Paolo De Chiara

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LA SCHIFOSA CAMORRA UCCIDE DOMENICO NOVIELLO, 16 maggio 2008

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Domenico Noviello

DOMENICO NOVIELLO

Il “leone” che si oppose alla Camorra

Vittima di una estorsione, con encomiabile coraggio, denunciava alcuni esponenti della criminalità organizzata, consentendone l’arresto e la successiva condanna. A distanza di alcuni anni dall’evento, mentre era alla guida della propria autovettura, veniva barbaramente assassinato in un vile agguato camorristico. Chiarissimo esempio di impegno civile e rigore morale fondato sui più alti valori di libertà e di legalità. 16 maggio 2008, Castel Volturno (Caserta). Medaglia d’oro al valor civile, 17 marzo 2009

L’omicidio di una persona perbene Venerdì 16 maggio 2008. Una giornata particolare. Domenico Noviello, 64 anni, originario di San Cipriano d’Aversa, padre di tre figli, imprenditore di Castel Volturno, titolare di una autoscuola che gestisce insieme ai figli, sta uscendo presto di casa per raggiungere la sua attività. “Alle ore 7:30 – scrive il GIP Iaselli – viene segnalata la presenza di un corpo privo di vita in Castel Volturno, località Baia Verde, all’altezza della rotonda di viale Lenin”. C’è una Fiat Panda Multijet nera ferma, con motore acceso e crivellata di colpi. C’è anche un morto ammazzato, sangue ovunque e tanti, troppi bossoli di pistola. Di due pistole. “L’auto era ferma lungo la strada che la vittima percorreva per raggiungere l’agenzia di pratiche automobilistiche e scuola guida di cui il Noviello era titolare”. “Quella mattina – spiega il figlio Massimiliano – mi svegliai prima di mio padre, con mio cognato eravamo stati a correre sulla spiaggia. Dopo la corsa ci lasciamo, mi richiama e mi comincia a dire tuo padre dove sta? Mica ha fatto un incidente? Dove sta, è uscito? Era molto vago, lui già sapeva qualcosa, ma tentennava nel dirmelo. Non ha avuto il coraggio di dirmelo. Inizio a chiamare mio padre sul cellulare e vedo che suona, squilla ripetutamente senza risposta. Mi inizio ad agitare, mi innervosisco, mi metto in macchina e mi reco in località Baia Verde. Ci metto cinque minuti per arrivare sul posto. Vedo la macchina, scendo, mi avvicino e vedo il corpo di mio padre, con il viso rivolto verso terra. Subito prendo coscienza di quello che è accaduto, in quel momento mi è cascato il mondo addosso”. La scena del crimine viene perlustrata dalla Polizia. Sembra tutto chiaro. Mettono tutto per iscritto. La vittima, Domenico Noviello, prima di morire ha cercato di sottrarsi all’agguato. Ha tentato con tutte le sue forze di uscire dalla macchina, dalla portiera laterale. Stramazza al suolo per i “colpi all’addome, alla spalla e alla gamba sinistra, nonché alla testa”. Lo sportello anteriore destro, scrivono gli uomini della Squadra Mobile, era aperto e “presso il medesimo era il cadavere del Noviello”. Nella tasca destra della tuta della vittima viene ritrovata una pistola Beretta, legalmente dichiarata. Domenico, immune da precedenti penali, è stato preso alla sprovvista dalla fulminea, ma preparata nei minimi dettagli, azione criminale. Violenta, barbara, animalesca. Sul posto vengono trovati 25 bossoli, cinque proiettili e un frammento di proiettile. Nella Fiat Panda, nel sedile anteriore destro e nel cruscotto, tre ogive e tre frammenti di ogiva.

da TESTIMONI DI GIUSTIZIA (Giulio Perrone Editore)

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FINE PENA MAI… il trionfo della Legalità. Omicidio Domenico NOVIELLO (ucciso dalla schifosa camorra), la SENTENZA


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