Paolo De Chiara

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A rischio il diritto di critica?

Sentenza Fiat-Rai-Formigli

A rischio il diritto di critica?

Per Martinello: “esiste un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La sentenza del tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre“. In questo modo, sul ’Corriere della Sera’, la giornalista e conduttrice di ’Report’, Milena Gabanelli, ha commentato la sentenza che ha condannato Corrado Formigli (ex collaboratore di ’Annozero’, oggi conduttore di ’Piazza Pulita’ su La7) e la Rai a un risarcimento di sette milioni di euro per un servizio poco gradito. “Adesso sappiamo – ha aggiunto la Gabanelli – che se il prodotto Fiat non vende bene è anche colpa di Annozero, di Corrado Formigli e della Rai, condannati dal tribunale di Torino a pagare un risarcimento danni esemplare“.

Il servizio andato in onda il 2 dicembre 2010 su ’Annozero’ (il programma cancellato dalla dirigenza Rai) metteva a confronto tre autovetture (una Citroen DS3 THP, una Mini Cooper S e un’Alfa Romeo Mito Quadrifoglio) e dal confronto l’auto italiana ne usciva sconfitta. Secondo Alfa Romeo e il giudice di Torino, i “risultati del test erano stati solo parzialmente illustrati”. Per le affermazioni “fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della societàla Fiat aveva chiesto un risarcimento di 20 milioni di euro. Cifra spropositata e intimidatoria. Una vera e propria punizione per lesa maestà. Scrive il giornalista Formigli sul suo profilo facebook: “Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione”. Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore del TgLa7, Enrico Mentana: “Se un’azienda può ottenere 7 milioni di risarcimento per un’inchiesta che non le piace e che ritiene lesiva, chi farà mai più le inchieste?”.

Dove finirà la libertà dei giornalisti di fare il proprio mestiere? E come si comporteranno gli editori dopo questa sentenza? Qualche esempio? Le dichiarazioni del patron di Mediapason (la società che controlla Telelombardia, una delle emittenti che trasmettono ’Servizio Pubblico’) sull’intervento di questa sera di Adriano Celentano: “Se non vedo il testo di Celentano, non lo mando in onda”. E riferendosi alla vicenda Fiat-Rai-Formigli, aggiunge: “Non possiamo rischiare risarcimenti milionari. La Rai dovrà pagare cinque milioni per aver criticato la Fiat. Io da domani dico solo che la Fiat è una grande azienda, perché chi paga alla fine sono io. Non si sa nulla dell’intervento di Celentano. Ci mandino il testo, oppure ci diano una fideiussione, altrimenti manderemo in onda Servizio Pubblico e quando ci sarà Celentano lo oscuriamo”.

Ecco gli effetti della sentenza di Torino: il bavaglio all’informazione. Per la Federazione Nazionale della Stampa: “E’ meglio che l’informazione non parli in modo critico di un’auto, soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande inserzionista pubblicitario? E’ questo l’interrogativo che suscita la sentenza con la quale la Rai e Corrado Formigli sono stati condannati, per un servizio trasmesso da ’Annozero’ nel dicembre 2010, a risarcire la Fiat versandole ben 5 milioni di euro (più i 2 che la Rai dovrà spendere per la pubblicazione della sentenza sui giornali). Sconcertante, tra l’altro, è il carico finanziario spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista”.

Abbiamo sentito Paolo Martinello, il presidente di ’Altroconsumo, l’associazione dei consumatori: “è una sentenza molto severa. Ricordo il servizio da cui è nata questa vicenda, perché anche noi facciamo test comparativi e quando li fa qualcun altro e suscitano polemiche siamo molto attenti. Sappiamo cosa vuol dire fare test comparativi e conosciamo le reazioni che i produttori hanno. Abbiamo avuto anche noi diverse cause. La cosa che stupisce è l’entità del risarcimento, la cosa più sorprendente di questa sentenza”.

In Italia esiste la cultura dei test comparativi?

In molti produttori ancora non c’è. Le grandi aziende non sono abituate a uscirne male. Al di là della metodologia, a prescindere da come è stato fatto il test, molto spesso le grandi aziende, che hanno un’immagine più forte da tutelare, attaccano alla cieca. Comunque bisogna far causa per reagire a una figuraccia all’esito del test comparativo. Poi magari la causa viene persa o magari abbandonata, a noi è capitato spesso. Se viene fuori una notizia che critica il prodotto o un’azienda si fa causa e poi si vedrà. Questo denota un po’ un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese.

Dietro a un risarcimento così esagerato è possibile vedere una forma di intimidazione?

Si. La giurisprudenza che in questi anni si è formata sui test comparativi è molto coerente con i principi che esistono in materia di attività giornalistica, perché siamo nell’ambito del diritto di critica. Il test comparativo è comunque una notizia e i giornalisti esprimono un’opinione.

Ritorniamo al caso Fiat-Rai-Formigli.

Il caso non lo conosco dal punto di vista tecnico, però è chiaro che se la prova fosse stata tecnicamente e scientificamente valida e quello che è stato censurato è il giudizio dato la cosa è preoccupante. Vuol dire che c’è un problema di censura, di intimidazione. Ma per giustificare un’entità di questa natura ci vuole anche una negligenza estremamente grave. Anche un errore grave mi pare che non possa giustificare un danno di questa entità. Pagare un danno di quel tipo porterebbe a grossi rischi di sopravvivenza. Finora con Fiat le cause le abbiamo sempre vinte, non sui test comparativi ma quando abbiamo parlato della sicurezza dei prodotti o sulle clausole contrattuali. Cose che mettevano fortemente in discussione l’immagine di Fiat.

Dopo la sentenza di Torino continuerete a fare questi test comparativi?

Ci mancherebbe, non c’è dubbio. Noi siamo stati addestrati alla scuola nord europea e non ci siamo inventati né la metodologia né la tecnica che si usa per farli. Siamo inseriti in una rete di organizzazioni europee. Però nessuno può permettersi che ci sia una magistratura, ammesso che questo sia il caso, più attenta all’immagine dei produttori, piuttosto che al diritto dei consumatori di essere informati e tutelati. Se il primo diritto prevalesse sul secondo sarebbe una cosa preoccupante per tutti.

da L’Indro.it di giovedì 23 Febbraio 2012, ore 19:49

http://lindro.it/NEMMENO-UN-ERRORE-GRAVE-PUO,6731#.T0yxaXnwlB0


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