Paolo De Chiara

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“LA NOSTRA SOCIETÀ CIVILE È VIVA”

Parla il politologo Gabriele Magrin, collaboratore di Zagrebelsky

“LA NOSTRA SOCIETÀ CIVILE È VIVA”

“La questione riguarda il futuro dei partiti: il Movimento 5 stelle potrebbe colmare il vuoto, ma Grillo non è la soluzione”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La questione generale è la fine del partito personale di Berlusconi. Il Pdl si trova con questo problema, con il venir meno della capacità di Berlusconi di coagulare intorno a sé il consenso e l’organizzazione del partito. C’è un non senso nelle liste civiche, che sono fatte dall’alto. La proposta è di sette liste civiche: una di destra senza compromessi Santanchè, poi c’è quella dei rivoluzionari di Sgarbi, poi quella di Bertolaso, gli animalisti, una per gli ex An, una per gli ex Fli. Ma sono liste civetta? Le liste civiche per definizione nascono dal basso. In questo modo non si rinnovano i partiti”. Con il professore Gabriele Magrini, politologo e collaboratore del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, siamo partiti dall’ormai famosa lettera di Schifani, il Presidente del Senato, pubblicata su ‘Il Foglio’ di Giuliano Ferrara. Per Schifani, che con questo intervento pensa di aver fatto “il suo dovere”, gli elettori del Pdl “sono frastornati”, lo stesso Pdl è un partito “sfilacciato”. L’invito è a non inseguire il fenomeno Grillo. Schifani parla anche di “operazione verità”. Che non potrà mai esserci nella politica italiana, men che meno nel fu partito personalistico di Silvio BerlusconiCambiare tutto, per non cambiare nulla: “c’è questo rischio. Questo lo dice lei, ma sono sostanzialmente d’accordo. Non so se c’è gattopardismo (il professore ride, ndr), ma è possibile che ci sia anche una nobile intenzione”.

Le ‘nobili intenzioni’ molte volte naufragano miseramente.

Si, perché queste proposte nascono dall’alto. La proposta di Schifani mi pare meno gattopardesca nelle intenzioni, però c’è un’incognita che grava come un macigno: può esistere un Pdl senza Berlusconi? Schifani ha avuto coraggio sino a metà, ha detto‘ricompattiamoci intorno ad Alfano’, ma non ha posto la questioni delle questioni.

Cioè?

Cosa può essere il Pdl senza Berlusconi? Un ciclo si è concluso e tutti i partiti dovrebbero essere in grado di continuare, cambiando il registro.

Il Pdl senza Berlusconi gode di una classe dirigente all’altezza della situazione?

Questa è la grande domanda. Non ci sono le risposte certe. La prima strada, che è quella delle liste civiche calate dall’alto, quindi delle liste civetta, secondo me, è troppo gattopardesca per poter andare avanti.

La seconda strada?

Si può trovare, ci sono anche i cambiamenti. Questo è ciò che ci si attende dai partiti, non solo dal Pdl, il coraggio di mettere mano ai progetti.

Cosa si teme?

La prima e la seconda Repubblica si sono assomigliate, non vorremmo che la terza fosse peggiore. La crisi incalza, la società è affaticata. Esiste il rischio che i partiti non sappiano gestire la terza Repubblica. Il rischio esiste ed è fortissimo. Una democrazia senza partiti politici non si regge e le tentazioni di trovare delle vie laterali… i partiti debbono restare il tramite tra la società e le Istituzioni. Devono restare, ma devono essere capaci di pensare ai bisogni della società. Ora il Pdl non è in grado di compiere questo ruolo. Questa classe dirigente ce la farà, questi partiti ce la faranno a mettere in campo una visione di società credibile? A non lasciarci in preda di un eterno presente, con le nostre paure quotidiane, con le politiche dell’emergenza? Passiamo da una politica dell’emergenza all’altra. La questione è il futuro dei partiti.

Lei vede i partiti in grado di darsi un futuro? Oggi registriamo un vuoto pericoloso e una totale assenza della politica e dei partiti.

Dobbiamo smetterla di parlare dei nomi. Non sono i nomi, ma la capacità dei partiti di aprirsi, di includere. La società civile italiana è viva. I partiti si devono aprire.

Questi partiti si aprono alla società civile?

In questi partiti non vedo questa apertura, ma ovviamente non dobbiamo nemmenocrogiolarci. Noi siamo bravissimi a piangerci addosso. Non mi aspetto che diventino come i partiti americani, capaci di trovare figure, anche forti. I partiti devono capire che la campana è suonata e suona per loro. Per ciascuno di loro.

Come giudica il fenomeno Grillo, il successo e il consenso del Movimento 5 stelle?

E’ un fenomeno che appartiene ai movimenti. I movimenti nascono e si accettano. Bisognaconfrontarsi con loro. Questo è un movimento che comincia a sedere nei consigli comunali, nei consigli provinciali, è un movimento che comincia ad affacciarsi sulle situazioni. Si aspetta di vederlo alla prova, si aspetta di vedere un programma politico per capire che identità abbia. Finchè non ce l’ha un giudizio politico è impossibile.

Dove può arrivare questo Movimento?

In un quadro politico così immobile possono rimanere fermi come possono arrivare ad occupare il vuoto.

Possono sfondare?

Sono preoccupato da Grillo.

Perché Grillo la preoccupa?

Sono preoccupato che una personalità forte, attrattiva, retorica, con la superficialità della retorica vada, in questo momento, ad occupare il vuoto. Penso che l’Italia dovrebbe preoccuparsi di questo. Il rischio è di continuare con una figura di tipo carismatico per colmare un vuoto politico. E siamo alla seconda volta. Il problema è la politica.

Ieri Napolitano è stato fischiato dai cittadini dei territori colpiti dal terremoto. Siamo quasi alla fine del settennato, secondo lei che Presidente della Repubblica è stato Giorgio Napolitano?

E’ stato un Presidente che ha dovuto gestire, probabilmente, una delle transizioni più delicate e quindi è una Presidenza della Repubblica che ha garantito la solidità delle Istituzioni, il prestigio internazionale del Paese e la credibilità dell’Italia. Non è stato soltanto un Presidente garante, ma è stato un Presidente che è anche intervenuto, in condizioni di assoluta necessità. Chi critica o fischia il Presidente Napolitano dovrebbe pensare a dove ci avrebbe condotto una direzione contraria. Siamo molto bravi a stare sempre un passo sopra, ma gli italiani di disastri ne hanno anche compiuti molti.

Andremo a votare nel 2013 o prima?

Spero che si vada a votare nel 2013. Bisognerà capire cosa farà il Governo da qui al 2013.

Lei ha fiducia nel Governo dei tecnici, che tanto tecnico non è.

E’ una fiducia autentica, fondata su ragioni di necessità. E’ una fiducia di tipo politico. Questo Governo ha avuto la fiducia dal Parlamento.

Da questo Parlamento…

Non è uno dei Parlamenti più legittimati, però la fiducia è di tipo politico.

da L’INDRO.IT di venerdì 8 Giugno 2012, ore 19:04

http://lindro.it/La-nostra-societa-civile-e-viva,8908#.T-iLLRedBbc


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