Paolo De Chiara

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NO TAV, ‘IL GOVERNO NON CONOSCE LA SITUAZIONE’

Il leader dei sindaci valligiani Sandro Plano sul documento presentato dal Governo

No Tav, ’il governo non conosce la situazione’

“Le dimostrazioni coinvolgono migliaia di persone. La classe politica attuale è la peggiore che la Repubblica italiana abbia mai espresso”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Ci sono molti dubbi sulla strategicità dell’opera, soprattutto in un momento di crisi finanziaria e di bilancio”. Queste le parole utilizzate dal leader dei sindaci No Tav, Sandro Plano, Presidente della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone. Lo abbiamo contattato per commentare con lui il dossier sulla Tav preparato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quattordici risposte per spiegare l’opera. Nel documento del Governo si affrontano varie questioni: dal costo dell’opera alle ragioni strategiche, dalla concertazione ai vantaggi sino alla sostenibilità ambientale. “Pura propaganda” per Sandro Plano. Gli abitanti di quella zona non vogliono i dossier preconfezionati dal Governo, ma cercano un serio confronto. “Il governo non ha il polso della situazione. Le dimostrazioni coinvolgono migliaia di persone”.

Una protesta che va avanti da diversi anni. Come giudicate il comportamento del Governo Monti?

Credo che debbano ancora lavorare su molti dossier, che vanno dalla questione lavoro alla Fiat. Temi importantissimi per il nostro Paese. Personalmente non sono convinto di avere la ragione dalla mia parte, ma quelle del Governo sono esagerazioni di chi vuole evidenziare gli aspetti positivi della faccenda e non vuole mettere in luce tutto il resto.

Come giudica la presa di posizione pro-Tav del Presidente della Repubblica?

Mi dispiace che abbia assunto questa posizione. Lui dice “non mi compete perché è una decisione presa dal Governo“, ma io ribatto che anche il Ponte sullo Stretto era una decisione che spettava al Governo. Anche il nucleare era una decisione presa dal Governo Berlusconi e poistoppata dal referendum. Molte volte i Governi prendono le decisioni e poi, alla luce dei fatti, denunciano la scarsità d’informazione o la poca presa sull’elettorato.

Soffermiamoci sulla concertazione. Si legge nel documento che “c’è stata attenzione alle richieste del territorio. Lo dimostra il fatto che l’opera sia stata riprogettata…”.

I tentativi di modificarla non si basano sulle istanze del territorio, perché noi non abbiamo mai chiesto quell’opera così com’è poi venuta fuori. Non è corretto dire che la linea è stata modificata sulle nostre richieste. Noi abbiamo sempre detto che questa linea presentava delle criticità strutturali, nel senso che non c’era la necessità di farla. L’Osservatorio, dopo 183 riunioni, non ha conservato un bel nulla. Non c’è una delibera di approvazione di alcunché. E’ stata una variante unilaterale del progetto e non una reale concertazione.

Per quanto riguarda l’Osservatorio, nel documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri è scritto che “ha tenuto 183 sessioni di lavoro, 300 audizioni, 10 gruppi di lavoro per ulteriori 30 sessioni di confronto”.

Dopo le prime venti, trenta riunioni è emersa chiaramente la cifra che invalidava tutto il resto del discorso. Ci troviamo di fronte al tentativo di produrre degli elementi per convincere la Valle su un’opera che, era evidente almeno da parte nostra, non è supportata da alcuna impostazione tecnica.

Lo scrittore Mauro Corona ha definito l’opera ’uno stupro’. Lei concorda?

’Stupro’ è una parola forte e io per mia natura non uso termini forti. Diciamo che è una cicatrice.

Un progetto preliminare che rappresenta il primo esempio nella storia italiana di progettazione partecipata e discussa di una grande infrastruttura”. Condivide le parole contenute nel dossier governativo?

Sono termini che noi riteniamo propagandistici.

Il prossimo CIPE stanzierà 20milioni di euro, che rappresentano la prima tranche di 300, e ne sono previsti 135 per opere compensative per il territorio”. Il Governo parla di “attenzione nei confronti delle comunità locali coinvolte nel progetto”. Non vi accontentate?

Se noi diciamo che l’opera non serve non è una compensazione che può far cambiare idea. Si continua con l’effetto annuncio, che era prerogativa anche del Governo precedente.

Affrontiamo il discorso ambientale. Per il Governo “il progetto non genera danni ambientali diretti e indiretti e l’impatto è assolutamente sostenibile”.

Lei provi a vivere per vent’anni con i muratori in casa e poi mi dirà se è felice di questa situazione.

Vengono sconfessati anche i pericoli relativi all’uranio (“tutte le misure risultano al di sotto delle soglie di legge”) e all’amianto (“le rocce possono avere una presenza sporadica con una quantità massima stimata intorno al 15%”).

Mi sembrano delle affermazioni un po’ categoriche. Poi tutto si risolve, perché si può portare via con i vagoni di piombo oppure facendo gallerie per sotterrare l’amianto, però siamo sempre lì. Questi processi sono costosissimi, abbiamo già altre esperienze sempre in Val di Susa.

Sull’utilità dell’opera sono state usate queste espressioni: “investimento strategico per il futuro del Paese”, “maggiore competitività”, “abbattimento delle distanze”, “prospettive di sviluppo”. Lei cosa risponde?

Rispondo con la definizione di Marchionne: “il mercato europeo dell’auto è saturo, cerchiamo nuovi mercati in America” Se Marchionne, che è il ’dominus’ dell’economia automobilistica italiana, dà delle linee di indirizzo che sono così diverse da quelle del mercato europeo credo che in qualche modo dovremo pensare ai porti e non ai valichi alpini.

E la politica italiana come sta affrontando il tema della Tav?

Ho visto una trasmissione televisiva dove intervistavano i nostri parlamentari e il risultato è stato desolante. La maggior parte di questi non sapeva nulla, per carità. Il documento del Governo non mi sembra un’analisi tecnica, ma un enunciato propagandistico dove non si evidenzia nessun elemento di criticità.

Dietro gli interessi forti ci sono anche gli interessi della criminalità organizzata?

Nutro sempre speranza nei confronti della politica, per poi magari ricevere duri colpi dopo vicende come quelle recenti. Qui c’è una contrapposizione di interessi forti tra chi deve fare l’opera e chi la deve subire. E’ ovvio che ci sono persone che hanno tutto da guadagnare e noi siamo quelli che hanno tutto da perdere.

Tra gli interessi forti ci sono interessi direttamente collegati alla politica, come le Cooperative che stanno effettuando dei lavori nella zona.

Gli interessi forti possono anche essere legittimi. Non stiamo criminalizzando… Io non parlo se non ho la ragionevole certezza di quello che dico. A me risulta che siano state fatte delle gare, che sia stata data un’interpretazione molto liberale di queste gare. Ogni volta che si parla di grandi cifre si scatenano interessi legittimi, altri meno legittimi. La preoccupazione c’è, ma ci sono gli strumenti per controllare.

Come continuerete questa battaglia?

Siamo convinti di quello che diciamo e rispettiamo il ruolo della democrazia. Riteniamo che certe volte la democrazia possa fare degli errori, ma li accettiamo. Per quanto riguarda noi amministratori ci opporremo come ci permette la legge. Però non possiamo dimenticare che la classe politica attuale è la peggiore che abbia mai espresso la Repubblica italiana. Noi siamo preoccupati perché le tensioni sono molto forti e se non viene gestita con intelligenza dalla politica ci possono essere delle ripercussioni serie.

Che intende?

Mi riferisco ai disordini, ai blocchi, ai ferimenti. Per poco non c’è scappato il morto e visto che siamo persone responsabili cerchiamo di incanalare questa protesta in modalità accettabili.

da L’Indro.it di venerdì 9 Marzo 2012, ore 19:42

http://lindro.it/No-Tav-il-governo-non-ha-il-polso,7162#.T1zd5nnwlB0


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