Paolo De Chiara

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I PUNTI DI FORZA (DIMENTICATI) DELL’ITALIA. Intervista al responsabile investimenti esteri di Invitalia, Giuseppe Arcucci

Intervista al responsabile investimenti esteri di Invitalia, Giuseppe Arcucci

I PUNTI DI FORZA (DIMENTICATI) DELL’ITALIA

È iniziato il Forum Eurasiatico: al centro dell’attenzione le Pmi e le start up più innovative: “Bisogna internazionalizzare e puntare sugli aspetti che hanno reso famoso il made in Italy”

Innovazione e internazionalizzazione. Queste sono le parole chiave del Forum Eurasiatico che si sta svolgendo a Verona. “L’appuntamento bilaterale – spiega Antonio Fallico, presidente Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia – che da cinque anni rappresenta la piattaforma per lo sviluppo delle relazioni istituzionali e dei rapporti commerciali tra Italia e Federazione Russa. Il Forum ha visto aumentare nel tempo il proprio prestigio presso le istituzioni, l’opinione pubblica e i player economici, divenendo un imprescindibiledriver in grado di favorire e concretizzare la competitività internazionale delle aziende Italo-Russe.

Nel 2011 l’interscambio commerciale tra i due Paesi ha registrato un incremento del 23 per cento. “La trasformazione dei mercati globali e globalizzati – secondo Fallico – unitamente al mutamento degli scenari economici sono alla base della novità programmatica dell’incontro di quest’anno”. Quest’anno al Forum Eurasiatico si è registrata la partecipazione di rappresentanti politici, imprese, istituti finanziari di Bielorussia, Ucraina, Kazakistan e Cina, oltre alle consolidate presenze provenienti dalla Federazione Russa.

Tra le varie sessioni c’è quella dedicata alle Pmi (piccole e medie imprese) innovative, alle start up e all’internazionalizzazione. Tutti fattori da considerare come motore della crescita. Abbiamo avvicinato uno dei relatori, Giuseppe Arcucci, responsabile business unitinvestimenti esteri di Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa), che ha affrontato il tema degli ‘Investimenti esteri come fattore di crescita delle Pmi e delle start-up tecnologiche’.

Un grande appuntamento per rilanciare e consolidare i rapporti tra società e realtà italiane, europee e di tutto il mondo eurasiatico. In particolare, il tema su cui si è focalizzato l’evento di quest’anno è sull’importanza dell’innovazione e dell’internazionalizzazione dello sviluppo dell’economia. In quanto responsabile dell’agenzia Invitalia, il mio intervento è focalizzato sull’importanza degli investimenti diretti dall’estero nello sviluppo dell’innovazione e delle tecnologie, in termini anche di start-up e di Pmi. Dell’importanza dei flussi dei capitali esteri per lo sviluppo nei Paesi in cui arrivano queste realtà”.

Perché è importante questo aspetto?

C’è tutta una letteratura sui vantaggi degli investimenti dall’estero. Si discute spesso sull’opportunità o meno di incentivarli e su quali sono le vere ricadute. Ma lo stiamo vedendo anche con l’esperienza diretta. Quando si tratta di temi legati alle nuove tecnologie ci sono una serie di ricadute positive che aiutano anche a sviluppare in termini di indotto il tessuto industriale in cui si vanno a localizzare. Ed è in questi termini che noi riteniamo che sia importante porre in essere politiche di attrazione di investimenti soprattutto con riferimento a nuove tecnologie e a investimenti di ricerca e sviluppo che possono generare la creazione di nuove filiere nel nostro Paese.

Come possono gestire l’innovazione le piccole e medie imprese italiane?

Hanno sempre gestito l’innovazione sulla base del loro impegno. Il made in Italy è stato reso famoso nel mondo proprio per la capacità di innovare in termini di processo di prodotto delle nostre aziende. Quello che è mancato, ultimamente, è stata una forte politica di supporto nella introduzione di innovazione tecnologiche di ultima generazione. Supporto che – se guardiamo alla cronaca delle ultime settimane – questo Governo sta cercando di rilanciare, con il tema dell’aiuto alle start-up innovative. Cominciamo a vedere un po’ di attenzione e un po’ di impegno. Quello degli investimenti esteri è un discorso importante.

Perché è mancata una forte politica di supporto in questi ultimi anni?

Per una serie di motivi, se vogliamo, contingenti. Il fatto che, in qualche modo, si è lasciato fare anche un po’ al mercato. Veniamo da un periodo in cui si è data molto importanza al liberismo. In Italia negli ultimi anni non si è parlato di politica industriale, cosa che adesso sta cominciando a riemergere. Non mi voglio spingere in considerazioni politiche.

E sulla credibilità del nostro Paese?

È necessario uno sforzo per spiegare meglio i punti di forza che il nostro Paese ha su questi temi.

Quali sono i punti di forza?

Storicamente c’è un’immagine dell’Italia non sempre positivissima, ma questo dipende da una serie di pregiudizi. In questi anni in cui mi sono occupato di questa attività, nel momento in cui si riesce a far vedere e a far toccare con mano le eccellenze che ci sono nel nostro Paese, la reazione degli investitori è positiva. È un problema anche di riuscire a trasferire un’immagine diversa, in termini di contenuti. Questo è importante e questo si fa sul campo, cercando di smorzare quelli che sono i pregiudizi storici. Siamo famosi per la moda, per il cibo, però non si parla delle tecnologie e in realtà abbiamo delle eccellenze anche nel campo delle tecnologie.

da L’INDRO.IT di giovedì 18 Ottobre 2012, ore 18:00

http://www.lindro.it/I-punti-di-forza-dimenticati-dell,11078#.UIWJW28xooc


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