Mese: dicembre 2014

TESTIMONI di GIUSTIZIA a FORMIA, 20 dicembre 2014

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 GRAZIE DI CUORE A TUTTI,

siete persone favolose. Insieme si può!!!

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da Annibale Mansillo

L’incontro di stasera con Paolo De Chiara ha suscitato grandi emozioni nel pubblico mentre si rievocava la situazione della IL-LEGALITA’ nella regione Molise, e si tratteggiavano le tante storie di persone coraggiose che avevano denunciato gli estorsori o gli atti di criminalità di cui erano state testimoni, talvolta prese per pazze ed incoscienti per le ripercussioni che stavano per avere la loro vita, il loro lavoro, le loro famiglie, e tutte, dalla prima all’ultima, lasciate sole da uno stato con la esse minuscola. Eppure, si DEVE denunciare: questo il messaggio, forte e chiaro, lanciato da Paolo, intervistato da Antonia ed Elisabetta e sollecitato dalle domande del pubblico. Molti gli spunti di riflessione lanciati da Paolo nella sua esposizione e molti altri quelli che i lettori sapranno cogliere tra le pagine di questo libro, dove l’autore emerge per quello che è: un giornalista senza schemi preordinati, senza tesi preconcette, che guarda alle cose essenziali ma che è anche attento a non tralasciare particolari importanti; mai saccente, mai retorico, alla ricerca della verità con entusiasmo e con umiltà. Insomma, un “giornalista.giornalista” alla Giancarlo Siani, che Paolo stasera ha rievocato più volte.
Una iniziativa tutta al femminile, come ho avuto occasione di sottolineare, dalla signora Marisa che ha messo a disposizione i locali, a Carmela che ha contattato l’autore, a Rossella che ha saputo organizzare l’evento, introducendo l’autore ed accompagnandoci per mano alla scoperta delle tematiche contenute nel libro, sino ad Antonia ed Elisabetta che hanno posto le loro domande, spaziando da un tema all’altro e partendo da angolazioni diverse ma sempre interessanti e pertinenti.
Che dire? Un’iniziativa riuscita, ma anche coraggiosa, che fa onore aLeggendarie e alla città che le fa di contorno, dove il risveglio delle coscienze comincia ad impensierire più di qualcuno.
Formia sta cambiando, fatevene una ragione.

 

da FormiaLibera.it

L’incontro con lo scrittore Paolo De Chiara: “Non mollate. Siate le sentinelle del vostro territorio”

di Paola Villa

Ieri al Caffè Letterario “Le Leggendarie” un altro incontro, un altro di quelli che ti tolgono il fiato e stai insieme ai tanti che affollavano la sala, in un silenzio quasi materiale, perché chi parla ti coinvolge con storie di quotidianità, ti parla della sua terra e la paragona alla tua.

Ieri al Caffè Letterario il giornalista scrittore Paolo De Chiara. La serata inizia subito con una notizia, dice De Chiara: “oggi, finalmente è uscita la sentenza definitiva per l’omicidio di Lea Garofalo, finalmente abbiamo avuto la conferma degli ergastoli per “quegli schifosi” assassini”.

CONTINUA… 

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Il Testimone di Giustizia pugliese abbandonato dallo Stato – da restoalsud.it

“Maledetto il giorno che ho denunciato, maledico questo Stato e le persone che mi hanno convinto a denunciare e che mi hanno lasciato solo”

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Nella foto, Cosimo Maggiore è intervistato dalla collega Maristella De Michele di brindisioggi.it

19 dicembre 2014

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da restoalsud.it

“Maledetto il giorno che ho denunciato, maledico questo Stato e le persone che mi hanno convinto a denunciare e che mi hanno lasciato solo”.

È l’imprenditore Cosimo Maggiore che parla, un testimone di giustizia di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi. La stessa località che ‘ospita’ la figlia del capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina. Cosimo è stanco, è abbattuto.

Ha denunciato i suoi estorsori, uomini della Sacra Corona Unita, finiti in galera e condannati grazie al suo senso civico. Alla sua onestà di cittadino perbene. Vittima di estorsione e di minacce da parte dei mafiosi del posto. La mafia pugliese, sanguinaria e violenta, che sembra quasi dimenticata. Lo stesso ‘trattamento’ riservato alla ‘ndrangheta, sino a qualche tempo fa.

Ha perduto la sua azienda e la speranza. “Oggi non lavoro più, cazzeggio tutto il giorno su facebook, la mia valvola di sfogo. Il mio capannone è stato messo all’asta. Mi hanno fatto terra bruciata intorno. Sono solo, con la mia famiglia. Sai chi ha acquistato all’asta il mio capannone? Un prestanome delle persone che ho denunciato. Ma nessuno entrerà nella mia struttura, a costo di farmi saltare in aria”.

Cosimo ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Napolitano, al ministro Alfano, al Prefetto, al Generale dei Carabinieri. “Non ho ricevuto risposta da nessuno. L’unica cosa che hanno fatto è stato il ritiro delle armi, legalmente detenute. Le ho regalate ai miei amici dell’Arma”. Cosimo Maggiore ha una scorta, due carabinieri (“tutto ciò che mi resta, due angeli custodi”) che lo seguono ovunque. “Ho ricevuto premi come imprenditore coraggio, tutti mi dicono ‘sei coraggioso, hai le palle, servono persone come te’. Sono uno scemo, mi sento solo e abbandonato”.

Ma quando inizia la sua storia di testimone di giustizia? “Otto anni fa, nel 2006, quando vennero da me dei soggetti per una proposta”. Una ‘assicurazione’, un’estorsione di 500euro al mese, da destinare alle famiglie dei carcerati. “Non accettai la proposta”. Cosimo pensa a lavorare, ha diversi cantieri aperti, costruzioni da ultimare. Si occupa di infissi. Va avanti per la sua strada, a testa alta. Ma i delinquenti non mollano la presa. Si rifanno vivi dopo qualche mese. “Vengo convocato in un appartamento, dove trovo una bella sorpresa. Non c’erano lavori da effettuare, ma una nuova proposta da accettare. Pretendevano anche gli interessi arretrati, circa 2mila euro al mese”. Nella stanza erano “presenti Occhineri Antonio e Musardo Mario”, entrambi detenuti. Cosimo continua a subire pressioni, strani sguardi, avvertimenti. Racconta la sua drammatica storia a un ispettore della squadra mobile e denuncia nel 2007. “Ho avuto paura, questa è brutta gente. Hanno collegamenti con le forze dell’ordine e non solo”. Sino ad oggi ha collezionato 32 denunce, “è stato tutto inutile”. Le pressioni continuano senza soste.

“Un mio compare, vicino a questa organizzazione criminale, mi avvicina diverse volte. Pretendono che ritiri la querela, mi incontrano”. È presente anche Bruno Andrea, capo indiscusso della zona, oggi in carcere con una trentina d’anni da scontare. Fratello di Ciro, capo storico della Scu, già condannato all’ergastolo. “Mi fanno parlare con un avvocato, che a tavolino, mi spiega cosa devo fare”. Il ‘compare’ continua la sua azione, “non potevo immaginare che anche lui potesse appartenere all’organizzazione. Gli dissi che non doveva farsi più vedere, ricordo una sua frase, non potrò mai più dimenticarla: ‘fai attenzione, non sai chi hai sfidato. Sono gli stessi criminali che, tempo fa, hanno ammazzato e seppellito sotto un terreno due giovani”.

Cosimo Maggiore è una brava persona, non la ritira la denuncia. Si posiziona dalla parte dello Stato (che in molte circostanze non si dimostra tale e con la ‘S’ maiuscola), vuole e cerca giustizia. La sua dettagliata testimonianza manda in galera sette soggetti. Diventa quasi un eroe. Nel 2007 a San Pancrazio il Presidente della Provincia convoca un consiglio monotematico, coinvolgendo tutti i sindaci (di Brindisi e provincia), i politici, la Camera di Commercio e le autorità locali. Tutti insieme per celebrare “l’imprenditore coraggioso, tutti volevano aiutarmi. Ad oggi non ho mai visto nessuno. Dopo la denuncia è cominciato il mio calvario”. Nel 2008 i riconoscimenti pubblici: il premio ‘112’ dell’Arma dei Carabinieri e il premio ‘imprenditore coraggio’.

Iniziano i problemi anche con la sua attività. “Mano a mano comincio a perdere i lavori”. ‘Non possiamo saltare anche noi in aria’ – le parole ripetute all’infinito – ‘potevi pensarci prima. Te la sei cercata’. Perde tutti i lavori. “Ed iniziano altri problemi, le ingiunzioni. Mi avevano avvisato, me lo avevano detto chiaramente: ‘te la faremo pagare. Rimarrai da solo come un cane’. Si è avverato tutto”.

Il testimone di giustizia non si dà pace. “Il mio capannone è stato messo all’asta, nessuno ha applicato l’articolo 20 della legge 44 del 1999 (Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura). La banca non ha mai accettato questa legge, nessuna sospensione. Solo una presa per il culo”.

Si legge nell’interrogazione dell’aprile 2014, a firma del senatore Iurlaro: “Chi denuncia il racket dovrebbe essere tutelato ai sensi di quanto stabilito dalla legge del 1999. Chi è vittima dell’estorsione e denuncia il racket, si rivolge alle associazioni anti racket proprio perché ne presume l’adeguata esperienza assistenziale, invece, nel territorio brindisino, il signor Maggiore ha ricevuto solo danni per inadeguata assistenza. È stato persino danneggiato pesantemente, per il mancato interessamento volto alla sospensione dei termini di 300 giorni ex art.20, come era suo diritto e come, da prassi, ottiene la vittima di estorsione e/o usura che abbia denunciato ed abbia presentato domanda di accesso al Fondo”.

Cosimo ha 47 anni, una moglie e due figli. Ma come vive la famiglia Maggiore questa assurda situazione? “Preferisco non parlarne. Con me hanno vinto loro, i mafiosi. Siamo rimasti soli, tremendamente soli. Vado sempre in giro con una lettera intestata alla mia famiglia. Mi resta soltanto una strada: il suicidio”.      

 

TESTIMONI DI GIUSTIZIA… in PUGLIA (Brindisi e Torre Santa Susanna), 12 dicembre 2014

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TESTIMONI di GIUSTIZIA

con i ragazzi favolosi dell’ITIS ‘Giorgi’ di Brindisi

Aula Magna Borsellino,

12 dicembre 2014

— presso ITT “Giorgi” – Brindisi.

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TDG… a Torre Santa Susanna (Brindisi)

12 dicembre 2014

— pressoTeatro Comunale T.S Susanna.

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manifesto completo

GRAZIE DI CUORE…

Siete Straordinari e Necessari. INSIEME SI PUÒ!!!

Le mafie sono una Montagna di Merda!

BRINDISI, TORRE SANTA SUSANNA (BR)

12 dicembre 2014

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MAFIE… il Molise che dorme.

Premio Ilaria RAMBALDI

Molise, terra di conquista per criminali

(da IL VELENO DEL MOLISE, 2013)

I segnali erano reali. Si è fatto finta di niente. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno ha parlato. Nemmeno oggi, nessuno parla. Hanno dipinto per anni il Molise come un’isola felice, una terra tranquilla, calma. Un paradiso, un’oasi di verde e di brava gente. I problemi sono stati buttati sotto il tappeto. Un grosso tappeto per nascondere i tanti ‘mali’. Causati soprattutto dalla malapolitica. Incapace di gestire la cosa pubblica. E le mafie sono arrivate.    

 

Il presidente della Regione Molise, Paolo Frattura definisce “inquietante” la conversazione intercettata dai carabinieri del Ros di Roma sull’interesse del gruppo criminale della Capitale per ospitare 500 profughi nel villaggio temporaneo di S. Giuliano di Puglia (Campobasso). “Ci impressiona leggere – dice Frattura – delle mire ‘espansionistiche’ sul nostro Molise, terra da sempre refrattaria a ogni forma di collusione con il malaffare. Non lo sara’ mai, il nostro Molise, terra di conquista per personaggi senza scrupoli. Terremo alta la guardia, come l’abbiamo sempre tenuta, soprattutto nei confronti di chi pensa di poter traslocare sistemi malavitosi in una regione di persone perbene, le stesse che in questi giorni stanno lavorando con onesta’ e trasparenza per assicurare a breve nel pieno rispetto della legge accoglienza nel villaggio temporaneo di San Giuliano di Puglia agli ospiti migranti e rifugiati”.

Paolo Di Laura Frattura, sGovernatore del Molise, Agi, 9 dicembre 2014

 

“Si terrà il 16 ottobre la grande manifestazione popolare organizzata da Cgil, Cisl e Uil della provincia di Isernia contro le incursioni della camorra”.

Il Messaggero, 27 settembre 1987

 

“L’ombra della camorra minaccia il Molise. Il 1987 ha fatto registrare una lunga serie di attentati a scopo intimidatorio che hanno confermato il pericolo reale, concreto, che i tentacoli della piovra camorristica si allunghino anche sul territorio molisano finora considerato vergine”.

Antonio Sorbo, ‘Politici e magistrati. Fronte comune’, Molise Oggi, 13 marco 1988

 

“Il Molise risente sia lungo la fascia adriatica che nella zona di Venafro e Termoli, di infiltrazioni dei sodalizi criminali pugliesi e campani. Nella provincia di Campobasso si sono, inoltre, verificati episodi estorsivi perpetrati da gruppi criminali di origine campana e pugliese, in collegamento con pregiudicati locali. […]”.

“Nella provincia di Isernia la criminalità organizzata campana è attiva nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, nelle zone di Venafro e del Matese (area, quest’ultima, condivisa con la provincia di Caserta) sarebbe inoltre riuscita ad infiltrarsi nel tessuto economico locale mediante il controllo di attività imprenditoriali. L’area a ridosso dei confini campani risente dell’influenza del clan La Torre di Mondragone (Caserta). Si sono, altresì, evidenziati segnali di acquisizioni, da parte di affiliati a cosche di origine catanese, di aziende da sfruttare per il riciclaggio di capitali illeciti”.

“Il 13 luglio 2000, in Termoli (Campobasso), i militari dell’Arma dei Carabinieri hanno tratto in arresto il latitante Bidognetti Aniello, elemento di spicco del clan dei Casalesi, responsabile di associazione di tipo mafioso finalizzata alla commissione di omicidi, estorsioni ed altro”.

Rapporto Annuale sul fenomeno della criminalità organizzata, 2000

 

“In Molise risiedono soggetti collegati alla cosca BELLOCCO di Rosarno”.

Relazione annuale della commissione parlamentare Antimafia, 30 luglio 2003

 

“Il clan casertano dei Casalesi esercita una sua influenza nella zona di Venafro in Molise”.

Rapporto Confcommercio, ‘Mani del Crimine sulle Imprese’, 2006

 

“Molte discariche controllate vengono gestite in spregio delle prescrizioni imposte dalla Regione Molise nei provvedimenti attuativi. Si registra, anche in maniera sempre più evidente, l’abbandono incontrollato di rifiuti da parte di ignoti su terreni che debbono essere successivamente bonificati dagli Enti territorialmente competenti”.

 Relazione, inaugurazione anno giudiziario, 27 gennaio 2007

 

“I fusti contenenti rifiuti radioattivi ubicati nel comune di Castelmauro (Campobasso), saranno rimossi e l’area interessata sarà bonificata. Sono questi gli interventi, dichiarati indifferibili e urgenti, decisi nell’incontro presieduto il 13 novembre dal prefetto di Campobasso Carmela Pagano presso la prefettura”.

Ministero dell’Interno, notizie dalle Prefetture, 15 novembre 2008

 

“Il Molise si è rivelato non zona di transito, ma punto finale di arrivo per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, terra idonea ad occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari di cave e terreni e scempio dell’ambiente”.

“Procedimento (c.d. Operazione Mosca) contro un soggetto salernitano ed altri di San Giuseppe Vesuviano (reati 416 bis, 648 bis cp ed altri), considerati vicini ai Fabbrocino e al clan dei Casalesi, che riguarda infiltrazioni della camorra in società molisane (con sede a Isernia) per la raccolta e la trasformazione dei metalli. In particolare i residui metallici delle industrie vengono lavorati e poi gettati nelle discariche abusive. Taluni degli indagati si erano già dedicati in passato allo smaltimento dei frifiuti spediti in Campania dal nord Italia”.

“Procedimento contro Ignoti per il rinvenimento di 300mila tonnellate di rifiuti in una cava al confine tra la Campania ed il Molise – Comune di Morcone in provincia di Benevento – di proprietà di tale Ciotta Giuseppe, pregiudicato campano già indagato per omicidio. Il sito è confinante con altro di proprietà di una ditta molisana”.

Relazione annuale , Direzione Nazionale Antimafia, dicembre 2008    

 

“…Moccia (Francesco, ndr) doverosamente segnalato dalla Guardia di Finanza di Termoli come legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”.

Procura della Repubblica di Larino, conclusione delle indagini preliminari

 

“Come un volgare mafioso, don Vito conosce l’onta del soggiorno obbligato, prima, e del divieto di soggiorno a Palermo, dopo. La sede del confino viene fissata nel paesino di Rotello, in Molise, non vicinissimo a Campobasso. […] Continuava a governare i suoi affari, a dirigere il sistema da Rotello, in perfetta sintonia ancora con Lo Verde e con signor Franco. Non ricordo di aver mai visto Lo Verde in Molise, anzi posso escludere che sia mai venuto a trovare mio padre a Rotello. Ma posso confermare con assoluta certezza che più d’una volta ho visto arrivare a bordo della sua Alfa con autista l’elegantissimo signor Franco. Ogni volta che ciò accadeva, mio padre si inventava un incarico per farmi allontanare durante il colloquio”.

‘Don Vito’, pag. 152 e ss., Feltrinelli, aprile 2010  

 

Un episodio significativo, per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, si è registrato con la testimonianza, nel 2003, di un giornalista di TeleA. Che racconta di aver seguito un camion partito da Napoli carico di rifiuti nocivi che dovevano essere smaltiti a Ferrara. Questo camion, invece di proseguire per il nord, proseguì per Caianello in direzione Venafro. Arrivato nella zona del consorzio industriale di Pozzilli, entrò in un capannone e dopo qualche ora uscì e tornò a Napoli”. 

La Voce del Molise, 25 ottobre 2010

 

“Una cava abbandonata a una ventina di chilometri da Termoli, una vecchia calcestruzzi, un deposito di cromo esavalente – impiegato nel ciclo del cemento – al confine tra il Lazio, la Campania e il Molise, dal quale fino a pochi anni fa partivano camion che attraversavano la Telesina e la Sannitica: c’è un legame? Gli ambientalisti molisani sospettano che ci sia e chiedono al Noe una verifica urgente”.

Il Mattino, 4 novembre 2010

 

“C’è chi ha visto i camion arrivare nell’area industriale di Pozzilli-Venafro, chi gli automezzi giallo-rossi della ditta Caturano disperdersi tra la Trignina e la Bifernina, chi le luci alte attraversare la notte e la discarica di Tufo Colonoco, sequestrata dalla Procura di Isernia alla metà di luglio: 12.300 metri quadri di sversamenti abusivi di percolato e di sbancamenti fuorilegge. Una donna giura di aver visto gli automezzi che trasportano eco balle e rifiuti entrare nell’area industriale di Pozzilli, aggirarsi tra la Colacem e la Fonderghisa, uscire vuoti. Un altro ha assistito all’ingresso dei mezzi della maddalonese ditta Caturano nell’impianto di depurazione di Termoli, nonostante la laconica smentita del Consorzio Industriale che gestisce Cosib: ‘Caturano non è tra i nostri committenti’. Carta canta, ma perché quei camion dai colori inconfondibili varcano i cancelli? E cosa trasportano davvero?

“Nelle fonderie, racconta chi ha lavorato agli altiforni, sono sparite tonnellate e tonnellate di rifiuti di ogni genere. Anche di automezzi militari impiegati nella ex Jugoslavia, contaminati dall’uranio impoverito”.

Rosaria Capacchione, ‘Scorie in Molise, ecco la terra avvelenata’, Il Mattino, 4 novembre 2010

 

“Si registrano da tempo tentativi di infiltrazione da parte di appartenenti a qualificati sodalizi attivi nelle Regioni limitrofe ed interessati al settore dell’illecito smaltimento dei rifiuti, al reimpiego dei proventi in immobili ed attività commerciali nelle località della costa, nonché al controllo degli appalti pubblici”.

“La Procura della Repubblica di Isernia, ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti delle 8 persone indagate nell’ambito della nota indagine ‘Piedi d’Argilla’, che aveva accertato il tentativo di infiltrazione di un imprenditore contiguo alla cosca ‘ndranghetistica dei Garofalo di Petilia Policastro (Crotone), affidatario di subcontratti nell’ambito dei lavori per la realizzazione del primo tratto della c.d. Autostrada del Molise – variante stradale esterna del Comune di Venafro – appaltata dall’Anas all’impresa ‘Adanti Spa’ di Bologna. Dopo diversi trasferimenti del fascicolo, la Procura della Repubblica di Isernia è stata indicata dalla Corte di Cassazione quale ufficio competente per le indagini, in considerazione del fatto che tra le ipotesi di reato contestate era venuta meno quella di competenza della DDA di Campobasso. Ma al di là della prova processuale non raggiunta, sul piano dell’analisi e della prevenzione tale procedimento è sintomatico di interessi nella regione di persone comunque vicine a consorterie mafiose”.

“Il Molise confina con Regioni caratterizzate da presenze criminali particolarmente allarmanti per capacità ad estensione, con il rischio che tale territorio venga individuato come luogo di riciclaggio di profitti delittuosi nell’ambito dell’acquisizione della gestione o del controllo di pubblici esercizi da parte di clan camorristici o come tranquilla base operativa per curare interessi radicati altrove, ovvero ancora per preparare penetrazioni criminali in loco o come semplice riparo, favoriti dall’accentuata capacità di mimetizzazione della matrice criminale dei soggetti”.

“Diversi arresti di latitanti campani, eseguiti sia in passato che in tempi anche recentissimi, inducono a mantenere alto il livello di attenzione nei confronti del fenomeno dell’infiltrazione di interessi da parte delle regioni circonvicine”.

“Il 15 luglio 2009 è stata eseguita in Toro (Campobasso), una ordinanza di custodia cautelare emessa in data 1 luglio 2009 dal gip del Tribunale di Napoli per il reato di cui all’art. 416bis c.p. nei confronti di De Rosa Alessandro e Zagaria Giovanni, ritenuti entrambi esponenti dell’organizzazione camorristica denominata ‘clan dei Casalesi’ con lo specifico ruolo di fungere da collegamento tra S. Cipriano di Aversa e Modena”.

“Altro settore esposto ad infiltrazioni criminali è quello della intermediazione abusiva di manodopera e dell’acquisizione di terreni ed aziende da parte di organizzazioni criminali, nel quadro di attività di riciclaggio e di impiego di danaro di provenienza illecita, anche nell’ambito dell’attività di stoccaggio di rifiuti provenienti dalla Campania”.

“Analogo caso di infiltrazioni camorristiche in pubblici appalti riguarda i lavori di completamento del II lotto della strada Isernia Castel di Sangro Comuni di Forlì del Sannio (Isernia) e Rionero Sannitico (Isernia). Da accertamenti svolti, è risultata la presenza sul cantiere, con mezzi e personale, di società ritenute in collegamento con alcuni soggetti gravitanti in clan camorristici. Nel corso degli accertamenti sono emerse prassi fraudolente intese ad aggirare le inibitorie connesse alla legislatura antimafia”.

Relazione annuale, Direzione Nazionale Antimafia, dicembre 2010

 

“Questa Procura è spesso destinataria di denunce aventi ad oggetto fattispecie di danni all’ecosistema, sub specie di alterazione della morfologia del territorio o inquinamento dell’ambiente (apertura di cave, disboscamenti, sversamento di sostanze inquinanti nei corsi d’acqua o del mare, asportazione di materiale del greto dei fiumi, realizzazione di parchi eolici o fotovoltaici ect.)”.

Corte dei Conti, Procura Regionale, Inaugurazione anno giudiziario 2011           

 

“Un filo tra la Campania e il Molise per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Sono tre le ditte che hanno lavorato per il Consorzio Unico Napoli-Caserta e che operano nelle province di Isernia e Campobasso. Una è riconducibile al gruppo Ragosta di San Giuseppe Vesuviano, ed è la Ricicla Molisana; un’altra è la Recuperi Molisani; la terza è Smaltimenti Sud, che gestisce la discarica di Tufo e il cui direttore tecnico è Antonio Del Torto, recentemente coinvolto nell’inchiesta della Procura di Larino sul depuratore Cosib”.

‘Smaltimento: Campania chiama Molise’, da Il Mattino, 21 gennaio 2011

 

“’Ndrangheta: scoperta raffineria droga tra Abruzzo e Molise. Una raffineria di droga riconducibile alla ‘ndrangheta è stata scoperta a San Salvo (Chieti), dai carabinieri di Pescara i quali hanno anche arrestato quattro persone e sequestrato 2,5 chili di cocaina. Gli arrestati sono tre calabresi appartenenti al clan Ferrazzo, operante nel Crotonese, e una romena. Tra loro vi è anche il capo clan, Eugenio Ferrazzo. L’operazione è stata eseguita nell’ambito di un’inchieta condotta dalla DDA dell’Aquila su un traffico di droga tra l’Abruzzo e il Molise”.

Ansa, 25 maggio 2011 

 

Nella serata del 20 giugno 2011, in Venafro (IS), nel corso di approfondimenti investigativi finalizzati a disvelare compiutamente le dinamiche e gli appoggi logistici utilizzati da IOVINE Antonio, capo dell’omonima fazione del clan dei “casalesi”, durante la propria latitanza (periodo dicembre 1995 – novembre 2010), i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della DDA di Napoli, nei confronti del pregiudicato PAGANO Pasquale Gianluca, inteso bambinone, cl.’70 da San Cipriano d’Aversa (CE). Il PAGANO, scarcerato il 9 maggio u.s. per decorrenza dei termini di custodia cautelare insieme ad altri otto imputati nel processo a carico di affiliati al gruppo “Iovine” e sottoposto al divieto di dimora nelle regioni Campania e Lazio, aveva eletto come suo domicilio Venafro, in provincia di Isernia. Il nuovo provvedimento restrittivo è stato emesso poiché il PAGANO, a differenza degli altri imputati scarcerati, non è accusato soltanto del reato di “associazione per delinquere di tipo camorristico”, ma anche di “concorso in detenzione illegale di armi da fuoco”.

“Arresto in data 21 giugno 2010 a Venafro, ove era domiciliato, con obbligo di firma, Pasquale Pagano, ritenuto affiliato al gruppo Iovine, clan dei Casalesi, accusato di associazione per delinquere di tipo camorristico e di concorso in detenzione illegali di armi da fuoco”.

“Rinvenimento in data 21 luglio 2011 in Termoli, all’interno di un’autovettura parcheggiata in un garage chiuso, di numerose armi, e precisamente 4 AK47, 10 fucili cal. 12, pistole, munizioni, n.2 silenziatori per pistola e giubbotti antiproiettile, tutte riconducibili a Ferrazzo Eugenio, figlio del collaboratore di giustizia Ferrazzo Felice, capo dell’omonimo clan della ‘ndrangheta di Crotone. In tale contesto va menzionato anche l’arresto del 13 giugno 2011 in San Salvo (Chieti), in prossimità del confine con il Molise, di Ferrazzo Eugenio per il possesso di armi clandestine ritrovate in un garage a lui in uso, oltre che una vera e propria raffineria di cocaina, nello stesso garage”.

Relazione annuale, Direzione Nazionale Antimafia, dicembre 2012

 

“L’elevato ed anomalo tasso di malattie degenerative, autoimmuni e cancerose nella nostra regione, aveva già da tempo fatto alzare un grido di allarme da parte della comunità dei medici molisani, pur volendo conservare integra la speranza che quanto ipotizzato non risulti di tale gravità”.

“L’ordine dei Geologi del Molise assume il dovere morale di esporre con forza la preoccupazione riguardo le azioni di campionamento che saranno messe in opera sui suoli e sulle acque, il cui esito negativo non escluderebbe in via automatica la contaminazione”.

Ordine Geologi del Molise, 6 novembre 2013

 

“Individuare, verificare e accertare con immediatezza e puntualità. La giunta regionale interviene per dare risposte a tutti i cittadini molisani alla luce dell’allarmante quadro emerso dalla pubblicazione dei verbali desecretati dell’audizione del pentito Carmine Schiavone. Di questa sera, la delibera di giunta che formalizza l’istituzione di un gruppo di lavoro che dovrà individuare le aree del Molise teatro del presunto sversamento di rifiuti tossici. Compito del team di esperti, coordinati dal direttore generale della Salute, Antonio Lastoria, sarà accertare la precisa allocazione dei rifiuti, al momento individuata nell’area della provincia di Isernia, stando alle dichiarazioni di Schiavone. Sempre il gruppo di lavoro condurrà precise e capillari attività di monitoraggio sulle zone segnalate.

Il gruppo di lavoro sarà composto da tecnici di enti e strutture regionali e strumentali preposti, Asrem, Arpa Molise e Protezione civile. A tutte le attività poste in essere a tutela della salute pubblica saranno chiamati a contribuire anche rappresentati dell’Anci Molise”.

Comunicato ,‘La giunta regionale istituisce un gruppo di lavoro’, novembre 2013

 

“In un solo anno – ha evidenziato la dottoressa Francesca Scarabeo – abbiamo asportato tre sarcomi alla mammella, in provincia di Isernia. Il dato è terribile se confrontato con la media nazionale che è di 5 casi su un campione di 100 mila persone”.

Ansa, 21 novembre 2013

 

Terra di conquista e di omertà

Molise, Terra di conquista e di omertà, 2010

TESTIMONI DI GIUSTIZIA… a ‘Più Libri Più Liberi’, ROMA, 8 dicembre 2014

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TESTIMONI di GIUSTIZIA, ROMA, 8 dicembre 2014

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… a NAPOLI, 4 dicembre 2014

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Università degli Studî Suor Orsola Benincasa

Facoltà di Giurisprudenza

Master in Criminologia

Dialoghi sulle Mafie

Giulio Perrone Editore

 

GIOVEDÌ 4 DICEMBRE ORE 16.30

Presentazione del libro di Paolo De Chiara

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Testimoni di Giustizia

Uomini e donne che hanno sfidato le mafie

 Biblioteca Pagliara

Università Suor Orsola Benincasa

C.so V. Emanuele 292, Napoli

Comunicato Stampa

 

Dieci storie che raccontano un esempio concreto di lotta alle mafie: la denuncia. Dieci storie di semplici cittadini che hanno fronteggiato le mafie. Sono i racconti del volume di Paolo De Chiara, “Testimoni di Giustizia” (Giulio Perrone Editore), che ha scelto di affrontare un argomento delicato e poco esplorato, quello dei Testimoni di Giustizia: uomini e donne che hanno alzato la testa con civiltà e coraggio contro tutte le mafie.

De Chiara racconta con uno stile asciutto e deciso le storie di Gennaro C, ex carabiniere ausiliario, che diventa addetto alla sicurezza di una società edile legata alla famiglia camorrista Vuolo e che scoperchia le anomalie nella costruzione e nella manutenzione di strutture pubbliche. Di Giuseppe e Domenico Verbano, fornai calabresi, che non cedono alle pressioni della ‘Ndrangheta e contribuiscono alle indagini per l’arresto di Pietro Labate, e ancora, di Domenico Noviello, il leone anti-camorra, giustiziato con oltre trenta colpi di arma da fuoco, di Cetta Cacciola, costretta a ingerire dell’acido dopo essere stata costretta a ritrattare le precedenti deposizioni. Storie di morte, di denuncia, di coraggio per accendere i riflettori sui Testimoni di Giustizia, uomini e donne che nonostante il coraggio, sono costretti a vivere una vita complessa e isolata.

Oggi questo libro vuole essere la loro voce.

 

Il volume verrà presentato giovedì 4 Dicembre alle ore 16.30 presso la Sala Pagliara dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, nell’ambito del ciclo di incontri “Dialoghi sulle mafie” e delle attività didattiche del corso di Diritto Penale della Facoltà di Giurisprudenza e del Master in Scienze criminologiche dell’Ateneo napoletano.

All’incontro, introdotto dal Rettore del Suor Orsola, Lucio d’Alessandro e coordinato dalla giornalista Vincenza Alfano, prenderanno parte, insieme con l’autore, Silvio Lugnano, direttore scientifico del Master in Scienze criminologiche del Suor Orsola, Isaia Sales, docente di Storia della criminalità nel Mezzogiorno al Suor Orsola.

 

All’incontro sarà presente anche uno dei testimoni di giustizia che ha raccontato nel libro la sua storia.

 

L’autore

Paolo De Chiara, giornalista, è nato a Isernia nel 1979. Ha collaborato alla realizzazione di un documentario su Lea Garofalo, girato in Italia e trasmesso in Francia, su Canal +. Tra le sue pubblicazioni, nel 2012 Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ’ndrangheta e nel 2013 Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici. Con quest’ultimo ha vinto, nel 2014, il Premio giornalistico nazionale Ilaria Rambaldi.

 

Le storie dei Testimoni di Giustizia:

Gennaro Ciliberto, Giuseppe e Domenico Verbaro, Rocco Mangiardi, Luigi Coppola, Valeria Grasso, Carmelina Prisco, Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola, Domenico Noviello, Ignazio Aloisi.

 

Le interviste a:

Angela Napoli, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia

Ignazio Cutrò, pres. Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia

Guido Lo Forte, Procuratore della Repubblica di Messina

Giuseppe Creazzo, Procuratore della Repubblica di Firenze

Nadia Fernari, Associazione antimafie ‘Rita Atria’

libro

 

corriere del mezzogiorno, 3 dic 2014 il roma, 3dic2014

 

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woolf

Testimoni di Giustizia… a PiùLibri PiùLiberi, Roma, 8 dicembre 2014

tdg perrone

roma, 8dic2014 tdg

 

TDG. I Testimoni di Giustizia hanno scelto la strada della legalità con i fatti, senza abbassare la testa di fronte alla prepotenza mafiosa.
Molti di loro sono stati spremuti, usati e, poi, abbandonati dallo Stato.
In “Testimoni di giustizia” (Giulio Perrone Editore), Paolo De Chiara racconta dieci storie di semplici cittadini che hanno fronteggiato le mafie.

Ne parliamo lunedì 8 alle 17 in Sala Turchese.
‪#‎piulibri14‬
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