Mese: settembre 2012

FIRMA. Subito la legge #anticorruzione Dipende anche da noi

Subito la legge #anticorruzione…Dipende anche da noi

Ormai è una questione di decenza, e anche di sopravvivenza. La legge anti corruzione non può rimanere ostaggio di una destra allo sbando, arroccata nelle paure personali del suo leader, politicamente suicida al punto da non avvertire l’urgenza assoluta di mettere il nostro sistema al passo con l’Europa: ma anche, e soprattutto, con la sensibilità acutissima del Paese, che non tollera più abusi e furbizie. 
La cintura di illegalità corruttiva che soffoca l’Italia e la sua libertà tiene lontani gli investimenti stranieri, penalizza le imprese, altera il mercato. Ma soprattutto pesa sul sistema per 60 miliardi all’anno, una cifra enorme che è il segno dell’arretratezza del Paese e del condizionamento di una diffusa criminalità quotidiana. 

A tutto ciò si aggiungono l’uso disinvolto del denaro pubblico e gli sprechi del sistema politico. Lo scandalo della Lombardia, con le vacanze pagate al presidente Formigoni da un faccendiere della sanità, e la vergogna del Lazio, con cifre da capogiro intascate dai consiglieri regionali per spese private, fanno ormai trabocca il vaso. Ieri Napolitano ha definito la corruzione “vergognosa”, il giorno prima Monti aveva denunciato “l’inerzia” della destra. 

Ora non ci sono più alibi. Il governo non può fare il notaio delle inerzie altrui: vada avanti con forza e il Premier chieda al Parlamento di approvare subito la legge. Chi non la vuole, se ne assuma la responsabilità. E l’opinione pubblica faccia sentire la sua voce. Il cambiamento può cominciare qui, oggi.

di EZIO MAURO 

L’APPELLO…  FIRMA QUI

Corruzione, oltre due anni di schermaglie ecco chi e perché si oppone alla legge

Il fronte dei contrari è molto ampio: politici che rischiano di essere condannati, pubblici funzionari che non rispettano le regole, alcuni magistrati e alcuni imprenditori. Il cammino del provvedimento inizia nell’aprile del 2010 e ancora oggi il Pdl cerca di smontarlo. I punti critici

di LIANA MILELLA

Saviano: ”Firmiamo per far vincere gli onesti”

Il disegno di legge fermo da tempo in Parlamento deve essere approvato al più presto. Serve per voltare pagina e non permettere più che questa “democrazia sia così malata”. Ed è necessario per frenare “un dispendio economico gigantesco che allontana gli investimenti”.

L’appello di Roberto Saviano

(Video) OSPEDALE ‘VENEZIALE’ Isernia, lavori INFINITI

Lavori INFINITI… nulla è cambiato.
III piano

Questo il VIDEO del 12 aprile 2012… https://www.youtube.com/watch?v=oRWLDUzDOwo&feature=plcp

La MENSA e i LAVORI INFINITI…
Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia aperto anche di notte… nei locali c’è l’Archivio e la Farmacia, ma tutti possono entrare indisturbati… 

II piano dell’Ospedale ‘Veneziale’… i LAVORI lasciati a metà

I piano dell’Ospedale ‘Veneziale’… i LAVORI lasciati a metà.

A cura di Paolo De Chiara

“E’ stato sbagliato dare aiuti agli Agnelli”

 

Intervista al direttore di Fleet&Mobility, Pierluigi del Viscovo

“E’ stato sbagliato dare aiuti agli Agnelli”

Mercato italiano dell’auto? “In Italia c’è solo la Fiat”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Il mercato di oggi, a 1 milione e 400 mila unità immatricolate, riflette una situazione di crisi, con sfiducia e prudenza che francamente sarebbe anche preoccupante se non ci fossero, perché vorrebbe dire che in Italia saremmo 60 milioni di teste di siluro che continuano a ballare sul Titanic. Detto questo, ritengo che il mercato italiano non possa essere previsto oltre 1,9-2 milioni di pezzi nel suo momento migliore”. Queste le parole del professor Pierluigi del Viscovo, direttore di Fleet&Mobility, la società che studia il mercato e le problematiche dell’auto in Italia. Per del Viscovo nel BelPaese c’è solo la presenza della Fiat e di altre piccole realtà. E la Dr Motor che voleva anche prelevare Termini Imerese? “Un fenomeno molto, molto piccolo. Stiamo parlando di un’azienda che fino ad agosto di quest’anno ha venduto 532 pezzi. E volevano acquistare Termini Imerese. L’hanno scorso avevano venduto 2350 pezzi. Hanno fatto registrare un calo del 77 per cento. Loro assemblano delle componentistiche che vengono prodotte in Cina, non è uno stabilimento come Pomigliano, Cassino. È un fenomeno molto circoscritto”. Con il presidente di Fleet&Mobility abbiamo analizzato la situazione italiana. Che spazi ci sono per la produzione automobilistica? Chi potrebbe produrre auto? “Il nostro non è un Paese molto attrattivo, per cui certamente se qualcuno volesse avviare delle piccole produzioni semi-artigianali nel settore della meccanica, così come in altri settori, per carità però per portare un grande insediamento in Italia… sappiamo bene che non abbiamo la fila. L’industria europea dell’automobile è sovradimensionata in termini di capacità produttiva”.

Perché?

Il mercato europeo ha immatricolato fino a 16 milioni di macchine ogni anno, fino a due o tre anni fa. Poi è intervenuta la crisi che ha modificato le cose.

Come mai si vendono meno macchine in Europa e nel nostro Paese?

La crisi ha un pochino accentuato, salvo gli interventi dei governi su tutti i grandi mercati a cominciare dalla Germania. In previsione di questa grande crisi hanno varato dei piani di incentivi. Questo ha funzionato molto e ha anche costituito una grossa opportunità di vendita in Italia e in Europa per i costruttori generalisti. Gli automobilisti europei stanno comprando meno macchine e ne compreranno sempre meno, anche con la crisi alle nostre spalle. Dal 2000 al 2009 gli italiani hanno messo sulle strade 23 milioni di macchine nuove, su un totale di macchine circolanti che sono 35/36 milioni. Il parco circolante è stato rinnovato nel decennio in cui sono state pompate macchine e l’industria automobilistica negli ultimi dieci anni ha fatto dei capolavori di macchine. Sia per quanto riguarda il confort e sia per la sicurezza.

Per Della Valle “gli Agnelli hanno preso tanto dall’Italia e hanno il dovere di tutelare chi lavora per loro”. Lei è d’accordo?

Quando è stato dato agli Agnelli è stato sbagliato. Non era economia di mercato. Tutti i governi aiutano l’industria pesante. Il punto è che l’industria dell’automobile è un’industria molto sociale. Lo si vede anche dal can-can di questi giorni, è evidente che per i mobilifici nessuno ha aperto bocca. Con il massimo rispetto per tutti i lavoratori, per chi va in cassa integrazione o che perde il posto. È una cosa brutta che non deve mai accadere, però bisogna anche interpretare il pensiero di quelli che non fanno parte di un impianto di 5mila persone, però magari fanno parte di 5mila bar o di 5mila negozi e lo perdono il posto. E son figli di un dio minore. È sempre difficile intervenire mantenendo una sorta di equità nell’intervento. Questo è alla base dell’intervento di Della Valle, credo che abbia dato voce a alla piccola e media impresa italiana che chiude e apre, apre e chiude e nessuno se ne frega.

Oggi Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo sulla Fiat, su Marchionne e sui 350 euro mensili pagati agli operai in Serbia. Una dura concorrenza…

Ho visitato lo stabilimento di Pomigliano, conosco lo stabilimento di Cassino e devo dire che quello che ho visto a Pomigliano è impressionante in positivo. Da napoletano ricordo lo stabilimento dell’Alfa Sud. Sono cose serie, reali. Non credo che ci sia un problema di produrre in Italia o di non produrre in Italia. Certamente la produzione è molto distribuita e questo non succede mai. Le macchine che vengono prodotte in Italia su cinque stabilimenti normalmente dai concorrenti vengono prodotte in uno o massimo due stabilimenti. Abbiamo uno studio sugli impianti produttivi Fiat e sugli impianti produttivi Chrysler, la produzione da loro è molto più ragionata. Non è questione se si possono fare in Italia, indubbiamente ci sono delle prospettive di un grande mercato. Quello americano che sta tirando da diversi anni. Anche quel mercato sta cominciando a considerare in termini di massa automobili un po’ più europee. In prospettiva c’è il grande brand mondiale che è Alfa Romeo, su cui tutti gli investimenti sono davanti a noi.

Resta o non resta la Fiat in Italia?

Certo che resta. Per restare in Italia la Fiat deve guadagnare soldi, deve fare di tutto per non trovarsi nella condizione di non poterci più lavorare. Deve essere cambiato il sistema Paese. Passera deve incontrare Marchionne non per fare il suo lavoro, ma per fare il Ministro. Gli aiuti alla Fiat in passato sono stati un danno, perché adesso ci si trova con una situazione drammatica. Era fallita, c’era già andata vicino negli anni ’70. Che tutta l’industria italiana abbia sempre vissuto un pochino protetta anche dal discorso delle svalutazioni è un dato di fatto. Non so se la Fiat resta in Italia con Pomigliano, Melfi, Cassino, Mirafiori più Val di Sangro. In un mercato libero uno deve anche considerare se si riesce a stare in piedi con questi impianti. Questo si dovrebbero chiedere anche i sindacati.

18 settembre 2012

 

 

don pino puglisi

don Pino Puglisi, il prete antimafia

don pino puglisi

    don Pino Puglisi

     «E’ importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per i soldi.
Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste.
Tutte queste iniziative hanno valore, ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti».

don Pino Puglisi

 IL PRETE ANTIMAFIA

       Il piccolo prete chiamato “3P” nasce nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno.

Entra nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e viene ordinato sacerdote dal Cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960. Nel 1961 viene nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del SS.mo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.

Nel 1967 è nominato cappellano presso l’Istituto per orfani di lavoratori «Roosevelt» e vicario presso la parrocchia Maria SS.ma Assunta Valdesi. Sin da questi primi anni segue con attenzione i giovani e si interessa delle problematiche sociali dei quartieri più emarginati della città.
Il primo ottobre 1970 viene nominato parroco di Godrano, un piccolo paese in provincia di Palermo – segnato da una sanguinosa faida – dove rimane fino al 31 luglio 1978 riuscendo a riconciliare le famiglie con la forza del perdono.
In questi anni segue anche le battaglie socia­li di un’altra zona della periferia orientale della città, lo «Scaricatore». Il 9 agosto 1978 è nominato pro-rettore del Seminano minore di Palermo e il 24 novembre dell’anno seguente direttore del Centro Diocesano Vocazioni. Nel 1983 diventa responsabile del Centro Regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale. Agli studenti e ai giovani del Centro Diocesano Vocazioni ha dedicato con passione lunghi anni realizzando, attraverso una serie di “campi scuola”, un percorso formativo esemplare dal punto di vista pedagogico e cristiano. Don Giuseppe Puglisi è stato docente di matematica e poi di religione presso varie scuole.

Ha insegnato al liceo classico Vittorio Emanuele II a Palermo dal 78 al 93. Dal 23 aprile 1989 sino alla morte svolse il suo ministero sacerdotale presso la Casa Madonna dell’accoglienza dell’Opera Pia Card. E. Ruffini in favore di giovani donne e ragazze in difficoltà. Nel 1992 assume l’incarico di direttore spirituale nel Seminario Arcivescovile di Palermo. A Palermo e in Sicilia è stato tra gli animatori di numerosi movimenti tra cui Presenza del Vangelo, Azione Cattolica, Fuci, Equipe Notre Dame.

Il 29 settembre 1990 è nominato parroco della Parrocchia S. Gaetano di Brancaccio. L’annunzio di Gesù Cristo desiderava incarnarlo nel territorio, assumendone quindi tutti i problemi per farli propri della comunità cristiana. La sua attenzione si rivolse al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, riaffermando nel quartiere una cultura della legalità illuminata dalla fede. Questa sua attività pastorale come è stato ricostruito dalle inchieste giudiziarie ha costituito un movente dell’omicidio, i cui esecutori e mandanti sono stati arrestati e condannati. Nel ricordo del suo impegno, scuole, centri sociali, strutture sportive, strade e piazze a lui sono state intitolate a Palermo e in tutta la Sicilia.

A partire dal 1994 il 15 settembre, anniversario della sua morte, segna l’apertura dell’anno pastorale della diocesi di Palermo. Il 15 settembre 1999 il Cardinale Salvatore De Giorgi ha insediato il Tribunale ecclesiastico diocesano per il riconoscimento del martirio di don Giuseppe Puglisi, presbitero della Chiesa Palermitana. La sua vita e la sua morte sono state testimonianze della sua fedeltà all’unico Signore e hanno disvelato la malvagità e l’assoluta incompatibilità della mafia con il messaggio evangelico.  – http://www.centropadrenostro.it/donpuglisi.asp

 

 

 

 

SANITÀ in Molise – L’apparecchio acustico e la pratica perduta

Bojano (Cb), 8 settembre 2012

Barbara, una giovane di 30 anni, affetta dalla sindrome di Goldenhar, alle prese con le lungaggini della sanità molisana.

La denuncia della madre per una firma che non arriva da maggio 2012.

A cura di Paolo De Chiara

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