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ALCOA, ACCORDO ALL’UNANIMITÀ

Intervista al segretario Fim-Cisl dopo l’assemblea con gli operai sardi

ALCOA, ACCORDO ALL’UNANIMITÀ

Bentivogli: “Ho incontrato lavoratori dignitosi. La parte sana del Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Alcoa, la multinazionale americana dell’alluminio che ha la sede in Sardegna chiuderà i battenti. La sua storia è il simbolo dell’ignavia della politica italiana nel programmare lo sviluppo industriale. Il caso paradigmatico di come possa fare gravi danni quando si ferma al consenso elettorale e non pensa agli investimenti di lungo termine. In effetti sulla storia e il business di Alcoa hanno guadagnato in tanti: dai politici ai produttori di energia elettrica. A pagare, invece, sempre e solo loro: i lavoratori. Ecco perché la Sardegna rappresenta la nostra Grecia”.

Queste le parole utilizzate lo scorso febbraio dal giornalista economico di ‘Panorama MarcoCobianchi. L’Alcoa di Portovesme, la terza industria di alluminio al mondo, ha deciso di chiudere perchè il sito italiano e quello spagnolo sono quelli “con i costi più alti”.

L’azienda mantenuta dallo Stato italiano, deve restituire (secondo l’Ue che vieta gli aiuti di Stato alle singole imprese) 295 milioni di euro di sussidi, ottenuti in modo illegittimo. Nel marzo 2010 arriva per la multinazionale il decreto salva-Alcoa, che viene esteso a tutte le aziende energetiche italiane. “In Sardegna – si legge nel libro Mani bucate del giornalistaCobianchi – ne approfittano l’Eurallumina, la Otefal Sail, tutta la filiera della Vinyls, le aziende di Ottana (prima escluse e poi rientrate), e in Sicilia l’Alfa Acciai, la Dufenergy,l’Italcementi di Isola delle Femmine e l’Unicem di Priolo Gargallo (Siracusa). Nella legge di conversione del decreto, approvata nell’agosto del 2010, i benefici sono estesi addirittura a tutt’Italia, provocando un’esplosione dei costi a carico delle bollette. Nel 2010 questi sconti hanno permesso all’Alcoa di pagare per un megawattora 30 euro rispetto a un prezzo medio nazionale di 57. Ed è solo grazie a tale provvedimento che l’Alcoa ha deciso di ritirare le continue minacce di chiudere i suoi stabilimenti sardi. Minacce che si sono sempre ripetute in prossimità della scadenza delle proroghe”.

L’azienda è presente in Italia dal 1967. “Per una decina d’anni – secondo il Segretario nazionale Fim-Cisl, Marco Bentivogli – per non far andar via l’Alcoa, il contribuente italiano ha pagato qualcosa come 900 milioni di euro di aiuti alla multinazionale di Pittsburgh”. Per il sindacalista “Alcoa in questi ultimi anni ha inanellato clamorosi record di utili. Alla fine del 2008 il fallimento di Lehman Brothers determina un primo scossone in Alcoa, che aveva investito importanti somme frutto di vendite di pezzi importanti dei suoi asset industriali”.

Due giorni fa, dopo gli scontri di Roma tra gli operai e le forze dell’ordine, è stato raggiuntol’accordo al Ministero dello Sviluppo economico tra Alcoa, governo, sindacati ed istituzioni locali per il sito siderurgico di Portovesme. “L’azienda – si legge sul ’Corriere.it’ – manterrà l’attività produttiva fino al termine del mese di ottobre, ma i lavoratori rimarranno al lavoro fino al 31 dicembre 2012. L’azienda ha ritirato le procedure per l’avvio della mobilità e dal primo gennaio del 2013 per i circa 1.500 addetti dello stabilimento siderurgico potrà scattare l’eventuale cassa integrazione straordinaria”.

Il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini, in un comunicato ha affermato: “Da parte del governo, della regione Sardegna e della provincia Carbonia-Inglesias c’è l’impegno a determinare le opere infrastrutturali e a ridurre i costi dell’approvvigionamento energetico e le relative tariffe. Entro il mese d’aprile dovrebbero giungere al dicastero dello Sviluppo le manifestazioni d’interesse da parte delle aziende propense a subentrare ad Alcoa nella produzione siderurgica nel sito sardo e tra queste in tempi brevi ne sarà prescelta una.Siamo soddisfatti dell’esito del tavolo ministeriale, ma ora la parola passa all’assemblea dei lavoratori siderurgici di Portovesme che si riuniranno (questo pomeriggio, ndr) e che dovranno valutare quanto deciso martedì sera”.

Abbiamo contattato, qualche minuto dopo l’assemblea, il segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli: “è stato votato all’unanimità l’accordo, che consiste nel ritiro della procedura di licenziamenti da parte di Alcoa, il mantenimento della produzione fino alla fine dell’anno e il non ricorso alla cassa integrazione prima di quelle date. Questo è un aspetto assolutamente importante”.

Perché?

La continuità produttiva e l’efficienza dell’impianto è uno degli elementi più utili perché ci sia continuità industriale per il passaggio – siccome Alcoa andrà via – con il nuovo acquirente.

In un documento da lei firmato si legge: “rispettateci o andatevene”.

Alcoa ha avuto tanto dallo Stato italiano, ha avuto tanto dai lavoratori del sud. La decisione di andar via avrebbe avuto effetti drammatici dal punto di vista sociale ed occupazionale, ma anche la modalità con cui l’avevano comunicata rispondeva a dei metodi irrispettosi.

E’ possibile collegare la decisione di Alcoa di lasciare l’Italia con gli investimenti fallimentari fatti alla fine del 2008?

Non c’è una connessione diretta, nel senso che la decisione di abbandonare l’Italia, e non solo l’Italia, dipende dalla sovracapacità produttiva di alluminio in una situazione in cui il prezzo di vendita dell’alluminio è bassissimo. Questo comporta una scarsa competitività. La vicendaLehman Brothers è stata una delle pagine in cui i soldi dell’economia prodotti sono stati bruciati dalla finanza speculativa.

Gli scontri di Roma tra i lavoratori e le forze dell’ordine hanno accelerato la chiusura dell’accordo?

Gli scontri hanno dimostrato la rabbia dei lavoratori. C’è stato un lavoratore che si è dato fuoco, persone che sono salite sui tralicci, è stata occupata la centrale dell’Enel, la base della Nato, l’aeroporto, lo stadio. Insomma, è chiaro che il Governo a un certo punto si è accorto della capacità di mobilitazione senza quartiere assolutamente degna di rispetto e di riguardo.

Come ha trovato oggi i lavoratori in assemblea?

Ho trovato una bellissima assemblea di lavoratori orgogliosi di arrivare a un primo, non definitivo, ma parziale risultato che ha premiato la loro capacità di mobilitazione. Ho incontrato la parte sana del Paese.

Dopo questo ‘risultato parziale’, quali sono le conseguenze per la Sardegna?

L’accordo contiene la necessità di ricerca di misure di carattere strutturale e temporale per risolvere la partita energetica. Questa partita può essere utile non solo per Alcoa, ma per la Sardegna e per tutta la filiera dell’alluminio. Può essere un’occasione pilota per gestire le partite successive. Abbiamo chiesto che le soluzioni strutturali vadano ricercate in condizioni di competitività vera e non a carico del contribuente italiano. E pur vero che si spendono miliardi per armi e per guerre che non si faranno mai, probabilmente spenderli per mantenere i posti di lavoro è più utile.

Qual è il futuro dell’industria dell’alluminio?

Portovesme ha un sito produttivo di tutto rispetto, importante sul piano europeo. E’ assolutamente importante che la filiera non abbia anelli mancanti.

L’Indro.it giovedì 29 Marzo 2012, ore 20:44

http://www.lindro.it/Alcoa-accordo-all-unanimita,7648#.T6UEgOg9X3Q

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