Giorno: 10 marzo 2012

Dr Motor, una voce dall’interno

Parla per la prima volta un impiegato dello stabilimento di Macchia d’Isernia

Dr Motor, una voce dall’interno

“Ci sono pochi soldi, l’azienda non ci dà notizie. Aspettiamo Termini”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“La situazione è quella che si sente in giro. Purtroppo non ci sono soldi e, ovviamente, siamo messi male. Stiamo aspettando”. Per la prima volta parla un impiegato della Dr Motor di Macchia di Isernia. Sino ad ora si erano registrate le lecite proteste degli operai, i loro presidi, le parole del sindacalista della Fiom licenziato. Mai, però, una voce diversa. L’abbiamo raccolta, in forma anonima (per proteggerla da eventuali “decisioni” aziendali), per unirla a quelle degli operai, della Fiom, dei lavoratori di Termini Imerese e del segretario della Fiom dello stabilimento siciliano.

Ma perché ritorna sempre l’ex stabilimento Fiat? Perché si continua ad associare l’acquisizione di Termini Imerese con i mancati pagamenti delle retribuzioni in Molise? E’ lo stesso impiegato a rispondere: “restiamo sempre in attesa di questo incontro definitivo per il destino dell’azienda molisana”. Cosa prevedo? L’azienda si deve ridimensionare o ingrandire”. Per il segretario regionale della Fiom Molise, Giuseppe Tarantino: “gli stipendi continuano ad essere fermi, è stato pagato solo novembre. Non abbiamo avuto risposte alle nostre richieste, ovvero conoscere il piano industriale. Un conto è sentire rassicurazioni, un conto è leggere i piani, per ragionare concretamente”. Per l’impiegato molisano “stiamo aspettando la buona notizia da giù  (Termini Imerese, ndr). Tutto è legato a quella decisione”.

Agli operai della Dr è stato pagato la mensilità novembre. Voi a che punto siete?

Siamo fermi ad agosto. Chi agosto, chi luglio, chi con qualche acconto in più e chi con qualche acconto in meno. Siamo indietro due o tre stipendi rispetto agli operai. Hanno privilegiato loro per mandare avanti la produzione.

Non è che hanno privilegiato loro perché hanno deciso di scioperare e di rivendicare i loro diritti?

Sicuramente anche questo. A mio avviso però hanno fatto una grande stronzata.

Perchè dice che gli operai hanno fatto “una grande stronzata”?

Uno che sta combinato così, che sta alla fine di una trattativa e ti metti a fare un casino del genere metti solo i bastoni tra le ruote. Hanno pure ottenuto qualcosa in più, ma secondo me se ci sta una buona prospettiva laggiù, mi auguro di sbagliarmi, sicuramente si è rallentato un po’ tutto. Un casino del genere ti rallenta tutto. Speriamo bene che vada avanti, ma hanno sbagliato modi e tempi.

Ma cosa c’entra Termini Imerese con i pagamenti in Molise? Se una persona lavora deve essere pagata, lei non crede?

E’ tutto un discorso globale.

E qual è il discorso globale?

Con i nostri piccoli numeri, evidentemente, non ce la facciamo più ad andare avanti. Secondo me è tutto collegato con quella situazione. Effettivamente stiamo in grosse difficoltà economiche e, quindi, non è che non ci pagano per sport.

Se la trattativa di Termini Imerese andrà in porto, secondo Lei, lo stabilimento di Macchia d’Isernia continuerà la sua attività?

Secondo me, si. A Macchia comunque fanno produzione della DR1, quelle piccoline, e quindi va avanti. Ma, onestamente, non siamo a conoscenza dei progetti e di quello che vuole fare in Sicilia l’azienda.

Non vi pagano e non siete informati.

Non conosciamo il programma dettagliato. Sappiamo quello che leggiamo sui giornali locali.

Ma la Dr come giustifica il mancato pagamento?

Ci dicono: ‘stiamo temporeggiano, un po’ di pazienza, stiamo risolvendo un po’ di problemi’. Chi sta dentro li vede i problemi. E’ inutile fare pressioni per avere i soldi, perchè ti rispondono ‘i soldi dove li prendo?’.

La vostra pazienza fino a quando potrà durare?

Penso che siamo alla fine. Credo che anche in Sicilia qualcosa si deve sapere, tra marzo e aprile se qualcosa si deve fare si farà. Se gli dicono di no amen e si rivolterà tutto da noi e vedremo quello che si potrà fare.

Secondo l’azienda: “l’acquisizione dello stabilimento siciliano è necessaria per la sopravvivenza”. Se salta Termini Imerese salta pure Macchia?

E’ tutta una questione di numeri e di soldi. L’ho sentita anche io questa frase del responsabile comunicazione della Dr: “Se salta là, la botta forte si prende pure qua”. Purtroppo serve quella boccata d’ossigeno, ci vuole una bella iniezione di soldi per riprendere un po’ tutto. Al momento se si va presso una banca a chiedere 10milioni, rispondono di no perché già ne avanzano troppi. In piccolo è quello che succede a me: se faccio richiesta per qualche finanziamento non mi da niente nessuno perché non pago una rata da cinque mesi.

Quali sono i problemi che voi toccate con mano quotidianamente?

Mancano le risorse economiche, si acquista poco e si vende poco. E’ tutta una catena.

Gli operai hanno problemi di stipendi, voi avete problemi di stipendi. Ma questi problemi sono gli stessi anche per i dirigenti?

Credo che anche per loro la situazione sia uguale. Non prende niente nessuno anzi, da quello che so, qualche dirigente sta pure più indietro di noi. Però prendendo di più e stando in una situazione economica più privilegiata si possono permettere di aspettare qualche mese in più. Noi poveri cristi che guadagniamo poco, stiamo tutti con le spalle al muro.

Ritorniamo sulla posizione della Fiom, l’unico sindacato che ha appoggiato gli operai.

Sono stati sbagliati i modi e i tempi. Punto e basta.

Se la sente di dire qualcosa sull’operaio della Fiom licenziato dalla Dr?

Non so perché è stato licenziato. Ho sentito che è iscritto al sindacato, però non conosco la motivazione.

da L’Indro.it di giovedì 8 Marzo 2012, ore 18:09

http://lindro.it/Dr-Motor-una-voce-dall-interno,7119#.T1sznXnwlB0

Dal web una tassa per gli editori

La proposta di legge dalla Germania

Dal web una tassa per gli editori

Parla l’esperto di marketing Pier Luca Santoro “Si tratta di una follia. L’editoria non guadagnano a cerca di attaccarsi dove può”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Temo che una regolamentazione simile possa frenare la diffusione di internet, perché porta a costi aggiuntivi e situazioni conflittuali. Invece di preoccuparsi di nuove leggi, l’editoria tedesca dovrebbe cercare di cooperare con Google per trovare insieme nuovi modelli di business”. Queste le parole utilizzate dal presidente esecutivo di Google, Eric Schmidt. Il suo ragionamento ruota intorno alla possibile ’tassa’ che i siti commerciali (i motori di ricerca e gli aggregatori di notizie come Google News) dovranno pagare in Germania agli editori “per diffondere online – si legge su ‘Il Fatto Quotidiano’ – i loro articoli”.

Sempre su ‘Il Fatto’ è possibile apprendere la soddisfazione delle associazioni tedesche dei quotidiani e delle riviste. “E’ irrinunciabile per proteggere in modo efficace il lavoro comune dei giornalisti e degli editori”. Per molti, dal vertice tedesco di domenica, è uscita una regolamentazione di fatto contraria alla libertà di informazione sul web. Non mancano le proteste e gli attacchi frontali alla norma tedesca, soprattutto a rimprovero della non completezza nel provvedimento.

Non si capisce bene cosa accade quando un articolo viene postato su facebook o su twitter. E per i blog? Che succede quando vengono inserite le fonti dei contenuti online? Per gli editori che si appellano ai diritti d’autore la norma è fondamentale. .

E’ da diversi anni che in Germani si ragiona intorno a questa proposta. Nel 2009 la tassa sul web veniva vista come un aiuto all’editoria. Anche in Francia si sono registrate, in passato, proposte simili. “Gli studi sui differenti dispositivi mobili – secondo Marc Feuillèe, direttore generale del ’Figaro’ – evidenziano che una delle principali attività degli utenti è leggere le notizie del giorno. La stampa è la principale fonte di informazione in rete, ha investito nel digitale, mutando anche le proprie abitudini di lavoro. Oggi si può dire che ha vinto la battaglia dell’audience”.

E in Italia? Nel 2010 Carlo Malinconico, Presidente della federazione italiana degli editori, aveva innescato le prime polemiche, con la ‘mini tassa’, per chi naviga e si avvale dei contenuti editoriali presenti in rete. Un prelievo – secondo Malinconico – di entità modesta, dal costo di un caffè al mese o giù di lì, per realizzare una dote di risorse che possa essere d’aiuto in questo frangente”. Secondo il blogger Pier Luca Santoro (’Giornalaio’), esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence la regolamentazione tedesca “è una pazzia da ogni punto di vista”.

Perché è una pazzia?

Sappiamo perfettamente che gli editori fanno a gara, anzi lasciano qualche mazzetta, per comparire su Google News. Per essere in evidenza. Non sarà un caso che diversi quotidiani nazionali sono sempre, all’80% delle presenze su Google News. Immaginare che al contrario Google deve dare qualcosa a un quotidiano tedesco è una pazzia da ogni punto di vista. Oltretutto, è una cosa che già era venuta fuori nel 2009 e che adesso la rispolverano. Speriamo che faccia la stessa fine del 2009.

E’ possibile trovare delle similitudini con la proposta francese?

In Germania, in realtà, il provvedimento sembra proprio mirato ai motori di ricerca. Infatti si parla, addirittura, di ’Lex Google’. In Francia si tratta delle pubblicazioni, ad esempio de ’L’Indro’, di ’Lettera43’, cioè di tassare le testate on-line per dare dei finanziamenti alla carta. Siamo al paradosso del paradosso.

Nel 2010 il Presidente della Fieg, Carlo Malinconico, parlava di una ‘mini-tassa’. Sembra una ‘strategia’ che si sta allargando in molti Stati.

Si, la ricordo la frase di Malinconico. Credo che il discorso sia evidente, nel senso che purtroppo, dal loro punto di vista, gli editori hanno un problema. Ho anche scritto un articolo sul mio blog abbastanza dettagliato proprio sui modelli di business del digitale. Gli editori non riescono a tirar fuori dei soldi per tutta una serie di motivi. Ovviamente cercano di recuperare dei soldi, ma chi fa soldi online? Sono gli operatori delle compagnie telefoniche che fanno soldi veri. Gli editori cercano solo di attaccarsi dove possono.

Con questi tre esempi che abbiamo fatto, possiamo dire che è a rischio la libertà di informazione?

In teoria si. Internet è una cosa nuova, in qualche modo è terra di nessuno, con interpretazioni che si rifanno, ultimamente la vicenda del canone Rai, a vecchie leggi. Purtroppo c’è un vuoto legislativo immenso, con pochissime persone che ne capiscono. Si cerca di legiferare, senza considerare tutto il sistema. L’universo di internet è cresciuto in maniera strabiliante, senza norme e senza regole (tra virgolette), solo con l’autodisciplina. E’ chiaro che se ci sono interessi economici in ballo l’autodisciplina non è più sufficiente.

da L’Indro di martedì 6 Marzo 2012, ore 19:27

http://lindro.it/UNA-PAZZIA-LA-TASSA-AGLI-EDITORI,7047#.T1sydXnwlB0

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