Paolo De Chiara

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Dal web una tassa per gli editori

La proposta di legge dalla Germania

Dal web una tassa per gli editori

Parla l’esperto di marketing Pier Luca Santoro “Si tratta di una follia. L’editoria non guadagnano a cerca di attaccarsi dove può”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Temo che una regolamentazione simile possa frenare la diffusione di internet, perché porta a costi aggiuntivi e situazioni conflittuali. Invece di preoccuparsi di nuove leggi, l’editoria tedesca dovrebbe cercare di cooperare con Google per trovare insieme nuovi modelli di business”. Queste le parole utilizzate dal presidente esecutivo di Google, Eric Schmidt. Il suo ragionamento ruota intorno alla possibile ’tassa’ che i siti commerciali (i motori di ricerca e gli aggregatori di notizie come Google News) dovranno pagare in Germania agli editori “per diffondere online – si legge su ‘Il Fatto Quotidiano’ – i loro articoli”.

Sempre su ‘Il Fatto’ è possibile apprendere la soddisfazione delle associazioni tedesche dei quotidiani e delle riviste. “E’ irrinunciabile per proteggere in modo efficace il lavoro comune dei giornalisti e degli editori”. Per molti, dal vertice tedesco di domenica, è uscita una regolamentazione di fatto contraria alla libertà di informazione sul web. Non mancano le proteste e gli attacchi frontali alla norma tedesca, soprattutto a rimprovero della non completezza nel provvedimento.

Non si capisce bene cosa accade quando un articolo viene postato su facebook o su twitter. E per i blog? Che succede quando vengono inserite le fonti dei contenuti online? Per gli editori che si appellano ai diritti d’autore la norma è fondamentale. .

E’ da diversi anni che in Germani si ragiona intorno a questa proposta. Nel 2009 la tassa sul web veniva vista come un aiuto all’editoria. Anche in Francia si sono registrate, in passato, proposte simili. “Gli studi sui differenti dispositivi mobili – secondo Marc Feuillèe, direttore generale del ’Figaro’ – evidenziano che una delle principali attività degli utenti è leggere le notizie del giorno. La stampa è la principale fonte di informazione in rete, ha investito nel digitale, mutando anche le proprie abitudini di lavoro. Oggi si può dire che ha vinto la battaglia dell’audience”.

E in Italia? Nel 2010 Carlo Malinconico, Presidente della federazione italiana degli editori, aveva innescato le prime polemiche, con la ‘mini tassa’, per chi naviga e si avvale dei contenuti editoriali presenti in rete. Un prelievo – secondo Malinconico – di entità modesta, dal costo di un caffè al mese o giù di lì, per realizzare una dote di risorse che possa essere d’aiuto in questo frangente”. Secondo il blogger Pier Luca Santoro (’Giornalaio’), esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence la regolamentazione tedesca “è una pazzia da ogni punto di vista”.

Perché è una pazzia?

Sappiamo perfettamente che gli editori fanno a gara, anzi lasciano qualche mazzetta, per comparire su Google News. Per essere in evidenza. Non sarà un caso che diversi quotidiani nazionali sono sempre, all’80% delle presenze su Google News. Immaginare che al contrario Google deve dare qualcosa a un quotidiano tedesco è una pazzia da ogni punto di vista. Oltretutto, è una cosa che già era venuta fuori nel 2009 e che adesso la rispolverano. Speriamo che faccia la stessa fine del 2009.

E’ possibile trovare delle similitudini con la proposta francese?

In Germania, in realtà, il provvedimento sembra proprio mirato ai motori di ricerca. Infatti si parla, addirittura, di ’Lex Google’. In Francia si tratta delle pubblicazioni, ad esempio de ’L’Indro’, di ’Lettera43’, cioè di tassare le testate on-line per dare dei finanziamenti alla carta. Siamo al paradosso del paradosso.

Nel 2010 il Presidente della Fieg, Carlo Malinconico, parlava di una ‘mini-tassa’. Sembra una ‘strategia’ che si sta allargando in molti Stati.

Si, la ricordo la frase di Malinconico. Credo che il discorso sia evidente, nel senso che purtroppo, dal loro punto di vista, gli editori hanno un problema. Ho anche scritto un articolo sul mio blog abbastanza dettagliato proprio sui modelli di business del digitale. Gli editori non riescono a tirar fuori dei soldi per tutta una serie di motivi. Ovviamente cercano di recuperare dei soldi, ma chi fa soldi online? Sono gli operatori delle compagnie telefoniche che fanno soldi veri. Gli editori cercano solo di attaccarsi dove possono.

Con questi tre esempi che abbiamo fatto, possiamo dire che è a rischio la libertà di informazione?

In teoria si. Internet è una cosa nuova, in qualche modo è terra di nessuno, con interpretazioni che si rifanno, ultimamente la vicenda del canone Rai, a vecchie leggi. Purtroppo c’è un vuoto legislativo immenso, con pochissime persone che ne capiscono. Si cerca di legiferare, senza considerare tutto il sistema. L’universo di internet è cresciuto in maniera strabiliante, senza norme e senza regole (tra virgolette), solo con l’autodisciplina. E’ chiaro che se ci sono interessi economici in ballo l’autodisciplina non è più sufficiente.

da L’Indro di martedì 6 Marzo 2012, ore 19:27

http://lindro.it/UNA-PAZZIA-LA-TASSA-AGLI-EDITORI,7047#.T1sydXnwlB0


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