Paolo De Chiara

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IUS SOLI, LA TOSCANA È PRONTA

Il Consiglio regionale pronto a promuovere verso i Presidenti di Camera e Senato

IUS SOLI, LA TOSCANA È PRONTA

Parla il docente Giovanni Serges: “Nel nostro Paese ci sono le condizioni perché questo sia un diritto riconosciuto”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Arretratezza della nostra legislazione“. Questi i termini utilizzati dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, riferendosi ai ‘nuovi’ diritti. Secondo l’ultimo rapportoCaritas/Migrantes: “al 31 dicembre del 2010, i residenti stranieri in Italia ammontavano a4milioni 570mila 317, con un incremento di oltre 335mila 258 rispetto all’anno precedente e rappresentando il 7,5 % della popolazione nazionale”.

Ed ecco il primo segnale. La Toscana è pronta all’introduzione dello ‘ius soli’, il principio che fa riferimento alla nascita sul territorio dello Stato e si contrappone, nel novero dei mezzi di acquisto del diritto di cittadinanza, allo ‘ius sanguinis’, imperniato invece sull’elemento della discendenza o della filiazione”.

Ad affermarlo una mozione della maggioranza, approvata dal Consiglio regionale. La mozione impegna la Giunta a “farsi promotore verso i Presidenti di Camera e Senato della volontà del Consiglio toscano, chiaramente espressa nello Statuto della Regione tanto nei principi generali che nelle finalità principali, ad una riforma delle norme sulla cittadinanza”. Quanto affermato dalla Toscana potrebbe creare un precedente a livello politico e legislativo? Il Paese è pronto ad accogliere i nuovi e necessari diritti? Lo abbiamo chiesto al docente di Istituzioni di Diritto Pubblico e Diritto Costituzionale Regionale, Giovanni Sergesdell’Università degli Studi Roma 3

Qual è il suo pensiero riguardo all’introduzione di questo principio?

E’ un principio adottato in molti Stati ed è un principio che naturalmente privilegia un profilo, cioè quello dell’essere nato in un certo luogo e quindi di ritenere per questa parte che si stabilisca tra il soggetto che nasce e il territorio un legame. Che non esiste quando ci si ispira invece al diverso principio dello ‘ius sanguinis’, il diritto di cittadinanza che spetta in ragione dell’essere figlio di cittadini di un certo Stato.

E’ giusto introdurre lo ‘ius soli’ nel nostro Paese?

Penso che nel nostro Paese ci siano le condizioni perché questo sia un diritto riconosciuto. Anche lo stesso Capo dello Stato si era espresso perché le forze politiche esaminasseroquesto profilo. Da noi in realtà è avvenuto nel 2009 un certo collegamento, ma molto complicato, che si è ottenuto modificando la legge sulla cittadinanza italiana del 1992. Si è concessa la possibilità al coniuge di un cittadino italiano di acquistare la cittadinanza quando risieda legalmente nel territorio dopo due anni, oppure dopo tre anni dal matrimonio. Ma siamo lontani dallo ‘ius soli’. La nostra legislazione è stata fino ad oggi improntata decisamente al profilo dello ‘ius sanguinis’.

Esiste la cultura nel nostro Paese per l’introduzione di questo nuovo principio?

Per molti versi si, forse non è diffusissima, forse c’è il timore di un’apertura indiscriminata. Il problema riguarda il profilo dell’immigrazione regolamentata. Anche il soggetto che nasca da clandestini finirebbe per acquistare la cittadinanza italiana. Ma non si può discriminare il figlio in ragione del fatto che i genitori siano o meno clandestini. E’ un problema da esaminare con attenzione. Si potrebbe pensare a una legislazione che lo introduca gradualmente, ma penso che sia arrivato il momento di saltare la vecchia concezione che è stata recepita nella legislazione del 1992.

Napolitano, in materia di nuovi diritti, ha parlato di “arretratezza della nostra legislazione”. Lei è d’accordo?

Ci sono diritti che hanno cominciato ad affacciarsi: naturalmente il diritto deve trovare un riconoscimento. Credo che in alcuni settori sensibili la legislazione italiana sia abbastanza arretrata.

Perché?

Non si è avuto il coraggio, parlo di questi temi sensibili. Sono temi complessi che, però, andrebbero affrontati non con un ostracismo: per esempio il problema del matrimonio degli omosessuali o del riconoscimento di una forma d’unione. Su questo c’è un dibattito che si è fermato, che si è bloccato. Ad esempio il problema del diritto alle dichiarazioni di fine vita: su questa tematica sensibile dove si intrecciano esigenze che vengono dalla società laica, ma anche timori, indicazioni e valori che hanno a che vedere con sentimenti religiosi di varia natura. E’ chiaro che si dovrebbe trovare un punto di equilibrio, lo Stato laico dovrebbe trovare un punto di equilibrio senza un condizionamento troppo forte, da profili di carattere religioso.

Ma l’iniziativa della Toscana potrebbe creare un precedente per il resto del Paese?

E’ certamente una cosa importante. Questa mozione un certo movimento lo produce. Ma è un solo consiglio regionale, se fossero più consigli a muoversi in questa stessa direzione la loro azione potrebbe rivelarsi molto più utile. La nostra Costituzione assegna ai consigli regionali la possibilità di formulare un disegno di legge statale, da depositare presso le Camere. Forse la Regione interessata, in questo caso la Toscana, ma anche le altre Regioni che si volessero in qualche modo adeguare potrebbero pensare a presentare unitariamente, con lo stesso testo, un disegno di legge, anziché limitarsi ad una mozione. L’iniziativa legislativa regionale è stranamente, nel nostro sistema, poco considerata dalle Regioni. Forse potrebbero far valere il loro rilievo presentando un disegno di legge.

L’Indro.it di venerdì 20 Aprile 2012, ore 17:45

http://www.lindro.it/Ius-soli-la-Toscana-e-pronta,8051#.T6UjF-g9X3Q


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