Paolo De Chiara

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IL ‘MADE IN ITALY’ DELOCALIZZATO

Il caso Lactitalia denunciato dal Codacons

IL ‘MADE IN ITALY’ DELOCALIZZATO

Latte prodotto in Ungheria per prodotti venduti come italiani. Realacci Pd: “la politica deve azzerare i vertici della società”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono anni che nel Paese si parla di ‘made in Italy’ come di un elemento fondamentale per il rilancio dei prodotti italiani nel mondo. Ma sino ad oggi cosa è stato fatto a riguardo? IlCodacons (coordinamento di associazioni per la tutela dell’ambiente e dei diritti dei consumatori e degli utenti), che è sceso in piazza al fianco degli agricoltori, ha presentatouna denuncia alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti contro lo Stato e la società Simest, “che investe i soldi della collettività all’estero danneggiando il mercato agroalimentare italiano”. E’ l’associazione a comunicarlo in una nota, parlando di “complicità dello Stato Italiano” e di “responsabilità delle nostre istituzioni nella produzione e diffusione di prodotti alimentari realizzati all’estero con soldi italiani sfruttando il valore evocativo del made in Italy”.

L’esposto-denuncia è molto dettagliato. “Lo Stato Italiano – si legge – è da sempre impegnato nella tutela dei prodotti doc italiani e del marchio made in Italy”. Ma cos’è la Simest Spa? E’ la finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all’estero che è stata istituita come società per azioni nel 1990. Il Ministero dello Sviluppo Economico è azionista al 76%. La Simest è stata creata per la promozione del processo di internazionalizzazione delle imprese italiane e per assistere gli imprenditori nelle loro attività all’estero. “Risulta accertata – continua l’esposto-denuncia del Codacons – dal bilancio e dalle relazioni d’esercizio, nonché da visura alla Camera di Commercio di Roma, la partecipazione della Simest in società, che pubblicizzano e commercializzano in Italia e in altri Paesi europei ed extraeuropei, generi alimentari con nomi italiani, presentati sul mercato come di fattura e tradizione italiana che, di contro, vengono prodotti con materia prima di provenienza, prevalentemente o integralmente, non italiana cagionando seri danni al vero made in Italy”.

Per il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: “la Coldiretti ha sollevato il caso della Lactitalia Srl, una società di diritto romeno costituita al 100% da investitori italiani che produce, utilizzando latte di pecora romeno e ungherese, formaggi rivenduti con nomi italiani (tra gli altri Dolce Vita, Toscanella e Pecorino)”.

Sul sito di Lactitalia è possibile leggere: “abbiamo intrecciato il latte romeno alla tradizione e alla tecnologia italiana. Da questo abbinamento abbiamo fatto ciò che noi sappiamo fare di meglio: formaggi con passione”.

Prodotti confezionati in uno stabilimento di Nizvin, nei pressi di Timisoara grazie ad un investimento di 5 milioni di euro finalizzato alla produzione di formaggi e latticini destinati sia al mercato romeno che all’export. “Dai documenti dell’Ice – continua il Codacons –emergono alcune dichiarazioni del direttore di Lactitalia: “per calibrare i macchinari del caseificio abbiamo importato latte ungherese, perché è molto più pulito di quello che avremmo dovuto comprare dai produttori romeni”.

Per Rienzi: “la presenza di prodotti di imitazione sui mercati internazionali è la principale ragione del calo del 10% delle esportazioni dei formaggi di pecora made in Italy con la quale viene motivata una insostenibile riduzione dei prezzi riconosciuti agli allevatori italiani. La questione delicata che richiede immediata chiarezza e trasparenza è che la Lactitalia risulta essere una Srl composta da due soci, una srl romena Roinvest di cui sono risultati soci cittadini apparentemente di nazionalità romena e proprio la Simest Spa, società italiana controllata dallo Stato, istituita come società per azioni nel 1990 (legge n. 100 del 24 aprile 1990)”.

Per il Codacons esisterebbe anche un conflitto di interessi. “Patners italiana di Lactitalia è la Roinvest srl dei fratelli Pinna (come risulta da bilancio e relazioni di esercizio 2010) i quali, pur essendo presenti nei Consorzi di tutela del pecorino romano in Sardegna, attraverso la società romena promuovono all’estero prodotti non italiani, ma che richiamano ingannevolmente alla tradizione italiana. Non si comprende come mai lo Stato Italiano, da sempre impegnato nella tutela dei prodotti autenticamente italiani, sia registrati a livello comunitario come d.o.p. o i.g.p., sia menzionati nell’elenco dei prodotti tipici appartenenti al nostro patrimonio culturale e il marchio made in Italy sia proprietario attraverso la Simest di una industria che in Romaniacon latte romeno e ungherese, produce formaggi di pecora che vengono ’spacciati’ come made in Italy sui mercati europeo e statunitense, ed importati anche in Italia contribuendo ad aggravare la situazione dei pastori italiani”.

Ma cosa s’intende per prodotto italiano, chiediamo? “Dovrebbe intendersi in verità un prodotto o realizzato in Italia o comunque con prodotti ed ingredienti italiani, mentre invece i prodotti della Lactitalia sembrerebbero realizzati con latte romeno ed ungherese e importati anche in Italia come prodotti made in Italy. Un finto made in Italy. La produzione di alimenti presentati come italiani attraverso marchi ingannevoli reca un duplice danno: il primo, in relazione alla competitività delle nostre imprese, la cui concorrenza sul mercato viene snaturata a tutto vantaggio delle imprese straniere, il secondo, in relazione ad un’irresponsabile gestione economica essendo il governo italiano finanziatore della Simest Spa, che utilizza soldi pubblici per il sostegno di iniziative che riducono la capacità di export delle nostre imprese ingannando i consumatori. La scorrettezza delle pratiche commerciali adottate inducono erroneamente i consumatori a ritenere che gli alimenti prodotti e venduti sia in Italia che all’estero siano di origine italiana”.

Ma il problema è anche politico. Abbiamo raccolto, quindi, anche la voce di Ermete Realaccidel Partito Democratico, che già in passato era intervenuto su questo argomento: “ho fatto due interrogazioni parlamentari con il vecchio Governo: una nel 2010 e una nel novembre 2011”.

Cosa è cambiato dopo queste due interrogazioni?

C’è stata una risposta piuttosto generica, mi pare, di Galan. Tanto è vero che ho rifatto una nuova interrogazione. Ho fatto entrambe le interrogazioni d’accordo con la Coldiretti, che è sempre stata molto attiva su questa vicenda ed erano centrate su una serie di vicende, a cominciare da quella che è stata enfatizzata oggi sulla società romena…

La Lactitalia.

Però c’era anche dell’altro, per esempio la vicenda Meridiana, di una ditta che si chiamava Parmacotto.

La politica cosa può fare?

Una cosa da fare sarebbe, visto che la cosa è continuata, azzerare i vertici di questa società. E poi capire la missione chiara e che da questa missione sia escluso fare giochi di questo tipo.

Qual è la posizione del suo partito? E’ al fianco del Codacons in questa battaglia?

Sono due anni che presento interrogazioni parlamentari e penso che anche il Pd debba avere questa posizione: anche oggi erano presenti parecchi parlamentari democratici a questa manifestazione.

Il Codacons parla di ’complicità dello Stato italiano’ e di ’responsabilità delle nostre Istituzioni’. Lei concorda?

E’ l’oggetto delle mie interrogazioni.

da L’Indro.it di giovedì 15 Marzo 2012, ore 20:11

http://www.lindro.it/Il-made-in-Italy-delocalizzato,7307#.T3Xj3WFmLwk


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