Mese: aprile 2015

PORTELLA DELLA GINESTRA, la prima strage di Stato. 1° maggio 1947

portella

“Tutti sanno che i miei colloqui col bandito Giuliano sono stati pubblici e che preferivo parlargli da Portella della Ginestra nell’anniversario della strage. Nel 1949 dissi al bandito: “ma lo capisci che Scelba ti farà ammazzare? Perché non ti affidi alla giustizia, perché continui ad ammazzare i carabinieri che sono figli del popolo come te?”. Risposta autografa di Giuliano, allegata agli atti del processo di Viterbo: “Lo so che Scelba vuol farmi uccidere perché lo tengo nell’incubo di fargli gravare grandi responsabilità che possono distruggere la sua carriera politica e finirne la vita”. È Giuliano che parla. Il nome di Scelba circolava tra i banditi e Pisciotta ha preteso, per l’attestato di benemerenza, la firma di Scelba; questo nome doveva essere smerciato fra i banditi, da quegli uomini politici che hanno dato malleverie a Giuliano. C’è chi ha detto a Giuliano: sta tranquillo perché Scelba è con noi; Tanto è vero che Luca portava seco Pisciotta a Roma, non a Partinico, e poi magari ammiccava: hai visto che a Roma sono d’accordo con noi?”. Girolamo LI CAUSI, seduta Camera dei Deputati, 26 ottobre 1951

UNDICI VITTIME:

Margherita Clesceri

Giorgio Cusenza

Giovanni Megna, 18 anni

Francesco Vicari

Vito Allotta, 19 anni

Serafino Lascari, 15 anni

Filippo Di Salvo, 48 anni

Giuseppe Di Maggio, 13 anni

Castrense Intravaia, 18 anni

Giovanni Grifò, 12 anni

Vincenza La Fata, 8 anni

27 FERITI

la strage

L’ultima verità su Giuliano e la prima strage dell’Italia repubblicana nell’inchiesta di Casarrubea e Cereghino. Un intrigo internazionale lungo quasi 70 anni, che ha visto coinvolti apparati statali, mafia, ambienti nazifascisti, servizi italiani e americani, massoneria. Dagli archivi inglesi e statunitensi la documentazione di una ferita alla base della nostra democrazia, aperta ancora oggi.

da: Stato-mafia, l’origine del patto: Portella della Ginestra e Salvatore Giuliano

1° Maggio 2015: per non dimenticare GHEORGHE RADU, morto di lavoro (nero) in Molise

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

“Quel giorno è partito da casa alle 5:50. Intorno alle 13:00 ho provato a telefonare, ma non mi ha risposto. Nel pomeriggio ho messo a lavare i miei indumenti neri. Un segno che Dio mi ha dato. Mio marito a quell’ora era già morto”.

Gheorghe aveva 35 anni, una moglie e una figlia. Lavorava come bracciante agricolo in Molise, nei campi di Campomarino, in località Cocciolete di Nuova Cliternia. Raccoglieva i pomodori, senza un contratto e senza tutele, per un’azienda di Torremaggiore (Foggia). Il cadavere del giovane rumeno è stato rinvenuto in una cunetta il 29 luglio del 2008. 

“Diverse volte usciva di casa la mattina presto e rientrava a casa tardi. Gli dicevo sempre che era pesante quel lavoro. Faceva fatica a lavorare. Quel giorno Gheorghe raccoglieva i pomodori. Prendeva i cassoni. Arrivavano anche undici tir al giorno”. Questo è il ricordo di Maria, sua moglie. “Era una persona che non ammetteva le bugie. A lui piaceva la giustizia e la verità. Ho giurato di andare avanti per lui. E per mia figlia che mi dà la forza di continuare questa battaglia”.

Gheorghe è morto di infarto. Gheorghe Radu è morto di fatica. Nei campi molisani. 

radu

PIO LA TORRE: l’uomo che incastrò la Schifosa Mafia

pio la torre

«Esponente politico fortemente impegnato nella lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso, promotore della coraggiosa legge che ha determinato una innovativa strategia di contrasto alla mafia, mentre era a bordo di una vettura guidata da un collaboratore, veniva proditoriamente fatto oggetto di numerosi colpi di arma da fuoco da parte di sicari mafiosi, perdendo tragicamente la vita nel vile agguato. Fulgido esempio di elevatissime virtù civiche e di rigore morale fondato sui più alti valori sociali spinti fino all’estremo sacrificio.»
MEDAGLIA D’ORO AL MERITO CIVILE, 30 aprile 1982 Palermo

da Repubblica.it

L’agguato, da Repubblica.it

La mattina del 30 aprile 1982 viene assassinato a Palermo mentre sta raggiungendo la sede del partito a Via Turba a bordo di una macchina guidata dal compagno di partito Rosario Di Salvo, che perde la vita insieme a lui.

Il quadro delle sentenze intervenute sul caso ha permesso di individuare nell’impegno antimafia di Pio La Torre la causa determinante della condanna a morte inflittagli dalla mafia. Il 12 gennaio 2007 la Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha emesso l’ultima di una serie di sentenze che ha portato a individuare gli autori materiali dell’omicidio. Dalle rivelazioni di un collaboratore di giustizia, è stato peraltro possibile identificare i mandanti dell’omicidio nelle persone di Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci.

da: http://archiviopiolatorre.camera.it/biografia

Pio La Torre con Enrico Berlinguer, da Repubblica.it

Pio La Torre con Enrico Berlinguer, da Repubblica.it

“Lo so… lo so che per voi la mafia vi sembra un’onda inarrestabile… ma la mafia si può fermare… e insieme la fermeremo!!!”On. Pio La Torre, Palermo, 24 dicembre 1927 – Palermo, 30 aprile 1982 

Indifferenti

 
Antonio Gramsci

Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937 

 Indifferenti

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

 

#25aprile RESISTENZA A ROMA: da via Rasella alle Fosse Ardeatine

 
 Lo avrai

camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Piero Calamandrei 

 
   

  

NEI TEMPI OSCURI di Bertolt Brecht #ioleggoperchè

#ioleggoperchè

#ioleggoperchè

Non si dirà: quando il noce si scuoteva nel vento
ma: quando l’imbianchino calpestava i lavoratori.
Non si dirà: quando il bambino faceva saltare il ciottolo piatto
sulla rapida del fiume
ma: quando si preparavano le grandi guerre.
Non si dirà: quando la donna entrò nella stanza
ma: quando le grandi potenze si allearono contro i lavoratori.
Tuttavia non si dirà: i tempi erano oscuri
ma: perché i loro poeti hanno taciuto?

Poesie Politiche, Einaudi

Poesie Politiche, Einaudi, pag. 193

ELOGIO DELL’IMPARARE di Bertolt Brecht

Poesie Politiche, Einaudi

Poesie Politiche, Einaudi, pag. 85

Impara la cosa più semplice! Per quelli

il cui tempo è venuto

non è mai troppo tardi!

Impara l’abbicì: non basta, è vero,

ma imparalo! Non avvilirti!

Comincia! Devi sapere tutto!

Tocca a te assumere il comando.

Impara, uomo all’ospizio!

Impara, uomo in prigione!

Impara, donna in cucina!

Impara, sessantenne!

Tocca a te assumere il comando.

Frequenta la scuola, senzatetto!

Procurati sapere, tu che hai freddo!

Affamato, impegna il libro: è un’arma.

Tocca a te assumere il comando.

Compagno, non temere di chiedere!

Non dar credito a nulla,

controlla tu stesso!

Quello che non sai di tua scienza,

in realtà non lo sai.

Verifica il conto:

tocca a te pagarlo.

Poni il dito su ogni voce,

chiedi cosa significa.

Tocca a te assumere il comando.

Il testimone al ministro Delrio: “Accertate le ditte dei Vuolo”

Il Ministro Delrio, foto ecodibergamo.it

Il Ministro Delrio, foto ecodibergamo.it

di Paolo De Chiara

“Avviate gli accertamenti e appurate come la ditta PTAM Costruzioni possa avere certificazioni SOA e il certificato per la trasformazione acciai se la stessa è coinvolta in più vicende giudiziarie che vedono cedimenti e crolli di strutture di carpenteria sulle autostrade italiane”. Non si ferma davanti a nulla il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto. Dopo le denunce, dopo le segnalazioni alle Procure e alle DDA italiane, continua la sua ‘battaglia’ contro la famiglia Vuolo, legata al clan camorristico D’Alessandro di Castellammare di Stabia. “I Vuolo – ripete spesso Ciliberto – vincono, con affidamento diretto, i lavori per la realizzazione di tutti i Punti Blu d’Italia. Appalto di quattro milioni di euro, eseguito in parte dalla Falegnameria Elefante di Gragnano (Napoli), il titolare Francesco, detto Ciccio, è il marito di Antonietta, la figlia di Mario Vuolo”. Il ‘re delle autostrade’. Il testimone di giustizia ha fatto emergere gli affari, i legami con la camorra, gli appalti. La corruzione. Ha parlato dei lavori per il casello di Cherasco (crollato nel 2008), della Passerella sequestrata di Cinisello Balsamo (Milano), dei ponti e dei caselli di Rosignano, Sinigallia, Settebagni, del casello di Firenze, dei lavori sull’autostrada A11 e A12 (“gravi cedimenti strutturali – scrivono i periti – grave pericolo”), dell’appalto per le barriere fonoassorbenti sull’A22 (bando europeo), della gara pubblica di Locate Triulzi (Milano), dell’appalto vinto presso il carcere di Larino, del portale crollato sull’autostrada (svincolo Santa Maria Capua Vetere, Caserta) nel dicembre del 2012. “Tutti i cavalcavia fatti dai Vuolo, nel tratto che va da Barra a Nocera Inferiore, sono a rischio crollo”.

Ciliberto ha chiesto un incontro con il neo Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Ha inviato la richiesta, via mail, anche al capo della segreteria del Ministro. “Lo scrivente chiede se avete opportunamente valutato la mia richiesta”. Gennaro è impegnato come testimone nel processo di Monza per la costruzione della Passerella Ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano), ma vuole smascherare completamente il modus operandi dei Vuolo. “Nonostante tutto tale ditta (Ptam Costruzioni, ndr) ha continuato a partecipare a gare pubbliche e a vincere con ribassi di oltre 40%. Le mie numerose testimonianze e denunce hanno permesso che tali soggetti venissero processati, ma hanno già costituito un’altra ditta denominata APR srl”. Si attende la risposta del Ministro Delrio. Incontrerà il testimone di giustizia che ha smascherato la corruzione sulle autostrade italiane?

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Arresti a Bitonto, parla il testimone di giustizia

 
di Gennaro Ciliberto

Francesco Amendolara, 25 anni, il presunto killer, fu lui a darmi il benvenuto a  Bitonto.

Erano passate  da poco le 15:00 quando due poliziotti del Commissario  di Bitonto bussano al portone del palazzo dove mi ero da poche ore trasferito. 

Aprii al grido “Polizia” e trovai la mia auto aperta e con il cofano alzato, i due poliziotti mi dissero che stavano rubando la mia auto, pensai “che benvenuto mi danno”.

Dopo poco un tizio  poco più che ventenne  accompagnato  da una corte giunse in piazzetta Margherita e con fare minaccioso incominciò ad inveire contro i due poliziotti che nel frattempo avevano identificato  una Lancia Lybra in possesso  del Amendolara e priva di assicurazione. 

A questo punto il soggetto  con fare criminale rivolgendosi a me disse: “tu qui la macchina  non la metti più. Hai capito? Altrimenti vedrai cosa ti succede”.

Preso dall’incoscienza dissi a costui cosa mai mi sarebbe potuto accadere visto che l’auto era parcheggiata  presso la proprietà  dello stabile  dove vivevo.

Lui mi rispose in dialetto, io non capii, ma la sua ‘corte’ incominciò  a ridere e fu allora che ci fu lo scontro con questo criminale da strada.

Io gli dissi che ero venuto a Bitonto per lavorare e che nessuno mai mi avrebbe costretto a non posare la mia auto nella proprietà  di cui avevo in gestione.

I giorni a seguire lo stesso soggetto cominciò un’opera di pressioni, quasi come uno squalo che gira intorno alla sua preda. Attendeva il momento  giusto per colpire. 

Poi la storia, purtroppo, la conosciamo tutti. Cosa ha fatto questo criminale e perché lo scrivente è dovuto fuggire da Bitonto. 

Fuggito per restare in vita, perché  forse chi ha ucciso una volta non avrebbe esitato ad uccidere una altra volta. Lo avrebbe fatto per dare un segnale a chi cerca di vivere in maniera legale e divulgando la cultura della legalità  e del bene comune.

Io ho denunciato e ora attendo la giustizia dello Stato.

Se la cittadinanza collaborasse, queste risposte arriverebbero prima e in maniera più efficace.

L’esempio del tdg Gennaro Ciliberto a Bitonto per risvegliare le coscienze dei cittadini.

L’arresto di Francesco Amendolara http://www.dabitonto.com/cronaca/r/omicidio-giampalmo-e-lotta-tra-clan-arrestato-un-25enne-ecco-i-dettagli/6028.htm


La Passerella di Cinisello Balsamo, la nuova Udienza di Monza.

MONZA. È la terza volta che il testimone di giustizia Gennaro C. si trova  ad affrontare  il controesame a Monza, nel processo  per la Passarella Ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano), che vede 5 imputati per vari reati: tra cui Mario Vuolo (dominus della Carpenfer Roma) ed il figlio Pasquale, già condannato per reati di mafia.

Secondo l’accusa avrebbero minacciato, in concorso con Cirami (manager della Impregilo), il super testimone, per far ritrattare le sue dichiarazioni, messe nero su bianco dalla Dia di Milano. Tutte, ad oggi, confermate  dal pubblico ministero Franca Macchia.

I quattro avvocati degli imputati non hanno dato tregua al testimone, in tutti i modi hanno tentato di far cadere l’ex carabiniere in contraddizione. Quattro ore é durato il controesame, interrotto solo per il malore che ha colpito Gennaro C., legato alla patologia causata dalla sua lunga ‘latitanza’, durata più di tre anni. Una continua fuga per vivere, per riuscire ad arrivare a questo fondamentale processo.

Una trentina i testi citati, tra cui il presidente dimissionario di ANAS, Ciucci.

La prossima udienza è stata fissata l’11 maggio. Un processo molto lungo e pieno di colpi di scena. La passerella di Cinisello, costata oltre 13 milioni di euro, resta chiusa ed il testimone di giustizia ha chiesto di incontrare  l’attuale Ministro delle Infrastrutture Delrio.

 

IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza http://paolodechiara.com/2015/03/24/appalti-camorra-il-processo-di-monza/

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE http://paolodechiara.com/2015/03/21/appalti-pubblici-alla-camorra-parla-il-testimone/

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza http://paolodechiara.com/2015/01/29/tdg-gennaro-c-e-il-processo-contro-la-camorra-la-prima-udienza-di-monza/

 

 

POLITICA&MALAFFARE, Roma 18 aprile 2015

 

 POLITICA e MALAFFARE. Un legame da spezzare. 

Mafie, Rifiuti Tossici, Malapolitica, Corruzione, Esempi di Legalità, Cultura della Legalità… 

Roma, 18 aprile 2015

 

 

  

da DIVA&DONNA, aprile 2015

diva e donna1, aprile 2015

Sul comodino di Roberta Morise, DIVA&DONNA, aprile 2015

diva&donna2, aprile 2015

Testimoni di Giustizia: Storie coraggiose, storie da conoscere

Testimoni di Giustizia, Perrone Ed., 2014

Testimoni di Giustizia, Perrone Ed., 2014

La ‪#‎mafia‬ “uccide”. Si nutre delle paure e dei silenzi. Più aumentano più essa si fortifica.
Ma qualcuno ha deciso di dire basta! Basta avere paura e basta restare in silenzio.
Sono loro i “testimoni di giustizia” ‪#‎Uomini‬ e ‪#‎donne‬ cha hanno sfidato le ‪#‎mafie‬ interrompendo così il cerchio.
Gente comune, dalla vita più o meno normale ma con un coraggio extra-ordinario.
Quello di dire ‪#‎basta‬ al ‪#‎potere‬ mafioso.
Di queste persone si parla, ma spesso lo si fa sottovoce, con la consapevolezza che appoggiare ed ammirare la loro scelta coraggiosa equivale ad ammettere che la #mafia fa ‪#‎schifo‬. Ma come sempre accade per far si che ‪#‎dire‬ ‪#‎no‬ diventi la regola e non l’eccezione, è fondamentale dare forza a queste ‪#‎grida‬ di speranza e fare in modo che ‪#‎insieme‬ ‪#‎si‬ ‪#‎può‬ sconfiggere il ‪#‎poteremafioso‬. Lo hanno capito i “testimoni di giustizia” e lo ha capito bene ‪#‎paolodechiara‬ (giornalista e scrittore che ha fatto della lotta alla criminalità e della “cultura della legalità” la sua firma) scrivendolo nel libro ‪#‎testimonidigiustizia‬ #uomini e #donne che hanno ‪#‎sfidato‬ la #mafia. 

In questo libro De Chiara non parla semplicemente del fenomeno ‪#‎mafioso‬ e del ‪#‎coraggio‬ di alcuni nel combatterlo, ma, coraggiosamente anche lui, ha scelto di andare oltre. Incontrare personalmente alcuni “tdg”, ascoltare le storie, le difficoltà di vivere il quotidiano, le ansie, le paure, ma anche la soddisfazione e la libertà di essere riusciti a dire #no ed essersi riappropriati della dignità.

Le dieci storie raccontate in #testimonidigiustizia #uomini e #donne che hanno #sfidato le #mafie, sono ricche di dettagli a volte duri e difficili da raccontare, come il tentato suicidio di una allora giovane “tdg”, che #paolodechiara ha saputo riportare con discrezione e con molta sensibilità. Le continue battaglie per non essere dimenticati. Ogni storia in questo libro ha la sua amarezza, scritta e descritta in maniera ineccepibile, ma in ognuna di esse lo scrittore ha lasciato che a parlare restassero loro, i ” testimoni di giustizia”.
Decidere di mettersi contro il #potere delle #mafie ha naturalmente le sue conseguenze che spesso fanno dubitare che la scelta fatta sia stata quella giusta, motivo per il quale non bisogna lasciare soli le tante #LeaGarofalo, le #CarmelinaPrisco, i tanti #GennaroC., #Giuseppe, #Rocco, #Luigi e tanti altri. Lo Stato non può, lo Stato non deve dimenticare. Lo Stato deve premiare, lo Stato deve AMMIRARE… lo Stato deve Imparare dai ” testimoni di giustizia”.

di Lucia Lamanda

foto annalisa nuvelli

da REPUBBLICA.IT – “Testimoni di giustizia” reportage di De Chiara su dieci storie di coraggio

repubblica.it, 28 marzo 2015

“De Chiara descrive la vita dei testimoni, la paura, le difficoltà, la morte (come con la storia di Noviello), ma cerca anche di analizzare le carenze del sistema. Un’analisi che non vuole solo registrare una sconfitta, ma tenta di essere un punto di partenza per migliorare il sistema giustizia”.

di CRISTINA ZAGARIA – da REPUBBLICA.IT

Oggi come vive Carmelina Prisco? Con i suoi cani e i gatti che le fanno compagnia, con sua madre invalida e suo padre che è sempre stato orgoglioso di lei, come Annamaria, sua sorella. Oggi Carmelina Prisco, l’eroina campana antimafia, la donna che nell’agosto 2003 ha assistito a un omicidio a Mondragone e ha denunciato il killer Salvatore Cefariello, vive abbandonata dallo Stato. La storia di Carmelina assieme a quelle di Domenico Noviello, Gennaro C. e Luigi Coppola, uomini e donne che hanno sfidato la camorra, sono state raccolte da Paolo De Chiara in un libro edito da Perrone (330 pagine, 16 euro): “Testimoni di giustizia”. Dieci storie di coraggio, dieci vite di comuni cittadini che hanno fronteggiato le mafie senza abbassare la testa ma poi sono stati dimenticati. Un libro semplice e amaro.

De Chiara, attraverso una serie di interviste e reportage (aggiornati al 2014) racconta la vita di chi è entrato nel programma di protezione tra burocrazia, fondi sempre più scarsi, disattenzioni.

«Ci sono tanti testimoni senza diritti — denuncia Coppola, portavoce dei testimoni di giustizia campani — La maggior parte dei testimoni, quelli che facevano gli imprenditori, oggi non fanno più impresa. Questo è un fallimento, c’è qualcosa che non va». Gennaro C., testimone oculare in fuga dalla camorra, si chiede: «Le persone che ho denunciato continuano a vivere nel lusso. Questo mi fa molto male.

Io e la mia compagna invece non riusciamo neanche a fare il battesimo a mio figlio». De Chiara descrive la vita dei testimoni, la paura, le difficoltà, la morte (come con la storia di Noviello), ma cerca anche di analizzare le carenze del sistema. Un’analisi che non vuole solo registrare una sconfitta, ma tenta di essere un punto di partenza per migliorare il sistema giustizia. Il libro è stato presentato al Suor Orsola Benincasa durante gli incontri “Dialoghi sulle mafie” e le attività didattiche del Master in scienze criminologiche diretto da Silvio Lugnano.

PAOLO DE CHIARA

Testimoni di giustizia pagine 300, euro 16

da REPUBBLICA.IT, 28 marzo 2015

Recensione Repubblica Testimoni di Giustizia-page-001

La Repubblica Napoli, 28 marzo 2015

Testimoni di Giustizia al Quirinale

francesco paolo e luigi coppola con tdg quirinale, 1 aprile 2015

 “Da funzionari promessa interessamento per assunzioni nella PA”

ROMA. “Il Capo dello Stato ci ha concesso di salire al Quirinale”. Questo è stato il commento a caldo di Luigi Coppola, il portavoce dei testimoni di giustizia campani. Dopo il sit-in e la richiesta di qualche giorno fa (‘Mattarella si distingua dal Governo’) è arrivato l’incontro tanto atteso. Non con Mattarella, ma con i funzionari del Quirinale. Le porte della ‘casa degli italiani’ sono state aperte anche per questi cittadini. “Purtroppo – ha aggiunto Coppola – anche se ci è stata data la massima attenzione, dall’incontro è emerso che il Presidente della Repubblica non ha potere sulle decisioni assunte dalla Commissione Centrale per i testimoni, di cui è presidente il viceministro Bubbico. Siamo però riusciti a strappare una promessa di interessamento per la questione delle assunzioni dei testimoni di giustizia nella Pubblica Amministrazione, come prevede una legge recentemente approvata. Speriamo che Bubbico e la politica tutta si diano da fare per aiutare i testimoni e non mortificarli abbandonandoli. Noi chiediamo meno pacche sulle spalle e più fatti, noi siamo la faccia pulita che si distingue tra tanti corrotti”.

Il Coraggio di Lea GAROFALO a FOSSANO (Cuneo), 28 marzo 2015

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INAUGURAZIONE DELLA VIA CITTADINA DEDICATA A LEA… la fimmina ribelle che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta!!!

FOSSANO (Cuneo), 28 marzo 2015

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!

INSIEME SI PUO’!!! Come detto, bucando lo schermo, Paolo De Chiara ha fatto si che i presenti si sono posti l’impegno di un suo esclusivo ritorno in un prossimo futuro a Fossano, per approfondire meglio queste tematiche, soprattutto negli istituti scolastici, perché proprio i ragazzi sono rimasti i più entusiasti del modo di come ha rappresentato la storia giudiziaria ed umana di Lea.

GRAZIE FOSSANO… “Scioccante ed avvincente invece è stato l’intervento dello scrittore Paolo De Chiara, che ha galvanizzato la platea, con accenti veramente forti. Dopo il convengo, sempre alla presenza delle massime autorità è stata inaugurata la via dedicata a Lea Garofalo, vittima della ‘ndrangheta e che si trova, paradossalmente nei pressi di grandi lavori pubblici alla periferia della città e che lo scrittore De Chiara ha indicato come oggetti prediletti della criminalità organizzata per aggredire la società civile nel suo tessuto amministrativo, quasi a presidio di legalità, anche adesso che Lea non è più tra noi”.

Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

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