Paolo De Chiara

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Chi è il vero lobbista

Intervista a Gianluca Sgueo sui gruppi di potere in Italia

Chi è il vero lobbista

Il giornalista: “In Italia mancano una legge e un registro che facilitino la trasparenza”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il lobbista mi fa capire in tre minuti quello che un mio collaboratore mi spiega in tre giorni”. Questa la definizione dell’ex presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Ma cosa accade in Italia? Con le liberalizzazioni del governo Monti si sta riaccendendo il dibattito intorno alle lobby.

Per Pierferdinando Casini: l’assedio delle lobby e delle corporazioni è quasi indecente”, mentre per Renato Schifani: “il Senato rafforzerà il provvedimento con interventi che liberalizzeranno di più il mercato, difendendosi da pressioni di lobby e corporazioni”. Anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani è intervenuto sulla questione: “i partiti non sono ostaggio delle lobby” e per Antonio Di Pietro: “neanche sotto il governo Berlusconi si era verificata una tale invasione di lobbisti all’interno del Parlamento. Si tratta di persone che per mestiere stanno dentro al Parlamento, dietro le porte delle Commissioni con i bigliettini, per dire ai parlamentari come devono fare questo emendamento o questa legge, in modo che le singole corporazioni e i poteri forti restino sempre al loro posto”.

Ma chi sono questi lobbisti e cosa fanno le lobby?Leggere la rassegna stampa di questi giorni è sconfortante – secondo Fabio Bistoncini, autore del libro ’Vent’anni da sporco lobbista’Casini, Di Pietro, Bersani, Schifani, tutti a tuonare contro i lobbisti che assediano, anche fisicamente, la Commissione Industria del Senato, impegnata a discutere il decreto liberalizzazioni. La colpa è anche di noi lobbisti. Molti dei miei colleghi, evidentemente, trovano indispensabile, per dimostrare la propria esistenza, bivaccare per ore davanti le Commissioni”.

Su ’Il Fatto Quotidiano’, Marco Simeon, il direttore di Rai Vaticano e responsabile relazioni istituzionali e internazionali di viale Mazzini risponde così a una domanda su Luigi Bisignani: É un occhio informato su tutto ciò che avviene in Italia e io lo ascoltavo per capire il nostro Paese”. Lo stesso Bisignani che ha patteggiato una condanna a un anno e 7 mesi di carcere e che aveva ottimi rapporti con Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Denis Verdini, Angelo Balducci, Guido Bertolaso, Pier Francesco Guarguaglini, Cesare Geronzi, Paolo Scaroni e tanti altri. Molti lo ricordano per la maxi tangente Enimont, ma non c’è solo quello.

Le cronache degli ultimi giorni – secondo Antonio Campanti, Centro Studi Tocqueville-Acton – hanno riportato in prima pagina una parola che, utilizzata nei modi più disparati, periodicamente riappare carica del suo alone di mistero e, spesso, di negatività: lobbying. Da anni, in Italia, l’attività svolta dalle lobby viene derubricata a tutto quell’insieme di attività, di interessi, di pressioni che hanno come obiettivo quello di bloccare propositi di innovazione, affievolire aneliti di liberalizzazione nella gestione dei servizi, impedire l’approvazione in sede legislativa di provvedimenti che potrebbero colpire rendite salde e influenti. In realtà, la confusione in questo campo è tanta: non solo per la facilità con la quale si utilizzano parole come lobby, gruppi di pressione, gruppi di interesse, minoranze oligarchie e così via, ma per un mancato sforzo di regolazione delle attività di lobbying.

Nel libro ’Alta Pressione – perché in Italia è difficile regolare le lobby’, Francesco Galietti afferma che tale regolamentazione appare una necessità, ma deve essere fatta bene. Secondo Open Gate (società specializzata in attività di public affairs), risultano accreditati in Italia 1793 lobbisti sui 4352 al lavoro nell’ambito europarlamentare. In Italia il mercato del lobbying conta su un giro d’affari di 150 milioni di euro, negli Stati Uniti si aggira intorno ai 3 miliardi.

Abbiamo intervistato Gianluca Sgueo, autore del libro ’Lobbying e lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale (Ed. Enea) e siamo partiti proprio dalle affermazioni dei rappresentanti politici e delle pressioni delle lobby: “le persone citate fanno riferimento a lobby come una sorta di concetto negativo. Non dicono una cosa sbagliata, stanno descrivendo quello che avviene in riferimento a tutte le tipologie di atti normativi. Che cosa significa? Il governo prende una decisione e i gruppi di interesse, in questo caso le varie associazioni, fanno pressioni affinchè quella norma consideri anche le loro esigenze. La pressione, se vogliamo chiamarla così, è una cosa lecita in una democrazia. Ma dire che le lobby fanno pressione è come a dire che fanno una cosa sbagliata, una cosa illegittima. In una democrazia qualunque gruppo di interesse tende a portare acqua al proprio mulino”.

In un’intervista a ’Il Fatto’, Simeon indica Luigi Bisignani come ’lobbista’. Lei cosa ne pensa?

Non mi trovo d’accordo con la frase che descrive Bisignani come lobbista. In Italia non c’è una legge sul lobbismo, non esiste alcuna regolazione della materia. Questo produce due effetti, entrambi negativi: il primo è che personaggi che lobbisti non sono, ma che semplicemente hanno molti contatti e vengono accreditati come lobbisti, portando in cattiva luce la categoria. Se fosse vero quello che è stato scoperto finora non potrei dire che Bisignani è un lobbista, ma una persona con molti contatti e che cura degli interessi non professionali.

Il secondo effetto negativo?

Quelli che sono lobbisti veri, professionisti che studiano la materia, e che tentano di intervenire a favore dei propri clienti sui decisori pubblici ne risentono negativamente. Perché se uno dice ‘faccio il lobbista’ è come se dicesse ‘faccio il criminale’. Ma ovviamente non è così.

Da un Rapporto dell’Open Gate Italia è possibile leggere dei numeri e fare un confronto con altri Stati.

Open Gate è una società molto seria, è uno studio che hanno fatto con grande attenzione. Ma proprio perché manca una legge e manca un registro non abbiamo numeri precisi e non sappiamo in Italia quante persone facciano, a tempo pieno, questa attività, quanti s’improvvisino lobbisti, quanti non lo sono e si fanno chiamare lobbisti. La stessa cosa vale per il volume d’affari. In altri Paesi questa cosa non accade.

Perché in Italia non esiste né una legge né un registro?

E’ un bel paradosso. Mentre scrivevo il libro ho chiesto la stessa cosa a tantissimi lobbisti. Forse perché una legge porta dei vincoli molto stringenti e, non generalizzo, immagino pure che ci siano molte persone che fanno questo lavoro a cui fa comodo non avere una legge.

Qual è il futuro delle lobby in Italia?

Due scenari: quello della persona ottimista è un futuro, diciamo, simile a quello degli altri Paesi, in particolare gli Stati Uniti o dell’Unione Europea. Una regolazione che dica chi fa il lobbista, che caratteristiche deve avere, quali obblighi ha e questo va a vantaggio di tutti. Bisogna considerare anche un secondo scenario, che non è futuro ma presente. Un Paese democratico che non è capace di rendere trasparente le procedure decisionali. Un sistema dove avremo sempre dei personaggi che escono fuori e che fanno male ai lobbisti, ai politici e alla democrazia. Perché non aiutano la trasparenza.

da L’Indro.it di martedì 28 Febbraio 2012, ore 19:07

http://lindro.it/Chi-e-il-vero-lobbista,6854#.T0-TdHnwlB0


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