Giorno: 16 agosto 2012

AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Dopo le parole della Fornero, abbiamo intervistato Enzo Masini della Fiom

AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Per il sindacalista il Governo non si è mai interessato al sistema industriale

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Sicuramente l’autunno non sarà facile, come dimostrano i dati sulla produzione industriale. Questa crisi è molto pesante e mette a rischio il futuro industriale del nostro Paese. L’assenza di industria mette a rischio il lavoro, e quindi sull’industria dobbiamo e possiamo ancora contare”. Mette le mani avanti il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Annuncia, dai microfoni di ‘Radio Anch’io’ un autunno difficile per gli italiani. Nel 1969, anche il leader socialista Francesco De Martino parlò di “autunno caldo”. Una mobilitazione che coinvolse5 milioni di lavoratori. Operai, lavoratori, impiegati e studenti: tutti in piazza per rivendicare soldi, dignità e diritti. Stiamo rivivendo quei tempi? Ci sono, oggi, punti in comune con quel periodo? Lo abbiamo chiesto a Enzo Masini della Fiom-Cgil, senza dimenticare il riferimento della Fornero sulla Fiat e su Marchionne: “Ritengo che incontri di franca discussione siano sempre utili, e personalmente non mi sono mai sottratta, anzi mi sono offerta più volte. Con l’ad Sergio Marchionne mi sono sentita recentemente e abbiamo pensato a un incontro anche nel mese di agosto. Allo stato non ci sono motivi per pensare che Fiat non mantenga i suoi impegni di investimento”. 

Per Masini non è possibile fare il paragone con il 1969. “Anni di difficoltà e di comportamenti delle imprese non proprio esaltanti, ma arrivavamo da una fase di sviluppo del Paese. Una crisi momentanea molto leggera, eravamo su un’onda del boom economico. Esplose una rivendicazione operaia e incrociò una rivolta di tipo generazionale. Questa volta siamo in un contesto completamente diverso”.

Cioè?

Siamo al quinto anno di crisi mondiale, con una ripresina nel 2011. Solo un palliativo. Siamo di fronte al fatto che la crisi sta erodendo proprio le grandi conquiste sindacali fatte all’inizio degli anni ’70. Viene messo continuamente in discussione lo Statuto dei Lavoratori, insieme agli spazi di libertà sindacale. Il 1969 fu anche l’anno della riforma delle pensioni, oggi siamo alle controriforme, con colpi pesanti sul versante della previdenza. Siamo di fronte al fatto che la crisi economica sta aprendo un disastro dal punto di vista sociale e della trattenuta economica delle imprese. Che può tradursi nel licenziamento di centinaia di lavoratori, per non dire migliaia nelle realtà più calde.

Lei come prevede questo ‘autunno caldo’ annunciato dalla Fornero?

Prevedo un autunno caldo sul versante del lavoro, perché proprio le ultime riforme fatte da questo Governo, sia per quanto riguarda la previdenza e la progressiva riduzione degli ammortizzatori sociali, farà sì che di fronte alle crisi che ci sono e che si accentueranno non avremo a disposizione neppure i classici ammortizzatori sociali. Avremo un’esplosione delle crisi aziendali, che diventeranno crisi sociali. E rischiano di diventare veri e propri scontri nel Paese. Il Ministro del Lavoro, più che lanciare allarmi, dovrebbe preoccuparsi di quali interventi poter fare. Sia sul versante delle politiche industriali, insieme al Ministro Passera, e sia sugli ammortizzatori sociali per contenere gli effetti della crisi. Dire che ci sarà un autunno caldo è una previsione molto facile.

Sull’industria possiamo e dobbiamo puntare” ha dichiarato la Fornero.

Sul sistema industriale italiano questo Governo non sta facendo assolutamente niente. Purtroppo è in continuità con tutti gli altri Governi. L’Italia non ha nessuna politica industriale, non ha mai fatto scelte rispetto ai settori da sviluppare, mantenere e difendere. Siamo in totale balìa di quelli che si chiamano i mercati, che in altri Paesi sono il frutto di decisioni politiche dei Governi. Non è che sono questa cosa così astratta. In Italia mancano le decisioni da parte del Governo. Il nostro tessuto industriale, ancora molto ricco, rischia di impoverirsi notevolmente.

Arriviamo alla Fiat. Ad agosto il Ministro Fornero potrebbe incontrare Marchionne. Qual è la situazione?

Occorre distinguere il settore della Fiat che produce camion, trattori e macchine di movimento terra che ha una crisi minore. Ma è in corso un processo pericoloso per il nostro Paese, perché sarà unificata la Iveco con la CNH. Avranno una sede sociale e una società di diritto olandese. Questa società non sarà più quotata alla borsa di Milano, come ha dichiarato Marchionne. Questo è un segnale pericoloso, perché questi settori hanno anche un indotto molto radicato, molto importante e molto specializzato.

Invece nel settore dell’auto?

Siamo al disastro. Siamo sotto le 500 mila auto prodotte in Italia, uno dei Paesi in Europa dove non ci si confronta più con la Germania, la Francia, l’Inghilterra, la Spagna. Per trovare questi volumi bisogna andare in piccoli Paesi che hanno una dimensione industriale non come la nostra. Oltre a questo, c’è il fatto che Marchionne continua a non investire in Italia. Dei 20 miliardi che aveva detto di voler investire in quattro anni, ne ha tirati fuori due e mezzo. Siamo di fronte al fatto che mentre si apre un altro stabilimento in Europa, in Italia non si procede assolutamente a nessuna innovazione. Per fare la produzione attuale basta un solo stabilimento. Ci sono diversi stabilimenti a rischio.

Quali sono?

Pomigliano, Cassino, Melfi e Mirafiori. Gli unici stabilimenti che non sono a rischio sono la Ferrari, la Maserati e le ex carrozzerie Bertone, rilevate dalla Fiat. Tutti e quattro gli stabilimenti possono essere sottoposti a una processo di chiusura.

da L’Indro.it di venerdì 10 Agosto 2012, ore 20:05

http://lindro.it/Autunno-caldo-Ci-sara-un,9936#.UCz6llbN_BE

FARMACI GENERICI, QUESTIONE DI CULTURA

Nella spending review il provvedimento controverso

FARMACI GENERICI, QUESTIONE DI CULTURA

Incentivare i medicinali ’no griffati’ per risparmiare. AssoGenerici: “nelle altre nazioni è presente dal 1974”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Una recente indagine sulla conoscenza dei farmaci generici ha mostrato con dati inconfutabili che il cittadino non è adeguatamente informato dal medico o dal farmacista della presenza di medicinali equivalenti che possono essere acquistati in sostituzione di un farmaco di marca a costi nettamente inferiori. La carenza di informazione non ha permesso finora al cittadino di scegliere di acquistare a minor prezzo e a parità di qualità terapeutica. In questo ambito è in atto quella che si può considerare una vera e propria ’coalizione della disinformazione’, che difende interessi corporativi, facendo pagare ai cittadini le terapie e, in aggiunta, anche i costi di marketing e pubblicità che non hanno nulla a che vedere con la salute”.

Queste le parole utilizzate nel comunicato della Federconsumatori per illustrare il proprio punto di vista sulla polemica di questi giorni. Il nostro Paese è ancora lontano dalle diverse realtà europee e mondiali. “Basti pensare che in Italia solo il 16-18% della popolazione ricorre ai farmaci equivalenti, mentre la media europea si attesta su una percentuale attorno al 40-50%. Il maggior utilizzo di questi farmaci potrebbe permettere, al sistema sanitario italiano, di risparmiare ogni anno tra i 600 e i 700 milioni di euro. Ben venga, quindi, la norma introdotta dal Governo, che impone non il nome del farmaco bensì il principio attivo che ha identico effetto terapeutico”. 

Questa è la svolta, secondo molti, per la vendita di farmaci in Italia.

farmaci generici sono quei farmaci che contengono lo stesso principio attivo di un farmaco di marca. Secondo molti, le aziende farmaceutiche non hanno provveduto ad abbassare i prezzi proporzionalmente alla riduzione del rimborso statale. E i clienti si trovano a dovere sostenere la differenza tra il prezzo di vendita e quello di rimborso.

Ma le aziende sostengono che la situazione italiana è diversa da quella europea ed è un punto sul quale non hanno tutti i torti. Siamo indietro rispetto agli altri per una mancanza di cultura su questo tema. In queste ore si è sentito ripetere che questa norma non rientrerebbe nella spending review, in quanto non genera direttamente un risparmio di spesa. È un’interpretazione che rigettiamo”, ha affermato Giorgio Foresti, Presidente dell’Associazione AssoGenerici“Favorire il ricorso ai generici, permettendo alle industrie che li producono di raggiungere volumi di mercato adeguati è il solo modo di far scendere ulteriormente i prezzi. Non dovrebbe essere un mistero per nessuno il fatto che gli equivalenti, nel resto d’Europa, costano molto meno che in Italia proprio perché non esiste il monopolio del farmaco di marca. Basti pensare che se la concorrenza generasse una discesa del prezzo degli equivalenti anche soltanto del 10%, il servizio sanitario risparmierebbe 400 milioni l’anno. Se si tiene presente questo dato di realtà, è evidente come questa norma rientri a pieno titolo tra quelle di revisione e razionalizzazione della spesa pubblica”.

Sull’argomento si è espresso anche il chirurgo di fama internazionale Ignazio Marino, oggi parlamentare del Pd: “Sui farmaci non riesco a comprendere perché la norma susciti tanta polemica. Nel Regno Unito, dove ho lavorato come chirurgo per anni, da sempre esiste la possibilità di prescrizione della molecola. Poi se si preferisce una specifica casa produttrice si deve specificare. Con i farmaci equivalenti si risparmia.

La norma controversa è contenuta nell’articolo 15, comma 11 bis, del maxiemendamento del Governo sulla spending review.

Abbiamo contattato l’associazione AssoGenerici per capire meglio la nuova norma sui medicinali partendo proprio dalle polemiche che sono scoppiate intorno al provvedimento. “Le polemiche arrivano dai medici di famiglia, di medicina generale e in seconda battuta dalla Farmindustria, l’associazione che rappresenta anche le aziende italiane. Le polemiche si sono create per una ragione semplicissima: adesso il medico di medicina generale dovrà prescrivere il farmaco equivalente attraverso il principio attivo. E’ un cambiamento molto importante per il mercato dei farmaci generici”.

 

E per il paziente che cosa cambia?

Assolutamente nulla. Fondamentalmente quello che cura della medicina è il principio attivo. Bisogna rassicurare i pazienti e i cittadini italiani sui farmaci generici. Presenti in tutti i Paesi del mondo, dove superano il 50% della prescrizione. Senza che i cittadini si siano mai lamentati per efficacia e sicurezza. E’ una questione culturale. In Germania una nota azienda farmaceutica che produce generici nasce, addirittura, nel 1974. Il problema culturale, oggi, è il frutto della polemica. L’agenzia italiana del farmaco ha l’obbligo di controllare, certificaree autorizzare i farmaci generici come gli altri farmaci. E’ una polemica sterile. I cittadini devono sapere che l’anno scorso hanno speso 177 milioni di euro per comprare farmaci griffati. E devono sapere che il risparmio generato dall’utilizzo dei farmaci generici consentirà di finanziarie le medicine innovative molto costose.

 

Perché in Italia esiste questo problema culturale?

Quando in un Paese il farmaco generico è presente dal 1974, le nuove generazioni sono abituate e non hanno pregiudizio nei confronti di un farmaco in commercio da pochi anni.

 

Con questo provvedimento è possibile sanare questo problema culturale?

Questo provvedimento sicuramente aprirà ulteriormente il mondo del farmaco, permettendo l’aumento dei farmaci generici. Con un abbassamento dei prezzi per i farmaci.

da L’Indro.it di martedì 7 Agosto 2012, ore 20:05

http://lindro.it/Farmaci-generici-Una-questione,9886#.UCz41lbN_BE

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