Paolo De Chiara

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LA REPUBBLICA PARTITOCRATICA

Da Maranini a Berlinguer fino ai Radicali

LA REPUBBLICA PARTITOCRATICA

Per il politologo Eugenio Capozzi: “i partiti hanno sostituito le istituzioni”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il nodo è l’occupazione della cosa pubblica”, “incredibile senso di impunità raggiunto”, “presenza dei partiti nelle Asl, delle nomine, degli accordi e delle spartizioni”. Questi alcuni termini utilizzati dalla radicale, oggi anche vicepresidente del Senato, Emma Bonino per descrivere il momento particolare che sta attraversando la politica italiana.

E’ sempre lo stesso concetto che ritorna. La famosa, ma raramente applicata, ‘questione morale’. Per la Bonino: “il problema della partitocrazia è ben più ampio e il caso che riguarda la Lega e Fincantieri è solo l’ultimo di una lunga serie. Dovremmo parlare della presenza dei partiti nelle Asl, delle nomine nelle municipalizzate, degli accordi e delle spartizioni con il mondo degli affari”. Lo aveva già detto nel 1981 Enrico Berlinguer: “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti”.

Cosa è cambiato dopo 31 anni? Lo abbiamo chiesto a Eugenio Capozzi, docente di Storia Contemporanea all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e autore di molti testi, tra cui ‘Il sogno di una Costituzione’ Il Mulino)i Radicali sono stati in Italia tra i pochi a portare avanti quelle che erano state le tesi di Maranini sulla partitocrazia. Sono stati quelli che hanno reso di nuovo popolare questo termine. Hanno interpretato la cultura liberale in contrapposizione alla democrazia dei partiti così come si è attuata in Italia”.

In che Italia viviamo oggi?

Volendo sintetizzare con una formula dico che noi abbiamo avuto una democrazia partitizzata, fortemente basata sul consociativismo dei partiti e che oggi i partiti sono in fortissima crisi, ma le strutture del consociativismo partitico sono rimaste in piedi. Abbiamo una gigantesca spesa pubblica, un apparato statale enorme messo in piedi dalconsociativismo dei partiti, ma non abbiamo più una classe politica in grado di gestirla, come si è visto nella paralisi che ha colpito il sistema politico italiano in coincidenza con la crisi economica finanziaria globale. Abbiamo ancora le strutture statali della partitocrazia, ma non ci sono più i partiti.

Nel 1981 il segretario del Pci Berlinguer parlava di ’questione morale’. Da allora cosa è cambiato?

Il termine ‘questione morale’ è profondamente ambiguo ed equivoco. Non a caso veniva usato da Berlinguer per marcare la differenza tra la classe politica di governo dell’epoca, ma i comunisti sono stati una parte di questo grande sistema di gestione della cosa pubblica. Sono stati parte integrante del sistema. La questione non è tanto morale, chi è onesto e chi è disonesto, la questione è che in Italia i partiti hanno sostituito le Istituzioni per motivi storici profondi e hanno creato una sorta di struttura di compensazione tra la società civile e le Istituzioni dello Stato. Un po’ come aveva fatto il fascismo, che aveva messo in piedi una grande struttura di mediazione sociale. I partiti dell’Italia repubblicana hanno fatto un’operazione in continuità con quella fascista. Con la differenza che c’era il pluralismo e la guerra fredda. C’erano le discriminanti ideologiche che da una parte dividevano e dall’altraingessavano il sistema e lo rendevano più stabile. Il problema della moralità pubblica è da vedere in relazione a questo, il partito che si sostituisce alle Istituzioni e, quindi, la fedeltà di partito che si sostituisce a quella nei confronti dello Stato.

Quando crollano i partiti che succede?

Rimane in piedi non tanto l’interesse dei partiti, ma quello delle singole cordate e dei singoli politici. I partiti vengono colonizzati da gruppi di potere personale.

Nel suo libro si parla di Giuseppe Maraini, ricordato per la sua tenace lotta contro la partitocrazia da lui condotta nel secondo dopoguerra. L’argomento è ancora attuale?

E’ attuale se non pensiamo che esistano ancora partiti come quelli che noi abbiamo sperimentato nel secondo dopoguerra e fino alla fine degli anni ’80.

E a cosa dobbiamo pensare?

Adesso abbiamo, paradossalmente, un grande bisogno di partiti efficienti che magari siano dei partiti di tipo diverso. Partiti strutturati come macchine per selezionare candidati competitivi come avviene nelle democrazie avanzate di tipo anglosassone. Dove i partiti sono forti e non è vero che non contano. In Italia i partiti hanno una struttura padronale, di distribuzione clientelare di fondi. Servirebbero dei partiti forti che riuscissero a svolgere l’importantissima opera di selezione della classe dirigente.

E’ possibile in Italia, oppure stiamo parlando di fantascienza?

Non è fantascienza, noi viviamo questa alternativa drammatica dei partiti inefficienti che non sono più in grado di gestire la dialettica politica e una tecnocrazia che adesso ci appare sotto una veste attraente ma che senza una classe politica che gli sta dietro non può reggere a lungo. Anche la tecnocrazia montiana non può essere un’alternativa, deve necessariamente, prima o poi, trovare una veste politica, deve integrarsi con il pluralismo politico, e quindi con i partiti. Se non ci fosse un concerto, una maggioranza politica che lo sostiene durerebbe ben poco. Bisogna sperare che in questo periodo di transizione i partiti, attraverso questa gestione indiretta della responsabilità di governo, utilizzino il tempo che hanno a disposizione per fare delle riforme importanti. Riforme delle Istituzioni, dei regolamenti parlamentari e anche per la struttura interna dei partiti, come ad esempio l’istituzionalizzazione delle primarie.

L’Indro.it di giovedì 12 Aprile 2012, ore 20:23

http://www.lindro.it/La-Repubblica-partitocratica,7897#.T6UKzug9X3Q


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