Mese: agosto 2012

(Video) NON PARLARE AL CONDUCENTE

Tratta Bojano-Isernia, ore 16.20

L’autista guida con una mano…

con l’altra parla al cellulare dei suoi affari personali.

Legge del 13 febbraio 2012, n. 11 – ART. 173, comma 2: “E’ vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’art. 138, comma 11, e di polizia. E’ consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purche’ il conducente abbia adeguata capacita’ uditiva ad entrambe le orecchie che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani.

A cura di Paolo De Chiara

AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Dopo le parole della Fornero, abbiamo intervistato Enzo Masini della Fiom

AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Per il sindacalista il Governo non si è mai interessato al sistema industriale

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Sicuramente l’autunno non sarà facile, come dimostrano i dati sulla produzione industriale. Questa crisi è molto pesante e mette a rischio il futuro industriale del nostro Paese. L’assenza di industria mette a rischio il lavoro, e quindi sull’industria dobbiamo e possiamo ancora contare”. Mette le mani avanti il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Annuncia, dai microfoni di ‘Radio Anch’io’ un autunno difficile per gli italiani. Nel 1969, anche il leader socialista Francesco De Martino parlò di “autunno caldo”. Una mobilitazione che coinvolse5 milioni di lavoratori. Operai, lavoratori, impiegati e studenti: tutti in piazza per rivendicare soldi, dignità e diritti. Stiamo rivivendo quei tempi? Ci sono, oggi, punti in comune con quel periodo? Lo abbiamo chiesto a Enzo Masini della Fiom-Cgil, senza dimenticare il riferimento della Fornero sulla Fiat e su Marchionne: “Ritengo che incontri di franca discussione siano sempre utili, e personalmente non mi sono mai sottratta, anzi mi sono offerta più volte. Con l’ad Sergio Marchionne mi sono sentita recentemente e abbiamo pensato a un incontro anche nel mese di agosto. Allo stato non ci sono motivi per pensare che Fiat non mantenga i suoi impegni di investimento”. 

Per Masini non è possibile fare il paragone con il 1969. “Anni di difficoltà e di comportamenti delle imprese non proprio esaltanti, ma arrivavamo da una fase di sviluppo del Paese. Una crisi momentanea molto leggera, eravamo su un’onda del boom economico. Esplose una rivendicazione operaia e incrociò una rivolta di tipo generazionale. Questa volta siamo in un contesto completamente diverso”.

Cioè?

Siamo al quinto anno di crisi mondiale, con una ripresina nel 2011. Solo un palliativo. Siamo di fronte al fatto che la crisi sta erodendo proprio le grandi conquiste sindacali fatte all’inizio degli anni ’70. Viene messo continuamente in discussione lo Statuto dei Lavoratori, insieme agli spazi di libertà sindacale. Il 1969 fu anche l’anno della riforma delle pensioni, oggi siamo alle controriforme, con colpi pesanti sul versante della previdenza. Siamo di fronte al fatto che la crisi economica sta aprendo un disastro dal punto di vista sociale e della trattenuta economica delle imprese. Che può tradursi nel licenziamento di centinaia di lavoratori, per non dire migliaia nelle realtà più calde.

Lei come prevede questo ‘autunno caldo’ annunciato dalla Fornero?

Prevedo un autunno caldo sul versante del lavoro, perché proprio le ultime riforme fatte da questo Governo, sia per quanto riguarda la previdenza e la progressiva riduzione degli ammortizzatori sociali, farà sì che di fronte alle crisi che ci sono e che si accentueranno non avremo a disposizione neppure i classici ammortizzatori sociali. Avremo un’esplosione delle crisi aziendali, che diventeranno crisi sociali. E rischiano di diventare veri e propri scontri nel Paese. Il Ministro del Lavoro, più che lanciare allarmi, dovrebbe preoccuparsi di quali interventi poter fare. Sia sul versante delle politiche industriali, insieme al Ministro Passera, e sia sugli ammortizzatori sociali per contenere gli effetti della crisi. Dire che ci sarà un autunno caldo è una previsione molto facile.

Sull’industria possiamo e dobbiamo puntare” ha dichiarato la Fornero.

Sul sistema industriale italiano questo Governo non sta facendo assolutamente niente. Purtroppo è in continuità con tutti gli altri Governi. L’Italia non ha nessuna politica industriale, non ha mai fatto scelte rispetto ai settori da sviluppare, mantenere e difendere. Siamo in totale balìa di quelli che si chiamano i mercati, che in altri Paesi sono il frutto di decisioni politiche dei Governi. Non è che sono questa cosa così astratta. In Italia mancano le decisioni da parte del Governo. Il nostro tessuto industriale, ancora molto ricco, rischia di impoverirsi notevolmente.

Arriviamo alla Fiat. Ad agosto il Ministro Fornero potrebbe incontrare Marchionne. Qual è la situazione?

Occorre distinguere il settore della Fiat che produce camion, trattori e macchine di movimento terra che ha una crisi minore. Ma è in corso un processo pericoloso per il nostro Paese, perché sarà unificata la Iveco con la CNH. Avranno una sede sociale e una società di diritto olandese. Questa società non sarà più quotata alla borsa di Milano, come ha dichiarato Marchionne. Questo è un segnale pericoloso, perché questi settori hanno anche un indotto molto radicato, molto importante e molto specializzato.

Invece nel settore dell’auto?

Siamo al disastro. Siamo sotto le 500 mila auto prodotte in Italia, uno dei Paesi in Europa dove non ci si confronta più con la Germania, la Francia, l’Inghilterra, la Spagna. Per trovare questi volumi bisogna andare in piccoli Paesi che hanno una dimensione industriale non come la nostra. Oltre a questo, c’è il fatto che Marchionne continua a non investire in Italia. Dei 20 miliardi che aveva detto di voler investire in quattro anni, ne ha tirati fuori due e mezzo. Siamo di fronte al fatto che mentre si apre un altro stabilimento in Europa, in Italia non si procede assolutamente a nessuna innovazione. Per fare la produzione attuale basta un solo stabilimento. Ci sono diversi stabilimenti a rischio.

Quali sono?

Pomigliano, Cassino, Melfi e Mirafiori. Gli unici stabilimenti che non sono a rischio sono la Ferrari, la Maserati e le ex carrozzerie Bertone, rilevate dalla Fiat. Tutti e quattro gli stabilimenti possono essere sottoposti a una processo di chiusura.

da L’Indro.it di venerdì 10 Agosto 2012, ore 20:05

http://lindro.it/Autunno-caldo-Ci-sara-un,9936#.UCz6llbN_BE

FARMACI GENERICI, QUESTIONE DI CULTURA

Nella spending review il provvedimento controverso

FARMACI GENERICI, QUESTIONE DI CULTURA

Incentivare i medicinali ’no griffati’ per risparmiare. AssoGenerici: “nelle altre nazioni è presente dal 1974”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Una recente indagine sulla conoscenza dei farmaci generici ha mostrato con dati inconfutabili che il cittadino non è adeguatamente informato dal medico o dal farmacista della presenza di medicinali equivalenti che possono essere acquistati in sostituzione di un farmaco di marca a costi nettamente inferiori. La carenza di informazione non ha permesso finora al cittadino di scegliere di acquistare a minor prezzo e a parità di qualità terapeutica. In questo ambito è in atto quella che si può considerare una vera e propria ’coalizione della disinformazione’, che difende interessi corporativi, facendo pagare ai cittadini le terapie e, in aggiunta, anche i costi di marketing e pubblicità che non hanno nulla a che vedere con la salute”.

Queste le parole utilizzate nel comunicato della Federconsumatori per illustrare il proprio punto di vista sulla polemica di questi giorni. Il nostro Paese è ancora lontano dalle diverse realtà europee e mondiali. “Basti pensare che in Italia solo il 16-18% della popolazione ricorre ai farmaci equivalenti, mentre la media europea si attesta su una percentuale attorno al 40-50%. Il maggior utilizzo di questi farmaci potrebbe permettere, al sistema sanitario italiano, di risparmiare ogni anno tra i 600 e i 700 milioni di euro. Ben venga, quindi, la norma introdotta dal Governo, che impone non il nome del farmaco bensì il principio attivo che ha identico effetto terapeutico”. 

Questa è la svolta, secondo molti, per la vendita di farmaci in Italia.

farmaci generici sono quei farmaci che contengono lo stesso principio attivo di un farmaco di marca. Secondo molti, le aziende farmaceutiche non hanno provveduto ad abbassare i prezzi proporzionalmente alla riduzione del rimborso statale. E i clienti si trovano a dovere sostenere la differenza tra il prezzo di vendita e quello di rimborso.

Ma le aziende sostengono che la situazione italiana è diversa da quella europea ed è un punto sul quale non hanno tutti i torti. Siamo indietro rispetto agli altri per una mancanza di cultura su questo tema. In queste ore si è sentito ripetere che questa norma non rientrerebbe nella spending review, in quanto non genera direttamente un risparmio di spesa. È un’interpretazione che rigettiamo”, ha affermato Giorgio Foresti, Presidente dell’Associazione AssoGenerici“Favorire il ricorso ai generici, permettendo alle industrie che li producono di raggiungere volumi di mercato adeguati è il solo modo di far scendere ulteriormente i prezzi. Non dovrebbe essere un mistero per nessuno il fatto che gli equivalenti, nel resto d’Europa, costano molto meno che in Italia proprio perché non esiste il monopolio del farmaco di marca. Basti pensare che se la concorrenza generasse una discesa del prezzo degli equivalenti anche soltanto del 10%, il servizio sanitario risparmierebbe 400 milioni l’anno. Se si tiene presente questo dato di realtà, è evidente come questa norma rientri a pieno titolo tra quelle di revisione e razionalizzazione della spesa pubblica”.

Sull’argomento si è espresso anche il chirurgo di fama internazionale Ignazio Marino, oggi parlamentare del Pd: “Sui farmaci non riesco a comprendere perché la norma susciti tanta polemica. Nel Regno Unito, dove ho lavorato come chirurgo per anni, da sempre esiste la possibilità di prescrizione della molecola. Poi se si preferisce una specifica casa produttrice si deve specificare. Con i farmaci equivalenti si risparmia.

La norma controversa è contenuta nell’articolo 15, comma 11 bis, del maxiemendamento del Governo sulla spending review.

Abbiamo contattato l’associazione AssoGenerici per capire meglio la nuova norma sui medicinali partendo proprio dalle polemiche che sono scoppiate intorno al provvedimento. “Le polemiche arrivano dai medici di famiglia, di medicina generale e in seconda battuta dalla Farmindustria, l’associazione che rappresenta anche le aziende italiane. Le polemiche si sono create per una ragione semplicissima: adesso il medico di medicina generale dovrà prescrivere il farmaco equivalente attraverso il principio attivo. E’ un cambiamento molto importante per il mercato dei farmaci generici”.

 

E per il paziente che cosa cambia?

Assolutamente nulla. Fondamentalmente quello che cura della medicina è il principio attivo. Bisogna rassicurare i pazienti e i cittadini italiani sui farmaci generici. Presenti in tutti i Paesi del mondo, dove superano il 50% della prescrizione. Senza che i cittadini si siano mai lamentati per efficacia e sicurezza. E’ una questione culturale. In Germania una nota azienda farmaceutica che produce generici nasce, addirittura, nel 1974. Il problema culturale, oggi, è il frutto della polemica. L’agenzia italiana del farmaco ha l’obbligo di controllare, certificaree autorizzare i farmaci generici come gli altri farmaci. E’ una polemica sterile. I cittadini devono sapere che l’anno scorso hanno speso 177 milioni di euro per comprare farmaci griffati. E devono sapere che il risparmio generato dall’utilizzo dei farmaci generici consentirà di finanziarie le medicine innovative molto costose.

 

Perché in Italia esiste questo problema culturale?

Quando in un Paese il farmaco generico è presente dal 1974, le nuove generazioni sono abituate e non hanno pregiudizio nei confronti di un farmaco in commercio da pochi anni.

 

Con questo provvedimento è possibile sanare questo problema culturale?

Questo provvedimento sicuramente aprirà ulteriormente il mondo del farmaco, permettendo l’aumento dei farmaci generici. Con un abbassamento dei prezzi per i farmaci.

da L’Indro.it di martedì 7 Agosto 2012, ore 20:05

http://lindro.it/Farmaci-generici-Una-questione,9886#.UCz41lbN_BE

SCRUTINO ELETTRONICO PARCHEGGIATO IN UN CASSETTO

Intervista al titolare della Ales srl, Antonio Puddu

SCRUTINO ELETTRONICO PARCHEGGIATO IN UN CASSETTO

E’ stato sperimentato solo in Italia fino al 2006, ma “è stato un successo”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Lo scrutinio elettronico delle tradizionali schede elettorali cartacee, è utile e sicuro, non rivoluziona il metodo tradizionale di voto, perchè non cambiano le modalità di votazione: l’elettore nell’ambiente protetto della cabina, a garanzia della segretezza del voto, continuerà a tracciare un segno sulla scheda elettorale con la matita copiativa”. Questo è quello che afferma l’Ales srl, l’azienda sarda che da anni si occupa di programmazione informatica, “con un impegno mirato alla ricerca di soluzioni innovative per le aziende e la Pubblica Amministrazione”.

In Italia, nel corso degli anni, sono stati fatti diversi tentativi per “informatizzare e snellire la procedura fondamentale su cui si basa ogni democrazia: il processo elettorale”. Si sente parlare spesso di voto elettronico e di scrutinio elettronico elettorale. Sono due cose diverse. Il voto elettronico è dematerializzato, cioè senza scheda cartaceamentre con loscrutinio elettronico si vota nella maniera tradizionale, con matita copiativa e scheda cartacea. E’ informatizzato il conteggio delle schede. Nel primo caso la scelta del cittadino elettore è affidata ad uno strumento elettronico, che consente di eliminare la fase di scrutinio. Il conteggio automatizzato del voto avviene nel momento stesso in cui si esprime la propria scelta; con lo scrutinio elettronico viene informatizzata soltanto la fase di scrutinio, il conteggio e l’elaborazione dei voti.

In Italia il percorso dello scrutinio elettronico parte dalla sperimentazione del 2001(elezioni politiche del 13 maggio), in alcuni comuni della Sardegna. L’Ales è l’azienda sarda che è stata autorizzata dal Ministero degli Interni per questa sperimentazione. Nel 2004(elezioni europee del 12 e 13 giugno) la sperimentazione è stata finanziata dal CIPE e realizzata in 1.500 sezioni. Le operazioni di scrutinio elettronico si sono ripetute nel 2005(elezioni regionali del 3 e 4 aprile) in 1.800 sezioni della Liguria. L’ultima sperimentazione si è registrata nel 2006 (elezioni politiche del 9 e 10 aprile) in 12.680 sezioni elettorali in Sardegna, Liguria, Puglia e Lazio. Poi il progetto è stato parcheggiato in un cassetto. Con la caduta del governo Prodi non si è più parlato di scrutinio elettorale elettronico. Abbiamo incontrato il titolare dell’azienda Ales, Antonio Puddu, per capire cos’è e a cosa serve questo progetto, utilizzato solo in fase sperimentale. In generale la gente non ha fiducia nel voto elettronico, perché può essere manomesso. Noi abbiamo ipotizzato di lasciare sempre le schede elettorali, l’elettore utilizza la matita copiativa, il presidente di seggio è l’unica persona titolata a scegliere a chi va il voto, non è la macchina che lo decide. Solo dopo inizia l’automazione”.

Sono già state fatte delle sperimentazioni.

Abbiamo ceduto le licenze nel 2004 per la sperimentazione che era stata fatta. Nel 2004 il Ministero ha avuto 10 milioni di euro dal Cipe per finanziare la sperimentazione. Noi l’avevamo già sperimentata in Sardegna nel 2001. Ho impiegato tre anni per convincere il Ministero della bontà della procedura. Nel 2004 è stato sperimentato in 49 città ed è stato un successo.

Qual è la differenza con il vecchio sistema?

Si guadagna tempo, si evitano gli errori del conteggio. Ogni volta che c’è un’elezione c’è sempre casino. Con questo sistema servirebbe meno gente, meno tempo e si eviterebbero gli errori. Lo scrutinio elettronico consente l’integrazione di soluzioni tecnologiche come il controllo audio e video nella fase di spoglio e attribuzione dei voti, consentendo il monitoraggio esterno delle operazioni, aumentando la trasparenza rispetto allo scrutinio tradizionale. Lo scrutinio elettronico oltre a velocizzare la fase di acquisizione dei voti, diminuisce il carico di lavoro che grava sulla commissione elettorale.

I costi?

Sono modestissimi. Basta un pc per ogni seggio.

Anche all’estero viene usato questo sistema?

No, assolutamente. Proprio in questi giorni è stata fatta una sperimentazione in Brasile, però si tratta sempre di voto elettronico. Cinque o sei mesi fa in Svizzera, dove dovevano fare il voto totalmente elettronico, hanno bloccato questa procedura perché hanno avuto dei problemi. Non erano più sicuri che la volontà dei cittadini fosse stata rispettata. Ci sono stati dei blackout dei computer, della trasmissione. Ci possono essere degli hacker che si infilano. Se il voto è solo elettronico non c’è verifica se, invece, c’è la scheda cartacea è sempre possibile verificare.

Il sistema sarà sperimentato anche nelle prossime elezioni?

Non credo. Ho parlato con una serie di deputati che facevano parte di commissioni specifiche. C’era tutta la buona volontà, però mancava il tempo. Ogni volta c’erano dei problemi. Tutti dicono che è bello, ma è sempre lì parcheggiato.

Come spiega questa scelta?

Hanno interessi diversi in questo momento. Non sempre vengono fatte le cose migliori per i cittadini.

E’ tutto fermo al 2006?

Dal 2006 questa sperimentazione non è stata più rifatta. Nel 2007, Lucio Stanca (senatore di Forza Italia, ndr) ha presentato un disegno di legge. Lo hanno firmato 80 senatori della destra, quando c’era Prodi al governo. Quando è caduto Prodi si è fermato il giocattolo. Ma sono fiducioso che aumenti l’attenzione sull’argomento che può permettere di risparmiare per ogni votazione circa 400 milioni di euro. Dalla relazione del Ministero si prevede un risparmio del 25%. Verrebbero eliminate anche le code. Un’altra versione di questo software la utilizziamo per gestire i concorsi pubblici e quando si presentano i candidati, in un attimo vengono riconosciuti.

da L’Indro.it di venerdì 3 Agosto 2012, ore 19:19

http://lindro.it/Scrutino-elettronico-parcheggiato,9850#.UCj636HN_BE

REDDITO MINIMO? “UNA BATTAGLIA DI CIVILTÀ”

Intervista al presidente di Bin Italia, Luca Santini

REDDITO MINIMO? “UNA BATTAGLIA DI CIVILTÀ”

Per la Fornero: con questa garanzia “gli italiani sarebbero tutti a casa a mangiare pasta al pomodoro”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La campagna sul reddito minimo garantito è stata lanciata. Nelle piazze italiane si stanno raccogliendo le firme per la proposta di legge, sostenuta da un comitato, aperto e trasversale, con la presenza di movimenti, associazioni, partiti e sindacati. Come la Bin Italia (Basic Income Network), un’associazione che da tanti anni si batte per introdurre anche in Italia una misura di welfare presente in tutta Europa. Per presentare la legge occorrono 50 mila firme, che devono essere raccolte entro la fine dell’anno.

Ma cos’è il reddito minimo garantito? Lo abbiamo chiesto a Luca Santini, presidente di Bin Italia: “Il reddito minimo garantito è un insieme di risorse economiche, ma anche di servizi in natura che si chiama reddito indiretto, che è rivolto a tutti i residenti di una determinata comunità politica che si trovano al di sotto di un certo reddito di risorse e di benessere. Si rivolge a tutti coloro che queste risorse non le hanno”.

Ai disoccupati e ai precari.

Principalmente a loro, ma anche alle persone impossibilitate a lavorare.

E’ stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare per istituire questo reddito minimo garantito. A che punto siamo?

La proposta è formalizzata, secondo la legge ci sono sei mesi di tempo per raccogliere almeno50mila firme entro la fine dell’anno, per poter presentare questo progetto alla discussione delle Camere. Ci sono molte adesioni che sono arrivate da singole personalità, dal mondo associativo e anche alcune forze politiche hanno ritenuto la bontà della proposta e l’hanno fatta propria. Si stanno organizzando appuntamenti e banchetti di raccolta firme in tutta Italia. Un fatto un po’ anomalo e curioso nel mese di luglio che non favorisce l’iniziativa politica, nemmeno quella dal basso e della società civile. Però, dalle notizie che abbiamo, la raccolta firme sta andando molto bene. L’obiettivo delle 50mila firme è certamente nel mirino, ma sentiamo di poterci dare un obiettivo anche più ambizioso che è quello di fare entrare con prepotenza il tema nel dibattito politico ufficiale, di farlo vivere nel corpo sociale.

Lei fa parte di un’associazione che da tanti anni si batte per introdurre anche nel nostro Paese una misura di welfare presente in tutta Europa, tranne in Italia e in Grecia. Perché questa anomalia è presente in questi due Paesi?

Come ci si è arrivati a questa anomalia è difficile dirlo. Ci sono delle sedimentazioni storiche, anche risalenti. Tradizionalmente i Paesi latini, mediterranei hanno una struttura dello stato sociale più debole rispetto a quelle delle socialdemocrazie nordiche o del centro Europa. Alcuni di questi Paesi mediterranei nel corso degli anni ’90 questa lacuna l’hanno colmata. Questa misura di reddito minimo, ad esempio, in Spagna esiste e anche in questo periodo tormentato non viene messa in discussione la sua esistenza. Quello che noi proponiamo è che anche qui da noi, in Italia, si colmi finalmente questa lacuna perché quella del reddito minimo, sicuramente, è un tassello fondamentale, irrinunciabile per ogni politica sociale degna di questo nome.

La politica come sta rispondendo?

I partiti della sinistra hanno risposto. Oltre a Sel anche il Partito di Rifondazione Comunista, mi sembra, ha aderito a livello nazionale e con molte articolazioni locali a questa iniziativa. Poi ci sono alcune adesioni dei singoli esponenti del Partito Democratico. Ad esempio Cofferati come europarlamentare ha aderito, anche Balzani che è un’europarlamentare eletta a Genova, che è molto sensibile al tema, ha aderito. C’è anche un movimento dentro il Pd che, però, ha dei meccanismi un po’ più complessi e non solo su questo tema. Speriamo che qualcosa si muova.

E il centro-destra come ha risposto?

Non ha dato nessuna risposta. Naturalmente sarebbero benvenuti anche loro. Ci sono dei precedenti che ci lasciano poco sperare. Dove, ad esempio, c’erano delle esperienze regionali promettenti, come nel Lazio e nella Campania, dopo che alle ultime tornate elettorali si sono imposte delle maggioranze di centro-destra subito queste leggi che istituivano il reddito minimo garantito o il reddito di cittadinanza sono state, se non del tutto abolite, poco finanziate. C’è un atteggiamento, fino adesso, di netta chiusura. Però ci piacerebbe che ci fosse un confronto con queste forze politiche conservatrici, tenendo conto che i conservatori d’Europa non si sono mai sognati di abolire le misure di reddito minimo che esistono nei rispettivi Paesi.

C’è stata una risposta da parte del Governo Monti, è intervenuto il Ministro del LavoroFornero: “con il reddito gli italiani sarebbero tutti a casa a mangiare pasta al pomodoro”. Lei cosa risponde?

Questo è un cliché offensivo che non si colloca su un terreno di serio dibattito su quelle che sono le questioni attualmente evidenti nella questione sociale del nostro Paese. E’ una fandonia mettere una misura di reddito garantito in contraddizione con l’attivazione delle persone. In realtà noi abbiamo molte persone che sono stabilmente escluse dal mercato del lavoro, si sentono scoraggiate dall’attivarsi. Questo senza una misura di reddito minimo garantito.

Cosa può fare il reddito minimo garantito?

Rendere impossibile l’accettazione di certi lavori, come esistono adesso, con contratti improponibili. Con paghe scadenti, con delle violazioni sulle norme, sulla sicurezza e quindi dei lavori che hanno delle caratteristiche di pericolosità e che, naturalmente, ben difficilmente potrebbero essere accettate da un disoccupato che fosse assistito da una misura di reddito garantito efficace e realmente funzionante. Si potrebbe creare un’alleanza virtuosa, tra il diritto al reddito e l’inclusione sociale.

E’ possibile paragonare o accostare il reddito minimo garantito al servizio sanitario nazionale?

E’ una battaglia di civiltà questa sul reddito minimo, che assomiglia alla battaglia per l’introduzione nell’immediato secondo dopoguerra del servizio sanitario nazionale. Soprattutto perché questa misura di reddito minimo, al di là dei costi che può avere, può rappresentare delle opportunità in termini di vivibilità generale del contesto sociale, che può portare a dei vantaggi che non sono nell’immediato economicamente calcolabili.

da L’Indro.it di mercoledì 1 Agosto 2012, ore 19:39

http://lindro.it/Reddito-minimo-Una-battaglia-di,9815#.UCj5I6HN_BE

(VIDEO) CASO IACOVONE, la Fiaccolata a Isernia

FIACCOLATA PER CHIEDERE GIUSTIZIA

…per l’assistente della Polizia di Stato, Giuseppe Iacovone.

Morto prematuramente il 23 marzo 2012 in un incidente stradale, per colpa di un pirata della strada.

CASO IACOVONE: parla la sorella

CASO IACOVONE/2 – La riflessione

CASO IACOVONE/3 – La Fiaccolata

Isernia, 3 agosto 2012

A cura di Paolo De Chiara

“CONOSCO MONTI, NON SI RICANDIDERÀ”

Nasce l’associazione filogovernativa ’Indipendenti per l’Italia’.

“CONOSCO MONTI, NON SI RICANDIDERÀ”

Intervista al professore Andrea Gilardoni, collega ’bocconiano’ del premier: “ma resta sempre quel posto al quirinale”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ nata a Roma ‘Indipendenti per l’Italia’, l’associazione impegnata ad “aiutare il Presidente Monti a ricostruire il Paese”. Tra i promotori gli economisti Massimo Lo Cicero eStefano Micossi, i docenti universitari Michele Bagella e Andrea Gilardoni, i giornalistiErnesto Auci e Paolo Mazzanti, i manager Umberto Quadrino e Giovanni Canepa, il professionista Alberto Pera e i dirigenti pubblici Guido Bolaffi e Costanza Pera. All’incontro ha partecipato anche Giovanni Palladino, l’esponente del movimento politico, di ispirazionesturziana, ’Italiani Liberi e Forti’.

Ma a cosa serve questa nuova associazione? Si sta preparando il terreno a Monti per le elezioni politiche del 2013? Secondo Mazzanti: “Siamo qui per cominciare a dare risposta alle domande che arrivano da tutto il mondo e chiedono di sapere se Monti gode davvero del sostegno del Parlamento e dell’opinione pubblica, se dopo le elezioni il percorso di risanamento proseguirà e se c’è la reale volontà di modernizzare il sistema politico”.

Il giornalista Augi chiede aiuto ai cittadini “che devono partecipare attivamente alla ricostruzione del Paese in modo da offrire un futuro sia ai tanti giovani oggi emarginati sia agli attuali lavoratori oggi avviliti per le troppe tasse e per l’ingiustizia e l’inefficienza complessiva del sistema politico e burocratico. La crisi economica richiede azioni rapide e decise. Ma alle debolezze e indecisioni dell’Europa si sommano le nostre gravissime carenze, prima fra tutte, l’assoluta inadeguatezza del nostro sistema politico che rimane ancorato agli schemi di gestione del passato e manda continui segnali di insofferenza verso le riforme di Monti”.

Nelle prossime settimane Indipendenti per l’Italia avvierà contatti con organizzazioni e movimenti per proporre una piattaforma comune. Per capire meglio cosa si sta muovendo intorno all’attuale Presidente del consiglio ormai ’in scadenza’, abbiamo contattato un suo collega, il professor Andrea Gilardoni. Docente alla Bocconi di Milano e amico del senatore.“Ho partecipato a una riunione in cui ho espresso l’apprezzamento per l’iniziativa. Sono andato perché Auci mi ha invitato, è una persona che stimo, e l’idea mi sembrava di interesse”.

 

Qual è l’idea?

Secondo me, l’idea ruota intorno allo stile di Monti.

 

Uno stile sobrio.

Sobrio, si certo. Ma anche consapevole, colto e, talvolta, ironico. Anche se, nel suo Governo, ci sono state delle situazioni un po’ contraddittorie.

 

Con questa associazione Monti scende ufficialmente nell’arena politica per il 2013?

Monti negherebbe decisamente. Conoscendo Monti, avendolo visto all’opera, so che è una persona che se dichiara che farà il senatore a vita, allora esistono elevate probabilità che lui faccia così. Ma è anche vero che questa è una dichiarazione opportunistica, perché se facesse diversamente il Governo salterebbe dopo un quarto d’ora. Però lui l’ha detto, l’ha dichiarato ed è difficile che cambierà idea. Almeno lo credo, conoscendo il tipo di persona. Anche perché, poi non dimentichiamoci, c’è un’altra posizione che si libera.

 

La presidenza della Repubblica.

Si, comunque io penso che il concetto sia un’iniziativa che vuole portare avanti il modello Monti. Se tra sei mesi si verificheranno delle convergenze, delle ipotesi per cui Monti riterràdi modificare il suo atteggiamento – cosa che ritengo improbabile ma possibile – forse continuerà. Però, ripeto, è molto improbabile.

 

Un movimento che si ispira alle politiche di Monti, quindi?

Al ’modo di fare il politico’. Alla fine è un politico. E il suo modo di far politica è un modello che noi dobbiamo, come Paese, senza dubbio puntare. Ricordo le parole di Montanelli, quando diceva che Berlusconi è una malattia che bisogna contrarre per poi guarirne. Berlusconi è stato anche un po’ criminalizzato, c’è stata un’esagerazione.

 

Torniamo a Monti.

Quello che è importante di Monti è l’understanding internazionale. La rete di relazioni, l’apprezzamento. Questo è un suo grande punto di forza. Se si vuole fare un partito allora non sono così convinto. Se invece si intende fare un soggetto culturale lo trovo molto interessante.

 

Lei come giudica l’azione politica del Governo presieduto da Monti?

In quella sede ho detto alcune cose. La mia è una formazione aziendalistica, non sono un economista. Avrei fatto una forte azione sul debito: per me la soluzione ragionevole è il prestito, quello che viene chiamato il prestito patrimoniale. Un prestito forzoso basato sul patrimonio degli individui. Il debito si è formato a fronte del fatto che molti si sono arricchiti, ed è equo caricare chi si è arricchito in questi ultimi venti anni. E’ doveroso colpire i redditi internazionali. Galera per chi costituisce capitali all’estero, galera se non li importano immediatamente. Intervenire in modo drastico: entro certi limiti c’è già la sanzione penale, bisogna confermarla in modo deciso. L’Imu ha una serie di difetti, va a toccare le cose più care che le persone hanno. Si tratta di un prelievo che non risolve il problema e mette a repentaglio la stabilità del mercato immobiliare italiano, una delle cose che fino ad oggi invece ha retto. Ma era già in difficoltà prima dell’Imu, lo vedo in grande difficoltà ora. Per fortuna non siamo come la Spagna, che è crollata proprio per il mercato immobiliare. Eppure, nonostante tutto il debito pubblico aumenta.

 

Secondo Lei, Monti ha realizzato tutto quello che aveva in mente o è rimasto ostaggio di questo Parlamento?

Cosa Monti avesse in mente quando ha assunto l’incarico non è che lo abbia mai detto con grandissima chiarezza. Lo ha fatto dire a qualche Ministro. Sulla riforma del Lavoro della Fornero ho delle serie perplessità. Non sono un economista del lavoro, ma vedo incrementare significativamente il costo dei contratti, non so quale sarà poi il risultato. Credo che Monti si sia affidato alla Fornero, non è che sia un esperto di queste tematiche. Se devo essere sincero il punto chiave che vedo mancato è il tema del rilancio della politica industriale. Noi abbiamo una situazione preoccupante, siamo schiacciati dalla competizione internazionale, le nostre aziende sono pressate dai costi e se ne vanno appena possono. Non dico che sia facile, ma vedo che è stato fatto abbastanza poco… anche questo decreto sviluppo licenziato ieri alla Camera. Noi cosa stiamo facendo per far rimanere le industrie in Italia? Credo abbastanza poco. Le banche sono in una situazione incredibile, hanno avuto questi soldi all’uno per cento e li impiegano al cinque. Anche io e lei saremo capaci di guadagnare, possiamo stare tranquilli, andarcene al mare e guadagnare comunque. Credo invece che per lo sviluppo si siano fatte alcune cose, per esempio la ‘cabina di regia’ per l’export. Credo molto al progetto sulla banda ultra-larga, la vedo come l’autostrada del Sole degli anni ’50: una cosa che va fatta. Vedo molto bene il ragionamento sulla logistica, la necessità di ridurre i costi di trasporto, di trasferimento per attrarre merci internazionali. E poi c’è tutto il tema del turismo. Ci sono sette, otto, dieci settori che sono importanti per il nostro Paese e su cui vedo, in questo momento, che è stato fatto relativamente poco.

da L’INDRO.IT di venerdì 27 Luglio 2012, ore 19:38

http://lindro.it/Conosco-Monti-non-si-ricandidera,9763#.UBk1BGGdDPo

LEGGE ELETTORALE: “GLI ITALIANI NE HANNO LE TASCHE PIENE”

Intervista al Presidente dei Senatori dell’Idv, Felice Belisario

LEGGE ELETTORALE: “GLI ITALIANI NE HANNO LE TASCHE PIENE”

La riforma, se si farà, potrebbe portare a una nuova spaccatura nel centro-sinistra

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“La vera ragione per cui non trovano la quadra è perchè non sanno più quale può essere la lista che potrebbe ottenere la maggioranza dei voti”. Questo il commento a caldo di Antonio Di Pietro, il leader dell’Italia dei Valori, sulle varie ipotesi che stanno emergendo per la nuova legge elettorale. Il riferimento è agli incontri tra ABC (AlfanoBersani e Casini), i tre segretari del Pdl, Pd e Udc. Non vanno giù ai rappresentanti dell’IdV, e dei partiti minori, le scelte che stanno caratterizzando gli incontri per trovare la ‘quadra’. Antonio Di Pietro è chiaro: “Siamo stati avvertiti in questi minuti, i partiti della maggioranza avrebbero trovato un accordo su un sistema in parte proporzionale, in parte per collegi, in parte con le preferenze e in parte no. Una legge scritta in modo che si sappia prima chi sono gli eletti e chi invece deve restare fuori. Troveremo una soluzione a ogni tentativo di ghettizzarci e metterci all’angolo attraverso la legge elettorale”. E invita il Capo dello Stato a vigilare: “mi appello al Capo dello Stato perchè non permetta la costruzione di una legge elettorale che non consenta ai cittadini di essere rappresentati: sarebbe un’altra pagina buia che offende la democrazia”. 

Dello stesso avviso il presidente dei senatori dell’IdV, Felice Belisario, che non le manda a dire: “dopo il porcellum, rischiamo un superporcellum. Ma saranno gli italiani a decidere questa volta. Dovranno fare i conti con i cittadini”. La nuova legge elettorale, se si farà, potrebbe portare a una nuova spaccatura nel centro-sinistra. La famosa foto di Vasto, sempre al centro di ragionamenti politici, sembra essere stata sostituita da quella con i tre segretari (Alfano, Bersani e Casini, con l’aggiunta di Monti). Un nuovo Governo politico potrebbe vedere di nuovo Monti alla testa di un esecutivo politico. Potrebbe nascere un nuovo asse, formato da Idv, Sel e Movimento 5 Stelle. Che non sembra appassionare i nuovi alleati. Vendola (Sel) prende tempo: “per adesso non ci riguarda”. Tutto è da verificare nei prossimi giorni e tutto dipenderà dalla legge che sta prendendo forma.

Per capire meglio la posizione dell’Italia dei Valori abbiamo sentito il senatore Felice Belisario, che non ha dimenticato il milione di firme raccolte dai cittadini per la riforma elettorale. Dobbiamo capire quale sarà la legge elettorale. Se è una legge elettorale proporzionale a tutto tondo, senza coalizioni, senza programma condiviso ognuno giocherà la partita in proprio. Se ci saranno delle coalizioni, noi sappiamo che in Italia stiamo governando un Paese, Regioni, Province e Comuni, con il Partito Democratico. Se ci dice che non ci vuole… stiamo spiegando che l’omogeneità la decidono gli elettori e non le alchimie delle segrete stanze, per cui se gli elettori di centro-sinistra riconoscono Pd, Sel e Idv come punto di partenza per la coalizione, è evidente che da qui dobbiamo partire. Se il Pd non è d’accordo è evidente che l’Italia dei Valori, che ha un ruolo nel Parlamento, che è presente in tutte le realtà del Paese e che si è distinta in varie battaglie, si presenterà agli elettori”.

Con chi?

Con chi condivide un programma e vuol essere forza di governo.

Dal 2006 in Italia è presente la legge porcata, che non ha dato ai cittadini la possibilità di esprimere la propria opinione, di scegliere i propri rappresentanti. Oggi, questo Paese, di che legge elettorale ha bisogno?

Noi, insieme al comitato promotore per i referendum, un anno fa abbiamo depositato un milione e 200mila firme. Evidentemente per far rivivere il ‘mattarellum’, che aveva dato prova di sé, aveva garantito il principio dell’alternanza e, comunque, aveva un sostegno di un milione e 200mila italiani. Noi ritenevamo che si potesse partire e avremmo avutoconfezionata in un’ora la legge, con tutto quanto serviva. Le nostre richieste, al momento, sono disattese. La legge va cambiata, bisogna evitare di passare da un ‘porcellum 1’ a un‘porcellum 2’ o, come vado dicendo io, al ‘superporcellum’.

Una proposta di legge è stata presentata anche dal leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo.

E’ dal 2008 che abbiamo presentato disegni di legge, non solo per la ineleggibilità, ma per laincandidabilità dei condannati. Grillo con noi sfonda una porta aperta.

Come va a finire questa storia sulla legge elettorale?

Se facciamo fare la legge elettorale, piuttosto che le leggi, ancora ai condannati evidentemente non avremo la riforma della giustizia, ma soprattutto i condannati o coloro i quali hanno dei procedimenti penali gravi cercheranno di rientrare in Parlamento e siconfezioneranno una legge elettorale che faccia al caso loro. Noi ci siamo attrezzati per fare un referendum per cancellare la legge e riportare in vita quella precedente, che riteniamo diecimila volte meglio del porcellum.

Non la pensano così gli altri partiti.

Se gli altri partiti, per le loro convenienze, fanno riunioni in stanze segrete che vuole da me?

Le fa anche il Pd queste riunioni segrete?

Certo, non lo dico io. Lo dicono i giornali. Fanno incontri tra Alfano, Bersani, Casini e ci mettono dentro Migliavacca, Bressa, Adornato. Però non tirano fuori un ragno dal buco. Mi auguro che non si crei il ‘superporcellum’.

Che succede in questo caso?

Gli italiani sapranno con chi prendersela.

Per Di Pietro gli altri partiti temono il nuovo asse tra Idv, Sel e Movimento 5 Stelle. Anche lei è dello stesso avviso? 

Fanno bene a temere non tanto e non solo Idv, Sel, Movimento 5 Stelle e tutte le altre forze che si muovono sul territorio. Devono temere gli italiani, che non ne possono più. Ne hanno le tasche piene, per cui o il trio dell’apocalisse, ABC, capisce che ormai non ce n’è per nessuno, oppure si sveglieranno con una brutta sorpresa il giorno delle elezioni.

da L’INDRO.IT di giovedì 26 Luglio 2012, ore 19:39

http://lindro.it/Legge-elettorale-Gli-italiani-ne,9740#.UBkzLWGdDPo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: