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ELIO VELTRI: ‘SIAMO ALLA DEGENERAZIONE’

Abbiamo raccolto l’opinione dell’autore del libro ‘I soldi dei partiti’

ELIO VELTRI: ‘SIAMO ALLA DEGENERAZIONE’

“Il debito pubblico è fatto da tre voci: corruzione, evasione fiscale e malapolitica”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I partiti costano molto e hanno macchine sproporzionate rispetto al livello di vita del Paese, soprattutto quando si chiedono continuamente sacrifici alla gente: bisognerebbe trovare un giusto equilibrio tra la necessità forte di ridurre i costi e la possibilità di svolgere con profitto le funzioni pubbliche”. Era il 1992, quando il magistrato Gherardo Colombo spiegava in un’intervista sul settimanale ’l’Espresso’ il suo punto di vista sul costo dei partiti. Oggi nulla è cambiato. Dalle inchieste della magistratura, non è difficile dire che molto è peggiorato. L’allarme lo aveva lanciato, nel 1981, anche il segretario del partito comunista Enrico Berlinguer, in un’intervista a Repubblica: “I fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un ‘boss’ e dei ‘sotto-boss’”.

La ‘questione morale’ è ancora uno dei problemi della politica italiana. In questi giorni stanno circolando varie proposte: dall’abolizione del finanziamento pubblico al fund raising, l’attività che si è sviluppata prevalentemente nei Paesi di origine anglosassone, in particolare negli Stati Uniti, dove si stima che ogni anno vengano raccolti oltre 40 miliardi di dollari solo dalle organizzazioni filantropiche, attività favorita da un vantaggioso regime fiscale che rende detraibili le offerte. Nel libro di Elio Veltri e Francesco Paola, ‘I soldi dei Partiti’ (Marsilio Editori), si legge: “il finanziamento pubblico ai partiti in Italia, chiamato ’rimborso delle spese elettorali’ per aggirare il referendum abrogativo del 1993 e la tagliola della Corte Costituzionale, è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. I soldi dei rimborsi – che per legge devono andare ai partiti – possono così essere riscossi da associazioni costituite da poche persone in nome del partito o dirottati altrove senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire”. Abbiamo sentito uno degli autori, Elio Veltri, già parlamentare e autore di diversi libri (nel 2001 ha scritto, con Marco Travaglio, ‘L’odore dei soldi. Origine e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi’).

E’ possibile applicare il ‘fund raising’ in Italia?

Non credo, io sono di questo parere: bisogna tagliare questo finanziamento pubblico, anche per rispettare il referendum del 1993. Se rimborso delle spese elettorali deve essere, allora sia certificato e in mano ad un’autorità che, per non creare ulteriori carrozzoni, potrebbe benissimo essere la Corte dei Conti, alla quale andrebbero conferiti anche poteri di sanzione tramite nuove leggi. In Italia, in tutta questa materia e in tutto ciò che riguarda il pubblico con riferimento ai partiti, non esistono sanzioni. Invece negli altri Paesi europei le sanzioni esistono.

Nel suo libro è facile trovare due cifre significative: nel 2006 Rifondazione Comunista per ogni 100 euro spesi ne ha incassati 2.100, la Lega nel 2008 per ogni 100 euro ne ha incassati 1.400.

Se loro stessi dichiaravano di averne spesi 100 aumentiamoli pure del 20% e va bene così. Il taglio del finanziamento è necessario e può avvenire solo con una riforma dei partiti se essi percorrono la strada della responsabilità giuridica, se rispondono alla legge e se garantiscono la democrazia interna che deve essere controllata. E’ necessario che i partiti riattivino una parte del finanziamento privato. Per esempio in Germania il finanziamento privato è ancora più alto del finanziamento pubblico e il finanziamento pubblico è una percentuale del finanziamento privato.

E in Italia?

Non esiste più, perché i militanti, i simpatizzanti e i sostenitori non versano, tranne che quando hanno i soldi e devono fare degli ’intrallazzi’, ma lì entriamo già in un campo minato, perché tanto dicono ‘ci pensa lo Stato’. Io sono per dare ai partiti dei servizi, che in Italia non esistono.

Possiamo spiegare meglio?

I servizi vanno quantificati in termini monetari, si può lasciare il rimborso delle spese elettorali e per il resto devono acquisire una credibilità che oggi è zero.

Perché zero?

Zero perché è l’unico valore che è rimasto e che somiglia a quello che c’è nelle organizzazioni mafiose, quello della fedeltà. Riacquisendo credibilità sono in grado anche di riacquisire una parte di finanziamento privato, cioè della militanza e della partecipazione popolare. Che poi non è un fatto solo economico, perché nella situazione attuale i partiti migliori sono delle oligarchie in cui comandano in quattro o cinque al massimo e i partiti peggiori sono partiti padronali in cui succede di tutto, sistemano le famiglie, sistemano i figli, portano i cognati in Parlamento e i figli nei consigli regionali. Siamo alla degenerazione. Noi siamo nel mezzo di questo debito pubblico pazzesco, se uno fa i conti è fatto da tre voci: corruzione, evasione fiscale e malapolitica. Che sono tre facce della stessa medaglia.

I partiti hanno la volontà di apportare questi cambiamenti?

No, questo è un ceto politico, con delle eccezioni, talmente imbecille che ha fatto diventare gli stipendi dei parlamentari e i vitalizi il problema dei costi della politica. Più imbecilli di così non si può essere.

Come se ne esce da questa situazione?

Se ne esce se c’è una partecipazione popolare, soprattutto, dei giovani che non sia ribellista e protestataria fine a se stessa. Il nostro libro cerca di uscire sia dall’ovvietà, dal ribellismo e anche dalla demagogia dell’antipolitica. Abbiamo cercato di fare una cosa seria, perché si può partecipare e mettere anche i partiti con le spalle al muro se si conoscono i problemi. Se uno non sa niente e protesta non riesce a cambiare di una virgola la situazione. I giovani e anche i meno giovani si devono impegnare anche nelle Istituzioni, anche a livello di base. La palestra della democrazia è il potere locale, è il Comune, è l’amministrazione comunale. Se la gente continua a dire ‘tanto non voto e non me ne frega niente’ chi ci va? Ci vanno quelli che nelle Istituzioni non ci dovrebbero andare.

da L’Indro.it di lunedì 26 Marzo 2012, ore 20:32

http://www.lindro.it/ELIO-VELTRI-SIAMO-ALLA,7551#.T3XnI2FmLwk


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