Paolo De Chiara

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Il coraggio di dire no, uno spiraglio di luce nelle zone d’ombra. Anche a Forlì

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10/05/2013
A cura di GIULIA FARNETI

FORLI’ (FC), 11 MAGGIO 2013 – «Sbagliano persino a scriverla, a pronunciarla. La scrivono n’drangheta e la pronunciano andrangheta. Sbagliano in tanti, anche giornalisti o dirigenti politici, intellettuali e presentatori televisivi. Segno che per troppo tempo nessuno l’ha davvero presa sul serio, la ‘ndrangheta. E i boss calabresi ne hanno approfittato costruendo il loro impero, da Sud a Nord». Inizia con la lettura di Dimenticati “Coltiviamo la legalità” alla Fabbrica delle Candele, il percorso voluto e realizzato dal Comune di Forlì per sensibilizzare la cittadinanza e le giovani generazioni sui temi della legalità. La conferenza è stata presieduta da Danilo Chirico, direttore di “Paese sera”, presidente dell’associazione daSud e vincitore del premio Montanelli 2011 con “Dimenticati. Vittime della ‘ndrangheta”, Paolo De Chiara giornalista molisano e autore del libro “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo la donna che sfidò la ‘ndrangheta” e da Alessandro Bertolucci, collaboratore con il quotidiano Infooggi.it, oltre che attore teatrale, cinematografico e televisivo.

Quello che si è verificato in Calabria negli anni 80 ora sta succedendo al Nord Italia, purtroppo le persone non capiscono e fanno finta di non capire che la ’Ndrangheta si sta prendendo pezzi interi della loro vita. « Il silenzio che si è perpetrato con la complicità delle classi dirigenti calabresi e con l’apatia da parte dei cittadini ha determinato la forza della criminalità organizzata. Ha aggredito e ucciso, ma lo Stato non ha saputo dare una soluzione. I morti ammazzati non hanno un colpevole, le persone hanno perso fiducia e questo senso di abbandono le ha permesso di diventare ciò che è diventata oggi», ha affermato il cronista calabrese. «Lea Garofalo è una donna e una madre coraggio che ha avuto la forza di dire no e che non ha voltato la testa dall’altra parte. È una ‘fimmina’ che si è ribellata con tutte le sue forze», così Paolo De Chiara parla di Lea. É nata in una famiglia di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della mafia sin dalla culla. Ha visto morire suo padre Antonio, boss di Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro in provincia di Crotone, suo fratello Floriano, detto Fifì , i suoi cugini, gran parte dei suoi amici. Lo Stato con Lea Garofalo non ha fatto il suo dovere. Lea si è sentita abbandonata da tutto e da tutti, è lei stessa, nel suo memoriale del 28 aprile 2009 indirizzato al Capo dello Stato, a scrivere: «chi le scrive è una giovane madre, disperata allo stremo delle sue forze, psichiche e mentali in quanto quotidianamente torturata da anni dall’assoluta mancanza di adeguata tutela da parte di taluni liberi professionisti, quali il mio attuale legale che si dice disponibile a tutelarmi e di fatto non risponde neanche alle mie telefonate. […].La cosa peggiore è che conosco già il destino che mi spetta, dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile […]». « Lea da sola, senza l’aiuto di nessuno, è riuscita a sconfiggere un intero clan di ‘ndrangheta. La storia di Lea insegna che è possibile immaginare un futuro diverso», ha detto il cronista molisano.

Al Nord per troppi anni è stata sottovalutata la presenza delle organizzazioni criminali. Presenti da tantissimi anni con i loro sporchi affari che odorano di sangue. Le mafie, oltre ad imporre il loro potere, hanno un enorme consenso sociale e politico. «Il faro della legalità è la scuola, il faro della legalità è la famiglia; quando poi questi ragazzi mettono il naso fuori da questi contesti e vedono concretamente esempi negativi è necessario parlare con loro». È doveroso compiere il nostro dovere di cittadini, sempre e comunque. «Gran parte di coloro che abitano al Nord del Paese sostengono che chi vive al Sud abbia gli anticorpi; non è vero. Gli anticorpi ce li hanno tutti, ma non tutti hanno le opportunità. La ‘ndrangheta va dove sente odore di soldi; un tempo al Settentrione ne circolavano molti, ora non è più così. Sono le organizzazioni criminali ad avere i soldi adesso; non deve emergere più la differenza tra Nord e Sud del Paese. Purtroppo, ora tutti siamo nella stessa situazione. Anche voi dell’Emilia Romagna non siete immuni a questo cancro. Tutto ciò che succede a Reggio Calabria ora succede anche a Milano, Bologna e anche a Forlì.», ha affermato Chirico.

Oggi l’informazione è controllata; la stampa non è libera, è strettamente collegata al potere politico; quando l’informazione è così legata non è più il cane da guardia della democrazia ma diventa il cane da compagnia o da riporto. La conferenza ha avuto un riscontro molto positivo per la città e per i suoi cittadini, i quali si sono sentiti non più semplici spettatori, ma presi per mano e parte integrante di quello che si sta estendendo in tutto il Paese, grazie a tre relatori eccellenti. Oggi più che mai dobbiamo tenere accesi i riflettori, dobbiamo avere il coraggio di no alla cattiva politica, all’imprenditoria marcia e al puzzo del compromesso. Solo così la criminalità organizzata può essere sconfitta.

Giulia Farneti

http://www.infooggi.it/articolo/il-coraggio-di-dire-no-uno-spiraglio-di-luce-nelle-zone-d-ombra-anche-a-forli/42069/?fb_action_ids=574169679302488&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582


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