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PROVE DI CONCERTAZIONE

PROVE DI CONCERTAZIONE: “Monti sbaglia, è un’analisi frettolosa”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Ora tocca alla concertazione. Dopo la riforma delle pensioni e del lavoro, e la strana vicenda degli esodati e la spending review il rapporto tra Governo e sindacati continua a diventare sempre più delicato.

Lo scontro tra due filosofie di pensiero può trovare il suo culmine finale proprio nelle parole del Presidente del consiglio Monti, durante l’assemblea dell’Associazione bancaria italiana. Gli esercizi di concertazione del passato hanno generato i mali contro cui lottiamo oggi e per i quali i giovani non trovano lavoro, proprio perché lo Stato interveniva”.

E’ quindi la concertazione il ‘male’ da abbattere e depotenziare, secondo il Governo dei tecnici (e delle banche). Monti ha spiegato anche il suo punto di vista sulle parti sociali che, dice, “devono restare parti, parti vitali e importanti ma non soggetti nei cui riguardi il potere pubblico applichi una sorta di outsourcing della responsabilità politica. Non ci si deve sorprendere delle reazioni delle parti sociali di fronte ad una durezza dettata dall’emergenza, ma bisogna capire che ci possono essere reazioni di non soddisfazione non solo e non tanto su singoli provvedimenti quanto in risposta di una riduzione oggettiva del loro ruolo nel sistema decisionale”.

In questo stato di continua emergenza si stanno toccando diversi diritti, che fino a qualche anno fa sembravano intoccabili. E’ toccato anche all’articolo 18 e a molti altri settori. Ora è la forza e la presenza delle parti sociali che viene messa in discussione. Su questo ultimo punto si è registrata una ferma presa di posizione delle sigle sindacali.

Susanna Camusso, leader della Cgil, è stata chiara: “Non accettiamo lezioni di democrazia da chi è stato cooptato e non si è confrontato con il voto degli elettori, un po’ imbarazzante per il futuro democratico del Paese. Farlo poi nella platea delle banche e degli interessi bancari, dentro questa grande crisi, meriterebbe un’ulteriore riflessione. Monti quando parla di queste cose non sa di cosa sta parlando. L’ultima concertazione salvò dalla bancarotta il Paese, con cui si fece una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal governo attuale, e che permise al Paese di entrare nell’euro”.

Per il segretario generale della Cisl, Raffaele BonanniNon c’è alternativa alla concertazionein nessun Paese a democrazia matura e ad economia avanzata. I governi, per quanto autorevoli e composti da personalità di altissimo profilo, non possono guidare da soli questa difficile stagione di cambiamenti e di riforme senza un ampio consenso sociale”. Fa eco il segretario della Uil, Luigi Angeletti“L’Europa consiglia il dialogo sociale come strumento per la crescita. Ma il nostro presidente del Consiglio è più realista del re: pensa di poter salvare l’Italia senza preoccuparsi di salvare gli italiani” e quella della Ugl, GiovanniCentrella“E’ riduttivo oltre che irrispettoso nei confronti dei sindacati e dei lavoratori affermare che siano stati gli esercizi di concertazione a generare i mali contro cui oggi il Paese lotta”.

Ma cos’è la concertazione? E perché, in questo momento particolare, è uscita fuori la posizione netta di Monti? Come funziona negli altri Paesi? Ne abbiamo parlato con un docente universitario, la professoressa Piera Loi, già direttore del CSRI (centro studi di relazioni industriali) e docente del Master di Diritto del Lavoro e Relazioni Industriali presso l’Università di Cagliari. La concertazione è un metodo di assunzione delle decisioni politiche, che presuppone il confronto con le parti sociali. Con le rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro. Nel nostro sistema la concertazione ha avuto la sua regolazione, il suo culmine con il protocollo Ciampi, che ne ha stabilito anche la formalizzazione in un accordo di tipo triangolare. Però non è una caratteristica soltanto del nostro sistema. Esiste in molti altri ordinamenti, dove si applica questo metodo concertativo. Il decisore politico invece di assumere unilateralmente le decisioni si confronta con le parti sociali”.

Negli ultimi anni, in Italia, a quali risultati ha portato questo metodo?

La concertazione ha passato delle fasi alterne. Di grande riconoscimento e importanza negli anni ’90. Poi, ad esempio durante il governo Berlusconi, si è verificato un certo abbandono delle pratiche concertative. Nel cosiddetto ‘libro bianco’ del mercato del lavoro già non si parlava più di “concertazione”, ma di dialogo sociale. Il governo sente le parti sociali e assume autonomamente la sua decisione. Normalmente la concertazione è vista di buon favore dai governi di centro-sinistra. Nel nostro Paese a che risultati ha portato? Si possono vedere aspetti positivi e aspetti negativi.

Partiamo da quelli positivi.

Una maggior pace sociale. Perché una legge concertata, una riforma del lavoro concertata ha l’appoggio delle parti sociali e si riduce il conflitto. Si evitano gli scioperi e si evita il conflitto sociale. A volte serve anche per dividere le responsabilità. Il decisore politico non ha la forza di assumere da solo la responsabilità di certe scelte e le vuole condividere con le parti sociali, specialmente quando le scelte comportano sacrifici per i lavoratori, per le categorie deboli.

E gli aspetti negativi?

A volte la concertazione è un po’ pervasiva, vuole toccare materie e aspetti che non sono strettamente collegati al rapporto di lavoro, al livello di redditi. Nel nostro ordinamento c’è stato questo difetto, ma non significa che dobbiamo buttare a mare la concertazione.

Cosa accade invece negli altri Paesi?

Ci sono diversi modelli, come quello tradizionale dei Paesi Nordici, quello svedese, il classico esempio dei modelli neocorporativi. Un ruolo importante viene assunto dalle parti sociali, una concertazione di tipo statale. Poi c’è il modello giapponese, che fa una concertazione di tipo aziendale. Un modello completamente diverso. Quelli vicini a noi sono il modello francese e il modello spagnolo. Anche lì ci sono stati enormi cambiamenti, la crisi ha radicalmente modificato lo schema della concertazione. La Germania è un tipico paese dove le pratiche della concertazione si sono sempre attuate. Non siamo affatto un’eccezione.

Secondo Monti: “Gli esercizi di concertazione del passato hanno generato i mali contro cui lottiamo oggi e per i quali i giovani non trovano lavoro”. Lei è d’accordo?

No, non sono per niente d’accordo. Monti sbaglia nel fare questa analisi frettolosa, dicendo che i mali del mercato del lavoro italiano dipendono dalla concertazione.

Lei come interpreta queste parole? Perché Monti ha rilasciato, in questo momento particolare, queste affermazioni?

Non so quali siano le ragioni recondite. Certo, lui ha una forza sindacale, la Cgil, che lo contrasta e, in qualche modo, voleva bloccare, arginare. E ha bisogno di agire in fretta. Purtroppo siamo in un momento nel quale la democrazia è gravemente compromessa, il potere degli Stati è gravemente compromesso dal fatto che sentiamo la pressione dei mercati. I sindacati, in questo momento, rappresentano un ostacolo per decidere rapidamente. Ma la concertazione non è responsabile della crisi nella quale ci troviamo, la crisi economica non dipende né dagli Stati né dai sindacati e dalle loro pratiche. La situazione nella quale ci troviamo, oggi, è il malfunzionamento del sistema economico e finanziario mondiale. Le riforme, così, rischiano di essere traballanti. Neanche i mercati ci credono alle riforme fatte in questo modo. Perché sanno che possono essere messe fortemente in crisi da un sindacato che si mobilita, che mobilita i lavoratori e che fa nascere conflitti.

da L’INDRO.IT di giovedì 12 Luglio 2012, ore 19:30

http://www.lindro.it/Prove-di-concertazione,9512

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