Mese: luglio 2012

(VIDEO) MORIRE di Lavoro Nero in Molise: il ricordo di Gheorghe Radu

 

 

MORIRE di Lavoro Nero in Molise: il ricordo di Gheorghe Radu

 

PER NON DIMENTICARE…

Sono passati 4 anni da quel maledetto 29 luglio 2008. Gheorghe aveva 35anni. Era una bracciante agricolo, raccoglieva i pomodoiri nei campi di Campomarino (Molise). Ha lasciato una moglie (Maria) e una figlia (Valentina).

INTERVISTE a Maria Radu (moglie di Gheorghe), Valentina Radu (figlia di Gheorghe) e Michele Petraroia (consigliere regionale Molise).

 

GIUSTIZIA E VERITA’ PER GHEORGHE.

Campomarino, domenica 29 luglio 2012

 

A cura di Paolo De Chiara

L’INTERVISTA – Le parole non servono più, ora c’è bisogno dei fatti.

Le parole non servono più, ora c’è bisogno dei fatti.

Intervista al giornalista Paolo De Chiara

24/07/2012, 08:00 A CURA DI GIULIA FARNETI 
Le parole non servono più, ora c'è bisogno dei  fatti. Intervista al giornalista Paolo De Chiara FORLI’, 24 LUGLIO 2012 – Paolo De Chiara, classe 1979, è un giornalista d’inchiesta. Profondamente convinto che il giornalismo sia una vera e propria missione e che abbia il dovere di informare i cittadini senza guardare in faccia a nessuno. La cultura della legalità deve essere diffusa per non lasciare solo chi fa onestamente il proprio dovere.Cosa significa oggi fare il giornalista d’inchiesta?Fare il proprio dovere. Informare i cittadini, i propri lettori senza guardare in faccia a nessuno. Questa dovrebbe essere la missione di ogni singolo giornalista. Riportare i fatti, senza ingannare nessuno. Un grande giornalista, Giuseppe D’Avanzo, amava dire: “Chi fa questo mestiere non può non aver nemici. Se non ne ha vuol dire che qualcosa non va …”. Concordo alla perfezione con queste parole. Il giornalista è una persona normale, ma deve avere la schiena dritta. Non ci si può occupare di questa professione solo per lo stipendio. Senza spina dorsale è più facile fare i passacarte o i trombettieri del potente di turno. Per il maestro del giornalismo italiano, Indro Montanelli: “il giornalista italiano ha sempre scritto per il signore, per il potere. Chi scrive per il lettore viene disprezzato”. Meglio essere disprezzati.

Come può essere tutelata la figura del giornalista di cronaca in questo scenario mediatico così incerto?

Nella mia Regione, il Molise, molti iscritti all’Ordine da anni chiedono alla politica una legge per l’editoria. Sapete come hanno risposto? Con una legge dal titolo: ‘Misure urgenti a sostegno degli editori molisani operanti nel settore della carta stampa’. Sono stati stanziati 300mila euro per accontentare gli editori locali. Per cosa? Per riportare meglio il volere e il messaggio del ‘signorotto’. Nella norma, approvata da fidati uomini politici, non si parla di lavoro nero (le redazioni sono piene di ragazzi sfruttati senza un contratto). Ma c’è un comma in cui al presidente della Regione, al Governatore del Molise, viene offerto il diritto di veto. In stile monarchia assoluta. È lui che decide, dal suo scranno, chi può prendere i soldi pubblici e chi no. Chi può fare informazione e chi non può farla. Ma non si risolvono così i problemi. La figura del giornalista si tutela premiando e pagando il suo lavoro. Il lavoro nero nelle redazioni non è un problema solo molisano, è nazionale. L’Ordine e il sindacato dei giornalisti devono impegnarsi per tutelare, sotto ogni profilo, il lavoro di ogni singolo cronista. È mai possibile che le vertenze, sempre in Molise, si perdano per strada? Chi vuol fare questo mestiere deve crederci. E fare questo mestiere significa studiare, leggere le carte, informarsi per informare. Lo scenario è incerto, ma offre più possibilità. Grazie alla ‘rete’, ai blog, ai social network ci sono maggiori scelte e maggiori strade. Che si legano bene alla libertà che ogni cronista deve avere per fare al meglio il proprio lavoro. Che non è un lavoro come gli altri. Il giornalista non ha orari, non è un impiegato che svolge il lavoro in ufficio dalle 8 alle 14. E poi, magari, deve aggiungere qualche rientro pomeridiano. Questo non è nemmeno un mestiere, ma una missione. Con un unico padrone: il lettore.

Ogni giorno molti giornalisti rischiano la loro incolumità nel quotidiano sforzo di trovare e raccontare la verità, spesso scomoda, in che modo dovrebbero essere tutelati?

Sono tanti i giornalisti che fanno bene il loro lavoro. E rischiano tantissimo per aver fatto il proprio dovere. Gli esempi sono tanti e questa cosa fa ben sperare. Purtroppo ‘chi fa il proprio dovere’ ha bisogno, in molti casi, della tutela. La collega Rosaria Capacchione è un esempio per tutti. Una donna coraggiosa, una brava giornalista costretta a vivere sotto scorta solo per aver raccontato fatti di camorra. Come Roberto Saviano. Molti sono anche morti. Uccisi per aver fatto il proprio dovere. Come Giancarlo Siani, il giornalista precario de Il Mattino ucciso a 26 anni dalla camorra. Siani faceva il suo mestiere e per questa ragione è stato ammazzato. Non è possibile che in questo Paese ‘chi fa il proprio dovere’ viene lasciato solo. È necessario tenere accesi i riflettori sulle persone, che in ogni settore, fanno bene il proprio lavoro. Raccontare la verità è un dovere per tutti coloro che amano questa professione. Non saranno le minacce, le intimidazioni a far perdere la dignità e la passione. Ma è doveroso affrontare questi temi con una cultura diversa. Nella famosa ‘Lettera a una professoressa’ don Milani scriveva: “ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”. Dobbiamo imparare ad essere tutti impegnati a risolvere i problemi degli altri. Che poi sono i problemi che toccano tutti noi. Solo in questo modo, con la solidarietà, è possibile cambiare una certa cultura. In un Paese normale e civile chi fa il proprio dovere non deve temere nulla.

Giuseppe Fava affermava: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici un buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, la corruzione e le violenze che non è mai stato capace di combattere”, cosa ne pensi a riguardo?

Sono completamente d’accordo. Giuseppe Fava è uno degli esempi di giornalismo che il ragazzo alle prime armi deve seguire. Per capire che significa la ricerca della verità. Per capire che significa fare questo mestiere con dignità. Il giornalista è il cane da guardia del potere, non il cane da compagnia o da riporto. Fatto nel migliore dei modi ‘impedisce corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici un buon governo. Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia siciliana perché raccontava i fatti, con queste poche, ma fondamentali, parole ha espresso un concetto fondamentale. Ha diviso in due la categoria: da una parte ha messo il vero giornalista (il giornalista-giornalista) e dall’altra ha descritto chi nella vita deve occuparsi di altro. Basta guardare alcuni telegiornali nazionali e leggere i quotidiani italiani. La descrizione fatta dal giornalista Fava è ben visibile. È riconoscibile da tutti. Senza nemmeno uno sforzo mentale, basta solo quello visivo. Nessuno impone di fare questo mestiere. Chi lo fa deve narrare, senza ingannare.

Sempre Fava affermava: “A cosa serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?”, condividi?

Certo che condivido. Non ha senso vivere senza il coraggio di lottare. La mancanza di coraggio porta alla schiavitù. Prendiamo due esempi che non si legano al mondo del giornalismo. Due preti: don Peppe Diana e don Pino Puglisi. Entrambi uccisi a colpi di pistola. Il primo dalla camorra e il secondo da cosa nostra. Il loro coraggio, il loro esempio sono ancora vivi in molti di noi. Grazie alla loro opera quotidiana (soprattutto con i giovani e nelle scuole) molto è cambiato. Nella vita non ci si può rassegnare al potente, mafioso o politico che sia, alla convivenza con le organizzazioni malavitose. Loro lo temono il coraggio. Uccidono e fanno uccidere chi si ribella perché temono e hanno paura di questi comportamenti, che si possono diffondere nella società. Hanno una fottuta paura di perdere il consenso. E noi tutti dobbiamo diffondere il coraggio di lottare. Per fare in modo che il prezzo pagato da Fava, da Siani e da tantissime altre persone non resti solo un fatto di cronaca. Ma un esempio preciso da seguire.

Cos’è oggi la criminalità organizzata e perché, secondo te, è estesa ormai in tutto il Paese?

Quando parliamo di questi argomenti si immagina spesso il boss con la lupara e il fucile a canne mozze. Oggi non è più così. Le organizzazioni criminali provengono da quella cultura, ma hanno lasciato il fucile. Si sono mimetizzate. I mafiosi sono diventati imprenditori, professionisti. Sono ovunque, in tutte le realtà regionali italiane. I loro affari si sono spostati in tutto il mondo. Hanno un controllo totale del territorio e di molte Istituzioni. Sono nella politica e in tutti i luoghi dove possono gestire e fare business. Investono e fanno investire il denaro sporco. Sono le uniche, oggi, ad avere una grossa liquidità. Possono comprare tutto quello che vogliono. Si sono mescolati bene negli apparati pubblici e privati. E sono coperti dagli insospettabili, ma non solo. Per troppi anni, per tanti anni, hanno ricevuto la protezione anche dallo Stato. La famosa ‘trattativa’ ne è l’esempio.

Cosa vuol dire oggi resistere e combattere la mafia?

Non girare la testa dall’altra parte. Non delegare tutto alle forze dell’ordine e alla magistratura. Fare il proprio dovere non solo nel proprio lavoro, ma nella vita di tutti i giorni. Rispettare le regole. Solo in questo modo è possibile resistere, combattere e sperare in un futuro senza la presenza asfissiante delle organizzazioni criminali.

Riusciremo mai a sconfiggere la criminalità organizzata? Hai fiducia nell’Italia?

Giovanni Falcone, il magistrato ucciso il 23 maggio del 1992 dalla furia assassina di Cosa Nostra (ma anche da pezzi dello Stato) amava ripetere: “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”. Dallo Stato questo fenomeno non è stato mai preso sul serio. Anzi, molti appartenenti allo Stato hanno preferito “convivere con la mafia”, prendere i voti. Utilizzare le mafie per scopi elettorali. Per sconfiggere le mafie bisogna sapere cosa è successo negli anni passati. Dopo trent’anni, ad esempio, ancora non si conoscono i mandanti degli omicidi Dalla Chiesa e Pio La Torre. Ancora sappiamo poco della prima strage di mafia, quella di Portella della Ginestra. Dopo vent’anni non sappiamo chi ha voluto la morte dei giudici Falcone e Borsellino. Sulla morte del magistrato ucciso il 19 luglio del 1992 in via d’Amelio si è registrato il più grande depistaggio della storia del Paese. Chi c’è dietro questo mistero? Chi ha rubato l’agenda rossa? Chi ha fatto uccidere Paolo Borsellino? Dopo venti anni ci siamo accorti che il processo Borsellino era una farsa. Chi ha mantenuto questi fili? Siamo un Paese con la memoria corta. Non abbiamo il coraggio della verità, che la gente pretende. Come pretende di sapere dagli uomini delle Istituzioni la verità. Oggi esiste una forte polemica intorno alle intercettazioni tra l’ex ministro Mancino (che non ricorda dell’incontro con Borsellino) e il presidente della Repubblica, Napolitano. Per rompere con il passato è necessario pubblicare quelle conversazioni, invece di attaccare i magistrati di Palermo. Invece di fare inutili proclami per la lotta alle mafie. Le parole non servono più, ora c’è bisogno di fatti concreti. Riporto ancora una frase di Giovanni Falcone:“gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Le mafie si possono e si debbono sconfiggere. Dipende da tutti noi.

Il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso in occasione dell’iniziativa “Repubblica delle idee”, organizzata dal quotidiano Repubblica a Bologna qualche settimana fa ha affermato che la lotta alla mafia non è un’utopia; con tenacia e determinazione si può sconfiggere, cosa ne pensi?

Non è affatto un’utopia. Grasso ha ragione, “con tenacia e determinazione si può sconfiggere”. Ma bisogna fare pulizia. Non si possono tollerare più certi atteggiamenti, certe parole. Non dimentichiamo che personaggi come Cosentino, Dell’Utri, Romano (e tanti altri) hanno rappresentato le Istituzioni. Ex ministri hanno invitato i cittadini a convivere con la mafia. Abbiamo un senatore a vita, Giulio Andreotti, che ha fatto la sua fortuna politica grazie alla mafia. E ci continua a rappresentare politicamente. Anzi, in molti programmi e su diversi giornali, si continua a scrivere che è stato assolto da quell’accusa infamante. Basta leggere la sentenza della Cassazione per capire di che stoffa è fatto Andreotti. Bisogna rompere tutti i rapporti dubbi, cacciare a pedate dalla politica tutti questi personaggi collusi (sbatterli in galera non sarebbe male). Bisogna puntare sulla cultura della legalità, partire dalle scuole per formare una nuova generazione. Perché con questi criminali non è possibile convivere, perché “la mafia (le mafie), come diceva Peppino Impastato, è (sono) una montagna di merda”.

 Giulia Farneti 

http://www.infooggi.it/articolo/le-parole-non-servono-piu-ora-ce-bisogno-dei-fatti-intervista-al-giornalista-paolo-de-chiara/29626/

Grazie di cuore alla collega Giulia e all’intera Redazione di InfoOggi.it per il loro impegno. Di questi argomenti bisogna parlarne sempre, come amava ripetere il magistrato Paolo Borsellino.  

Paolo De Chiara

LEGGE ELETTORALE? “NON SI FARÀ NULLA”

Intervista al responsabile Giustizia di Rifondazione Comunista

LEGGE ELETTORALE? “NON SI FARÀ NULLA”

Russo Spena: “Siamo in un pasticcio istituzionale gravissimo, Pd e Pdl non la cambieranno”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Una legge che deve essere cambiata al più presto”, “con il bipolarismo e il porcellum si è distrutto ogni prestigio della politica”, “la legge porcata del 2006 è contro i cittadini”, “non cambiare la legge elettorale è un suicidio per i partiti”. Tutti sembrano d’accordo. Ma la legge elettorale è sempre la stessa. Sembra di rileggere ‘Il Gattopardo’ di Tomasi di Lampedusa. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. “Non la cambieranno nemmeno per il 2013” ha affermato il responsabile giustizia di Rifondazione Comunista, Giovanni Russo Spena. La legge elettorale va bene così. Per loro. Per i segretari di partito che possono scegliersi meglio i loro uomini di fiducia. Senza dar conto a nessuno. Per puro calcolo personalistico. L’ex senatore Russo Spena è convinto della sua posizione.“Per l’immediato purtroppo, nonostante il porcellum sia veramente una legge che degrada la politica e la rappresentanza, temo che non si farà nulla. Perché i partiti stanno pensando più ai propri interessi di partito. Il problema del Parlamento e della politica italiana è la crisi di rappresentanza. Si stanno registrando solo pasticci nella Commissione Affari Costituzionali, pasticci che rispondono a calcoli di bottega”.

A nessuno piace la legge elettorale vigente, ma tutti se la tengono.

Piace ai grossi partiti, questa è la verità. Questa è l’unica legge che ha insieme una soglia di sbarramento alta e un premio di maggioranza altissimo. Con il 27-30% si può verificare che governi una coalizione al posto dell’altra. La centralità del Parlamento non esiste più, ma con questa soglia e con questo premio si formano coalizioni intorno al grosso partito, creando il voto utile. Ecco perché il Pd e il Pdl non vogliono sostanzialmente cambiare la legge. Sperano di costringere i partiti piccoli e medi a mettersi in coalizione con loro. Di programmi non si parla, non si parla di alternative e Monti resterà a vita. Se non Monti, il montismo in quanto tale con il fiscal compact. Non cambia nulla, le coalizioni si fanno intorno ai grandi partiti che oggi appoggiano questo governo. Siamo in un pasticcio istituzionale gravissimo.

Un vero e proprio suicidio per le forze politiche.

Qualche piccolo cambiamento ci sarà, spero che a settembre ci sia un’autocritica. Ma allo stato attuale, tutti lo pensano, ci saranno piccolissimi cambiamenti. Per le preferenze, per la soglia di sbarramento, per il premio di maggioranza per il Senato. Io penso che sia un suicidio. Le forze politiche dimostrano di non avere nessuna capacità di autoriforma. Non riescono a ricollegarsi ai bisogni e alle richieste della popolazione, in una fase di crescente antipolitica. Che in parte è giustificata dal fatto che i partiti non hanno fatto il proprio mestiere, molto spesso rubando anche risorse pubbliche. Tutto questo preoccupa.

In questo momento il vuoto politico non lo state riempiendo voi, ma il movimento di Beppe Grillo.

Il montismo e il grillismo, come fenomeni istituzionali, sociali e mediatici, sono due fenomeni speculari. Due facce della stessa medaglia.

Ritorniamo alle legge elettorale. Lei è d’accordo sull’ineleggibilità dei parlamentari condannati in via definitiva e sulla sospensione dei parlamentari condannati in via non definitiva?

Sul piano giuridico è un buon passo. E’ ovvio che per ogni garantista, io lo sono, la condanna deve essere definitiva. Però in politica, soprattutto in questo momento, occorre che ci sia ancora più trasparenza e che nessun dubbio possa esistere. Una condanna in primo grado deve portare alla non partecipazione alla competizione politica.

La questione morale di Berlinguer.

Appunto. La questione morale sta diventando la questione strutturale di questo Paese.

E sul tetto dei due mandati che dice? E’ d’accordo?

Certamente si. Noi, come Rifondazione Comunista, l’abbiamo applicata. Abbiamo nel nostro statuto che non possono esserci più di due mandati consecutivi nella stessa Istituzione. E’ sacrosanto, per il rinnovamento dei gruppi dirigenti. Se quelli che stanno lì da trent’anni diventano un tappo per il rinnovamento.

Lei come vede questa nuova ridiscesa in campo di Berlusconi?

Rischiamo il ridicolo, il grottesco. Ha fallito come politico, è fallito il suo disegno. E’ un ritorno al passato, noi abbiamo bisogno di futuro.

da L’INDRO.IT di venerdì 20 Luglio 2012, ore 19:23

http://lindro.it/Legge-elettorale-Non-si-fara-nulla,9661

LEGGE ELETTORALE, LAVORI IN CORSO

Intervista a Gaetano Azzariti, docente di Diritto Costituzionale

LEGGE ELETTORALE, LAVORI IN CORSO

Tutti vogliono cambiarla, ma nessuno lo ha ancora fatto. In Senato 39 proposte, tra le quali quella di Grillo

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Tutti vogliono cambiarla, ma nessuno è interessato a farlo. I proclami sulla legge elettorale continuano. Tutti sono intervenuti su questo tema. La politica sembra in fermento, disponibile a eliminare questo scempio per la democrazia. L’ultima, quella che è oggi vigente, è definita una ‘porcata’. Il termine è stato coniato dal suo creatore. Dopo il leghistaCalderoli tutti hanno aggiunto qualcosa, ma moltissimi si trovano bene con le attuali norme.

Il sistema di potere è concentrato in poche mani e in pochissime menti. La decisione spetta ai segretari di partito. Sono loro che scelgono i rappresentanti, che non rappresentano più i cittadini. “Mi auguro che si arrivi ad una intesa o comunque ad un confronto conclusivo in sede parlamentare. Ho ritenuto che fosse ormai il momento di portare alla luce del sole l’esito dei tentativi di intesa che ci sono stati”, queste le parole del Capo dello Stato,NapolitanoMa quanti anni sono passati dalla legge porcata? Era il 2006. Dopo sei anni a nessuno va bene, ma tutti se la tengono. 

“I partiti hanno oggi solo due obiettivi. Il primo sono le alleanze. Il secondo obiettivo è una nuova legge elettorale per fottere il Movimento 5 Stelle”, ha scritto Beppe Grillo sufacebook. In commissione Affari Costituzionali del Senato ci sono diverse proposte,trentanove, e tra tutte spicca quella del comico genovese. Di iniziativa popolare, che prevede l’ineleggibilità dei condannati in via definitiva e la sospensione di parlamentari condannati in via non definitiva. Con un tetto di due mandati e l’introduzione di una preferenza. “Non cambiare la legge elettorale è un suicidio per le forze politiche”, ha affermato il professore Gaetano Azzariti. Con il docente di diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma siamo partiti dalla legge ‘porcata’ del 2006. “Noi abbiamo la peggiore delle possibili leggi elettorali. Non è una valutazione soggettiva, la stessa Corte Costituzionale ha indirettamente esplicitato che ci sono gravi dubbi di costituzionalità sulla legge stessa. E’ chiaro che è una legge che si deve cambiare al più presto. Il paradosso è che tutti lo riconoscono ma nessuno lo fa e comunque non si riesce a fare una riforma della legge elettorale”.

Perché ci troviamo in questa situazione?

La materia elettorale, dal punto di vista strettamente politico, incide direttamente sugli interessi dei partiti politici. E’ sempre valutata dai soggetti che devono cambiare legge elettorale in chiave di interesse. Individuale, per singolo partito. E’ ovvio che non è un buon viatico, un buon principio per una riforma così importante che è quella elettorale, che dovrebbe seguire non gli interessi ma i principi generali della democrazia.

Qual è la legge elettorale migliore per l’Italia?

La legge più semplice possibile, che rispecchi nel modo migliore i criteri della rappresentanza.

Quali sono questi principi che rispecchiano la rappresentanza?

Ci sono due grandi famiglie di leggi elettorali: quella maggioritaria e quella proporzionale. Come è noto, in Italia, non si è mai scelto tra questi due principi. Si può scegliere, ovviamente, come è già avvenuto dal 1993 in poi, un mix tra proporzionale e maggioritario. Quello che normalmente è seguito non è un principio, ma la creazione di una legge arlecchino. Un pezzetto che faccia comodo ad ogni partito e che faccia uscire alla fine una legge mostruosa, una legge mostro che accontenti tutti.

C’è anche la proposta di legge, di iniziativa popolare, di Beppe Grillo. Per un Parlamento pulito.

E’ essenziale fare la legge elettorale, all’interno della quale devono, ma lo sono anche attualmente, essere previste le cosiddette incompatibilità e ineleggibilità. La storia del nostro Paese ha dimostrato come bisogna essere più rigorosi nel far valere le incompatibilità e le ineleggibilità. In via di principio ritengo che sia opportuno che chi, fatto santo il principio di non colpevolezza, è stato condannato anche in primo grado, è plausibile che non possa essere candidato. Almeno questo. Anche il rinvio a giudizio, per alcuni reati, deve far sospendere il diritto di elettorato passivo.

Lei cosa pensa del tetto di due mandati?

Lo vedo in termini favorevoli. Anche qui, non in assoluto, abbiamo il problema della classe politica. C’è una retorica a favore dei giovani che non è che valga di per sé, perché non è un problema anagrafico. Ci sono ottime persone di una certa età non utilizzate nella politica e pessimi giovani che è meglio che la politica non la frequentino mai. E’ inutile fare esempi concreti, basta leggere i giornali. Il vincolo dei due mandati è interessante per avere un ricambio, non tanto generazionale, quanto proprio di classe politica. Un politico di professione non necessariamente deve fare per tutta la vita il parlamentare. Un segretario di partito, dopo aver svolto due mandati, non si capisce perché non possa continuare, per esempio, a fare il segretario di partito.

Si riuscirà a fare, entro il 2013, questa benedetta riforma del sistema elettorale?

Se ciò non dovesse essere, se questo Parlamento non dovesse riuscire a cambiare la legge elettorale, questo rappresenterebbe un suicidio per le forze politiche attualmente presenti in Parlamento. Questo auspico fortissimamente e auguro agli stessi partiti che attualmente siedono in Parlamento di avere le forza di cambiarla questa legge elettorale. Non cambiarla fa male all’Italia, alla rappresentanza, ma fa anche male a loro stessi. Si convincessero che se non vogliono suicidarsi è opportuno che un accordo, che una legge elettorale migliore dell’attuale la trovino, la realizzino e l’approvino.

da L’INDRO.IT di martedì 17 Luglio 2012, ore 19:30

http://lindro.it/Legge-elettorale-lavori-in-corso,9586#.UAkwiGGdDPo

PROVE DI CONCERTAZIONE

PROVE DI CONCERTAZIONE: “Monti sbaglia, è un’analisi frettolosa”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Ora tocca alla concertazione. Dopo la riforma delle pensioni e del lavoro, e la strana vicenda degli esodati e la spending review il rapporto tra Governo e sindacati continua a diventare sempre più delicato.

Lo scontro tra due filosofie di pensiero può trovare il suo culmine finale proprio nelle parole del Presidente del consiglio Monti, durante l’assemblea dell’Associazione bancaria italiana. Gli esercizi di concertazione del passato hanno generato i mali contro cui lottiamo oggi e per i quali i giovani non trovano lavoro, proprio perché lo Stato interveniva”.

E’ quindi la concertazione il ‘male’ da abbattere e depotenziare, secondo il Governo dei tecnici (e delle banche). Monti ha spiegato anche il suo punto di vista sulle parti sociali che, dice, “devono restare parti, parti vitali e importanti ma non soggetti nei cui riguardi il potere pubblico applichi una sorta di outsourcing della responsabilità politica. Non ci si deve sorprendere delle reazioni delle parti sociali di fronte ad una durezza dettata dall’emergenza, ma bisogna capire che ci possono essere reazioni di non soddisfazione non solo e non tanto su singoli provvedimenti quanto in risposta di una riduzione oggettiva del loro ruolo nel sistema decisionale”.

In questo stato di continua emergenza si stanno toccando diversi diritti, che fino a qualche anno fa sembravano intoccabili. E’ toccato anche all’articolo 18 e a molti altri settori. Ora è la forza e la presenza delle parti sociali che viene messa in discussione. Su questo ultimo punto si è registrata una ferma presa di posizione delle sigle sindacali.

Susanna Camusso, leader della Cgil, è stata chiara: “Non accettiamo lezioni di democrazia da chi è stato cooptato e non si è confrontato con il voto degli elettori, un po’ imbarazzante per il futuro democratico del Paese. Farlo poi nella platea delle banche e degli interessi bancari, dentro questa grande crisi, meriterebbe un’ulteriore riflessione. Monti quando parla di queste cose non sa di cosa sta parlando. L’ultima concertazione salvò dalla bancarotta il Paese, con cui si fece una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal governo attuale, e che permise al Paese di entrare nell’euro”.

Per il segretario generale della Cisl, Raffaele BonanniNon c’è alternativa alla concertazionein nessun Paese a democrazia matura e ad economia avanzata. I governi, per quanto autorevoli e composti da personalità di altissimo profilo, non possono guidare da soli questa difficile stagione di cambiamenti e di riforme senza un ampio consenso sociale”. Fa eco il segretario della Uil, Luigi Angeletti“L’Europa consiglia il dialogo sociale come strumento per la crescita. Ma il nostro presidente del Consiglio è più realista del re: pensa di poter salvare l’Italia senza preoccuparsi di salvare gli italiani” e quella della Ugl, GiovanniCentrella“E’ riduttivo oltre che irrispettoso nei confronti dei sindacati e dei lavoratori affermare che siano stati gli esercizi di concertazione a generare i mali contro cui oggi il Paese lotta”.

Ma cos’è la concertazione? E perché, in questo momento particolare, è uscita fuori la posizione netta di Monti? Come funziona negli altri Paesi? Ne abbiamo parlato con un docente universitario, la professoressa Piera Loi, già direttore del CSRI (centro studi di relazioni industriali) e docente del Master di Diritto del Lavoro e Relazioni Industriali presso l’Università di Cagliari. La concertazione è un metodo di assunzione delle decisioni politiche, che presuppone il confronto con le parti sociali. Con le rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro. Nel nostro sistema la concertazione ha avuto la sua regolazione, il suo culmine con il protocollo Ciampi, che ne ha stabilito anche la formalizzazione in un accordo di tipo triangolare. Però non è una caratteristica soltanto del nostro sistema. Esiste in molti altri ordinamenti, dove si applica questo metodo concertativo. Il decisore politico invece di assumere unilateralmente le decisioni si confronta con le parti sociali”.

Negli ultimi anni, in Italia, a quali risultati ha portato questo metodo?

La concertazione ha passato delle fasi alterne. Di grande riconoscimento e importanza negli anni ’90. Poi, ad esempio durante il governo Berlusconi, si è verificato un certo abbandono delle pratiche concertative. Nel cosiddetto ‘libro bianco’ del mercato del lavoro già non si parlava più di “concertazione”, ma di dialogo sociale. Il governo sente le parti sociali e assume autonomamente la sua decisione. Normalmente la concertazione è vista di buon favore dai governi di centro-sinistra. Nel nostro Paese a che risultati ha portato? Si possono vedere aspetti positivi e aspetti negativi.

Partiamo da quelli positivi.

Una maggior pace sociale. Perché una legge concertata, una riforma del lavoro concertata ha l’appoggio delle parti sociali e si riduce il conflitto. Si evitano gli scioperi e si evita il conflitto sociale. A volte serve anche per dividere le responsabilità. Il decisore politico non ha la forza di assumere da solo la responsabilità di certe scelte e le vuole condividere con le parti sociali, specialmente quando le scelte comportano sacrifici per i lavoratori, per le categorie deboli.

E gli aspetti negativi?

A volte la concertazione è un po’ pervasiva, vuole toccare materie e aspetti che non sono strettamente collegati al rapporto di lavoro, al livello di redditi. Nel nostro ordinamento c’è stato questo difetto, ma non significa che dobbiamo buttare a mare la concertazione.

Cosa accade invece negli altri Paesi?

Ci sono diversi modelli, come quello tradizionale dei Paesi Nordici, quello svedese, il classico esempio dei modelli neocorporativi. Un ruolo importante viene assunto dalle parti sociali, una concertazione di tipo statale. Poi c’è il modello giapponese, che fa una concertazione di tipo aziendale. Un modello completamente diverso. Quelli vicini a noi sono il modello francese e il modello spagnolo. Anche lì ci sono stati enormi cambiamenti, la crisi ha radicalmente modificato lo schema della concertazione. La Germania è un tipico paese dove le pratiche della concertazione si sono sempre attuate. Non siamo affatto un’eccezione.

Secondo Monti: “Gli esercizi di concertazione del passato hanno generato i mali contro cui lottiamo oggi e per i quali i giovani non trovano lavoro”. Lei è d’accordo?

No, non sono per niente d’accordo. Monti sbaglia nel fare questa analisi frettolosa, dicendo che i mali del mercato del lavoro italiano dipendono dalla concertazione.

Lei come interpreta queste parole? Perché Monti ha rilasciato, in questo momento particolare, queste affermazioni?

Non so quali siano le ragioni recondite. Certo, lui ha una forza sindacale, la Cgil, che lo contrasta e, in qualche modo, voleva bloccare, arginare. E ha bisogno di agire in fretta. Purtroppo siamo in un momento nel quale la democrazia è gravemente compromessa, il potere degli Stati è gravemente compromesso dal fatto che sentiamo la pressione dei mercati. I sindacati, in questo momento, rappresentano un ostacolo per decidere rapidamente. Ma la concertazione non è responsabile della crisi nella quale ci troviamo, la crisi economica non dipende né dagli Stati né dai sindacati e dalle loro pratiche. La situazione nella quale ci troviamo, oggi, è il malfunzionamento del sistema economico e finanziario mondiale. Le riforme, così, rischiano di essere traballanti. Neanche i mercati ci credono alle riforme fatte in questo modo. Perché sanno che possono essere messe fortemente in crisi da un sindacato che si mobilita, che mobilita i lavoratori e che fa nascere conflitti.

da L’INDRO.IT di giovedì 12 Luglio 2012, ore 19:30

http://www.lindro.it/Prove-di-concertazione,9512

LIBIA, IL NEW DEAL DELL’ECONOMIA?

Intervista al presidente della Camera Italo-Libica, Gianfranco Damiano

LIBIA, IL NEW DEAL DELL’ECONOMIA?

“Il Paese con il pil più elevato dell’Africa. Grandi le opportunità per le imprese italiane”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono lontani i giorni del “baciamano” di Berlusconi a Gheddafi. Delle giovani donne italiane raggruppate e pagate per rendere omaggio al leader libico. Il dittatore non c’è più, ma sono rimasti gli affari. Per la nuova Libia si sono aperti nuovi scenari e innumerevoli interessi internazionali. Ma restano, però, i diritti civili violati.

E’ Amnesty International che in un rapporto denuncia la drammatica situazione. “Trascorso poco meno di un anno dalla caduta di Tripoli nelle mani dei thuwwar (i combattenti rivoluzionari), le continue violazioni dei diritti umani – tra cui arresti e imprigionamentiarbitrari, torture con conseguenze anche mortali, omicidi illegali e sfollamenti forzati di popolazioni eseguiti con impunita’ – stanno gettando un’ombra negativa sulle prime elezioni nazionali dalla caduta del regime di Muhammar Gheddafi”.

Per il sito medarabnews“in queste settimane la Libia è meta di una vera e propria ’corsa diplomatica’ che vede delegazioni di mezzo mondo affollarsi a Tripoli per stringere rapporti con l’autonominato (e ancora tutt’altro che legittimato a livello popolare) Consiglio Nazionale Transitorio (CNT), nella speranza di mettere in sicurezza i contratti pregressi e di posizionarsi vantaggiosamente in previsione della futura assegnazione di appalti per la ricostruzione e di nuovi contratti petroliferi. Nel frattempo, l’aeroporto internazionale della capitale è tuttora in mano a una milizia – quella di Zintan, cittadina a sudovest di Tripoli – invece che al CNT, il quale dovrebbe rappresentare la nuova autorità nazionale. La Libia è il paese con le maggiori riserve petrolifere del continente africano, e molti libici si augurano che gli investimenti stranieri portino ad un rapido sviluppo economico. Costoro ritengono che, grazie alle sue risorse, il loro paese ’dovrebbe essere come Dubai’. Sebbene la Libia trabocchi di armi e di miliziani sono in molti a ritenere che il paese rappresenti una potenziale ’opportunità’.

Abbiamo ascoltato il Presidente della Camera di Commercio Italo-Libica, Gianfranco Damiani, per parlare del sistema economico nazionale nella nuova Libia e delle nuove ‘opportunità’. La riconversione dalla precedente economia di Stato, parte dell’egemonia della dittatura di Gheddafi, sta mutando. C’è la dismissione di parte delle aziende di Stato, quelle controllate. C’è stato un cambio ai vertici, ovviamente, con sostituzioni di personaggi molto più vicini al CNT, comunque ai governi locali, e quindi c’è un nuovo, diciamo, new dealdell’economia. Che si va a scontrare con la mancanza di sovvenzioni da parte dello Stato, per cui devono entrare in una regola di mercato. Con tutte le dinamiche del mercato. Questo è già un primo passaggio abbastanza complesso. Tutta la struttura produttiva va rivisitata, tutta la struttura di commercializzazione va rivisitata e attendiamo anche tutta una serie di modifiche a livello normativo. Per ora siamo ancoràti a quello che era il vecchio ordinamento e su questo, per ora, ci andiamo ad organizzare. Esiste una nuova flessibilità da parte dei nuovi organismi”.

Un sistema liberista?

In base a quello che con le elezioni si sta configurando, ci sarà un aspetto molto più liberista. Consideriamo che la Libia è anche il Paese con il Pil più elevato dell’Africa, quindi è un Paese con grandi dinamiche economiche, forti capacità di spesa. Che si misura, oggi come oggi, con gli effetti post guerra civile, dando più respiro alla parte alimentare, alla sanità, alla difesa e al creare occasioni di lavoro. Grandi iniziative ci possono essere e grandi opportunità per le imprese italiane”.

Quali sono le potenzialità di questo sistema economico che si sta sviluppando?

Per quanto riguarda il settore delle infrastrutture, costruzioni e delle comunicazioni è tutto da mettere in piedi. Gheddafi aveva iniziato a suo tempo e ora è tutto un processo che andràriagguantato e ripreso. C’è anche il settore oli e gas che è quello che trascina sempre di più.

Quali sono gli interessi dell’Italia?

Noi dobbiamo risolvere ancora il problema dei crediti pregressi. E’ un problema pesante, parliamo di un miliardo e 200 milioni di euro. Su questo il Ministro degli Esteri e dello Sviluppo Economico stanno lavorando. Ci stiamo lavorando insieme a Confindustria. Dobbiamo risolvere anche questo problema. I tempi non sono brevi, però molte aziende stanno chiudendo per queste inadempienze del passato.

Quali sono i rapporti che esistono oggi tra l’Italia e la Libia?

I rapporti sono migliori perché c’è maggiore consistenza e sono molto più concreti. Abbiamo uno scenario più aggressivo a livello internazionale, ma questa è una regola di mercato. La presenza dei turchi è veramente pesante, a livello di competizione. Ma possiamo battercelabene.

In questo contesto non possiamo dimenticare il Rapporto di Amnesty International sul mancato rispetto dei diritti umani.

Ai tempi di Gheddafi e di Berlusconi questo tema era in agenda degli organismi internazionali.

E oggi?

E’ aggravato dal fatto che c’è stata una rivoluzione civile. Questo è un tema che purtroppo è pesante e sul quale si dovrà andare a discutere. In questo passaggio la Libia va anche aiutata.

A Tripoli si terrà la nona edizione della Libyan Healthcare Exhibition. L’ente organizzatore ha affidato in esclusiva alla vostra Camera la gestione dello ‘spazio Italia’.

Siamo presenti con questa iniziativa, con alcuni convegni, in partnership con il Ministero della Sanità italiana e, quindi, abbiamo grandi possibilità per dare un forte contributo alla rinascita e alla risoluzione di alcuni problemi del Paese.

A che punto siamo con la ricostruzione della nuova Libia?

Negli ultimi anni Gheddafi aveva iniziato alcuni processi di rinnovamento: ora bisogna ripartire e andare avanti. E’ ovvio che tutto l’apparato va ricostruito: dall’apparato di sicurezza all’esercito e a livello energetico soprattutto. C’è tantissimo lavoro per le piccole e medie imprese italiane. Per quanto riguarda la costruzione delle strutture organizzative c’è ancora parecchio da fare, soprattutto nel campo della sicurezza e della sanità. Settori di sviluppo ci sono, il mercato è molto attento alla Libia anche perché il nostro mercato non si può più rivolgere all’Europa, per la crisi nera e paurosa. I mercati del Nord Africa sono un’alternativa per noi come Paese, e forse anche l’unica in questo momento.

da L’INDRO.IT di martedì 10 Luglio 2012, ore 19:59

http://lindro.it/Libia-il-new-deal-dell-economia,9468

DIAZ, AGNOLETTO: “NAPOLITANO SI SCUSI”

Intervista a Vittorio Agnoletto, portavoce del Genova Social Forum

DIAZ: “NAPOLITANO SI SCUSI”

Dopo la sentenza di condanna, “lezione di democrazia e diritto”, una lettura storica

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“La sentenza della Corte di Cassazione va rispettata come tutte le decisioni della Magistratura. Il Ministero dell’Interno ottempererà a quanto disposto dalla Suprema Corte”.In questo modo il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha commentato la sentenza della Cassazione per l’irruzione alla scuola Diaz-Pertini di Genova, durante il G8 del 2001. Il blitz degli uomini dello Stato, delle forze dell’ordine, avvenne nella notte tra il 21 e 22 luglio di undici anni fa. Poliziotti in assetto da guerra, entrarono nella scuola dove alloggiavano i manifestanti, abusando del loro potere. Uomini e donne vennero brutalmente feriti con fratture alle mani, al cranio, alle costole. Un vero e proprio inferno quella notte, una ‘macelleria sociale’. Sangue, urla e pestaggi.

Il giorno prima, in piazza Alimonda, venne ucciso da un carabiniere Carlo Giuliani. Il giorno dopo l’irruzione, l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dichiarò alle telecamere: “ho avuto questa mattina una telefonata del Ministro degli Interni, che mi ha rappresentato il ritrovamento di armi improprie all’interno del Genova Social Forum e la individuazione di 60 persone appartenenti alle squadre violente che si erano occultate, a dire del Ministro, con la connivenza degli esponenti del Genova Social Forum”. A seguire una strana conferenza stampa organizzata dalla Polizia di Stato dove i giornalisti, senza fare domande, dovettero ascoltare la lettura di un comunicato: “Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani, in gran parte di nazionalità straniera, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite. In vari locali dello stabile sono stati sequestrati armi, oggetti da offesa ed altro materiale che ricollegano il gruppo dei giovani in questione ai disordini e alle violenze scatenate dai Black Bloc a Genova nei giorni 20 e 21. Tutti i 92 giovani sono stati tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio e detenzione di bottiglie molotov. All’atto dell’irruzione uno degli occupanti ha colpito con un coltello un agente di Polizia che non ha riportato lesioni perché protetto da un corpetto. Tutti i feriti sono stati condotti per le cure in ospedali cittadini”. Una violentaperquisizione’ che si concluse con 93 arresti e 82 feriti con tre prognosi riservate. 

Ieri la sentenza della Corte di Cassazione. Con le condanne definitive per 25 poliziotti, con l’aggiunta dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La sentenza colpisce anche alti funzionariFranco Gratteri, capo della direzione centrale anticrimine; GilbertoCaldarozzi, capo del servizio centrale operativo e Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi (il vecchio Sisde). Tutti condannati per falso aggravato. Su twitter la deputata del Pdl, Jole Santelli, ha scritto: “Mi vergogno di essere italiana. Mi vergogno di una magistratura che condanna i migliori uomini dello Stato. Sentenza politica e pilotata”. Per il capo della Polizia, Manganelli: “è il momento delle scuse”.

Abbiamo sentito Vittorio Agnoletto, portavoce del Genova Social Forum 2001, che subito dopo la sentenza della Cassazione ha affermato: “oggi abbiamo ricevuto una lezione di democrazia e di diritto”. Chiedendo le dimissioni dell’ex Capo della Polizia, Gianni DeGennaro “responsabile etico e morale”. Oggi sottosegretario con delega ai servizi segreti. Il processo condanna in modo definitivo i numeri due, tre e quattro della Polizia. Queste persone da chi dipendevano? A chi rendevano conto? Al numero uno, al capo della Polizia.Che non era coinvolto in questo processo, anche perché materialmente in quei giorni non stava a Genova. Ma aveva la responsabilità di tutto quello che accadeva, di tutta la gestione dell’ordine pubblico. E’ possibile ritenere che tutti abbiano agito all’insaputa o, addirittura, contro i desideri del numero uno? Credo che sia naturale che anche Gianni De Gennarodebba dare le dimissioni. Credo che dovrebbe essere un atto dovuto e un atto di cui dovrebbe sentire l’esigenza etica e professionale lo stesso De Gennaro. Ho molti dubbi che il mondo politico che lo ha nominato sottosegretario osi chiederne le dimissioni”.

Lei ha rivolto un appello anche al Presidente della Repubblica.

Ritengo che sia un dovere che il Presidente Napolitano, che rappresenta l’insieme di questo Paese, faccia l’ atto di chiedere scusa a nome delle Istituzioni ai cittadini che sono stati picchiati alla Diaz e a Bolzaneto, per le violenze che hanno subito ad opera dei rappresentanti delle Istituzioni. E che chieda scusa all’insieme dei cittadini italiani per quello che non hanno fatto in tutti questi anni le Istituzioni per aiutare la ricerca della verità.

Nel suo libro ‘L’eclisse della democrazia’ si fa riferimento alla tortura. In Italia ancora non esiste questo tipo di reato.

Questo è un gravissimo scandalo per cui l’Italia è stata richiamata da tutte le Istituzioni internazionali e dopo quasi trent’anni dalla firma della Convenzione Internazionale l’Italia aveva il compito e il dovere di fare una legge, che non ha mai voluto fare. E non la farà nemmeno questo Governo. L’assenza del reato di tortura ha già inciso molto sul processo d’appello di Bolzaneto ed è destinata ad incidere molto anche sulla sentenza della Cassazione, per Bolzaneto, che arriverà tra oltre un anno. Dietro le resistenze della politica a fare una legge sul reato di tortura c’è una convinzione molto sbagliata. E cioè che le forze dell’ordine siano al di sopra della legge. E’ un reato previsto in tutti i Paesi civili.

Lei, subito dopo la sentenza della Cassazione, ha parlato di “lezione di democrazia e di diritto“.

Credo che la sentenza di ieri sia stata veramente una lezione di democrazia e di diritto. I cinque magistrati della Cassazione si sono trovati ad agire in una condizione pesantissima, che andava oltre il loro ruolo istituzionale. Sono stati caricati di una responsabilità che non era loro. Grandi media nei giorni precedenti la sentenza hanno continuato ad insistere che un eventuale conferma della condanna avrebbe portato alla decapitazione di importanti Istituzioni italiane, perché sarebbero stati obbligati a dimettersi persone che ricoprono ruoli importantissimi nella Polizia italiana. Questa non è una responsabilità che può essere scaricata sui magistrati. I magistrati non hanno colpa se chi ha commesso un reato ricopre ruoli importanti nello Stato. La responsabilità grossa è della politica, che in questi undici anni non ha fatto nulla. Anzi ha promosso tutti coloro che venivano condannati dai magistrati. Questi magistrati hanno dimostrato che la legge è uguale per tutti.

Undici anni dopo Genova, qual è la sua lettura storica?

Dovremo ricordare che il movimento di Genova veniva da Portalegre, sei mesi prima c’era stata la prima edizione del Forum Sociale Mondiale dove i movimenti di tutto il mondo si erano dati appuntamento in Brasile per parlare, discutere e progettare un mondo completamente diverso. Questo movimento in pochissimi mesi si diffuse in tutto il mondo. La repressione di Genova è attuata e praticata dalle forze dell’ordine e dai politici italiani, ma la decisione della repressione nasce a livello internazionale per stroncare questo movimento. Non possiamo dimenticarci che prima di Genova c’era stata Napoli, prima di Napoli c’era stata Goteborg e prima di Goteborg c’era stata Praga. Una decisione presa a livello internazionale per cercare di fermare la crescita di un movimento che si diffondeva, come poi è avvenuto, in tutto il mondo. E che aveva ragione. La realtà che viviamo oggi, la crisi economica e sociale che viviamo oggi è esattamente la conseguenza di quello che noi avevamo previsto undici anni fa. Quando nessuno ci ha dato ragione.

Un esempio?

In questi giorni i capi di Stato discutono se trovare il modo per applicare una tobin tax, che era quello che esattamente chiedevamo nel 2001. Abbiamo raccolto 150mila firme in Italia e nessuno ci ha preso in considerazione.

Lei crede che ci siano stati errori, responsabilità, leggerezze da parte del Movimento NoGlobal?

Se si parla delle giornate di Genova, il Movimento non ha nulla da rimproverarsi. Ci siamocomportati in un modo assolutamente trasparente. Eravamo convinti che il diritto a manifestare dovesse essere tutelato dalla Polizia. Come potevamo immaginare, per esempio, che potessero arrivare a Genova i black bloc a sfasciare tutto nell’indifferenza più totale delle forze dell’ordine, anzi nella tutela delle forze dell’ordine che li hanno lasciati sfasciare. Non potevamo prevedere simili atteggiamenti.

E in questi undici anni?

Abbiamo fatto due errori di tipo politico. Il non capire che la nostra unità era il più grande bene comune che avevamo. La forza di Genova era il fatto che insieme si sono mosse 1600 organizzazioni, di cui 900 italiane. Dopo Genova si è tornati ad agire ognuno per conto suo. Un grande errore. La seconda questione, quando c’è stato il governo Prodi, il delegare alla politica la speranza di un cambiamento. E la politica si è dimostrata incapace totalmente di qualunque cambiamento.

Come è cambiato il movimento in questi anni?

Il movimento di cui parliamo è un movimento mondiale. A livello globale il movimento ha fatto passi da gigante. Ha contribuito fortemente a cambiare profondamente la realtà di un intero continente, come l’America Latina. In Africa i movimenti sono riusciti a bloccare un accordo commerciale proposto dall’Unione Europea che avrebbe distrutto l’economia agricola africana. Ha cambiato le cose in India, in Asia. Abbiamo molte più difficoltà in Europa, questo però era naturale, per la repressione fortissima che c’è stata allora e poi perché in questa società gli apparati mediatici, culturali sono fortemente controllati dai poteri delle grandi multinazionali, dalle grandi concentrazioni economiche e finanziarie. Però abbiamo raggiunto degli obiettivi importanti. Non dimentichiamoci un anno fa i referendum per mantenere pubblica l’acqua. E’ a Genova che nasce il concetto di bene comune. E a Genova che per la prima volta si parla di acqua come bene comune.

Come è cambiata la società in questi anni?

La società italiana ha vissuto dieci anni narcotizzata. Oggi di fronte a una crisi economicapesantissima e gli indici di povertà che aumentano enormemente la società italiana, molto lentamente, forse si sta risvegliando. Ma il percorso sarà molto lungo. Abbiamo perso, prima che sul piano politico, sul piano culturale. E recuperare sul piano culturale richiede tempi lunghi.

da L’INDRO.IT di venerdì 6 Luglio 2012, ore 19:25

http://lindro.it/Diaz-Agnoletto-Napolitano-si-scusi,9420

DOVE ARRIVERÀ IL MOVIMENTO 5 STELLE?

Intervista ad Alberto Di Majo, autore del libro ‘Grillo for President’

DOVE ARRIVERÀ IL MOVIMENTO 5 STELLE?

Inizialmente sottovalutato (“Sul ’boom’ Napolitano ha preso una svista”), oggi fa paura ai “partiti che faranno una legge elettorale che li penalizzerà”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Non siamo un partito, non siamo una casta: siamo cittadini punto e basta”. Questo è il motto dei grillini, dei simpatizzanti del Movimento di Beppe Grillo. Che stanno cominciando a fare sul serio. Che si stanno imponendo, soprattutto, per la mediocrità dimostrata dai politici italiani. Dal sistema dei partiti, ormai, alla deriva. Gli italiani stanno cominciando a dare fiducia a questi giovani, che hanno voglia di cambiare la politica italiana. Di innovarla. Oggi rappresentano la novità e l’alternativa alle vecchie classi dirigenti. I sondaggi sono dalla loro parte e i numeri sono destinati a crescere. Ma dove potranno arrivare? Molti sostengono che la scalata non dipende solo da loro, ma dalla cecità di chi, negli ultimi venti anni, non ha pensato al bene del Paese. Ma esclusivamente a quello personale. La seconda Repubblica non ha portato nessuna novità. Da Tangentopoli non è cambiato nulla. I partiti hanno continuato la loro opera di autodistruzione. 

Pochi hanno compreso in pieno la forza di questo Movimento. La rete ha preso il sopravvento e l’avanzata di Grillo è stata inesorabile. Il suo blog, in pochi anni, è entrato nelle classifiche mondiali. Poi il Meetup, la piattaforma che ha permesso ai cittadini di utilizzare al meglio la rete, per fare rete. Era il 2005. Dopo pochi anni il primo V-Day (per un parlamento pulito) e il secondo V-Day (per un’informazione libera). Ma niente. La politica non si è accorta del nuovo fenomeno. Gli organi di informazione hanno snobbato il fiume di persone riversate nelle piazze italiane. Loro hanno continuato la loro opera. Poi sono arrivate le elezioni comunali sponsorizzate da Grillo. Nel 2009 è nato il Movimento 5 Stelle.Oggi si è arrivati al ‘boom’ di consensi che il presidente della Repubblica Napolitano ha cercato di bollare come demagogia. Una demagogia che ha portato all’elezione di consiglieri regionali e poi dei sindaci.

Ora la classe dirigente teme il Movimento 5 Stelle, ma non ha gli strumenti per contrastare l’ascesa. La gente non sopporta più la politica e i tanti soldi pubblici (utilizzati per scopi privati) che gravitano intorno al sistema dei partiti. Gli eletti del Movimento si sono tagliati lo stipendio dell’80% e rifiutano i rimborsi elettorali. E’ populismo? Come definire allora i partiti politici che non sanno rinunciare nemmeno al rimborso elettorale (una vera e propria truffa ai danni degli italiani)? Il Movimento oggi è una realtà. Può ‘scassare’ ancora di più e disintegrare questo vecchio sistema politico. Ma che cos’è, da dove viene e cosa vuole veramente il Movimento 5 Stelle? Lo abbiamo chiesto all’autore del libro ‘Grillo forPresident’, Alberto Di Majo, giornalista de ’Il Tempo’. “Il Movimento 5 Stelle, in modo sbagliato, viene ritenuto come un movimento di protesta. Come un movimento che vorrebbe cacciare questa classe politica, che vorrebbe tagliare i privilegi, che vorrebbe tagliare i rimborsi elettorali e tutte le altre cose che hanno i nostri parlamentari. Il Movimento 5 Stelle è questo, ma è anche tanto altro”.

Facciamo degli esempi.

Il Movimento 5 Stelle è quello dei rifiuti zero, delle strategie contro l’inquinamento. Tutti i progetti di salvaguardia dei centri storici. E’ anche quello che si oppone alle grandi opere. E’ soprattutto un non partito, che vorrebbe impostare il rapporto tra politica e cittadini a una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte. Per questo sono per referendum senza quorum, usano il web. Loro dicono: “ognuno vale uno“, che è la regola del web. Sul webognuno vale uno. Loro puntano molto sul web e sulla costruzione di strumenti di democrazia diretta per andare in controtendenza rispetto a quello che fanno i politici. Che ricevono, che prendono una delega in bianco. E fanno quello che vogliono, anche contro le decisioni dei cittadini. Basta vedere che fine fanno i referendum votati dai cittadini.

A chi fa più paura questo Movimento?

Fa paura a tutti i politici tradizionali, a tutti i partiti tradizionali. A tutti quelli che in questi venti anni non hanno saputo autoriformarsi, non hanno saputo avere un rapporto sano con la società civile. Fanno paura ai partiti, che dopo il fallimento del governo Berlusconi, dovranno presentarsi alle elezioni politiche per chiedere il voto senza aver avuto risultati. Ho la netta impressione che il Movimento 5 Stelle, che adesso i sondaggi danno intorno al 20%, è destinato a crescere. Anche con la vicenda delle nomine Rai, i partiti, ancora una volta dimostrano di non aver capito che bisogna cambiare registro.

Come è possibile interpretare l’affermazione di Napolitano dopo le amministrative: “non ho sentito il boom“?

E’ stata una svista del Presidente. Secondo me ha avuto un ruolo fondamentale, ma quel commento sul risultato alle elezioni amministrative è stato infelice. Il Movimento ha conquistato quattro città, tra cui Parma, ha avuto percentuali molto alte in tantissime città. Almeno del centro nord. Minimizzare il risultato perché Napolitano ritiene che Grillo incarni l’antipolitica e sia un demagogo, lo ha detto e ripetuto, è stata una svista. In questo caso ha ragione Grillo quando si è arrabbiato e ha detto: “il Presidente della Repubblica non può offendere tutte le persone che ci hanno votato“. Quella frase è sembrata fuori luogo.

Nel resto d’Europa, soprattutto in Francia e in Grecia, è aumentato il consenso dei movimenti di estrema destra. In Italia, Grillo e il suo Movimento che vuoto stanno riempiendo?

Il vuoto lasciato dai partiti che non riescono più a parlare ai cittadini e a rappresentare i cittadini.

Senza questo Movimento chi avrebbe riempito questo vuoto?

Probabilmente le stesse forze xenofobe e estremiste che stanno vincendo in Europa. Il Movimento ha evitato l’avanzare di forze nazionaliste o, comunque, di forze politiche poco equilibrate. Mi sembra evidente.

E le polemiche che girano intorno a Casaleggio?

Casaleggio è un esperto di web, di marketing, è il co-fondatore del Movimento. E’ un uomo che sta dietro le quinte, che non ama le interviste. Un uomo che si occupa di strategie di comunicazione. E’ visto da alcuni come il ’deus ex machina’ del Movimento. Quello che regge i fili anche di Grillo. In realtà credo che Grillo e Casaleggio abbiano inventato un altro modo di fare politica e credo che siano leggende metropolitane quelle che vogliono che Casaleggiosia un massone, piuttosto che sia il vero padrone del Movimento. Qualche disputa sulla democrazia interna al Movimento c’è stata, ci sono state alcune espulsioni. Qualche atto poco democratico c’è stato, però sfido a guardare cosa succede nei partiti: nel Pd, nel Pdl, nella Lega.

Dove può arrivare il Movimento di Grillo?

Sembrava impossibile che potesse conquistare il Comune di Parma. E poi invece è successo. Ha vinto a Parma, ha vinto a Sarego, ha vinto a Comacchio e ha vinto a Mira. Credo che possa arrivare in alto. Bisogna anche vedere con che legge elettorale si voterà e credo che su questo i partiti saranno molto attenti. Credo che faranno una legge elettorale che alla finepenalizzerà il Movimento 5 Stelle.

Grillo continuerà a fare il comico o lo vedremo impegnato direttamente in politica, nelle Istituzioni?

Non credo che Grillo si candiderà. Lui l’ha sempre escluso e, tra l’altro, Grillo è pregiudicato. Non può candidarsi secondo le regole del suo Movimento. Lui è pregiudicato per una storia degli anni ’80, per un incidente stradale. Ma comunque non ha alcuna intenzione di candidarsi. Penso che rimarrà a fare il megafono del Movimento 5 Stelle.

da L’INDRO.IT di giovedì 5 Luglio 2012, ore 19:29

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(VIDEO) Fiaccolata ad Isernia per ricordare Stefania Cancelliere. Le immagini e le interviste

Fiaccolata ad Isernia per Stefania Cancelliere:

ecco le immagini

Si è tenuta ad Isernia la fiaccolata per ricordare Stefania Cancelliere, la 39enne isernina barbaramente uccisa dall’ex marito a Legnano.

Molte le persone che hanno manifestato per le vie della città. Stefania Cancelliere aveva tre figli. Uccisa, per gelosia, a colpi di mattarello dall’ex marito Roberto Colombo, 54 anni, oculista.

ECCO LE IMMAGINI (CON LE INTERVISTE) DELLA MANIFESTAZIONE:

AMORE CRIMINALE/1

AMORE CRIMINALE/2

AMORE CRIMINALE/3

AMORE CRIMINALE/4

 

AMORE CRIMINALE/5

 

A cura di Paolo De Chiara

BIOMASSE IN MOLISE, CONFLITTO DI INTERESSI?

Una delle tre società, la Proter srl, fa capo a Paolo Di Laura Frattura

BIOMASSE IN MOLISE, CONFLITTO DI INTERESSI?

Il capo dell’opposizione: ‘Faccio politica, non posso fare l’imprenditore’

P. FRATTURA

P. FRATTURA

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Nel Comune di Campochiaro, in provincia di Campobasso (dove volevano far sorgere anche l’inutile aeroporto del Molise), verrà costruito un impianto per la produzione di energia elettrica da biomasse legnose della potenza di 0.99 MWe.

L’autorizzazione unica, contenuta nella determina dirigenziale n. 45 del 2012, porta la data del 4 maggio. A distanza di quasi due mesi continua il silenzio intorno a questa vicenda. Che vede tre società interessate, secondo le visure camerali, tra cui una che fa capo direttamente al leader dell’opposizione in Molise, Paolo Di Laura Frattura. L’imprenditore prestato alla politica che, qualche mese fa, ha messo in seria difficoltà il presidente-condannato (a un anno e sei mesi, in primo grado, per aver favorito uno dei figli) della Regione Molise, Angelo Michele Iorio. Rieletto per la terza volta. Per la vicenda elettorale bisognerà attendere la sentenza del Consiglio di Stato, dopo quella favorevole del Tar Molise. Ma questa è un’altra storia.

E’ importante tenere a mente il nome del primo firmatario del ricorso andato a buon fine: Mogavero Mariolga. Che ritroveremo in una delle società (la prima proponente) legata alla costruzione della centrale biomasse di Campochiaro. Meglio andare con ordine. Il 20 luglio del 2010 la società Gap Consulting srl “ha chiesto l’autorizzazione unica per la realizzazione e l’esercizio, nella zona del Consorzio per lo sviluppo Industriale Campobasso-Bojano del Comune di Campochiaro, di un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse”, si legge nella determina, “utilizzante biomassa legnosa ed assimilati”.

Partiamo dalla Gap Consulting srl. Dalla visura camerale, del 5 giugno 2012, si apprende che è stata costituita il 14 luglio del 2005, con un capitale sociale di 10 mila euro. La Gap è composta da altre due società, con pari quote: la Proter e la Civitas. Entrambe a responsabilità limitata. L’amministratore unico della Gap è Mogavero Mariolga, la prima firmataria del ricorso elettorale al Tar Molise. La Civitas e la Proter hanno altri due amministratori. Per la prima (costituita il 6 aprile del 2009) risulta essere l’ing. Di Domenico Luca, marito della Mogavero; mentre per la seconda (costituita il 1 giugno del 1991) è il capo dell’opposizione in consiglio regionale, Di Laura Frattura Paolo. Il 30 gennaio 2012 viene protocollata la richiesta dell’amministratore unico della società Gap Consulting (Mogavero Mariolga, già collaboratrice di Frattura) e dell’amministratore unico della società Civitas (Di Domenico Luca, marito della Mogavero). Per far subentrare la Civitas nel procedimento attivato da Gap. In poche parole, Gap cede gratuitamente a Civitas il progetto per la realizzazione dell’impianto di Campochiaro.

Potrebbe configurarsi la fattispecie di conflitto di interessi per il capo dell’opposizione Frattura? A questa domanda, i suoi colleghi di centro-sinistra, non hanno risposto. Non hanno saputo rispondere, non hanno voluto rispondere. Devono leggere prima le carte. Non ne so nulla – ha dichiarato il consigliere regionale del Pd, Michele Petraroianon ho notizie. Prima dovrei vedere le carte. Sull’impianto specifico non ho nessun documento. Sono stato l’unico a mettermi contro la centrale ad olio vegetali a Trivento e Montefalcone. Il mio parere è scontato su questi argomenti. Se mi devo mettere a battibeccare con questi personaggi di nuova generazione, scelgo io il terreno”. Ma almeno siamo riusciti a strappare un parere sul tipo di impianto: “le centrali a biomasse sono semplicemente degli espedienti. Nascono per le biomasse e alla fine diventano potenziali destinatari, diciamo, di rifiuti”. Nemmeno Cristiano Di Pietro (consigliere regionale Idv) è a conoscenza dell’autorizzazione firmata il 4 maggio scorso dall’istruttore Giuseppina Baranello. “Non ho letto la determina. Mi serve il tempo per leggerla. Devo capire meglio, devo approfondire l’argomento. Se dovesse essere vera la notizia bisogna capire se Frattura è ancora socio. Se dovesse essere socio chiederemo spiegazioni di questa situazione. Devo capire come stanno le cose”. Che Frattura sia amministratore e socio unico della Proter srl è un dato di fatto. Altro dato di fatto, rinvenibile nelle visure camerali, è che la società di Frattura, insieme a quella dell’ing. Di Domenico, si trovano in un’unica società: la Gap Consulting srl (con l’amministratore Mogavero). La prima società proponente, sostituita dalla Civitas il 30 gennaio 2012. Tre mesi dopo le elezioni regionali (ottobre 2011) perse per pochi voti da Frattura. Abbiamo contattato proprio l’ing. Di Domenico: “con Gap abbiamo sviluppato l’idea progettuale. Però non bisogna personalizzare le società. Io ho una società, Paolo partecipa in Gap attraverso la Proter. Nell’ambito delle attività che fa Gap, fa anche sviluppo di progetti e qualche anno fa siamo partiti con un progetto di valorizzazione delle biomasse legnose”. Autorizzato lo scorso 4 maggio. “In questo progetto c’è l’impegno della Gap e della Civitas in termini di costruzione di idea progettuale e poi è stata portata avanti anche con tecnici esterni. In questo momento non c’è un impegno di Paolo Di Laura Frattura, che non ha interessi, in quanto Gap ha ceduto a Civitas il progetto”. Però la Proter, che fa capo a Paolo Di Laura Frattura, ha rapporti con Civitas, con una quota in Gap. “Si, ma Gap è in chiusura. Paolo (Frattura, ndr) si occupa di politica e io di rinnovabili, ognuno fa il suo mestiere. L’iniziativa è al 100% Civitas. Il tentativo di collegare Paolo Di Laura Frattura è una speculazione giornalistica. Ma il suo obiettivo qual è?”.

L’obiettivo è capire se il capo dell’opposizione molisana, Paolo Di Laura Frattura, ha interessi diretti o indiretti nel campo energetico. E lo abbiamo chiesto direttamente al leader del centro-sinistra in consiglio regionale. Siamo partiti dalle centrali a biomasse: “in una logica organizzata sul territorio poteva essere una buona iniziativa considerando l’incentivo che c’era rispetto a queste centrali. E’ chiaro però che devono nascere sulla base dell’esigenze del territorio. Se diventano mere operazioni speculative, finalizzate esclusivamente all’importazione da altre Regioni o da altri Paesi di biomasse, è chiaro che non mi vede d’accordo”.

Lei conosce la società proponente, la Civitas srl?

Si, mi sono documentato. Conosco bene l’amministratore (l’ing. Luca Di Domenico, ndr).

E la Civitas srl, insieme alla Proter srl, formano la Gap Consulting srl.

Si, però la Gap Consulting è una società che verrà messa in liquidazione. La Civitas è subentrata alla Gap nell’iter autorizzativo. La Gap era nata come società di sviluppo.

Poi c’è un’altra società, la Proter srl. La conosce?

Come no, la Proter è una società di ingegneria che fa capo proprio a me.

Questo non è un conflitto di interessi?

In che senso?

Lei fa politica, è il capo dell’opposizione in consiglio regionale…

Un momento, è sufficiente vedere quando questo iter autorizzativo è partito, così si rende conto della data in cui è partito. Data nella quale non avevo nessun impegno politico di nessuna natura. Ci sono gli atti ufficiali, le cose si fanno con la tracciabilità, non si fanno con l’obiettivo di nascondere le questioni. Tenga presente, per dovere di cronaca, che io come professionista e come imprenditore il campo dell’energia l’ho sempre seguito. Sono stato un fermo assertore della bontà dell’iniziativa biomasse come fonte di energia. Ma se si dovesse considerare speculativa la mia posizione, di un lavoro di sviluppo prima che mi impegnassi politicamente, non mi sembra corrispondente al vero.

Lei ha conflitti di interessi?

Se fossi socio di Civitas le direi … comunque non lo sarebbe un conflitto di interessi. A scanso di equivoci, mi rendo conto che in una realtà come questa qualsiasi cosa può diventare un problema rispetto alle varie attività, le dico che non ci sono e anzi mi sono tirato completamente fuori da questa situazione. In questo momento mi sto impegnando in politica e se considera le mie attività imprenditoriali non hanno nessun punto di contatto con la politica. Nella conferenza di servizio non c’è un politico che interviene. Sentite i tecnici e vedete se io mi sono permesso di parlare con uno solo di loro.

I suoi affari nell’energia sono distanti dalla sua attività politica?

Le garantisco che non ho nessun interesse né diretto né indiretto nelle attività imprenditoriali che hanno a che fare con l’energia. Le uniche attività imprenditoriali dal valore aggiunto certo.

Nelle visure camerali ci sono queste due società e una fa capo a lei…

Paolo Di Laura Frattura è socio di Proter, Proter è socia di due società: una è Civitas e l’altra è una società immobiliare. Civitas è socia di Gap. Gap è una società che fa consulenza, fa promozione. Proter è socia di Civitas.

Il proponente per questa autorizzazione è Civitas.

Inizialmente il proponente è Gap, dopodiché Gap cede le sue attività con atto trascritto a costo zero. Gap si chiama fuori e Civitas porta avanti la sua iniziativa e ottiene l’autorizzazione unica. Penso che farà imprenditorialmente quello che ritiene giusto.

Lei non ha alcun tipo di interesse nella costruzione di questa Centrale a biomasse?

Assolutamente no. Il giorno in cui dovessi rilevare delle quote di Citivas o di altra società impegnata stia tranquillo che lo farei sapere con la massima trasparenza. Se faccio politica, purtroppo, non posso continuare a fare l’imprenditore.

Quindi lei, oggi, fa solo politica?

Ho iniziative imprenditoriali legate al settore immobiliare privato.

Se fosse vera una cosa del genere…

Le dico di più, per dovere di cronaca. Un’altra iniziativa che avevo seguito, sempre in ambito di lavorazione di questo tipo, era un impianto di biodiesel a Termoli.

Se fosse reale il suo coinvolgimento nella costruzione di questa centrale…

Sarebbe un fatto gravissimo.

In questo modo si conclude l’intervista all’imprenditore, prestato alla politica, Paolo Di Laura Frattura. Che continua ad avere interessi, come ha affermato, nell’imprenditoria locale. Il centro-sinistra molisano ha bisogno di imprenditori per vincere le elezioni? Siamo in presenza di un conflitto di interessi? Perché dal 4 maggio scorso nessuno ha sollevato il caso? Frattura ha mai avvisato i suoi colleghi dei suoi affari? Diversi consiglieri di centro-sinistra (Petraroia, Di Pietro e Romano) sono rimasti a bocca aperta. “Sono cose che non passano in consiglio”, ma sulla testa dei cittadini si. Queste notizie non sono apparse su nessun organo di informazione regionale. Chi fa il cane da guardia e chi il cane da compagnia in Molise? Nessuno dice niente e nessuno sa niente.

Bisogna registrare anche un altro fatto accaduto in consiglio regionale qualche giorno fa. Sulla delibera per il concordato preventivo sullo Zuccherificio c’è stato un passaggio sul quale si è divisa l’opposizione. L’argomento era la tassativa esclusione di ogni ipotesi di riconversione energetica dello stabilimento a biomasse, a biogas o a turbogas. L’emendamento, che prevedeva la tassativa esclusione, è stato bocciato dalla maggioranza in consiglio e il centro-sinistra (tranne pochi consiglieri) ha votato a favore della delibera che prevede la non esclusione della riconversione. Sul tema dell’energia e sul tema dell’ambiente non sembra esserci una sensibilità diversa tra una parte del centro-sinistra e il centro-destra. Come dimostrano molti casi, queste centrali nascono con buoni propositi e poi diventano inceneritori. Il Molise correrà questo rischio? Le centrali a biomasse sono sempre utili all’ambiente e all’economia? I cittadini di quella zona sono stati coinvolti? Se l’opposizione molisana è presente, batta un colpo. Questo è il momento.

da L’INDRO.IT di lunedì 2 Luglio 2012, ore 19:28

http://www.lindro.it/Conflitto-di-interessi-per-la,9319

LA REPLICA DI PAOLO DI LAURA FRATTURA SU FACEBOOK (4 luglio 2012, ore 19)

“Dal giorno in cui ho deciso di partecipare alle Primarie per l’individuazione del candidato presidente del centrosinistra, è iniziata la caccia allo scoop … ultima di una lunga ed inutile serie la questione attinente l’impianto di biomasse da realizzarsi a Campochiaro … per questo motivo, con la forza degli atti pubblici, ritengo di dover replicare alle recenti indiscrezioni giornalistiche con la trasparenza: la documentazione evidenzia la cessione a titolo gratuito – effettuata dalla Gap Consulting alla Civitas srl – dell’intera procedura relativa all’iter autorizzativo dell’impianto di Campochiaro. L’atto è datato 28 gennaio 2012. Per completezza delle informazioni, è possibile anche visionare gli assetti societari della Civitas, della Proter e della Gap. Per qualsiasi delucidazione, come sapete, sono sempre a disposizione”.
LA MIA RISPOSTA SU FACEBOOK (4 luglio 2012, ore 19.15)
“Avevo già letto questa risposta, ma (per me) non spiega nulla… Ho riportato semplicemente i fatti (che in questa Regione vengono magistralmente sostituiti dalle opinioni, anche di molti colleghi ‘passacarte’ e ‘trombettieri’ del potere) e ho posto un interrogativo. Questo è il mio dovere di giornalista. Fare il cane da guardia del potere, anche se molti preferiscono fare i cani da compagnia o da riporto… Il dovere di un politico è spiegare, soprattutto se il politico ha interessi nell’imprenditoria locale. Per gli assetti societari basta leggere l’articolo. La cosa grave, a mio avviso, è che su questo tema nessuno ha niente da dire. Posso garantire una cosa: non c’è nessuna caccia allo “scoop” (almeno per come intendo io questo mestiere). Faccio mie le parole di V. Cuoco: ‘Scrivo per i miei concittadini, che non debbo, che non posso ingannare’. In poche parole: cerco di fare il mio dovere, senza guardare in faccia a nessuno!”.
LA CONTROREPLICA DI PAOLO DI LAURA FRATTURA, SEMPRE, SU FACEBOOK (4 luglio 2012, ore 19.20)

“Capisco ma come si fa a dire che io sarei socio di Civitas? I fatti riportati semplicemente dovrebbero essere fedelmente veritieri, tutto qui. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento, disponibile su tutte le questioni, personali, professionali, imprenditoriali e politiche, convinto come sono, mi perdonerà la presunzione, di aver agito sempre in buona fede, senza mai utilizzare situazioni di privilegio per ottenere risultati non meritati. 
Per dovere di cronaca devo però aggiungere che non condivido la comunicazione del “sospetto” su fantomatiche ipotesi di riconversione energetica dello zuccherificio sulle quali sarebbe fondato il voto di una parte del centro-sinistra, come non credo sia giusto parlare di una diversa sensibilità sui temi dell’energia e dell’ambiente senza mai aver avuto la possibilità di confrontarsi. Mi auguro, se le farà piacere, di incontrarla presto così da poter scambiare qualche idea, de visu”.

LA MIA CONTRORISPOSTA, SEMPRE, SU FACEBOOK (4 luglio 2012, 19.30)

“Basta leggere con attenzione il pezzo… non ho scritto da nessuna parte che lei è socio di Civitas! Nell’intervista, registrata, lei afferma che “Proter (la sua società) è socia di Civitas”. E ho riportato, come da visure camerali, che Gap Consulting srl è composta da Civitas srl e Proter srl. Nulla di più. Ripeto: non metto in dubbio la sua buona fede, ho semplicemente riportato dei fatti e posto un interrogativo. Sentendo, telefonicamente, anche i vari protagonisti. Lei parla di “comunicazione del sospetto” …ho semplicemente raccontato quello che è accaduto in consiglio regionale. Ho scritto il falso? Ho ‘diffamato’ qualcuno? Sono pronto ad assumermi le mie responsabilità! Sono aperto al confronto con tutti, anche ‘de visu’ “.

Quattro anni dopo l’ok di Comune e Regione è stato necessario che i cittadini si insospettissero per la costruzione di un enorme camino a due passi dal fiume Sele, in piena area SIC di Andrea Postiglione

da Il Fatto QuotidianoTV del 14 settembre 2012

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