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CHI VIENE E CHI VA, L’ITALIA È UN CROCEVIA

Se gli italiani all’estero sono una risorsa

CHI VIENE E CHI VA, L’ITALIA È UN CROCEVIA

Più consistenti i rapporti economici con i paesi con grandi comunità tricolori. Pugliese. “l’emigrazione è un fenomeno che riguarda il nostro presente”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Si afferma solitamente che l’Italia, tradizionale paese di emigrazione, sia ora diventata paese di immigrazione. L’affermazione, all’apparenza ovvia, contiene un grave elemento di confusione, che consiste nell’assenza di un avverbio: di un “anche”. L’Italia infatti è divenuta negli ultimi decenni un paese di immigrazione, anzi un importante paese di immigrazione, mentre ha continuato a essere un paese di emigrazione, un importante paese di emigrazione”.

Queste le parole utilizzate dal professore ordinario di Sociologia del Lavoro all’Università la Sapienza, Enrico Pugliese, sul tema dell’emigrazione. Per l’ex direttore dell’Istituto di ricerche sulla Popolazione e Politiche Sociali del CNR: l’emigrazione italiana non è solo un fenomeno che riguarda la storia del paese bensì un fenomeno che riguarda, e in maniera significativa, anche la realtà attuale del paese stesso. E ciò non solo perché ci sono all’estero ancora consistenti comunità di italiani i quali si identificano come emigrati, ma esistono tuttora importanti flussi migratori tra l’Italia e altri paesi, soprattutto europei. Insomma l’Italia è un crocevia migratorio dove lavoratori stranieri affluiscono e sempre piùconsolidano la loro presenza con i ricongiungimenti familiari mentre cittadini italiani, frequentemente giovani, lasciano l’Italia verso altri paesi soprattutto europei.

E’ interessante anche lo studio sulla risorsa emigrazione a cura dell’Istituto per gli Studi di politica internazionale, che approfondisce la presenza degli italiani all’estero “tra percorsi sociali e flussi economici” dal 1945 ai giorni nostri. Scrive ancora Pugliese “dopo l’Unità, negli ultimi decenni dell’Ottocento, c’è stata una grande ondata migratoria verso i paesi transoceanici, in particolare quelli del continente americano. Il processo ha avuto inizio nelle regioni del Nord e si è poi esteso progressivamente alle regioni del Mezzogiorno, che nel periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento hanno contribuito maggiormente a quella che sarà definita la Grande emigrazione. Questo grande flusso si riduce progressivamente a partire dagli anni venti del Novecento fino a esaurirsi completamente con la Seconda guerramondale. A determinare questo esito contribuisce prima la politica restrittiva degli Stati Uniti che instaurano, con il Johnson Act, una politica restrittiva e discriminatoria nei confronti dei paesi dell’Europa mediterranea, sia la politica anti-migratoria del fascismo, sia infine la grande depressione degli anni Trenta che riduce l’attrazione verso quella che era stata, e continuerà a essere la meta più ambita: gli Stati Uniti”.

L’emigrazione dall’Italia riprende subito dopo il secondo conflitto mondiale. Secondo lo studio di Pugliese tra il 1960 e il 1970 le partenze per l’estero diminuiscono: dalle 383.908 del 1960 alle 151.854 del 1970. “Nel 1973 per la prima volta l’Italia conta un saldo migratorio positivo: la quantità di coloro che rimpatriano in Italia è infatti superiore di 1366 unità alla quantità di coloro che espatriano. I dati del 1973 manifestano una tendenza nuova, che si rafforza negli anni successivi”. Una scelta dettata dalle situazioni economiche e lavorative dei paesi di destinazione.

Ma il fenomeno dell’emigrazione non si è mai fermato. Anche in questi ultimi anni molti italiani sono partiti per trovare fortuna all’estero. Il fenomeno ha riguardato anche chi in Italia ha ricevuto la formazione e poi, per mancanza di lavoro, ha preferito abbandonare il proprio paese di origine, spesso lamentando politiche poco attente alle esigenze, soprattutto lavorative, dei propri cittadini. Una tendenza etichettata come ‘fuga dei cervelli’.

Nello studio curato da Colucci, ricercatore presso il Consiglio nazionale delle ricerche, è possibile trovare un dato molto interessante: il legame tra l’interscambio commercialedell’Italia e le aree geografiche maggiormente interessate dall’emigrazione italiana del passato e dai flussi del presente. “Occorre innanzitutto considerare che al 1° gennaio 2012 l’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) segnala la presenza di 4.208.977 persone residenti oltreconfine, un’incidenza che rappresenta il 6,9% della popolazione nazionale. È il sud a fare la parte del leone. Sono infatti 1.465.493 i registrati presso l’Aire provenientidall’Italia meridionale, 777.693 quelli provenienti dalle isole, 668.501 quelli dal Nordest, 657.196 dal Nordovest e 640.094 dall’Italia centrale”. I primi cinque paesi in cui sono presenti cittadini italiani residenti sono Argentina (664.387 persone), Germania (639.283), Svizzera (546.614), Francia (366.170), Brasile (298.370). “Se si confrontano i dati dell’Aire con le serie statistiche relative all’import export dell’Italia si evince che i paesi in cui l’emigrazione italiana è più consistente hanno relazioni molto proficue sul piano economico con l’Italia. A questi cinque paesi occorre poi aggiungere gli Stati Uniti, che risultano settimi nella classifica del 2012 dei cittadini residenti all’estero (216.767 persone)”.

Nel 2011 i prodotti del ’made in Italy’ nei quattro paesi – Argentina, Germania, Svizzera e Francia – hanno presentato perfomance positive. Tra il 2010 e il 2011 la presenza italiana in Argentina è cresciuta da 648.333 a 664.387 persone, in Germania da 631.243 a 639.283 persone, in Svizzera da 536.607 a 546.614 persone, in Francia da 364.165 a 366.170 (Fondazione Migrantes su fonti Aire). L’emigrazione italiana è ancora oggi presente “e tendenzialmente in aumento. Che si tratti di lavoratori nel settore della ricerca, di funzionari di multinazionali o di istituzioni internazionali, di cooperanti, di operai, di tecnici, tutti coloro che vanno e vengono dall’Italia portano con sé bisogni culturali, consumi, stili di vita che rendono la loro esperienza un fattore di internazionalizzazione per l’economia italiana.

L’Italia è, oggi, il paese dell’emigrazione (“l’apertura internazionale che essa ha veicolato ci permette oggi di inquadrarla piuttosto come un’importante ‘risorsa’”) e dell’immigrazione.Proprio l’immigrazione è il tema utilizzato, soprattutto nelle campagne elettorali, da una classe politica xenofoba e alla perenne ricerca di facili consensi elettorali. Ma anche i cittadini stranieri residenti nel BelPaese sono una importante risorsa. Ad oggi, secondo le registrazioni anagrafiche, se ne contano più di 4 milioni, di cui oltre la metà donne. A questi numeri bisognerebbe aggiungere gli ‘irregolari’, ma non esiste una documentazione per appurare il dato esatto. Sempre grazie a una certa politica, quella del facile rimpatrio, è ancora più difficile portare alla luce queste persone. “E’ da notare”, secondo Pugliese, “comeper un’interessante coincidenza il numero dei italiani ufficialmente residenti all’estero, 4 milioni e 30 mila unità, sia molto prossimo al numero degli stranieri in Italia. E questo è un ennesimo indicatore del ruolo dell’Italia come crocevia”. Un crocevia di speranza, in entrata e in uscita.

Al centro di questi freddi numeri ci sono le persone, con le loro storie, i loro drammi e le loro speranze. Ecco perché questi studi sono fondamentali per capire la questione e per accogliere nel miglior modo possibile le tante ‘risorse’ che arrivano quotidianamente nel nostro Paese. “Oltre che alle necessità dell’economia, il lavoro degli immigrati viene incontro alle esigenze della società. A ciò va aggiunta la ricchezza rappresentata dagli elementi di diversità culturale portata dagli immigrati, così come gli emigranti italiani l’hanno portata nei loro paesi di destinazione”.

da L’INDRO.IT di martedì 21 Agosto 2012, ore 18:34

http://www.lindro.it/Chi-viene-e-chi-va-l-Italia-e-un,9994#.UHRpfZgxooc

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