Mese: maggio 2015

TESTIMONI DI GIUSTIZIA… a CASACALENDA (Cb), 30 maggio 2015

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IL MAGGIO DEI LIBRI

Lezione di Legalità

#‎testimonidigiustizia‬ a CASACALENDA (Cb)

30 maggio 2015_ore 17:30 – sala convegni Museo Civico “Franco Libertucci”

Con Michele Giambarba (Sindaco), Katja Raho (presidente Associazione Culturale ‘Argomento a Piacere’) e Alessandro Dominici (Maggiore Carabinieri Larino). ‪#‎mafieMontagnadiMerda‬
Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!

#insiemesipuò

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BELLISSIMA INIZIATIVA CON I RAGAZZI DI MONTERODUNI (Is) e S. ELIA A PIANISI (Cb), 29 maggio 2015

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ECOMAFIA – IL VELENO DEL MOLISE

Con la partecipazione di don Maurizio PATRICIELLO (grande parroco di Caivano) e Federico SCIOLI (sost. Procuratore della Repubblica).
CASTELLO PIGNATELLI di Monteroduni (ISERNIA)

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Tra Ecomafia e Mafie, 29 maggio 2015 #mafieunaMontagnadimerda

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venerdì 29 maggio 2015 ‪#‎insiemesipuò‬
ore 10:00MONTERODUNI (Isernia), Castello Pignatelli
ECOMAFIA

IL VELENO DEL MOLISE

con gli Studenti di MONTERODUNI (Is) e di S.ELIA A PIANISI (Cb), con la partecipazione di don Maurizio PATRICIELLO (parroco) e Federico SCIOLI (sost. Procuratore della Repubblica).Il veleno del Molise

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Paolo BORSELLINO e Agenda Rossa, Priverno, 29 maggio 2015

ore 16:00PRIVERNO (Latina), Isiss Teodosio Rossi

FUORI LE MAFIE DALLO STATO!!! Con Salvatore BORSELLINO e i favolosi ragazzi del “Teodosio Rossi”.

‪#‎mafieMontagnadiMerda‬

TESTIMONI di GIUSTIZIA… con gli Studenti di ATINA, 27 maggio 2015

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… con gli Studenti di ATINA (Frosinone) Palazzo Ducale, 27 maggio 2015 Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie
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TESTIMONI DI GIUSTIZIA… a LUCCA, 23 maggio 2015

 
TESTIMONI di GIUSTIZIA… Lucca, 23 maggio 2015

#perNONdimenticare #strageCapaci #23maggio1992 #GiovanniFalcone #FrancescaMorvillo #uominidellaScorta #RoccoDicillo #AntonioMontinaro #VitoSchifani #23annidopo #mafiaMontagnadiMerda 


  
  

  

TESTIMONI di GIUSTIZIA… a ROMA, maggio 2015

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… a ROMA

mercoledì 20 maggio, ore 18:30

Università eCampus
via Matera, 18 – Complesso S. Dorotea

Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie
SALUTI: Rita NERI (Responsabile Roma Univeristà eCampus)
INTERVENGONO:
Paolo DE CHIARA (autore)
Giancarlo CAPALDO (Procuratore Aggiunto Procura della Repubblica di Roma)
Cosimo Maria FERRI (Sottosegretario alla Giustizia)
Vittoriana ABATE (Giornalista RAI Uno)

COORDINA:
Cataldo CALABRETTA (Avvocato e docente Universitario)

   

L’EVENTO su FB

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… a ROMA

giovedì 21 maggio, ore 18:00

Libreria ARION Montecitorio 

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“Per la Sacra Corona Unita sono un morto che cammina” #Lottallemafie (restoalsud.it)

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di Paolo De Chiara

“Sei un morto che cammina”, “Nessuna protezione ti salverà insieme a te e per quelle puttane di Brindisi Oggi per quella merda del tuo avvocato e per tuo padre per primo”. Queste sono alcune minacce indirizzate a Paride Margheriti, un ex assicuratore di Erchie (Brindisi), oggi presidente dell’Associazione Antiracket-Antimafia che dal 2013 opera attivamente nel brindisino, in Puglia. Dove è presente la Sacra Corona Unita, una delle mafie più sanguinarie e sottovalutate dell’intero panorama nazionale. Paride è, a tutti gli effetti, un testimone di giustizia, ma non sulla carta. Per la sua scelta di denunciare riceve continue minacce: proiettili, macchine incendiate, lettere anonime. Nel 2012 inizia la sua triste storia. Si presenta dai carabinieri per denunciare, per togliersi un grosso peso dalla coscienza. È vittima di racket e di usura da parte di appartenenti della criminalità organizzata di Mesagne e Manduria, in provincia di Brindisi. Le indagini delle forze dell’ordine portano all’arresto di due soggetti, oggi in stato di libertà. Ma non si dà per vinto. Mette insieme un gruppo di persone e comincia a diffondere sul territorio la sua Associazione antimafia: a Erchie, a Torre Santa Susanna, a Oria, a Villa Castelli, a Brindisi, a San Pancrazio Salentino (dove risiede stabilmente la figlia di Totò Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra). Organizza eventi pubblici nei luoghi infestati dalla criminalità organizzata pugliese, invita persone impegnate a diffondere la cultura della legalità come Rita Borsellino e Marisa Garofalo, la sorella di Lea, presenta libri sul tema, incontra i ragazzi nelle scuole. Denuncia pubblicamente la mafia pugliese, i suoi affari e gli schifosi criminali. Risponde, insieme al legale dell’associazione Pasquale Fistetti e ai suoi compagni d’avventura, colpo su colpo alle continue intimidazioni. Sono vittima di minacce da parte di due clan appartenenti alla Sacra Corona Unita. La mia unica tutela è parlarne. La denuncia è stata la mia rinascita, dopo due anni in cui la mia dignità è stata calpestata dalla SCU”. Il 18 aprile scorso un nuovo ‘attestato’ di stima da parte dei criminali. “Erano le tre di notte – si legge nella denuncia rilasciata ai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana -, mi trovavo nella camera da letto della mia abitazione, in una fase di dormiveglia, quando ad un tratto ho sentito un forte odore di bruciato. Accanto al portone del mio garage ignoti avevano appiccato il fuoco ad un contenitore di plastica della raccolta differenziata dei rifiuti”. Per Margheriti sono nuove minacce, riconducibili alla sua attività sul territorio. “Questa è l’ultima di una lunga serie – precisa –, che si va ad inserire nelle attività che stiamo conducendo. Sono due anni che ricevo continue attenzioni”.

Partiamo dal 2012, dalla prima denuncia.

“Avevo un’agenzia assicurativa, sono stato vittima di usura e di racket per due anni. Il 28 agosto del 2012 decido di denunciare i miei aguzzini”.

Perché dopo due anni?

“Inizialmente mi rivolgo ad una potenziale conoscenza per un prestito. Questo soggetto mi porta dritto dagli usurai, che non avevo mai conosciuto. Da un lato la vergogna, dall’altro la paura. Queste angherie sono diventate sempre più pressanti. Sono stato anche aggredito, in un agguato mi hanno rotto due costole”.

A quando risale l’aggressione?

“A fine giugno 2012. Due sono i soggetti che mi hanno lasciato a terra: Gianfranco Mezzola, l’usuraio, e Angelo Librato, un appartenente alla Sacra Corona Unita, cognato di Francesco Campana. Stiamo parlando di uno dei capi indiscussi della SCU mesagnese”.

Qual è l’episodio che fa scoccare la scintilla, che porterà alla denuncia?

Grazie ad uno sfogo con mio fratello, è lui che mi dice di andare immediatamente dalle forze dell’ordine per sporgere la denuncia. Con i carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana parlo della mia esperienza e dei miei errori”.

Quali errori?

“Ho denunciato anche me stesso. Ho creato diversi ammanchi nelle casse della compagnia assicurativa e ho giostrato, sbagliando, i soldi dei miei clienti. Per cercare di risolvere la situazione. In merito a questi episodi ho già avuto tre assoluzioni”.

Che succede dopo la denuncia?

“Dobbiamo fare una precisazione: sono vittima di usura e di estorsione. Un giorno, armati di martelli e tirapugni, sono venuti a prendere la mia auto, ritrovata qualche tempo dopo dai carabinieri, che hanno accertato la validità delle mie dichiarazioni. Per accertare il reato di usura, invece, bisognava mettersi in gioco. Ho collaborato con i militari e ho incontrato i miei aguzzini munito di microfoni e microcamere. Devo ringraziare anche Tiziana Di Gaetani, all’epoca mia compagna, protagonista e testimone di questi incontri. Anche lei ha incontrato questi delinquenti, sventando una rapina nell’ufficio postale dove lavorava (a San Pancrazio Salentino, ndr), un’azione studiata a tavolino dai criminali per decurtare il debito che avevano calcolato. Invece della sua complicità hanno trovato i carabinieri ad attenderli. Grazie al materiale raccolto, il 1° ottobre del 2012, sono scattati gli arresti per i due soggetti (Gianfranco Mezzola e Angelo Librato, ndr)”.

Che vengono scarcerati dopo quindici giorni.

“La prima volta per un vizio di forma vengono liberati dal Riesame. Essendo stata contestata l’associazione mafiosa il caso viene trasferito alla DDA di Lecce. Vengono  nuovamente arrestati all’inizio di novembre dello stesso anno, ma liberati nuovamente dopo quindici giorni per un errore procedurale. Oggi questi soggetti sono a piede libero e continuano a fare il loro business”.

Quando iniziano le minacce?

“Nel luglio del 2013, dopo la morte di mia madre. Il 24 settembre bruciano, sotto la mia abitazione, prima la mia macchina e poi quella di Tiziana”.

Nello stesso anno nasce l’Associazione.

“Nasce dalla mia volontà e grazie alla presenza di amici, per creare un’antimafia sociale in questo territorio. Per troppo tempo il silenzio ha regnato, portando alla normalità certi atteggiamenti, portando la gente a staccarsi dal problema reale. Ci siamo messi insieme per smuovere le coscienze, per troppi anni, assopite. Oggi siamo più di cento associati, tutti insieme portiamo avanti questi temi sul territorio. Ci stiamo allargando anche nel tarantino e nel leccese”.

Paride Margheriti non è un testimone di giustizia?

“La giustizia ordinaria è andata avanti nei miei confronti e la sto affrontando. Paradossalmente, però, non c’è stato nemmeno un rinvio a giudizio nei confronti di questi criminali che ho denunciato, nonostante il materiale raccolto e le minacce ricevute. In diverse intercettazioni telefoniche i due soggetti arrestati parlano degli interessi pagati e di quelli ancora da pagare. Mi hanno anche chiesto di spacciare le sostanze stupefacenti nelle discoteche per il debito che pretendevano. Però siamo fiduciosi e in attesa dei rinvii a giudizio. Mi sento un testimone di giustizia, ho fatto il mio dovere fino in fondo. Tutti siamo dei testimoni di giustizia. Spero che ci sia anche una giusta tutela. Mettendo da parte il rapporto umano con i carabinieri e con il capitano Maggio, il grado di protezione è blando. Una macchina che passa fino a un certo orario sotto la mia abitazione”.

Nessun rinvio a giudizio, nessun programma di protezione e una blanda tutela da parte delle forze dell’ordine. Lei come spiega questa situazione?

Considerando gli interventi pubblici del Procuratore Capo della DDA di Lecce, Cataldo Motta, in cui mette spesso in evidenza l’assenza di denunce in questo territorio, specie di reati legati all’usura e al racket, che sono quasi pari a zero, spero che si tratti di un sovraccarico di lavoro. Ma voglio essere fiducioso. Credo nello Stato e nelle Istituzioni. È vero, esistono delle falle, ma voglio essere propositivo. Spero che si risolvano con l’ascolto e con lo stare accanto alle persone che hanno la forza e il coraggio di denunciare. È chiaro che la burocrazia è eccessiva e crea danni, ma non bisogna perdere la speranza”.

Cosa si aspetta dallo Stato?

Una risposta reale, noi lo stiamo dimostrando con i fatti. Ma dobbiamo essere costantemente supportati dagli uomini che rappresentano lo Stato. Personalmente ancora non ho fatto i conti con la mia situazione dal punto di vista psicologico. L’impegno mi porta ad andare avanti, probabilmente quando mi fermerò mi accorgerò di tutto quello che mi sta accadendo. Le difficoltà sono enormi, sul territorio è impossibile ripartire lavorativamente”.

Qual è stata la risposta del territorio?

“Non è un territorio facile, ma devo dire che con la presenza dell’Associazione qualcosa si sta muovendo. Una risposta che inizia a diventare positiva e questo mi fa ben sperare”.

da RESTOALSUD.IT

Paride Margheriti con Rita Borsellino

Paride Margheriti con Rita Borsellino

LA SCHIFOSA CAMORRA UCCIDE DOMENICO NOVIELLO, 16 maggio 2008

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Domenico Noviello

DOMENICO NOVIELLO

Il “leone” che si oppose alla Camorra

Vittima di una estorsione, con encomiabile coraggio, denunciava alcuni esponenti della criminalità organizzata, consentendone l’arresto e la successiva condanna. A distanza di alcuni anni dall’evento, mentre era alla guida della propria autovettura, veniva barbaramente assassinato in un vile agguato camorristico. Chiarissimo esempio di impegno civile e rigore morale fondato sui più alti valori di libertà e di legalità. 16 maggio 2008, Castel Volturno (Caserta). Medaglia d’oro al valor civile, 17 marzo 2009

L’omicidio di una persona perbene Venerdì 16 maggio 2008. Una giornata particolare. Domenico Noviello, 64 anni, originario di San Cipriano d’Aversa, padre di tre figli, imprenditore di Castel Volturno, titolare di una autoscuola che gestisce insieme ai figli, sta uscendo presto di casa per raggiungere la sua attività. “Alle ore 7:30 – scrive il GIP Iaselli – viene segnalata la presenza di un corpo privo di vita in Castel Volturno, località Baia Verde, all’altezza della rotonda di viale Lenin”. C’è una Fiat Panda Multijet nera ferma, con motore acceso e crivellata di colpi. C’è anche un morto ammazzato, sangue ovunque e tanti, troppi bossoli di pistola. Di due pistole. “L’auto era ferma lungo la strada che la vittima percorreva per raggiungere l’agenzia di pratiche automobilistiche e scuola guida di cui il Noviello era titolare”. “Quella mattina – spiega il figlio Massimiliano – mi svegliai prima di mio padre, con mio cognato eravamo stati a correre sulla spiaggia. Dopo la corsa ci lasciamo, mi richiama e mi comincia a dire tuo padre dove sta? Mica ha fatto un incidente? Dove sta, è uscito? Era molto vago, lui già sapeva qualcosa, ma tentennava nel dirmelo. Non ha avuto il coraggio di dirmelo. Inizio a chiamare mio padre sul cellulare e vedo che suona, squilla ripetutamente senza risposta. Mi inizio ad agitare, mi innervosisco, mi metto in macchina e mi reco in località Baia Verde. Ci metto cinque minuti per arrivare sul posto. Vedo la macchina, scendo, mi avvicino e vedo il corpo di mio padre, con il viso rivolto verso terra. Subito prendo coscienza di quello che è accaduto, in quel momento mi è cascato il mondo addosso”. La scena del crimine viene perlustrata dalla Polizia. Sembra tutto chiaro. Mettono tutto per iscritto. La vittima, Domenico Noviello, prima di morire ha cercato di sottrarsi all’agguato. Ha tentato con tutte le sue forze di uscire dalla macchina, dalla portiera laterale. Stramazza al suolo per i “colpi all’addome, alla spalla e alla gamba sinistra, nonché alla testa”. Lo sportello anteriore destro, scrivono gli uomini della Squadra Mobile, era aperto e “presso il medesimo era il cadavere del Noviello”. Nella tasca destra della tuta della vittima viene ritrovata una pistola Beretta, legalmente dichiarata. Domenico, immune da precedenti penali, è stato preso alla sprovvista dalla fulminea, ma preparata nei minimi dettagli, azione criminale. Violenta, barbara, animalesca. Sul posto vengono trovati 25 bossoli, cinque proiettili e un frammento di proiettile. Nella Fiat Panda, nel sedile anteriore destro e nel cruscotto, tre ogive e tre frammenti di ogiva.

da TESTIMONI DI GIUSTIZIA (Giulio Perrone Editore)

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FINE PENA MAI… il trionfo della Legalità. Omicidio Domenico NOVIELLO (ucciso dalla schifosa camorra), la SENTENZA

TESTIMONI DI GIUSTIZIA al SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO #salTo2015

foto annalisa nuvelli

TESTIMONI DI GIUSTIZIA… al SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO

Torino, 14/18 maggio 2015

Giulio Perrone Editore, Stand F84 (pad.1) ‪#‎salTo2015‬
Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie

foto stand

da STOP. “Lo Stato difenda i Testimoni di Giustizia, persone che rischiano in nome della verità”

STOP, TdG, maggio 2015 pagina1

STOP, TdG, maggio 2015 pagina2

APPALTI ALLA CAMORRA. CONTINUA IL PROCESSO DI MONZA

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Tribunale di Monza

“Molte sono le opere costruite dai Vuolo che ancora non sono state verificate. Opere pubbliche che potrebbero crollare”.

di Paolo De Chiara

MONZA. Quinta udienza per il processo sulla Passerella Ciclopedonale ss 36 di Cinisello Balsamo (Milano). L’opera, appalto Anas-Impregilo, è costata oltre 13 milioni di euro ed è ancora chiusa al pubblico. Presente in aula anche il supertestimone Gennaro C., nonostante il malore e il ricovero ospedaliero, per coma diabetico, di qualche giorno fa. “Seguirò sino alla fine questo processo”, ha affermato il testimone di giustizia, ex dipendente della ditta dei Vuolo di Castellammare di Stabia, famiglia legata al clan della camorra D’Alessandro. Tutto è partito grazie alle puntuali denunce dell’ex responsabile sicurezza del cantiere di Cinisello Balsamo. Nell’udienza di questa mattina sono stati sentiti, come testimoni, il direttore dei lavori, l’ingegner Marzi e l’ex colonnello dei Carabinieri della Dia di Milano, Roberto Masi. Il primo ha ricostruito il rapporto tra i due imputati, Mario Vuolo (il ‘re delle autostrade’, legato alla criminalità organizzata) e Alfio Cirami (il contract manager dell’Impregilo), classe 1951 di Cesarò (Messina). “Il punto di riferimento – secondo Gennaro C. – per le aziende dei Vuolo, il trait d’union”. Il 9 novembre del 1985 la Corte di Appello di Roma lo ha condannato, con sentenza irrevocabile, a sei mesi di reclusione per ricettazione. “Va in cerca dei vari Vuolo, il suo potere è immenso, dettava legge. Lui indirizzava Vuolo su cosa e come chiedere altri soldi. Gestiva un lotto sulla Salerno-Reggio Calabria di un miliardo e 700 mila euro, io ho denunciato le infiltrazioni dei Vuolo nel tratto di Palmi”. La testimonianza dell’ingegner Marzi è stata fondamentale. Davanti al giudice Barbara del Tribunale di Monza ha parlato del collaudo statico, con esito positivo, effettuato dall’Anas e della successiva ispezione delle saldature con il consulente tecnico: “non potevo credere ai miei occhi”. Errori progettuali, anomalie delle saldature. Anche Marzi ha parlato di rischio cedimento per la struttura. Nel corso dell’udienza è stato sentito anche l’altro testimone, l’ex colonnello della Dia. Masi, oggi in congedo, ha tenuto a sottolineare l’importanza della testimonianza di Gennaro C. (concetto espresso anche dal pubblico ministero Macchia), senza dimenticare le preoccupazioni legate allo spessore criminale della famiglia Vuolo. Ero preoccupato  dal primo momento, fui io a dirgli di andare via da Napoli, proposi subito il piano di protezione, ma la procura di Milano non diede corso alla richiesta”. Solo nel 2014 il testimone è riuscito ad entrare nel programma di protezione. Quattro anni dopo la prima denuncia. Anni vissuti tra stenti, minacce ed isolamenti. “Molte sono le opere costruite dai Vuolo – continua a denunciare Gennaro C. – che ancora non sono state verificate. Opere pubbliche che potrebbero crollare”. Un altro tassello si aggiunge alla storia infinita dei Vuolo. Dalla banca dati della Dia di Roma è emerso che il ‘re delle autostrade’ ha prelevato, dalla filiale di una Banca di Gragnano (Napoli), 2 milioni e 700 mila euro in contanti. Da un conto intestato alla Carpenfer Roma srl, la ditta che ha eseguito diversi cavalcavia autostradali, “falsificando le schede materiali, le prove dei collaudi”. La prossima udienza è stata fissata per l’8 giugno.

 11 maggio 2015

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IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

LA PASSERELLA DI CINISELLO BALSAMO, LA NUOVA UDIENZA DI MONZA. http://paolodechiara.com/2015/04/20/la-passerella-dei-vuolo-la-terza-udienza-di-monza/

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza http://paolodechiara.com/2015/03/24/appalti-camorra-il-processo-di-monza/

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE http://paolodechiara.com/2015/03/21/appalti-pubblici-alla-camorra-parla-il-testimone/

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza http://paolodechiara.com/2015/01/29/tdg-gennaro-c-e-il-processo-contro-la-camorra-la-prima-udienza-di-monza/

Gennaro C.

Gennaro C.

UNA VITA CONTRO LA SCHIFOSA MAFIA: Peppino IMPASTATO, 9 maggio 1978

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PEPPINO IMPASTATO (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978)

“LA MAFIA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA”

(…) Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull’ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio “eclatante”. (…)

(…) Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.
Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.

da: http://www.peppinoimpastato.com/

“Se si insegnasse la bellezza alla gente,
la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione,
la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi
sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore,
da operazioni speculative,
ci si abitua con pronta facilità,
si mettono le tendine alle finestre,
le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica
di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa,
per il solo fatto che è così,
pare dover essere così da sempre e per sempre.
È per questo che bisognerebbe
educare la gente alla bellezza:
perché in uomini e donne non si insinui
più l’abitudine e la rassegnazione
ma rimangano sempre vivi
la curiosità e lo stupore”.

Peppino IMPASTATO

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ANTIMAFIA – TESTIMONI DI GIUSTIZIA, Biblioteca della Camera dei Deputati

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Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie
ANTIMAFIA – Biblioteca della Camera dei Deputati.
Rassegna delle nuove accessioni per le Commissioni parlamentari
XVII Legislatura
Gennaio/Febbraio 2015

Antimafia Bìiblioteca Camera dei Deputati, gennaio 2015-page-002 Antimafia Bìiblioteca Camera dei Deputati, gennaio 2015-page-003 Antimafia Bìiblioteca Camera dei Deputati, gennaio 2015-page-004

“De Chiara ci racconta alcune storie di testimoni di giustizia attraverso gli atti processuali, intercettazioni e interviste, restituendo in modo efficace la difficile situazione di queste persone e del ruolo fondamentale che rivestono sia come armi contro la criminalità, sia come esempio di comportamento per la società civile”.

ANDREA BRESSA – Panorama.it

“De Chiara descrive la vita dei testimoni, la paura, le difficoltà, la morte (come con la storia di Noviello), ma cerca anche di analizzare le carenze del sistema. Un’analisi che non vuole solo registrare una sconfitta, ma tenta di essere un punto di partenza per migliorare il sistema giustizia”.

CRISTINA ZAGARIAREPUBBLICA.IT

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Testimoni di giustizia

Uomini e donne che hanno sfidato le mafie

di Paolo De Chiara

© 2014 GIULIO PERRONE EDITORE S.R.L., ROMA
I EDIZIONE OTTOBRE 2014
STAMPATO PRESSO CIMER, S.N.C., ROMA
ISBN 978-88-6004-326-9
HTTP://WWW.GIULIOPERRONEDITORE.COM

pp. 300 – Le Nuove Onde

formato 13X20

http://paolodechiara.com/tdg-ottobre-2014/

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