Paolo De Chiara

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Le prigioni in mano ai privati?

Una norma contenuta nel decreto liberalizzazioni apre alla gestione del sistema carcerario

Le prigioni in mano ai privati?

A lanciare l’allarme il Presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il luogo di espiazione della pena diviene luogo di lucro sia per la sua costruzione che per il suo mantenimento e viste le infiltrazioni di natura criminale proprio nel settore dell’edilizia non ci si stupirà di poter trovare associazioni a delinquere interessate a partecipare all’affare”. Queste le parole utilizzate da Teresa Mariotti, responsabile problematiche sociali dell’Idv di Viterbo. Ma cosa c’entra il ’lucro’ con le carceri italiane? Perché parlare di interesse “a partecipare all’affare” da parte delle associazioni a delinquere? A cosa si riferisce l’esponente dell’Idv di Viterbo?

Nel decreto sulle liberalizzazioni (1/2012) il Governo dei tecnici ha inserito un articolo (n. 43) che parla di ’Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie’. Con questa norma si affidano le carceri ai privati. Ecco cosa si legge nel 2° comma: “al fine di assicurare il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’investimento, al concessionario è riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell’infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia”.

Ma cosa significa? Escluse le guardie, la gestione carceraria può essere affidata a privati imprenditori. Si corre, quindi, anche il rischio che la criminalità, che detiene molta liquidità, possa partecipare all’affare. Nel terzo comma è possibile leggere: “Il concessionario nella propria offerta deve prevedere che le fondazioni di origine bancaria contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1, con il finanziamento di almeno il 20 per cento del costo di investimento”.

L’altra novità di questa norma è la partecipazione delle banche. La cosa più grave – secondo Teresa Mariotti dell’Idvè che tale decisione sia stata presa senza una minima discussione nelle aule parlamentari con una vera cessazione del potere democratico. Ci domandiamo come sia possibile che l’attuale governo, ed in generale la politica che lo sostiene, consideri il delicato sistema di espiazione delle pene come una qualsiasi altra liberalizzazione di prodotti commerciali, il tutto passato sotto il più totale silenzio. Per fortuna alcune associazioni di volontariato si stanno muovendo per dare voce a questo scandaloso modo di governare il paese”.

Una di queste è Antigone, che si occupa di diritti e di garanzie nel sistema penale. Abbiamo sentito il suo presidente Patrizio Gonnella: “l’articolo 43 cerca di dare un’ulteriore spinta verso il progetto di privatizzazione”. Che parte da lontano. Era il 2001 e già si cominciava a parlare di leasing e di project financing.E’ la Finanziaria del 2001 – spiegano dall’associazione Antigone – che introduce la possibilità che l’amministrazione penitenziaria, per l’acquisizione di nuovi istituti di pena, faccia uso della locazione finanziaria (leasing), permuta e finanza di progetto (project financing)”.

Nel 2002, con Roberto Castelli (Ministro della Giustizia) e Silvio Berlusconi ritorna il tema della privatizzazione. Fu proprio l’ex Premier a sponsorizzare “l’ottimo modello penitenziario privato cileno”. Non se ne fece nulla. Ma ecco un episodio contenuto nel dossier preparato dall’associazione Antigone: “Fu costituita da Roberto Castelli e Giulio Tremonti (Ministro dell’economia) una società, la Dike Aedifica (controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze), il cui operato ha interessato non tanto i privati quanto la magistratura. Partecipata al 95% dalla Patrimonio S.p.A, era amministrata da Vico Valassi, lombardo e amico del Ministro. Uno dei suoi consulenti, Giuseppe Magni, già sindaco leghista di Calco in provincia di Lecco, fu indagato per concorso in corruzione e istigazione alla corruzione. Alcune immagini lo riprendevano mentre si vantava di decidere lui i vincitori delle gare d’appalto. L’Espresso definì l’inchiesta come la seconda tangentopoli carceraria”.

Per Gonnella “l’interesse privato porta a non garantire la popolazione detenuta, questo è accaduto negli Stati Uniti”. Il sistema penitenziario americano è composto da carceri federali, statali e locali. Il governo federale e statale possono cedere la gestione del carcere a industrie private, pagando una retta per ogni detenuto.

I detenuti ‘privatizzati’ sono cresciuti di 20 mila unità dal 2000 a oggi. La Corrections Corporation of America (CCA) è l’azienda che ha la leadership mondiale. Secondo Antigone nelle carceri private americane le violenze sulle guardie è del 49% superiore a quanto avviene nelle carceri pubbliche e le violenze ai detenuti sono nelle carceri private del 65% in più”. In Italia, nel silenzio totale, è stato inserito nel decreto l’articolo 43.Il sistema carcerario – ha aggiunto il Presidente dell’associazione Antigone – non può essere affidato totalmente ai privati. E’ rischioso, fortemente rischioso. Ci sono ampi studi che dimostrano che questo sistema non fa risparmiare soldi. Non crea vantaggi economici, perché con il tempo, aumentando i detenuti aumenta la spesa per il pubblico. Per spendere meno bisogna intervenire sulla penalità e non sull’affidare ai privati la punizione”.

Cosa c’entrano le infiltrazioni criminali?

Queste sono preoccupazioni. Quando abbiamo lanciato la nostra opposizione all’articolo 43 abbiamo ritenuto di dover ricordare i casi di corruzione negli Stati Uniti d’America, senza dimenticare che in Italia uno dei grandi costruttori di carceri è stato il costruttore Anemone (il costruttore della ’cricca’, ndr). In Italia chi ha la liquidità? L’organizzazione mafiosa. Può esserci il rischio che l’organizzazione mafiosa costruisca e gestisca un carcere.

Voi, come associazione, vi siete opposti da subito. Come spiega il silenzio intorno a questa norma?

Questa è una norma contenuta all’interno di un decreto. Ci sono state le proteste dei farmacisti, le proteste dei tassisti, ma i detenuti non sono una corporazione. E quindi non protestano. Esiste una scarsa disponibilità a dare spazio normativo al Parlamento, i partiti sono sotto schiaffo. Quello che ricevono dal Governo è una ricetta pronta e non hanno troppa voce in capitolo. Figuriamoci su un tema così.

E voi, su un tema così, come vi state muovendo?

Abbiamo fatto la nostra protesta, siamo andati al Senato e abbiamo incontrato dei senatori. Però sappiamo anche che non è una norma particolarmente amata dal Ministero della Giustizia e dal Ministro della Giustizia. Vedremo se avrà voce in capitolo.

Chi ha voluto questa norma?

E’ stata messa dentro il decreto sviluppo dai componenti Economico e Finanziario del Governo.

Cosa chiedete al Governo Monti?

Si inizi a mettere mano a quelle leggi che producono carcerazioni inutili. Risparmieremo soldi, eviteremo carcerazioni inutili, salveremo la vita delle persone e non faremo fare affari ai soliti noti italiani.

Volete il ritiro di questa norma?

Assolutamente si.

da L’Indro.it di venerdì 24 Febbraio 2012, ore 19:32

http://lindro.it/Le-prigioni-in-mano-ai-privati,6769#.T0yycnnwlB0


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