture (una Citroen DS3 THP, una Mini Cooper S e un’Alfa Romeo Mito Quadrifoglio) e dal confronto l’auto italiana ne usciva sconfitta. Secondo Alfa Romeo e il giudice di Torino, i “risultati del test erano stati solo parzialmente illustrati”. Per le affermazioni “fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della societàla Fiat aveva chiesto un risarcimento di 20 milioni di euro. Cifra spropositata e intimidatoria. Una vera e propria punizione per lesa maestà. Scrive il giornalista Formigli sul suo profilo facebook: “Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione”. Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore del TgLa7, Enrico Mentana: “Se un’azienda può ottenere 7 milioni di risarcimento per un’inchiesta che non le piace e che ritiene lesiva, chi farà mai più le inchieste?”.

Dove finirà la libertà dei giornalisti di fare il proprio mestiere? E come si comporteranno gli editori dopo questa sentenza? Qualche esempio? Le dichiarazioni del patron di Mediapason (la società che controlla Telelombardia, una delle emittenti che trasmettono ’Servizio Pubblico’) sull’intervento di questa sera di Adriano Celentano: “Se non vedo il testo di Celentano, non lo mando in onda”. E riferendosi alla vicenda Fiat-Rai-Formigli, aggiunge: “Non possiamo rischiare risarcimenti milionari. La Rai dovrà pagare cinque milioni per aver criticato la Fiat. Io da domani dico solo che la Fiat è una grande azienda, perché chi paga alla fine sono io. Non si sa nulla dell’intervento di Celentano. Ci mandino il testo, oppure ci diano una fideiussione, altrimenti manderemo in onda Servizio Pubblico e quando ci sarà Celentano lo oscuriamo”.

Ecco gli effetti della sentenza di Torino: il bavaglio all’informazione. Per la Federazione Nazionale della Stampa: “E’ meglio che l’informazione non parli in modo critico di un’auto, soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande inserzionista pubblicitario? E’ questo l’interrogativo che suscita la sentenza con la quale la Rai e Corrado Formigli sono stati condannati, per un servizio trasmesso da ’Annozero’ nel dicembre 2010, a risarcire la Fiat versandole ben 5 milioni di euro (più i 2 che la Rai dovrà spendere per la pubblicazione della sentenza sui giornali). Sconcertante, tra l’altro, è il carico finanziario spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista”.

Abbiamo sentito Paolo Martinello, il presidente di ’Altroconsumo, l’associazione dei consumatori: “è una sentenza molto severa. Ricordo il servizio da cui è nata questa vicenda, perché anche noi facciamo test comparativi e quando li fa qualcun altro e suscitano polemiche siamo molto attenti. Sappiamo cosa vuol dire fare test comparativi e conosciamo le reazioni che i produttori hanno. Abbiamo avuto anche noi diverse cause. La cosa che stupisce è l’entità del risarcimento, la cosa più sorprendente di questa sentenza”.

In Italia esiste la cultura dei test comparativi?

In molti produttori ancora non c’è. Le grandi aziende non sono abituate a uscirne male. Al di là della metodologia, a prescindere da come è stato fatto il test, molto spesso le grandi aziende, che hanno un’immagine più forte da tutelare, attaccano alla cieca. Comunque bisogna far causa per reagire a una figuraccia all’esito del test comparativo. Poi magari la causa viene persa o magari abbandonata, a noi è capitato spesso. Se viene fuori una notizia che critica il prodotto o un’azienda si fa causa e poi si vedrà. Questo denota un po’ un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese.

Dietro a un risarcimento così esagerato è possibile vedere una forma di intimidazione?

Si. La giurisprudenza che in questi anni si è formata sui test comparativi è molto coerente con i principi che esistono in materia di attività giornalistica, perché siamo nell’ambito del diritto di critica. Il test comparativo è comunque una notizia e i giornalisti esprimono un’opinione.

Ritorniamo al caso Fiat-Rai-Formigli.

Il caso non lo conosco dal punto di vista tecnico, però è chiaro che se la prova fosse stata tecnicamente e scientificamente valida e quello che è stato censurato è il giudizio dato la cosa è preoccupante. Vuol dire che c’è un problema di censura, di intimidazione. Ma per giustificare un’entità di questa natura ci vuole anche una negligenza estremamente grave. Anche un errore grave mi pare che non possa giustificare un danno di questa entità. Pagare un danno di quel tipo porterebbe a grossi rischi di sopravvivenza. Finora con Fiat le cause le abbiamo sempre vinte, non sui test comparativi ma quando abbiamo parlato della sicurezza dei prodotti o sulle clausole contrattuali. Cose che mettevano fortemente in discussione l’immagine di Fiat.

Dopo la sentenza di Torino continuerete a fare questi test comparativi?

Ci mancherebbe, non c’è dubbio. Noi siamo stati addestrati alla scuola nord europea e non ci siamo inventati né la metodologia né la tecnica che si usa per farli. Siamo inseriti in una rete di organizzazioni europee. Però nessuno può permettersi che ci sia una magistratura, ammesso che questo sia il caso, più attenta all’immagine dei produttori, piuttosto che al diritto dei consumatori di essere informati e tutelati. Se il primo diritto prevalesse sul secondo sarebbe una cosa preoccupante per tutti.

da L’Indro.it di giovedì 23 Febbraio 2012, ore 19:49

http://lindro.it/NEMMENO-UN-ERRORE-GRAVE-PUO,6731#.T0yxaXnwlB0

’Tesseramenti? Meglio l’equilibrio politico’

La testimonianza del Senatore del Pdl Zanettin

’Tesseramenti? Meglio l’equilibrio politico’

Il segretario della Lega di Milano “non usiamo metodi democristiani”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I dati sulla campagna di adesione del Popolo della Libertà sono entusiasmanti. Oltre un milione di tesserati è un grande successo di popolo…”, “Il risultato del tesseramento del Pdl, con oltre un milione di iscritti, è semplicemente straordinario”, “La grande partecipazione avuta con il tesseramento del Pdl testimonia l’ottimo lavoro svolto in questi pochi mesi dal segretario Alfano insieme a tutto il gruppo dirigente del partito”. Ecco, in ordine di intervento, alcuni commenti di Giorgia Meloni (ex Ministro della Gioventù), Maurizio Lupi (deputato) e Raffaele Fitto (ex Ministro per i rapporti con le Regioni) sul tesseramento del Pdl. Dopo il facile entusiasmo per le vagonate di tessere, sono arrivati gli scandali e le inchieste. La procura di Vicenza ha aperto un’indagine su un giro di tessere fasulle del Pdl. Ma lo scandalo delle tessere fasulle non è scoppiato solo nel Nord Italia.

E’ l’ex Ministro della Cultura, Giancarlo Galan (PdL) ad affermare su ’La Stampa’:Non prendiamoci in giro: a che cosa serve la tessera? Gestire le tessere serve per gestire il potere, a tutti i livelli. Arriva uno con cento tessere, tratta e porta a casa un posto nella municipalizzata”.

A Bari sono state trovate 139 tessere intestate a persone domiciliate tutte nello stesso indirizzo (in un sottoscala), a Vicenza risultano iscritti al Pdl tutti i soci di un’associazione venatoria, migliaia di tessere sono false o riportano i dati di persone che non hanno mai fatto parte del partito. In molti casi risultano militanti della Lega Nord. Il caso Campania è il più fantasioso. Per trasportare le 120mila tessere a Roma, i dirigenti del Pdl hanno dovuto utilizzare un pulmino, mentre parte degli iscritti di Modena (240 tessere) risultano residenti in provincia di Caserta. In provincia di Salerno (25mila tessere sottoscritte) sono stati tesserati anche i minorenni, a loro insaputa. I pm stanno anche passando sotto la lente i 4500 tesseramenti fatti nel territorio tra Scafati, Nocera Inferiore e Pagani, territorio sotto l’influenza del clan camorristico D’Auria-Frezza-Petrosino. Per adesso gli indagati sono una decina.

Questi sono alcuni esempi del ’successo’ e dell’’entusiasmo’ per la campagna tesseramenti, in vista dei congressi. Ma la questione non riguarda solo il Pdl. Ci sono altri esempi negativi. Scrive il giornale ’La Sicilia’: “Il tesseramento – secondo Ribilotta, vicesindaco di Piazza Armerina ed esponente del Pd in Sicilia – è stato commissariato perché l’ultimo giorno utile Ferrara (il segretario, ndr) si è presentato con un pacchetto di circa 200 tessere. Ferrara ha aspettato l’ultimo giorno, si è informato su quante tessere avevamo noi e ne ha portato un numero maggiore senza presentare neanche un elenco dettagliato dei tesserati”.

La questione dei tesseramenti investe molti partiti ed è una pratica vecchia. Nel 2008 si poteva leggere sulla ’Gazzetta del Mezzogiorno’: “Sono state recapitate nei giorni scorsi ad ignari sottoscrittori una serie di tessere di iscrizione al partito politico dell’Udc, con tanto di lettera di benvenuto nel partito a firma del dirigente organizzativo nazionale. Tessere che gli interessati, per lo più giovani, a quanto pare non hanno mai richiesto, non avendo mai firmato alcuna adesione al partito né tantomeno versato la relativa quota prevista”. È troppo importante, per alcuni iscritti, avere un ’pacchetto’ di voti per ’contare di più’ durante i congressi e per puntare a gestire una macchina di consensi come un partito politico.

Ma come funziona? Dove si fa il tesseramento? In teoria ogni cittadino (interessato) dovrebbe recarsi nella sede del partito (con un documento d’identità) per compilare un modulo, firmarlo e farsi consegnare la tessera. Si versa la quota che, a seconda dei partiti, parte da 10 euro per arrivare ad un contributo volontario. È possibile farlo anche su internet, compilando i vari campi richiesti per essere poi ricontattati dalla ’struttura territoriale competente’. Le tessere vengono utilizzate per individuare il segretario, il gruppo dirigente e per costituire le correnti interne. Chi ha il controllo delle tessere comanda e gestisce. Dal Nord al Sud del Paese continuano ad emergere forti anomalie.

Per il segretario provinciale della Lega a Milano, Igor Iezzi: queste cose succedono quando la gente pesa in base al numero delle tessere. Nella Lega non succede perché noi abbiamo due tipi di tessera: quella del sostenitore e quella del militante. Il sostenitore per diventare militante deve farsi un anno di movimento. Abbiamo una sorta di selezione interna. Per intenderci, l’infiltrato della camorra se vuole contare qualcosa in Lega deve diventare militante e per un anno, teoricamente, deve frequentare la sezione della lega, mettere fuori i volantini, i manifesti. Le cose son due: il camorrista si rompe i coglioni di dar via per un anno i volantini della Lega o gli altri militanti della Lega si accorgono che è un camorrista. Noi abbiamo questo sistema che impedisce di fare dei tesserati in stile democrazia cristiana, come fanno gli altri partiti”.

Abbiamo sentito anche il Senatore del PdL Pierantonio Zanettin, vice-coordinatore del PdL a Vicenza, dove è scoppiato uno degli scandali delle tessere fasulle: “come sempre ci sono due gruppi, io faccio parte e rappresento il gruppo che non ha fatto queste cose e che ritiene di essere stato danneggiato da chi ha fatto queste cose”.

Ma che ha fatto l’altro gruppo?

Abbiamo scoperto un aumento straordinario di tesserati. Da 2500 tesserati del 2010, ci siamo ritrovati con 16 mila tesserati nel 2011. Ma questo ci può stare nel momento in cui c’è una stagione congressuale. La cosa che ci ha imbarazzato fortemente è che è stato verificato che circa metà di queste tessere erano incomplete, non erano state accompagnate da fotocopia del documento d’identità. Abbiamo scoperto che migliaia delle persone che erano in queste condizioni non erano consapevoli di essere iscritte al partito, molte erano iscritte ad altri partiti e molte erano nostre amiche che avevano sempre rifiutato di iscriversi. Questo ci ha creato un grossissimo imbarazzo.

E il gruppo ’delle tessere fasulle’ che fine ha fatto?

Sono quelli che comandano. La responsabilità politica, l’ho detto al congresso, riteniamo tutti essere dell’onorevole Sergio Perlato. Abbiamo fatto un accordo in base al quale lui faceva il coordinatore provinciale e io facevo il vice. E con questo si ritiene la situazione chiusa.

Chi ha preso questa decisione?

Il partito nazionale ha suggerito ai contendenti di trovare un accordo politico che è stato trovato. Il coordinamento cittadino è spettato alla mia componente. C’è stato un equilibrio politico.

A parte gli equilibri, Lei come giudica questo modo di fare politica?

Lo critico, perché credo che ci sono altri modi per fare il tesseramento.

Lei, quindi, pensa che una situazione del genere si possa sanare con un compromesso politico?

Prima di questo accordo politico avevo suggerito un commissariamento (come avvenuto a Modena, ndr), un rinvio del congresso, una bonifica dei tesseramenti per ripartire tra qualche mese. Il sistema nazionale ha preferito raggiungere un equilibrio politico.

A chi si riferisce quando dice ’il sistema nazionale’?

Verdini, La Russa, Lupi e i collaboratori del segretario Alfano.

da L’Indro.it di martedì 21 Febbraio 2012, ore 19:36

http://lindro.it/TESSERAMENTI-MEGLIO-L-EQUILIBRIO,6668#.T0ytzHnwlB0

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