Paolo De Chiara

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SVILUPPO: “ALL’ITALIA SERVE LA BANDALARGA”

Intervista a Irene Visentini

SVILUPPO: “ALL’ITALIA SERVE LA BANDALARGA”

Al Festival dell’innovazione di Bolzano si discute di digitalizzazione. Ma la penisola è ferma: “Bisogna tenersi al passo coi tempi e portare avanti istanze politiche”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Artigianato digitale. Questa è la parola d’ordine al Festival dell’Innovazione che si sta svolgendo a Bolzano. L’appuntamento è promosso da CNA giovani imprenditori. Ma cosa significa innovazione dell’artigianato attraverso il digitale? Secondo lo studio ‘Fattore Internet’, commissionato da Google a The Boston Consulting group, le Pmi attive su internetfatturano, assumono, esportano di più e sono più produttive di quelle che su internet non sono presenti. “Si stima che nel triennio le piccole e medie imprese online abbiano aumentato i ricavi dell’1,2%, contro il -4,5% registrato dalle aziende che non hanno un posizionamento sul web. Inoltre per le aziende digitali si riscontra un’incidenza di vendite all’estero del +15%, mentre negli ultimi 15 anni sono stati creati circa 700mila nuovi posti di lavoro collegati al web, molti legati ai settori dell’artigianato”.

La Broadband Commission for Digital Development, organismo dell’Unione europea preposto allo sviluppo delle reti veloci, ha pubblicato la prima istantanea dello stato di diffusione della banda larga in tutto il mondo, paese per paese. Secondo lo studio dell’Onul’Italia occupa il 29° posto (su 177 Stati) per la diffusione della banda larga fissa e al 35° per la banda larga mobile“Se il Tav Torino-Lione costa all’Italia tra i 15 e i 20 miliardi di euro, secondo il Ministero dello Sviluppo ne servono altrettanti (15) per collegare il “100% dei cittadini a 30 Mbps”. In Corea e Giappone viaggiano tutti a banda ultralarga, che nelBelpaese copre solo il 10% del territorio. Ma può valere fino al 3% del Pil”, così scriveva il 6 agosto scorso Eleonora Bianchini su Il Fatto Quotidiano.

Abbiamo intervistato la responsabile dei giovani imprenditori, Irene Visentini per capire meglio di cosa si tratta e siamo partiti da due parole: artigianato e digitale: “Un connubio tra due parole che rappresentano mondi apparentemente lontani. Nel senso che l’artigianato è molto legato alle tradizioni, mentre il digitale è il futuro. In tanti casi il digitale si unisce all’artigianato per creare anche nuove prospettive per i lavori tradizionali”.

 

 

Cosa succede con il digitale?

Digitale in senso lato, ci sono tanti aspetti che un artigiano può innovare nella propria azienda, ad esempio la comunicazione, attraverso i social media. Che creano delle reti, che possono portare grandissima innovazione nelle aziende, anche molto piccole. Ci sono anche nuove professioni che emergono, c’è il coinvolgimento delle giovani generazioni.

Facciamo un esempio…

Ci sono una serie di imprese che stanno nascendo, che lavorano in rete. Sono attività che vengono svolte non in un capannone, ma attraverso i siti e le tecnologie.

Questa digitalizzazione può favorire, dal punto di vista economico, questo settore?

Bisogna tenersi al passo coi tempi, quindi sicuramente ci sono degli aspetti, anche comunicativi, a cui le aziende non possono rinunciare a prescindere, per rimanere sul mercato.

Per conquistare nuove fette di mercato?

Certo, sia come comunicazione, come marketing, come ricerca di fornitori, contatti con partner, con clienti. Sicuramente la digitalizzazione apre i campi che sono preclusi a chi rimane nel suo settore e non cerca un’innovazione per la propria azienda.

Come si superano gli ostacoli alla digitalizzazione che esistono in Italia? Si parla spesso della linea veloce, ma siamo lontanissimi da altri paesi europei. Questo è un problema che per voi, per il vostro progetto, in questa prima fase, può essere superato o è un ostacolo?

Ci sono delle ricerche che indicano gli ostacoli, sia tecnici che burocratici, che bloccano l’evoluzione tecnologica delle aziende. Ovviamente bisogna farne presente, portare avanti gli obiettivi e il fabbisogno comune delle aziende.

Quali sono questi ostacoli?

Sono di carattere tecnologico per quanto riguarda le connessioni veloci, che non arrivano ovunque, e poi ci sono anche, in questo periodo, degli ostacoli economici. Le aziende da sole, spesso, non riescono a digitalizzarsi, ad andare in rete perché non riescono economicamente a sostenere le spese.

Chi ha il compito di abbattere questi ostacoli?

Non lo so, come associazione portiamo avanti le necessità più stringenti, cercando di superare questi ostacoli. Servono sicuramente contatti anche a livello politico.

È la politica che deve risolvere il problema?

Non penso che ci sia una chiave che apre la porta a tutte le aziende.

Anche il premier Monti ha parlato della banda larga.

Sono sicuramente istanze politiche che bisogna portare avanti.

Perché ci troviamo in questa condizione?

Perché il concetto di innovazione è un po’ bloccato, bisogna un po’ costruirselo. Sembra così lontano. Bisogna farsi trainare dalle eccellenze che ci sono nel nostro Paese, portare esempi di imprese che ce la fanno, che vanno avanti.

da L’INDRO.IT di venerdì 28 Settembre 2012, ore 18:13

http://www.lindro.it/Sviluppo-All-Italia-serve-la-banda,10674#.UIWAn28xooc


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