Paolo De Chiara

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LIBIA, IL NEW DEAL DELL’ECONOMIA?

Intervista al presidente della Camera Italo-Libica, Gianfranco Damiano

LIBIA, IL NEW DEAL DELL’ECONOMIA?

“Il Paese con il pil più elevato dell’Africa. Grandi le opportunità per le imprese italiane”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono lontani i giorni del “baciamano” di Berlusconi a Gheddafi. Delle giovani donne italiane raggruppate e pagate per rendere omaggio al leader libico. Il dittatore non c’è più, ma sono rimasti gli affari. Per la nuova Libia si sono aperti nuovi scenari e innumerevoli interessi internazionali. Ma restano, però, i diritti civili violati.

E’ Amnesty International che in un rapporto denuncia la drammatica situazione. “Trascorso poco meno di un anno dalla caduta di Tripoli nelle mani dei thuwwar (i combattenti rivoluzionari), le continue violazioni dei diritti umani – tra cui arresti e imprigionamentiarbitrari, torture con conseguenze anche mortali, omicidi illegali e sfollamenti forzati di popolazioni eseguiti con impunita’ – stanno gettando un’ombra negativa sulle prime elezioni nazionali dalla caduta del regime di Muhammar Gheddafi”.

Per il sito medarabnews“in queste settimane la Libia è meta di una vera e propria ’corsa diplomatica’ che vede delegazioni di mezzo mondo affollarsi a Tripoli per stringere rapporti con l’autonominato (e ancora tutt’altro che legittimato a livello popolare) Consiglio Nazionale Transitorio (CNT), nella speranza di mettere in sicurezza i contratti pregressi e di posizionarsi vantaggiosamente in previsione della futura assegnazione di appalti per la ricostruzione e di nuovi contratti petroliferi. Nel frattempo, l’aeroporto internazionale della capitale è tuttora in mano a una milizia – quella di Zintan, cittadina a sudovest di Tripoli – invece che al CNT, il quale dovrebbe rappresentare la nuova autorità nazionale. La Libia è il paese con le maggiori riserve petrolifere del continente africano, e molti libici si augurano che gli investimenti stranieri portino ad un rapido sviluppo economico. Costoro ritengono che, grazie alle sue risorse, il loro paese ’dovrebbe essere come Dubai’. Sebbene la Libia trabocchi di armi e di miliziani sono in molti a ritenere che il paese rappresenti una potenziale ’opportunità’.

Abbiamo ascoltato il Presidente della Camera di Commercio Italo-Libica, Gianfranco Damiani, per parlare del sistema economico nazionale nella nuova Libia e delle nuove ‘opportunità’. La riconversione dalla precedente economia di Stato, parte dell’egemonia della dittatura di Gheddafi, sta mutando. C’è la dismissione di parte delle aziende di Stato, quelle controllate. C’è stato un cambio ai vertici, ovviamente, con sostituzioni di personaggi molto più vicini al CNT, comunque ai governi locali, e quindi c’è un nuovo, diciamo, new dealdell’economia. Che si va a scontrare con la mancanza di sovvenzioni da parte dello Stato, per cui devono entrare in una regola di mercato. Con tutte le dinamiche del mercato. Questo è già un primo passaggio abbastanza complesso. Tutta la struttura produttiva va rivisitata, tutta la struttura di commercializzazione va rivisitata e attendiamo anche tutta una serie di modifiche a livello normativo. Per ora siamo ancoràti a quello che era il vecchio ordinamento e su questo, per ora, ci andiamo ad organizzare. Esiste una nuova flessibilità da parte dei nuovi organismi”.

Un sistema liberista?

In base a quello che con le elezioni si sta configurando, ci sarà un aspetto molto più liberista. Consideriamo che la Libia è anche il Paese con il Pil più elevato dell’Africa, quindi è un Paese con grandi dinamiche economiche, forti capacità di spesa. Che si misura, oggi come oggi, con gli effetti post guerra civile, dando più respiro alla parte alimentare, alla sanità, alla difesa e al creare occasioni di lavoro. Grandi iniziative ci possono essere e grandi opportunità per le imprese italiane”.

Quali sono le potenzialità di questo sistema economico che si sta sviluppando?

Per quanto riguarda il settore delle infrastrutture, costruzioni e delle comunicazioni è tutto da mettere in piedi. Gheddafi aveva iniziato a suo tempo e ora è tutto un processo che andràriagguantato e ripreso. C’è anche il settore oli e gas che è quello che trascina sempre di più.

Quali sono gli interessi dell’Italia?

Noi dobbiamo risolvere ancora il problema dei crediti pregressi. E’ un problema pesante, parliamo di un miliardo e 200 milioni di euro. Su questo il Ministro degli Esteri e dello Sviluppo Economico stanno lavorando. Ci stiamo lavorando insieme a Confindustria. Dobbiamo risolvere anche questo problema. I tempi non sono brevi, però molte aziende stanno chiudendo per queste inadempienze del passato.

Quali sono i rapporti che esistono oggi tra l’Italia e la Libia?

I rapporti sono migliori perché c’è maggiore consistenza e sono molto più concreti. Abbiamo uno scenario più aggressivo a livello internazionale, ma questa è una regola di mercato. La presenza dei turchi è veramente pesante, a livello di competizione. Ma possiamo battercelabene.

In questo contesto non possiamo dimenticare il Rapporto di Amnesty International sul mancato rispetto dei diritti umani.

Ai tempi di Gheddafi e di Berlusconi questo tema era in agenda degli organismi internazionali.

E oggi?

E’ aggravato dal fatto che c’è stata una rivoluzione civile. Questo è un tema che purtroppo è pesante e sul quale si dovrà andare a discutere. In questo passaggio la Libia va anche aiutata.

A Tripoli si terrà la nona edizione della Libyan Healthcare Exhibition. L’ente organizzatore ha affidato in esclusiva alla vostra Camera la gestione dello ‘spazio Italia’.

Siamo presenti con questa iniziativa, con alcuni convegni, in partnership con il Ministero della Sanità italiana e, quindi, abbiamo grandi possibilità per dare un forte contributo alla rinascita e alla risoluzione di alcuni problemi del Paese.

A che punto siamo con la ricostruzione della nuova Libia?

Negli ultimi anni Gheddafi aveva iniziato alcuni processi di rinnovamento: ora bisogna ripartire e andare avanti. E’ ovvio che tutto l’apparato va ricostruito: dall’apparato di sicurezza all’esercito e a livello energetico soprattutto. C’è tantissimo lavoro per le piccole e medie imprese italiane. Per quanto riguarda la costruzione delle strutture organizzative c’è ancora parecchio da fare, soprattutto nel campo della sicurezza e della sanità. Settori di sviluppo ci sono, il mercato è molto attento alla Libia anche perché il nostro mercato non si può più rivolgere all’Europa, per la crisi nera e paurosa. I mercati del Nord Africa sono un’alternativa per noi come Paese, e forse anche l’unica in questo momento.

da L’INDRO.IT di martedì 10 Luglio 2012, ore 19:59

http://lindro.it/Libia-il-new-deal-dell-economia,9468


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