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AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Dopo le parole della Fornero, abbiamo intervistato Enzo Masini della Fiom

AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Per il sindacalista il Governo non si è mai interessato al sistema industriale

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Sicuramente l’autunno non sarà facile, come dimostrano i dati sulla produzione industriale. Questa crisi è molto pesante e mette a rischio il futuro industriale del nostro Paese. L’assenza di industria mette a rischio il lavoro, e quindi sull’industria dobbiamo e possiamo ancora contare”. Mette le mani avanti il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Annuncia, dai microfoni di ‘Radio Anch’io’ un autunno difficile per gli italiani. Nel 1969, anche il leader socialista Francesco De Martino parlò di “autunno caldo”. Una mobilitazione che coinvolse5 milioni di lavoratori. Operai, lavoratori, impiegati e studenti: tutti in piazza per rivendicare soldi, dignità e diritti. Stiamo rivivendo quei tempi? Ci sono, oggi, punti in comune con quel periodo? Lo abbiamo chiesto a Enzo Masini della Fiom-Cgil, senza dimenticare il riferimento della Fornero sulla Fiat e su Marchionne: “Ritengo che incontri di franca discussione siano sempre utili, e personalmente non mi sono mai sottratta, anzi mi sono offerta più volte. Con l’ad Sergio Marchionne mi sono sentita recentemente e abbiamo pensato a un incontro anche nel mese di agosto. Allo stato non ci sono motivi per pensare che Fiat non mantenga i suoi impegni di investimento”. 

Per Masini non è possibile fare il paragone con il 1969. “Anni di difficoltà e di comportamenti delle imprese non proprio esaltanti, ma arrivavamo da una fase di sviluppo del Paese. Una crisi momentanea molto leggera, eravamo su un’onda del boom economico. Esplose una rivendicazione operaia e incrociò una rivolta di tipo generazionale. Questa volta siamo in un contesto completamente diverso”.

Cioè?

Siamo al quinto anno di crisi mondiale, con una ripresina nel 2011. Solo un palliativo. Siamo di fronte al fatto che la crisi sta erodendo proprio le grandi conquiste sindacali fatte all’inizio degli anni ’70. Viene messo continuamente in discussione lo Statuto dei Lavoratori, insieme agli spazi di libertà sindacale. Il 1969 fu anche l’anno della riforma delle pensioni, oggi siamo alle controriforme, con colpi pesanti sul versante della previdenza. Siamo di fronte al fatto che la crisi economica sta aprendo un disastro dal punto di vista sociale e della trattenuta economica delle imprese. Che può tradursi nel licenziamento di centinaia di lavoratori, per non dire migliaia nelle realtà più calde.

Lei come prevede questo ‘autunno caldo’ annunciato dalla Fornero?

Prevedo un autunno caldo sul versante del lavoro, perché proprio le ultime riforme fatte da questo Governo, sia per quanto riguarda la previdenza e la progressiva riduzione degli ammortizzatori sociali, farà sì che di fronte alle crisi che ci sono e che si accentueranno non avremo a disposizione neppure i classici ammortizzatori sociali. Avremo un’esplosione delle crisi aziendali, che diventeranno crisi sociali. E rischiano di diventare veri e propri scontri nel Paese. Il Ministro del Lavoro, più che lanciare allarmi, dovrebbe preoccuparsi di quali interventi poter fare. Sia sul versante delle politiche industriali, insieme al Ministro Passera, e sia sugli ammortizzatori sociali per contenere gli effetti della crisi. Dire che ci sarà un autunno caldo è una previsione molto facile.

Sull’industria possiamo e dobbiamo puntare” ha dichiarato la Fornero.

Sul sistema industriale italiano questo Governo non sta facendo assolutamente niente. Purtroppo è in continuità con tutti gli altri Governi. L’Italia non ha nessuna politica industriale, non ha mai fatto scelte rispetto ai settori da sviluppare, mantenere e difendere. Siamo in totale balìa di quelli che si chiamano i mercati, che in altri Paesi sono il frutto di decisioni politiche dei Governi. Non è che sono questa cosa così astratta. In Italia mancano le decisioni da parte del Governo. Il nostro tessuto industriale, ancora molto ricco, rischia di impoverirsi notevolmente.

Arriviamo alla Fiat. Ad agosto il Ministro Fornero potrebbe incontrare Marchionne. Qual è la situazione?

Occorre distinguere il settore della Fiat che produce camion, trattori e macchine di movimento terra che ha una crisi minore. Ma è in corso un processo pericoloso per il nostro Paese, perché sarà unificata la Iveco con la CNH. Avranno una sede sociale e una società di diritto olandese. Questa società non sarà più quotata alla borsa di Milano, come ha dichiarato Marchionne. Questo è un segnale pericoloso, perché questi settori hanno anche un indotto molto radicato, molto importante e molto specializzato.

Invece nel settore dell’auto?

Siamo al disastro. Siamo sotto le 500 mila auto prodotte in Italia, uno dei Paesi in Europa dove non ci si confronta più con la Germania, la Francia, l’Inghilterra, la Spagna. Per trovare questi volumi bisogna andare in piccoli Paesi che hanno una dimensione industriale non come la nostra. Oltre a questo, c’è il fatto che Marchionne continua a non investire in Italia. Dei 20 miliardi che aveva detto di voler investire in quattro anni, ne ha tirati fuori due e mezzo. Siamo di fronte al fatto che mentre si apre un altro stabilimento in Europa, in Italia non si procede assolutamente a nessuna innovazione. Per fare la produzione attuale basta un solo stabilimento. Ci sono diversi stabilimenti a rischio.

Quali sono?

Pomigliano, Cassino, Melfi e Mirafiori. Gli unici stabilimenti che non sono a rischio sono la Ferrari, la Maserati e le ex carrozzerie Bertone, rilevate dalla Fiat. Tutti e quattro gli stabilimenti possono essere sottoposti a una processo di chiusura.

da L’Indro.it di venerdì 10 Agosto 2012, ore 20:05

http://lindro.it/Autunno-caldo-Ci-sara-un,9936#.UCz6llbN_BE

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