Paolo De Chiara

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APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza

ciclopedonale

da Corriere.it

 di Paolo De Chiara

MONZA. Il processo sulla passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano) sta entrando nel vivo. Le denunce del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto stanno riportando alla luce gli affari, i legami, le anomalie, le tangenti, le collusioni. I rapporti con la Camorra, quella che fa gli affari negli appalti pubblici. La famosa passerella è costata “oltre 13 milioni di euro”, e dopo sette anni è ancora chiusa. Tutto sta emergendo grazie alle dichiarazioni dell’ex carabiniere ausiliario, già responsabile sicurezza del cantiere di Cinisello. La sua testimonianza ha aperto uno squarcio sui rapporti tra alcuni dirigenti Anas, Imprengilo, Autostrade per l’Italia e aziende legate alla criminalità organizzata. Nelle sue dichiarazioni parla anche di un generale dell’Arma dei Carabinieri in rapporti di amicizia e di affari (una società di maneggio a Sorrento) con la famiglia Vuolo di Castellammare di Stabia. Già in una sentenza del Consiglio di Stato, del 29 febbraio 2008, è possibile ricostruire i rapporti e gli affari con il clan D’Alessandro. A partire da Lucia Coppola, socia accomandante della ditta C.M. sas (Carpenteria Metallica), “in rapporto parentale con persone ritenute affiliate ad un potente sodalizio criminale operante nell’area stabile”. Lucia è la figlia di Gaetano Coppola “noto pregiudicato ritenuto affiliato al clan D’Alessandro”, ma è anche la moglie di Pasquale Vuolo, detto Capa storta, “elemento emergente dello stesso clan, già arrestato e segnalato per l’applicazione di misure di prevenzione, frequentatore di diversi pregiudicati e già amministratore di società dichiarata fallita”. Lo stesso soggetto che ha minacciato il testimone: “Sono un criminale, le schifo le guardie. Ti vengo a prendere sino a Milano”. Affermazioni rilette durante il processo di Monza, dall’avvocato Inzillo. Insieme alla minaccia più infamante: “Passeremo a prendere tua figlia a scuola”. Nelle motivazioni del Consiglio di Stato appare un altro nominativo, quello di Davide Cardone, il socio accomandatario della ditta C.M. sas, “segnalato per i reati di detenzione e porto di arma illegale, minaccia e ingiuria e violazione di sigilli”, fratello di Giuseppina, “socio accomandante della società Taddeo e Vuolo, dichiarata fallita”. Tutte società riconducibili alla famiglia Vuolo. Tutte denunciate dal supertestimone Ciliberto. Nell’ultima udienza, lunedì 23 marzo, c’è stato il controesame. Il faccia a faccia con gli avvocati difensori dei Vuolo. Toni alti, parole grosse. Il giudice è dovuta intervenire in più occasioni. “Non ho paura dei Vuolo, non ho paura dei loro avvocati” aveva annunciato Gennaro. Lo sta dimostrando. Sta ricostruendo il suo ruolo in quelle ditte, il suo incarico nell’appalto milionario Anas-Impregilo per la realizzazione dell’opera di Cinisello. Ha ricostruito i vari passaggi tra i Vuolo e Cirami, il contract manager dell’Impregilo. Il punto di riferimento per le aziende dei Vuolo, il trait d’union. “Va in cerca dei vari Vuolo – ha dichiarato il testimone – il suo potere è immenso, dettava legge. Lui indirizzava Vuolo su cosa e come chiedere altri soldi. Gestiva un lotto sulla Salerno-Reggio Calabria di un miliardo e 700mila euro, io ho denunciato le infiltrazioni dei Vuolo nel tratto di Palmi. Lui diceva sempre a Vuolo: ‘non mi piace Ciliberto, è sempre un ex carabiniere, possiamo fidarci?’. Nella telefonata con Mario Vuolo del 19 maggio 2011, ore 20:06, Cirami parla di “una cosa pesantissima”, riferendosi alla denuncia del testimone Ciliberto. Una cosa pesantissima anche per il perito Massimo Maria Bardazza. La perizia del 28 settembre 2011, chiesta dal pm Franca Macchia, parla di saldature “mal eseguite”, di “intervento criminale”, di “certificati falsi”. La decisione dell’ex responsabile sicurezza ha lasciato il segno. Anche il giorno del sequestro, 17 giugno 2011, i due (Alfio Cirami e Mario Vuolo) si sentono telefonicamente. È Cirami che indica la ‘via d’uscita’: “bisognerà dimostrare che questo è un pazzo scatenato, che ti ha chiesto i soldi. Che non so dove cazzo è… e comunque lui ha consegnato delle foto, come ti dicevo, dove dimostra che è saldato male, che i ferri sono tagliati. Adesso, lunedì, il nostro avvocato penale, qui ci vuole un penalista con le palle, non so se ce l’hai, cercatelo già, bisogna andare a dimostrare che quelle foto non c’entrano niente e che comunque si può fare un altro collaudo, comunque vieni domani che ti spiego tutto quanto, che la situazione non è drammatica, è più che drammatica…”. Una storia corruttiva di attualità, che dimostra che i controlli antimafia in questo Paese “sono spesso elusi – spiega Ciliberto – e che gli appalti vengono divisi a tavolino in cambio di rolex, soldi, case e auto. Questo processo deve far luce non solo sulle anomalie strutturali, che avrebbero causato il crollo della passerella, ma anche sul giro di tangenti e collusioni”. La prossima udienza si terrà lunedì 20 aprile 2015.

Gennaro C.


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