Giorno: 15 aprile 2014

RIFIUTI IN MOLISE – POZZILLI (Is), loc. La Ginestra

RIFIUTI IN MOLISE – POZZILLI (Is), loc. La Ginestra
A cura di Paolo De Chiara

 

da restoalsud.it

Tutti sapevano dei veleni in Molise
POZZILLI. Siamo in provincia di Isernia, vicini all’ormai famoso e ‘decaduto’ Nucleo Industriale Pozzilli-Venafro, dove in passato si è registrata anche la presenza della camorra.
Quella che gestisce i suoi affari nel silenzio, attraverso imprenditori spregiudicati. Due esempi su tutti: Rer e Fonderghisa. Per le forze dell’ordine: “zona industriale più importante della provincia e tra le più attive della regione, si sono insediati opifici controllati direttamente da esponenti della criminalità campana o molto vicini a tali ambienti”. Lo scrivono in una informativa, nel 2007.
L’indagine, partita nel 2005 e chiamata ‘Campania Felix’ (cenno storico per identificare la parte di territorio campano che comprendeva anche la ‘piana di Venafro’), accende i riflettori sulla zona industriale, sulle attività, sui movimenti, sulle conversazioni dei sospettati.
“Questo territorio è campo di operazioni illecite, è campo di controllo camorristico”, scrivono nell’informativa. Trecento pagine dense, piene di nomi e cognomi, di aziende, di azioni criminali. Di fatti delittuosi registrati in Molise. C’è anche la famiglia Ragosta: “che ha investito ingenti somme di denaro in questo territorio, non soltanto proviene da un’area geografica in cui tutte le attività imprenditoriali sono di fatto gestite, controllate o assoggettate alla criminalità organizzata, ma annovera quale capostipite il Ragosta Giuseppe, assassinato in un vero e proprio agguato di camorra. […]senza ombra di dubbio, il Ragosta Giuseppe faceva parte dell’organizzazione criminale denominata “Nuova Camorra Organizzata” al cui vertice vi era Raffaele Cutolo”.
Nel territorio circostante ci sono le ‘Mamme per la Salute e per l’Ambiente’ che hanno denunciato e continuano a urlare la loro rabbia. Foglie di fico piene di veleni, diossina nel latte materno e negli animali, veleni nella polvere del cemento, rifiuti interrati e bruciati nei forni. Malattie, tumori.
Una situazione drammatica. Proprio nella Fonderghisa, per diversi operai, sono stati sciolti i carri armati provenienti dalla ex Jugoslavia, pieni di uranio impoverito. Terreni particolari, riempiti da “tonnellate e tonnellate di materiale di scarto dell’altoforno della Fonderghisa”.
Dopo tanti anni si ricomincia a parlare di queste ferite, coperte e tamponate di volta in volta per non creare allarmismo. Un termine molto utilizzato in questi ultimi anni. Soprattutto dalla fallimentare classe dirigente, che ha fatto finta di non vedere e di non sentire. Per l’ex magistrato Ferdinando Imposimato “senza allarme sociale non può esserci la reazione della popolazione”.
Abbiamo incontrato il primo cittadino di Pozzilli, Nicandro Tasso, con il quale abbiamo affrontato anche la questione del ‘terreno a riposo’. Sono iniziati gli scavi nei terreni di Venafro, ma il terreno di Nola, dove si è registrata la presenza di quel ‘galantuomo’ di Antonio Moscardino, continua a riposare.
Con Tasso siamo partiti da alcuni terreni di Pozzilli. Vecchie discariche, ora ricoperte di terra, ma con segni ben evidenti. Si può facilmente scorgere del catrame, delle lastre di amianto, della plastica, del ferro. Tre terreni (località Capo di Marco, località Ginestra, località Fosse) dimenticati. “Tutti sanno tutto”, ha affermato il sindaco.
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IL VELENO DEL MOLISE – Penne pulite ed editori coraggiosi: dal Sud voci di legalità contro mafia e malapolitica

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Penne pulite ed editori coraggiosi: dal Sud voci di legalità contro mafia e malapolitica

Per la sezione ‘libri&cultura’, la Redazione di Vivere Pescara propone ai lettori l’intervista esclusiva di Domenico Logozzo a Paolo De Chiara, giornalista e scrittore da sempre impegnato nella lotta alla criminalità organizzata. Logozzo, già Caporedattore del TGR Rai, vive da anni a Montesilvano ma è originario di Gioiosa Ionica, in Calabria: da qui, la grande sensibilità di uno dei più noti giornalisti abruzzesi verso le problematiche che attanagliano il Meridione.

La cultura della buona informazione contro l’incultura del silenzio. L’illegalità e la malapolitica si combattono con il coraggio della denuncia e la difesa delle penne pulite. Paolo De Chiara, molisano; Michele Falco, cosentino: un giornalista ed un editore del Sud insieme per la legalità.

Pubblicazioni che lasciano il segno e ricevono autorevoli consensi. Dal successo del libro che racconta la terribile vicenda di Lea Garofalo, la donna che ha infranto il muro dell’omertà delle famiglie mafiose calabresi, al “Il Veleno del Molise”, che apre squarci inquietanti sulla realtà nascosta di una piccola regione meridionale. Quest’ultimo “dossier-verità” è già alla seconda edizione e la settimana scorsa ha ottenuto a Lanciano il “Premio Ilaria Rambaldi “, intitolato ad una giovane universitaria morta nel terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. 

Ma come è nato il rapporto di intensa collaborazione tra il giornalista e l’editore?

Ho cercato, ho voluto un editore calabrese – ci dice De Chiara – per raccontare la drammatica storia di Lea Garofalo, la ‘fimmina’ che ha sfidato la schifosa ‘ndrangheta. La donna coraggio, nata in una famiglia di ‘ndrangheta, che non ha girato la testa dall’altra parte e ha denunciato, diventando ‘testimone di giustizia’. La mamma di Denise, la figlia concepita con lo ‘ndranghetista Carlo Cosco (definito dai magistrati una ‘bestia’ e un ‘vigliacco’, insieme ai suoi amici delinquenti), che ha avuto lo stesso coraggio di sua madre, che ha indicato con il dito gli assassini di Lea: il padre, gli zii, il suo ex fidanzatino, il falso tecnico della lavatrice. Lea Garofalo è stata nella mia regione, ha subito in Molise il primo tentativo di sequestro (Campobasso, 5 maggio 2009). Le indagini, il processo, le condanne, l’articolo 7 ovvero l’aggravante mafiosa (che manca a Milano). Ho voluto legare il mio racconto al territorio della protagonista con un editore del posto. Michele Falco, il proprietario della casa editrice di Cosenza, che si era già occupato di temi importanti. Libri sulla politica, sulla chiesa, sulla ‘nave dei veleni’, altro tema ‘silenziato’, come le dichiarazioni del pentito-“tradito” di camorra Carmine Schiavone. Verbale chiuso in un cassetto dal 1997.

Oggi queste dichiarazioni hanno creato un forte dibattito su questo tema, ma nella mia Regione si è registrato solo un inutile polverone mediatico. Con il secondo libro “Il Veleno del Molise, Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici” ho voluto elencare tutto quello che è successo in passato: le inchieste dei magistrati, gli arresti, le operazioni delle forze dell’ordine, la presenze delle mafie, le aziende utilizzate per il riciclaggio e per gli affari schifosi delle mafie, i rifiuti interrati, l’eolico reso selvaggio dalla politica. Una politica che non ha voluto e non ha saputo fare il suo dovere. Ed oggi, in Molise, si muore di malattie rare. Ci si ammala, c’è la diossina nel latte materno, nella carne. Sono aumentate le patologie tumorali, senza un registro dei tumori. Uno strumento necessario, istituito solo sulla carta, finanziato quattro volte ma mai partito. In una foglia di fico prelevata nei pressi di una nota azienda sono state riscontrate tre sostanze tossiche, mentre nella polvere di cemento sono stati trovati due elementi radioattivi. Devo ringraziare l’editore Falco per aver creduto anche nel secondo lavoro, un tema che apparentemente non coinvolge il suo territorio, investendo e diffondendo l’opera nella mia regione.

La cultura della legalità irrobustita dalle intelligenti e libere scelte di meridionali illuminati. Un altro esempio positivo. Cosa bisogna fare per rafforzare il fronte anti-illegalità?

Mi piace utilizzare le parole di Padre Pino Puglisi, il prete che insegnava la legalità, ucciso dalla mafia, dai fratelli Graviano a Brancaccio il 15 settembre del 1993. “È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per i soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore, ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti”. Ognuno può fare molto, bisogna partire dalle piccole cose. Dalla cultura della legalità, dobbiamo capire che è fondamentale il rispetto delle regole, delle leggi. Possiamo fare molto, ognuno nel proprio settore. Ognuno il suo. Concretamente, non a parole.

Il riconoscimento ricevuto a Lanciano cosa rappresenta per lei?

Certamente un motivo in più per continuare a svolgere questo bellissimo mestiere. Semplicemente per raccontare, per dare voce a chi non ha voce.

A chi dedica questo premio?

Alle vittime del terremoto dell’Aquila e agli angeli di San Giuliano di Puglia, i 27 bambini morti sotto una scuola pubblica. Nel Paese con la memoria corta è doveroso ricordare tutte le vittime, le responsabilità e anche le risate di chi, in quella famosa notte, rideva. Voglio però dedicare questo Premio anche alle Mamme per la Salute e l’Ambiente di Venafro, un gruppo di donne agguerrite, insieme hanno deciso di non piegare la testa, di tutelare il territorio molisano per i propri figli. Grazie al lavoro instancabile delle Mamme di Venafro si è scoperta la diossina nel latte materno, nella carne, le sostanze trovate nella foglia di fico e nella polvere di cemento. Continuano a porre interrogativi, scrivono alle Istituzioni, presentano esposti in Procura. Le loro istanze sono arrivate in Europa. Per il loro impegno sono state denunciate per diffamazione a mezzo stampa. Infine, una dedica per tutti i molisani perbene, che credono nel riscatto.

Lei è autore di due libri molto scottanti. Invito a ribellarsi e dire no all’omertà. Quali risposte concrete ci sono state?

Si sono accesi i riflettori su due vicende importanti. La storia di Lea è stata raccontata dalla collega Barbara Conforti in Francia, insieme abbiamo toccato i luoghi percorsi dalla testimone di giustizia. Il documentario è andato in onda il 17 gennaio scorso su Canal+. Ma sui testimoni di giustizia (esiste una netta differenza con i collaboratori, i cosiddetti ‘pentiti’) la situazione, in Italia, è vergognosa. Sono persone trattate malissimo, utilizzate e abbandonate. Lo stesso trattamento ricevuto da Lea Garofalo. Con il ‘Veleno del Molise’ è iniziato un dibattito, se ne comincia a parlare. Ancora è troppo poco.

C’è tanto bisogno del giornalismo d’inchiesta, per frenare l’avanzata sempre più pericolosa della criminalità organizzata anche nelle cosiddette “isole felici” come il Molise e per scardinare il potere politico-mafioso che oramai ha infestato l’intera Penisola. Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato nel realizzare i suoi libri-denuncia?

In Molise, ad esempio, per avere delle sentenze di condanna, sul discusso passato di alcuni amministratori pubblici, bisogna attendere la proclamazione degli eletti. Prima non si possono informare i cittadini, solo dopo le elezioni. Anzi dopo la proclamazione. Per Giuseppe D’Avanzo: “chi fa questo mestiere non può non aver nemici. Se non ne ha vuol dire che qualcosa non va”. Con dei ‘nemici’ ci saranno sempre delle difficoltà.

Ha ricevuto minacce ?

In passato si sono divertiti con le ruote della mia macchina, hanno lasciato una busta di plastica con dei pesci morti. Ma con questi due libri nessuna minaccia. Solo silenzio.

Lei ha presentato i suoi due libri in moltissime parti d’Italia, ha incontrato anche i giovani delle scuole. Sono sufficientemente informati sull’emergenza criminale?

Sono pronti, nei loro occhi si vede la speranza, la voglia di un futuro migliore. Bisogna lavorare quotidianamente per la cultura della legalità. Don Lorenzo Milani diceva ai suoi ragazzi: “ogni parola che non imparate oggi è un calcio nel culo che prenderete domani”. Partiamo dal sapere, dalla conoscenza. Dalla bellezza, dai diritti. (aprile 2014)

di Domenico Logozzo 

da VIVEREPESCARA 

il veleno a uno mattina, raiuno

copertina colorata

 

LE PECORE SUL TERRENO A RIPOSO… “Masseria Lucenteforte”, Venafro

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LE PECORE SUL TERRENO A RIPOSO

“Masseria Lucenteforte”

Venafro, 15 aprile 2014 

VIDEO… https://www.youtube.com/watch?v=8olqKs5eSEI


COSA E’ STATO INTERRATO IN PASSATO?


L’INCHIESTA. “La melma nera che può essere una bomba ecologica”
da RestoalSud.it: http://www.restoalsud.it/2013/10/24/la-melma-nera-che-puo-essere-una-bomba-ecologica/


dal BLOG (con foto): http://paolodechiara.com/2013/10/23/linchiesta-una-discarica-abusiva-ancora-pericolosa/


PARLA LA TESTIMONE OCULARE: “Ho visto tutto, nei terreni di Venafro hanno sepolto rifiuti industriali…” – http://www.restoalsud.it/2013/11/01/ho-visto-tutto-nei-terreni-di-venafro-hanno-sepolto-rifiuti-industriali/

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