Mese: novembre 2013

LEA GAROFALO, 4 anni dopo… 24 novembre 2009 – 24 novembre 2013

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MILANO, 4 anni dopo… 24 novembre 2009 – 24 novembre 2013.

Per non dimenticare Lea GAROFALO

…la Donna Coraggio che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta.

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viale Montello, 'fortino' della 'ndrangheta a Milano

viale Montello, ‘fortino’ della ‘ndrangheta a Milano

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viale Montello, ‘fortino’ della ‘ndrangheta a Milano

palazzo di giustizia

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Lea Garofalo, per non dimenticare

Lea Garofalo, per non dimenticare

Lea Garofalo, per non dimenticare

Lea Garofalo, per non dimenticare

Lea Garofalo, per non dimenticare

Lea Garofalo, per non dimenticare

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CASTELNUOVO di GARFAGNANA (Lucca)

serata

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta… a Castelnuovo di Garfagnana (Lucca).

22 novembre 2013

 

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CULTURA DELLA LEGALITÀ…

con gli studenti di Castelnuovo di Garfagnana (LUCCA), 

23 novembre 2013

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CASTELNUOVO DI GARFAGNANA (Lucca)

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CASTIGLIONE DI GARFAGNANA (Lucca)

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a FORLI’ DEL SANNIO (Isernia)

libro

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO

La drammatica storia di Lea GAROFALO, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta… a FORLÌ del SANNIO (Isernia), sabato 9 novembre 2013

VENAFRO (Isernia), CULTURA DELLA LEGALITÀ, 6 novembre 2013

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CULTURA DELLA LEGALITA’… a Venafro (Isernia). 
Incontro dibattito con gli Studenti: “I giovani ambasciatori della Legalità”
Castello PANDONE, 6 novembre 2013 

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RIFIUTI TOSSICI IN MOLISE? SVELATO IL SEGRETO DI PULCINELLA

STRISCIONE ISERNIA, ottobre 2013

STRISCIONE ISERNIA, novembre 2013 (Foto Valentina Vacca)

“Questa regione non è l’«Eldorado» delle mafie, non è il luogo in cui possono essere realizzate impunemente impianti impattanti, discariche incontrollate o altri tipi di iniziative che sono in grado di danneggiare i cittadini o il territorio in cui vivono”.

Michele Iorio, presidente Regione Molise, 24 novembre 2010

“Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. … Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.

Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009

 

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.

Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009

 

“Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, Campobasso, agosto 2010

L’INCHIESTA dal BLOG (con Foto) 

MOLISE. Una strana ‘melma verde’ riaccende i riflettori su una vicenda mai chiarita

Venafro, è ancora pericolosa la discarica abusiva?

Tutto ruota intorno ad Antonio Moscardino, arrestato nell’Operazione Mosca per traffico di rifiuti tossici



PARLA LA TESTIMONE OCULARE: 

MOLISE. La ‘discarica’ di Venafro fa riemergere vecchi interrogativi intorno a una vicenda mai chiarita

“I MIEI FIGLI HANNO VISTO IL MOSTRO”

La testimone: ‘Non ho paura di parlare’. Suo figlio: ‘ho visto una terra fumante, ancora bollente’

 


VIDEO Youtube:

VENAFRO (Isernia). COSA E’ STATO INTERRATO?

SCHIAVONE

RIFIUTI, I CAMION DELLA CAMORRA IN MOLISE

27 ottobre 2010

di Paolo De Chiara
“Si sono trasferiti in Molise gli eco mafiosi collegati al clan dei Casalesi, gli uomini che hanno gestito il trasporto dei rifiuti tossici fino alle discariche, ormai sequestrate e inagibili, di Giugliano, Licola, Parete. Operano soprattutto in provincia di Isernia, non disdegnano quella di Campobasso dove corteggiano due impianti autorizzati dalla Regione: la discarica di Montagano e il depuratore Cosib di Termoli”. In questo modo la giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione, minacciata di morte dalla camorra, si è espressa in un articolo uscito ieri su Il Mattino (“E i clan portano i veleni in Molise”). Da troppi anni in Molise è stato lanciato l’allarme. Secondo Rosaria Capacchione, che abbiamo sentito telefonicamente: “I segnali c’erano anche prima. Adesso ci sono più strumenti e più capacità per riconoscere quei segnali. Stiamo parlando di una situazione stabile. Loro si spostano dove ci sono i soldi da fare. E, soprattutto, dove possono operare più tranquillamente”. E in Molise operano da anni in silenzio. Per la classe dirigente di questa Regione “il Molise è un’isola felice”. Non è affatto così. In Molise le mafie fanno i loro sporchi affari. Riciclano il denaro sporco, investono e sversano i loro veleni. Già dieci anni fa si poteva apprendere dal Rapporto annuale sul fenomeno della criminalità organizzata: “Il Molise risente sia lungo la fascia adriatica che nella zona di Venafro e Termoli, di infiltrazioni dei sodalizi criminali pugliesi e campani. Nella provincia di Campobasso si sono, inoltre, verificati episodi estorsivi perpetrati da gruppi criminali di origine campana e pugliese, in collegamento con pregiudicati locali”. Nel Rapporto era chiaramente indicato che “nella provincia di Isernia la criminalità organizzata campana è attiva nel settore del traffico di sostanze stupefacenti; nelle zone di Venafro e del Matese (area, quest’ultima, condivisa con la provincia di Caserta) sarebbe inoltre riuscita ad infiltrarsi nel tessuto economico locale mediante il controllo di attività imprenditoriali. L’area a ridosso dei confini campani risente dell’influenza del clan La Torre di Mondragone (CE). Si sono, altresì, evidenziati segnali di acquisizioni, da parte di affiliati a cosche di origine catanese, di aziende da sfruttare per il riciclaggio di capitali illeciti”. Nel rapporto si evidenziano le operazioni più significative compiute dalle forze di polizia. Come quella del 13 luglio 2000 fatta a Termoli, dove i militari dell’Arma dei Carabinieri arrestarono il latitante Aniello Bidognetti, elemento di spicco del clan dei Casalesi, responsabile di associazione di tipo mafioso finalizzata alla commissione di omicidi, estorsione ed altro. Solo dopo dieci anni si è arrivati a siglare un Protocollo di Legalità tra la Prefettura di Isernia, la Provincia, le forze dell’ordine e diversi Comuni. Nel maggio scorso, precisamente a Cantalupo del Sannio, la divisione anticrimine della Questura di Napoli, mise le mani sui beni del boss di Sant’Anastasia Antonio Panico. Il valore degli appartamenti e dei terreni sequestrati si aggirava intorno ai due milioni di euro. Come non ricordare l’arresto di Massimiliano Conti, il 38enne originario di Pescolanciano, uno dei titolari delle quote societarie della sala “Bingo Boys” di Teverola, già al centro di inchieste di camorra. Mentre nel luglio scorso la direzione distrettuale antimafia di Napoli, nel blitz che portò in carcere 44 persone, evidenziò la presenza di due soggetti, presunti affiliati dei casalesi, a Toro, in provincia di Campobasso. Da qualche settimana avevano preso in affitto una casa nel piccolo centro molisano. In provincia di Isernia nel febbraio scorso, grazie all’operazione della guardia di finanza di Caserta, vennero messi i sigilli ai beni dell’imprenditore del gas Giuseppa Diana. L’esponente del clan dei Casalesi che aveva tentato anche la scalata per l’acquisizione della Lazio Calcio. I tanti segnali, come il sequestro di un’azienda (che operava solo sulla carta) ad Isernia. “L’Euroingros – secondo il comandante della guardia di finanza di Isernia Giacomo D’Apollonio – sulla carta era un’attività che operava nel settore dei detersivi. Ma di fatto non ha mai operato. La società era intestata a una persona fisica inesistente”. In questa occasione si registrò la presenza di Giovanni Sciacca, imprenditore di Mondragone, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan camorristico La Torre. Lo stesso clan che compare nel rapporto sulla criminalità del 2000, predisposto dalle informazioni della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Già alla fine degli anni ’80 il magistrato Imposimato parlava di appalti e di terra fertile per la camorra. “Anche questa Regione – si legge dalle cronache del Messaggero del 1 marzo 1988 – può costituire una terra di conquista della camorra. Bisogna vigilare”. Non si è vigilato. Il problema non è stato affrontato. “Per troppi anni il Molise – secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia – ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra. Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male. Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Le classi dirigenti di questa Regione non hanno fatto il proprio dovere”. Un episodio significativo, per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, si è registrato con la testimonianza, nel 2003, di un giornalista di TeleA. Che racconta di aver seguito un camion partito da Napoli carico di rifiuti nocivi che dovevano essere smaltiti a Ferrara. Questo camion, invece di proseguire per il nord, proseguì per Caianello in direzione Venafro. Arrivato nella zona del consorzio industriale di Pozzilli, entrò in un capannone e dopo qualche ora uscì e tornò a Napoli”. Nell’articolo di Rosaria Capacchione si legge che il Molise “è il punto finale di smaltimento dei materiali pericolosi”. Ma perché proprio in Molise? Lo abbiamo chiesto alla giornalista de Il Mattino: “In Campania le discariche sono piene e sono state aperte molte indagini. Quindi si è creata una certa sensibilizzazione sull’argomento. Adesso il contadino che deve prendere la roba e la deve internare non lo fa più. E’meglio, per loro, andare altrove”. Ecco perché è stato scelto il Molise. “Perché magari – ci ha confermato la giornalista nel mirino dei clan – non se ne accorge nessuno. Ci vuole tempo prima che qualcuno prenda coscienza del fatto che quella è un’attività criminale o un’attività legale, ma fatta con i soldi della criminalità. Ci vuole molto tempo. Noi siamo più abituati a riconoscerle queste cose. In un territorio vergine è difficile”. Ma sono serviti i tanti allarmi di questi ultimi anni? “L’allarme è servito a far aprire gli occhi”. E qual è il compito dei cittadini? Per Rosaria Capacchione: “I cittadini quando vedono qualcosa di strano devono denunciarlo. Se vedono camion che arrivano di notte in aperta campagna devono chiamare i carabinieri. Stiamo parlando di attentati alla loro vita. Non ci vuole nulla per inquinare le falde”. E proprio sul via vai dei camion si deve registrare la continua presenza sulle strade molisane dei “camion gialli con la scritta in rosso Autotrasporti Caturano”. Ma chi sono questi Caturano? “I Caturano – ci spiega Rosaria Capacchione – sono una costante delle inchieste sulle ecomafie. Compaiono sempre come nome. E’ possibile che abbiano un ruolo ancora più centrale di quello che hanno finora evidenziato le indagini”. E li vediamo passare in Molise. Soprattutto di notte. Proprio uno dei Caturano, qualche tempo fa, venne arrestato nei pressi della Colacem di Venafro. Trasportava rifiuti tossici. “Con lo stesso sistema – si legge nell’articolo di Rosaria Capacchione – utilizzato in provincia di Caserta, dove sono state avvelenate decine di ettari di terreno e documentato dalle due inchieste “Madre Terra”. E proprio nell’articolo de Il Mattino viene ricordato l’intervento del 2008 della Dda di Campobasso, che già indicava la Regione come “il punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, dove è facile occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti”. Oggi, per quanto riguarda la discarica di Montagano, dove dal 2008 la Giuliani Environment è autorizzata a costruire e gestire un impianto per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi, si registrano le parole del primo cittadino. Alle quali ribatte con forza il consigliere regionale Michele Petraroia: “Il sindaco sbaglia, perché non si possono risolvere i problemi finanziari dando pareri positivi per tenere sul proprio territorio la più grande discarica del Molise. Si da l’autorizzazione per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di rifiuti tossici e nocivi, quando la legge nazionale e il piano regionale dei rifiuti stabilisce che questi impianti, per i rifiuti speciali e tossici, vanno realizzati all’interno delle aree industriali. E’ una scelta sbagliata”. Per l’attuale componente della commissione Antimafia la questione della presenza delle mafie in Molise: “E’ un argomento con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classe dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio. Di amarlo. Segnali in questi anni ce ne sono stati”. E continuano ad esserci. “Le infiltrazioni ci sono – ha dichiarato il procuratore antimafia di Campobasso Armando D’Alterio – e vanno combattute. Chiudere gli occhi non serve a nulla”.

da MALITALIA.IT

 

PARLA LA TESTIMONE OCULARE: “Ho visto tutto, nei terreni hanno sepolto rifiuti industriali…”

MOLISE. La ‘discarica’ di Venafro fa riemergere vecchi interrogativi intorno a una vicenda mai chiarita

“I MIEI FIGLI HANNO VISTO IL MOSTRO”

La testimone: ‘Non ho paura di parlare’. Suo figlio: ‘ho visto una terra fumante, ancora bollente’

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di  | 1 novembre 2013 – da restoalsud.it

VENAFRO (Isernia). Intorno al campo in località ‘Masseria Lucenteforte’ si è finalmente risvegliato l’interesse. Se ne parla, se ne scrive. Ancora molto poco. Ci si reca sul posto, abbandonato da troppi anni. Una storia seppellita. Le voci, molto basse, giravano da tempo. Ma niente di ufficiale. Anzi si! Sono ufficiali i certificati, le carte, i documenti, il ripristino, la ‘bonifica’ (superficiale, molto superficiale).

“Tutto è stato fatto”, ha affermato il proprietario Ernesto Nola di Venafro. Ma cosa è stato fatto? “C’è stata una conferenza di servizi, con la Regione, il Comune di Venafro e l’Arpa, che ha stabilito che tutto stava a posto. Ho ceduto a titolo gratuito questo materiale, mi dicevano di mettere il terreno buono. Invece hanno fatto un disastro, tutti questi buchi. Sono stato danneggiato da questi pseudo imprenditori d’assalto”.

Imprenditori d’assalto li definisce Nola. Il proprietario che ha firmato tutti i contratti. In quel campo ‘a riposo’ si registrano cose troppo strane. Anche il terreno, dopo essere stato calpestato da soggetti “poco affidabili”, si è ribellato. Ha cacciato fuori pezzi di plastica, di ferro, di ghisa. Funghi neri, schifosi. Una melma verde che appare quando piove. Cosa c’è sotto quel campo? Cosa è stato interrato? Chi non ha fatto il proprio dovere? Tre aziende si sono occupate del terreno, tutte contrattualizzate dal Nola,  in ordine: la Bimed di Medici, la Rasmiper di Moscardino e la Edilcom di Di Nardo.

Tutto inizia nel 1990 e finisce, ufficialmente (dati Arpa Molise), nel 2008. Restiamo in attesa dei documenti richiesti (e visionati) all’Arpa il 17 ottobre scorso. Perché oggi quel terreno ‘a riposo’ versa in condizioni pietose? Abbiamo incontrato un nuovo testimone oculare (“Ho visto tutto, voglio raccontare tutto. Non ho paura di parlare”), proprietaria di un terreno che dista cento metri dal ‘campo a riposo’: “noi abbiamo un terreno nelle vicinanze, lì ho trascorso la mia vita. Non posso dire di non aver visto. Ho visto dei camion che scaricavano cose ferruginose, cose grigie, nere. Scavavano e mettevano. C’era un signore (Antonio Moscardino, ndr) che propose a mio marito di utilizzare l’uliveto per il misto. Voleva scavare il nostro terreno, io vedevo che scavavano notte e giorno. Ho visto i camion che scaricavano rifiuti industriali”.

Moscardino ha sulle spalle i fatti di Campomarino (“Gestiva, trasportava e riceveva – scrive il Gip Roberto Veneziano del Tribunale di Larino – ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi smaltiti illecitamente mediante interramento”, pena patteggiata, un anno e otto mesi di reclusione) e di Vinchiaturo (“Creava – scrivono i giudici della Corte di Appello di Campobasso nel 2006 – le condizioni di concreto pericolo di inquinamento delle acque e del suolo, pericolo poi concretamente attualizzato a seguito di un incendio del materiale”, sei mesi e 3mila euro di ammenda, reato raggiunto dalla prescrizione).

Tutti si ricordano del personaggio ‘poco affidabile’, ma pochi parlano (“è pericoloso”). È più pericoloso non sapere cosa è stato interrato, cosa è rimasto in quel terreno. “Mio marito – racconta la signora – mi diceva sempre ‘è una vergogna’, poi si è ammalato di Sla. Ha vissuto in quel campo. Noi ci chiediamo ancora se la Sla è una malattia ambientale o personale. Mio marito viveva in quella campagna, aveva il suo uliveto. Ha respirato tutta quell’aria, mi ricordo che una volta mi raccontò che stava passando di lì e si sentì male. Un forte capogiro, si dovette fermare e non so per quanto tempo non capì nulla. Mentre passava proprio in quel posto”.

La testimonianza della signora è fondamentale per capire diverse cose. Il ‘modus operandi’, il sistema utilizzato da chi cercava terreni vergini per traffici mortali e la conferma di un passato poco chiaro. Messo, come il campo di Nola, a riposo. Lo stesso geologo, Vito La Banca, che firma nel 2007 la comunicazione del ripristino ambientale, mette in dubbio la versione ufficiale: “i lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale, il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia. Non è stata fatta una vera bonifica, ma una pulitura superficiale”. È stato dichiarato il falso? Chi ha dichiarato il falso? Perché la gente del posto non deve sapere la verità? Per Vittorio Nola, presidente del Consorzio di Bonifica di Venafro: “i controlli in questa Regione non funzionano, è un fatto acclarato”. Cosa significa? Perché queste denunce non si fanno pubblicamente?“Sotto quel terreno (‘Masseria Lucenteforte’, ndr) c’è una bomba. Sono disposta a testimoniare, ho visto tutto. Da me è venuto Moscardino, mio marito mi disse di questo contatto, di questa richiesta. A lui serviva il misto, ma non riempiva con altra terra. Riempiva con rifiuti industriali. Dissi a mio marito di non fare nulla, Moscardino era un residuo di galera. Voleva pagarci per questa operazione. Ancora mi chiedo perché quell’uomo bellissimo, bravissimo di mio marito è morto. Di due malattie, di Sla e di cancro all’intestino. C’è qualcosa di strano o no?”.

È possibile rispondere alle domande lecite della signora? È possibile consultare un Registro dei Tumori in Molise? Un marito morto di Sla e di cancro e un figlio con una rara malattia. “È una storia – spiega il figlio della testimone oculare disposta a parlare – uscita fuori dopo tanto tempo. Ne ho sempre parlato, nessuno mi ha creduto. Ora mi danno ragione. Mio padre all’epoca fece anche delle fotografie, ero piccolo. Ricordo i camion che andavano a scaricare, passavano sulla strada. Portavano una terra nera e fumante, ancora bollente. Scaricavano in continuazione, mi ricordo tutto. Stiamo parlando di un terreno avvelenato, speravo che questa storia uscisse fuori. Doveva uscire prima, molto prima”. Ma perché dopo tanti anni la signora, la testimone oculare, ha deciso di parlare, di dire tutto quello che ha visto? “Sono stanca, voglio sapere perché questo marito mio, che  andava tutti i giorni lì, è morto di due brutte malattie. I miei figli hanno visto tutto, erano ragazzini di otto, nove anni. Hanno visto il ‘mostro’. Mio marito si è ammalato nel 2002. E le falde acquifere dopo tanti anni? Dopo tante schifezze?”.

Dalla Procura della Repubblica di Isernia, coordinata da Paolo Albano, qualcosa sembra muoversi. È già stato effettuato un primo sopralluogo dall’Arpa di Isernia e dal Noe (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri) di Campobasso. È stato scavato a sette, otto metri per interrare del materiale particolare? È arrivato il momento di scavare, di capire cosa c’è sotto. In tutti i sensi.

VIDEOVENAFRO (Isernia). COSA E’ STATO INTERRATO?

L’INCHIESTA – La melma nera che può essere una bomba ecologica

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