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TAGLI ANCHE PER LE COOPERATIVE SOCIALI. Intervista a Eugenio De Crescenzo, presidente di Agci

Intervista a Eugenio De Crescenzo, presidente di Agci

TAGLI ANCHE PER LE COOPERATIVE SOCIALI

“Il Governo dei tecnici è miope. Ci stiamo avvicinando alla Grecia. Con il ddl stabilità si mettono a rischio servizi necessari e 40mila posti di lavoro”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“L’impatto dell’aumento dell’IVA alle cooperative sociali non è accettabile; avrà una serie di effetti deprimenti per le famiglie, le stesse cooperative sociali e per le istituzioni locali, senza alcun vantaggio reale per lo Stato”Non usa mezzi termini l’Alleanza per le Cooperative italiane per criticare il ddl stabilità e per denunciare una situazione drammatica “per una scelta miope del Governo dei tecnici, che non conoscono questa materia”.

In un documento dettagliato elencano, punto per punto, tutto quello che sta accadendo etutti i pericoli che possono essere scongiurati. Come i 20 mila posti di lavoro, “che però potranno raddoppiare a 42mila”, tagliati nelle cooperative sociali“L’art. 12 del disegno di legge di stabilità, ai commi 14-16, prevede che le prestazioni socio sanitarie, educative, di assistenza domiciliare o ambulatoriale o in comunità o simili o ovunque rese, in favore di anziani ed inabili adulti, tossicodipendenti e malati di AIDS, degli handicappati psico-fisici, dei minori, anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza rese da cooperative sociali e loro consorzi siano assoggettate ad aliquota del 10% e non più del 4%; ferma restando la facoltà per le cooperative sociali di optare per il regime di esenzione previsto dal d. lgs. 460/97 sulle ONLUS”.

Ma cosa significa? Che vengono cancellati, con un colpo di spugna, asili nido, presidi sanitari, educativi. Che vengono negati servizi essenziali agli anziani, ai minori, ai malati. Per capire meglio cosa sta accadendo abbiamo contattato il presidente dell’AGCI (Associazione generale cooperative italiane), responsabile del settore Solidarietà, Eugenio De Crescenzo.“Nel sentire del Governo c’è una visione ragionieristica dei dati, senza analisi e conoscenza delle conseguenze che le scelte provocano. Questa questione non può essere coperta da una presunta infrazione in sede comunitaria”.

Il riferimento è alla questione posta dalla Commissione europea della compatibilità con il diritto comunitario (la direttiva Iva 2006/112/CE) del regime IVA (aliquota al 4%) riservato dall’ordinamento italiano alle prestazioni socio sanitarie ed educative rese dalle cooperative e loro consorzi. Un progetto pilota (’EU Pilot’), una richiesta di informazioni che non comporta necessariamente una procedura di infrazione, “procedura che, sottolineiamo con forza, comunque non è stata ancora avviata”.

In Italia sono circa 12 mila le cooperative sociali. È un settore che offre lavoro a quasi400mila persone ed è in costante crescita. Nel corso degli anni ha aggregato una rete di servizi di welfare che, attualmente, raggiunge circa 7 milioni di cittadiniGli ultimi, i più sfortunati. Il 70% del fatturato della cooperazione sociale arriva dagli enti pubblici, il 30% dalla domanda privata pagante, cioè dalle famiglie. Ma cosa si rischia? Nel documento preparato dall’Alleanza per le Cooperative italiane c’è un lungo elenco che tocca gli enti locali, che non hanno risorse per far fronte all’aumento di sei punti percentuali e che forniranno nel 2013 meno servizi sociali ai cittadini; l’aumento di evasione e irregolarità del lavoro; il taglio dei servizi di inclusione sociale per le fasce più deboli; i ritardi di pagamento;il freno per l’economia sociale (“nessuno può reggere nel contesto della crisi economica un aumento del 150% dell’Iva”); il taglio di 20mila posti di lavoro, che potranno arrivare a42mila; il senso di frustrazione e rabbia dei soci verso l’azione del Governo, giudicata come“un accanimento” dell’’Esecutivo e dei suoi rappresentanti. Secondo De Crescenzo “il Governo non ha la memoria interna di quello che è successo. Perché le cooperative sociali hanno l’Iva al 4%?”.

Lo dica lei.

Non è un caso del destino, non è per fare concorrenza sleale nel sistema imprenditoriale della produzione del welfare. È una scelta politica mirata e consumata che è stata fatta nel momento in cui si sono analizzati tutti gli elementi specifici, originali della cooperazione sociale delle cose che fa. Per cui questa memoria in questo Governo non c’è. Non c’è uno che ne capisce di questa roba. Nello stesso decreto si abbassa la potenzialità di detrazione derivante dalle donazioni a favore delle Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale,ndr). Se è un disegno organico del Governo per smantellare il welfare privato del Paese ce lo dicano. Potrebbero presentare una piattaforma e dire ‘il terzo settore per noi è un peso’. Così si prendono l’onere di dimostrarlo.

Che significa smantellare il welfare privato nel Paese?

In un documento del Governo si dice che aumenta il costo dei servizi sociali agli Enti locali, che sono stati decurtati delle loro capacità finanziarie per intervenire sulle politiche sociali, con un aumento del 150% sull’indice, dal 4 al 10, che diventa 11% per l’aumento complessivo dell’Iva, vuol dire che non ci si rende conto che si sta parlando di 400mila operatori sociali, di 12mila aziende che danno servizi alla fascia più debole del Paese e questa cosa qui, l’incasso di 150milioni dall’aumento, crea un danno enorme. Se poi nel documento si mette pure che i soggetti privati, attraverso l’istituto della donazione, non hanno più vantaggi fiscali, si toglie linfa a un pezzo d’Italia che si occupa degli ultimi, dei sette milioni di disagiati presenti nel nostro Paese, certificati dall’Istat. Prendersela con i nani è la strada scelta dal Governo.

Praticamente, che significa toccare in questo modo questo settore?

Aumenta il costo del servizio, conseguentemente i servizi andranno tagliati. Gli Enti locali non hanno le risorse per poter aumentare il costo del servizio. Stiamo contestando anche l’articolo 15 del ddl, che dice che bisogna fare tagli del 5% alle Asl.

Ci stiamo avvicinando sempre di più alla Grecia?

Certo, abbiamo fatto un grande passo nel canale d’Otranto. Noi prevediamo un’espulsione di20-25mila persone dal mondo del lavoro, con costi sociali altissimi. Non c’è un disegno strategico, ma solo un’ignoranza dei dati. I costi che vengono fuori da questa azione sono molto, ma molto maggiori dai vantaggi ragionieristici e di cassa che loro ne avrebbero.

Come si può risolvere questa situazione?

Magari aprire un dossier su una cosa di questo tipo, incontrarsi e discuterne.

Lei dice che i tecnici sono ignoranti in questo campo…

Si rivolgano a chi questo lavoro lo fa. Le politiche sociali in Italia, trent’anni fa, l’hanno fondate le nostre sigle. I propulsori di un movimento culturale.

Qual è l’azione che voi porterete avanti?

Abbiamo incontrato tutti i capigruppo dei partiti politici, abbiamo incontrato le Commissioni, abbiamo inviato al Governo una relazione specifica. Sono tanto europeisti, ma lo sanno che la comunità europea sta ridiscutendo il sistema generale dell’Iva?

Se la situazione dovesse rimane così com’è…

Il 31 ottobre siamo sotto Palazzo Chigi, non ci stiamo ad essere complici di un abbassamento del livello di civiltà di questo Paese. Vogliamo discutere tutto.

da L’INDRO.IT di venerdì 26 Ottobre 2012, ore 18:46

http://lindro.it/Tagli-anche-per-le-cooperative,11251#.UJl6S29mJ7s


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