Mese: maggio 2012

Gheorghe RADU

MORIRE di Lavoro (Nero) in Molise… Gheorghe RADU

Gheorghe RADU

Gheorghe RADU

 

PER NON DIMENTICARE…

Sono passati 4 anni da quel maledetto 29 luglio 2008.

Gheorghe aveva 35anni.

Era una bracciante agricolo, raccoglieva i pomodoiri nei campi di Campomarino (Molise).

Ha lasciato una moglie (Maria) e una figlia (Valentina).

GIUSTIZIA E VERITA’ PER GHEORGHE.

Campomarino 29 luglio 2012, ore 18

NOI LO RICORDEREMO NEI CAMPI DOVE HA PERSO LA VITA…

calcio malato

LE MAFIE NEL PALLONE…

LE MAFIE… 

calcio malato

calcio malato

…NEL PALLONE.

“Le mani della mafia nel mondo del pallone”. Don Ciotti, 17 luglio 2010 

“Così le mafie truccavano le partite”. Repubblica, 29 maggio 2012

(VIDEO) Giancarlo SIANI – Parla il Procuratore Armando D’ALTERIO

Giancarlo SIANI

Parla il Procuratore Armando D’ALTERIO

Isernia, 19 aprile 2012
PRIMO Video 

IV Lezione CULTURA della LEGALITÀ con gli studenti dell’Itis.
“LO SGUARDO SEVERO DEL GIORNALISTA”

LA TENACIA.

Lezione dedicata al giornalista precario de ‘IL MATTINO’, Giancarlo SIANI (ucciso dalla camorra la sera del 23 settembre 1985), con la presenza del Procuratore della DDA di Campobasso, Armando D’ALTERIO. 
Il ‘pm tenace’ (come lo ha definito Paolo Siani, il fratello del giornalista napoletano) del caso Siani.

Fu grazie all’intuito e alla tenacia di D’Alterio che l’inchiesta approdò finalmente alla identificazione e alla condanna dei responsabili.

A cura di Paolo De Chiara

 

(VIDEO) PALEOLITICO/3 – La Sala delle Ossa

PALEOLITICO/3 – La Sala delle Ossa

 

Isernia, 15 aprile 2012

 


Museo Paleolitico ‘la Pineta’

La Sala delle Ossa

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) PALEOLITICO/2 – Parla Antonella MINELLI

PALEOLITICO/2 – Parla Antonella MINELLI

 

Isernia, 15 aprile 2012


Parla l’archeologo Antonella MINELLI

Secondo giorno di apertura… Dopo 26 di attesa.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) PALEOLITICO “La Pineta”. Dopo 26 anni… il Museo

PALEOLITICO “La Pineta”. Dopo 26 anni… il Museo

Isernia, 15 aprile 2012, ore 17.30

Il MUSEO del Paleolitico “LA PINETA” di Isernia

Secondo giorno di apertura (dopo l’inaugurazione)… l’attesa è durata 26anni.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) TERMINAL: la montagna di MERDAneve

TERMINAL: la montagna di MERDAneve

 

Isernia, 15 aprile 2012, ore 17


La Montagna di MERDANEVE

A cura di Paolo De Chiara

 

(VIDEO) Isernia – OSPEDALE: lavori infiniti

Isernia – OSPEDALE: lavori infiniti

Isernia, 12 aprile 2012, ore 20.30
LAVORI INFINITI

Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia

A cura di Paolo De Chiara

Cultura della LEGALITA' - Itis Isernia

CULTURA della LEGALITA’. Gli Studenti molisani e la Legalità/4

Cultura della LEGALITA' - Itis Isernia

Cultura della LEGALITA’ – Itis Isernia

GIOVANI, SIETE VOI LA SPERANZA…

Grazie ai Ragazzi dell’ITIS ‘E. Mattei’ di Isernia, a Cristina Valerio, a Don Francesco Bovino e a Nicola De Crescenzo per la bellissima esperienza con le giovani generazioni… “le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità” (P.Borsellino).

RIPARTIAMO CON LA CULTURA della LEGALITA’: “la mafia teme più la Scuola della Giustizia. L’Istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa” (A. Caponnetto).

GRAZIE di CUORE!!!

Paolo De Chiara

VENAFRO, Istituto "Pilla", 23 maggio 2012

CULTURA della LEGALITA’. Gli studenti Molisani e la Legalità/3

VENAFRO, Istituto "Pilla", 23 maggio 2012

VENAFRO, Istituto “Pilla”, 23 maggio 2012

23 maggio 2012

VENTI ANNI DOPO LA STRAGE DI CAPACI

Incontro con i Ragazzi (interessanti e interessati) e gli Insegnanti dell’Istituto Scolastico ‘Pilla’ di Venafro (Is).

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini” (Giovanni FALCONE).

CONTRO LE MAFIE.

PER LA GIUSTIZIA, LA LEGALITA’, LA LIBERTA’.

Grazie di cuore!

Paolo De Chiara

SCUOLA Media Statale "D'Annunzio", Sesto Campano

CULTURA della LEGALITA’. Gli studenti Molisani e la Legalità/2

SCUOLA Media Statale "D'Annunzio", Sesto Campano

SCUOLA Media Statale “D’Annunzio”, Sesto Campano

GRAZIE DI CUORE

ai Ragazzi (preparatissimi),

agli Insegnanti

e alla Preside della Scuola Media ‘D’Annunzio’ di Sesto Campano per la bellissima iniziativa sulla “Cultura della Legalità”.

Abbiamo ricordato, insieme, le stragi di mafia, don Peppe DIANA, Giovanni FALCONE, Paolo BORSELLINO, Giancarlo SIANI, don Pino PUGLISI

senza dimenticare il Molise, le infiltrazioni della criminalità organizzata e i cattivi esempi (come la malapolitica locale e la disinformazione).

LA MAFIE SONO UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

Paolo De Chiara

Giugliano, Giancarlo SIANI, 19 maggio 2012

LEGALITA’ a Giugliano. Grazie di cuore a LIBERA GIUGLIANO

Giugliano, Giancarlo SIANI, 19 maggio 2012

Giugliano, Giancarlo SIANI, 19 maggio 2012

 

LA CAMORRA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

 

GRAZIE ai ragazzi di Libera GIUGLIANO,

a Eliana Iuorio,

a Paola Cipolletta,

a Ada Palma,

a Ilaria Ascione,

a TUTTI per la bellissima giornata passata Giugliano

nel ricordo del giornalista-giornalista Giancarlo SIANI

Ora che ci siamo ritrovati non perdiamoci di vista!!!

GRAZIE!!!

 

Paolo De Chiara

Siani, Presidio Giugliano

GIUGLIANO (NA): per non dimenticare GIANCARLO SIANI

Siani, Presidio Giugliano

Siani, Presidio Giugliano

 

GIANCARLO SIANI:

la sua vita, il suo impegno, la sua Voce libera.

Insieme agli autori del fumetto “Giancarlo Siani (..e lui che mi sorride)”, vincitori del Premio Siani 2011: Alessandro DI VIRGILIO ed Emilio LECCE;

al Procuratore della Repubblica di Campobasso (già pubblico ministero nel caso Siani), Armando D’ALTERIO;

al Segretario generale della Fondazione Pol.i.s., Enrico TEDESCO

ricorderemo Giancarlo

interrogandoci sul ruolo dell’informazione corretta e dell’importanza dell’inchiesta, della denuncia, nel contrasto alle mafie.

Modera e coordina l’incontro, il Giornalista d’inchiesta Paolo DE CHIARA.

Saluti del Preside dell’Istituto ‘Fratelli Maristi’, Giorgio BANAUDI e presentazione di Alessandro BEVILACQUA, per LIBERA GIUGLIANO, Presidio “Mena Morlando”.

SABATO 19 maggio 2012, ore 16.30, AULA MAGNA ISTITUTO FRATELLI MARISTI (SEDE DEL PRESIDIO)

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Istituto 'Pilla', Venafro

CULTURA DELLA LEGALITA’. Gli Studenti molisani e la Legalità/1

Istituto 'Pilla', Venafro

Istituto ‘Pilla’, Venafro

 

GRAZIE DI CUORE…

agli Studenti, agli Insegnanti e alla Preside dell’Istituto ‘Pilla’ di Venafro. Abbiamo ricordato, insieme, le stragi di mafia, don Peppe DIANA, Giovanni FALCONE, Paolo BORSELLINO, Giancarlo SIANI, don Pino PUGLISI, Pio LA TORRE, Carlo Alberto DALLA CHIESA

senza dimenticare il Molise, le infiltrazioni della criminalità organizzata e i cattivi esempi (come la malapolitica locale e la disinformazione).

Paolo De Chiara

Rosa IORIO

LA SORELLA. Intervista all’Assessore ai Lavori Pubblici di Isernia Rosa IORIO

Rosa IORIO

Rosa IORIO

Rosetta Iorio: “Solo pregiudizi sulla nostra famiglia”

La sorella del presidente della Regione, oggi assessore ai lavori pubblici al Comune di Isernia e direttore del distretto sanitario, non nasconde la possibilità di diventare sindaco del capoluogo. Sull’emergenza scuole: “La Regione ha sempre concesso i soldi per la ricostruzione. Sono i Comuni che devono chiedere i fondi”.

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ stata la prima eletta al Comune di Isernia. Rosetta Iorio, la sorella del presidente della Regione Molise Michele Iorio, nella roccaforte isernina, ottenne un ottimo risultato con i suoi 339 voti. I maligni ipotizzarono l’intervento diretto del fratello presidente. “Quando sono stata eletta il sindaco Melogli, essendo la prima eletta, mi chiedeva una preferenza e vedeva bene per me, in quanto donna, le politiche sociali. Io mi sono categoricamente rifiutata di assumere un ruolo tipicamente femminile che poteva essere quello delle politiche sociali, anche se non è tipicamente femminile perché lo hanno ricoperto assessori uomini. Ho voluto assumere un incarico che mi mettesse a confronto con una realtà che non era la mia”. Noi l’abbiamo avvicinata, il 16 ottobre scorso, per parlare di scuole insicure, dei rapporti familiari e dei rapporti politici.

Perché sono trascorsi sette anni da San Giuliano senza muovere un dito per le scuole di Isernia?

“Il pregresso è sicuramente caratterizzato da due tipologie di attività: la verifica di tutte le strutture scolastiche, fatta da un pool di ingegneri, che ha portato ad una documentazione prima inesistente. Sono stati spesi dei soldi sia per fare questa indagine, sia per fare delle opere di ristrutturazione. Nel passato molte opere di ristrutturazione avevano riguardato la Giovanni XIII. La seconda azione è stata quella di progettare una “Scuola Sicura”. Questa scuola ha impiegato un po’ di tempo a venire su. Nell’ottica del politico che programma un intervento c’è questo: faccio la gara, si incominciano i lavori e si inaugura la scuola. Tutto questo non è stato. Perché c’è stata una controversia giudiziaria che ha fatto perdere un bel po’ di tempo. E questo è molto grave. Questo ha compromesso la possibilità che noi avessimo una scuola dove potevano essere alloggiati tranquillamente e in assoluta sicurezza 600 ragazzi. Io non voglio difendere nessuno. Sono qui da due anni. Mi sono trovata ad avere, quindi, una “Scuola Sicura” da portare avanti che viceversa avrei dovuto trovare pronta. Ho mandato avanti le cose. Non per mio merito le cose giudiziarie si sono risolte. Da qui ad un anno avremo una scuola sicura per 600 bambini”.

Il sindaco Melogli, sulle nostre colonne, affermò:“dopo il terremoto de L’Aquila ho fatto fare tutti i rilievi sul posto e i risultati sono stati assolutamente tranquillizzanti. Il dirigente Castiello chiese i risultati delle indagini fatte. L’ufficio tecnico del Comune mandò una sorta di foglio volante, una specie di graduatoria, fatta dalla protezione civile regionale, che classificava gli edifici scolastici di Isernia. Dal documento risultava che questi edifici scolastici avevano un certo grado di vulnerabilità”. Che ne dice di mettere un punto fermo, soprattutto, per capire bene qual è, oggi, la situazione?

“Non so a cosa si riferisca il sindaco. E’ vero che il primo cittadino nell’immediatezza ha fatto fare una verifica. Da questa verifica è emerso che non era successo nulla. Abbiamo potuto desumere che lo stato delle scuole isernine è lo stesso di quello prima del terremoto di L’Aquila. Quando parla di un foglio volante credo si riferisca ad un documento non ufficiale, al quale è inutile riferirsi visto che ci sono documenti ufficiali che testimoniano la vulnerabilità degli edifici scolastici. Gli edifici scolastici, secondo la documentazione, sono vulnerabili”.

Per il sindaco gli istituti possono essere utilizzabili e fruibili e non si può correre appresso alla legge.

“Però non dobbiamo nasconderci dietro un dito. E’ vero, la legge varia di anno in anno. Nel momento in cui mi si dice che un edificio è vulnerabile mi devo attivare, giorno dopo giorno, per risolvere questa situazione”.

Però, sino ad oggi, i ragazzi continuano a frequentare strutture vulnerabili.

“Appena sono arrivata all’assessorato ai Lavori Pubblici ho chiesto la situazione delle scuole. Mi sono occupata della sicurezza per le cose più grossolane che c’erano. Ho chiesto due finanziamenti alla Regione che mi sono stati concessi. Poi è intervenuto il terremoto de L’Aquila. Le cose sono cambiate completamente”.

Durante i lavori del consiglio comunale dove erano presenti i genitori, gli addetti ai lavori, i comitati, il sindaco Melogli dichiarò: “tutti gli istituti scolastici sono agibili e fruibili ad eccezione dell’Ignazio Silone che può essere utilizzato per scopi non didattici”. Lei accetta l’affermazione del primo cittadino?

“Anche il sindaco è consapevole…”.

Ma lei è d’accordo con questa affermazione?

“Oggi le strutture sono in piedi, gli alunni sono dentro. Ovviamente sono fruibili, altrimenti saremmo…”.

Ci sono, però, gli indici di vulnerabilità sismica (PGA) che sono tutti inferiori a uno, il valore minimo previsto dalla normativa per la sicurezza in zone altamente sismiche.

“Abbiamo ancora tempo per…”

Ma Lei che dice come Assessore?

“Ho chiesto un finanziamento alla Regione…”.

Ma ha ragione il Sindaco?

“Io non sono un tecnico”.

Lei è Assessore ai Lavori Pubblici.

“Sicuramente sono fruibili, sono agibili e però questo non vuol dire che non siano vulnerabili. Io la metterei sotto un altro profilo. Direi: oggi devo risolvere il problema delle scuole. Le dico che sto lottando con il tempo. Sono interventi che richiedono un minimo di tempo”.

Però dobbiamo capire bene. La gente deve sapere qual è la reale situazione.

“Il sindaco ha fatto delle ordinanze. Quindi ha consentito l’utilizzo delle scuole. Devo ritenere che le scuole siano fruibili ed agibili. Noi abbiamo sentito i tecnici che hanno detto che potevano essere utilizzate le scuole”.

Il suo ex collega di giunta, Mancini, dice chiaramente che “qualcuno ha tirato i tecnici per la giacchetta”.

“Su questo piano non scendo, scendono altri. Quando ho qualcosa da dire e se penso che il tecnico è stato tirato per la giacchetta vado in Procura”.

Nello stesso consiglio comunale, dove si affrontavano le problematiche delle scuole sicure, il consigliere di maggioranza Potena, che è anche consigliere provinciale per il PdL, ha urlato, rivolto ai banchi della giunta:“l’amministrazione su questo tema ha completamente fallito”.

“Sulla scuola il problema è complesso. Il fallimento si stabilisce se tu dai una svolta al problema. Ma dire “hai fallito” e non dare soluzione, mi consenta, è molto semplice. Potena disse che non c’era urgenza. Programmiamo e andiamo avanti. Non accettava nessun tipo di situazione di emergenza. Nemmeno le strutture leggere che ho proposto e sto portando avanti. Lui mi ha votato contro. Ma è un suo pensiero. Ci mancherebbe che uno quando fa parte di una maggioranza, su un problema così complesso, debba condividere necessariamente. Grazie a Dio siamo in democrazia. Quante volte non ho la stessa opinione del sindaco. Non ne faccio mistero. E non per questo il sindaco mi revoca. E’ un opinione che spero sia un arricchimento e non un contrasto che fa perdere tempo”.

“Rosetta Iorio è una delle candidate più probabili del PdL alla carica di Sindaco. Ed è molto agitata. Sono stato due anni a difendere Gabriele Melogli in giunta dagli attacchi continui, reiterati e fuori misura di Rosetta Iorio. In preda alla voglia di accelerare, forse, anche questa cosa”. Questo è quanto ha affermato Mancini. Nel consiglio comunale, dove si decideva l’approvazione dei riequilibri di bilancio, il capogruppo di Forza Italia, Fantozzi, è stato chiaro nei confronti di questa amministrazione:“solo ed esclusivamente per un senso di responsabilità, voteremo i riequilibri di bilancio e tale “senso di responsabilità” deve essere inteso come un ulteriore e definitivo “atto di fiducia” verso il sindaco”. Non è che i problemi interni al centro-destra si ripercuotono sui cittadini? E si tralasciano tematiche fondamentali come quelle delle scuole sicure?

“Sarebbe immorale. Sulle scuole andiamo avanti, condividiamo tutto e stiamo condividendo tutto anche con l’opposizione”.

Ma è vero che Lei attaccava Gabriele Melogli?

“E’ normale che un’assessore non sia schiava del sindaco perché altrimenti c’è un appiattimento e non c’è quella dialettica importante. Ogni problematica ha un punto di vista. C’è un momento di confronto. Ma si immagina una giunta che pensa esattamente tutto quello che pensa il sindaco. Facciamo il potestà che è meglio. Io faccio il mio ruolo. Ho molta stima del sindaco Melogli. Su alcuni punti, che attengono anche al fatto che io sono donna, forse non solo, io non la vedo come la vede lui. Ma questo non ci impedisce di stimarci a vicenda. Non ho mai brigato per far cadere questo sindaco. Non ho alcun interesse a far cadere questa maggioranza”.

E se il sindaco Melogli non “cacciava” il vice-sindaco Mancini?

“Si teneva Mancini. Che problema c’era. Non credo che la presenza o la non presenza di Mancini in giunta possa condizionare la politica comunale”.

Lei ha affermato che un assessore può esprimere un parere diverso. Perché Mancini non può esprimere un suo parere?

“Tra il parere e le accuse infamanti ritengo che ci sia una grande differenza”.

Ma in quel caso non ci si poteva rivolgere alla Magistratura?

“Non ho sfiduciato Mancini. Non è una cosa che mi riguarda. E’ una cosa che ha fatto il Sindaco. Mancini è l’ultimo dei miei problemi. Mi consenta. Non so se è il problema è di qualche altra persona”.

Di certo non è del giornalista che pone le domande

“Allora andiamo avanti”.

Mancini l’ha citata. E’ mio dovere, da giornalista, farle queste domande.

“Se le interessa sapere quello che penso sulle scuole sono pronta a risponderle. Se lei mi interroga ancora su Mancini, guardi, la devo solo salutare”.

E perché? Stiamo ragionando su alcuni punti che riguardano Lei.

“Mancini non mi interessa. Una persona che scrive sul giornale quello che ha scritto lui e non riesce ad avere un minimo di consapevolezza. Lei dovrebbe prendere le presenze in Giunta, vedere cosa ha fatto Mancini. Non venga a chiedere a me. Io faccio il mio lavoro, sono presente in Giunta”.

Qual è la proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici di Isernia?

“Diciotto aule a San Lazzaro più sette a San Leucio. Avremo individuato a San Lazzaro un terreno che potremo avere, in parte è già comunale, a trattativa eventualmente con il proprietario. La bontà di questa procedura per costruirvi lì una scuola, sempre in prefabbricato leggero. Essendo leggere sono più adatte nelle zone sismiche”.

Quali sono i tempi?

“Un anno per la scuola di San Leucio con 500 ragazzi, diciotto aule a San Lazzaro che potremo avere a breve”.

Breve che significa?

“Le prime dieci a gennaio 2010,  le altre otto me le dovrebbero ancora finanziare, quindi passerà del tempo”.

Le altre sette di San Leucio?

“Il 12 dicembre da gara”

E poi c’è la sua ipotesi di scuola da costruire a San Lazzaro?

“Che potrebbe ospitare 600 ragazzi”.

I termini per questa ipotesi?

“Dobbiamo prevedere per l’acquisto, il finanziamento, la gara. Io penso che andiamo all’inizio dell’anno venturo. Questa nuova scuola potrebbe rimanere “scuola media” perché a San Lazzaro c’è bisogno di una scuola media”.

Questa volta in due anni facciamo tutto?

“Direi meno di due anni”

Quanto meno?

“A partire da oggi un anno”

Fine 2010?

“Vorrei che l’anno venturo scolastico veda in sicurezza una grande popolazione scolastica. Questa è una proposta dell’assessore. La porterò all’attenzione della giunta e della commissione, la condividerà con loro. Che le mamme siano d’accordo non ho dubbio. Sulle strutture leggere ho già incontrato i comitati Scuola Sicura e per quanto riguarda quest’altra struttura che dovrebbe nascere non vedo perché le mamme non dovrebbero essere d’accordo”.

Lei parlava dei finanziamenti regionali. Il giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo, ha scritto: “soldi stanziati per le iniziative più stravaganti, come i 600mila euro per un “parco tecnologico dell’ acqua”, 200mila euro per il Museo del profumo a Sant’ Elena Sannita,250mila euro sono stati spesi per la sperimentazione del ripopolamento della seppia nelle acque del Molise, 90mila euro per il monitoraggio dell’apis metallifera linguistica, 450mila per il museo naturalistico di Monte Vairano, 425mila per un centro di equitazione, 800mila per la sistemazione di sentieri e ippovia e ippoterapia, 1544mila per il programma televisivo On The Road su Italia Uno, 100mila per la patata turchesca di Pesche”. Dopo sette anni dal crollo di una scuola pubblica i problemi della sicurezza ancora investono tutta la Regione. Questi soldi, con una grossa emergenza, potevano essere utilizzati prima per mettere in sicurezza gli Istituiti scolastici della Regione e poi per finanziare la “patata turchesca” di Pesche ed altro?

“La Regione quando vengono chiesti i soldi per motivi ottimi come sono quelli della ricostruzione delle scuole gli ha sempre concessi, adesso patata o non patata. Abbiamo chiesto “Scuola Sicura”, siamo stati finanziati”.

“Patata o non patata”. Sono passati sette anni.

“I Comuni devono chiedere i fondi”.

Lei, quindi, dice che i Comuni non hanno chiesto i fondi per la ricostruzione?

“Non lo so. Non mi occupo ne di patate, ne di triglie, ne di quant’altro. Quando ho chiesto i fondi sono stati dati. Isernia ha chiesto i fondi e sono stati concessi”.

Dopo sette anni però?

“Gli ho chiesti e mi sono stati concessi dopo un mese”.

Sono passati sette anni dal terremoto di San Giuliano di Puglia.

“Ma le risulta che ci sono delle richieste inevase? Sono i Comuni che devono chiedere. Guardi che la Regione non può andare in un comune e dire: un momento adesso ti faccio la scuola. Sono i Comuni che rilevano i bisogni comunali. Se lei mi trova delle richieste inevase io do ragione a lei. Ma me le deve trovare le richieste inevase”. (Per il numero di dicembre sentiremo i sindaci molisani per sapere se le cose stanno effettivamente così, n.d.r.).

Allora è colpa dei Comuni?

“Non so. Perché non c’ero. Lei mi deve trovare delle richieste fatte alla Regione che sono state inevase. Cioè la Regione ci ha rifiutato un finanziamento sulle scuole. Quando ce lo ha rifiutato allora possiamo polemizzare. Non so se l’art.15 o la delibera Cipe, non so come sono stati chiesti i fondi per la scuola sicura perché non c’ero. Quando si è chiesto quello si è fatto quello. Quando si è fatta l’acqua solfurea si è fatta l’acqua solfurea, si è chiesto il parco si è fatto il parco. La Regione finanzia quelle necessità che un Sindaco ti rileva e ti inserisce in un progetto. Per le scuole l’ultimo problema che abbiamo è per i fondi, il vero problema che abbiamo è il tempo”.

In sette anni il Comune di Isernia non ha chiesto nessun finanziamento per le scuole?

“Lo chieda al Sindaco, io non c’ero. Lo chieda a Mancini, io non c’ero”.

A Lei non risulta?

“Non ho fatto questa ricerca, ho tanto da fare”.

L’ex assessore ai Lavori Pubblici Bizzarro (oggi consigliere regionale, n.d.r.) non ha mai chiesto un finanziamento per la messa in sicurezza degli Istituti scolastici di Isernia?

“Li ha chiesti e li ha ottenuti. Scuola Sicura si sono fatti con questi fondi. Non mi sembra che non ci sia Scuola Sicura. Sono 5 milioni di euro Scuola Sicura”.

Lei si sta riferendo alla Scuola di San Leucio. Quando è partito il progetto? Sette anni fa?

“E’ partito con Bizzarro. Li ha chiesti Bizzarro”.

Sette anni per fare una scuola, che ancora non è pronta.

“Lo chieda a chi ha fatto la contesa giudiziaria. Lo chieda alle procedure. Si informi. Noi abbiamo sbloccato la vicenda non più di quattro, cinque mesi fa”.

Io mi informo. Ma sono tanti sette anni per fare una scuola. All’estero sono molto più veloci, più snelli.

“Quando si fanno procedure veloci e snelli e non si sa il rispetto di quelle che sono i tempi della magistratura si va a finire dentro”.

Sembrano esagerati sette anni.

“Lei deve prendersela con altri organismi che non sono i miei. Se il Comune avesse impiegato sette anni lei avrebbe ragione. A parte che non sono sette anni”.

Da San Giuliano sono passati sette anni.

“Vada a chiedere all’Amministrazione dell’epoca. Io sono quella meno adatta”.

Che è la sua di oggi.

“Io sono arrivata due anni fa”.

Lei cosa ne pensa degli interventi di Repubblica, l’Unità e di altri giornali sulla ‘famiglia Iorio’? “Tre figli, due fratelli e due cugini e la dinastia Iorio occupò Isernia”, così Repubblica il 20 febbraio scorso.

“Se non ci uccidono siamo ancora qui. Non credo sia un delitto avere cugini, fratelli e figli. Se si abita nella stessa città si vive nella stessa città. Purtroppo noi non abbiamo questo bene. Molti sono dovuti andare fuori”.

Ci sono stati anche problemi giudiziari per suo fratello Michele Iorio per la questione del figlio.

“Mio fratello se ha questioni con la giustizia li risolverà con la giustizia. Mi sembra che stia andando avanti e stia andando avanti per la sua strada. Se la giustizia ritiene di dovere avere di chiarimenti siamo pronti a darglieli”.

Dobbiamo parlare di “parentopoli”, “saga familiare”, “dinastia” o di “meritocrazia”? Quale definizione possiamo dare?

“In genere, prima, quando il figlio seguiva le orme del padre era una cosa meritoria. Da noi sembrerebbe una cosa che deve essere tenuta in dispregio. Se un figlio fa il medico e sta nella sanità e il papà era medico sembra di gridare allo scandalo. Ma i parenti di Iorio dove dovrebbero essere collocati per essere disancorati dal pregiudizio?”.

Quindi, secondo Lei, è un pregiudizio?

“Lei ha parlato con me. Le ho dato la dimostrazione di essere una sciocca? Parlo in italiano? Ha visto il mio curriculum scolastico? Lo vuole vedere? Vuole vedere quello che ho fatto nella mia vita professionale? Allora devo essere punita perché sono la sorella di Michele Iorio? Parliamo di mio marito (Sergio Tartaglione, n.d.r.), il famoso cognato del presidente che ha 60anni. Lei pensa che ha fatto carriera dopo che mio fratello è diventato Presidente di Regione?”

Lasciamo, per adesso, i casi singoli. Altrimenti dovremo approfondire la posizione del cognato Tartaglione, della sorella Rosetta, del figlio Luca, del cugino Bizzarro, della moglie del cugino De Cola, dell’altro figlio Raffaele e del terzo figlio Davide, della cugina Giovanna Bizzarro e del fratello della moglie del presidente Carnevale. Lei conferma, quindi, che sono solo dei pregiudizi?

“Assolutamente si”.

Ha letto il libro di Vinicio D’Ambrosio “Il Regno del Molise”?

“No. Lo compreremo e lo leggeremo”.

E’ intenzionata a fare il Sindaco di Isernia?

“Non ci penso proprio. Sono talmente impegnata a fare l’assessore ai Lavori Pubblici che il fatto di fare il Sindaco non mi solletica, al momento”.

In futuro?

“E per lei andare a scrivere su Repubblica?”

Tutto è possibile nella vita.

“Anche per me”.

INTERVISTA PUBBLICATA su “il Ponte”, novembre 2009

DONNE DI CAMORRA: PARLA LA COGNATA DEL BOSS ANTONIO IOVINE

Intervista a Rosanna De Novellis la vedova di Carmine, ucciso nel 1993

CAMORRA: PARLA LA COGNATA DEL BOSS ANTONIO IOVINE

Dal soggiorno obbligato: “Chi fa parte della camorra si dovrebbe impiccare”
FACCIA DA C...O!

FACCIA DA C…O!

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Due donne di camorra: Enrichetta Avallone e Rosanna De Novellis. La prima è la moglie di Antonio Iovine, detto ‘O Ninno; la seconda è la vedova di Carmine Iovine, fratello del boss, ucciso in un agguato di camorra nel 1993. Nel 2008 un’inchiesta ha portato in carcere le due donne. Entrambe hanno conosciuto il soggiorno obbligato in Molise, precisamente a Venafro. L’anno scorso era toccato a Enrichetta, la consorte del boss dei casalesi (arrestato il 17 novembre 2011, dopo quindici anni di latitanza). Il giornalista Lirio Abbate su ’L’Espresso’ ha scritto: “La moglie, Enrichetta Avallone, anche lei coinvolta in fatti di camorra e per questo a lungo detenuta, da pochi mesi è tornata in libertà ma i magistrati l’hanno obbligata a risiedere a Venafro, in provincia di Isernia”. Oggi, a Venafro, oltre a Rosanna De Novellis,risiedono in soggiorno obbligato altri tre soggetti legati al clan dei casalesi: Mario Di Bello, Paolo Bianco e Vincenzo Della Volpe. Tutti arrestati nel 2008 dai carabinieri del comando provinciale di Caserta. Nel libro ‘L’Oro della Camorra’ della giornalista de ’Il Mattino’, Rosaria Capacchione, oggi sotto scorta perché minacciata di morte dalla camorra, è possibile leggere dei rapporti turbolenti tra Enrichetta Avallone e Rosanna De Novellis. “I rapporti tra Enrichetta e Rosanna si sono definitivamente deteriorati quando, nell’autunno del 2006, deve essere definita la proprietà di un immobile ad Aversa, in via della Libertà”. Le due donne puntano “alla gestione della cassaforte: soldi, case, terreni, società, il cui possesso determina la scala gerarchica all’interno del clan”. Sono due donne di camorra.Rosanna, dopo la morte del marito Carmine, il fratello di Antonio Iovine, “non ci sta a fare la comparsa e chiede denaro per sé e per i figli, rivendica il possesso di case e terreni, cerca alleanze al di fuori della famiglia per accaparrarsi una fetta di ricchezza”. Ma vuole ancora di più. “Il negozio di biancheria per signora che le è stato affidato, all’interno del centro commerciale Borgo antico, a San Cipriano d’Aversa – una ventina di negozi inaugurati con una festa e la presenza di Nathalie Caldonazzo – non le basta più”.

A distanza di un anno hanno frequentato gli stessi luoghi, per il soggiorno obbligato. La misura di prevenzione utilizzata nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità. A Venafro, in provincia di Isernia, le due donne hanno respirato la stessa aria, hanno conosciuto gli stessi luoghi di ritrovo (come la caserma per l’obbligo della firma). Abbiamo avvicinato la cognata del boss del clan dei casalesi, Rosa De Novellis (già ha scontato tre anni di carcere), che risiede in un albergo: “cerco un giornalista per la verità”.

La sua verità.

Sono stata massacrata dai suoi colleghi, si sono dette tante cose false sul mio conto.

Da quanto tempo risiede a Venafro?

Da quando sono uscita dal carcere.

Per la vicenda del 2008, quando fu arrestata dai carabinieri insieme alla moglie di Iovine,Enrichetta Avallone?

Quando ci sono stati tutti quegli arresti ingiustamente, perché le cose bisognerebbe farle come si deve.

Cosa fa a Venafro?

Sto praticamente impazzendo. Prima di Venafro stavo a Isernia. Sono stata sei mesi a Isernia.

Lei è la cognata di Antonio Iovine, il fratello di suo marito Carmine, morto ammazzato in un agguato di camorra nel 1993.

Si, mio marito era una persona onestissima. Ancora oggi è rimpianto da tutti.

Rimpianto anche dal fratello Antonio, detto ‘O Ninno?

Me lo auguro, ma comunque io le parlo di mio marito. Era un imprenditore che operava nel settore dell’edilizia. Gli hanno sparato.

Di Antonio Iovine, il boss della camorra casalese cosa possiamo dire?

Non lo definisco e non voglio definirlo.

Aveva rapporti con Antonio Iovine?

No, è il fratello di mio marito. Io lo vedo come fratello di mio marito. Non lo conosco come boss.

A Venafro l’anno scorso si è registrata la presenza di Enrichetta Avallone, la moglie di Antonio Iovine. Non corre buon sangue tra di voi?

Non lo voglio dire assolutamente. Io parlo di me personalmente.

Parliamo di lei. In un’ordinanza di custodia cautelare si legge, è lei che parla: “Antonio (Iovine, ndr) mi ha lasciato con la mobilia del magazzino da pagare, poi viene la moglie (Enrichetta Avallone, ndr) e vorrebbe prendersi la merce ed io non dovrei fargliela pagare: ma tu sei caduto con la testa a terra?”.

Non mi ricordo, sono passati tanti anni.

Lei si sente una donna di camorra?

Assolutamente no.

Nel libro ’L’Oro della Camorra’ di Rosaria Capacchione si legge: “il filo conduttore che nella primavera del 2008 ha portato in carcere le due donne è la gestione della cassaforte: soldi, case, terreni, società, il cui possesso determina la scala gerarchica all’interno del clan”.

Non sono mai stata avida, non mi sono mai interessata di malavita, sono contro la violenza.

Lei non è interessata alla malavita, però aveva un negozio di biancheria che le è stato affidato all’interno di un centro commerciale a San Cipriano d’Aversa.

Chi mi conosce bene sa bene chi sono, come sono fatta. Per riuscire a prendere Antonio Iovine gli interlocutori non hanno fatto altro che rendere ancora una volta vittima un’altra persona, una povera vedova. In vita mia ho fatto solo la mamma. Hanno preso me per vendere più giornali.

Cos’è per lei la camorra?

Se io rappresento la camorra, le posso dire, che la camorra non esiste. Se mi mette davanti la camorra come violenza, per me, chiuderli dentro e buttare le chiavi è poco.

La stessa cosa vale per suo cognato Antonio Iovine?

Per tutti. Chi sbaglia deve pagare. Chiunque esso sia.

Conferma che insieme a lei, a Venafro, ci sono in soggiorno obbligato Mario Di Bello, Vincenzo Della Volpe e Paolo Bianco?

Si.

Tutti implicati nell’operazione della Procura di Napoli del 2008?

Si.

Lei è la cognata di un boss, Antonio Iovine. Cosa pensa del clan dei casalesi?

Conosco Antonio Iovine, ma nessun appartenente del clan. Addirittura mi accusano di aver conosciuto Michele Zagaria.

Forse perché viveva sotto terra.

Non ho mai conosciuto camorristi. Mi sono trovata mio marito ammazzato, so benissimo che mio cognato era latitante. Ma se dovessi dire i motivi non li conosco. Chi fa parte della camorra si dovrebbe impiccare, lo penso proprio.

Lei è accusata di aver favorito la latitanza di Antonio Iovine e di aver riciclato proventi illeciti, anche con fittizie intestazioni di beni.

Questa è una cosa gravissima. Non è stato riciclato nulla. Avevo dei terreni ad Aversa di mio marito, un ottimo imprenditore.

Di cosa si occupava suo marito?

Imprenditore edile con lavori pubblici.

E’ un settore strategico del clan dei casalesi.

Mio marito è morto venti anni fa. Per me è offensivo…

Il clan dei casalesi è specializzato in questo settore. E’ una delle loro attività principali.

Mi sono fidanzata con mio marito nel 1977, mio suocero già era radicato da anni come imprenditore…

Ha letto il libro di Roberto Saviano, ’Gomorra’?

Si, ho visto anche il film. La televisione non deve dare cattivi esempi.

I cattivi esempi sono i camorristi, i mafiosi, gli appartenenti alle associazioni criminali e chi agisce con quella mentalità.

Questo si…

L’Indro.it di venerdì 4 Maggio 2012, ore 20:13

http://www.lindro.it/Camorra-parla-la-cognata-del-boss,8283

ANDREOTTI: “IL VERO PORTAVOCE DELLA CHIESA”

Parla l’amico Mario Barone: “se apro troppo la bocca mi sparano con la lupara”

ANDREOTTI: “IL VERO PORTAVOCE DELLA CHIESA”

Secondo il custode dell’archivio di Andreotti, l’accusa per mafia fu un disegno preciso della Democrazia Cristiana
andreotti

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmai.com)

Ho visto Andreotti l’altro giorno, stava bene. Gli anni pesano, ne ha 93 e si era un po’ ritirato in se stesso, non faceva grande attività, grandi cose. Veniva ogni tanto al Senato, stava tranquillo e sereno per come si può stare a 93 anni. Quella di oggi non è stata una crisi cardiaca, ma una crisi respiratoria. Aveva una bronchite che si andava aggravando e giustamente i familiari, non potendolo curare bene con ossigeno in casa, lo hanno portato al Gemelli. Disgrazia ha voluto che in quel momento ci fosse anche il Papa e la cosa ha creato un pò di confusione. E’ cosciente per ora, però ha 93 anni”. Subito dopo la diffusione della notizia del ricovero del Senatore a vita, Giulio Andreotti, abbiamo contattato un suo vecchio amico, Mario Barone. Siciliano, collaboratore stretto di Andreotti, ex ufficiale di marina, ex amministratore delegato del Banco di Roma. Si conoscono dal dopoguerra, precisamente dal 1946. “Subito dopo la sua nomina – si legge nel saggio ‘Il Caffè di Sindona’ – Barone come responsabile del settore esteri del Banco appose la sua firma a un prestito di 100 milioni di dollari che l’Istituto erogò a Sindona attraverso la filiale di Nassau”. Con Barone, che ha confermato il prestito, abbiamo affrontato anche questi argomenti. “Sono il custode dell’archivio di Andreotti” ha tenuto a precisare, sottolineando che oggi ricopre anche il ruolo di presidente del Comitato Andreotti. Il fedelissimo del Senatore, con una battuta, ha spiegato: “se apro troppo la bocca mi sparano con la lupara”Siamo partiti dall’inizio. Dal giorno dell’incontro con Andreotti: “Facevo parte dell’azione cattolica. Quando sono venuto a Roma ci siamo incontrati e da allora sono stato al suo seguito, pur facendo una carriera diversa”.

Una carriera diversa ma legata ad Andreotti.

Sempre a sua disposizione.

Un politico sempre presente nella vita politica italiana.

Andreotti per 10 anni è stato fuori dalla vita politica, assorbito completamente da processi che per fortuna si sono risolti in maniera positiva. Lui ha avuto il coraggio, a differenza di altri, di affrontarli a viso aperto. Lui fu tradito dal suo stesso partito al momento delle elezioni della Presidenza della Repubblica, quando venne fuori Scalfaro. Si eliminarono a vicenda lui e Forlani. Da allora è rimasto un pò fuori, meno interessato a quello che succedeva.

Come si ritrova nella politica di oggi?

Non si ritrova, è un mondo nuovo per lui. Non esprime giudizi né critici né positivi. I tempi sono cambiati, non è la politica che è cambiata.

Cosa possiamo aggiungere sul tentativo di mediazione tra il mondo laico e il mondo cattolico?

Lui, come dicevano, è un cardinale mancato. Era in sostanza il vero portavoce della Chiesa, che ha sempre difeso a oltranza, anche quando con qualche Papa ha avuto un contatto più difficile.

Con quale Papa?

Con Pio XII, che pure lo valutava in altissimo senso. Stiamo parlando di 50 anni fa, quando i fascisti tentarono di prendere il Comune di Roma. Ecco il famoso legame con Sturzo. Quando interveniva interpretava esattamente il pensiero del Vaticano. Ma il processo (per mafia, ndr) è stato un trauma e ha spezzato la sua vita. Da quel momento ha smesso di essere attivo nella vita politica.

Lei ha affermato che fu tradito dal suo partito. Per molti osservatori l’omicidio del suo braccio destro siciliano Salvo Lima, nel marzo del 1992, gli fece perdere la candidatura alla poltrona di Presidente della Repubblica.

Andreotti con il suo partito non ha mai avuto un incarico. Era l’uomo più potente, ma non faceva parte del gruppo che comandava il partito. E il partito, quando Andreotti era il candidato naturale, gli mise tra i piedi Forlani, che si fece prendere da questa idea. Poi venne fuori il compromesso e presero Scalfaro. In Italia c’è l’abitudine che qualunque cosa succede è colpa della mafia. Io non lo so se la mafia era tanto potente. Io sono siciliano e faccio parte della Sicilia buona e non di quella cattiva. Credo che fu una lotta interna al partito. La politica, i giornali vivono di queste voci, io non lo credo. Certamente alcuni uomini del partito democristiano avevano legami con la mafia in Sicilia.

Come Salvo Lima?

Non lo posso dire, non sono in grado di fare affermazioni del genere. Ripeto: dieci anni di processo lo estraniarono un pò dalla vita e da allora gli è rimasta questa amarezza.

Lei parla molto del processo. Che pensa di quel periodo?

Era un periodo un pò complesso perché stavamo vedendo che lentamente la Prima Repubblica stava morendo. Fu un preciso disegno del partito democristiano, che gli fu nemico. L’ostacolò in tutte le maniere.

Lei è un profondo conoscitore di Andreotti, può chiarirci molte cose.

Oggi faccio il pensionato, ho 90 anni. Se apro un pò troppo la bocca qualcuno mi spara con la lupara (ride).

Perché dice così?

Perché quando si parla troppo… il segreto è il silenzio.

E’ la stessa massima di Andreotti?

No, questa è mia.

Ma chi potrebbe sparare con la lupara?

Son quelle battute che si dicono.

Nel saggio ‘Il Caffè di Sindona’ si legge: “la nomina di Barone (amministratore delegato del Banco di Roma, ndr) coincise con il versamento di una tangente di 2 miliardi di lire alla Dc da parte delle banche sindoniane”.

Ho 91 anni, ho parlato abbastanza. Ero fiero di valere due miliardi, ma le pare possibile? E’ una delle tante balle che circondarono Sindona a suo tempo.

E i 100 milioni di dollari erogati a Sindona, con la sua firma?

Sindona li ha restituiti dopo un mese. Sono prestiti che si fanno.

Lei che rapporti aveva con Sindona?

L’ho visto due o tre volte.

In una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Sindona si legge che lei era stato nominato terzo amministratore delegato del Banco con il patrocinio di Sindona e l’appoggio politico di Andreotti. Chi era Sindona?

Una persona di grande genialità finanziaria. Poi, probabilmente, si fece prendere la mano dall’ambizione. Sindona era socio di Cuccia, aveva una società insieme a Cuccia. Era uno dei protetti di Cuccia, forse un giorno verrà fuori un pò di verità. Non posso parlarne né bene né male. Il suo fu un peccato d’orgoglio e si mise in un sentiero sbagliato.

Il suo amico Andreotti dopo la morte di Giorgio Ambrosoli disse: “se l’andava cercando”.

Ambrosoli era una persona molto seria con la quale ebbi un ottimo rapporto di cordialità, lo aiutai molto. Ambrosoli si illuse di poter superare tutta una serie di contorni che l’affare aveva. Poi in 50 anni di vita politica ogni tanto la battuta spiritosa può essere infelice.

Ambrosoli è stato ucciso perché faceva il suo dovere.

Non per colpa di Andreotti, se c’è un responsabile è proprio Cuccia che non avvertì nessuno.

Un segreto, dopo la sua ‘battuta’ sulla lupara, deve dirlo però…

No, ho già parlato troppo.

Lei parla spesso del processo di Andreotti. Ma per lei prescrizione vuol dire assoluzione?

Lo domandi all’avvocato Bongiorno (avvocato di Andreotti, ndr). Per me è stato assolto.

Anche se è una prescrizione?

Lei vede Andreotti che va a sparare al giornalista (Mino Pecorelli, ndr) o Andreotti che va a baciare un mafioso?

Ma non è stato assolto.

Parli con l’avvocato Bongiorno.

L’Indro.it di giovedì 3 Maggio 2012, ore 20:52

http://www.lindro.it/Andreotti-il-vero-portavoce-della,8256#.T6UnrOg9X3Q

http://www.lindro.it/politica/2013-05-06/80846-andreotti-il-vero-portavoce-della-chiesa-2

 

CASAPOUND: FASCISMO DEL III MILLENNIO?

Emanuele Toscano e Daniele Di Nunzio commentano il fenomeno

CASAPOUND: FASCISMO DEL III MILLENNIO?

Il sindaco Alemanno ha proposto l’acquisto dello stabile di via Napoleone III scatenando le polemiche

Anche quest’anno ritorna nel piano investimenti l’acquisto dello stabile di via Napoleone III. È una vergogna. Chiediamo al sindaco Alemanno, che ha parlato di unità, di dare un segnale concreto alla vigilia del 25 aprile togliendo 11 milioni e otto per l’acquisto della casa dei fascisti del terzo millennio”. Queste le parole pronunciate, qualche giorno fa, dal consigliere comunale di Roma, Paolo Masini (Pd) sull’intenzione del primo cittadino della Capitale di acquistare lo stabile che ospita CasaPound, il centro sociale di estrema destra. Nel sito CasaPound Italia è possibile leggere: “l’Associazione di Promozione Sociale‘CasaPound’ è un’associazione regolarmente costituita e riconosciuta. E qui finisce la parte burocratica. CasaPound agisce. CasaPound utilizza la forza del volontariato perpropagandare avanzate visioni sociali. Non è assistenzialismo. Non tappiamo le falle aperte in un mondo pietrificato e pronto all’implosione. Non cerchiamo di sistemare la vita delle persone con poche inutili migliorie. CasaPound urla: costruiremo il mondo che vogliamo! La vita, così come ci è stata confezionata, la gettiamo volentieri nel cesso. L’uomo deve essere liberato. Il mercato uccide l’anima. Il mercanteggiare e la logica del profitto, travolgono ogni ostacolo si ponga loro di fronte. Facilmente, lavoratori, popoli o microcomunità. Amore, gioia, sacrificio e diversità. Falciati. Non siamo disposti a veder morire il nostro popolo in mezzo ad una strada…”. Questo è ciò che si legge nel sito ufficiale. 

Oggi il leader del centro sociale si chiama Gianluca Iannone, il ‘fascista del III millennio’. E’ proprio Iannone a spiegare su ’L’Espresso’: E’ una definizione che mi ha dato un giornalista, ma devo dire che mi ci ritrovo. Si legge nelle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione Italiana: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. E cosa ne pensa Iannone del fascismo? “Il fascismo è stata una rivoluzione, l’unica che abbia effettivamente avuto luogo in questo Paese, e per come la vedo io, ha rappresentato una visione sociale avanzata, un fiorire dell’arte, dell’onestà, dell’ironia. Il fascismo costruiva, mentre quello che si definisce neofascismo ha sempre avuto come priorità quella di chiudersi in un ghetto e di difendersi. Noi vogliamo costruire”.Ognuno può valutare queste dichiarazioni come meglio crede. Non si può dimenticare il commento su Facebook di Iannone dopo la morte del magistrato Pietro Saviotti, il capo del pool antiterrorismo che aveva indagato più volte su CasaPound: “Il 2012 si apre con prospettive interessanti… Evviva”.

Molti componenti del centro sociale di estrema destra non disdegnano la violenza. CasaPound è ritornata agli onori della cronaca nei mesi scorsi, con il killer Casseri, autore della strage dei due senegalesi (Samb Modou, 40 anni e Diop Mor, 54 anni) a Firenze. Sono tanti gli episodi di cronaca che hanno coinvolto il discusso centro sociale di estrema destra. Un22enne leccese – scrive il 19 marzo scorso ‘abruzzo24ore.tv– attivista di Casapound, ritenuto responsabile del reato di lesioni aggravate, è stato arrestato questa mattina a Pescara. Gli arresti sono complessivamente quattro e riguardano altrettanti attivisti, tutti residenti in provincia di Lecce, del movimento politico CasaPound, accusati di aver ferito un giovane appartenente a un gruppo politico antagonista. I fatti sono accaduti il 2 gennaio 2012 a Lecce”. Il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, dopo l’arresto ha usato parole pesanti, che devono far riflettere: “Siamo di fronte ad azioni di squadrismo vero e proprio, un balzo indietro agli anni di piombo. Anzi, roba da far rivoltare Matteotti nella tomba”. Sul ‘Fatto Quotidiano’ del 26 gennaio 2012 si apprende della decisione di alcune associazioni partigiane di Parma (Anpi, Aned, Anpc e Alpi) di querelare CasaPound, per la diffusione davanti alle scuole di un volantino che definiva la Resistenza “raffiche di mitra, violenze e stupri”. Per Gabriella Manelli, presidente provinciale dell’Anpi: “con questa scelta abbiamo voluto rendere esplicita la nostra posizione dando un segnale: non sottovalutiamo questi rigurgiti di fascismo, soprattutto quando vanno ad incidere sulla coscienza dei ragazzi”.

Due giovani sociologi, Emanuele Toscano e Daniele Di Nunzio, sono gli autori di un libro dal titolo: ’Dentro e fuori CasaPound. Capire il fascismo del terzo millennio’. Hanno affermato gli autori: il nostro intento era, e rimane, quello di voler provare a descrivere perché, oggi, un movimento come CasaPound attira ragazzi e ragazze, con differenti background socio-culturali, e perché il pensiero fascista ha presa sulle nuove generazioni. Purtroppo, molti hanno scambiato questa analisi come un tentativo di legittimazione di CasaPound. Cosa peraltro inspiegabile, date le conclusioni del libro che evidenziano in modo chiaro quelle che sono le tensioni tra CasaPound e l’idea di democrazia, almeno per come abbiamo deciso di definirla noi. E’ stato molto complesso relazionarsi con un mondo politico che in alcuni casi non ha cercato di ragionare con noi, ma ha messo subito in dubbio, nel migliore dei casi, la nostra autonomia di pensiero. Conoscere, che non è mai sinonimo di giustificare, è il primo passo per battere CasaPound politicamente e culturalmente”.

La conoscenza è fondamentale. “Crediamo che, per combattere politicamente e culturalmente il proprio avversario, sia necessario conoscerlo, e non demonizzarlo, solo così è possibile fornire un’analisi obiettiva che sia veramente utile, superando la paura di dover parlare di qualcosa di scomodo. A sinistra si è spesso commesso l’errore, per non correre il rischio di giustificare o legittimare l’azione politica di CasaPound semplicemente nominandola, di far finta che questa realtà non esistesse, o che fosse marginale, o ininfluente. E’ una strategia a nostro avviso miope, perché in questi anni CasaPound ha acquisito agibilità e conquistato spazi politici, anche se a sinistra non si è voluto comprendere le ragioni del suo espandersi”. E la violenza? Sono sempre gli autori a rispondere (mediapolitika.com): tra i membri di CasaPound è diffusa una fascinazione simbolica per la violenza, per le azioni squadriste, per la potenza militare dell’impero romano. Il principio di non rifiutare lo scontro – di ricorrere alla forza quando è necessario per difendere la propria legittimità – affonda le proprie radici in un orientamento che, più generalmente, condiziona l’agire di molti dei membri di CasaPound, che può riassumersi nel motto ’non un passo indietro’. Il ’coraggio’, l’’onore’, l’’essere di esempio’ sono valori comuni tra i membri di CasaPound, che fungono da collante per la comunità e riempiono di significato l’uso della violenza. Questa fascinazione per la violenza segna una forte tensione con l’affermazione stessa della democrazia, così come noi la interpretiamo. La fascinazione per la violenza pone la difficoltà di abbracciare una cultura della non-violenza o, più precisamente, del pacifismo, sulla quale si fonda e si dirige, per il nostro punto di vista, la democrazia”.

L’Indro.it di venerdì 27 Aprile 2012, ore 19:50

http://www.lindro.it/CasaPound-fascismo-del-III,8164#.T6Umiug9X3Q

TERRAFERMA: “LA SITUAZIONE POTREBBE PEGGIORARE”

In Italia in aumento il consumo di farmaci antidepressivi e boom per i suicidi

TERRAFERMA: “LA SITUAZIONE POTREBBE PEGGIORARE”

Parla l’imprenditore Mazzucchelli: “introducano iniziative a costo zero”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Tra i benefici della crisi attuale, come di qualsiasi crisi, c’è quello di essere costretti a un esame di realtà. Siamo inevitabilmente legati a convenzioni, pregiudizi e schemi, sin tanto che essi ci consentono di interpretare e di beneficiare di una parte per noi soddisfacente della realtà. I pregiudizi, i preconcetti, gli schemi, in quanto condivisi sono anche la inevitabile infrastruttura culturale e normativa della nostra convivenza. E anche qui: sino a quando la realtà che impatta sulla nostra convivenza sociale è spiegata e trattata in modo complessivamente soddisfacente, i paradigmi reggono e ben pochi hanno voglia di metterli in discussione. Chi lo fa, i pionieri e i visionari, i geni, gli anticipatori, difficilmente trovano ascolto, finché questa operazione non comincia a corrispondere a un’esigenza diffusa. È effettivamente quello che negli ultimi anni sta accadendo: ci troviamo in una crisi che – è del tutto evidente – è crisi economica, istituzionale, politica perché è, in origine, crisi di valori, cioè crisi di significati”. Queste le parole utilizzate da Alberto Meomartini, Presidente di Assolombarda, nella postfazione del libro di Ermete Realacci (ambientalista, parlamentare e presidente onorario di Legambiente) ‘Green Italy’, edito da Chiarelettere. Realacci racconta “storie di alleanza tra imprese e comunità, tra ambiente e nuovi modi di vivere che possonotraghettarci verso un paese più desiderabile e più competitivo”.

Ma quali sono gli strumenti che vengono usati per far fronte alla crisi economica in Italia? Partiamo dal Veneto. 700 milioni di euro e un numero verde ‘anticrisi’ (800.177750), anche per prevenire i tanti suicidi che si stanno registrando in tutto il Paese. “Perché in Veneto – si legge su ‘Il Sole24Ore’ – la conta degli imprenditori che si sono tolti la vita a causa di debiti e soprattutto di crediti non riscossi ha superato (secondo la Cgia di Mestre) quota 50”. Secondo Marialuisa Coppola, Assessore regionale allo sviluppo economico“Dal 2008 in poi, abbiamo varato diverse misure per facilitare l’accesso al credito”. Su ‘Radio24.live’ è possibile ascoltare la ‘voce’ degli imprenditori in difficoltà. “Conoscevo – ha affermato Gennaro, che difendeva come avvocato Equitalia – l’immobiliarista napoletano che di recente si è suicidato dopo aver ricevuto una cartella di Equitalia. Aveva figli quasi della stessa età dei miei e la sua agenzia era nel mio quartiere vicino al mio studio, insomma, le nostre erano esistenze quasi parallele. Questo suicidio di cui a torto o ragione mi sento corresponsabile mi ha convinto a non accettare più incarichi di difesa di Equitalia”. Alessandro parla del rapporto con sua figlia di 12 anni“ieri sera ho fatto una cosa di cui mivergognerò per tutta la vita: mia figlia 12 anni mi vede, mi sorride e mi abbraccia forte. Mi dice che la sua giornata è stata splendida e vuole raccontarmela, mi chiede “la tua papà, come è stata?”, la guardo e le scoppio a piangere in faccia, mi trovo così una bambina di 12 anni che consola suo papà. Ditemi voi uno come può sentirsi, spero un giorno di poter rimediare a tutto questo, ringrazio voi e la possibilità che ci date di sfogarci”.

Ecco la testimonianza drammatica di Camillo“Per spazzare via il pensiero di farla finita in un primo passaggio ho imparato a non guardarmi alle spalle, ma non è bastato, ho dovuto anche imparare a non guardare al ’domani’, ’domani’ inteso non come futuro, ma domani in termini di giornata. E’ come un auto protezione del cervello, si rifiuta di non guardare oltre il tempo presente. Questo è devastante non solo sul piano professionale ma anche sul piano psicologico, bisogna essere forti se non si vuole finire in uno stato depressivo. Ho dovuto anche fermare l’auto per impossibilità di rinnovare la polizza assicurativa, questo è normale?”.

E’ normale che in questo Paese ogni giorno si registrino casi di suicidi? Risulta in aumento il consumo di farmaci antidepressiviSecondo l’Istituto di Ricerca Eures (Ricerche Economiche e Sociali), che ha pubblicato un rapporto dal titolo: ‘Il suicidio in Italia ai tempi della crisi’, nel 2009 i suicidi sono stati 2mila 986, con un aumento del 5,6% rispetto all’anno precedente. Il rapporto ha collegato l’aumento dei suicidi con la crisi economica.Nel 2009 i disoccupati che hanno scelto di togliersi la vita sono stati 357, il 37.3% in più rispetto al 2008. “Oltre la metà dei suicidi censiti in Italia – si legge nell’ultimo rapporto di Eures – sono compiuti in una regione del Nord (1.600 casi nel 2009, pari al 53,6% del totale), a fronte del 18,8% al Centro (561 casi) e del 27,6% al Sud (825 casi). Ma è proprio ilMeridione a registrare nel 2009 la crescita più consistente del fenomeno, con un incremento pari a +11% (sono stati 743 i suicidi nel 2008), a fronte di un +4,5% nel Centro e di un +3,4% nel Nord. A livello regionale gli incrementi più alti si sono registrati in Basilicata (+105%, passando da 20 suicidi nel 2008 a 41 nel 2009), in Campania (+38,7%, passando da 106 a 147 suicidi), in Emilia Romagna (da 234 a 289 casi) e in Friuli (+19,6%, da 92 a 110 casi)”. In Europa è la Lituania, con 31,3 suicidi ogni 100 mila abitanti tra il 2005 e il 2009, il Paese con il più alto tasso di suicidi.

Scrive ‘El Pais’: Se c’è una parola proibita quella è suicidio. Ancor di più in società, come quelle italiana e spagnola, che per secoli hanno vissuto all’ombra dell’etica e dell’estetica della religione. (…) Non si è ancora raggiunto il record spaventoso della Grecia […] ma la progressione è così allarmante che anche il Primo Ministro Mario Monti, come cattolico, ha nominato il diavolo per nome. In Grecia – ha sottolineato di recente il Professore – ci sono stati tagli enormi nel numero dei dipendenti pubblici e, negli ultimi due anni, ci sono stati 1725 suicidi. Questo è quello che in Italia cerchiamo di invertire per non precipitare in quel precipizio”. 

Per evitare il ‘precipizio’ in Italia una rete di psicologi fornisce ascolto e supporto telefonico gratuito alle persone che ne hanno bisogno. L’iniziativa è stata chiamata ‘Terraferma’. Si legge nel sito terraferma-irc.it: “la nostra esperienza ci ha insegnato che molto spesso il piccolo imprenditore, lasciato completamente solo nell’affrontare le difficoltà quotidiane del fare impresa, necessita anche di un sostegno morale e non solo di risposte a problemi economici. A volte però non bastano le parole di noi colleghi che facciamo tutti i giorni la stessa esperienza. In molti casi è necessario affidarsi al sostegno di professionisti che abbiano la possibilità di valutare dall’esterno le situazioni e gli stati d’animo”.

Abbiamo sentito l’imprenditore Massimo Mazzucchelli, uno dei coordinatori del progetto:con ICR (Imprese che resistono) denunciamo da tanto tempo la situazione drammatica. Ci veniva detto che la situazione non era così grave. Nel 2009 abbiamo fatto un incontro con diversi politici e ci è stato rimproverato il nostro operato. Anzi per molti la situazione stava migliorando. Non conoscono la situazione e la cosa è molto grave. Rimproveriamo a questa classe politica di vivere su un altro pianeta. La situazione che vedo da piccolo imprenditore è molto simile a quella del 2009. Veniamo da tre anni di grosse difficoltà e, quindi, potrebbe peggiorare”.

Che servizio offrite a chi si rivolge a ‘Terraferma’?

Il Ministro Passera diceva che è normale che in un momento di crisi aumentino i suicidi. Ma nulla è stato fatto per invertire la rotta. Ci siamo sentiti e abbiamo cominciato a ragionare. Ci sono circa 30 psicologi che coprono l’intero territorio. Il servizio è gratuito fino alla telefonata e diventa a pagamento in caso di percorso personale, con tariffe agevolate e comminate alla difficoltà della persona.

Chi si rivolge alla vostra rete?

Piccoli imprenditori, commercianti, i parenti e qualche lavoratore.

Che situazione avete registrato?

La situazione è molto difficile, ma sempre più spesso arrivano persone che non sanno cosa fare. Non c’è il lavoro e questo crea problemi seri. Si aspetta nella speranza di nuovo lavoro. Facciano delle riforme per far aumentare il lavoro. Il problema non è l’articolo 18, ma il costo del lavoro. I nostri concorrenti europei saranno sempre più competitivi. Introducano delle iniziative a costo zero.

Ad esempio?

Controlli mirati per cercare i prodotti nocivi. Ci sarebbe lavoro per tutti i disoccupati europei. Bisogna ridurre le tasse, tagliare le spese e combattere l’evasione.

L’Indro.it di giovedì 26 Aprile 2012, ore 18:42

http://www.lindro.it/Terraferma-La-situazione-potrebbe,8145#.T6UlVOg9X3Q

ICR: ‘RICONSEGNIAMO IL DIRITTO DIVOTO’

E’ partita l’iniziativa di protesta di Imprese che resistono rivolta a Napolitano

ICR: ‘RICONSEGNIAMO IL DIRITTO DI VOTO’

Laura Costato, coordinatrice Lombardia: “chiediamo una grossa pulizia e un parlamento che ci rappresenti”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Spettabile Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, Le consegno in custodia il mio diritto al voto sancito dalla Costituzione Italiana, nell’attesa che Lei prenda provvedimenti finalizzati a ricostituire un parlamento degno di rappresentare il cittadino italiano, dato che con il mio gesto sono a comunicarLe di non essere più rappresentato da coloro che attualmente lo occupano”.

Questo il testo preparato da Imprese che resistono (ICR), il movimento no profit apartitico e spontaneo nato nel 2009, per comunicare a Napolitano “che gli attuali partiti presenti in Parlamento non rappresentano più il cittadino italiano, avendo fallito nel mandato loroaffidatogli dal popolo”. Non è un buon periodo per la classe dirigente italiana e per il sistema dei partiti. I sondaggi indicano chiaramente che i cittadini non ne vogliono più sapere di una politica, impegnata ogni giorno a difendersi da varie e gravi accuse. La crisi mondiale, gli scandali e l’incapacità di governare hanno accelerato la resa dei conti. “Riconsegniamo il certificato elettorale scrivono da ICR “il voto è un diritto inalienabile del cittadino, sancito dalla Costituzione. E’ diritto del cittadino avere una rappresentanza degna del mandato in Parlamento”.

Anche la legge elettorale, definita dagli stessi autori come una ‘porcata’, ha contribuito sensibilmente ad allargare la voragine tra i cittadini e la politica. Chi rappresenta dunque oggi il Paese? Dov’è finito il mandato popolare? “Affideremo – si legge nella nota di ICR – in custodia il nostro titolo di voto al Presidente, autorizzandolo e affidandogli il compito didestituire a tutti gli effetti gli attuali partiti politici”. Lo stesso Napolitano che ha scelto e nominato senatore a vita Monti, l’attuale Capo del Governo.

Abbiamo contattato Laura Costato, coordinatrice ICR per la Lombardia per capire meglio l’iniziativa di protesta che, come ci ha ripetuto, non ha come obiettivo l’astensione dal voto:non ci sentiamo più rappresentati dal sistema partitico attuale, dalla politica attuale. Consideriamo la partitocrazia fallita e riteniamo che il Parlamento in questo momento sia del tutto inutile”.

Ma qual è l’idea di ICR? “La nostra idea di fondo è quella di scuotere da subito il mondo della politica, facendo capire che tutte le percentuali e le statistiche che stanno uscendo circa la non voglia del cittadino italiano di andare a votare sono dati reali e tangibili da subito, senza aspettare di arrivare al 2013”.

Il movimento ha le idee chiare: “non è più il tempo del lamento, è il tempo dell’azione individuale”. Ognuno può inviare, con una raccomandata, l’appello al Presidente della Repubblica (sul sito imprese che resistono.org è possibile trovare il testo da compilare con i propri dati). “Quest’idea che serve ad informare – ha spiegato Laura Costato – Napolitano del sentimento comune dei cittadini di non sentirsi più rappresentati e chiedere, nell’insieme, di mettere mano a questa situazione in modo che si possa andare a delle elezioni, dove i cittadini possono scegliersi il proprio rappresentante liberamente. Non è un’istigazione all’astensionismo. Se si andrà alle elezioni con l’attuale classe politica e con questa partitocrazia si farà certificare al seggio che non si vota, certificando che non si vota perché non vogliamo dare il voto a nessuno di questi partiti perché non ci sentiamo rappresentati dagli stessi.

La coordinatrice della Lombardia di ICR parla di un nuovo orizzonte politico “che non sia questo”. E’ antipolitica? L’antipolitica, sostiene, è stata rappresentata, in questi ultimi anni, da coloro che non hanno pensato alla cosa pubblica, ma a quella privata. In questo periodo di crisi, dove molte famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, dove i lavoratori si vedono scippare i propri diritti, non è passato sotto silenzio l’atteggiamento di chi, impunemente, ha continuato ad utilizzare i soldi della collettività (camuffati in falsi rimborsi elettorali) per i propri bisogni“Siamo dell’idea che pur essendo nei partiti degli elementi validi, in questo momento, non siamo in grado di scegliere e con questa legge elettorale non si fa altro che mantenere privilegi e poteri di una classe politica che non è in grado di amministrare il Paese. Ha fallito clamorosamente”.

Il giudizio di ICR Lombardia è valido anche per il governo presieduto da Mario Monti? “Nel momento in cui è arrivato ha avuto l’appoggio incondizionato della maggior parte della popolazione, ma obiettivamente ci si aspettava di più, non solo sul fronte estero. Le rendite di posizione rimangono le stesse, i conflitti di interesse rimangono gli stessi e vengono toccati ancora una volta i lavoratori e i pensionati. E non vengono toccate le lobby e i grandi interessi che ci sono a monte dello sfacelo italiano”.

In che Paese viviamo, quindi? “In un Paese normale questa classe politica doveva essere destituita dall’incarico e rimettere il mandato per manifesta incapacità. Invece in questo Paese ci ritroviamo con un governo tecnico, che è ancora molto, molto lontano dalla realtà del Paese.In un Paese dove il lavoro non c’è mi sembra assurdo che si parli della riforma del lavoro. Questo scollamento si continua ad avvertire e forse, in un momento in cui molti italiani hanno sperato nel cambio di conduzione del Paese, diventa ancora più pesante con l’aumento delle tasse”. I fallimenti, le perdite di occupazione, gli espropri ed i suicidi rappresentano, per ICR, un vero e proprio “bollettino di guerrache viene puntualmente ignorato – o peggio strumentalizzato a fini puramente propagandistici da parte della politica degli scandali e degli sprechi, che oggi rappresenta il lato peggiore del Paese”.

La proposta vuol scuotere le coscienze, per riattivare la perduta partecipazione popolare, e raggiungere il Capo dello Stato, che non può continuare a far finta di nulla. “La nostra forma di protesta – ha concluso Laura Costato  vuol far arrivare un messaggio ben chiaro e spero che da qui a pochi giorni le risposte vengano in maggior numero. Girando molto per i socialnetwork si vedono una serie di movimenti, raccolte firme. Cerchiamo di cavalcarequest’onda per convogliare il malcontento su un’unica forma di protesta. Il dissenso è esteso e mira alla destituzione di questa classe politica. Chiediamo una grossa pulizia”.

L’Indro.it di martedì 24 Aprile 2012, ore 19:15

http://www.lindro.it/ICR-Riconsegniamo-il-diritto-di,8118#.T6UkIOg9X3Q

IUS SOLI, LA TOSCANA È PRONTA

Il Consiglio regionale pronto a promuovere verso i Presidenti di Camera e Senato

IUS SOLI, LA TOSCANA È PRONTA

Parla il docente Giovanni Serges: “Nel nostro Paese ci sono le condizioni perché questo sia un diritto riconosciuto”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Arretratezza della nostra legislazione“. Questi i termini utilizzati dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, riferendosi ai ‘nuovi’ diritti. Secondo l’ultimo rapportoCaritas/Migrantes: “al 31 dicembre del 2010, i residenti stranieri in Italia ammontavano a4milioni 570mila 317, con un incremento di oltre 335mila 258 rispetto all’anno precedente e rappresentando il 7,5 % della popolazione nazionale”.

Ed ecco il primo segnale. La Toscana è pronta all’introduzione dello ‘ius soli’, il principio che fa riferimento alla nascita sul territorio dello Stato e si contrappone, nel novero dei mezzi di acquisto del diritto di cittadinanza, allo ‘ius sanguinis’, imperniato invece sull’elemento della discendenza o della filiazione”.

Ad affermarlo una mozione della maggioranza, approvata dal Consiglio regionale. La mozione impegna la Giunta a “farsi promotore verso i Presidenti di Camera e Senato della volontà del Consiglio toscano, chiaramente espressa nello Statuto della Regione tanto nei principi generali che nelle finalità principali, ad una riforma delle norme sulla cittadinanza”. Quanto affermato dalla Toscana potrebbe creare un precedente a livello politico e legislativo? Il Paese è pronto ad accogliere i nuovi e necessari diritti? Lo abbiamo chiesto al docente di Istituzioni di Diritto Pubblico e Diritto Costituzionale Regionale, Giovanni Sergesdell’Università degli Studi Roma 3

Qual è il suo pensiero riguardo all’introduzione di questo principio?

E’ un principio adottato in molti Stati ed è un principio che naturalmente privilegia un profilo, cioè quello dell’essere nato in un certo luogo e quindi di ritenere per questa parte che si stabilisca tra il soggetto che nasce e il territorio un legame. Che non esiste quando ci si ispira invece al diverso principio dello ‘ius sanguinis’, il diritto di cittadinanza che spetta in ragione dell’essere figlio di cittadini di un certo Stato.

E’ giusto introdurre lo ‘ius soli’ nel nostro Paese?

Penso che nel nostro Paese ci siano le condizioni perché questo sia un diritto riconosciuto. Anche lo stesso Capo dello Stato si era espresso perché le forze politiche esaminasseroquesto profilo. Da noi in realtà è avvenuto nel 2009 un certo collegamento, ma molto complicato, che si è ottenuto modificando la legge sulla cittadinanza italiana del 1992. Si è concessa la possibilità al coniuge di un cittadino italiano di acquistare la cittadinanza quando risieda legalmente nel territorio dopo due anni, oppure dopo tre anni dal matrimonio. Ma siamo lontani dallo ‘ius soli’. La nostra legislazione è stata fino ad oggi improntata decisamente al profilo dello ‘ius sanguinis’.

Esiste la cultura nel nostro Paese per l’introduzione di questo nuovo principio?

Per molti versi si, forse non è diffusissima, forse c’è il timore di un’apertura indiscriminata. Il problema riguarda il profilo dell’immigrazione regolamentata. Anche il soggetto che nasca da clandestini finirebbe per acquistare la cittadinanza italiana. Ma non si può discriminare il figlio in ragione del fatto che i genitori siano o meno clandestini. E’ un problema da esaminare con attenzione. Si potrebbe pensare a una legislazione che lo introduca gradualmente, ma penso che sia arrivato il momento di saltare la vecchia concezione che è stata recepita nella legislazione del 1992.

Napolitano, in materia di nuovi diritti, ha parlato di “arretratezza della nostra legislazione”. Lei è d’accordo?

Ci sono diritti che hanno cominciato ad affacciarsi: naturalmente il diritto deve trovare un riconoscimento. Credo che in alcuni settori sensibili la legislazione italiana sia abbastanza arretrata.

Perché?

Non si è avuto il coraggio, parlo di questi temi sensibili. Sono temi complessi che, però, andrebbero affrontati non con un ostracismo: per esempio il problema del matrimonio degli omosessuali o del riconoscimento di una forma d’unione. Su questo c’è un dibattito che si è fermato, che si è bloccato. Ad esempio il problema del diritto alle dichiarazioni di fine vita: su questa tematica sensibile dove si intrecciano esigenze che vengono dalla società laica, ma anche timori, indicazioni e valori che hanno a che vedere con sentimenti religiosi di varia natura. E’ chiaro che si dovrebbe trovare un punto di equilibrio, lo Stato laico dovrebbe trovare un punto di equilibrio senza un condizionamento troppo forte, da profili di carattere religioso.

Ma l’iniziativa della Toscana potrebbe creare un precedente per il resto del Paese?

E’ certamente una cosa importante. Questa mozione un certo movimento lo produce. Ma è un solo consiglio regionale, se fossero più consigli a muoversi in questa stessa direzione la loro azione potrebbe rivelarsi molto più utile. La nostra Costituzione assegna ai consigli regionali la possibilità di formulare un disegno di legge statale, da depositare presso le Camere. Forse la Regione interessata, in questo caso la Toscana, ma anche le altre Regioni che si volessero in qualche modo adeguare potrebbero pensare a presentare unitariamente, con lo stesso testo, un disegno di legge, anziché limitarsi ad una mozione. L’iniziativa legislativa regionale è stranamente, nel nostro sistema, poco considerata dalle Regioni. Forse potrebbero far valere il loro rilievo presentando un disegno di legge.

L’Indro.it di venerdì 20 Aprile 2012, ore 17:45

http://www.lindro.it/Ius-soli-la-Toscana-e-pronta,8051#.T6UjF-g9X3Q

“I SIRIANI ABBANDONATI A SE STESSI”

Aya Homsi, attivista in Italia

“I SIRIANI ABBANDONATI A SE STESSI”

“Il Presidente Napolitano ritiri l’onorificenza conferita ad Assad nel 2010”

 di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sfogliando il calendario si scorre la storia del paese siriano che da un anno prova a ribellarsi al regime. Nelle teste dei bambini c’è soltanto la rivolta, quella che hanno visto nelle strade della loro città, che hanno sentito alla televisione o che i genitori ripetono in casa. Ma c’è anche un segno di speranza. Perché oltre la tragedia i bambini sembrano vedere uno spiraglio. E quello spiraglio è racchiuso nella parola che nel calendario compare più volte:hurriya, ovvero, libertà”.

Queste le parole scritte da Aya Homsi, una ragazza italiana di origini siriane, sulla paginafacebook ‘Vogliamo la Siria libera’ per far conoscere al mondo cosa accade quotidianamente in Siria mentre il mondo ‘democratico’ tace.

La mia preghiera di pellegrino – affermò Giovanni Paolo II prima di lasciare Damasco – è che la Siria proceda con fiducia e serenità verso un nuovo e promettente futuro, e che il vostro Paese prosperi in un’era di benessere e di tranquillità per tutto il suo popolo”. Ieri altri 15 civili sono stati uccisi, i morti (moltissimi dei quali bambini) sono più di 10mila e i bombardamenti continuano nell’indifferenza generale.

Il regime sta procedendo anche alla distruzione dell’antico patrimonio siriano. Dall’Italia, grazie all’impegno di Aya Homsi, si è formato un ‘ponte’ virtuale con la Siria. Per continuare a denunciare e a far sapere al mondo dei crimini perpetrati dal regime di Assad. Proprio Aya, sul suo profilo Facebook, ha scritto la frase di un cittadino siriano: “non pensiamo più a come morire ma a come avverrà la nostra sepoltura”. 

Siamo partiti proprio da queste parole: “è risaputo che chi manifesta viene ucciso dai mercenari di Assad e chi sceglie di appoggiare la democrazia o la rivolta sa che molto probabilmente la fine è quella. Anche ai funerali, adesso, si viene uccisi. I mercenari sparano anche lì. Spesso i corpi non vengono sepolti, ma bruciati. I corpi che vengono uccisi dai mercenari vengono utilizzati per gli attacchi finti che vengono fatti passare per attacchi dei terroristi”.

Aya, tu sei un punto di riferimento, un ‘ponte’ tra l’Italia e la Siria. Il popolo siriano come vive questa situazione drammatica?

C’è un popolo che si è ribellato per avere democrazia, dall’altro lato c’è un regime sostenuto dall’Occidente, che lascia fare, ed è sostenuto da Iran, Cina e Russia. E’ ben disposto come quantitativo di armi. Chi sostiene il regime lo sostiene sotto tutti gli aspetti, mandando mercenari e soldi. Chi sostiene la democrazia, come le potenze Occidentali, in realtà non la sostiene davvero. Sono tante chiacchiere e abbiamo visto che niente è accaduto. Il popolosiriano è lasciato a sé stesso. Se non si vuole intervenire bisogna armare l’esercito liberosiriano, affinchè si abbia un minimo di tutela per i cittadini. Oggi il popolo si sta arrangiando con quello che riesce a fare.

Qual è la differenza tra il popolo siriano, impegnato contro il regime di Assad, e gli altri popoli che hanno messo fine alle dittature nei mesi scorsi?

La differenza sta nell’Occidente, nelle grandi potenze. Mentre la caduta di tutti gli altri regimi, come la Tunisia, l’Egitto, lo Yemen e la Libia andava bene, per la Siria il discorso è più complesso.

Perché?

La Siria ha dei confini molto sensibili, è l’anello che tiene l’Oriente con l’Occidente. Ha una posizione geopolitica molto importante. Quello che vuole l’Occidente è esportare la democrazia ma come vogliono loro. Questo non si riesce ad ottenere in Siria e di conseguenza non c’è un aiuto esterno. C’è anche poca informazione, si è iniziato a parlare di crimini all’Onu dopo sette mesi. Si è iniziato a parlare di Siria nei telegiornali e nei media occidentali dopo moltissimi mesi. C’erano già 10mila morti.

Come giudichi l’atteggiamento della politica estera italiana rispetto alla vicenda dellaSiria?

Non si è fatto niente per la Siria. Siamo uno di quei Paesi in cui c’è ancora l’Ambasciatore, abbiamo ancora l’Ambasciata aperta. C’è un’onorificenza conferita da Napolitano nel 2010 ad Assad che non è stata ancora ritirata, fino a prova contraria. La politica estera italiana non ha fatto niente per la Siria.

Come giudichi l’operato dell’informazione?

In Italia abbiamo tantissimi giornalisti che sono andati in Siria e sono tornati parlando bene del regime. Da un lato c’è un doppiogioco di alcuni giornalisti che io non reputo giornalisti, dall’altro lato c’è un’informazione media che è arrivata molto tardi, che parla di Siria quando ci sono degli attentati, anche se è evidente che non esiste terrorismo all’interno del Paese.

Hai scritto sul tuo profilo Facebook: “i bambini sembrano vedere uno spiraglio. E quello spiraglio è racchiuso nella parola che nel calendario compare più volte: ‘hurriya’, ovvero,libertà”. Sono i giovani il futuro della Siria?

In Italia i bambini nascono con un valore innato, che è la democrazia. In Siria vedi i bambini molto piccoli che conoscono gli slogan della rivolta, che sanno chi è il buono e chi è il cattivo. Crescono già con la responsabilità che non dovrebbe essere di un bambino. Parliamo di mille bambini che sono stati uccisi perché manifestavano. Qualche settimana fa un bambino di 10 anni ad Aleppo è stato colpito alla schiena da una pallottola di un mercenario di Assad durante una manifestazione. Andò a cercare il padre, chiedendo ‘perdono’. Era un bambino di 10 anni. I bambini non hanno colpa e non dovrebbero avere queste responsabilità. Dovrebbero godere della democrazia e non lottare per la democrazia.

Come giudichi il piano di pace dell’Onu?

E’ un altro piano fasullo che porterà ad altri incontri che non serviranno a niente. Trenta osservatori non servono a niente. Equivalgono a un osservatore e mezzo per ogni città. Non vedranno niente, è una rivolta non è una guerra civile. Bisogna rivotare per altri 200, ma la Russia non rivoterà mai.

Cosa bisogna fare per avere una Siria libera?

Bisognerebbe fare un ‘no fly zone’, costituire una zona cuscinetto, per far arrivare gli aiuti umanitari. Vendere le armi all’esercito libero se proprio non si vuole sostenere, far delle pressioni al regime. Dall’Italia facciamo partire dei segnali: chiudiamo le Ambasciate che non servono a niente, non vendiamo più armi. Un’azienda di Varese ha venduto al regime sirianogli strumenti di intercettazione di internet e di telefoni. Oggi in Siria si viene intercettati nell’arco di mezz’ora.

Dopo che avete aperto la pagina Facebook avete ricevuto minacce, pressioni?

Da subito. Arrivavano telefonate anonime, minacce e messaggi via mail. Loro hanno questi mezzi e basta, noi continuiamo a manifestare, a far vedere che ci siamo e a denunciare ogni atto illegale. Questo fa parte della democrazia per fortuna.

Hai partecipato a una manifestazione sulla Siria libera con il segretario del Pd Bersani. Hai riferito anche a lui dell’onorificenza data da Napolitano mai ritirata?

L’ha detto davanti a delle persone che hanno perso dei parenti, persone che stanno mettendoci la vita. Penso che sarà fatto, speriamo il prima possibile. Non vogliamo concedere più altro tempo.

L’Indro.it di mercoledì 18 Aprile 2012, ore 17:58

http://www.lindro.it/I-siriani-abbandonati-a-se-stessi,8010#.T6UOL-g9X3Q

TEA PARTY ITALIA: “MAI UN PARTITO”

Obiettivi di un movimento: parla il portavoce Giacomo Zucco

TEA PARTY ITALIA: “MAI UN PARTITO”

Meno tasse, più libertà: ‘Berlusconi ha fallito a noi gli slogan’

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il Tea Party è un movimento di donne e uomini di tutte le età che condividono l’obiettivo di uno stato più leggero, meno invasivo che sia strumento utile e non ostacolo per il raggiungimento dei fini individuali. E’ un movimento politico che non aspira a diventare partito, quanto piuttosto ad imporre dei punti chiave nell’agenda della vita politica italiana, in una direzione liberale e di buon senso”.

Questo si legge nel manifesto del movimento Tea Party Italia, il movimento che ’nasce dall’esperienza e dall’esempio del Tea Party Movement Statunitense’. Ma perché anche in Italia? Lo abbiamo chiesto al portavoce Giacomo Zucco: “In Italia è molto più necessario che dove è nato, negli Stati Uniti dove la tassazione media è intorno al 30%, mentre in Italia, dove la cosa è meno sentita anche per ignoranza e per inconsapevolezza, la tassazione reale è superiore al 60%”.

Quindi questo movimento si basa soprattutto su questa argomentazione?

Principalmente si. In realtà anche negli Stati Uniti si basa soprattutto sul tema delle tasse.

Lei in una trasmissione televisiva ha affermato: “Non sempre mettere una croce su una scheda significa essere rappresentati”. Che significa?

La rappresentanza a maggioranza non garantisce comunque la rappresentanza individuale. Il fatto di potersi esprimere non vuol dire che i propri diritti individuali saranno rispettati. In Italia a maggior ragione quando la politica è del tutto impermeabile alle istanze dei cittadini, visto che non ci sono, come in America, le primarie. Non ci sono, come in passato, le preferenze. Un sistema totalmente autoreferenziale. Anche in Cina votano, anche in Iraq sottoSaddam votavano. Votavano tutti da una parte perché avevano il mitra puntato. La più grande libertà è poter disporre dei propri diritti.

Come giudica la situazione politica in Italia?

Disastrosa da sempre e adesso riemergono gli effetti di una politica disastrosa, la politica del debito incontrollato, la politica della spesa clientelare, la politica delladeresponsabilizzazione, dell’assistenzialismo, del centralismo e dei mali italiani che ci sono stati e che adesso, semplicemente, presentano il conto.

Vogliamo aggiungere anche i mali della corruzione?

La corruzione è semplicemente un effetto della grande presenza di politica. Se ci sono funzionari che vivono con i soldi degli altri, imponendo balzelli, limiti, regolamenti, ostacoli a chi lavora e produce è ovvio che chi lavora e produce cercherà di limitare questi ostacoli, oppure di usarli a proprio vantaggio contro la concorrenza. La corruzione per definizione può esistere quando c’è un apparato pubblico enorme e invadente.

Molti la definiscono il Matteo Renzi della destra. Lei si sente un ‘rottamatore’?

La prospettiva è molto differente. Renzi ha portato alcuni elementi di novità anche interessanti e anche giusti ad una cultura che era molto antiquata che era quella della sinistra. Però si muove in uno schema solito, in uno schema classico dove le sue sono parole. Perché nei fatti il suo governo della città di Firenze, come i nostri amici del Tea Party Toscana ci confermano, è improntato a una solita politica. Quella dell’espandere il proprio potere sui cittadini. La nostra prospettiva non è ‘rottamatrice’, nel senso che ci candidiamo a essere come gli attuali politici ma più buoni o più bravi o più belli.

E cosa fate?

Ci candidiamo, non ci candidiamo…ci proponiamo nel fare in modo di premere perchè venga ridotto il ruolo della politica e della burocrazia. Non ci candidiamo per ‘rottamare’ la classe dirigente e per sostituirla, ma ci candidiamo a ‘rottamarla’ perché ce ne sia meno bisogno e ci sia più libertà per i cittadini.

A chi vi proponete?

Proponiamo ai cittadini italiani di unirsi a noi per formare un gruppo di pressione molto forte, analogamente a quello che sono stati, per motivi opposti, i movimenti sindacali piuttosto che i movimenti ambientalisti. Quindi non nei partiti, non una classe dirigente, ma un movimento di interessi e difesa dei diritti coeso su un tema specifico, in modo che le pressioni sul mondo politico facciano in modo di limitare i danni, anche per cercare didirigerci verso dei miglioramenti, verso la guarigione dei mali italiani. Ai politici proponiamo degli accordi, se loro firmano questi accordi noi li promuoviamo, di qualunque partiti essi siano, presso il nostro giro. Dopodiché, se violano l’accordo dopo eletti, li sputtaniamo.

Questa cosa che ha detto fa ricordare il famoso ‘contratto con gli italiani’ siglato dall’ex premier negli studi televisivi di Porta a Porta.

E’ molto giusto quello che dice. Il ‘contratto con gli italiani’ è stato proposto a Berlusconi,copiandolo dagli Stati Uniti. Berlusconi l’ha soltanto importato.

Anche il vostro slogan ufficiale: “Meno Tasse, Più Libertà” sembra molto vicino alla propaganda di Berlusconi.

Si, è vero. Noi riteniamo che buona parte del successo di Berlusconi sia dovuto al fatto che quel problema era sentito e lui è stato il primo a cavalcarlo e a portarlo nel dibattito politico. Noi usiamo gli stessi slogan perché ci rivolgiamo allo stesso problema. La differenza è che siamo consapevoli che da quella parte sono rimasti soltanto slogan.

Lo ha solo ‘cavalcato’. Oggi ci troviamo con più tasse e meno libertà.

Assolutamente d’accordo, lasciandoci una situazione difficile dal punto di vista di mancanza di speranze e di cinismo. Molte persone si avvicinano al nostro messaggio, però poi dicono: ‘l’abbiamo già sentita’.

E’ dura…

Molto pesante. Questo è uno, forse, dei danni culturali più grossi fatti dalla mancata rivoluzione liberale di Berlusconi.

Per le prossime politiche interverrete direttamente nella competizione elettorale?

Non interverremo con liste nostre. Cercheremo di dare giudizi sui programmi dei vari partiti, magari anche sulla credibilità della struttura partitica rispetto ai programmi. Faremo un’analisi delle proposte e cercheremo di indirizzare l’opinione pubblica verso le proposte migliori. Cercheremo di mettere in guardia dalle proposte peggiori e dalle persone meno credibili. Se poi qualcuno del nostro gruppo sarà inserito in qualche lista partitica trasversalmente tanto meglio. Il movimento non entrerà mai in un partito e non diventerà mai un partito.

L’Indro.it di martedì 17 Aprile 2012, ore 19:14

http://www.lindro.it/TEA-PARTY-ITALIA-MAI-UN-PARTITO,7981#.T6UNNOg9X3Q

MOBY PRINCE, LA STRAGE NELLA NEBBIA

Era il 10 aprile del 1991 quando la nave si scontrò contro la petroliera

MOBY PRINCE, LA STRAGE NELLA NEBBIA

140 vittime senza colpevoli. Sara Baffa, figlia del caporale macchinista: “hanno fatto poco mentre potevano fare molto”

 di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Le menzogne o le mezze verità non possono farla franca di fronte alla morte di 140 persone: le menzogne si, come quelle della nebbia che la notte della tragedia come un fantasma aleggiava guarda caso solo intorno alla Moby Prince, è vero la nebbia c’era ma non una nebbia climatica ma una nube di malaffare, di navi militarizzate, una nebbia di bugie che continua ancora oggi ad infiltrarsi subdolamente nel nostro cammino, dato che la giustizia a cui ci siamo rivolti nel nostro vano iter giudiziario ma soprattutto gli uomini a cui ci siamo rivolti hanno la nebbia negli occhi nel cuore e sulla coscienza e quindi non possono vedere limpidamente le colpevolezze di chi ancora oggi tace la verità. E’ incredibile sapere che ci sono ancora tanti, troppi, lati oscuri in questo drammatico incidente e che le sporche politiche d’interesse riescano ad occultare la realtà dei fatti”. 

Queste le parole di Sara Baffa, la figlia orfana di Nicodemo, il caporale di macchina della nave traghetto Moby Prince che, il 10 aprile del 1991, entrò in collisione con la nave petroliera Agip Abruzzo nella rada di Livorno. 

Morirono 140 persone, un solo superstite“tanti si potevano salvare dall’inferno della MobyPrince. Ho visto morire tanta gente e poteva essere salvata. L’orrore di quella sera miaccompagnerà per tutta la vita”. Scrive ’Il Fatto Quotidiano“il processo di primo grado – presidente del collegio il giudice Germano Lamberti, che anni dopo finirà agli arresti per corruzione in atti giudiziari (nella stessa vicenda entrò con l’accusa di favoreggiamento l’ex ministro Altero Matteoli), successivamente condannato e congedato dalla magistratura – si concluse senza risposta alcuna. O, meglio, una risposta ci fu: il fatto non sussiste.

Abbiamo contattato Sara Baffa per ricordare insieme a lei quel momento e per ricominciare a parlare di una tragedia dimenticata da tutti. Facevo la 4° ginnasio – racconta Sara – quella mattina ci svegliammo e presto chiamò mio cognato dicendo che aveva sentito in televisione questa notizia. Inizialmente era tutto un po’ sfocato, perché il nome di mio padre non risultava nell’elenco delle persone trovate o meglio risultava nell’elenco delle persone scomparse ma con un cognome diverso. Per tanti giorni si è pensato che non fosse lui, ma dato che mio padre aveva un nome particolare era difficile che ce ne fossero due con lo stesso nome. Dopo quel ricordo, il buio”.

Oggi, dopo tanti anni, che effetto fa ricordare il 10 aprile?

Terribile, la mancanza di mio padre, è ovvio c’è e ci sarà sempre. La vicinanza del 10 aprile mi porta ad andare fuori di testa, nel senso che non so cosa vorrei fare prima, chi contattare prima. Quest’anno ho avuto l’idea di una commissione parlamentare. Quando si torna a Livorno si è un po’ inermi di fronte a tutto: l’unico punto di forza è che si rincontrano gli altri parenti, si trova il loro conforto e si tenta di parlare per vedere quali possono essere le evoluzioni.

Lei parla di una questione “troppo scomoda” e chiede “come mai su questa vicenda sia calato il buio mediatico ed anche quello dell’ingiustizia”. Perché usa questi termini?

Penso che si sia voluto insabbiare una vicenda scomoda per tanti fronti, sia a livello politico che della Procura, della magistratura. La maggior parte dei giornali che ricevono queste informazioni o le passano a trafiletto oppure rispondono ‘picche’. Ho contattato anche politici e altre persone che si sono dimostrate molto restie nei confronti di questa vicenda.

Come spiega questo comportamento?

Secondo me non c’è la volontà di arrivare fino in fondo.

Anche di fronte alla morte di 140 persone?

Purtroppo soprattutto di fronte a questo. E’ vero che non ci sono grosse novità processuali, però si è chiusa l’inchiesta bis qualche anno fa con quattro parole. La Procura di Livorno si è mostrata sempre molto poco propensa ad andare fino in fondo: sono cambiati i giudici, sono stati inquisiti per altre cose e poi tutto è calato nel buio. Secondo me non c’è una volontà seria di scoprire la verità. Non penso ci sia una sola causa dell’incidente, ci sono diverse concause: il rallentamento dei soccorsi, la nave in alcuni punti non era ’impeccabile’. Ma anche la stessa città di Livorno non parla volentieri di questi fatti. Quanta gente sa che quella notte dalla Capitaneria di Porto i soccorsi non sono partiti?

Nube di malaffare”, “navi militarizzate”, “menzogne”, “nebbia di bugie”: questi sono i termini che lei ha utilizzato. Ma che idea si è fatta, di preciso?

Alcune volte quando si parla di questa vicenda si dice: ‘non creiamo fantasmi, non creiamo scenari di guerra’. Invece io penso che sia proprio quello. Bisogna calarsi, innanzitutto, nella dimensione che siamo in piena guerra del Golfo. La base di Camp Darby di Pisa è una delle basi americane più grandi, che fino a 10anni fa funzionava attivamente. Ci sono navi in radar che non vengono riconosciute quella notte. Ci sono navi in radar che dichiarano di avere un nome, ma questo nome poi non esiste. Non penso che sia molto sbagliato incanalarsi verso una storia tipo Ilaria Alpi. Ovviamente c’era qualcosa quella notte.

Cosa?

Dirti del traffico d’armi, chi lo faceva, quando lo faceva o a che ora non lo so.

Lei cosa pensa di quella notte?

Che li abbiano lasciati morire volontariamente, perché avevano visto qualcosa che probabilmente non avrebbero dovuto riferire.

L’unico superstite ha affermato: “ho visto morire tanta gente e poteva essere salvata”.

E’ così, ha ragione. La vita a bordo è continuata, c’erano degli orologi che non si sono fermati subito, sono stati trovati dei corpi non carbonizzati. Credo che non abbiano atto niente mentre avrebbero potuto fare tanto. Non dico salvarli tutti…

Il possibile per salvare più vite umane…

La prima persona che è salita sulla nave lo ha fatto senza una tuta ignifuga. Questo significa che la temperatura non era così alta, che si poteva intervenire. Sulla Moby Prince hanno iniziato a gettare acqua il 15 aprile.

E cinque giorni dopo…

Sono state fatte delle manomissioni a bordo: che interesse c’era di spostare il timone? Se era stato semplicemente un incidente perché occuparsi di insabbiare tutto già dall’inizio? Perché la nave è stata affondata in Turchia e non hanno pensato di rifare una perizia? Non c’è stata la volontà contraria da parte di nessuno. La Moby Prince è una strage a tutti gli effetti, 140 morti e nessun colpevole.

Esiste l’Associazione ‘10Aprile’, composta dai familiari delle vittime del Moby Prince. Per continuare a cercare la verità?

Si, assolutamente si.

Siete stanchi di questa situazione?

Molto stanchi. Ogni anno a Livorno siamo sempre di meno. Ma non è così facile arrendersi, non è facile. Uno si arrende di fronte a una verità evidente, così sono nel limbo: non so perché mio padre è morto. Non ho visto il corpo di mio padre, non ho visto la bara di mio padre. Non so come è morto mio padre.

L’Indro.it di lunedì 16 Aprile 2012, ore 19:37

http://www.lindro.it/Moby-Prince-la-strage-nella-nebbia,7954#.T6ULjOg9X3Q

LA REPUBBLICA PARTITOCRATICA

Da Maranini a Berlinguer fino ai Radicali

LA REPUBBLICA PARTITOCRATICA

Per il politologo Eugenio Capozzi: “i partiti hanno sostituito le istituzioni”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il nodo è l’occupazione della cosa pubblica”, “incredibile senso di impunità raggiunto”, “presenza dei partiti nelle Asl, delle nomine, degli accordi e delle spartizioni”. Questi alcuni termini utilizzati dalla radicale, oggi anche vicepresidente del Senato, Emma Bonino per descrivere il momento particolare che sta attraversando la politica italiana.

E’ sempre lo stesso concetto che ritorna. La famosa, ma raramente applicata, ‘questione morale’. Per la Bonino: “il problema della partitocrazia è ben più ampio e il caso che riguarda la Lega e Fincantieri è solo l’ultimo di una lunga serie. Dovremmo parlare della presenza dei partiti nelle Asl, delle nomine nelle municipalizzate, degli accordi e delle spartizioni con il mondo degli affari”. Lo aveva già detto nel 1981 Enrico Berlinguer: “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti”.

Cosa è cambiato dopo 31 anni? Lo abbiamo chiesto a Eugenio Capozzi, docente di Storia Contemporanea all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e autore di molti testi, tra cui ‘Il sogno di una Costituzione’ Il Mulino)i Radicali sono stati in Italia tra i pochi a portare avanti quelle che erano state le tesi di Maranini sulla partitocrazia. Sono stati quelli che hanno reso di nuovo popolare questo termine. Hanno interpretato la cultura liberale in contrapposizione alla democrazia dei partiti così come si è attuata in Italia”.

In che Italia viviamo oggi?

Volendo sintetizzare con una formula dico che noi abbiamo avuto una democrazia partitizzata, fortemente basata sul consociativismo dei partiti e che oggi i partiti sono in fortissima crisi, ma le strutture del consociativismo partitico sono rimaste in piedi. Abbiamo una gigantesca spesa pubblica, un apparato statale enorme messo in piedi dalconsociativismo dei partiti, ma non abbiamo più una classe politica in grado di gestirla, come si è visto nella paralisi che ha colpito il sistema politico italiano in coincidenza con la crisi economica finanziaria globale. Abbiamo ancora le strutture statali della partitocrazia, ma non ci sono più i partiti.

Nel 1981 il segretario del Pci Berlinguer parlava di ’questione morale’. Da allora cosa è cambiato?

Il termine ‘questione morale’ è profondamente ambiguo ed equivoco. Non a caso veniva usato da Berlinguer per marcare la differenza tra la classe politica di governo dell’epoca, ma i comunisti sono stati una parte di questo grande sistema di gestione della cosa pubblica. Sono stati parte integrante del sistema. La questione non è tanto morale, chi è onesto e chi è disonesto, la questione è che in Italia i partiti hanno sostituito le Istituzioni per motivi storici profondi e hanno creato una sorta di struttura di compensazione tra la società civile e le Istituzioni dello Stato. Un po’ come aveva fatto il fascismo, che aveva messo in piedi una grande struttura di mediazione sociale. I partiti dell’Italia repubblicana hanno fatto un’operazione in continuità con quella fascista. Con la differenza che c’era il pluralismo e la guerra fredda. C’erano le discriminanti ideologiche che da una parte dividevano e dall’altraingessavano il sistema e lo rendevano più stabile. Il problema della moralità pubblica è da vedere in relazione a questo, il partito che si sostituisce alle Istituzioni e, quindi, la fedeltà di partito che si sostituisce a quella nei confronti dello Stato.

Quando crollano i partiti che succede?

Rimane in piedi non tanto l’interesse dei partiti, ma quello delle singole cordate e dei singoli politici. I partiti vengono colonizzati da gruppi di potere personale.

Nel suo libro si parla di Giuseppe Maraini, ricordato per la sua tenace lotta contro la partitocrazia da lui condotta nel secondo dopoguerra. L’argomento è ancora attuale?

E’ attuale se non pensiamo che esistano ancora partiti come quelli che noi abbiamo sperimentato nel secondo dopoguerra e fino alla fine degli anni ’80.

E a cosa dobbiamo pensare?

Adesso abbiamo, paradossalmente, un grande bisogno di partiti efficienti che magari siano dei partiti di tipo diverso. Partiti strutturati come macchine per selezionare candidati competitivi come avviene nelle democrazie avanzate di tipo anglosassone. Dove i partiti sono forti e non è vero che non contano. In Italia i partiti hanno una struttura padronale, di distribuzione clientelare di fondi. Servirebbero dei partiti forti che riuscissero a svolgere l’importantissima opera di selezione della classe dirigente.

E’ possibile in Italia, oppure stiamo parlando di fantascienza?

Non è fantascienza, noi viviamo questa alternativa drammatica dei partiti inefficienti che non sono più in grado di gestire la dialettica politica e una tecnocrazia che adesso ci appare sotto una veste attraente ma che senza una classe politica che gli sta dietro non può reggere a lungo. Anche la tecnocrazia montiana non può essere un’alternativa, deve necessariamente, prima o poi, trovare una veste politica, deve integrarsi con il pluralismo politico, e quindi con i partiti. Se non ci fosse un concerto, una maggioranza politica che lo sostiene durerebbe ben poco. Bisogna sperare che in questo periodo di transizione i partiti, attraverso questa gestione indiretta della responsabilità di governo, utilizzino il tempo che hanno a disposizione per fare delle riforme importanti. Riforme delle Istituzioni, dei regolamenti parlamentari e anche per la struttura interna dei partiti, come ad esempio l’istituzionalizzazione delle primarie.

L’Indro.it di giovedì 12 Aprile 2012, ore 20:23

http://www.lindro.it/La-Repubblica-partitocratica,7897#.T6UKzug9X3Q

LEGA, LA VERSIONE DEL DISSIDENTE

Intervista a Giancarlo Pagliarini, Ministro del bilancio nel 1994

LEGA, LA VERSIONE DEL DISSIDENTE

Su Bossi: “chi sbaglia paga”, i “probabili” collegamenti con la ‘ndrangheta

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Bossi si è dimesso e ha fatto bene, se si dimetteva cinque o sei anni fa era ancora meglio. Dopo la malattia non era più in grado di gestire un partito. Avevo già chiesto che sidimettesse o che dalla base si eleggessero delle persone che gli stessero intorno per dirgli cosa succedeva, cosa diceva la gente e cosa voleva. Molti di noi che eravamo in Lega in quei tempi avevamo fatto quella proposta, ma quel progetto non è andato a buon fine. Anzi ci hanno sbattuto fuori”.

E’ Giancarlo Pagliarini che parla e che racconta la sua esperienza. Leghista della prima ora, è stato anche Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica nel 1994, durante il primo governo Berlusconi. E’ stato senatore, presidente della commissione Bilancio e deputato. Il fautore della ’divisione consensuale’ tra Nord e Sud dell’Italia.

Nel 2006 finisce l’esperienza nella Lega per i dissidi con i vertici del partito. Nel marzo 2011 si è candidato come sindaco di Milano (raccogliendo lo 0,7% dei voti), oggi è segretario dell’Unione Federalista (associazione di ex leghisti). Lo abbiamo contattato per capire il suo punto di vista sui fatti che stanno travolgendo la Lega di Umberto Bossi. E siamo partiti proprio dal leader maximo del partito del Nord: “non ha avuto intorno gente che gli ha dato buoni consigli”. Come finirà la Lega? “Dopo tutto quello che è successo ha una grande opportunità. Può prendere tutti in contropiede facendo un progetto di trasparenza. Se tra gli assegni fatti ci sono cose che non dovevano esser fatte non fa niente. Tanto ci sono le indagini in corso. Si saprebbe lo stesso. Facendo così la Lega torna ad essere quello che era una volta”.

Cos’era la Lega?

Una cosa diversa dai partiti che ci sono.

Perché lei è stato, come dice, ‘sbattuto fuori’ dal partito?

Sbattuto fuori dal partito in realtà no, ce ne siamo andati. Probabilmente perché vedevano la nostra proposta come un attacco a Bossi. Noi dicevamo che Bossi non era in grado di gestire un partito. Nel novembre del 2006 avevo detto a lu e a tutti i consiglieri nazionali che c’erano delle cose che non funzionavano. Avevo tirato fuori una specie di decalogo, dove l’ottavo punto riguardava il bilancio. Dicevo “ragazzi, qui c’è qualcosa che non funziona“. Risultavano9milioni di euro di liquidità. O il bilancio era falso o noi eravamo scemi.

Perché?

Nelle sezioni non arrivava nemmeno un centesimo, non c’erano i soldi per comprare la carta, per fare le fotocopie. Ma c’erano quei soldi fermi e non aveva senso.

La responsabilità è stata sempre dei tesorieri o ci sono anche altre responsabilità?

L’attuale tesoriere (il dimissionario Francesco Belsito, ndr) era il braccio destro del tesoriere di prima (Maurizio Balocchi, ndr), tutti e due liguri, cioè la continuazione della politica di Balocchi. Se su questo tesoriere si dicono cento di cose cattive, su Balocchi se ne dicevano diecimila di cose cattive. Adesso, povero diavolo, è morto. Il tesoriere ha il potere di firma, quindi se sono usciti dei soldi la colpa è tutta del tesoriere.

La continuità tra il vecchio e il nuovo tesoriere non ha mai fatto scattare l’allarme?

Finchè ero lì c’era il vecchio tesoriere, ma avevo sollevato il problema. Sul tesoriere di prima se ne dicevano di tutti i colori.

E’ possibile che un partito politico affidi la cassa con i soldi a certi personaggi?

E’ possibilissimo. Se tutte le cose che dicono della Lega fossero vere in ogni caso il partito politico non sarebbe il peggiore degli altri partiti. La Lega, una volta, non era migliore degli altri partiti, ma era proprio un’altra cosa.

Cos’era?

Quando parlavo di federalismo non dicevo “il federalismo deve essere realizzato dalla Lega”.Se lo realizza il Movimento Sociale o Rifondazione Comunista son contento lo stesso. La Leganon era un partito, ma un insieme di idee che volevamo fossero realizzate non che fossimo noi a realizzarle. Nei miei incontri pubblici non parlavo mai bene della Lega, ma parlavo delle idee della Lega. Invece la Lega, purtroppo, è diventato un partito politico ed è entrata in questa drammatica logica degli uni contro gli altri. Il problema è nei partiti politici, che fanno guerra politica.

Che ricordo ha del famoso cappio in Parlamento nel 1993?

Me lo ricordo il cappio, ero al Senato. Ma quante cazzate, porca miseria. Si possono fare e dire gli stessi concetti senza fare tutte queste scene. Non aveva molto senso. I concetti che ci stavano sottoerano giusti. Era una Paese che stava andando alla rovina ed era necessario cambiare la Costituzione per avere più concorrenza, che genera efficienza.

Oggi il cappio del 1993 si è rivoltato contro la Lega.

Si, assolutamente. Si rivolta contro oggi, ma era una cazzata anche allora. Non è stata un’idea furba.

Come giudica le inchieste delle Procure italiane?

Sicuramente c’è qualcosa.

Crede ai collegamenti con la criminalità organizzata?

Questo lo sa il padreterno, spero di no. Dicono tutti di si, quindi è probabile… bisogna vedere come va a finire. Bossi ha detto una cosa giusta: ‘chi ha sbagliato paghi’.

Se ha sbagliato Bossi?

Chi sbaglia paga, in galera ci deve andare chi ha sbagliato. Nell’ipotesi che la Lega con i soldi pubblici abbia fatto spese che giuridicamente non poteva fare sicuramente ha sbagliato il tesoriere perché aveva il potere di firma. Hanno sbagliato Castelli e Schifoni perché facevano parte del comitato amministrativo federale che doveva controllare ed evidentemente non hanno controllato, anche se ho letto che non li lasciavano controllare. Anche il segretario federale ha la responsabilità.

Va cambiato l’attuale finanziamento pubblico ai partiti?

Al mille per mille. E’ chiaro che la legge l’hanno fatta i partiti, tutti insieme. Va cambiata, ma siccome non la cambiano lo chiedo a Monti. Porti in aula una proposta per cambiare questa legge assurda senza farla discutere. Chieda la fiducia.

Il 7 dicembre del 1993 venne arrestato Alessandro Patelli, ex braccio destro di Bossi per violazione della legge sul finanziamento. In questi giorni ha dichiarato: “il sogno è finito nel 2004”. Lei condivide?

Si, per me è finito anche un po’ prima.

E’ finita anche la Lega?

No, la Lega è un partito come gli altri. Anzi un filo migliore degli altri.

Quando legge sui giornali che i soldi della Lega sono stati utilizzati per la macchina di Renzo Bossi detto il ‘trota’, per due diplomi, per la famiglia Bossi a che cosa pensa?

Da ex militante e da cittadino mi incazzo come una belva, perché sono soldi pubblici che devono essere utilizzati per fare politica. Non mi sembra logico.

Che pensa di Renzo Bossi?

Non lo conosco, può essere un genio e può essere una bestia. Certamente se ero segretario del partito mai, poi mai e poi mai avrei candidato i miei figli.

Come ha vissuto il rapporto con Berlusconi?

Per anni Berlusconi si svegliava, metteva giù i piedini dal letto e steso a fare da tappeto c’era uno della Lega. La Lega ha fatto il tappetino da letto di Berlusconi. Nel 2006, quando ho scritto a Bossi che lasciavo la Lega, dicevo che il programma elettorale del Pdl era assurdo. Berlusconi politicamente è stata una tragedia.

L’Indro.it di venerdì 6 Aprile 2012, ore 18:14

http://www.lindro.it/Lega-la-versione-del-dissidente,7816#.T6UJ0Og9X3Q

IL PACIFISMO DOPO SARAJEVO

La guerra in Bosnia il 5 aprile 1992

IL PACIFISMO DOPO SARAJEVO

Per Giulio Marcon, campagna Sbilanciamoci: “Prevenire è ancora l’arma migliore”. Paola Villa, Ipsia: “Nei Balcani esiste un nuovo rischio”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Era il 5 aprile del 1992, a Sarajevo, quando i cecchini iniziarono a sparare su una folla di dimostranti che manifestava per la pace. Cominciava l’assedio della città, e una nuova guerra nel cuore dell’Europa. Una guerra che avrebbe cambiato la cooperazione, il pacifismo e la società civile in Italia”.

Queste le parole utilizzate dalle Acli per ricordare la Bosnia e la guerra che ha cambiato l’attivismo per la pace. “Era appena finita la prima guerra del Golfo – racconta il presidente nazionale Andrea Olivero – che ci aveva portato la guerra in casa, attraverso la tv, ma sembrava un videogioco. Stavolta il conflitto era davvero alle nostre porte. Non bastava protestare e manifestare, bisognava fare qualcosa e la facemmo. Era il pacifismo concreto, come lo chiamò Alex Langer, diverso dal pacifismo ideologico, ’tifoso’, a volte dogmatico”.

Cosa è cambiato? Secondo Olivero: “è cambiata l’idea di cooperazione. E’ cambiata l’idea dipacifismo”. Ma qual è la dinamica della pace? La illustrano Giulio Marcon (già Presidente dell’associazione Lunaria, oggi portavoce della campagna Sbilanciamoci) e Mario Pianta(professore di Politica economica all’Università di Urbino) nell’articolo ‘La dinamica delpacifismo’: “Il primo tipo di attività riguarda la prevenzione, che presuppone capacità di conoscenza, osservazione e monitoraggio delle aree di crisi e conseguente azione di informazione e di pressione sulle organizzazioni internazionali e sui governi, nonchè di azione sul campo, con iniziative di dialogo, di comunicazione, di mediazione, di compromesso, per evitare che il conflitto degeneri in guerra. Questo non è stato fatto in Kosovo. Fermare la guerra è il secondo tipo di impegno che i pacifisti si sono assunti, sicuramente il più difficile, dove la sproporzione tra mezzi a disposizione e fini che ci si prefigge è più drammatica. Un terzo tipo di impegno diretto riguarda la costruzione della pace. Quando le guerre finiscono, raramente si dà una pace già effettiva. Cessano le violenze e i combattimenti, ma restano da sradicare le ragioni della guerra avvenuta, da avviare la riconciliazione, da ricostruire le condizioni di una pace vera. La quarta forma di impegno dei pacifisti nei luoghi di conflitto riguarda la ricostruzione sociale dei paesi interessati. La pace ha bisogno di veder ricostruite le condizioni sociali, civili e culturali”.

Oggi al centro del dibattito politico c’è la Siria e l’intervento militare in Afghanistan. Proprio su questi temi l’IdV ha presentato una mozione al Governo: “è ancora in atto in Siria una dura rivolta contro il regime alawita di Bashar Al Assad, presidente dal luglio 2000. Il Governo di Damasco sta rispondendo con un uso sproporzionato della forza militare; stando agli ultimi dati diffusi dalle Nazioni Unite, infatti, tale violenta reazione avrebbe provocato finora la morte di oltre 8mila persone e l’arresto di altre 14mila. Ogni tentativo fin qui esperito dalle Nazioni Unite per porre fine alla repressione e per garantire un accesso umanitario alle città più colpite, ha prodotto esiti fallimentari. L’Occidente è ancora impegnato nel ritiro dall’Afghanistan mentre già giungono sollecitazioni a intraprendere nuove imprese militari contro i regimi di Siria e Iran. Negli ultimi tempi si sono anche succedute dichiarazioni da parte del Ministro della Difesa, Di Paola, relative all’eventualità che gli aerei italiani non si limiteranno più solo alla ricognizione ma saranno dotati di bombe che inevitabilmente, finiranno per colpire anche la popolazione civile”.

Abbiamo raccolto il punto di vista di Paola Villa, Presidente di Ipsia, l’Organizzazione non governativa impegnata da 20anni in Bosnia e nei Balcani: “siamo passati da un pacifismodogmatico, che partiva da una posizione teorica, a un pacifismo concreto. Un pacifismo che si misura con la realtà, che parte da un rimboccarsi le maniche e fare delle cose e che prova a posizionarsi all’interno di un conflitto. Non sceglie chi sono le vittime e chi sono i carnefici, ma si mette in mezzo con la consapevolezza di una posizione scomoda, cercando di fare una mediazione tra le due parti. Questo ha insegnato il pacifismo della Bosnia. Oggi, però, c’è il rischio di perdere questa mobilitazione che c’è stata. Di tornare a fare un pacifismo più dogmatico”.

Anche per la Libia e per la Siria?

Esatto. E’ un peccato e una perdita di un qualcosa che stavamo imparando. Allora c’era stato anche un lavoro di rete, non un protagonismo dei singoli, ma un’umanità che si mette in moto, anche senza guardare chi è la sigla o chi è il capofila…

Lei da 20 anni opera in Bosnia e nei Balcani. Cosa accade, oggi, in quei territori?

Credo che ci sia da una parte una generazione nuova, di persone che sono nate dopo il conflitto che chiede di vivere un futuro europeo, che lamenta una situazione economica non sufficiente. Chiede sostanzialmente di mettere da parte il tema del conflitto per guardare verso il futuro e ci sono poi, invece, le contrapposizioni, le ferite della guerra, divisioni etniche e problemi non risolti che rimangono sul tappeto. La somma di questi due temi, insieme con una crisi economica internazionale, porta a una situazione difficile. Oggi, credo, che i Balcani siano ancora sull’orlo di un rischio, in particolare il Kosovo, dove c’è la situazione assolutamente non risolta della zona Nord, dove non è chiara la prospettiva. Ma anche la Bosnia stessa fatica ad uscire da una situazione di post conflitto.

Quali sono questi rischi?

Il trascinarsi di una situazione di immobilismo con una conflittualità sociale anche interna, uno spazio per le mafie per i traffici illeciti e un rischio di riaccendersi di conflitti etnici, in particolare nella zona del Kosovo. All’inizio della guerra in Bosnia c’era un’aspettativa nei confronti delle Nazioni Unite e, quindi, di un ordine internazionale che potesse intervenire come arbitro nelle situazioni di conflitto. In Bosnia c’è stato un fallimento delle Nazioni Unite, perché non si è riuscito ad evitare un massacro ma, in alcuni casi, ne sono stati spettatori e indirettamente complici. Successivamente è come se non ci fosse più stata nemmeno l’aspirazione di avere un organismo internazionale. Oggi le guerre non sono più dichiarate in base a un ordine internazionale, ma sono delle singole coalizioni di volenterosi o singoli che si pongono come arbitri a livello internazionale.

Con il portavoce della Campagna ‘Sbilanciamoci’, Giulio Marcon, siamo invece partiti dalla Siria: “c’è stata una latitanza nei mesi e negli anni precedenti. C’è oggi un’incapacità di tutta la comunità internazionale nel fermare il massacro a cui stiamo assistendo. In realtà quello che emerge è un fallimento delle politiche fin qui seguite dalla comunità internazionale in Medio Oriente e, sicuramente, questo aspetto della democratizzazione dei regimi che sono stati in sella per tanto tempo anche con la compiacenza di una parte della comunità internazionale, dall’altra parte la non soluzione del conflitto israelo-palestinese ci consegnano situazioni di instabilità e di tensioni in tutta l’area. Il problema va affrontato anche dal suo contesto generale e bisogna richiamare tutta la comunità internazionale, non solo le Nazioni Unite, ad un impegno responsabile verso le tensioni a cui stiamo assistendo”.

L’arma è la prevenzione?

Dovrebbe essere la prima cosa. Molte guerre scoppiano perché vengono lasciate marcire situazioni di ingiustizia economica, di oppressione e di violazione di diritti umani. Tutto questo comporta una deriva che non si riesce più a controllare e che sfocia in conflitti. Prevenire sarebbe la cosa migliore. Purtroppo questa politica non si fa, dovrebbe essere intrapresa dalle Nazioni Unite e dai Paesi che ne fanno parte. Oggi la guerra prevale ed è un danno un po’ per tutti. Anche dal punto di vista economico. Non c’è una cultura politica della costruzione della pace.

Cosa intende per cultura politica?

La capacità delle politiche estere dei Paesi. Una politica comune fatta da politiche internazionali volta a costruire condizione di prevenzione dei conflitti. La politica internazionale è ancora molto legata all’idea di un intervento militare, alla spesa militare. Non c’è la cultura politica dell’intervento di prevenzione e quindi è un problema che sta proprio nella logica di politiche di sicurezza nazionali ed internazionali che sono fondate su un paradigma che è quello della forza militare. Bisognerebbe investire di più nelle politiche di prevenzione.

L’Indro.it di giovedì 5 Aprile 2012, ore 19:35

http://www.lindro.it/Il-pacifismo-dopo-Sarajevo,7788#.T6UH9-g9X3Q

POCHI FONDI: SERVIZIO CIVILE A RISCHIO?

Mancanza di fondi per la difesa non violenta del Paese

POCHI FONDI: SERVIZIO CIVILE A RISCHIO?

Borrelli, Presidente Amesci “il governo non investe abbastanza sui giovani”. Ma per Fauttilli, capufficio nazionale: “non ci sono rischi”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Un’esperienza straordinaria destinata purtroppo a scomparire se la politica non deciderà finalmente di tornare ad investire in quella che rappresenta forse l’unica strategia di politica giovanile offerta dallo Stato ai giovani di questo Paese; una palestra educativa per crescere come persone e come cittadini, in un’ottica di condivisione e di solidarietà; un’esperienza che viene guardata con attenzione anche dagli altri Paesi europei”. Con questi terminiVittoria Boni, responsabile per le Acli, ha spiegato il rischio che corre il servizio civile in Italia. 

In questi ultimi dieci anni dall’istituzione del servizio civile – secondo la Boni – sono partiti con le Acli quasi 5mila giovani, a fronte del doppio delle domande pervenute. Quest’anno sono arrivate 1347 domande su 377 posti disponibili Abbiamo dovuto dire no a due ragazzi su tre. Il rischio che questa domanda di partecipazione si disperda e che quest’esperienza straordinaria di formazione si esaurisca o diventi elitaria è purtroppo nei fatti. Occorre assolutamente reintegrare i fondi rimossi e sbloccare finalmente la legge di riforma che è ferma in Parlamento da oltre 2 anni”.

Ma cosa sta succedendo al servizio civile italiano? La legge di stabilità – rilevano le Acli – ha ridotto le risorse disponibili dai 113 milioni all’anno, previsti per il prossimo triennio, a 68.8 milioni per il 201276.3 milioni per il 2013, 83.8 milioni per il 2014. La partenza dei volontari per il 2013 è a rischio (e già quest’anno è stata scaglionata per la carenza di risorse). L’Ufficio nazionale per il servizio civile non ha ancora pubblicato una data per la presentazione dei nuovi progetti da parte degli oltre 3.500 enti accreditati.

I finanziamenti per dare la possibilità ai giovani dai 18 ai 28 anni di dedicare un anno della propria vita “alla difesa non armata e non violenta della Patria” – come recita le legge 64 del 2011 – sono diminuiti progressivamente negli ultimi anni: dai 296 milioni di euro del 2007 ai 68,8 milioni di quest’anno. Nel 2007 partivano più di 57mila ragazzi e ragazze. Quest’anno appena 10mila.

Il Servizio Civile Nazionale, istituito con legge, “è un modo – si legge nel sito della presidenza del consiglio dei ministri – di difendere la patria, il cui “dovere” è sancito dall’articolo 52 della Costituzione; una difesa che non deve essere riferita al territorio dello Stato e alla tutela dei suoi confini esterni, quanto alla condivisione di valori comuni efondanti l’ordinamento democratico. E’ la opportunità messa a disposizione dei giovani dai 18 ai 28 anni di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico inteso come impegno per il bene di tutti e di ciascuno e quindi come valore di coesione sociale”. Per la Boni: “anche il servizio civile è finito per inciampare nel cammino di riforma federalista dello Stato. Ma la contrapposizione tra enti locali e istituzioni nazionali va superata, come quella tra pubblico e privato. Vanno sicuramente ridefinite le responsabilità tra i diversi soggetti coinvolti, evitando però la frammentazione. La chiave è nella prospettiva europea da dare al futuro del servizio civile, che può diventare per l’Europa quello che è stato il servizio militare per la cittadinanza italiana. Un modo per costruire una cittadinanza europea fondata sui valori della pace e della responsabilità”.

Abbiamo contattato Enrico Maria Borrelli, Presidente di Amesci, per ascoltare il suo punto di vista: Nel 2011 il governo Berlusconi ha tagliato i fondi del 2012 al servizio civile, questa cosa è stata fatta dopo che l’ufficio nazionale aveva già emanato il bando per la selezione di20mila volontari, che poi sarebbero partiti nel 2012. In realtà l’ufficio nazionale aveva già impegnato o programmato di impegnare i fondi 2012 e questo, chiaramente, ha comportato un problema”.

Perché?

Intanto è stato fatto, c’erano 20mila vincitori, erano rimasti i fondi nel 2012 per farne partire solo 8mila e hanno dovuto recuperare iniziando ad attingere quello che serviva nei fondi 2013 e 2014. Sono state tolte, in prospettiva, le risorse per gli anni a venire. L’ufficio nazionale ha annunciato in consulta, la notizia non è ancora ufficiale, che per il 2013 farà un bando per 15mila volontari. Dove ha preso i soldi per gli altri volontari?

Lei che dice?

Ha succhiato la programmazione del 2014 e questo significa che in quella data non ci saranno più soldi.

I soldi tagliati al servizio civile serviranno anche per le spese militari?

E’ un parallelo che anche noi del mondo del servizio civile, in cui è molto presente anche un’area pacifista e non violenta, facciamo. Stigmatizziamo gli investimenti cospicui che si fanno sugli armamenti, come i cacciabombardieri F-35 di cui si parla in maniera costante, però non è così simmetrica.

Non sono collegate le due cose?

Non lo sono assolutamente, è ovvio che la politica sceglie come e dove spendere i soldi. Ma che senso ha finanziare 135 cacciabombardieri? Sicuramente un investimento così forte in ambito militare in questo momento non è tra le priorità per il nostro Paese.

Cosa chiede l’Amesci al governo Monti?

Di rivalutare la questione delle giovani generazioni, su cui il Presidente Monti si è molto speso tanto che era la prima volta che un Presidente del consiglio dei ministri ha voluto incontrare il Forum nazionale dei giovani. Da un lato ha teso istituzionalmente la mano al mondo dei giovani, dall’altro non sta facendo assolutamente investimenti significativi che vadano nella direzione dei giovani, a partire dal servizio civile che per tanti ragazzi è una prima esperienza con il volontariato e con il mondo del lavoro.

Dopo le dichiarazioni di Borrelli abbiamo voluto ascoltare anche il punto di vista di FedericoFauttilli, capo ufficio nazionale del servizio civile, che sull’argomento è stato molto chiaro: “il rischio di chiusura non c’è”.

Per Borrelli nel 2014 non ci saranno più fondi.

Sono stati utilizzati una parte di fondi del 2013 per far partire quest’anno circa 20milagiovani volontari. Noi, comunque, anche per l’anno prossimo se non ci saranno i fondi abbiamo già un piano per garantire la partenza. Certamente utilizzando anche una parte dei finanziamenti del 2014. E’ un po’ esagerato dire che c’è un rischio di chiusura.

Cosa sta facendo il governo Monti per i giovani?

Anche questa ultima riforma del lavoro è per i giovani, quindi non credo che non stia facendo niente. Sta aprendo prospettive per i giovani e per l’occupazione. E’ una politica che favorisce i giovani. L’attuale normativa sul lavoro va riformata.

Ritorniamo ai fondi per il servizio civile.

I fondi che oggi mancano sono relativi al dpf fatto dal governo Berlusconi dove sono stati fatti tagli. Non è stato il governo Monti che ha fatto i tagli.

Ma non è meglio investire sui giovani anzichè nel comparto militare?

Negli armamenti l’impegno finanziario è talmente notevole, rilevante… a noi mancano 50 milioni. Quanto ai finanziamenti per il settore militare, credo, si parli invece di centinaia e centinaia di milioni.

Magari si poteva evitare di comprare qualche F-35…

Questo non lo so, sono impegni del governo precedente che l’attuale non so se manterrà. E’ ancora da verificare.

L’Indro.it di martedì 3 Aprile 2012, ore 19:43

http://www.lindro.it/L-Amesci-Nessun-investimento-per-i,7734#.T6UHBug9X3Q

PINO MANIACI: ‘LOMBARDO SI DEVE DIMETTERE’

Disposta l’imputazione coatta per concorso esterno e voto di scambio aggravato

PINO MANIACI: ‘LOMBARDO SI DEVE DIMETTERE’

Amministrative in Sicilia sempre più nel caos. Intervista a PinoManiaci, il giornalista direttore di Telejato

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che noncostituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica”.

Era il 26 gennaio del 1989, quando Paolo Borsellino, il giudice ucciso barbaramente da Cosa Nostra (insieme alla sua scorta), parla dei rapporti tra politica e mafia in un incontro con gli studenti dell’Istituto professionale ’Remondini’ di Bassano del Grappa. Cosa è cambiato da allora? Nulla, si direbbe. Totò Cuffaro, l’ex governatore della Sicilia, anche conosciuto come “vasa-vasa”, si trova in carcere a scontare una condanna definitiva a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio emessanell’ambito del processo ’talpe alla Dda’.

E ora tocca all’attuale governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Il giudice per le indagini preliminari Luigi Barone, non accogliendo la richiesta di archiviazione della Procura di Catania, ha disposto l’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato. La stessa sorte è toccata al fratello del Governatore, Angelo, deputato nazionale del Mpa. “Su questa vicenda scriverò un memoriale” ha affermato Lombardo. E le dimissioni? “Se ci sarà il rinvio a giudizio”. E le conseguenze per il voto amministrativo? E’ sempre Lombardo a rispondere: “Non sono candidato”.

La Sicilia sembra l’immagine di un intero Paese, che non si riesce a liberare di una politica fatta di tanti indagati e di troppi condannati. Gli esempi di altri politici in altri Paesi non vengono proprio presi in considerazione. Un esempioper tutti, quello in Molise, del governatore Iorio, che è stato condannato in primo grado a 18 mesi per aver favorito il figlio. Dopo la sentenza è ancora sulla sua poltrona. Sempre Paolo Borsellino diceva: “il grosso sospetto dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia,non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati”.

In molti casi ci sono pure i reati. “Lombardo – ha affermato in una nota il leader dell’IdV,Antonio Di Pietro – rassegni subito le dimissioni. In un paese civile chi amministra la respublica non puo’ essere coperto da ombre di questo genere. In una terra come la Sicilia dove la linea di confine tra legalità e illegalità è risultata, spesso, molto labile occorre che chi fa politica sia al di sopra di ogni sospetto. Le carte processuali fanno emergere una realtà inquietante che pesa come un macigno sulla storia del nostro Paese e dei siciliani”.

Anche per il direttore di Telejato, il giornalista Pino Maniaci “Lombardo si deve dimettere”. Perché?

Noi abbiamo dei paradossi qui in Sicilia. Gli ultimi quattro presidenti della Regione siciliana sono stati indagati, condannati, incarcerati o rinviati a giudizio per fatti di mafia. Ovviamente è un messaggio devastante per la terra di Sicilia, ma anche per la Nazione intera. La politica non deve aspettare i giudici, la sentenza o il rinvio a giudizio, ma dovrebbe praticare quella che è l’etica, la morale, la dignità che in Sicilia e in Italia manca.

Fabio Granata, il vice-coordinatore nazionale di Fli, ha dichiarato: “Lombardo si comporterà anche in questa circostanza con correttezza e coerenza rispetto alla complessa vicenda giudiziaria che lo riguarda, se e quando dovesse perfezionarsi il rinvio a giudizio”. Cosa ne pensi?

Sono prese in giro. Granata ieri era con Cuffaro e lo invitava a non dimettersi, immagina se oggi invita alle dimissioni Raffaele Lombardo, che ancora non è rinviato a giudizio. Non sono solo paradossi, ma ipocrisie politiche. La stessa cosa riguarda il Pd, che ieri faceva la parte del giustizialista con Cuffaro.

La vicenda Lombardo potrebbe avere ripercussioni sulle già delicate amministrative siciliane?

Questo è dirompente. A parte il fatto che non abbiamo ancora capito chi appoggeràLombardo, è ancora tutto da capire. Il manovratore di tutta questa situazione, e la cosa mi dispiace, si chiama Lumia, già Presidente della Commissione Antimafia e oggi componente della Commissione Antimafia, Gragolici, Crocetta e Sonia Alfano. Poi ci sono gli altri paradossi: Italia dei Valori, contro Italia dei Valori, Ferrandelli contro Orlando e un eurodeputato dell’Italia dei Valori che si chiama Sonia Alfano che si mette al di fuori del partito, appoggiando Ferrandelli. E’ una situazione veramente terribile. Come si fa a diventare credibili, se un partito al suo interno, non solo ha delle dirompenti spaccature, ma dove uno dichiara che si dovrebbe continuare questa esperienza fino a quando non c’è il rinvio a giudizio.

E se ci sarà il rinvio a giudizio?

Aspetteranno il primo grado. Forse qualcuno dimentica qualcosa che nel 1992 Lombardo è stato arrestato, nel 1993 Lombardo è stato arrestato, nel 2010 lo stesso Lombardo all’Assemblea regionale siciliana, in un discorso fiume durato più di quattro ore, dichiara che ha avuto contatti con questi mafiosi, che magari poi, le solite cavolate, non li conosceva. Sono questi paradossi e queste ipocrisie che noi dobbiamo cercare di sconfiggere e con cui facciamo i conti ogni giorno.

L’Indro.it di venerdì 30 Marzo 2012, ore 19:17

http://www.lindro.it/Pino-Maniaci-Lombardo-si-deve,7672#.T6UFpug9X3Q

ALCOA, ACCORDO ALL’UNANIMITÀ

Intervista al segretario Fim-Cisl dopo l’assemblea con gli operai sardi

ALCOA, ACCORDO ALL’UNANIMITÀ

Bentivogli: “Ho incontrato lavoratori dignitosi. La parte sana del Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Alcoa, la multinazionale americana dell’alluminio che ha la sede in Sardegna chiuderà i battenti. La sua storia è il simbolo dell’ignavia della politica italiana nel programmare lo sviluppo industriale. Il caso paradigmatico di come possa fare gravi danni quando si ferma al consenso elettorale e non pensa agli investimenti di lungo termine. In effetti sulla storia e il business di Alcoa hanno guadagnato in tanti: dai politici ai produttori di energia elettrica. A pagare, invece, sempre e solo loro: i lavoratori. Ecco perché la Sardegna rappresenta la nostra Grecia”.

Queste le parole utilizzate lo scorso febbraio dal giornalista economico di ‘Panorama MarcoCobianchi. L’Alcoa di Portovesme, la terza industria di alluminio al mondo, ha deciso di chiudere perchè il sito italiano e quello spagnolo sono quelli “con i costi più alti”.

L’azienda mantenuta dallo Stato italiano, deve restituire (secondo l’Ue che vieta gli aiuti di Stato alle singole imprese) 295 milioni di euro di sussidi, ottenuti in modo illegittimo. Nel marzo 2010 arriva per la multinazionale il decreto salva-Alcoa, che viene esteso a tutte le aziende energetiche italiane. “In Sardegna – si legge nel libro Mani bucate del giornalistaCobianchi – ne approfittano l’Eurallumina, la Otefal Sail, tutta la filiera della Vinyls, le aziende di Ottana (prima escluse e poi rientrate), e in Sicilia l’Alfa Acciai, la Dufenergy,l’Italcementi di Isola delle Femmine e l’Unicem di Priolo Gargallo (Siracusa). Nella legge di conversione del decreto, approvata nell’agosto del 2010, i benefici sono estesi addirittura a tutt’Italia, provocando un’esplosione dei costi a carico delle bollette. Nel 2010 questi sconti hanno permesso all’Alcoa di pagare per un megawattora 30 euro rispetto a un prezzo medio nazionale di 57. Ed è solo grazie a tale provvedimento che l’Alcoa ha deciso di ritirare le continue minacce di chiudere i suoi stabilimenti sardi. Minacce che si sono sempre ripetute in prossimità della scadenza delle proroghe”.

L’azienda è presente in Italia dal 1967. “Per una decina d’anni – secondo il Segretario nazionale Fim-Cisl, Marco Bentivogli – per non far andar via l’Alcoa, il contribuente italiano ha pagato qualcosa come 900 milioni di euro di aiuti alla multinazionale di Pittsburgh”. Per il sindacalista “Alcoa in questi ultimi anni ha inanellato clamorosi record di utili. Alla fine del 2008 il fallimento di Lehman Brothers determina un primo scossone in Alcoa, che aveva investito importanti somme frutto di vendite di pezzi importanti dei suoi asset industriali”.

Due giorni fa, dopo gli scontri di Roma tra gli operai e le forze dell’ordine, è stato raggiuntol’accordo al Ministero dello Sviluppo economico tra Alcoa, governo, sindacati ed istituzioni locali per il sito siderurgico di Portovesme. “L’azienda – si legge sul ’Corriere.it’ – manterrà l’attività produttiva fino al termine del mese di ottobre, ma i lavoratori rimarranno al lavoro fino al 31 dicembre 2012. L’azienda ha ritirato le procedure per l’avvio della mobilità e dal primo gennaio del 2013 per i circa 1.500 addetti dello stabilimento siderurgico potrà scattare l’eventuale cassa integrazione straordinaria”.

Il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini, in un comunicato ha affermato: “Da parte del governo, della regione Sardegna e della provincia Carbonia-Inglesias c’è l’impegno a determinare le opere infrastrutturali e a ridurre i costi dell’approvvigionamento energetico e le relative tariffe. Entro il mese d’aprile dovrebbero giungere al dicastero dello Sviluppo le manifestazioni d’interesse da parte delle aziende propense a subentrare ad Alcoa nella produzione siderurgica nel sito sardo e tra queste in tempi brevi ne sarà prescelta una.Siamo soddisfatti dell’esito del tavolo ministeriale, ma ora la parola passa all’assemblea dei lavoratori siderurgici di Portovesme che si riuniranno (questo pomeriggio, ndr) e che dovranno valutare quanto deciso martedì sera”.

Abbiamo contattato, qualche minuto dopo l’assemblea, il segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli: “è stato votato all’unanimità l’accordo, che consiste nel ritiro della procedura di licenziamenti da parte di Alcoa, il mantenimento della produzione fino alla fine dell’anno e il non ricorso alla cassa integrazione prima di quelle date. Questo è un aspetto assolutamente importante”.

Perché?

La continuità produttiva e l’efficienza dell’impianto è uno degli elementi più utili perché ci sia continuità industriale per il passaggio – siccome Alcoa andrà via – con il nuovo acquirente.

In un documento da lei firmato si legge: “rispettateci o andatevene”.

Alcoa ha avuto tanto dallo Stato italiano, ha avuto tanto dai lavoratori del sud. La decisione di andar via avrebbe avuto effetti drammatici dal punto di vista sociale ed occupazionale, ma anche la modalità con cui l’avevano comunicata rispondeva a dei metodi irrispettosi.

E’ possibile collegare la decisione di Alcoa di lasciare l’Italia con gli investimenti fallimentari fatti alla fine del 2008?

Non c’è una connessione diretta, nel senso che la decisione di abbandonare l’Italia, e non solo l’Italia, dipende dalla sovracapacità produttiva di alluminio in una situazione in cui il prezzo di vendita dell’alluminio è bassissimo. Questo comporta una scarsa competitività. La vicendaLehman Brothers è stata una delle pagine in cui i soldi dell’economia prodotti sono stati bruciati dalla finanza speculativa.

Gli scontri di Roma tra i lavoratori e le forze dell’ordine hanno accelerato la chiusura dell’accordo?

Gli scontri hanno dimostrato la rabbia dei lavoratori. C’è stato un lavoratore che si è dato fuoco, persone che sono salite sui tralicci, è stata occupata la centrale dell’Enel, la base della Nato, l’aeroporto, lo stadio. Insomma, è chiaro che il Governo a un certo punto si è accorto della capacità di mobilitazione senza quartiere assolutamente degna di rispetto e di riguardo.

Come ha trovato oggi i lavoratori in assemblea?

Ho trovato una bellissima assemblea di lavoratori orgogliosi di arrivare a un primo, non definitivo, ma parziale risultato che ha premiato la loro capacità di mobilitazione. Ho incontrato la parte sana del Paese.

Dopo questo ‘risultato parziale’, quali sono le conseguenze per la Sardegna?

L’accordo contiene la necessità di ricerca di misure di carattere strutturale e temporale per risolvere la partita energetica. Questa partita può essere utile non solo per Alcoa, ma per la Sardegna e per tutta la filiera dell’alluminio. Può essere un’occasione pilota per gestire le partite successive. Abbiamo chiesto che le soluzioni strutturali vadano ricercate in condizioni di competitività vera e non a carico del contribuente italiano. E pur vero che si spendono miliardi per armi e per guerre che non si faranno mai, probabilmente spenderli per mantenere i posti di lavoro è più utile.

Qual è il futuro dell’industria dell’alluminio?

Portovesme ha un sito produttivo di tutto rispetto, importante sul piano europeo. E’ assolutamente importante che la filiera non abbia anelli mancanti.

L’Indro.it giovedì 29 Marzo 2012, ore 20:44

http://www.lindro.it/Alcoa-accordo-all-unanimita,7648#.T6UEgOg9X3Q

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