Paolo De Chiara

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TEA PARTY ITALIA: “MAI UN PARTITO”

Obiettivi di un movimento: parla il portavoce Giacomo Zucco

TEA PARTY ITALIA: “MAI UN PARTITO”

Meno tasse, più libertà: ‘Berlusconi ha fallito a noi gli slogan’

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il Tea Party è un movimento di donne e uomini di tutte le età che condividono l’obiettivo di uno stato più leggero, meno invasivo che sia strumento utile e non ostacolo per il raggiungimento dei fini individuali. E’ un movimento politico che non aspira a diventare partito, quanto piuttosto ad imporre dei punti chiave nell’agenda della vita politica italiana, in una direzione liberale e di buon senso”.

Questo si legge nel manifesto del movimento Tea Party Italia, il movimento che ’nasce dall’esperienza e dall’esempio del Tea Party Movement Statunitense’. Ma perché anche in Italia? Lo abbiamo chiesto al portavoce Giacomo Zucco: “In Italia è molto più necessario che dove è nato, negli Stati Uniti dove la tassazione media è intorno al 30%, mentre in Italia, dove la cosa è meno sentita anche per ignoranza e per inconsapevolezza, la tassazione reale è superiore al 60%”.

Quindi questo movimento si basa soprattutto su questa argomentazione?

Principalmente si. In realtà anche negli Stati Uniti si basa soprattutto sul tema delle tasse.

Lei in una trasmissione televisiva ha affermato: “Non sempre mettere una croce su una scheda significa essere rappresentati”. Che significa?

La rappresentanza a maggioranza non garantisce comunque la rappresentanza individuale. Il fatto di potersi esprimere non vuol dire che i propri diritti individuali saranno rispettati. In Italia a maggior ragione quando la politica è del tutto impermeabile alle istanze dei cittadini, visto che non ci sono, come in America, le primarie. Non ci sono, come in passato, le preferenze. Un sistema totalmente autoreferenziale. Anche in Cina votano, anche in Iraq sottoSaddam votavano. Votavano tutti da una parte perché avevano il mitra puntato. La più grande libertà è poter disporre dei propri diritti.

Come giudica la situazione politica in Italia?

Disastrosa da sempre e adesso riemergono gli effetti di una politica disastrosa, la politica del debito incontrollato, la politica della spesa clientelare, la politica delladeresponsabilizzazione, dell’assistenzialismo, del centralismo e dei mali italiani che ci sono stati e che adesso, semplicemente, presentano il conto.

Vogliamo aggiungere anche i mali della corruzione?

La corruzione è semplicemente un effetto della grande presenza di politica. Se ci sono funzionari che vivono con i soldi degli altri, imponendo balzelli, limiti, regolamenti, ostacoli a chi lavora e produce è ovvio che chi lavora e produce cercherà di limitare questi ostacoli, oppure di usarli a proprio vantaggio contro la concorrenza. La corruzione per definizione può esistere quando c’è un apparato pubblico enorme e invadente.

Molti la definiscono il Matteo Renzi della destra. Lei si sente un ‘rottamatore’?

La prospettiva è molto differente. Renzi ha portato alcuni elementi di novità anche interessanti e anche giusti ad una cultura che era molto antiquata che era quella della sinistra. Però si muove in uno schema solito, in uno schema classico dove le sue sono parole. Perché nei fatti il suo governo della città di Firenze, come i nostri amici del Tea Party Toscana ci confermano, è improntato a una solita politica. Quella dell’espandere il proprio potere sui cittadini. La nostra prospettiva non è ‘rottamatrice’, nel senso che ci candidiamo a essere come gli attuali politici ma più buoni o più bravi o più belli.

E cosa fate?

Ci candidiamo, non ci candidiamo…ci proponiamo nel fare in modo di premere perchè venga ridotto il ruolo della politica e della burocrazia. Non ci candidiamo per ‘rottamare’ la classe dirigente e per sostituirla, ma ci candidiamo a ‘rottamarla’ perché ce ne sia meno bisogno e ci sia più libertà per i cittadini.

A chi vi proponete?

Proponiamo ai cittadini italiani di unirsi a noi per formare un gruppo di pressione molto forte, analogamente a quello che sono stati, per motivi opposti, i movimenti sindacali piuttosto che i movimenti ambientalisti. Quindi non nei partiti, non una classe dirigente, ma un movimento di interessi e difesa dei diritti coeso su un tema specifico, in modo che le pressioni sul mondo politico facciano in modo di limitare i danni, anche per cercare didirigerci verso dei miglioramenti, verso la guarigione dei mali italiani. Ai politici proponiamo degli accordi, se loro firmano questi accordi noi li promuoviamo, di qualunque partiti essi siano, presso il nostro giro. Dopodiché, se violano l’accordo dopo eletti, li sputtaniamo.

Questa cosa che ha detto fa ricordare il famoso ‘contratto con gli italiani’ siglato dall’ex premier negli studi televisivi di Porta a Porta.

E’ molto giusto quello che dice. Il ‘contratto con gli italiani’ è stato proposto a Berlusconi,copiandolo dagli Stati Uniti. Berlusconi l’ha soltanto importato.

Anche il vostro slogan ufficiale: “Meno Tasse, Più Libertà” sembra molto vicino alla propaganda di Berlusconi.

Si, è vero. Noi riteniamo che buona parte del successo di Berlusconi sia dovuto al fatto che quel problema era sentito e lui è stato il primo a cavalcarlo e a portarlo nel dibattito politico. Noi usiamo gli stessi slogan perché ci rivolgiamo allo stesso problema. La differenza è che siamo consapevoli che da quella parte sono rimasti soltanto slogan.

Lo ha solo ‘cavalcato’. Oggi ci troviamo con più tasse e meno libertà.

Assolutamente d’accordo, lasciandoci una situazione difficile dal punto di vista di mancanza di speranze e di cinismo. Molte persone si avvicinano al nostro messaggio, però poi dicono: ‘l’abbiamo già sentita’.

E’ dura…

Molto pesante. Questo è uno, forse, dei danni culturali più grossi fatti dalla mancata rivoluzione liberale di Berlusconi.

Per le prossime politiche interverrete direttamente nella competizione elettorale?

Non interverremo con liste nostre. Cercheremo di dare giudizi sui programmi dei vari partiti, magari anche sulla credibilità della struttura partitica rispetto ai programmi. Faremo un’analisi delle proposte e cercheremo di indirizzare l’opinione pubblica verso le proposte migliori. Cercheremo di mettere in guardia dalle proposte peggiori e dalle persone meno credibili. Se poi qualcuno del nostro gruppo sarà inserito in qualche lista partitica trasversalmente tanto meglio. Il movimento non entrerà mai in un partito e non diventerà mai un partito.

L’Indro.it di martedì 17 Aprile 2012, ore 19:14

http://www.lindro.it/TEA-PARTY-ITALIA-MAI-UN-PARTITO,7981#.T6UNNOg9X3Q


1 commento

  1. TPauley ha detto:

    Certo che no, mai un partito, sempre un gruppo di pressione, cioè una lobby, come se già non ne avessimo abbastanza di quelle già esistenti che, come si vede, hanno messo in ginocchio il Paese. Per non parlare della matrice religiosa (tenuta opportunamente celata nelle dichiarazioni di intenti) che, al pari dell’omonima formazione americana non si occupa solo di riduzione della tasse, ma usa quest’argomento come pretesto e come leva per la riduzione (o meglio, azzeramento) dei diritti civili, conformemente ai dettami dottrinali della religione cattolica. Nessuno si illuda, il prefisso Tea nel nome della lobby non fa certo riferimento alla bevanda, ma sta certamente per Teo (= dio). Viene biasimato berlusconi per avere già usato la stessa strategia qui in Italia (pretesto della riduzione di tasse e burocrazia e occulta intenzione di cattolicizzare lo stato) in modo fallimentare, e quindi di averla resa già poco credibile agli occhi dei cittadini.

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